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Romanzi Rosa e Romance

scarlet_pimpernel.pngIl fatto che, secondo Nielsen BookScan, gli Anglosassoni si vergognino a leggere romanzi rosa in pubblico non è troppo sorprendente – generale libertà e indifferenza, sì, ma la mentalità protestante è diversa dalla nostra. A rendere lievemente buffa la faccenda è, semmai, il fatto che a Ovest della Manica non è così scontato che il romanzo rosa sia al di sotto di ogni possibile livello di decenza narrativa – per non dire letteraria.

Chiariamo: il genere va sotto il nome di Romance e comprende una vasta gamma di sottogeneri, a partire dal casto inspirational romance di orientamento cristiano, fino a sconfinare nell’erotica più o meno audace, passando per il Teen Romance, lo Historical Romance, il Paranormal Romance, il Fantasy Romance e chi più ne ha più ne metta, comprese le più audaci ibridazioni tra i sottogeneri, fino a livelli di segmentazione del mercato che noi, nel nostro candore continentale, fatichiamo a immaginare.georgette-heyer.jpg

Se volete divertirvi, seguite questo link, scrollate la pagina e date un’occhiata all’elenco delle categorie in blu sulla destra, dove troverete un esilarante e dettagliatissima suddivisione per sottogeneri, per ambientazioni, per tipo di protagonista maschile o femminile (addirittura a seconda del titolo nobiliare!), per meccanismo narrativo…

Detto questo, la classificazione Romance finisce col coprire, oltre a una notevole quantità di orroretti, anche narrativa che da noi, seppur di genere, per qualità di scrittura e bontà della ricostruzione storica difficilmente verrebbe qualificata come “romanzo rosa”. Quando ciò avviene lo stesso, ne escono classificazioni editoriali del tutto fuorvianti.

georgetteheyer.jpgE’ il caso, per esempio, di Georgette Heyer, prolificissima autrice inglese di Historical Romance e gialli tra gli Anni Venti e Quaranta. I romanzi della Heyer sono ambientati per lo più durante la Reggenza, con occasionali escursioni nel Cinque, Sei e primo Settecento, e sono pieni di magioni avite, debutti in società, fortune da recuperare, matrimoni da combinare, testamenti irragionevoli, misteri di famiglia, duelli, scambi di persona e improbabili corteggiamenti. Aggiungete una scrittura di qualità altissima, dialoghi sfavillanti, uno humour delizioso, personaggi pieni di personalità, trame varie e complesse e, soprattutto, un’ambientazione storica superlativa e una cura del dettaglio ai limiti dell’incredibile. Questi romanzi sono una miniera di informazioni su costume, società, abitudini, mentalità, espressioni gergali… Oh, il gergo dei ladri londinesi, oh i diversi livelli di accento dello Yorkshire, oh la moda in fatto di nodi alla cravatta e le rivalità tra i valletti personali dei dandies… La pura e semplice ricchezza di dettagli la perfetta naturalezza con cui ogni singolo dettaglio è inserito nella narrazione o nel dialogo sono oggetto d’incanto, di studio e di meraviglia per ogni romanziere storico che si rispetti. E non sto parlando soltanto di acconciature e cerimonie di fidanzamento: la descrizione della battaglia di Waterloo in An Infamous Army è talmente perfetta, nella sua vivida accuratezza, da essere citata con ammirazione dagli storici militari! troops.jpg

E a questo punto capirete che relegare l’incomparabile Georgette nel ghetto di genere della narrativa rosa sarebbe un delitto. La signora è una romanziera storica di prim’ordine (nonché un’umorista finissima), indipendentemente dal fatto che in tutti i suoi romanzi ci siano una o più fanciulle da maritare, e che i finali vedano sempre una richiesta di matrimonio accettata e sigillata con un casto bacio…

Ecco, poi in Italia gli Heyer sono tradotti e pubblicati nella sezione “storica” delle collane Harmony – tradizionalmente associati a scrittura abissale e narrazione atroce – con conseguenze facili da intuire.

Posso suggerire di azzardare un tentativo? Tenendo presente il fatto che in traduzione si perde molto e che sarebbe meglio leggerli in originale, ignorate lo stigma del genere e leggete almeno un Heyer. In fondo, potete sempre comprarlo su Amazon e poi leggerlo in privato, o scaricarlo sul vostro ereader, o rivestire la copertina imbarazzante… oppure potreste esibire deliberatamente il tutto, e divertirvi a veder sobbalzare il vostro libraio, la famiglia e gli Sbirciatori in treno.

