Browsing "angurie"
Ott 4, 2015 - angurie, Arte Varia    No Comments

I Quattro Moschettieri in Russia

E sì - anche le marionette...

E sì – anche le marionette…

Finalmente! Din Don Dan!

Guardate che cosa ho trovato – ed esultate con me!

Sì – d’accordo, l’ho trovato su YouTube, e quindi si potrebbe dire che non è stata precisamente una cerca medievale – ma insomma, prima non l’avevo mai trovato e adesso sì, e dunque ripeto: rejoice with me!

E che cosìè l’oggetto di tutto questo gioire? Un pezzettino dei Quattro Moschettieri radiofonici di Nizza&Morbelli, dicui vi ho già contato le meraviglie più di una volta. Però fino a ieri il mio entusiasmo si basava interamente sui libri e sulle memorie radiofoniche di anziani parenti. Adesso, at long last, eccone uno scampolo:

Oh, i barcaioli del Volga che tirano malinconicamente la barca avanti e indietro senz’altro scopo che il colore locale! Oh, il teatro di pensiero…! Impagabile.  Che devo dire? Adoro Nizza&Morbelli.

Buona domenica.

Ago 31, 2015 - angurie, Storia&storie    4 Comments

C’era un Elefante di Cremona…

ElephantFrederick

Ne avevamo parlato in occasione della Giornata Mondiale degli Elefanti: ricordate l’elefante di Federico II? Quello ricevuto in dono dal Sultano d’Egitto Malik al-Kamil? Quello che Federico usava per le sue parate trionfali – e che pareva non avere altro nome che “l’elefante di Cremona”? Al-Kamil_Muhammad_al-Malik_and_Frederick_II_Holy_Roman_Emperor

Ebbene, ho fatto una scoperta. Mi sarebbe piaciuto molto che l’elefante si chiamasse Provenzale – come era stato suggerito – ma in realtà Federico optò per un nome che era esotico e anche un filo bizzarro: Malik.

E sì, certo: in arabo Malik significa “Re”, e quindi è adatto a un animale così imponente e significativo – ma era anche l’attributo del donatore, and hence la bizzarria… Chissà che cosa ne pensò il Sultano, quando si vide appioppare una semiomonimia con l’elefante…

Ma in realtà inclino a credere che nessuno dovesse offendersi di alcunché: al-Kamil, sovrano ayyubide di sangue curdo e nipote del (feroce?) Saladino, era un uomo notevolissimo e un buon amico dell’Imperatore, con cui condivideva una mente aperta, un’insaziabile curiosità intellettuale, molti interessi e, sotto certi aspetti, una visione del mondo. E l’elefante era un simbolo di saggezza e maestà: non credo che l’omaggio potesse dispiacergli, tutto sommato… E di Malik, donato da un sovrano all’altro a cavallo dell’incontro tra due grandi menti che simboleggiavano due mondi, abbiamo persino un’immagine. La vedete qui sopra, ed è tratta dalla Cronica Majora di Matteo Paris.

Alla fin fine, per essere un elefante del XIII Secolo, Malik lo conosciamo piuttosto bene, vero?

Ago 30, 2015 - angurie    2 Comments

Pesca e Pesche

CompleatAnglerThorpeOggi facciamo (in ritardissimo) qualcosa di lievemente eccentrico e diverso dal consueto.

Sia il ritardo che l’eccentricità che l’argomento hanno… well, diciamo che hanno ragioni.

In primo luogo, vi ricordate di Izaak Walton e The Compleat Angler – il Perfetto Pescatore? Ecco, qui c’è un video che mostra le illustrazioni di una vecchia edizione. Sono affascinata… non tanto dall’idea che nel 1911 si pubblicasse ancora un manuale di pesca seicentesco… O forse anche da quello – ma soprattutto dall’idea che lo si pubblicasse illustrato.

Dite la verità: non immaginate ragazzini in vacanza in campagna – e questo libro sfogliato insieme al nonno la sera a titolo di premio se ci si è comportati bene, oppure nei pomeriggi piovosi? E cugini ormai adulti che nella libreria della  vecchia casa ritrovano il libro impolverato e… right, mi fermo qui. Questo cosa ha tutta l’aria di voler diventare una storia. Peach

E poi, sempre because, volevo mettere qui anche un pezzettino di James and the Giant Peach – ma mi sono accorta che è pieno d’insetti – e quindi, se proprio volete vederlo, bisognerà che vi rechiate altrove.

