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Dell’Immaginario Mantovano

A Cuneo hanno le streghe masche, sul Rosengarten hanno Re Laurino e i suoi, a San Candido hanno lo Stambecco Bianco, sul Tagliamento hanno le Anguane, altrove hanno fate, folletti, gnomi, draghi, incubi diavoli e babau..

Noi no.

Noi a Mantova siam gente di pianura, placida e difficile agli spaventi. Noi quella gente di dubbia esistenza che va attorno di notte facendo incantesimi e dispetti proprio non ce l’abbiamo.

Quando, una trentina d’anni fa, Stefano Scansani e Mario Setti si son messi a censire le creature leggendarie delle nostre valli* hanno raccolto una popolazione striminzitella tra il bizzarro e il campestremente prosaico.

Noi, per dire, abbiamo il Pidrüs (Chiavicus Verrarae Sylvestralis), che è più o meno un grosso maiale grigio incapace di marcia indietro o di visione laterale. Non fa molto più che dormire al riparo, ma guai ad arrivargli da dietro: se si accorge di voi e non ha modo di fuggire, userà con insospettabile efficacia gli speroni che porta sui talloni…

Oppure abbiamo il Galpédar (Gallus Petri Boriosus), gallo a quattro zampe di natura tanto tronfia quanto pusillanime, con una passione per le sagre di paese.

C’è poi il Marturèl (Martes Furba Deficiens), mustelide razziatore di pollai, creatura di varia e imprevedibile stupidità – di cui non si capisce troppo la funzione, vista la diffusione dei suoi cugini veri, le martore, da cui non differisce in nulla…

In compenso il Busatèl (Creatinus Ustaeprivus Fortis) è un “mirabile incrocio tra cavallo, asina, macaca delle Colonne d’Ercole e cane da pagliaio**”. E dal mirabile incrocio esce una bestia eccezionalmente fastidiosa, in perenne schizofrenica oscillazione tra un feroce istinto protettivo di femmina e prole e inspiegabili attacchi di wanderlust, a speciale danno dei campi di granturco.

L’imprevedibilità sembra essere, d’altra parte, il tratto più frequente delle bestie immaginarie mantovane, visto che del Dormalora (Profictator Omnis Velox) nulla sembra sapersi, se non che nulla di preciso se ne sa, e quindi alla fin fine vattelapesca. A mezza strada tra un lattonzolo e un grosso sorcio, il Dormalora dorme all’ombra – o forse no, essendo com’è “il compendio delle contraddizioni: pare affamato e invece è satollo, pare dormire e invece veglia, pare affabile e invece odia, pare malato e invece è sanissimo… A tal punto ognun direbbe che pare un Dormalora e invece non lo è e, nel contempo, pare non essere un Dormalora e invece lo è.”**

Tutto sommato, il Simsòn (Cimex Odorosus Orripilans) è intellettualmente riposante: almeno si sa che cosa aspettarsi da un insetto grosso, malvagio, puteolente oltre ogni dire e intento ad essere tanto dannoso e irritante quanto si può esserlo…

E profumata non è nemmeno la Bosma (Sus Scrofa Letamica), un altro suino immaginario che, se non altro è una bestia cautelativa. Orrida, repellente e subdola, la Bosma infesta letamai, buche per i liquami e pozzi neri – e vi trascina gli incauti che si avvicinano troppo, specie se gl’incauti sono gente non troppo ben lavata.

Quindi almeno la Bosma sappiamo a cosa serve – il che non è sempre il caso con la nostra popolazione immaginaria. Ecco mentre altrove hanno fate, folletti, stambecchi e diavoli, noi c’immaginiamo bestie di scarsissimo fascino e ancor più ridotto acume***, che non fanno alcunché di soprannaturale e solo di rado tengono i bambini lontani dai letamai…

Gente placida, noi Mantovani, e dal sonno indisturbato.

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* Sì, non fate come il mio babbo friulano, per favore: a Mantova abbiamo valli. Davvero.

