Alan Breck Stewart: Lo Sbregaverze Quintessenziale

Cominciamo da Alan, con il quale sarebbe forse più logico finire, perché Alan è la pietra di paragone su cui ho modellato l’intera categoria, ma fa lo stesso. Quando ho scoperto che Henry James ha definito Alan “il personaggio più perfetto della letteratura inglese” mi si è allargato il cuore. Perché adoro Alan.

statuevert.jpgAlan entra in scena a pagina 83* di “Rapito”, di R.L. Stevenson, balzando a bordo di un brigantino da una barca speronata nella nebbia e, da quel momento in poi, ruba la scena a tutti gli altri, compreso il protagonista nominale. Sgombriamo subito il campo, qui: il protagonista semi-eponimo e narratore è David Balfour, ma David, ci viene fatto capire, è un ragazzino singolarmente ottuso, il cui ruolo effettivo è quello di sidekick. Non c’è rischio che David (o chiunque altro nel libro, se è per questo), possa competere con Alan, che ripete a chiunque voglia o non voglia sentire che lui porta “un nome regale”, che si compone da sé una ballata per celebrare un duello ben riuscito, e che ha occhi nei quali brilla “una specie di luce danzante un po’ folle che attirava e allarmava nello stesso tempo.”**

Ora, questo Alan è largamente una creatura dell’immaginazione di Stevenson, perché l’originale storico era meno attraente.  

Ailean Breic Stuibhairt, per citare la versione gaelica del nome, era il nipote orfano di un capo di seconda schiera all’interno del clan Stewart di Appin, nelle Higlands scozzesi. Per qualche motivo si arruolò nell’esercito inglese (non oso immaginare cosa avranno pensato di lui i suoi parenti…), da cui disertò nel 1745, alla battaglia di Prestonpan, per unirsi ai Giacobiti scozzesi. I Giacobiti erano Scozzesi cattolici, per lo più delle Highlands, che sostenevano le rivendicazioni al trono di Scozia (e già che c’erano, anche d’Inghilterra) da parte degli Stewart esiliati dopo la Glorious Revolution. Nel 1745, appunto, il principe Charles Edward Stewart sbarcò in Scozia per guidare una sollevazione. Non andò a finire bene. Sconfitto a Culloden, Bonnie Prince Charlie dovette tornarsene in Francia armi e bagagli, con un vasto seguito di ex insorti, tra cui Alan. Una volta in Francia, Alan si arruolò in un reggimento scozzese del Re di Francia, tornandosene in Scozia in incognito, di quando in quando, a raccogliere/estorcere il tributo dei clan per il sovrano in esilio. Fatto si è che, durante uno di questi suoi passaggi in patria, nel 1752, un agente scozzese del Re d’Inghilterra venne assassinato ad Appin. Alan non godeva di buona fama: era violento, collerico e imprudente, e persino il suo padre adottivo lo descriveva come “uno sciocco furioso”. Per di più, aveva dichiarato in pubblico sentimenti poco affettuosi nei confronti della vittima… Per farla breve, Alan fu accusato di omicidio, ma riuscì a scappare, e al suo posto venne impiccato il padre adottivo, come mandante. Fine.

O meglio, “fine” se non fosse per R.L.Stevenson, che ebbe modo di leggere le carte del processo e si appassionò alla vicenda, tanto da costruire il suo “Kidnapped” attorno all’omicidio di Appin, e all’innocenza di Alan. Peccato che l’Alan storico non andasse molto bene. Insomma, siamo onesti: chi è che vuole uno sciocco furioso per eroe?

Ed ecco allora entrare in campo la sbregaverzizzazione.

Alan è l’opposto di tutto ciò che è stato inculcato al nostro narratore ottuso. Mentre David è un buon protestante e un buon suddito, allevato nella massima sobrietà morale e materiale, Alan è un cattolico, un fuorilegge, allegramente spavaldo nei suoi abiti sgargianti, pronto di lingua e di spada, pronto a mentire, rubare, truffare e uccidere per il suo re in esilio – a patto che il suo onore non debba soffrirne. Però, quando il capitano del brigantino (buon protestante e whig, lui, ma non proprio di specchiata onestà) decide di assassinare il nuovo venuto per impadronirsi dell’oro che porta, David non impiega molto a decidere da che parte stare. E noi lettori impieghiamo ancor meno.

Questo è il primo di molti episodi in cui David è costretto a rivedere le sue convinzioni (e noi siamo costretti ad ammettere che anche le migliori %7B8C264151-BB67-4059-85CF-F841B174DFB1%7DImg100.jpgconvinzioni possono essere riviste). Per diciotto anni si è sentito ripetere che i Giacobiti sono gente pericolosa, eretica e immorale, e certo Alan non è molto rassicurante, con la sua enorme spada, il carattere irascibile e la luce un po’ folle negli occhi… ma si rivela onorevole, leale e generoso, ed è uno contro nove!

Segue scena di battaglia nel castello di poppa, che forgia questa bizzarra amicizia tra due uomini che non potrebbero essere più diversi. D’altra parte, si può capire David: chi potrebbe resistere a un nuovo amico che, appena ricacciati indietro i nemici in schiacciante superiorità numerica, vuole subito sapere se è o non è uno spadaccino tosto?*** Ed è qui che Alan si compone la ballata… scena meravigliosa. Perché Alan, dice David, “se apprezzava il coraggio negli altri uomini, lo ammirava soprattutto in Alan Breck.”

