Nov 30, 2012 - commercials, pessima gente    10 Comments

Il Tuo Sogno È Possibile

È un po’ che non parliamo di pubblicità, vero?

D’altra parte, è un po’ che non vedo passare campagne su cui valga la pena di scrivere qualcosa. È il periodo. I tempi essendo quelli che sono, le aziende investono meno in pubblicità, riciclano vecchie campagne, sfruttano molto più a lungo quelle che hanno e, sospetto, quando ne commissionano una nuova ricorrono ad agenzie meno costose.  

Impera, naturalmente, il ricatto morale: nulla è superfluo o voluttuario se ci sono di mezzo i figli. Ho visto oggi per la prima volta la pubblicità di un antipiretico/antinfiammatorio – che a dire il vero poi così voluttuario non parrebbe, ma ai Ragazzi del Marketing è parso più sicuro impostare la campagna come quella del Voltaren. Ricordate? Questa volta si afferma che raffreddore e influenza non ti permettono di occuparti di Loro come dovresti. Ma prendi, oh prendi Influmed “e torni a fare il papà”.

I padri così così sopportano stoicamente l’influenza. Un buon padre prende Influmed.

Yes, yes, I know. È ricatto morale tanto bieco quanto maldestro, è usare l’artiglieria pesante per sfondare una porta aperta – e per di più è copiata pari pari dalla campagna del Voltaren… Ma parliamo invece di manipolazione come si deve – spudorata e sottile al tempo stesso.

pubblicità, porscheVi è capitato di vedere la paginata della Porsche?

È uscita la settimana scorsa su un certo numero di quotidiani nazionali*, fatta apposta per attirare l’attenzione e incuriosire, con l’automobile incorniciata dal testo a caratteri colorati – e nemmeno leggibilissimissimi, se proprio vogliamo. E si comincia a leggere, e presto si nota che è qualcosa di diverso dal consueto…

Vogliamo dargli un’occhiata? Vediamo un po’…

Il tuo sogno è possibile,

E fin qui nulla di particolarmente originale. Ne abbiamo visti un sacco, di questi: profumi, abbigliamento, viaggi, gioielli, altre automobili… l’idea del sogno accessibile è vecchia come il commercio – semmai potremmo sollevare un sopracciglio considerando il grado di accessibilità di una Porsche, ma attenzione…

…non ucciderlo, è la cosa più importante per te.

Ed ecco che, a metà della prima riga, siamo già usciti dal territorio consueto con questo tono più che un po’ melodrammatico. Sottotesto: se uccidi il sogno che è la cosa più importante per te, O Consumatore, è come se uccidessi un pochino te stesso – quanto meno quella parte di te che sogna. Ouch.

Non farti frenare dalle tasse sul lusso.

Ma non sentirtici male, O Consumatore, chè la colpa non è tua, non sei tu il sognicida. È questo governo cupo e ferreo, che non vuole lasciarti spazio. Che soffoca la tua individualità, punisce la tua intraprendenza, che impila sensi di colpa sulla tua gioia di vivere. Ma tu, O Consumatore, non lasciarglielo fare.

Se ti fermano per un controllo lasciali fare. Se sei in regola, andranno a controllare quelli che non lo sono.

Ecco, io guido una Ka trilustre e non lo so – ma mi si dice che, alla guida di un’auto di lusso, le probabilità di essere fermati per controlli siano molto più alte. Di nuovo, è questo Grande Fratello tetro e gretto che dà per scontato che, se puoi permetterti una Porsche, tu sia un ladro – e allora ti punisce e ti vessa. Ma tu non badarci, O Consumatore.

Se la tua fantasia sono io, non reprimerla.

Altra chiamata all’azione, e per la prima volta ci accorgiamo che l’automobile – anzi, scusate, l’Automobile parla in prima persona. È, O Consumatore, una faccenda personale: tu – sì, proprio tu! Ribellati a questa mentalità, non uccidere il sogno, non reprimere la fantasia. Non lasciarti imporre azioni negative. Uccidere, reprimere: bad for you

La vita va vissuta con passione, altrimenti cosa ci rimane?

Anche la passione è una di quelle parole onnipresenti in pubblicità – dal gelato all’automobile, dal sugo per la pasta al gioiello componibile, passando per i liquori e la biancheria intima… Ma badate bene, perché dietro la buona vecchia passione è nascosta la bordata vera e propria: altrimenti cosa ci rimane? In questo mondo triste, traballante e un po’ squallido, O Consumatore, non abbiamo altro. È una questione di vita o di morte – interiore. 

Il 50% di quello che spendi per me va allo Stato che dovrebbe stimolare a possedermi e a esserti riconoscente perché, comprandomi, contribuisci con coraggio allo sviluppo di cui tutti parlano.