E buona domenica – o quel che ne resta.

Ago 12, 2015 - angurie    No Comments

E Dove, Dove, Dove Son le Stelle?

558571_540197292729634_1900004757_n

Stelle, dicono…

Stelle cadenti. Perseidi. E San Lorenzo, e il picco fra il 12 e il 13, e guardare a nord-est…

Be’, non so da voi, ma qui il cielo non è mai limpido a sufficienza, in queste notti. Magari c’è ancora un po’ di tempo, ma so far, no joy.

E allora che bisogna fare? Consoliamoci con firmamenti passati. E, in mancanza di stelle – perché ci sono state estati così, e nemmeno tanto tempo fa – con la luna piena. Oppure scaricando e leggendo Cyrano fra le Stelle ovvero l’incantevole scena XI dell’Atto Terzo del Cyrano de Bergerac, che fonde intrigo amoroso e l’ur-fantascienza di un magnifico viaggio immaginario.

E insomma, non sono ancor perdute tutte le speranze – ma se quest’anno deve andar così – o, tutto sommato, anche se invece voi avete raccolto messi d’innumeri perseidi – godiamoci una stellata di carta e d’inchiostro.

 

Ago 5, 2015 - angurie    No Comments

Stagno Letterario

SGN_1È estate, pieno pomeriggio, quell’ora in cui la gente sensata se ne sta all’ombra e/o al fresco.

La Clarina invece è nel punto più caldo del giardino, impegnata a sigillare con un sasso e un tubo di silicone il foro per il drenaggio di una vasca di terracotta. La vasca è rotonda, larga una sessantina di centimetri e pesa come una dannazione e non è molto incline a stare ferma. La Clarina è sul punto di usare del Linguaggio quando, di tra il nocciolo e la quercia, sbucano lo Spirito di Kit e lo Spirito del Bardo che, essendo spiriti, non hanno bisogno di aspettare quella cosa che da queste parti va sotto il nome di frescura serale.

Lo Spirito di Kit – Perché se ne sta al caldo a quest’ora e traffica con una vasca di terracotta?

Lo Spirito del Bardo – E chi lo sa? Perché te ne stai al caldo a quest’ora, o Clarina, e traffichi con una vasca di terracotta?

La Clarina – Zitti, che sono sul difficile…

SdK – Perché chiudi il buco se vuoi piantarci i fiori? d1545172e8d07f310ca045df2def3eb9

La Clarina (li guarda entrambi malissimo da sopra l’orlo della vasca) – Non andreste a passeggiare altrove, vero?

SdB – Il buco ti serve, sai?

La Clarina – Non voglio piantarci dei fiori. Voglio farci uno stagno.

SdB – Uno stagno?

SdK – Lì dentro?

SdK – Sì, uno stagno. Qui dentro. Uno stagno in miniatura.

Gli spiriti  scambiano uno sguardo perplesso.

SdK – E perché mai vuoi uno stagno in miniatura?

CTG515751aLa Clarina- A costo di ripetermi: altrove?

No – è chiaro che gli spiriti non andrebbero a passeggiare altrove. Non adesso – e come biasimarli? Chi andrebbe a passeggiare altrove quando qui c’è in costruzione uno stagno in miniatura?

SdK (si appollaia sull’angolo del tavolo da giardino e incrocia le braccia) – Stai scherzando? Do tell…

La Clarina (abbandona vasca, sasso e silicone, sospira, si asciuga la fronte ed entra in storytelling mode) – Allora… Il fatto si è che da piccola leggevo cose come Il Giardino Segreto – e forse la cosa che mi piaceva di più erano le polle e fontane nel giardino eponimo. Così come la fontana nella storia delle Tre Melarance. O la Serpentine in Peter Pan a Kensington Gardens. O la polla incantata di MacDonald, o il bacile divinatorio e boschivo di Tolkien… Leggevo queste cose e volevo tanto un laghetto. Uno stagno. Una polla. Un ruscelletto. Una fontana… Dell’acqua in giardino.

