Giu 26, 2017 - grillopensante, teatro    No Comments

In Fin Della Licenza, Io Piango

Coquelin_dressed_as_Cyrano_de_BergeracSì, lo confesso senza soverchie remore: sul finale del Cyrano de Bergerac  io piango come una fontana. Sempre. Fatemi causa.

È un dato da cui non si sfugge. Amici e parenti tutti lo sanno: sul quint’atto del Cyrano, la Clarina apre le manovre idrauliche. Ho pianto al Fringe Festival di Edimburgo, dove una giovane compagnia anglo-francese lo recitava nel parco di Holyrood Palace (due interruzioni per pioggia, ma al primo raggio di sole, via di nuovo!); ho pianto al cinema sull’edizione di Rappeneau, benché Depardieu non mi piaccia granché in via generale – ma questo film…; ho pianto sulla versione di Proietti; ho pianto seduta in prima fila al Teatrino d’Arco di Mantova (esperienza da fare una volta: si è seduti praticamente sul palcoscenico, come i Viscontini nel Cyrano stesso. Claudio Soldà/Cirano passeggiava giù dal proscenio basso, guardando  in faccia gli spettatori, uno per uno. Io stavo lacrimando…); piango tutte le volte che rivedo l’edizione 1950 con Jose Ferrer; l’unica volta in cui non ho pianto è stato all’Arena di Verona, al galà per i 40 anni di carriera di Placido Domingo, benché si trattasse di Placido Domingo ma, a parte quello, per farla breve e farla parafrasata: in fin del quinto atto, io piango.

cyrano-de-bergerac-1925-1923-silent-film-image-08E ieri sera mi è stato chiesto – e me lo sono chiesta anch’io: che cos’è che mi scioglie in questa maniera ogni benedetta volta? Perché chiariamo: da bambina al cinema ero abbastanza facile alle lacrime. Fosse il dolby o che, al cinema mi commuovevo spesso, ma al di fuori di quello non capitava praticamente mai. Crescendo, poi, ho smesso di fare scene anche al cinema – il che è una buona cosa, considerando quanto detesti piangere in pubblico. E tuttavia, quando Roxane chiede a Cyrano se oggi non fa arrabbiare un poco la sua Suor Marthe, comincio.

Ripeto la domanda: come mai? Perché proprio quella storia? Perché proprio quel momento? Per la morte di Cyrano in sé? Non credo proprio. Per la storia d’amore irrisolta? No davvero. CyranoFerrer

È, credo, il momento in cui, nel chiostro autunnale, nell’ora del crepuscolo, Cyrano guarda indietro alla sua vita, e non vi trova nulla che valesse la pena. “Qui giace Ercole Savignano Cyrano di Bergerac, che fu tutto e lo fu invano”. È questo senso di vita gettata via, di occasioni sprecate, di momenti lasciati sfuggire, di talenti sperperati… Il tema ricorre attraverso tutto il dramma, fin dal I Atto, quando Le Bret rimprovera Cyrano di avere bruciato in una sera tutto il mensile che suo padre gli ha inviato. “Che follia!” brontola Le Bret, e Cyrano di rimando: “Sì, ma che gesto!” Dopodiché tutta la trama è punteggiata di occasioni non colte (un posto di poeta alla corte del gran Cardinale, il momento di svelare a Roxane la verità, la scaramuccia alla porta di Nesle, che nessuno ha visto), di possibilità mancate per un soffio (il discorso sul tenero, la notte di nozze di Roxane e Christian, l’avvertimento del conte de Guiche – un’ora troppo tardi), di parole non dette, non ascoltate o non comprese. Alla fin fine, Christian è morto, Roxane ha amato per quindici anni l’uomo sbagliato, de Guiche si porta dietro “mille piccoli disgusti di sé che tutti insieme non fanno un rimorso”, e Cyrano… Cyrano ha bruciato la sua vita sull’una e sull’altra fiamma, e ne ha avuto solo sconfitta.CYRANO-DE-BERGERAC-OLD-AGE

Sì certo, è una sconfitta eroica, la sconfitta dell’orgoglio e dell’integrità, ma proprio per questo è ancor più infinitamente triste, e anche quel “panache” (che nessuna traduzione italiana potrà mai rendere, perché il senso francese del termine ha delle connotazioni impossibili per la parola italiana pennacchio) che Cyrano richiama con il suo ultimo respiro, è una consolazione fredda e grigia come il crepuscolo di ottobre. E forse non era nemmeno quello che Cyrano voleva – ma lo scopre troppo tardi.

Anthony Burgess dice che la tragedia di Cyrano è quella di chi fallisce per non essere stato capace di conoscere se stesso. O forse di chi ha vissuto inseguendo sogni sbagliati, aspettative sbagliate, ed era tanto impegnato nei suoi voli pindarici, da lasciarsi sfuggire le cose vere… È un peccato che in letteratura – e nella vita? – si paga sempre molto, molto caro.

 

Salva

In Fin Della Licenza, Io Piangoultima modifica: 2017-06-26T09:01:00+00:00da laclarina
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato ma sarà visibile all'autore del blog.
I campi obbligatori sono contrassegnati *

*