** Così assicura il Bestiario Podiense, sui cui ci basiamo per la descrizione di tutte le bestie immaginarie citate nel post.

*** Non faticherete a immaginare che dare a qualcuno del pidrùs, del galpédar, del marturèl o del Dormalora non è precisamente un complimento…

Certe Volte

“Beata te, che te ne stai tutto il giorno lì a scrivere…” (Mia Cugina – 3 volte solo il 28 dicembre, mentre cercavo di finire ASfC in tempo per spedirlo, oscillando tra frenetica disperazione e disperata frenesia.)

“Oh… hai scritto un’altra favolina? Sì, lo so che la definizione non ti piace, ma io le chiamo favoline lo stesso!” (Ancora mia cugina, a proposito di Di Uomini E Poeti.)

“Dev’essere bellissimo: ti siedi lì e le parole ti vengono in mente e tu le scrivi… che invidia!” (T.)

“Ho sempre voluto scrivere un racconto, ma non sono fortunato come te: a me scrivere riesce difficile.” (C.)

“Tu, che sei una scrittrice, scrivi il biglietto per gli sposi. Tanto a te ci vuol niente!” (Innumerevoli persone)

“Sono incantato dalla facilità con cui produci. Ti chiedono un atto unico e tu lo scrivi come se niente fosse…” (Più di una persona)

Un giorno mi farò un ciondolo, una tazza, una spilla o una maglietta, o forse un cartello – qualcosa che si veda bene – con questo:

E-Book4.jpeg

E comunque mia cugina non mi crederà.

 

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Utterly unrelated thing: buon compleanno, P.!

Auld Lang Syne

E io a questo punto dell’inverno sono incurabilmente maudlin – e questa è la ragione per cui, tra tutte le possibili versioni di Auld Lang Syne, vado a pescare proprio questa, arrangiata da Robert Shaw:

Should auld acquaintance be forgot,
and never brought to mind?
Should auld acquaintance be forgot
and days of auld lang syne?

For auld lang syne, my dear,
For auld lang syne,
We’ll take a cup o’ kindness yet
For auld lang syne

We twa hae run aboot the braes
And pou’d the gowans fine;
we’ve wander’d mony a weary foot
Sin’ auld lang syne

And here’s a hand, my trusty friend,
And gie’s a hand o’ thine;
We’ll take a cup o’ kindness yet
For auld lang syne

Questi invece sono i versi che il poeta scozzese Robert Burns scrisse nel 1778, espandendo le parole di un’antica melodia tradizionale:

Should auld acquaintance be forgot,
and never brought to mind ?
Should auld acquaintance be forgot,
and auld lang syne* ?

CHORUS:
For auld lang syne, my jo (or my dear),
for auld lang syne,
we’ll tak a cup o’ kindness yet,
for auld lang syne.

And surely ye’ll be your pint-stowp !
and surely I’ll be mine !
And we’ll tak a cup o’ kindness yet,
for auld lang syne.

CHORUS

We twa hae run about the braes,
and pu’d the gowans fine ;
But we’ve wander’d mony a weary fit,
sin auld lang syne.

CHORUS

We twa hae paidl’d i’ the burn,
frae morning sun till dine ;
But seas between us braid hae roar’d
sin auld lang syne.

CHORUS

And there’s a hand, my trusty fiere !
and gie’s a hand o’ thine !
And we’ll tak a right gude-willy waught,
for auld lang syne.

CHORUS

E a tutti voi auguri di un felice e sereno 2012. Possiamo tutti camminare verso i nostri obiettivi senza dimenticare, for auld lang syne, ciò che abbiamo alle spalle, e che fa di noi ciò che siamo.

Come Non Ottenere Una Recensione

Ricevo mail così concepita:

Salve, le scrivo per il seguente motivo.

La XXX di YYY ha pubblicato il mio primo romanzo, ZZZ. Le sarei molto grato se potesse inserirlo in un catalogo o “presentarlo” in altri modi.

I dati del libro sono riportati sia in calce alla pagina che nel file allegato (più dettagliati).

