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Come Non Ottenere Una Recensione

Ricevo mail così concepita:

Salve, le scrivo per il seguente motivo.

La XXX di YYY ha pubblicato il mio primo romanzo, ZZZ. Le sarei molto grato se potesse inserirlo in un catalogo o “presentarlo” in altri modi.

I dati del libro sono riportati sia in calce alla pagina che nel file allegato (più dettagliati).

Qualora avesse bisogno di altro materiale, non esiti a contattarmi.

Grazie e cordiali saluti

Tweedle Dee Dum

Segue descrizione dall’inequivocabile sapore di fattoincasa, dati vari, compresa l’altezza – 1 centimetro – e il prezzo: € 14.90. Apperò. In allegato c’è un’altrettanto artigianale cartella stampa: copertina, descrizione, nota biografica dell’autore – much the usual, sprizzante entusiasmo del neofita da ogni poro digitale.

Dapprima resto interdetta davanti alla crudeness della faccenda. Impersonale e sbagliata come un orologio a cucù, in tutta probabilità circolare, e per di più che cosa si aspetta? Che spenda quindici euri per recensire un libro su richiesta, o che copi&incolli la sua descrizione del suo libro? Libro che, badate bene, non è nemmeno il mio genere… Ha mai posato occhio su SEdS, Tweedle Dee Dum?

E poi, stupidamente, m’intenerisco. Penso che è al suo primo romanzo, che si dibatte tra gl’intricati misteri dell’internet marketing editoriale, che la casa editrice (come molte piccole case editrici) non segue la promozione dei propri autori… Non è come se non ci fossi passata – come se, sotto la maggior parte degli aspetti, non ci fossi ancora in mezzo. Però ho avuto una fortuna: quando ero altrettanto verde, qualcuno si è mosso a pietà e mi ha spiegato un po’ di galateo minimo e qualche trucco del mestiere. E bisogna proprio dire che io sia sesquipedalmente stupida, perché rispondo alla dinomail spiegando che non curo “cataloghi” e non “presento” libri senza averli letti (cosa facilmente riscontrabile dal mio blog), che per le recensioni usa inviare una copia, ma che non mi occupo di narrativa di argomento contemporaneo. E posso suggerire che forse una mail generica non è il più efficace dei metodi? Che forse è meglio sondare un poco il panorama, scegliere i propri destinatari con oculatezza e contattarli uno a uno in modo personalizzato? Promuoversi è complicato, ma farlo in modo approssimativo è controproducente. Cordiali saluti e migliori auguri, eccetera eccetera eccetera. 

Silly me.

Risposta:

Salve, ho imparato più dalla sua responsiva che non dai miei studi e dalle mie letture. Serberò gelosamente lo scritto e, di tanto in tanto, ne rileggerò qualche passo, al fine di assimilarne i concetti.

Grazie, soprattutto per il consiglio, in merito al quale la rinvio ad un vecchi adagio di George Bernard Shaw.

Cordiali saluti

TDD

Capita l’antifona? TDD scrive chiedendo, out of the blue e con la grazia di un rinoceronte, che compri e/o promuova il suo libro e, quando decido di attribuire la maniera all’inesperienza anziché alla maleducazione, TDD assume un tono superiore e fa dell’ironia. Ho deciso di non rispondere. Avrei fatto meglio a deciderlo prima: comincio a credere che avesse ragione mia nonna quando diceva che quella che sembra maleducazione molto spesso lo è. 

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Oh, e qualcuno ha idea di quale sia l’adagio di Shaw cui TDD si riferisce? Chiedo, perché immagino che sia qualcosa a proposito di consigli non richiesti, ma non mi viene in mente nulla.

Ott 17, 2011 - considerazioni sparse    5 Comments

Piccole Cronache Virgiliane

* Non avrei mai creduto che un convegno di virgilianisti potesse essere così entusiasmante. Interessante sì, stimolante anche, ma entusiasmante? E credevo male.

* Credevo di averne avuto più che abbastanza di Virgilio con il Liceo. Sbagliavo: ero solo in attesa di qualcuno che me ne mostrasse davvero la bellezza invece di infliggermene in insipide quantità.

