La natura dello scrittore

writGli scrittori sono mostri dalla coscienza atrofizzata in posizione contorta.

O almeno, questa scrittrice è un mostro dalla coscienza atrofizzata eccetera.

Una volta, qualche tempo fa, ero a un funerale, e a un certo punto mi sono sorpresa ad ascoltare solo molto vagamente quello che diceva il sacerdote. Il resto del mio cervello, avendo colto un possibile spunto nella predica, era già impegnato a strologarci sopra una trama. Mi sono sentita davvero orrida, perché sono sinceramente affezionata alla famiglia della persona di cui si stava celebrando il funerale, e non avevo nessuna intenzione di distrarmi o, peggio ancora, di mettermi a scrivere.Writeinoneshead

Scrivere, sì. James Thurber raccontava che sua moglie, quando lo coglieva con lo sguardo assente, durante una cena con gli amici oppure a teatro, sbottava dicendogli “Dannazione, Thurber, piantala di scrivere!”, con questo intendendo (a ragione) che il marito era impegnato a rimuginare trame o giri di frase. E sono certissima che Thurber non faceva apposta, come io non ho fatto apposta durante il funerale: è come se un lembo di cervello rimanesse sempre di sentinella, pronto a cogliere la minima circostanza passibile di sviluppi narrativi e ad elucubrarci sopra. Ci si scopre a farlo mentre si fa la coda all’ufficio postale, mentre si guida, mentre si fa conversazione senza troppo interesse, mentre si sfoglia una rivista, mentre si fa ginnastica, in treno, al ristorante, in chiesa (sigh!), al cinema**… O per la maggior parte del tempo non ci si scopre affatto: lo si fa e basta.

Immagino che faccia parte del gioco. Una volta un vigile del fuoco mi ha detto che, dovunque vada, per prima cosa cerca con gli occhi gl’impianti antincendio e le uscite di sicurezza. È più o meno lo stesso, se si eccettua il fatto che tendono ad esserci molti più spunti narrativi che idranti. Salvo forse in un negozio d’idranti, ma non è detto.

DistractedE poi che cosa si fa con queste schegge? Se ci sono sia il mezzo che la possibilità, le si annota***, spesso e volentieri le si lascia perdere. Qualcuna mette radici, la maggior parte no. Qualcuna si sviluppa, qualcuna torna in mente al momento giusto per combinarsi con qualche altra cosa, qualcuna diventa un racconto, una poesia o un romanzo, magari dieci anni più tardi. La maggior parte si dimentica, o rimane annotata a matita sull’orlo di una pagina o su un biglietto ferroviario: il tasso di sopravvivenza fino a compimento è infinitesimale. E però non per questo si smette di partire per strane tangenti alla minima provocazione, con l’occhio assente e la figuraccia sempre dietro l’angolo: è una seconda natura, anzi una prima natura.

La natura dello scrittore, diciamo a noi stessi, per consolarci quando siamo sorpresi (o ci sorprendiamo da noi) a scrivere nella nostra testa nelle situazioni meno opportune.

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* Giuro di averlo fatto durante una lezione di Sociologia, pur continuando a prendere appunti per tutto il tempo. Ma allora ero molto più giovane, e probabilmente avevo più neuroni per fare del multi-tasking.

** È per questo che sarebbe bene avere sempre un taccuino al seguito. E una penna, ovviamente.

La natura dello scrittoreultima modifica: 2015-09-28T08:07:00+00:00da laclarina
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