Cinque Giorni a Madrid

E così parto.

Dopo un’estate passata tra il computer e la sala prove, mi prendo una vacanz(in)a e, mentre leggete questo, sono in viaggio per Madrid. Cinque giorni compresi i viaggi, il che vale a dire davvero poco tempo e solo bagaglio a mano, ma non vedo l’ora.

I programmi, al momento comprendono una giornata intera al Prado e una all’Escurial, sulle tracce di Filippo II che, dite quel che volete, a me piace tanto. Mi piace in Schiller, mi piace in Verdi – mi piace un po’ meno in Foscolo, Otway e Saint-Real, per dire il vero – e mi piace storicamente. L’altra sera passeggiavo tra le legioni romane sconfitte da Annibale, domani o dopo visiterò l’Avello dell’Escurial* e, siccome anche il Palacio Real è in programma, le sale in cui si aggiravano Filippo, Elisabetta di Valois, Ana Mendoza e tutti gli altri (tranne il Marchese, si capisce).

“Riposati,” mi si è detto stamattina, sentendo che partivo. Non credo che sarà la vacanza più riposante del mondo, perché ci sono troppe cose che voglio vedere, troppa storia, troppe storie, troppi palazzi, troppi musei, troppi giardini e troppo poco tempo – e tra un Velazquez e una tomba reale, vorrei avere anche il tempo per quelle cene tardive a tapas e sangrìa, per fare un po’ di esercizio di Spagnolo e per badare all’atmosfera della città.

Pretty tall order, ma vi terrò informati. Connessioni permettendo, da domani e per alcuni giorni, cominciano le Cartoline da Madrid.

Hasta luego!

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* Potrei trattenermi, dovrei trattenermi – ma non lo faccio. “Dormirò sol sotto la volta nera, là nell’avello dell’Escurial”, cantava Ruggero Raimondi nei panni di Filippo… e Jane (inglesissima di Bath e studentessa di Law and Italian), si tolse la cuffia e mi guardò dubbiosa. “Lah neyl lavello? He wants to sleep in the sink?

Parlavamo di colori

Ricordo di essere andata in estasi qui per lo schema di colori del Tamerlano di Marlowe, analizzato da Una Ellis-Fermor. Idea geniale e coraggiosa, ma d’altra parte Kit… e va bene – mi fermo qui.

Tuttavia, per dare un’idea, e per mostrare che si può, ecco a voi il trailer di Khartoum, un film con uno schema di colore ristretto e coerente e, incidentalmente, non del tutto dissimile da quello di Marlowe. Qui tutto è bianco, nero, azzurro, rosso e in varie sfumature di giallo (dal colore della sabbia all’ocra scuro).

 

 Per la cronaca, Khartoum è una ricostruzione romanzata della caduta della città eponima nel 1885, con Charlton Heston nel ruolo del Generale Gordon (conosciuto come Gordon Pasha), e Laurence Olivier che fa il Mahdi. A me Olivier piace, ma devo confessare che qui lo trovo un tantino sopra le righe. Non sono certissima che il Mahdi fosse proprio la sua parte… 

Cito ancora la fotografia di Edward Scaife, responsabile dello schema di colori in questione – e del fatto che K è un film molto pittorico, con inquadrature ispirate a quadri dell’epoca (most famously la scena finale in cui Gordon esce da solo a parlamentare con i nemici) e illustrazioni dei corrispondenti di guerra – un po’ l’equivalente delle storiche copertine della Domenica del Corriere.

Buona Domenica!

Ago 22, 2010 - considerazioni sparse    7 Comments

Battesimo dell’Aria!

2010-08-21-64903.jpgQuesto non è molto letterario, ma devo, devo, devo raccontarlo. Ieri ho avuto il mio battesimo dell’aria… no, avevo già volato in aereo, ovviamente, ma un volo in mongolfiera è un’esperienza a sé.

Tra l’altro, ho avuto la fortuna di volare con Alex Bellini, navigatore solitario, traversatore di oceani, deserti e distese ghiacciate, straordinario personaggio di avventure silenziose e profonde – presenza rassicurante e intensa al tempo stesso, mentre la mongolfiera scivola, liscia e silenziosa, non nel vento, ma con il vento, sorprendentemente stabile per essere un cestino di vimini sospeso a un grosso pallone verde.