* Forse, dopo tutto, la metempsicosi non è da escludere a cuor leggero. Ditemi una volta o due che Seamus Heaney è Virgilio redivivo, e non mi troverete incredula.

* Si può mangiare in tre giorni e mezzo l’equivalente di un pasto leggero ed essere perfettamente felici. Intenso lavoro, tensione e giubilo rendono i pasti ridondanti.

* Tradurre simultaneamente à l’impromptu il discorso a braccio di un Nobel è come fare delle evoluzioni sul trapezio. Senza rete. 

* Mantova si è perdutamente innamorata di Seamus Heaney. E sarebbe stato difficile il contrario.

* Da parte mia, I have a bad case of hero-worship.

* Per l’autostima, non c’è niente come un teatro stracolmo di gente intenta ad applaudire il tuo lavoro.

* A un certo punto ho avuto l’impressione di vedermi da fuori: dopo il teatro, a cena con la compagnia, molto limitatamente lucida per la combinazione di applausi, calo di tensione e vino bianco, vestita di chiffon grigio… era una scena di quello che non mi azzardo a chiamare il mio primo romanzo, scritto quindici anni fa. A volte succede.

* La cucina antico-romana è deliziosa. Lo dico per sentito dire, perché è stata la sera di Di Uomini E Poeti e francamente non ho nessun ricordo di quel che ho mangiato. Mi limito a riportare l’opinione di tre Irlandesi di buon appetito.

* “Ti abbiamo nominata spesso, durante le prove,” mi dice Virgilio con occhiata significativa. “Non ti fischiavano le orecchie?” A quanto pare, le prove sono state… er, interessanti.

* Quando si è cominciato a parlare di questo fine settimana, più di un anno fa, sembrava incredibilmente lontano – ed è già passato.

* Franz Liszt aveva una passione per Virgilio, e spargeva motti virgiliani per i suoi spartiti. Va’ a sapere.

 * È possibile che questo post contenga più errori di stumpa del consueto. Siate indulgenti: sono ancora un po’ dream-lagged.

* Credevo che avrei avuto molto di cui bloggare a proposito di Heaney… e in effetti molto ci sarebbe, ma in gran parte è diventata una faccenda così personale e profonda che mi scopro molto protettiva e gelosa riguardo a quel che è stato in questi giorni. Yeats (se davvero era lui – potrei sbagliarmi…) aveva ragione: la poesia ha una sua sacralità. E non intendo offenderla facendo rumore.

* Ritornare alla normalità sarà… be’, vi saprò dire.

 

 

Maturità Van Cercando

Una piccola hit parade dei temi di maturità in ordine di gradimento da parte degli studenti – dal basso verso l’alto:

– Il tema storico non piace a nessuno: Hobsbawm, il Novecento, gli Anni Settanta… sì, lo so: tutti si aspettavano qualche annesso e connesso del Risorgimento, per cui nessuno si è preoccupato di preparare molto altro, men che meno i Settanta. Tranne, a quel che pare, un tirato e semi-eroico 1,4%

– Saggio breve tecnico-scientifico. Fermi, con l’accento su “le energie che cambiano il mondo” e a nod alla fuga dei cervelli. Interessante e con più di un possibile aggancio all’attualità – anche la più furibonda, volendo, ma no: anche qui poca trippa per gatti. Nemmeno quattro gatti interi: 3,5%.

– Saggio breve storico-politico. Avendo fatto la maturità all’epoca della IV crociata, devo confessare di appartenere alle schiere generazionali che non hanno ancora capito fino in fondo la fine distinzione tra saggio breve e tema. Quindi non so dire se il 4,4% che ha scritto di destra, sinistra e militanza politica si sia lasciato attrarre dall’argomento in sé (che storicissimo non mi pare, se non forse in potenza e con buona volontà), dalla parola magica “riflessioni” (che sulla base di un riflesso automatico invalso sembrava lì per consentire excursions nel “personale”, nel “vissuto” e nel “vissuto personale”), o perché il SB è più facile del T.  

