Elogio (Pirandelliano) dell’Irrealtà

LocTeatrinoSmallDicevasi Pirandello, nevvero?

Dicevansi i Giganti della Montagna… Testo complicato sotto tanti aspetti, con questa piccola folla di personaggi dallo stralunato al semitragico al tragico tout court, con questa metafora dell’arte che percorre tutta la storia, col teatro nel teatro, con questo elemento fiabesco che ondeggia sempre  tra il sogno e l’illuminotecnica…

E forse, in tutto ciò, quel che preferisco è Villa Scalogna, la grande casa abbandonata (e infestata?) in cui il Mago Cotrone ha creato per i suoi squadrellati un’esistenza fatta di nient’altro che grazia e irrealtà:

Siamo qua come agli orli della vita… Gli orli, a un comando, si distaccano; entra l’invisibile: vaporano i fantasmi. È cosa naturale. Avviene, ciò che di solito nel sogno. Io lo faccio avvenire anche nella veglia. Ecco tutto. I sogni, la musica, la preghiera, l’amore… tutto l’infinito ch’è negli uomini, lei lo troverà dentro e intorno a questa villa.

Insomma, alla Scalogna non manca nulla – se non il conforto materiale, al di là di un tetto sulla testa… Ma d’altra parte, spiega Cotrone…

Non bisogna più ragionare. Qua si vive di questo. Privi di tutto, ma con tutto il tempo per noi: ricchezza indecifrabile, ebullizione di chimere. Le cose che ci stanno attorno parlano e hanno senso soltanto nell’arbitrario in cui per disperazione ci viene di cangiarle. Disperazione a modo nostro, badiamo! Siamo piuttosto placidi e pigri; seduti, concepiamo enormità, come potrei dire? mitologiche; naturalissime, dato il genere della nostra esistenza. Non si può campare di niente; e allora è una continua sborniatura celeste. Respiriamo aria favolosa. Gli angeli possono come niente calare in mezzo a noi; e tutte le cose che ci  nascono dentro sono per noi stessi uno stupore. Udiamo voci, risa; vediamo sorgere incanti figurati da ogni gomito d’ombra, creati dai colori che ci restano scomposti negli occhi abbacinati dal troppo sole della nostra isola. Sordità d’ombra non possiamo soffrirne. Le figure non sono inventate da noi; sono un  desiderio dei nostri stessi occhi.

Potrebbe esserci una vita più sontuosa di così? Alla fin fine, per essere (disperatamente) felici non serve altro che ritrovare un genere di fede di cui tutti abbiamo fatto esperienza almeno una volta:

Con la divina prerogativa dei fanciulli che prendono sul serio i loro giuochi, la maraviglia ch’è in noi la rovesciamo sulle cose con cui giochiamo, e ce ne lasciamo incantare. Non è più un gioco, ma una realtà maravigliosa in cui viviamo, alienati da tutto, fino agli eccessi della demenza.

Villa ScalognaYes, well – nessuno ha detto che fosse una maniera di vita troppo sana. Nemmeno Cotrone stesso. Ma d’altra parte, quando gli attori girovaghi rifiutano le sognanti lusinghe di Villa Scalogna e vanno a cercarsi una misura di realtà, non è come se le cose andassero a finir bene…

Pirandello è Pirandello: non lo si legge certo per la sua carica di ottimismo, giusto? E però c’è qualcosa di infinitamente attraente nel fascino color crepuscolo di Villa Scalogna, qualcosa che induce a sospettare, anche solo per il tempo di un monologo, che la realtà sia soppravvalutata… Chi lo sa? Forse, al posto della Contessa e dei suoi, mi sarei fermata.

Per una visita al mondo di Cotrone, perché non vi unite a noi per l’ultimo incontro pirandelliano de Il Palcoscenico di Carta? Ci troviamo martedì 16, alle ore 18, alla Libreria IBS+Libraccio di Via Verdi. E c’è ancora qualche parte scoperta… Il testo da scaricare e il form per iscrivervi li trovate qui.

Elogio (Pirandelliano) dell’Irrealtàultima modifica: 2017-05-12T11:54:06+00:00da laclarina
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