SdB – E non ne hai mai avuta?

SdK – In tutto questo enorme giardino, nemmeno uno schizzo d’acqua?0393f31d8e304a7fe882a133392e3e9a

la Clarina – Be’, siamo in quel di Mantova. Zanzare a nuvole. Zanzare ovunque. La famiglia non ne ha mai voluto sapere. E forse è stato meglio così, considerando che all’epoca avevo in mente un laghetto a fagiolo. Azzurro.

SdK (snorts).

la Clarina – Ero piccola!

SdK (indica col mento la vasca capovolta) – Non si direbbe che crescendo tu ci abbia ripensato.

la Clarina – Ti pare a forma di fagiolo? Ti pare azzurro? E comunque non è colpa mia. Cresci, leggi cose come A Room with a View, e la Polla Sacra… Oppure Henry James – ci sono sempre laghetti nei parchi, in Henry James.

SdB – Si vede che non ci sono zanzare…

la Clarina – Già. Ma adesso ci sono quelle pastiglie che si mettono nell’acqua, you know – ed eliminano le larve di zanzara. E allora mi sono decisa, e ho comprato qualche piantina acquatica, e ho preso questa vasca e ho fatto uno stagno.

imagesSdK – Non l’hai fatto affatto, si direbbe.

la Clarina – L’avevo fatto. Solo che dopo averlo riempito mi sono accorta che perdeva.

SdB – Ah, la chiusura del buco…

la Clarina – Yes well, non era venuta bene. Adesso lo sto chiudendo che pare un bunker antiatomico.

Gli spiriti scambiano un altro sguardo dubbioso.

SdB – Se lo dici tu…

SdK – E i gatti? Hai pensato ai gatti? Perché sai, i gatti–

la Clarina – Oh, pittikins! Sparite, dubitatori e coperte bagnate che non siete altro! Tornate tra un paio di giorni e vedrete. Perché io… – (assume improvvisamente la maniera del Draghetto Grisù) – Io avrò uno stagno! Io avrò uno stagno! Io avrò uno stagno!

Gli spiriti, un nonnulla preoccupati, giudicano prudente dileguarsi. La Clarina torna al lavoro borbottando tra sé “Burnett… Forster… James…” Riuscirà la Clarina a realizzare il suo sogno d’infanzia e avere uno stagno letterario con le ninfee e le rane – senza che i gatti interferiscano troppo?

Vi faremo sapere. Non perdete la prossima appassionante puntata de Lo Stagno Riluttante.

Mag 29, 2015 - angurie, scribblemania    No Comments

Causa ed Effetto

Sorry, sto scrivendoscrivendoscrivendo – e comincio ad avere l’impressione di farcela davvero, a finire entro domenica sera – e sto anche editandoeditandoeditando…

E a dire il vero non vedo perché non dovreste scriverescriverescrivere anche voi. O almeno scrivere un po’.

E allora, prendendo a prestito abitudini altrui e inclinandole a 45°, facciamo un gioco: due immagini (di N.C. Wyeth) da cui ricavare una storia, volete?

In un ordine qualsiasi:

wyeth_murdersquireford

E…

wyeth_renegademonk

Et voilà. Che è successo tra l’una e l’altra – in un ordine qualsiasi? Una storia completa, una trama, un limerick… Quel che volete.

Torno a scriverescriverescrivere.

Ci sentiamo presto.

Buona scrittura

Maypole!

-Maibaum_Ostfriesland967E magari somiglia a un albero della cuccagna, ma non lo è. In realtà è una vecchia tradizione di stampo germanico: l’albero/tronco/palo decorato sta per Yggdrasil, l’Albero del Mondo e, anziché cospargerlo di grasso e arrampicarcisi a caccia di cotechini e prosciutti, lo si decora e ci si danza intorno. Più dignitoso, se chiedete a me. Per l’albero e per tutti quanti.

Se andate in giro per Austria o Baviera dopo il I di maggio (che, guarda caso, è oggi), ne vedete uno in ogni villaggio, sotto il nome di Maibaum.