– Analisi del testo. Lucca di Ungaretti, che ha riscosso un 6,9%. E anche qui devo chiedermelo: quale sarà la differenza tra l’analisi del testo e il…

– Saggio breve artistico-letterario? Persino io vedo che, mentre l’analisi propone una singola poesia su cui concentrare le proprie capacità analitiche, il SB fornisce più brani di autori diversi (Verga, D’Annunzio e Svevo) e un argomento alla cui luce strologarci sopra, nello specifico “Amore, odio, passione” – ma sarebbe un trauma insuperabile per le giovani menti dover scegliere tra due temi di letteratura, uno più diretto e uno più articolato? Tra l’altro, credo che, se fossi stata una maturanda, sarei scoppiata in singhiozzi di fronte alla quasi lialesca genericità e alla banalità dell’idea, ma si vede che il 14,7% dei diciannovenni d’oggidì non condivide le mie compunzioni.

E adesso una pausa ad effetto (a roll of drums, please!), perché fin qui abbiamo parlato di numeri piccolissimi, piccolini e piccoletti, ma adesso entriamo nel vivo, con le due tracce che hanno ispirato le fette più consistenti di maturandi.

– Tema di ordine generale: Andy Warhol, quindici minuti di celebrità, reality show e social media. Ovvero: non disturbatevi a parlare di quello che avere studiato a scuola, o fanciulli, ed esercitate pure le vostre capacità di analisi e riflessione sul più trito tra gli argomenti che è possibile definire d’attualità – quello che più si presta a produrre sconsolanti ovvietà, secondo solo alla pace nel mondo. Presenti all’appello 26,4%.

E infine…

– Saggio breve socio-economico, con un altro argomento che sospetto non rientri precisamente nei programmi scolastici: siamo quello che mangiamo? E mi piacerebbe immaginare qualche studente che aggira gli estensori ministeriali interpretando the mind-numbing question in senso metaforico, filosofico, letterario… Ma non illuderti, Clarina! Gli estensori ministeriali non sono mica nati ieri e sanno bene come scongiurare voli pindarici, zavorrando le menti implumi e affamate di maturità con un’accurata selezione di articoli sui danni della vita sedentaria, sulla dieta mediterranea e su quanto nuocia alla linea mangiare davanti al computer. E se credevate che i ragazzi fossero lenti nel cogliere gli hints, consolatevi: il 42,7% di loro ha capito benissimo che per maturare non serve perdere la vista su storici, politologi, poeti e fisici. Viver Sani e Belli s’ che è un testo formativo!

E mi rendo conto che tanti sono rimasti spiazzati dal non trovarsi nemmeno uno stracciolino di traccia vagamente connessa con il Risorgimento. E mi rendo conto che gli estensori ministeriali si sudano la paga eludendo annualmente il toto-tema. E mi rendo conto anche che il toto-tema è uno di quegli sprechi di risorse intellettive che sarebbero degne di miglior causa – o forse no, visto che ogni anno i cyberaruspici si ostinano a ignorare allegramente che gli argomenti si suppongono novecenteschi. Purtuttavia (e credetemi, mi sento vecchia nel porre questa domanda), è possibile che la totalità degli estensori e il settanta per cento scarso dei discenti non abbiano trovato altra alternativa al Centocinquantesimo che Facebook o la dieta mediterranea?

Crisi D’Identità

Ci sono giorni in cui mi chiedo chi comandi: io o Senza Errori di Stumpa…

La settimana scorsa, lo sapete, ero per treni. A un certo punto la ragazza seduta di fronte a me (universitaria?) estrae dalla borsa un libro… ed è Linea D’Ombra, di Conrad, con introduzione di Saviano.

A mio parziale credito posso dire che ho esitato abbastanza a lungo. Lo faccio? Non lo faccio? Ma era una battaglia persa. Un paio di stazioni più tardi, quando la lettrice alza gli occhi dal libro, esibisco il mio miglior sorriso e…

“Posso chiederle una cosa?”