E’ stata un’esperienza magnifica. Ci si arrampica nella cesta (Alex dice che, dai tempi dei fratelli Montgolfier in qua, il vimini seguita ad offrire la migliore combinazione di resistenza, leggerezza ed elasticità), si sale a forza di fuoco e poi ci si affida al vento, senza preoccuparsi di dove si arriverà. Ci si sente leggeri e piccoli, e c’è una poetica semplicità in questo modo di spostarsi, una grazia avventurosa e sospesa, come in una vecchia illustrazione.

Qualche foto – non proprio ideale, ma si fa quel che si può.

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La G-BZVE in fase di preparazione. Sono riuscita a tagliare fuori la cesta, Alex e l’equipaggio, ma avevo il sole contro, non vedevo un bottone ed è già un miracolo che sia riuscita a fare questo.

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Peccato che ci fosse un po’ di foschia…

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Non sono incantevoli le nostre campagne, un susseguirsi di rettangoli, come una ciclopica trapunta verde?

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Seguendo la nostra ombra… o con la nostra ombra al seguito?

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In fase di atterraggio – e no, non siamo atterrati sul mais. Anche l’atterragio è gentile: ci si appoggia con un paio di saltelli, e ci si dispiace che sia già finita. Un’ora e mezza volata, in tutti i possibili sensi dell’epressione.

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Il mio certificato – e siete pregati di notare la parte in cui si parla di coraggio e sprezzo del pericolo. Non che ci si sia mai sentiti meno che sicuri, sia chiaro…

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Firmato dal pilota, e non un pilota qualsiasi!

Ago 11, 2010 - considerazioni sparse    5 Comments

Stelle Cadenti & C. – Un Post Blu e Oro

cielo-stellato.jpgEssendosi S. Lorenzo, ieri sera ci si è appostati in giardino a naso in su, a caccia di stelle cadenti. La messe è stata magra: una stella in tutto, anche se, devo dire, alquanto spettacolare. Una scia lunghissima, tanto che solo io sono riuscita a non esprimere il desiderio perché ero troppo intenta a indicare ed esclamare “Aaah!”, come se avessi cinque anni e mezzo.

Pazienza. Per il resto, comunque, siccome non succedeva granché nella volta celeste, abbiamo passato il tempo con una caccia alle stelle d’altra natura: citazioni, titoli, musica, modi di dire e via dicendo.

Naturalmente si è cominciato con le vaghe stelle dell’Orsa (che tutti sapevamo benissimo di tornare a contemplare, per uso, ogni 10 di agosto), le stelle che stanno a guardare (e ieri sera davvero non hanno fatto granché d’altro), e infine uscimmo a riveder le stelle, fino a quando gente in vena di effetti speciali se n’è uscita con Virgilio secondo Annibal Caro*: Era la notte e già di mezzo il corso cadean le stelle. C’è voluto un po’ perché, nel silenzio creato da tanta spettacolare erudizione, qualcuno avesse il coraggio di replicare col pascoliano Il vento passa e passano le stelle. Da Alessandro Magno, per una di quelle associazioni dissennate, siamo passati all’ispettore Javert, che nella versione musicale de I Miserabili canta Stars giusto prima di suicidarsi. Visto che si parlava di musical, abbiamo citato en passant Starlight ExpressA Star is Born, il che ci ha portati a modi di dire come stella del cinema, risultati stellari, prezzi alle stelle, dalle stelle alle stalle, vedere le stelle (reso nel frattempo attuale dalla volpe del deserto che si era schiacciata un dito con la sdraio), gli alberghi a x stelle, e le stellette che noi portiamo – son disciplina – son disciplina, ed era inevitabile che qualcuno prima o poi tirasse in ballo il fatto che le stelle sono tante, milioni di milioni

Poi siamo tornati relativamente seri con E quando miro in cielo arder le stelle, dico tra me pensando: a che tante facelle? Dopodiché, indovinate che ha tirato fuori la notte silenziosa, madida di rugiada e scintillante di stelle, da non so più quale romanzo di Conrad? Per cui, a titolo di ritorsione, è arrivato Saint-Exupery, con quelle cosette che brillano, quelle cosette dorate che fanno sognare i fannulloni. E’ il genere di azione proditoria che grida vendetta: la stella gialla di Emily Dickinson, che con passo leggero entra nella sera come in una sala astrale, e la Via Lattea di Kipling, che ruggisce come un guado gonfio di pioggia… E a questo punto i duellanti sono stati richiamati all’ordine in virtù della Croce del Sud di Lorca: per quanto fossimo nell’emisfero sbagliato, come ignorare un trifoglio di fosforo fragrante e diamanti di brina azzurra?**