Un tempo usava esser così anche in Inghilterra, Scozia, Irlanda e Galles: al Maypole si appendevano dei nastri colorati e ci si intrecciavano (è il caso di dirlo) attorno complicate danze circolari. I nastri si intrecciavano, appunto, intorno al palo, creando dei motivi colorati. E non è affatto semplice come magari ha l’aria di essere…

E d’accordo, è una Renaissance Faire di New York, per cui è tutto più fantasy che altro – ma la danza rende l’idea. *

Ad ogni modo, nelle Isole Britanniche tutto ciò andò gaiamente avanti per diversi secoli, e poi… Poi arrivò la Riforma. I Protestanti, soprattutto i Presbiteriani, il Maypole e le danze e i giochi del I di Maggio non li potevano vedere. “Robaccia pagana!” strillavano, stracciandosi le vesti – e noi che possiamo fare se non scuotere il capino, una volta di più, sull’allergia di questa gente a tutto ciò che era allegro e festoso e giocoso…?

Oh well. C’è da dire che non era facile scoraggiare gli Inglesi (e Gallesi, e Scozzesi e Irlandesi) dalle loro feste. Dopo il 1660 e la Restaurazione, i Maypoles rigermogliarono dappertutto e, in taluni luoghi, permangono tutt’ora.

E, avendovi forniti di un lieto fine, non ho altro da fare che augurarvi un lieto I di maggio.

______________________________________

* Il video dura tre minuti e mezzo – non occorre che lo guardiate tutto. Giusto per farvi un’idea.

Apr 22, 2015 - angurie    No Comments

Sul Dar Nomi Alle Cose

NamingTanto tempo fa, nella mia vita precedente, ricevevo quasi quotidianamente i fax pubblicitari di una ditta di coperture mobili. Siccome producevano coperture, era parso loro bello chiamarsi Kopron. Perché paresse loro bello inondare di fax pubblicitari la gente incolpevole, proprio non lo so.

E parlo di fax quotidiani. Dapprima sperai che, se non avessi risposto, prima o poi avrebbero smesso – ma loro continuavano. In fondo al messaggio, scoprii dopo qualche tempo, s’indicava la possibilità di rispedire il fax al mittente barrando l’apposita casella per richiedere l’interruzione dei messaggi. Provai, e non servì anulla. Allora spedii al mittente, sempre via fax, un messaggio più articolato, in cui spiegavo di non essere interessata alle loro coperture mobili, grazie. Come non fatto. E fu in un momento di esasperazione che rispedii al mittente l’ennesimo fax con questa annotazione bene in vista: Siete consapevoli del fatto che il vostro nome, in Greco antico, significa “sterco”?

Di fax non ne arrivarono più .

Ora, marketing d’assalto a parte, il fatto è che il nome in questione poteva suonare come un’elegante variazione su “copertura”, ma non stavo scherzando sul significato in Greco antico. Forse alle volte varrebbe la pena di spendere qualche pensiero sul nome dal suono esotico che pare tanto bello per un’attività…

Come – e questo è un aneddoto che racconta spesso Severgnini – quel negozio genovese di cravatte che il titolare decise di chiamare Top One. Peccato che l’autore dell’insegna dipinta a mano non avesse considerato per bene gli spazi… “Tu dove le compri le cravatte?” si chiedevano l’un l’altro i Genovesi. E capitava che la risposta fosse “Dal Topone!”

Anche dalle mie parte c’è (o almeno c’era fino a qualche anno fa) uno di quei centri di abbronzatura, nomato Sun Saloon – il che magari al momento sarà parso una buona idea, ma considerate che la pronuncia della faccenda è sciaguratamente simile a “sansalùn” parola con cui il dialetto locale indica lo zanzarone – orrida bestia sin troppo comune in queste plaghe umide.*

Su quell’altro negozio di abbigliamento maschile chiamato MacBeth non mi pronuncio. Superstizioni teatrali a parte, è proprio una buona idea chiamare il proprio negozio come un usurpatore pluriomicida finito malissimo? Thinking

Epperò queste sono piccole realtà, negozi, ditte mediopiccole… Può capitare che qualcosa sfugga. Quando invece sono squadre di marketers e fior di creativi a partorire faccende sfortunate come inMondadori (provate a pronunciarlo come una parola sola a un minimo di velocità…) o brutturette come VeryBello, viene proprio da domandarselo: come, come, come è potuta sembrare loro una buona idea?