E che poi, diciamocelo, O Consumatore: che diavolo vogliono da te e da me? Comprarmi è un atto di coraggio, di fiducia nel futuro, un contributo a quello sviluppo di cui tutti parlano – e per il quale si fa così poco. E in cambio, lo Stato vuole farti passare per irresponsabile capriccioso – manco ti stessi comprando un set di rubinetti d’oro massiccio tempestati di rubini! Invece io sono

Essenziale, tecnologica, e moderna;

Sono una scelta intelligente. Una scelta di classe. Il meglio che ci sia. E tu lo sai bene, perché…

…con me hai vissuto i safari africani, le 24 ore di Le Mans e le tue serate a teatro.

Nella realtà o nell’immaginazione, non importa. Perché io, O Consumatore, lo so che hai gusti raffinati: viaggi, sport esclusivo, cultura… 

Il mio design è senza tempo e già futuro,

Ah, già: sono anche un investimento a lungo termine. Non sarò un modello sorpassato nel giro di un anno. Che cavolo, io…

…sono amata perché vivo la realtà senza l’eccentricità della moda.

Sono stabile. Sono duratura. Sono amata. Sono riconosciuta. Sono un modo di vita, non una moda. Oh, e chiariamo bene un’altra cosa.

Non sono veloce. Se si rispettano i limiti.

Magari vorranno considerarti un criminale in potenza solo perché puoi disporre delle mie fantastiche prestazioni, ma quel che conta è la tua scelta individuale di non infrangere i limiti. Perché tu sei responsabile – checché ne dica chi vuol fare di ogni erba un fascio. Ma è tutta facile e astiosa demagogia, perché in realtà…

A questa Italia ferma servono i cavalli che io ho e che devi avere anche tu.

Te lo ripeto, O Consumatore: la mia energia e la tua audacia sono la ricetta giusta.

I sogni non sono un lusso.

No, perbacco. I sogni sono un diritto. Io sono un sogno. Ergo, possedermi è un diritto. E te lo ripeto ancora: a dispetto di tutto quel che ti dicono, di tutti le coperte bagnate che cercano di gettarti adosso tassandoti, vessandoti, demonizzandoti e spingendoti in mezzo alla massa, tu ricorda sempre questo:

Il tuo sogno è possibile!

Punto esclamativo.

Il tuo sogno è possibile.

Tosta, don’t you think? Spudorata, finto-candida, mirata con molta cura, modellata su sentimenti diffusi, ferocetta a tratti, manipolativa oltre ogni dire, finemente travestita da cri de coeur, rischiosa in potenza, con tanto sottotesto da verniciarci un ponte – e tanto fuori dal coro da farsi notare di sicuro.

Essendo i tempi quelli che sono, non ho proprio idea di quanto terreno possa trovare un discorso del genere, ma, parlando in termini di scrittura e nient’altro, era ora che si vedesse una campagna con qualche barlume di audacia e di cattiveria.

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* Solo carta stampata – da leggersi e meditarsi.

Il Tuo Sogno È Possibileultima modifica: 2012-11-30T08:10:00+00:00da laclarina
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10 Commenti

  • Io la trovo inquietante – appellarsi al lato peggiore fingendo di appellarsi al migliore è la strada per il disastro.
    Quanto alla passione… ah, la passione.
    Curioso, vero, i politici, che per sessant’anni si sono stolidamente rifiutati di pensare al futuro, ora il futuro lo mettono ovunque, mentre i pubblicitari, forse le creature più cinicamente spassionate dell’universo, non fanno che parlarci di passione.
    la mia regola è – se ti parlano di arte, di passione, di futuro o di libertà, stanno cercando di gabbarti.
    Son cose che si imparano leggendo Mark Twain.
    Parlavo giorni addietro con alcuni amici di una cosa che accadde a Torino durante le Olimpiadi Invernali, qualche annetto fa.
    Il motto dell’evento era “Passion lives here”.
    Alle porte della città, sotto al cartello “Torino”, fecero mettere un secondo cartello con scritto “Passion lives here”.
    E qualcuno ci aggiunse, nottetempo “And is probably unemployed”
    Non sopravvivono prove fotografiche di quel fatto.
    Come sostiene M. John Harrison, la realtà ha il potere di sovvertire qualunque narrativa fantasy.

  • Ah, in un mondo ideale, la gente si renderebbe conto di quando è manipolata – e allora probabilmente la pubblicità sarebbe qualcosa di molto diverso.
    O forse non sarebbe poi un mondo così ideale… ma questo è un altro discorso.
    E lo so, è lievemente immorale, però non so che farci: ho un debole per la manipolazione per iscritto. La manipolazione ben fatta mi strappa sempre un applausetto.
    Mi sa che sono cinica…

    E la passione è come il prezzemolo, these days. Insieme, direi, alla spontaneità, all’anticonvenzionalità – e non dimentichiamo la semplicità…

  • Ti consiglio una cosa che si intitola “The Century of Self”, un bel documentario in 4 parti prodotto dalla BBC, e che trovi tutto in streaming su YouTube.
    Credo ti piacerà.
    E ti darà delle idee per delle storie.

