Set 29, 2014 - Shakeloviana    No Comments

Shakeloviana: Shakespeare In Love (A Teatro)

SilDel film avevamo già parlato, ricordate? E quando ad agosto vi ho accennato all’esistenza della versione teatrale… be’, diciamo che il discorso era meno teorico di quanto potesse sembrare.

As a matter of fact, la settimana scorsa mi sono precipitata a Londra (cinquanta ore compresi i viaggi) per vedere questo nuovo SiL al Noël Coward Theatre. E… ah!

Questo “ah!” corsivato e provvisto di punto esclamativo potete leggerlo come un enorme sospiro di soddisfazione, delizia, nostalgia, intensa felicità teatrale… Perché lo spettacolo è del tutto favoloso, con una regia elegante, spiritosa e piena d’immaginazione, scene, luci e costumi di una semplicità ed efficacia stellari, della meravigliosa musica in scena, una collezione di interpretazioni incantevoli, e un adattamento così intelligente e notevole da meritare un secondo lunedì shakeloviano tutto per sé.

Saggiamente, il regista Declan Donnellan e l’autore Lee Hall non hanno cercato di replicare il film. Hanno preso la deliziosa sceneggiatura di Stoppard&Norman e l’hanno… riportata a teatro. Ed è vero, tecnicamente non era un ri-portarla affatto, considerando che SiL è nato per il cinema – ma è straordinario vedere come, su un palcoscenico, questa storia abbia l’aria di essere tornata a casa, e cambi, e diventi qualcosa d’altro.

Qualcosa, a mio timido avviso, di assolutamente perfetto. Qualcosa che sposta sottilmente il baricentro della storia – in una maniera che a me piace oltre ogni dire. Perché gli ingredienti sono più o meno gli stessi – il giovane Will con il blocco dello scrittore, la bella Viola che vuole poesia, teatro & amore, un affannato Henslowe, la rivalità tra compagnie, lo spregevole Lord Wessex, Romeo e Giulietta…

Ma diventa subito chiaro che sulle tavole di un teatro, dove tutto è più vero e più finto al tempo stesso, le cose sono ben diverse. Fin dall’inizissimo, quando il Will di Tom Bateman tenta disperatamente di comporre il sonetto 18 – e non va da nessuna parte. Fin dalla prima… be’, no – dalla seconda apparizione di una Viola che meno eterea non si potrebbe (Lucy Briggs-Owen). Fin da quando Marlowe (David Oakes) si dimostra capacissimo di poetare senza l’ombra di una musa. Sil2

Ecco, Marlowe.

Alla fin fine, la chiave di volta della diversità dell’adattamento è Kit Marlowe. Il suo ruolo è notevolmente allargato rispetto al film. Kit è l’amico e il confidente di Will, il cyrano ironico che gli suggerisce parte del sonetto 18 sotto il balcone di Viola, è il punto fermo la cui perdita fa maturare il ragazzo – e alla fine è il fantasma che rimette tutto in prospettiva. E la prospettiva, a differenza del film, non è quella della storia d’amore, ma quella del teatro.

Il finale del film è incentrato su Will e Viola, e il loro amore perduto – e il teatro diventa una specie di palliativo per i guai della vita. Questo altro finale è incentrato su Will e Kit, e il teatro – che alla fine è quello che conta per entrambi, e che si nutre della vita.

E così, alla fin fine, questo SiL è teatro nel teatro sul teatro. Un omaggio all’arte confezionato in modo adorabile, con una delle più attraenti e soddisfacenti interazioni Shakespeare-Marlowe che mi sia capitato di vedere. E c’è persino la giga finale…

E non so voi, ma per quanto mi riguarda, non si può volere molto di più.

Shakeloviana: Shakespeare In Love (A Teatro)ultima modifica: 2014-09-29T08:03:49+00:00da laclarina
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato ma sarà visibile all'autore del blog.
I campi obbligatori sono contrassegnati *

*