E quindi forse, prima di dar nomi alle cose, vale la pena di accertarsi che non vogliano dir nulla di impresentabile in altre lingue**, scriverli in tutte le maniere possibili e guardarli per bene, ripeterli ad alta voce non una ma molte volte, farseli ripetere ad alta voce da qualcun altro, dormirci su una notte o due, e conservare un sense of humour.

Come la gente che le sue gru da noleggio le ha meravigliosamente chiamate Issa… Semplice, efficace – e anche spiritoso. C’è speranza per l’arte di dar nomi.

___________________________________________________

* E non da oggi: tra le lettere che l’architetto secentesco Gabriele Bertazzolo scrisse mentre lavorava alla sua notevole opera idraulica proprio qui nel mio villaggio, si trova più di una fulminazione all’indirizzo dei numerosissimi e fastidiosissimi sansaloni… Ci sono cose che non cambiano attraverso i secoli.

** Viene in mente la storia della Commissione degli Stati Utenti del Canale di Suez, che l’Assemblea Generale dell’ONU impiegò una giornata di lavori a battezzare, perché pareva non trovarsi un acronimo che non significasse qualcosa di sconveniente in qualche lingua…

 

 

Apr 1, 2015 - angurie    2 Comments

Il Perfetto Pescatore

Izaak_WaltonNato alla fine dell’epoca elisabettiana e morto una manciatina d’anni prima della Glorious Revolution, Izaak Walton era un prospero mercante di ferramenta a Londra. Pilastro della comunità, ben sposato, frequentatore di ecclesiastici e amico del poeta John Donne, forse avrebbe continuato così se, nel 1644, non avesse sentito l’esigenza di ritirarsi in campagna, al riparo dagli incerti della guerra civile…

E così, mentre l’Inghilterra andava a ferro e fuoco, il nostro Walton si ritirò in un idillio personale – una graziosa fattoria sulla riva di un fiumicello*, a meditare, scrivere e pescare.

E pesca oggi, pesca domani, dovette venirgli l’ispirazione: perché non scriverci un libro? Il che va a provare che l’umana natura non cambia poi troppo attraverso i secoli…IzaakWAngler

Ad ogni modo, Walton si mise a scrivere, e il risultato si fu, qualche anno più tardi, The Compleat Angler – il manuale di pesca fra i manuali di pesca, in dialogo, prosa, poesia e musica. E la Canzone del Pescatore, con tanto di spartito per due voci, riassume perfettamente lo spirito del libro, secondo cui non esiste passatempo superiore alla pesca, che è tranquilla, senza rischi, senza rovesci e senza mal di cuore, si sposa perfettamente con una ricca vita interiore, e poi stimola la convivialità e la generosità quando si tratta d’invitare gli amici a un buon pranzo di pesce.

Tutto ciò, il protagonista Piscator lo spiega in dettaglio al soggiogato passante Viator, insieme a una quantità di particolari tecnici, consigli e dritte, filosofia piscatoria, filosofia at large, digressioni ittiologiche, perle di buon senso e voli pindarici sulle arcadiche gioie della vita lungo il fiume…

Izaak_Wolton_and_his_scholarFunziona? Forse non sono la persona giusta per dirlo, considerando che la mia competenza in fatto di pesca è men che nulla – ma certo è che, quasi quattro secoli più tardi, il buon Izaak è ancora il nume tutelare dei pescatori del mondo anglosassone, e se ben pochi si ricordano di lui come autore di placide biografie, tutti hanno l’aria di sapere che cosa sia The Compleat Angler.

D’altra parte, Izaak stesso coltivò il suo manuale per tutta la vita, ampliandolo di edizione in edizione – e ce ne furono molte, durante la sua vita – aggiungendo versi, aneddoti e capitoli tecnici, facendosi aiutare da amici e colleghi là dove non si sentiva esperto a sufficienza, e inserendo nel dialogo un cacciatore e un falconiere, forse per bilanciare lo spudorato peana della pesca.