Poi, sia chiaro: Stevenson sa il suo mestiere, per cui non c’è nulla di manicheo. David rimane riluttante, e Alan è tutt’altro che immune da difetti: vanesio, irascibile, occasionalmente irresponsabile, insopportabilmente orgoglioso, e con un codice morale un tantino tortuoso, che a noi non fa troppo effetto, ma doveva sconcertare non poco i contemporanei di Stevenson. Eppure, il successo di “Kidnapped” fu enorme fin dal principio, a riprova del fatto che Stevenson sapeva far amare e ammirare Alan con tutti i suoi difetti, prima tra tutti la tendenza a vedere offese ovunque. Notatelo bene, questo tratto, perché lo ritroveremo. Oh, se lo ritroveremo…

Ma non c’è nulla di caricaturale, in Alan. Stevenson, attraverso David, ci informa che Alan non è affatto un soldataccio zotico o un avventuriero da quattro soldi: oltre ad essere un buon tiratore e l’eccellente spadaccino che sappiamo, ha viaggiato molto, parla diverse lingue, ha letto molti libri in Inglese e Francese, suona diversi strumenti ed è un buon poeta. Un uomo colto e un artista.

Stevenson non si è limitato a cucire una personalità completamente fittizia su un nome trovato in un vecchio atto processuale, e non ha tentato di farne un “bravo ragazzo” a tutti i costi. Invece, ha preso le caratteristiche negative dell’Alan storico, ci ha mescolato una manciata di buone qualità del tutto fittizie, e le ha modellate in un insieme a tutto tondo. La facilità alla collera, la mancanza di buon senso, la diserzione a Prestonpan, gli abiti sgargianti, l’arroganza, la propensione alla violenza dell’originale (e francamente, chi non pensa che fosse un individuo sgradevole, alzi la mano), vengono rivoltati come guanti in altrettanti tratti di caratterizzazione, la cui somma è ben diversa dall’intero da cui eravamo partiti: un Alan Breck Stewart talmente affascinante, che vogliamo a tutti i costi credergli, quando sostiene di essere innocente. Vogliamo credergli perché si affeziona a David non superando le differenze, ma nonostante le differenze; e perché è così ostinatamente, irragionevolmente fedele al suo Re Oltre il Mare; e perché regala a David uno dei suoi bottoni d’argento come salvacondotto per Appin (“come se fosse stato un principe, con un esercito ai suoi ordini”), e il bottone funziona; e perché dopo avere perduto in una notte di vino e di carte tutto il denaro proprio e di David è terribilmente contrito, ma troppo orgoglioso per ammetterlo; e perché non avrebbe nessun bisogno di David, ma lo aiuta per buon cuore… e per un’infinità di altre ragioni.

Stevenson credeva nell’innocenza dell’Alan storico. Ci credeva tanto da creare un Alan fittizio che ha trascinato generazioni di lettori a condividere la sua certezza. Studi recenti sembrano dargli ragione, ma onestamente, non credo che abbia molta importanza. Quello che conta è l’Alan di Stevenson, che fugge attraverso le Highlands trascinandosi dietro David, che si cruccia di non essere un po’ più alto, che si costringe a perdere con buona grazia una tenzone di cornamusa, che porta un nome regale, musicista, poeta occasionale, spadaccino, soldato di una causa persa e buon amico: il più perfetto degli Sbregaverze.

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* Edizione BUR del 1982, traduzione di Piero Gadda Conti (non da morirci sopra, ma con più meriti che colpe)

** Nell’originale: [His eyes had] a dancing madness in them, that was both engaging and alarming.

*** Nell’originale: “Am I no a bonnie fighter?”, frase che trovo intraducibile nel suo senso più sbregaverzesco e più scozzese. Ok, giuro che mi tratterrò da ulteriori citazioni dall’originale.

In compenso, ecco qui un filmatino da una trasposizione televisiva di Kidnapped della fine degli Anni Settanta. E’ piuttosto accurata e fedele, e secondo me David McCallum è il migliore Alan dello schermo. Notare: a 2.25: “Oh David, I love you like a brother!” e subito dopo, a 2.28: “Am I no a bonnie fighter?” [E credete che quell’idiota di David gli dica di sì? Andiamo, o stoccafisso! Ti ha appena salvato la vita…]

 

Alan Breck Stewart: Lo Sbregaverze Quintessenzialeultima modifica: 2009-10-13T14:06:00+00:00da laclarina
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5 Commenti

  • Bello! Sto leggendo il seguito…Catriona

  • Davvero? In originale o in traduzione? Non credevo nemmeno che Catriona fosse stato tradotto in Italiano.

  • Sì, in italiano! Sapevo di una traduzione vecchia, ho cercato il libro ovunque e l’ho trovato su e-bay! E’ edizione BUR del 1961

  • Buongiorno,
    bellissimo testo sul Alan Breck. Condivido in pieno quello che ha scritto.
    Sono un ammiratore di Alan e David e un ri-lettore di “Rapito”. Pensi che
    vidi da piccolo “Le avventure di David Balfour” immedesimandomi in
    toto in David. Ora, a 42 anni, ho trovato su amazon il DVD di Kidnapped (con David McCallum) e lo sto rivedendo con grande interesse e piacere: parlandone con il mio migliore amico scopro, dopo 20 anni che ci conosciamo e senza mai averne parlato prima, che lui si era immedesimato all’ epoca in Alan.
    Come se fossimi gia’ amici prima di conoscerci…

    Andrea

  • Grazie, Andrea.
    Uh, che sollievo trovare qualcun altro che ha visto quel telefilm… cominciavo a credere di essermi sognata la versione italiana!
    Mi piace molto l’idea di un’amicizia pregressa attraverso i personaggi di un romanzo. E’ un pensiero bellissimo e poetico.
    La mia predilezione (ma credo di non avere bisogno di dirlo) è sempre andata tutta ad Alan, anche quando ero bambina.
    Torni a trovarmi!

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