Le Gioie del Freewriting (Parte II)

Oh sì – parlavamo di Freewriting, giusto? E avevo promesso cose pratiche… E giusto perché non me ne dimenticassi, ci ha pensato D. a scrivermi una lista di domande molto sensate. Per cui adesso vediamo di rispondere – e grazie, D.

Perché proprio 10 minuti?

TIMEDWRIn realtà non è scritto da nessuna parte che debbano essere dieci. Dico dieci (oppure tre pagine di taccuino/quaderno) perché è una quantità di tempo ragionevole. In cinque minuti non si va granché da nessuna parte, e quindici o venti magari intimidiscono, o sembrano troppi da dedicare quotidianamente a un esercizio – e di conseguenza lo rendono più facile da rimandare a domani, a domenica mattina, al mese prossimo… Dopodiché, se per caso alla fine del decimo minuto o della terza pagina, siete in piena corsa, non c’è motivo per fermarsi. Niente impedisce di continuare fino ad esaurimento dell’idea in corso.

 

E il timer?

La prima volta che ho fatto fare questo esercizio a una classe di scrittura, mi sono Kitchen timerportata da casa un timer da cucina, uno di quelli a forma di gallina, che suonava con la grazia delicata di un allarme antincendio. Allo scadere del decimo minuto, quando eravamo tutti concentrati e presissimi… Rrrrrrrring! Non v’immaginate i sobbalzi – e persino uno strillo. Quindi capisco che possa non essere il genere di delizia quotidiana che si desidera nella propria vita. Per fortuna esistono timer più gentili, e ormai non c’è più telefono che non offra tutta una serie di allarmi… Detto ciò, confesso che personalmente il timer non lo uso. Ho constatato che tre pagine di quaderno sono una buona quantità, e il mio riferimento è quello, con i caveat che dicevamo. E dico tre pagine, ma si capisce che molto dipende da quaderno, dimensioni e rapidità della scrittura e cose così. Fate qualche tentativo.

Perché proprio a mano?

writtAnche questo non è precisamente inciso nella pietra, però che devo dire? Io trovo che sia d’aiuto. C’è qualcosa nel gesto di scrivere a mano, nella meccanica della faccenda, che funziona bene con la necessità di non pensare troppo, non editare e non censurarsi. Ho provato nell’uno e nell’altro modo, ma trovo che, per questo tipo di esercizio, carta e penna sblocchino meglio. E guardate, non sono di quelli che guardano dall’alto in basso la scrittura su tastiera, che non riescono a pensare con una tastiera… Anzi, se volete, ammetto senza difficoltà che senza questa meravigliosa invenzione, i software di scrittura, non avrei combinato nulla, writing-wise. Detto questo, vi consiglio di procurarvi una penna o due che scrivano fluidamente e un taccuino sulla cui carta le penne in questione scorrano bene, e di provare a farlo a mano. E non una volta sola. Provate per una settimana o due, quotidianamente – e poi fate le vostre considerazioni.

E adesso mi fermo qui (anche perché SEdS sta attraversando una crisi di vapori e mi sta facendo disperare), ma non abbiamo finito. Altre domande di D. e altre risposte in proposito la settimana prossima. Se nel frattempo avete curiosità a vostra volta, ci sono i commenti o, in alternativa, il form di contatto qui sotto a destra.

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Le Gioie del Freewriting (Parte II)ultima modifica: 2017-01-13T18:52:09+00:00da laclarina
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