Fortunatamente non ho vicini troppo vicini, per cui, quando ci siamo messi a cantare che al di là delle stelle, al di là delle cose più belle ci sei tuuuuu, nessuno è stato mosso a denunciarci per schiamazzi notturni. Invece abbiamo continuato indisturbati ed eterogenei, con Sul colle di Nava vicino alle stelle – le cose son belle, le cose son belle,*** E lucevan le stelle, tramontate stelle (che all’alba vincerò), Stella stellina – la notte s’avvicina, Quante stelle, quante stelle, dimmi tu la mia qual’è, Stars dei Simply Red, Twinkle, twinkle little star, It was written in the stars, e gli estremamente appropriati Catch a falling starWhen you wish upon a star. Vaghe stelle dell’Orsa, che oltre ad essere un film di Visconti è una canzone dei Matia Bazar, nessuno era in grado di cantarla.

Poi pareva tardi per ululare ulteriormente, e siamo tornati alla letteratura con il viaggio immaginario di Cyrano, che sostiene di essere appena caduto dalla luna, arrivando con gli occhi pieni di polvere di stelle – e un capello di cometa sulla giacca. Durante il viaggio è stato morso a un polpaccio dall’Orsa Maggiore (mentre l’Orsa Minore è ancora troppo piccola per mordere) e ha constatato che Sirio di notte si mette il turbante. Racconterà tutto in un libro, in cui userà per asterischi le stelle d’oro che gli sono rimaste impigliate nel mantello…

A questo punto a qualcuno sono venute in mente (per nessun motivo in particolare) Dorabella e Fiordiligi che, spesso e volentieri, si abbandonano ad esclamare Stelle! anziché Numi! o Cielo!, il che, molto naturalmente, ci ha condotti ad enumerare Guerre Stellari, Star Trek, Stargate, Star Quest, Starship Troopers, Captain Star e Starman. C’è poi stata una piccola discussione se Guida alla galassia per autostoppisti valesse o meno: abbiamo deciso di no, perché questo avrebbe comportato l’ammissibilità di Galaxy Quest, Galaxy 999 e via dicendo, da cui non sarebbe stato difficile scivolare a includere lo spazio in generale, e tutti sappiamo che razza di china sia quella. Peccato che la decisione abbia invalidato la Via Lattea di Kipling, ma pazienza: innegabilmente (e per fortuna) non stavamo guardando galassie cadenti. Però probabilmente Andromeda vale.

Infine, in ordine del tutto sparso, sono arrivati Guarda le stelle, come sono belle – e lor son tanto belle che innamorar mi fan (canto degli Alpini), la Stella della Senna, l’espressione inglese starry-eyed, nel senso di ingenuamente ottimista, Estella di Grandi Speranze, Stella Maris, le stelle marine e le stelle alpine, Shooting Star (che, mi si assicura, era la sigla di coda di Goldrake Ufo Robot, ma è anche il nome della macchina di Jack Powell in Wings), the Star Chamber, Diventerai una star, Chobin il principe delle stelle, i biscotti pandistelle, l’anice stellato, le stelle di natale, per aspera ad astra… quando ho tirato in ballo Marlowe (Sei più bella della sera ammantata nello splendore di stelle a migliaia e le stelle amiche che avevano profetato qualcosa alla nascita di Tamerlano), gli ospiti hanno cominciato a defilarsi. notte-stellata.jpg

Non lo trovo del tutto giusto, perché nessuno ha minacciato di lasciare a piedi chi citava il cielo intarsiato di patène d’oro e declamava Doubt thou the stars are fire… Perché Shakespeare sì e Marlowe no? Ad ogni modo, ci siamo salutati su Earendil**** – stella della sera, Stellata di Bondeno, le fortificazioni a stella di Palmanova e la Notte Stellata di Van Gogh. A conti fatti, è stato molto divertente, ma è un mezzo miracolo che abbiamo visto anche quell’unica stella cadente, visto quanto eravamo in tutt’altre faccende affaccendati!

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* Vale a dire Annibal Caro con qualche riferimento a Virgilio…

** Ammiro la gente che, quando cita a memoria, lo fa con accuratezza. Io, lo confesso, baro. E’ per questo che Kipling e Dickinson non sono riportati in corsivo…

*** Don’t. Ask. O se proprio dovete, è una canzone di prima del diluvio che solo mia madre pareva conoscere – però le stelle c’erano e quindi valeva.