Qualora avesse bisogno di altro materiale, non esiti a contattarmi.

Grazie e cordiali saluti

Tweedle Dee Dum

Segue descrizione dall’inequivocabile sapore di fattoincasa, dati vari, compresa l’altezza – 1 centimetro – e il prezzo: € 14.90. Apperò. In allegato c’è un’altrettanto artigianale cartella stampa: copertina, descrizione, nota biografica dell’autore – much the usual, sprizzante entusiasmo del neofita da ogni poro digitale.

Dapprima resto interdetta davanti alla crudeness della faccenda. Impersonale e sbagliata come un orologio a cucù, in tutta probabilità circolare, e per di più che cosa si aspetta? Che spenda quindici euri per recensire un libro su richiesta, o che copi&incolli la sua descrizione del suo libro? Libro che, badate bene, non è nemmeno il mio genere… Ha mai posato occhio su SEdS, Tweedle Dee Dum?

E poi, stupidamente, m’intenerisco. Penso che è al suo primo romanzo, che si dibatte tra gl’intricati misteri dell’internet marketing editoriale, che la casa editrice (come molte piccole case editrici) non segue la promozione dei propri autori… Non è come se non ci fossi passata – come se, sotto la maggior parte degli aspetti, non ci fossi ancora in mezzo. Però ho avuto una fortuna: quando ero altrettanto verde, qualcuno si è mosso a pietà e mi ha spiegato un po’ di galateo minimo e qualche trucco del mestiere. E bisogna proprio dire che io sia sesquipedalmente stupida, perché rispondo alla dinomail spiegando che non curo “cataloghi” e non “presento” libri senza averli letti (cosa facilmente riscontrabile dal mio blog), che per le recensioni usa inviare una copia, ma che non mi occupo di narrativa di argomento contemporaneo. E posso suggerire che forse una mail generica non è il più efficace dei metodi? Che forse è meglio sondare un poco il panorama, scegliere i propri destinatari con oculatezza e contattarli uno a uno in modo personalizzato? Promuoversi è complicato, ma farlo in modo approssimativo è controproducente. Cordiali saluti e migliori auguri, eccetera eccetera eccetera. 

Silly me.

Risposta:

Salve, ho imparato più dalla sua responsiva che non dai miei studi e dalle mie letture. Serberò gelosamente lo scritto e, di tanto in tanto, ne rileggerò qualche passo, al fine di assimilarne i concetti.

Grazie, soprattutto per il consiglio, in merito al quale la rinvio ad un vecchi adagio di George Bernard Shaw.

Cordiali saluti

TDD

Capita l’antifona? TDD scrive chiedendo, out of the blue e con la grazia di un rinoceronte, che compri e/o promuova il suo libro e, quando decido di attribuire la maniera all’inesperienza anziché alla maleducazione, TDD assume un tono superiore e fa dell’ironia. Ho deciso di non rispondere. Avrei fatto meglio a deciderlo prima: comincio a credere che avesse ragione mia nonna quando diceva che quella che sembra maleducazione molto spesso lo è. 

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Oh, e qualcuno ha idea di quale sia l’adagio di Shaw cui TDD si riferisce? Chiedo, perché immagino che sia qualcosa a proposito di consigli non richiesti, ma non mi viene in mente nulla.

Ott 17, 2011 - considerazioni sparse    5 Comments

Piccole Cronache Virgiliane

* Non avrei mai creduto che un convegno di virgilianisti potesse essere così entusiasmante. Interessante sì, stimolante anche, ma entusiasmante? E credevo male.

* Credevo di averne avuto più che abbastanza di Virgilio con il Liceo. Sbagliavo: ero solo in attesa di qualcuno che me ne mostrasse davvero la bellezza invece di infliggermene in insipide quantità.

* Forse, dopo tutto, la metempsicosi non è da escludere a cuor leggero. Ditemi una volta o due che Seamus Heaney è Virgilio redivivo, e non mi troverete incredula.