Ad ogni modo, il libro riuscì a godere d’inabbattuto successo tra Commonwealth e Restoration… si direbbe che gli Inglesi pescassero con identico entusiasmo negli anni poco allegri di Cromwell come sotto il restaurato Carlo II – e in seguito, se è vero che, come leggenda vuole, non ci sia casa o locanda nelle campagne inglesi senza una copia di questo singolare manuale.

E io non so se ci siano pescatori tra voi, o Lettori, ma se a questo punto siete incuriositi, niente di meglio del Project Gutenberg per dare un’occhiata a The Compleat Angler, edizione illustrata del 1653.

carp

 

__________________________________

* Le cose che gli Inglesi sono capaci di chiamar “fiumi”…

Mar 11, 2015 - angurie    No Comments

Tarditarditarditardi…

Voce della Coscienza – Clarina? latelate

Clarina (correndo torno torno, come usava dirsi un tempo, con più impegno che efficacia) – Ètardiètardiètardiètardi…

VdC – Tardì, sì. Devi–

C. – Tardissimissimissimo!

VdC – Sì, e devi post–

C. – The hurrier I go, the behinder I get!

VdC – Ho afferrato il concetto, ma–

C. – Non distrarmi. È tarditarditard–

VdC – Clarina!!

La Clarina sobbalza, si ferma di botto, si guarda attorno, fa gli occhi tondi…

VdC (per nulla impietosita) – Che diamine fai, si può sapere?

C. (fa gli occhi ancora più tondi, estrae dal taschino che non ha un orologio che non porta,  indica timidamente le lancette che non segnano nessuna ora in particolare e pigola…) – È tardi…

VdC – E credi che correre in tondo migliori le cose?

C. – Non corro in tondo. Corro torno torno – e non levare gli occhi al cielo.

VdC – Non levo nessun occhio a nessun cielo. Nemmeno li ho, gli occhi da levare: sono una voce disincarnata che vive tra le tue orecchie.

C. – Vero. Ma quello che intendevo–

VdC – Fa nulla. Rispondi: trovi che correre torno torno migliori le cose?

C. (miserably) – Per niente. The hurrier I go–

VdC – Già detto. E allora fermati.

C. – Non posso, giusto cielo! Ti pare che possa? La Casa dell’Inglese, la valutazione, Sir Richard Martin, novembre e non ottobre, le dispense, la traduzione, le prove, la corrispondenza, la primavera che incombe minacciosa, le prove, il Palcoscenico di Carta – Canterbury, oh diavolo: Canterbury! – un blog, due blog… (Senza nemmeno accorgersene, ha ripreso a correre sul posto)

VdC – Clarina!!

C. (sobbalza sull’attenti, mordendosi la lingua nel processo) – Ow!

VdC – Così non va, ragazza. Non va e non va. Respira profondamente.

C. – Non ho tempo di respirare profondamente. La Casa dell’Inglese, la valutazione, Sir Richard Martin, novembre–

VdC – Clarina!!!

C. (sobbalza anew) – E piantala, perbacco! Neanche dissanguarmi a morsi mi aiuta, sai? Già ho il ferro basso…

VdC – Scusa. Vero anche questo. Ma così non va. Non va nemmeno un po’. Non va per niente… -ente… -ente… -ente…

C. (esce  di scena borbottando tra sé) – La Casa dell’Inglese, la valutazione, Sir Richard Martin, novembre e non ottobre, le dispense, la traduzione, le prove, la corrispondenza, la primavera che incombe minacciosa, un blog, due blog…

VdC (alla scena vuota) – Ma non mi ascolti neanche, sciagurata? Dove vai? A correre sul posto altrove? Guarda che ti vedo lo stesso! Abito tra le tue orecchie…

C. (fuori scena) – E di tra le mie orecchie, che cosa suggerisci di fare?

VdC – Er…

Buio.

Soffrite il cambio di stagione? Vi sentite sopraffatti? Sentite il bisogno di cambiare ritmo? Più vi affrettate, più restate indietro? Se dipendesse da voi andreste in letargo? Vi scoprite una tendenza a perdere per strada mesi interi e a confondere quartieri?

Sì?

Volete una soluzione?

Sì?

Anche noi. Se ne trovate una, ci fate sapere?

 

Pagine:«123456789»