05/10/2011
Pessimi Segni E Vin Passito
Sabato pomeriggio ero in una vineria in cerca di un passito siciliano. Ho scelto una bottiglia di Grecale - non per un buon motivo, ma perché ha un nome bellissimo. E mentre prendevo la mia bottiglia dallo scaffale ho pensato: "Se qualcuno mi stesse scrivendo, questo non sarebbe un buon segno per la mia aspettativa di vita."
Certi particolari di caratterizzazione indicano con terrificante certezza che il personaggio in questione non è destinato a una lunga vita felice. Specialmente lunga.
Prendete la tosse, per esempio. All'opera, nei romanzi e nei film ormai siamo così assuefatti all'equazione che quando qualcuno tossisce e sopravvive ci restiamo quasi male. Margherita/violetta, John Keats*, Edgar Linton, Ralph Touchett, Doc Holliday... potrei continuare a lungo. E potrei citare un muratore che, tra un mattone e l'altro, mi aggiornava su Angeli e Demoni che stava leggendo. "Ah, ma Kohler ha una gran brutta tosse," ripeteva ogni volta in idioma locale, scuotendo funereamente la testa.
Ma ci sono altre categorie di goners. Una è costituita dalle Ragazzine Troppo Angeliche Per Vivere. Little Nell, Little Eva, Beth March**... le leggi - così tenere, così preternaturalmente sagge, così adorate da tutti (tranne quelli tra i malvagi che sono anche meschini), le osservi dispensare luce e gioia e redimere cuori durissimi ad ogni passo, ti stupisci che non affoghino nella loro stessa saccarina, ti ritrovi a desiderare di poterle spingere giù dalla massicciata della ferrovia - ma poi ti viene in mente che questi angeli non sopravvivono, e ti consoli: con un minimo di fortuna, te ne libererai abbastanza presto.
In linea generale, anche l'Arcangelo della Rivoluzione non invecchia. Penso a gente come Enjolras de I Miserabili, Gauvain in Novantatre di Hugo, e Victor Haldin del conradiano Sotto Gli Occhi Dell'Occidente... La combinazione di intransigenza e scarso senso pratico tende a condurre alla tomba in tempi rapidi.***
Poi c'è, anche se questo è un caso più specificamente meccanico, la vittima designata nei gialli della vecchia scuola inglese. Prendete i capitoli introduttivi di un qualsiasi romanzo di Agatha Christie, Josephine Tey, N'Gayo Marsh o Georgette Heyer - oppure il primo quarto di un qualsiasi episodio de La Signora in Giallo - e state pur certi che il personaggio che si fa detestare a diritta e a mancina cadrà presto. Il che risponde all'esigenza narrativa di fornire moventi a più gente possibile e a quella morale di offrire qualche whiff di giustificazione all'assassino, ma resta il fatto che, in linea generale, la persona più sgradevole muore.
E che c'entra tutto ciò con il Grecale? direte voi.
C'entra, perché un altro, seppur molto meno diffuso, segno poco promettente è una passione per i nomi che va al di là della ragionevolezza pratica. Provate a pensarci: in Un'Anima Non Vile, Konradin von Hohenfels è certo che Alicarnasso debba essere un posto meraviglioso solo sulla base della bellezza del nome. E Konradin si trova di fronte a un plotone d'esecuzione a venticinque anni. In Un Albero Cresce A Brooklyn, Johnny Nolan sceglie di portare la sua nuova sposa a vivere nella buia, malsana e scomoda Bogart Street, per nessun miglior motivo del suo bel nome misterioso, il bog(g)art essendo un folletto particolarmente malevolo del folklore irlandese. Johnny muore poco più che trentenne di polmonite, alcolismo e incapacità di vivere. Hanno Buddenbrook, nel corso dei suoi cupi pomeriggi sul divano del salotto buio, si ripete all'infinito nomi poetici e immaginari per il gusto del loro suono e delle immagini che evocano. Hanno muore adolescente per il tifo. Eccetera****.