* Si può mangiare in tre giorni e mezzo l’equivalente di un pasto leggero ed essere perfettamente felici. Intenso lavoro, tensione e giubilo rendono i pasti ridondanti.

* Tradurre simultaneamente à l’impromptu il discorso a braccio di un Nobel è come fare delle evoluzioni sul trapezio. Senza rete. 

* Mantova si è perdutamente innamorata di Seamus Heaney. E sarebbe stato difficile il contrario.

* Da parte mia, I have a bad case of hero-worship.

* Per l’autostima, non c’è niente come un teatro stracolmo di gente intenta ad applaudire il tuo lavoro.

* A un certo punto ho avuto l’impressione di vedermi da fuori: dopo il teatro, a cena con la compagnia, molto limitatamente lucida per la combinazione di applausi, calo di tensione e vino bianco, vestita di chiffon grigio… era una scena di quello che non mi azzardo a chiamare il mio primo romanzo, scritto quindici anni fa. A volte succede.

* La cucina antico-romana è deliziosa. Lo dico per sentito dire, perché è stata la sera di Di Uomini E Poeti e francamente non ho nessun ricordo di quel che ho mangiato. Mi limito a riportare l’opinione di tre Irlandesi di buon appetito.

* “Ti abbiamo nominata spesso, durante le prove,” mi dice Virgilio con occhiata significativa. “Non ti fischiavano le orecchie?” A quanto pare, le prove sono state… er, interessanti.

* Quando si è cominciato a parlare di questo fine settimana, più di un anno fa, sembrava incredibilmente lontano – ed è già passato.

* Franz Liszt aveva una passione per Virgilio, e spargeva motti virgiliani per i suoi spartiti. Va’ a sapere.

 * È possibile che questo post contenga più errori di stumpa del consueto. Siate indulgenti: sono ancora un po’ dream-lagged.

* Credevo che avrei avuto molto di cui bloggare a proposito di Heaney… e in effetti molto ci sarebbe, ma in gran parte è diventata una faccenda così personale e profonda che mi scopro molto protettiva e gelosa riguardo a quel che è stato in questi giorni. Yeats (se davvero era lui – potrei sbagliarmi…) aveva ragione: la poesia ha una sua sacralità. E non intendo offenderla facendo rumore.

* Ritornare alla normalità sarà… be’, vi saprò dire.

 

 

Maturità Van Cercando

Una piccola hit parade dei temi di maturità in ordine di gradimento da parte degli studenti – dal basso verso l’alto:

– Il tema storico non piace a nessuno: Hobsbawm, il Novecento, gli Anni Settanta… sì, lo so: tutti si aspettavano qualche annesso e connesso del Risorgimento, per cui nessuno si è preoccupato di preparare molto altro, men che meno i Settanta. Tranne, a quel che pare, un tirato e semi-eroico 1,4%

– Saggio breve tecnico-scientifico. Fermi, con l’accento su “le energie che cambiano il mondo” e a nod alla fuga dei cervelli. Interessante e con più di un possibile aggancio all’attualità – anche la più furibonda, volendo, ma no: anche qui poca trippa per gatti. Nemmeno quattro gatti interi: 3,5%.

– Saggio breve storico-politico. Avendo fatto la maturità all’epoca della IV crociata, devo confessare di appartenere alle schiere generazionali che non hanno ancora capito fino in fondo la fine distinzione tra saggio breve e tema. Quindi non so dire se il 4,4% che ha scritto di destra, sinistra e militanza politica si sia lasciato attrarre dall’argomento in sé (che storicissimo non mi pare, se non forse in potenza e con buona volontà), dalla parola magica “riflessioni” (che sulla base di un riflesso automatico invalso sembrava lì per consentire excursions nel “personale”, nel “vissuto” e nel “vissuto personale”), o perché il SB è più facile del T.  

