Ott 25, 2017 - angurie    No Comments

E Niente Limone, Grazie…

teaiOggi parliamo di tè al latte, volete?

A me piace tanto, il tè al latte. Ne bevo tanto, tutti i giorni: cinque o sei grosse tazze al dì – niente zucchero e tanto latte. È un’abitudine che ho acquisito secoli fa, durante la mia prima estate scozzese, e mi va benissimo così. Nessuna smania di disintossicarmi, né nulla del genere. Tuttavia, siccome una tazza di tè richiede qualche calma, di rado ne bevo nei bar dove, più spesso che no, capito di fretta.

Poi un giorno, qualche tempo fa, arrivo in un grazioso posto insieme a degli amici – uno di quei piacevoli caffè con i tavolini all’aperto È una pigra e soleggiata domenica, un pomeriggio senza impegni particolari, e quindi mi dico: perché no? Un tè al latte, grazie. L’amico che entra a ordinare per tutti  torna poco dopo, divertito e perplesso in parti uguali.

“Chiedono che cosa intendi con tè al latte. Io credevo che fosse abbastanza ovvio, ma sono così sconvolti dalla richiesta… mi sfugge qualche mistero?”

Spiego che non intendo niente se non l’ovvio – e A. torna dentro a rassicurare la barista: un tè normalissimo, con un po’ di latte.

LemonE poco dopo la signora arriva portando la teiera, un enorme bicchiere di latte bollente con un dito di schiuma e quattro tazze, ciascuna con la sua brava fetta di limone alta un dito. Anche la mia. E ci resta anche male, quando tutti solleviamo un sopracciglio.

“Ha detto tè con un po’ di latte,” ricorda severamente ad A. – e quando le spieghiamo che in effetti è così, ma il tè si prende col latte oppure col limone, e rigorosamente uno solo dei due, se ne va convinta di avere a che fare con una banda di squilibrati. Noi aspettiamo che sia rientrata nel caffè per sghignazzare, ma… insomma, siamo in campagna, ed è vero che da queste parti il tè si beve per lo più al limone – se e quando lo si beve affatto. È chiaro che la barista non ha mai incontrato prima quest’esotica eccentricità, il tè al latte…

E non ci penserei più se, qualche mese più tardi, in un altro paesotto, non mi capitasse una pausa forzata nelle prove. Insieme alla regista, me ne vado in cerca di tè. Troviamo un bar vicino al teatro, ordino due tè di cui uno al latte – e di nuovo mi si chiede che cosa intenda con quest’espressione marziana. E di nuovo la spiegazione produce una teiera, un bricco di latte e una tazza con la fetta di limone. Solo che è uno di quei posti con il bancone altissimo e, piccoletta che sono, mi accorgo del limone solo dopo averci versato sopra il latte e il tè… Teacups

E qualche tempo dopo, in un altro villaggio ancora, due giovanissime bariste mi fanno lo stesso numero – nello stesso bar, ma in due giorni successivi. E ogni volta sono occhiate dubbiose e bizzarre bevande calde… A nessuno pare mai albeggiare in mente che latte e limone, se lasciati insieme senza supervisione, finiscono per cagliare. O forse ci pensano e non vogliono far arrabbiare la squilibrata che beve il tè al formaggio?

Insomma, da allora ho imparato a chiedere tè al latte – senza limone, grazie. Però di solito aspetto un attimo per vedere la reazione: in caso di blank eyes mi affretto a specificare, altrimenti corro il rischio. E così facendo ho constatato che forse è una faccenda generazionale: più è giovane la persona dall’altra parte del banco, più facilmente si sconvolgerà davanti alla richiesta. I baristi dalla mia età in su, on the other hand, sanno di che si tratta senza traumi né patemi.

Oh dear. Il tè al latte è dunque cosa da over quaranta – almeno a queste latitudini? Sto dunque invecchiando? Si direbbe di sì – ma ciò non m’impedirà di continuare. Ormai è qualcosa a mezza via tra un’indagine sociologica e una crociata: un tè al latte. Senza limone, grazie.

E dalle vostre parti, o Lettori, che succede se ordinate un tè al latte?

 

E Niente Limone, Grazie…ultima modifica: 2017-10-25T11:20:04+00:00da laclarina
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