“Ma certo,” dice lei.

“Sono una blogger*, mi occupo di libri in varie maniere. Ho notato quello che sta leggendo, e ho fatto di recente un post proprio su questa edizione de La Linea D’Ombra. Le posso chiedere che impressione ha avuto dell’introduzione di Saviano?”

E qui vengo giustamente punita: la signorina è interessata alla faccenda, ma…

“Mi spiace, non l’ho ancora letta. Prefazioni e introduzioni le leggo sempre dopo, perché non voglio farmi dei preconcetti prima di leggere.”

Risposta assai sensata – e in realtà tendo a fare così anch’io. Ma non è finita qui, perché il destino decide di offrire alla mia pessima natura un’altra tentazione irresistibile.

“Le dirò,” continua la lettrice, “io Conrad non lo conosco molto. Una volta ho provato con Cuore di Tenebra, e l’ho trovato un po’ pesante. Ho pensato di riprovarci con questo. Pensa che sia più abbordabile?”

E mi piacerebbe mormorare compuntamente che – come dice Maria Von Trapp – lo spettro è pronto ma la bistecca è debole… sennonché al momento anche lo spettro non chiedeva di meglio.

“Senz’altro,” dico. “Ma sa una cosa? Se La Linea dovesse piacerle, più che a Cuore di Tenebra, dopo, passi a Lord Jim. La Linea è autobiografico, e LJ è un’elaborazione romanzesca molto sofisticata di elementi autobiografici… il confronto è interessante.”

La signorina ha ringraziato e poi mi ha chiesto informazioni sull’ereader che avevo in mano, e ho cominciato a cantare le lodi del mio Kindle, completando così la giornata.

Che devo dire? E’ chiaro che che il mio spirito missionario, pur limitato a pochi e specifici argomenti, non è così inconsistente come mi piace credere. E’ chiaro che c’è ancora posto per gli sbirciatori – almeno sui treni. Ed è un po’ meno chiaro, ma appena possibile, che dopo tutto gli ereader un po’ di conversazione la stimolino – anche se più tecnica che letteraria. Ma la cosa più chiara di tuttè è che in qualche punto, mentre non stavo attenta, Senza Errori di Stumpa ha preso il controllo. al punto di farmi rompere le scatole agli estranei in treno. 

Signorina Lettrice, se passa di qui e legge: mi perdoni. Non sono affatto certa che non capiterà mai più.

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* Giuro che questo prima non l’avevo mai, mai, mai, mai fatto. Mai.

 

Giu 8, 2011 - considerazioni sparse    2 Comments

Idiot’s Foot

Immaginate la scena: stazione di Bologna, le due pomeridiane di un ordinario lunedì di giugno. La folla assetata di trasporto su rotaia brulica sui marciapiedi, sulle scale, nei sottopassi, nelle sale d’aspetto, nelle edicole, nei bar. Uomini, donne e fanciulli s’affannano trascinandosi dietro ogni genere di bagaglio, dallo zaino Invicta al baule di cartone, dal trolley rosa fragola alla ventiquattrore LV, dai borsoni Esercito Italiano al costume da samba nel porta-abiti di plastica…

Ed ecco che la Clarina fende questo ribollire d’umanità frettolosa. Lo fende con falcate tanto lunghe quanto gliene consente la sua non torreggiante statura. Da una spalla le penzola il computer portatile, dall’altra la borsetta, e in mano stringe il bagaglio overnight. Le falde del suo spolverino a quadretti le sventolano attorno – come le vele di una tartana nel Libeccio.

CORO GRECO: Corri, Clarina, corri! Galoppa al piazzale ovest e prendi il tuo treno – e se lo prenderai sarà, come suol dirsi, per un pelo.

La Clarina galoppa, occhieggiando i numeri sui tabelloni luminosi. Forse… forse…

LA CLARINA: (ansimando persino nel pensiero) Tienimi una man sul capo, o nume protettor de’ ferrati cavalli, che forse ce la faccio…

La Clarina raccoglie le forze per un ultimo sprint e…

CORO GRECO: Bada, o Clarina, che il Destino Beffardo è in agguato!