– Analisi del testo. Lucca di Ungaretti, che ha riscosso un 6,9%. E anche qui devo chiedermelo: quale sarà la differenza tra l’analisi del testo e il…

– Saggio breve artistico-letterario? Persino io vedo che, mentre l’analisi propone una singola poesia su cui concentrare le proprie capacità analitiche, il SB fornisce più brani di autori diversi (Verga, D’Annunzio e Svevo) e un argomento alla cui luce strologarci sopra, nello specifico “Amore, odio, passione” – ma sarebbe un trauma insuperabile per le giovani menti dover scegliere tra due temi di letteratura, uno più diretto e uno più articolato? Tra l’altro, credo che, se fossi stata una maturanda, sarei scoppiata in singhiozzi di fronte alla quasi lialesca genericità e alla banalità dell’idea, ma si vede che il 14,7% dei diciannovenni d’oggidì non condivide le mie compunzioni.

E adesso una pausa ad effetto (a roll of drums, please!), perché fin qui abbiamo parlato di numeri piccolissimi, piccolini e piccoletti, ma adesso entriamo nel vivo, con le due tracce che hanno ispirato le fette più consistenti di maturandi.

– Tema di ordine generale: Andy Warhol, quindici minuti di celebrità, reality show e social media. Ovvero: non disturbatevi a parlare di quello che avere studiato a scuola, o fanciulli, ed esercitate pure le vostre capacità di analisi e riflessione sul più trito tra gli argomenti che è possibile definire d’attualità – quello che più si presta a produrre sconsolanti ovvietà, secondo solo alla pace nel mondo. Presenti all’appello 26,4%.

E infine…

– Saggio breve socio-economico, con un altro argomento che sospetto non rientri precisamente nei programmi scolastici: siamo quello che mangiamo? E mi piacerebbe immaginare qualche studente che aggira gli estensori ministeriali interpretando the mind-numbing question in senso metaforico, filosofico, letterario… Ma non illuderti, Clarina! Gli estensori ministeriali non sono mica nati ieri e sanno bene come scongiurare voli pindarici, zavorrando le menti implumi e affamate di maturità con un’accurata selezione di articoli sui danni della vita sedentaria, sulla dieta mediterranea e su quanto nuocia alla linea mangiare davanti al computer. E se credevate che i ragazzi fossero lenti nel cogliere gli hints, consolatevi: il 42,7% di loro ha capito benissimo che per maturare non serve perdere la vista su storici, politologi, poeti e fisici. Viver Sani e Belli s’ che è un testo formativo!

E mi rendo conto che tanti sono rimasti spiazzati dal non trovarsi nemmeno uno stracciolino di traccia vagamente connessa con il Risorgimento. E mi rendo conto che gli estensori ministeriali si sudano la paga eludendo annualmente il toto-tema. E mi rendo conto anche che il toto-tema è uno di quegli sprechi di risorse intellettive che sarebbero degne di miglior causa – o forse no, visto che ogni anno i cyberaruspici si ostinano a ignorare allegramente che gli argomenti si suppongono novecenteschi. Purtuttavia (e credetemi, mi sento vecchia nel porre questa domanda), è possibile che la totalità degli estensori e il settanta per cento scarso dei discenti non abbiano trovato altra alternativa al Centocinquantesimo che Facebook o la dieta mediterranea?

Crisi D’Identità

Ci sono giorni in cui mi chiedo chi comandi: io o Senza Errori di Stumpa…

La settimana scorsa, lo sapete, ero per treni. A un certo punto la ragazza seduta di fronte a me (universitaria?) estrae dalla borsa un libro… ed è Linea D’Ombra, di Conrad, con introduzione di Saviano.

A mio parziale credito posso dire che ho esitato abbastanza a lungo. Lo faccio? Non lo faccio? Ma era una battaglia persa. Un paio di stazioni più tardi, quando la lettrice alza gli occhi dal libro, esibisco il mio miglior sorriso e…

“Posso chiederle una cosa?”

“Ma certo,” dice lei.

“Sono una blogger*, mi occupo di libri in varie maniere. Ho notato quello che sta leggendo, e ho fatto di recente un post proprio su questa edizione de La Linea D’Ombra. Le posso chiedere che impressione ha avuto dell’introduzione di Saviano?”

