Il PdC: considerazioni a sipario chiuso

pogany_labour3-417E allora, com’è andato il Palcoscenico di Carta?

Benissimo, if you ask me – sotto tutti gli aspetti.

La nuova casa, la Libreria Ibs+Libraccio ci ha accolti con entusiasmo e disponibilità. Confesso di avere avuto qualche patema preliminare, perché eravamo in uno spazio aperto nel bel mezzo del passaggio generale – ma sbagliavo: come mi si rassicurava dall’Isoletta, questa si è rivelata un’ottima cosa, e più di una persona di passaggio si è fermata per curiosità. Credo anche che, tra un episodio e l’altro, abbiamo acquisito così almeno due ascoltatori.

E un altro patema infondato riguardava i lettori: a qualche giorno dal primo incontro sembrava che 15241245_1104583899658158_8267561275462816382_nnon dovessimo averne a sufficienza – e invece presto ci siamo ritrovati con un’abbondanza di entusiasti. Persino questo martedì, quando influenza e prove improcrastinabili hanno aperto vaste lacune nelle nostre file, abbiamo coperto tutto quanto con soddisfazione generale. Anche i coraggiosi che si sono buttati senza preavviso hanno avuto l’aria di divertirsi molto – e bisogna che lo dica: persino la mia non, non, non teatrale mamma ha letto, e non tenta nemmeno di negare che le sia piaciuto.

15202719_1097885743661307_5937925147939833596_nA proposito di prove, vorrei davvero ringraziare gli attori dell’Accademia Campogalliani, che hanno trovato il tempo per partecipare nonostante stagione e settantesimo in pieno corso, e gli Histriones (Hic Sunt), che si sono fatti, martedì dopo martedì, tutta la strada da Ostiglia per venire a leggere con noi.

E veniamo a Shakespeare himself. Pene d’Amor Perdute è una commedia deliziosa, con un sacco di battibecchi amorosi, parodie, giochi linguistici – e un finale… bizzarro. Gaia, pungente e spassosa, si è rivelata davvero una buona scelta – tanto che… ma no, non diciamo nulla. È ancora tutto talmente in grembo agli dei, che non mi azzardo. Però mettiamola così: se in futuro doveste sentir parlare ancora di Pene d’Amor Perdute, non stupitevi troppissimo, d’accordo? Pollock's 4

In generale, credo che abbiamo trovato la nostra formula: la suddivisione in tre parti a cadenza settimanale, la redistribuzione delle parti di volta in volta… Temo che l’orario tardo-pomeridiano precluda la possibilità di partecipare a una certa quantità di gente – ma, alas, dopo cena non potremmo avere la libreria. Però, così com’è, funziona decisamente. O così parrebbe, a giudicare dall’entusiasmo con cui i paperstagers hanno chiesto lumi sulla prossima lettura…

Quindi sì: siamo soddisfatti su tutta la linea, abbiamo celebrato debitamente ‘anno shakespeariano e il Palcoscenico di Carta tornerà in primavera. Ancora non sappiamo cosa si leggerà. Idee? Desiderata? Suggerimenti?

Oh – e le fotografie si trovano qui.

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Il PdC: considerazioni a sipario chiusoultima modifica: 2016-12-09T16:47:46+00:00da laclarina
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