LA CLARINA: (guardando per aria) Eh?

Il gradino è lì. Piccoletto, unassuming – un gradinetto. Innocente, lo direste. Ma la Clarina non lo vede, ci poggia male il piede, danza qualche passo di minuetto nel tentativo di mantenere l’equilibrio e non far cadere il computer…

CORO GRECO: Toi! Toi! Otototoi!

La caviglia della Clarina si piega ad angolo retto in una direzione non prevista dalla natura umana.

LA CLARINA: Feu! Feu! Feu!* (al Coro, con risentimento) “Bada Clarina…”? Vi veniva il mal di viscere a dirmi “gradino”?

CORO GRECO: Che ci vuoi fare? Il Coro Greco confonde quelli che vuole perdere… o forse quelli sono gli dei?

LA CLARINA: (saltellando su un piede solo, tra la crudele indifferenza della folla) Non scriverò mai nulla che abbia un Coro del cavolo…

CORO GRECO: Bada al cavallo ferrato, o Clarina – la vendetta dopo.

LA CLARINA: Cavallo…? oh, toi!

La Clarina zoppica penosamente verso il I Binario Piazzale Ovest, e nel contempo cerca di estrarre dal bagaglio overnight il biglietto da obliterare nell’apposito macchinario color tuorlo.

CORO GRECO: E adesso…

LA CLARINA: (marcia trucemente verso l’obliteratrice – badando a dove cammina- e borbotta tra i denti) Toi! Non mi turlupinate più, espositori prezzolati – e inaffidabili! Toi, toi!

DESTINO BEFFARDO (con l’assurdamente gaia intonazione degli altoparlanti Trenitalia) Il Treno Regionale Veloce n° tanti-e-tanti con destinazione Brennero partirà dal Binario 1 Piazzale Ovest con dieci minuti di ritardo! (Sottotesto: non è carino, bambini?)

LA CLARINA (debolmente) Toi…

CORO GRECO: Te l’avevamo detto che c’era il Destino Beffardo in agguato…

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Fade to: Ospedale Carlo Poma – Pronto Soccorso Ortopedico.

CERUSICO DELLE OSSA: (esaminando le lastre) Trauma distorsivo submalleolare.

LA CLARINA: (spalanca gli occhi e porta la mano alla gola) No!

CDO: (oracolare) Fasciatura elastico-compressiva. Arto a scarico. Analgesici al bisogno. Stampelle.

LA CLARINA: No!!

CDO: (implacabile) Una settimana.

LA CLARINA: No!!! Lo spettacolo… la rievocazione… i referendum… Toi!

CORO GRECO: (con rumore di scrollata di spalle collettiva) Be’, mettila così: almeno non hai perso il treno.

SIPARIO

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C’è gente che lamenta il ginocchio della lavandaia, chi soffre del gomito del tennista…

Io ho il piede dell’idiota.

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* E anche a few things not fit for printing.

 

Le Liste Di Torino

Salone del libro di torino, centocinquantesimo, centocinquanta grandi libri, unità d'italiaUn po’ in ritardo scopro che, in onore del Centocinquantesimo, al Salone del Libro di Torino hanno stilato tre liste: i centocinquanta libri, uno per ciascun anno italiano, che “ci hanno resi un po’ più italiani”, i quindici personaggi “il cui pensiero… è diventato matrice dell’identità di noi italiani d’oggi” e quindici “Superlibri… I totem. I must, i testi fondativi su cui l’Italia si è formata e si è lacerata, si è unita e si è divisa.”

Cominciamo subito col dire che in fatto di Personaggi sono abbastanza d’accordo. Immagino che ci sarebbero stati altri candidati possibili, ma non si può negare che tutti e quindici gli eletti abbiano lasciato segni profondi nella cultura italiana intesa nel senso più lato.