E qui vengo giustamente punita: la signorina è interessata alla faccenda, ma…

“Mi spiace, non l’ho ancora letta. Prefazioni e introduzioni le leggo sempre dopo, perché non voglio farmi dei preconcetti prima di leggere.”

Risposta assai sensata – e in realtà tendo a fare così anch’io. Ma non è finita qui, perché il destino decide di offrire alla mia pessima natura un’altra tentazione irresistibile.

“Le dirò,” continua la lettrice, “io Conrad non lo conosco molto. Una volta ho provato con Cuore di Tenebra, e l’ho trovato un po’ pesante. Ho pensato di riprovarci con questo. Pensa che sia più abbordabile?”

E mi piacerebbe mormorare compuntamente che – come dice Maria Von Trapp – lo spettro è pronto ma la bistecca è debole… sennonché al momento anche lo spettro non chiedeva di meglio.

“Senz’altro,” dico. “Ma sa una cosa? Se La Linea dovesse piacerle, più che a Cuore di Tenebra, dopo, passi a Lord Jim. La Linea è autobiografico, e LJ è un’elaborazione romanzesca molto sofisticata di elementi autobiografici… il confronto è interessante.”

La signorina ha ringraziato e poi mi ha chiesto informazioni sull’ereader che avevo in mano, e ho cominciato a cantare le lodi del mio Kindle, completando così la giornata.

Che devo dire? E’ chiaro che che il mio spirito missionario, pur limitato a pochi e specifici argomenti, non è così inconsistente come mi piace credere. E’ chiaro che c’è ancora posto per gli sbirciatori – almeno sui treni. Ed è un po’ meno chiaro, ma appena possibile, che dopo tutto gli ereader un po’ di conversazione la stimolino – anche se più tecnica che letteraria. Ma la cosa più chiara di tuttè è che in qualche punto, mentre non stavo attenta, Senza Errori di Stumpa ha preso il controllo. al punto di farmi rompere le scatole agli estranei in treno. 

Signorina Lettrice, se passa di qui e legge: mi perdoni. Non sono affatto certa che non capiterà mai più.

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* Giuro che questo prima non l’avevo mai, mai, mai, mai fatto. Mai.

 

Giu 8, 2011 - considerazioni sparse    2 Comments

Idiot’s Foot

Immaginate la scena: stazione di Bologna, le due pomeridiane di un ordinario lunedì di giugno. La folla assetata di trasporto su rotaia brulica sui marciapiedi, sulle scale, nei sottopassi, nelle sale d’aspetto, nelle edicole, nei bar. Uomini, donne e fanciulli s’affannano trascinandosi dietro ogni genere di bagaglio, dallo zaino Invicta al baule di cartone, dal trolley rosa fragola alla ventiquattrore LV, dai borsoni Esercito Italiano al costume da samba nel porta-abiti di plastica…

Ed ecco che la Clarina fende questo ribollire d’umanità frettolosa. Lo fende con falcate tanto lunghe quanto gliene consente la sua non torreggiante statura. Da una spalla le penzola il computer portatile, dall’altra la borsetta, e in mano stringe il bagaglio overnight. Le falde del suo spolverino a quadretti le sventolano attorno – come le vele di una tartana nel Libeccio.

CORO GRECO: Corri, Clarina, corri! Galoppa al piazzale ovest e prendi il tuo treno – e se lo prenderai sarà, come suol dirsi, per un pelo.

La Clarina galoppa, occhieggiando i numeri sui tabelloni luminosi. Forse… forse…

LA CLARINA: (ansimando persino nel pensiero) Tienimi una man sul capo, o nume protettor de’ ferrati cavalli, che forse ce la faccio…

La Clarina raccoglie le forze per un ultimo sprint e…

CORO GRECO: Bada, o Clarina, che il Destino Beffardo è in agguato!

LA CLARINA: (guardando per aria) Eh?

