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Ott 25, 2009 - considerazioni sparse    No Comments

Berlino

D’accordo, non è stata la partenza più meditata della mia vita, ma… mentre leggete sono già in viaggio.

Torno a Berlino.

Torno a Berlino a vent’anni dalla caduta del Muro, e a meno di diciannove dal mio primo viaggio in Germania. Quando era successo tutto solo da pochi mesi, e Alexander Platz era piena di gente a ogni ora del giorno e della notte. Quando i Berlinesi andavano dalla zona Est a quella Ovest e viceversa, avanti e indietro, semplicemente perché potevano farlo. Quando i soldati russi passavano la libera uscita seduti in riga sulle panchine nei parchi, perché non avevano i soldi per fare altro, e tentavano di vendere le loro mostrine ai turisti per racimolare qualche Marco. Quando ogni piazza aveva il suo quartetto d’archi e la sua bancarella di pezzi di Muro. Quando era tutto nuovo, ed entusiasmante, e untried. Quando si aveva l’impressione di camminare dietro la Storia.

Torno a Berlino, a vedere che cosa è cambiato in questi vent’anni, a sentire se è rimasto qualcosa di quell’aria che si respirava allora.

Torno a Berlino.

 

E se ne andò di qua e di là

Nei corsi di scrittura americani possono succedere cose bizzarre, a volte. Come per esempio, dover realizzare un video di due minuti che illustri uno specifico problema di scrittura. Cose che capitano. Così come capita, scrivendo, di partire con un’idea, dipartirsene poi per la tangente (o per la tangenziale, come mi disse una volta un muratore) e ritrovarsi… be’, non dove ci si aspettava di arrivare. Il che può essere una piacevole sorpresa oppure un disastro.

Cattiva notizia: è più spesso un disastro che una piacevole sorpresa. Buona notizia: quasi tutto si può sistemare; è a questo che servono revisioni e seconde stesure.

Questo è il mio piccolo video in proposito. Si capisce tanto che mi piacciono i film muti?

 

Ott 16, 2009 - considerazioni sparse    No Comments

Virgilio in Pillole

Ieri, 15 ottobre, era il cosiddetto Compleanno di Virgilio.

L’Accademia Nazionale Virgiliana di Scienze, Lettere e Arti ha celebrato la ricorrenza con un convegno in Santa Maria della Vittoria, e la Clarina era là, nonostante debba confessare una simpatia limitata per il poeta in questione. O forse questa è un’ingiustizia, perché in realtà tutto si risolve nel fatto che la Clarina proprio non regge il Pio Enea. Una volta o l’altra ne parleremo.

Ad ogni modo, il convegno ha avuto tra i suoi meriti quello di occuparsi di Virgilio in modo inconsueto, scegliendo temi poco frequentati, come la storia delle traduzioni virgiliane in Russia, la duplice (e polemica) traduzione dell’Eneide del letterato e diplomatico mantovano Ercole Udine, e la traduzione delle Bucoliche in dialetto alto-milanese di Edoardo Zuccato.

Spero di non suonare irriverente se condenso qui alcune pillole tra le molte cose interessanti che si sono dette.

– Dopo ventuno secoli di letture, riletture e interpretazioni, a quanto pare, non siamo ancora sicurissimi sul significato di certi versi virgiliani. E d’altro canto, abbiamo perso definitivamente la conoscenza di come i Romani pronunciassero effettivamente il Latino. Sono, come si diceva altrove, alcune di quelle cose che non sapremo mai. Ma ciò non impedisce di continuare a cercare. 