Gli dei rendono ciechi quelli che vogliono perdere? Si direbbe che invece gli scrittori diano a quelli che vogliono perdere pessimi polmoni, un carattere angelico o una predilezione per i nomi.
Oh, e il Grecale era squisito.
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* Sì, lo so: Keats non è un personaggio letterario, ma quanti sapevano come va a finire prima che cominciasse a tossire in Bright Star?
** Beth poi ha anche la tosse...
*** Qualcuno mi dice che fine fa Florian nella Trilogia di Westmark di Alexander Lloyd? Ho letto i primi due volumi e poi mi sono stancata, ma sono lievemente stupita del fatto che Florian, l'Enjolras della situazione, non l'abbia ancora presa nelle costole...
*** E che dire di Gwendolen e Cecily, decise a non poter amare un uomo con un nome diverso da Ernest? Naturalmente nessuna delle due muore, but lo! la convenzione ha persino una parodia!
08:10 Scritto da: laclarina in libri, libri e libri, teorie | Link permanente | Commenti (6) | Trackback (0) | Segnala | Tag: meccanismi narrativi, henry james, dan brown, dickens, conrad, allcott | OKNOtizie |
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Commenti
Ok, il grecale ha un bel nome ed era squisito, ma come la mettiamo col cacofonico Zibibbo (dall'arabo sibib, uva secca)?
Scritto da: renzo | 05/10/2011
Buono anche quello - il nome non è bello, però è pittoresco. E comunque, che vuoi mai? La letteratura lo chiarisce abbondantemente: il criterio dei nomi non è una gran buona idea sul lungo periodo... :-)
Scritto da: laclarina | 06/10/2011
Salve, commento che non ha a che fare col post... Poichè vedo che ha una vastissima cultura in ambito letterario, vorrei chiederle una cosa per togliermi un dubbio che mi assilla e non riesco a sciogliere.
In metrica italiana, l'uso di sinalefe e dialefe sono riuscito ad assimilarlo, però con sineresi e dieresi mi rimane un dubbio. In base a tutte le fonti che ho studiato, è emerso che la sineresi raccoglie in una sillaba due che invece fanno iato in grammatica e la dieresi separa invece un dittongo grammaticale per farne due sillabe metriche.
Il mio dubbio è: ma quando? Cioè, di fronte ad un nesso vocalico che in GRAMMATICA forma dittongo o trittongo, io posso (per licenza poetica diciamo) in METRICA scegliere o meno di usare la dieresi e quindi separarlo in due sillabe (e viceversa con la sineresi)?
Quella della sineresi e della dieresi è una libera scelta, una possibilità che la metrica offre al poeta, o invece c'è dell'altro sotto, delle regole più o meno fisse che al momento ignoro?
E' questo il nodo cruciale. Grazie in anticipo per l'aiuto che saprà darmi. A presto.
Scritto da: arteletteratura | 06/10/2011
Uh, posso confessare che in fatto di metrica mi coglie del tutto in castagna? Ho sempre pensato che la faccenda sineresi/dieresi fosse abbastanza arbitraria (whenever you had to fit the wrong number of syllables in a line), ma adesso mi sorge ogni genere di dubbi...
Non lo so, ma tra i lettori qui c'è un sacco di gente che di certo ha le idee chiare in proposito.
Per esempio Marta. Marta? Se passi di qui...
Scritto da: laclarina | 07/10/2011
Allora attendo le risposte di Marta. Mi faccia sapere (anche via Twitter). A presto!
Scritto da: arteletteratura | 07/10/2011
Mi scuso per l'impazienza, ma ho questo tarlo che mi rode... nessuna notizia di Marta (o altri) e delle sue conoscenze in fatto di metrica? A presto.
Scritto da: arteletteratura | 09/10/2011
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