Qualche riservetta in più potrei avere in merito ai Superlibri – ma nulla di enorme: la motivazione chiarisce debitamente che la lista non comprende “necessariamente capolavori di bello scrivere.” Piuttosto, gli estensori hanno cercato di individuare “i libri che, al loro apparire, hanno rappresentato un punto fermo, una svolta, un cambio di passo. Libri che hanno trasformato la rappresentazione del nostro Paese agli occhi di sé e del mondo.” Non sono del tutto sicura che il Pasticciaccio brutto o Il Nome della Rosa siano stati proprio così miliari, ho la sensazione che l’inclusione di Pinocchio si basi su considerazioni retrospettive e credo che sia ancora troppo presto per investire definitivamente Gomorra del ruolo di svolta epocale, ma nel complesso capisco i criteri e vedo qualche coerenza nella loro applicazione.

Dove invece ho delle remore è con la lista dei Centocinquanta Grandi Libri. Vi dirò, ci ero arrivata seguendo la segnalazione di questo articolo, in cui ci si stracciano le vesti per l’esclusione di Manzoni e (presumo) dei Promessi Sposi dal novero dei libri “che ci hanno resi un po’ più italiani”. In realtà, come d’altronde nota la blogger stessa, c’è un ottimo motivo per l’esclusione, visto che la lista conta solo libri pubblicati dal 1861 in qua e, fino a prova contraria, l’ultima edizione dei PS è la Quarantana. Per cui Manzoni non c’entra, e so far so good. Più di traverso mi va il fatto di non riuscire a individuare un criterio che spieghi l’insieme delle scelte. Valore letterario? Allora, perdonatemi se storco il naso davanti a Tamaro, D’Orta, Terzani e Faletti – quanto meno, ma potrei continuare ancora un po’. Splash editoriale? Vendite? Popolarità? E come la mettiamo allora con l’assai specialistico Ascoli, o con De Roberto, i cui Vicerè faticarono tanto a trovar fortuna? Estrema italianità per autore o per contenuto? Qualcuno mi spiegherà allora la presenza del pontefice polacco o di Magris proprio con Danubio. Immedesimazione da parte dei lettori? Non me ne voglia l’ombra del Professor Ascoli se lo tiro in ballo una seconda volta, ma ho difficoltà a immaginare schiere di Italiani che s’immedesimano nel Proemio all'”Archivio Glottologico Italiano” – o nei Saggi Critici di Debenedetti, se è per questo. Carattere defining dell’Italianità in senso lato? E allora che ci fanno Baricco e Giordano, per citarne due?

“O tonta,” mi si dirà. “Ma la lista è chiaramente, ovviamente, lapalissianamente basata su una combinazione di tutti i criteri che hai citato!”

Fort bien, ma allora spiegatemi meglio il peso relativo dei criteri e la loro applicazione, spiegatemi che cosa ha portato un criterio a prevalere sugli altri in ciascun caso, spiegatemi l’ottica ultima della faccenda. Spiegatemelo perché, lo confesso arrossendo, da sola non ci arrivo del tutto.

Voi che ne dite?

 

Preghierina Dell’Italia Unita

Noi siamo, vecchio Dio delle Nazioni,
una piccola patria adolescente,
sciatta nipote d’ottima famiglia,
ribelle eterna contro tutto e niente.

Abbiamo solo centocinquant’anni,
non siamo una corona millenaria
né figli di una gran rivoluzione:
è tutto nuovo, un po’ campato in aria.

Altri, più ricchi in secoli e civismo,
ci guardano col ciglio sollevato.
Facciano pur – ma, Dio delle Nazioni,
dacci un poco di senso dello stato.

E insieme a quello, un poco di misura
nell’entusiasmo come nel dolore:
la gente non applauda ai funerali,
e per quel che riguarda il tricolore…

Insegnaci, o Dio delle Nazioni,
che non si è patriottici per moda,
con la bandiera al vento oggi ch’è festa,
e poi domani si ritorna in coda.

E’ facile parlar d’Italia-Italia
nel bagno di retorica allegria.
Delle Nazioni o Dio, facci capaci
di farlo quand’è arduo – e così sia.