– Il mito non si propone come affermazione di verità, ci ha spiegato il Professor Dario Cosi (Storia delle Religioni, Brescia-Bologna), ma come strumento d’interpretazione della realtà. In fondo, pare a me, il mito è si comporta in modo più filosofico/scientifico che religioso…

– Tanto nella Russia zarista quanto poi nell’Unione Sovietica, ci ha spiegato l’ex sindaco di Mantova Vladimiro Bertazzoni, si studiava e traduceva Virgilio. Non molto, ma abbastanza perché Puskin lo citasse in mezzo al bagaglio culturale di dubbia utilità di Onegin, e perché nel XVI secolo il poeta fosse raffigurato tra i precursori  della Cristianità sulle pareti della Chiesa dell’Annunciazione a Mosca. Mi affascina sempre scoprire come parti del nostro paesaggio culturale vengano percepite altrove.

– Ercole Udine ha tradotto l’Eneide non una, ma due volte. E disapprovava Annibal Caro con tutta l’anima sua. Caro è così profondo nell’interpretare l’Eneide, dice Udine, che ci vede cose che nessun altro può arrivare a vederci. (Sottinteso: perché infatti non ci sono per niente. Prendi, incarta e porta a casa, Annibal). Molto più occupato a confutare il Caro, dice la mia amica Elena Coppini (Università di Padova) che a tradurre sul serio. Comincio a pensare che sarebbe un buon personaggio, narrativamente parlando.

I Bucoligh in dialetto alto-milanese, di Edoardo Zuccato, non sono sempre di facilissima comprensione per i non alto-milanesi (nemmeno per un esperto di dialetti come il professor Mario Artioli), ma sono una delizia. Confesso che al sentire le Muse apostrofate come “Bei gagiòt dal Piero”* è stato difficile mantenere un contegno serio e decoroso.

Buon compleanno, Virgilio!

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* Le belle Pieridi, figlie di Pierio, che potrebbero essere le Muse oppure no (be’, secondo Virgilio sì, evidentemente), che forse avevano gli stessi nomi oppure no… Secondo una versione del mito, tentarono di fare le scarpe alle Muse e non ci riuscirono. Secondo altre, furono le vere madri dei figli delle Muse. A scelta e a piacere di ciascuno.

Noterella

Dunque, mi si chiedono notizie della trasposizione televisiva di Kidnapped citata nel post su Alan.kilt2.jpg

Personalmente sono certa, più che certa, certissima che lo sceneggiato (allora si chiamavano così) sia stato trasmesso anche in Italia. Dalla RAI, ovviamente, nei primissimi anni Ottanta. Andava in onda all’ora di cena. O forse, date le abitudini di casa mia, a un’ora che potrebbe essere considerata “subito dopo cena”. Solo che, a quanto pare, me ne ricordo soltanto io. Lo sceneggiato fantasma: io sola l’ho visto, e persino la RAI, interpellata in proposito, nega che sia mai avvenuto alcunché di simile. Però io me ne ricordo benissimo, e non posso essermi sognata delle scene intere, inquadratura per inquadratura, giusto? Per non parlare della colonna sonora… Se qualcun altro ne ha memoria, please, fatemelo sapere. Mi sarebbe di grande consolazione.

Ad ogni modo, di adattamenti cinematografici e televisivi di Kidnapped se ne contano a decine… be’, no, non esageriamo: se IMDb è degno di fiducia, se ne contano 13 fra il 1917 e il 2005. Di questi 13 ne ho visti (in parte o totalmente) 6, e lo sceneggiato di cui parlo, produzione anglo-tedesca del 1978, pur avendo quell’inevitabile Seventish feel, è piuttosto fedele e piuttosto curato. I punti di forza sono la fotografia, la colonna sonora e David McCallum nel ruolo di Alan. Concesso: McCallum è troppo “carino” per il ruolo (altra caratteristica dello Sbregaverze: non è mai bello in senso convenzionale), ma oltre ad avere il vantaggio di un accento scozzese autentico, trovo che catturi molto bene l’irascibilità, la volubilità e lo spirito sardonico di Alan. Può darsi che sia un pochino carente nel dipartimento “dancing madness”, ma che vogliamo fare? E comunque, ha quell’aria da bantam da combattimento che associo ad Alan, senza diventare caricaturale. E’ un rischio che chiunque interpreti uno sbregaverze corre, e non sempre il risultato è ideale. Per esempio, Iain Glen nei panni di Alan è, per usare la definizione della mia amica Victoria, “più Jack Sparrow che Stevenson.” Ugh. Delusione nera: mi aspettavo di meglio da Glen. Ma d’altro canto, benché Michael Caine sia uno dei miei attori preferiti, non l’ho mai visto tanto fuori parte come nell’interpretare Alan. Caine magari erra nell’altro senso: talmente rigido ed inespressivo! E anche Peter Finch… no, no, no.

