Di Giochi E Di Candele

Player's BoyIn The Player’s Boy, Bryher racconta la vita di un apprendista attore che poi non diventa attore a cavallo tra i regni della Grande Elisabetta e di Giacomo VI e I. Bryher aveva una passione non solo accademica per il mondo elisabettiano, e in questo romanzo ne racconta il declino con un’intensità struggente. Il suo protagonista James Sands, orfano e sognatore, non è equipaggiato per essere felice mentre il suo mondo tramonta, e la sua parabola di occasioni mancate e aspirazioni calpestate, pur narrata in maniera un pochino episodica, è il genere di storie su cui mi sciolgo.

Ma ancora più rimarchevole del romanzo è la lettera dell’autrice che la mia edizione Paris Press pubblica in appendice. Bryher discute con un amico la sua passione per il mondo elisabettiano e la storia in generale, e conclude così (traduzione mia):

Sì, è questo il bello del “gioco”: la ricerca e l’occasionale scoperta. Se potessimo cambiare il corso del tempo per veder tornare [Sir Francis] Drake, sarebbe solo come vedere un ennesimo film. E’ tutto nello spulciare; nel tenere tra le mani, dopo vent’anni di duro lavoro, un singolo, minuscolo frammento che s’incastra con un altro pezzetto altrettanto incompleto; nel sapere che la soluzione del problema magari verrà in mente a qualcuno che non è ancora nato. E’ per tutto questo che il gioco vale come e più della candela.

funny_historian_tshirt-p235294641369602717qtdg_400.jpgDiscorso da storici – e forse sono d’accordo, almeno in parte. Non dico che mi dispiacerebbe poter dare un’occhiatina al ritorno di Drake, ma capisco in pieno il fascino della ricerca per la ricerca. Anche da un punto di vista narrativo (e sto parlando di narrativa a sfondo storico) la ricostruzione del personaggio, il lavoro paziente di rimettere insieme una personalità combinando fatti, aneddotica, speculazione, conoscenza dell’umana natura e intuizione, è forse la parte migliore del gioco. E’ possibile che il corollario di fittizietà renda leggermente più malsano il lavoro del romanziere rispetto a quello dello storico – anche solo perché, per l’autore e talvolta per i lettori, il personaggio fittizio finisce col diventare quasi più reale dei frammenti di fatti superstiti – ma il crescente numero di storici che sono anche romanzieri mostra che le due specie sono meno incompatibili tra loro di quanto possa sembrare. E la Sindrome di Bryher colpisce imparzialmente entrambe.

In realtà è una scelta lapalissiana, visto che non possiamo viaggiare nel tempo, ma possiamo studiare e ricostruire. Resta però il fatto che la fiamma puntigliosa e insaziabile della ricerca è una seria parte del fascino della storia, una parte che andrebbe perduta il giorno in cui il passato diventasse un altro posto che si può visitare – senza pregiudicare, presumibilmente, il mercato del romanzo storico.

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Di Giochi E Di Candeleultima modifica: 2016-07-29T08:01:00+00:00da laclarina
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