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Domani non sarebbe giorno di post, ma ripassate di qui, se vi va: ci sarà una piccola sorpresa per celebrare il Centocinquantesimo…

 

Romanzi Rosa e Romance

scarlet_pimpernel.pngIl fatto che, secondo Nielsen BookScan, gli Anglosassoni si vergognino a leggere romanzi rosa in pubblico non è troppo sorprendente – generale libertà e indifferenza, sì, ma la mentalità protestante è diversa dalla nostra. A rendere lievemente buffa la faccenda è, semmai, il fatto che a Ovest della Manica non è così scontato che il romanzo rosa sia al di sotto di ogni possibile livello di decenza narrativa – per non dire letteraria.

Chiariamo: il genere va sotto il nome di Romance e comprende una vasta gamma di sottogeneri, a partire dal casto inspirational romance di orientamento cristiano, fino a sconfinare nell’erotica più o meno audace, passando per il Teen Romance, lo Historical Romance, il Paranormal Romance, il Fantasy Romance e chi più ne ha più ne metta, comprese le più audaci ibridazioni tra i sottogeneri, fino a livelli di segmentazione del mercato che noi, nel nostro candore continentale, fatichiamo a immaginare.georgette-heyer.jpg

Se volete divertirvi, seguite questo link, scrollate la pagina e date un’occhiata all’elenco delle categorie in blu sulla destra, dove troverete un esilarante e dettagliatissima suddivisione per sottogeneri, per ambientazioni, per tipo di protagonista maschile o femminile (addirittura a seconda del titolo nobiliare!), per meccanismo narrativo…

Detto questo, la classificazione Romance finisce col coprire, oltre a una notevole quantità di orroretti, anche narrativa che da noi, seppur di genere, per qualità di scrittura e bontà della ricostruzione storica difficilmente verrebbe qualificata come “romanzo rosa”. Quando ciò avviene lo stesso, ne escono classificazioni editoriali del tutto fuorvianti.

georgetteheyer.jpgE’ il caso, per esempio, di Georgette Heyer, prolificissima autrice inglese di Historical Romance e gialli tra gli Anni Venti e Quaranta. I romanzi della Heyer sono ambientati per lo più durante la Reggenza, con occasionali escursioni nel Cinque, Sei e primo Settecento, e sono pieni di magioni avite, debutti in società, fortune da recuperare, matrimoni da combinare, testamenti irragionevoli, misteri di famiglia, duelli, scambi di persona e improbabili corteggiamenti. Aggiungete una scrittura di qualità altissima, dialoghi sfavillanti, uno humour delizioso, personaggi pieni di personalità, trame varie e complesse e, soprattutto, un’ambientazione storica superlativa e una cura del dettaglio ai limiti dell’incredibile. Questi romanzi sono una miniera di informazioni su costume, società, abitudini, mentalità, espressioni gergali… Oh, il gergo dei ladri londinesi, oh i diversi livelli di accento dello Yorkshire, oh la moda in fatto di nodi alla cravatta e le rivalità tra i valletti personali dei dandies… La pura e semplice ricchezza di dettagli la perfetta naturalezza con cui ogni singolo dettaglio è inserito nella narrazione o nel dialogo sono oggetto d’incanto, di studio e di meraviglia per ogni romanziere storico che si rispetti. E non sto parlando soltanto di acconciature e cerimonie di fidanzamento: la descrizione della battaglia di Waterloo in An Infamous Army è talmente perfetta, nella sua vivida accuratezza, da essere citata con ammirazione dagli storici militari! troops.jpg

E a questo punto capirete che relegare l’incomparabile Georgette nel ghetto di genere della narrativa rosa sarebbe un delitto. La signora è una romanziera storica di prim’ordine (nonché un’umorista finissima), indipendentemente dal fatto che in tutti i suoi romanzi ci siano una o più fanciulle da maritare, e che i finali vedano sempre una richiesta di matrimonio accettata e sigillata con un casto bacio…

Ecco, poi in Italia gli Heyer sono tradotti e pubblicati nella sezione “storica” delle collane Harmony – tradizionalmente associati a scrittura abissale e narrazione atroce – con conseguenze facili da intuire.