Un’altra cosa che mi piace di questa produzione, è che fa uno sforzo per definire il background di Alan, anche se per farlo deve discostarsi dal romanzo.* Per esempio, il Nostro ci viene mostrato alla battaglia di Culloden, forse in un ruolo un po’ più centrale di quello che sarebbe toccato persino all’Alan fittizio, ma efficacemente brusco e combattivo. Più tardi, lo vediamo alla non-corte francese di Bonnie Prince Charlie (che non esce troppo bene da questa sceneggiatura), mentre legge invece di partecipare a una partita di qualche sport. Anche questa è una scena che non esiste nel libro, ma fa riferimento alla pagina in cui Stevenson, attraverso David, parla delle molteplici perfezioni artistiche e intellettuali di Alan. Tutto ciò nel romanzo è detto e non mostrato, con l’eccezione dell’abilità nel suonare la cornamusa; lo sceneggiatore fa uno sforzo per mostrarlo, anziché dirlo. Nello stesso contesto, ci viene mostrato anche che Alan non è un buon cortigiano, che ha poca pazienza per le esitazioni del principe, e non ne ha affatto per le frivolezze dell’entourage. Se ne può dedurre che la Causa non abbia soverchie speranze, e che Alan lo sappia fin troppo bene. Ma tutti sappiamo, nevvero? che la Causa Persa è per lo Sbregaverze come il miele per l’ape.

Ad ogni modo, dubito molto che lo sceneggiato sia reperibile, men che meno in Italiano. Se qualcuno avesse voglia di dare un’occhiata comunque (non fosse altro che per sentire la bella colonna sonora), se ne può avere un assaggio su YouTube. Digitando “Kidnapped Stevenson” nella search box, si arriva a questa pagina, dove si trovano varie cose, tra cui un po’ di clip di questa versione** qualche pezzetto di una versione del 1938 (in bianco e nero, terribilmente holliwoodiana e solo vagamente imparentata con il libro), il video di un blogger che ha sgambato per tutte le Highlands ricostruendo il viaggio di Alan e David*** e anche, credo, qualche scena dalla versione con Michael Caine.

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* So perfettamente che cosa avete pensato, là dove c’era l’asterisco. Avete levato gli occhi al cielo, e vi siete detti: figurarsi se, trattandosi di Alan, la Clarina non perdona l’infedeltà al testo! Fosse stato qualunque altro personaggio, fosse stato il povero David (Idiota Ottuso), figurarsi gli alti lai! Vero che l’avete pensato? 🙂 

** Sotto il nome di “Kidnapped, aka David Balfour”, oppure “Fo Bhruid”, che è Gaelico per “Rapito”.

*** Sì: c’è gente strana, a questo mondo…

 

Ott 11, 2009 - considerazioni sparse    No Comments

Will You Be There

Oh, be’, è domenica. Per oggi niente di impegnativo, solo una delle mie canzoni preferite. Confesso di non essere mai impazzita per Michael Jackson, ma questa, questa…

 

Ho ricordi bellissimi, benché agrodolci, legati a questa canzone. Amiche di sempre (be’ no, magari non di sempre, ma da tanto quanto conta), un posto molto amato, e uno di quei rari momenti perfetti in cui si riesce a fare finta che ci siano solo bei ricordi, niente rimpianti, niente nostalgie… si riesce a far finta che andrà tutto bene, che i sogni si realizzeranno, che si sarà giovani per sempre…

Oh, basta, prima di diventare indebitamente sentimentali. Enjoy the song, e buona domenica a tutti.

