Feb 7, 2018 - lostintranslation, Poesia    2 Comments

Traducendo la Tempesta

thomas-moran-approaching-storm-85446Allora… si discuteva di traduzioni, di recente, e ci si domandava come cambino, non cambino o possano cambiare le cose, non solo da originale a traduzione – ma da traduzione a traduzione.

E allora, a titolo di risposta, facciamo un piccolo esperimento con una poesia di Emily Dickinson, conosciuta come The Storm, ovvero La Tempesta.

Prima di tutto, Emily in persona (1883):

There came a Wind like a Bugle –
It quivered through the Grass
And a Green Chill upon the Heat
So ominous did pass
We barred the Windows and the Doors
As from an Emerald Ghost –
The Doom’s electric Moccasin
That very instant passed –
On a strange Mob of panting Trees
And Fences fled away
And Rivers where the Houses ran
Those looked that lived – that Day –
The Bell within the steeple wild
The flying tidings told –
How much can come
And much can go,
And yet abide the World!

Poi Emily secondo Margherita Guidacci (1947):

Il vento venne come un suono di buccina;
vibrò nell’erba,
ed un brivido verde nell’arsura
passò così sinistro
che noi sprangammo ogni finestra e porta
fuggendo quello spettro di smeraldo;
l’elettrico serpente del giudizio
guizzò allo stesso istante.
Strana folla di alberi affannati
e di steccati in fuga
e fiumi in cui correvano le case
Videro allora i vivi.
Dalla torre, impazzita la campana
Turbinava per un veloce annunzio.
Quante mai cose possono venire
e quante andare,
senza che il mondo finisca!

Emily secondo Giuseppe Ierolli (2002-2005):

Venne un Vento come di Buccina –
Vibrò attraverso l’Erba
E un Verde Brivido sulla Calura
Passò così sinistro
Che sbarrammo Porte e Finestre
Come per uno Spettro di Smeraldo –
L’elettrico Mocassino del Giudizio
Proprio in quell’istante passò –
Un’insolita Turba di Alberi ansimanti
E Steccati divelti
E Fiumi in cui correvano le Case
Questo vide chi era vivo – quel Giorno –
La Campana nella torre sconvolta
Le volanti notizie riferiva –
Quanto può venire
E quanto può andare,
Eppure il Mondo perdurare!

E infine, la montaliana Emily secondo Eugenio Montale (1945):

Con un suono di corno
Il vento arrivò, scosse l’erba;
un verde brivido diaccio
così sinistro passò nel caldo
che sbarrammo le porte e le finestre
quasi entrasse uno spettro di smeraldo:
e fu certo l’elettrico
segnale del Giudizio.
Una bizzarra turba di ansimanti
Alberi, siepi alla deriva
E case in fuga nei fiumi
È ciò che videro i vivi.
Tocchi del campanile desolato
Mulinavano le ultime nuove.
Quanto può giungere,
quanto può andarsene,
in un mondo che non si muove!

Cambiano tante cose. Cambia la musica, cambia la consistenza del linguaggio, cambia il colore… a riprova del fatto che leggere in originale e leggere in traduzione sono esperienze molto diverse – ma non solo: nessuna traduzione è uguale a un’altra.

Che ne dite, o Lettori? Quale preferite – e perché? Che cosa cercate in una traduzione – e in particolare in una traduzione poetica? Fedeltà? Atmosfera e colore? Sonorità? Andamento ritmico?La personalità del traduttore combinata con quella dell’autore?

Do tell.

 

Traducendo la Tempestaultima modifica: 2018-02-07T09:11:07+00:00da laclarina
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2 Commenti

  • Credo che questo valga principalmente per il testo poetico in cui la scelta da parte del traduttore di questo o quel sinonimo, di anteporre o postporre una parola, incide sulla ritmica, sulla fluidità, sulla musicalità dei versi. Ricordo la versione dal greco del proemio dell’Iliade che avevo sull’antologia di prima media. Non diceva nulla. Insapore. Quando successivamente ho conosciuto la bellissima versione del Monti me ne sono innamorata.
    In prosa credo e spero che sia diverso. Tutto sommato, se chi traduce resta fedele al testo originale, grandi differenze da mano a mano non dovrebbero esserci. Certo, il costrutto di un periodo può essere diverso da lingua a lingua e spetta al traduttore il compito di rendere al meglio questi aspetti, ma non dvrebbero esserci le insidie legate al testo poetico.

    • Ah, non credo di essere d’accordo… Indubbiamente la traduzione poetica ha una serie di problemi molto specifici, ma la prosa non è affatto meno complessa. Anche senza contare l’ovvia differenza tra buona e cattiva traduzione, occorre considerare canoni, registri, colore, consistenza, atmosfera e, più di tutto, le infinite implicazioni, connotazioni e cose non dette che stanno sotto ogni singola parola e ogni singola frase, fanno un’enorme differenza. Spesso non esistono corrispondenze precise da una lingua all’altra, perché si traduce tra due mentalità diverse, tra due mondi diversi… E poi la voce dell’autore, il ritmo, l’epoca! Non c’è fine alle difficoltà, alle sfide e ai tranelli.
      Tanto che, per dire il vero, la mia fede nella traduzione letteraria è limitata.
      Se parliamo di traduzioni accademiche, è un cavallo di tutt’altro colore – questo sì.
      A titolo di esperimento, prova a procurarti due traduzioni diverse dello stesso romanzo – magari pubblicate a qualche decennio di distanza – e vedi che impressione ti fanno.

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