Il gradino è lì. Piccoletto, unassuming – un gradinetto. Innocente, lo direste. Ma la Clarina non lo vede, ci poggia male il piede, danza qualche passo di minuetto nel tentativo di mantenere l’equilibrio e non far cadere il computer…

CORO GRECO: Toi! Toi! Otototoi!

La caviglia della Clarina si piega ad angolo retto in una direzione non prevista dalla natura umana.

LA CLARINA: Feu! Feu! Feu!* (al Coro, con risentimento) “Bada Clarina…”? Vi veniva il mal di viscere a dirmi “gradino”?

CORO GRECO: Che ci vuoi fare? Il Coro Greco confonde quelli che vuole perdere… o forse quelli sono gli dei?

LA CLARINA: (saltellando su un piede solo, tra la crudele indifferenza della folla) Non scriverò mai nulla che abbia un Coro del cavolo…

CORO GRECO: Bada al cavallo ferrato, o Clarina – la vendetta dopo.

LA CLARINA: Cavallo…? oh, toi!

La Clarina zoppica penosamente verso il I Binario Piazzale Ovest, e nel contempo cerca di estrarre dal bagaglio overnight il biglietto da obliterare nell’apposito macchinario color tuorlo.

CORO GRECO: E adesso…

LA CLARINA: (marcia trucemente verso l’obliteratrice – badando a dove cammina- e borbotta tra i denti) Toi! Non mi turlupinate più, espositori prezzolati – e inaffidabili! Toi, toi!

DESTINO BEFFARDO (con l’assurdamente gaia intonazione degli altoparlanti Trenitalia) Il Treno Regionale Veloce n° tanti-e-tanti con destinazione Brennero partirà dal Binario 1 Piazzale Ovest con dieci minuti di ritardo! (Sottotesto: non è carino, bambini?)

LA CLARINA (debolmente) Toi…

CORO GRECO: Te l’avevamo detto che c’era il Destino Beffardo in agguato…

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Fade to: Ospedale Carlo Poma – Pronto Soccorso Ortopedico.

CERUSICO DELLE OSSA: (esaminando le lastre) Trauma distorsivo submalleolare.

LA CLARINA: (spalanca gli occhi e porta la mano alla gola) No!

CDO: (oracolare) Fasciatura elastico-compressiva. Arto a scarico. Analgesici al bisogno. Stampelle.

LA CLARINA: No!!

CDO: (implacabile) Una settimana.

LA CLARINA: No!!! Lo spettacolo… la rievocazione… i referendum… Toi!

CORO GRECO: (con rumore di scrollata di spalle collettiva) Be’, mettila così: almeno non hai perso il treno.

SIPARIO

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C’è gente che lamenta il ginocchio della lavandaia, chi soffre del gomito del tennista…

Io ho il piede dell’idiota.

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* E anche a few things not fit for printing.

 

Le Liste Di Torino

Salone del libro di torino, centocinquantesimo, centocinquanta grandi libri, unità d'italiaUn po’ in ritardo scopro che, in onore del Centocinquantesimo, al Salone del Libro di Torino hanno stilato tre liste: i centocinquanta libri, uno per ciascun anno italiano, che “ci hanno resi un po’ più italiani”, i quindici personaggi “il cui pensiero… è diventato matrice dell’identità di noi italiani d’oggi” e quindici “Superlibri… I totem. I must, i testi fondativi su cui l’Italia si è formata e si è lacerata, si è unita e si è divisa.”

Cominciamo subito col dire che in fatto di Personaggi sono abbastanza d’accordo. Immagino che ci sarebbero stati altri candidati possibili, ma non si può negare che tutti e quindici gli eletti abbiano lasciato segni profondi nella cultura italiana intesa nel senso più lato.