Set 28, 2009 - considerazioni sparse    No Comments

Gatti II

Piccola appendice a Gatti, ispirata dalla mia amica Lina Morselli, con la quale, una volta o l’altra, mi piacerebbe fare una lettura congiunta di felinerie assortite.

1) Gatto: animale che in tempi remoti è stato una divinità, e non se n’è mai dimenticato del tutto.

1.b) I gatti non si sono accorti di non essere più dei, più di quanto gl’Inglesi si siano accorti di non avere più un Impero.

2) Gatto: animale che si trova sempre dal lato sbagliato della porta.

3) Gatto: creatura molto obliqua – ti consente di crederti il padrone di casa, a patto che tu ti mostri occasionalmente consapevole che non è affatto così.

4) Gatto: creatura che vede al buio, ha tre nomi, raggiunge acuti astronomici e c’era quando i Faraoni commissionarono la Sfinge (a sentire T.S. Eliot)

5) Gatto: animale che ti permette il brivido di tenere una tigre in casa, con conseguenze un po’ (ma solo un po’) meno cruente.

6) Gatto: animale molto, molto, molto più malizioso di quanto possa mai esserlo un cane (a sentire la mia mamma).

7) Gatto: animale cui le intenzioni altrui interessano molto relativamente.

8) Gatto: maestro sopraffino di ricatto morale, ritirata sull’Aventino, espressione supplichevole, dispetto mirato, gratificazione imprevista ed altre tecniche di manipolazione del prossimo, particolarmente il prossimo a due zampe.

9) Gatto: creatura ineffabilmente determinata – se lo cacci dalla poltrona quarantasei volte, torna a salirci una quarantasettesima.

10) Gatto: animale con un serio talento per il disastro su larga scala.

E si potrebbe andare avanti a lungo. Invece giusto perché, some more Solange:

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 E… Cats!!

 

Set 11, 2009 - considerazioni sparse    1 Comment

Come oggi, otto anni fa

Come oggi, otto anni fa, facevo un altro lavoro, avevo un altro blog, scrivevo un altro libro.

Come oggi, otto anni fa, stavo vivendo le mie ultime ore in un mondo del tutto diverso. Come tutti, del resto.

 Ricordo la telefonata in ufficio, la prima di molte edizioni straordinarie del TG, lo sgomento, la paura, la rabbia. E questi ultimi otto anni, a sbirciare visi e copertine di passaporti nelle code al check-in, a sobbalzare alla vista di guardie armate nei teatri, a dubitare di ogni incidente, di ogni esplosione…

Ma quello che mi fa più impressione di tutto, forse, è che non ricordo più troppo bene come fosse prima.

Fino alle orecchie

Avvicinandosi il momento di archiviare l’estate, ho fatto un po’ di conti sulla parte di 2009 che mi rimane, e questa è la mia lista di Cose da Fare:

– 3 prime stesure da revisionare (comprendenti: un romanzo da 120000 parole, uno da 82000 che dovrà contarne 90000 prima della fine, e una lunga novella da 42000 e rotti. Per un totale che fluttua attorno alle 250000 parole. Tuuuuuutte da revisionare).

– 2 commissioni: una per una novella e una per un atto unico, entrambe da consegnare a novembre.

– la promozione di Somnium Hannibalis, con almeno quattro presentazioni prima di Natale.

– una lista di libri da leggere (e/o studiare) lunga come il mio braccio.

– la lettura dei Promessi Sposi alla UTE, che è uno sforzo collaborativo, ma c’è.

– 2 racconti in corso che meriterebbero proprio di essere finiti, perché non sono male, if I say so myself

– E non è come se il lavoro fosse magicamente sparito. Proprio no.

Lo confesso: ci sono momenti in cui mi sento un nonnulla sopraffatta. Ne riparliamo il 31 dicembre.

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