Posso suggerire di azzardare un tentativo? Tenendo presente il fatto che in traduzione si perde molto e che sarebbe meglio leggerli in originale, ignorate lo stigma del genere e leggete almeno un Heyer. In fondo, potete sempre comprarlo su Amazon e poi leggerlo in privato, o scaricarlo sul vostro ereader, o rivestire la copertina imbarazzante… oppure potreste esibire deliberatamente il tutto, e divertirvi a veder sobbalzare il vostro libraio, la famiglia e gli Sbirciatori in treno.

Cinque Giorni a Madrid

E così parto.

Dopo un’estate passata tra il computer e la sala prove, mi prendo una vacanz(in)a e, mentre leggete questo, sono in viaggio per Madrid. Cinque giorni compresi i viaggi, il che vale a dire davvero poco tempo e solo bagaglio a mano, ma non vedo l’ora.

I programmi, al momento comprendono una giornata intera al Prado e una all’Escurial, sulle tracce di Filippo II che, dite quel che volete, a me piace tanto. Mi piace in Schiller, mi piace in Verdi – mi piace un po’ meno in Foscolo, Otway e Saint-Real, per dire il vero – e mi piace storicamente. L’altra sera passeggiavo tra le legioni romane sconfitte da Annibale, domani o dopo visiterò l’Avello dell’Escurial* e, siccome anche il Palacio Real è in programma, le sale in cui si aggiravano Filippo, Elisabetta di Valois, Ana Mendoza e tutti gli altri (tranne il Marchese, si capisce).

“Riposati,” mi si è detto stamattina, sentendo che partivo. Non credo che sarà la vacanza più riposante del mondo, perché ci sono troppe cose che voglio vedere, troppa storia, troppe storie, troppi palazzi, troppi musei, troppi giardini e troppo poco tempo – e tra un Velazquez e una tomba reale, vorrei avere anche il tempo per quelle cene tardive a tapas e sangrìa, per fare un po’ di esercizio di Spagnolo e per badare all’atmosfera della città.

Pretty tall order, ma vi terrò informati. Connessioni permettendo, da domani e per alcuni giorni, cominciano le Cartoline da Madrid.

Hasta luego!

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* Potrei trattenermi, dovrei trattenermi – ma non lo faccio. “Dormirò sol sotto la volta nera, là nell’avello dell’Escurial”, cantava Ruggero Raimondi nei panni di Filippo… e Jane (inglesissima di Bath e studentessa di Law and Italian), si tolse la cuffia e mi guardò dubbiosa. “Lah neyl lavello? He wants to sleep in the sink?

Parlavamo di colori

Ricordo di essere andata in estasi qui per lo schema di colori del Tamerlano di Marlowe, analizzato da Una Ellis-Fermor. Idea geniale e coraggiosa, ma d’altra parte Kit… e va bene – mi fermo qui.

Tuttavia, per dare un’idea, e per mostrare che si può, ecco a voi il trailer di Khartoum, un film con uno schema di colore ristretto e coerente e, incidentalmente, non del tutto dissimile da quello di Marlowe. Qui tutto è bianco, nero, azzurro, rosso e in varie sfumature di giallo (dal colore della sabbia all’ocra scuro).

 

 Per la cronaca, Khartoum è una ricostruzione romanzata della caduta della città eponima nel 1885, con Charlton Heston nel ruolo del Generale Gordon (conosciuto come Gordon Pasha), e Laurence Olivier che fa il Mahdi. A me Olivier piace, ma devo confessare che qui lo trovo un tantino sopra le righe. Non sono certissima che il Mahdi fosse proprio la sua parte… 

Cito ancora la fotografia di Edward Scaife, responsabile dello schema di colori in questione – e del fatto che K è un film molto pittorico, con inquadrature ispirate a quadri dell’epoca (most famously la scena finale in cui Gordon esce da solo a parlamentare con i nemici) e illustrazioni dei corrispondenti di guerra – un po’ l’equivalente delle storiche copertine della Domenica del Corriere.

Buona Domenica!