  • Non credo sia insolito che la pubblicità di un presidio medico sottolinei che il presidio aiuta a guarire e a riprendere la vita di tutti i giorni. Io non ho figli, ma penso che la malattia sia uno dei problemi più difficili da gestire per un genitore: se non posso badare ai miei figli, ho bisogno di aiuto.
    Allo stesso modo direi cha la pubblicità dell’automobile dica esattamente quello che vuole leggere l’ipotetico compratore. Che ti aspetti, forse che una pubblicità di automobili dica “la nostra macchina non te la meriti, perché sei un fallito che guadagna troppo poco. E anche se sei ricco, dovresti prima pensare a fare donazioni per i poveri”? 🙂

    La pubblicità non è mai etica, per definizione. La pubblicità deve attirare compratori, mica rendere il mondo più giusto. E poi si tratta di medicinali da banco e di automobili. Sarebbe peggio la pubblicità dei fucili mitragliatori o delle mine anti-uomo, no?

  • @Davide: grazie – provvederò.

    @Simone: er, no. La cosa è un po’ meno innocente. L’implicazione è, in un caso, che se non usi il medicinale che ti fa stare meglio subitissimo sei un cattivo genitore. E nel secondo, che se compri Porsche sei una persona straordinaria (e fin qui nulla di male) e un salvatore dell’economia. E lo Stato dovrebbe esserti grato, non tassarti&vessarti. Ma a dire il vero credo che qui Porsche si sia anche levata qualche sassolino…
    Dopodiché è vero che la pubblicità non ha per scopo di rendere il mondo più giusto, ma ce ne sono di più bieche e meno bieche. Quella dell’Influmed la trovo biechissima, oltre che scopiazzata. La paginata Porsche è spudorata, ma la si perdona perché è molto ben pensata.

  • @laClarina: mi sembra che tu parta dal presupposto che la pubblicità sia mendace. Ammetti per un attimo che il medicinale Pirillin ti guarisca velocemente dall’influenza. Se ti buschi l’influenza e non assumi Pirillin, è solo perché ti fa comodo poltrire sotto le coperte invece di… E qui subentra l’arma più potente a disposizione dei pubblicitari italiani: il senso di colpa dei cattolici. Per un cattolico, rinunciare ai propri doveri di genitore/lavoratore è un peccato gravissimo, se esiste un modo per evitarlo. Ne consegue che nessun genitore coscienzioso (e cattolico) può preferire la febbre all’accudimento dei propri figli.

    Certo però che se ti metti nell’ottica per cui Pirillin è un placebo, allora tutto il discorso cade; ma non puoi essere così ingenua da pensare che il produttore lo ammetta nella pubblicità.

  • Di nuovo, no. Il medicinale funziona, ma quel che fa è farti passare l’influenza, non trasformarti in un genitore migliore. Mi fanno sempre sobbalzare un pochino gli antidolorifici, i detersivi e gli antinfluenzali che fanno di te un genitore migliore…
    Come diceva il mio professore di Relazioni Internazionali, nessuno ti dice “Compra un Rolex e saprai sempre l’ora esatta”, giusto?
    È che ci sono tanti tipi di manipolazione, e quella che fa leva sul senso di colpa dei genitori mi sembra sempre overkill, non so che farci.

  • È lapalissiano che ognuno cerchi di esaltare il proprio prodotto. Ma, parlando teoricamente, potremmo effettivamente considerare migliore quel genitore che manda in giro il figlio con i vestiti più puliti perché usa un detersivo più efficace. Non è un valore assoluto, ma una valutazione comparativa: potendo ottenere il massimo per i tuoi pargoli, perché dovresti accontentarti della mediocrità?

    Ovviamente siamo tutti smaliziati e sappiamo che la pubblicità non è mai realistica. Personalmente credo che la pubblicità sia corretta quando afferma che “se A allora B”. Quasi sempre A è una fantasia, ma questo non rende sbagliata l’implicazione. Come dire: se 0=1, allora 2=3. Certamente sappiamo che 0 è diverso da 1, ma l’implicazione è logicamente corretta.

  • Ah, ma vedi, il punto è che non ti dicono “usa il detersivo X così il tuo pargolo avrà la camicina più bianca della classe.” No, ti dicono cose del tipo: il detersivo X smacchia con tale facilità che non hai bisogno di arrabbiarti con il pargolo che si sporca in continuazione, così lui può sporcarsi felice e sereno e tu sei una madre migliore. Oppure mostrano un padre che evita di farsi abbracciare dal figlio con le mani sporche di cioccolato e invitano a non rinunciare all’abbraccio – tanto c’è il detersivo X. Implicazione: il genitore che si lascia sporcare la camicia è un padre migliore… Quello che ti vendono in realtà (legittimamente) è una seccatura in meno. Però la verniciano da better parenthood, mostrando che il bambino è più felice perché il genitore usa il detersivo/antidolorifico/whatnot XY. E non nego che sia efficace. Però è bieco. 🙂

  • Cavolo, non l’avevo mai vista in questo modo! Francamente non saprei quanti telespettatori facciano il passaggio logico che proponi tu, mi sembra davvero raffinato. Io, che evidentemente non ho l’istinto paterno, propenderei per la conclusione: “finalmente non devo più andare al lavoro con gli aloni di sugo sulla camicia che quel ragazzino mi lascia tutte le volte!”.

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