Qualche riservetta in più potrei avere in merito ai Superlibri – ma nulla di enorme: la motivazione chiarisce debitamente che la lista non comprende “necessariamente capolavori di bello scrivere.” Piuttosto, gli estensori hanno cercato di individuare “i libri che, al loro apparire, hanno rappresentato un punto fermo, una svolta, un cambio di passo. Libri che hanno trasformato la rappresentazione del nostro Paese agli occhi di sé e del mondo.” Non sono del tutto sicura che il Pasticciaccio brutto o Il Nome della Rosa siano stati proprio così miliari, ho la sensazione che l’inclusione di Pinocchio si basi su considerazioni retrospettive e credo che sia ancora troppo presto per investire definitivamente Gomorra del ruolo di svolta epocale, ma nel complesso capisco i criteri e vedo qualche coerenza nella loro applicazione.

Dove invece ho delle remore è con la lista dei Centocinquanta Grandi Libri. Vi dirò, ci ero arrivata seguendo la segnalazione di questo articolo, in cui ci si stracciano le vesti per l’esclusione di Manzoni e (presumo) dei Promessi Sposi dal novero dei libri “che ci hanno resi un po’ più italiani”. In realtà, come d’altronde nota la blogger stessa, c’è un ottimo motivo per l’esclusione, visto che la lista conta solo libri pubblicati dal 1861 in qua e, fino a prova contraria, l’ultima edizione dei PS è la Quarantana. Per cui Manzoni non c’entra, e so far so good. Più di traverso mi va il fatto di non riuscire a individuare un criterio che spieghi l’insieme delle scelte. Valore letterario? Allora, perdonatemi se storco il naso davanti a Tamaro, D’Orta, Terzani e Faletti – quanto meno, ma potrei continuare ancora un po’. Splash editoriale? Vendite? Popolarità? E come la mettiamo allora con l’assai specialistico Ascoli, o con De Roberto, i cui Vicerè faticarono tanto a trovar fortuna? Estrema italianità per autore o per contenuto? Qualcuno mi spiegherà allora la presenza del pontefice polacco o di Magris proprio con Danubio. Immedesimazione da parte dei lettori? Non me ne voglia l’ombra del Professor Ascoli se lo tiro in ballo una seconda volta, ma ho difficoltà a immaginare schiere di Italiani che s’immedesimano nel Proemio all'”Archivio Glottologico Italiano” – o nei Saggi Critici di Debenedetti, se è per questo. Carattere defining dell’Italianità in senso lato? E allora che ci fanno Baricco e Giordano, per citarne due?

“O tonta,” mi si dirà. “Ma la lista è chiaramente, ovviamente, lapalissianamente basata su una combinazione di tutti i criteri che hai citato!”

Fort bien, ma allora spiegatemi meglio il peso relativo dei criteri e la loro applicazione, spiegatemi che cosa ha portato un criterio a prevalere sugli altri in ciascun caso, spiegatemi l’ottica ultima della faccenda. Spiegatemelo perché, lo confesso arrossendo, da sola non ci arrivo del tutto.

Voi che ne dite?

 

Preghierina Dell’Italia Unita

Noi siamo, vecchio Dio delle Nazioni,
una piccola patria adolescente,
sciatta nipote d’ottima famiglia,
ribelle eterna contro tutto e niente.

Abbiamo solo centocinquant’anni,
non siamo una corona millenaria
né figli di una gran rivoluzione:
è tutto nuovo, un po’ campato in aria.

Altri, più ricchi in secoli e civismo,
ci guardano col ciglio sollevato.
Facciano pur – ma, Dio delle Nazioni,
dacci un poco di senso dello stato.

E insieme a quello, un poco di misura
nell’entusiasmo come nel dolore:
la gente non applauda ai funerali,
e per quel che riguarda il tricolore…

Insegnaci, o Dio delle Nazioni,
che non si è patriottici per moda,
con la bandiera al vento oggi ch’è festa,
e poi domani si ritorna in coda.

E’ facile parlar d’Italia-Italia
nel bagno di retorica allegria.
Delle Nazioni o Dio, facci capaci
di farlo quand’è arduo – e così sia.

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Domani non sarebbe giorno di post, ma ripassate di qui, se vi va: ci sarà una piccola sorpresa per celebrare il Centocinquantesimo…