**** So che ci vorrebbe una dieresi da qualche parte, è solo che la mia tastiera non ha dieresi.

Lug 25, 2010 - considerazioni sparse    2 Comments

Oh, Brachetti…

Per anni avevo sentito descrivere gli spettacoli di Arturo Brachetti come poetici, raffinati, ironici, leggermente stralunati e un diluvio di altri attraentissimi aggettivi. Cosicché, quando mia madre mi ha annunciato di avere i biglietti per la tappa mantovana di Brachetti & Friends nell’esedra di Palazzo Te, mi sono aggregata con entusiasmo…

…E mal me n’è incolto.

Avevo vaghi e deliziosi ricordi televisivi di questo genere:

Ma qualunque cosa mi aspettassi, mi è andata decisamente male.

Che Brachetti sia bravissimo è fuori discussione: i tre o quattro atti di trasformismo che ha fatto, le ombre cinesi e i mimi erano stupefacenti, e i “giri del mondo”, in cui  riproduceva vari costumi nazionali,prima con un cappello e poi con un cappotto e una sciarpa, seppure un po’ ripetitivi avevano momenti spassosi. Peccato che fossero dispersi in un’ora e mezza di siparietti, numeri altrui e continue volgarità. Non sono particolarmente puritana, ma una sequela di battutacce e ammiccamenti sessuali non risponde alla mia idea di poesia, raffinatezza, ironia, eccetera. E quello che mi irrita di più è vedere che palesemente sa fare benissimo le cose raffinate e ironiche… però, per la maggior parte del tempo, fa – o fa fare – tutt’altro.

Oh, signor Brachetti! E’ proprio necessario fare questo? E’ per compiacere il gusto del pubblico? O forse è sempre stato così e io mi ero fatta un’idea sbagliata? Ero proprio decisa a divertirmi, ieri sera: sono venuta a Palazzo Te piena di entusiasmo e di senso di meraviglia, pronta a tornare bambina per un paio d’ore…

…e me ne sono tornata a casa, come suol dirsi, con le pive nel sacco.

Lug 16, 2010 - considerazioni sparse    7 Comments

Gente Eclettica

Anthony Burgess era un poeta, linguista, commediografo, traduttore, critico letterario, compositore (scrisse la sua prima sinfonia a diciotto anni), autore di libretti d’opera e romanziere abbastanza versatile da scrivere romanzi diversissimi tra loro, in tutta la gamma che corre tra Arancia Meccanica e A Dead Man In Deptford.

Peter Ustinov, oltre che un attore, era un regista cinematografico, teatrale e d’opera, uno scenografo, uno scrittore di prosa, teatro e cinema, un umorista, un giornalista, un presentatore radiofonico e televisivo, un rettore universitario e un diplomatico. Oh, e un poliglotta con un dono per gli accenti.

Leslie Howard era un attore cinematografico e teatrale, un regista e un produttore in entrambi i campi, un commediografo, un conferenziere e probabilmente un agente segreto.

Richard Burton (non l’attore) era un viaggiatore, poliglotta (su larga scala: pare parlasse 29 tra lingue e dialetti), esploratore, poeta, etnologo, ufficiale con esperienza di comando, scrittore, orientalista, traduttore, diplomatico, ipnotista e schermidore.

Se, da un lato, ho sempre avuto il desiderio di scegliere un campo, studiarlo, approfondirlo e praticarlo fino a conoscerne i meccanismi più riposti e le sfumature più sottili, dall’altro questa gente capace di eccellere in una varietà di campi e di mostrare eccezionalità (o almeno non comune competenza) in attività diverse, e magari disparate, mi affascina e mi riempie di ammirazione. Non posso fare a meno di pensare che sia bello possedere molteplici talenti, esercitarli tutti con soddisfazione, poter spingere la propria curiosità intellettuale in tante direzioni, poter realizzare le proprie idee in tutta una varietà di forme.

Il talento precoce non mi scuote particolarmente, ma il talento eclettico suscita in me una certa qual forma di benevola, ammirata invidia: non dev’essere male non avere necessità di scegliere una direzione sola…

4 Luglio

Mi piacciono gli Americani. Ammiro il loro senso dello Stato, mi piace il loro giovanile candore, mi diverte – oppure occasionalmente mi irrita – il modo in cui piombano a pie’ pari where angels fear to thread, apprezzo il loro pragmatismo (anche in fatto di scrittura), mi fa sorridere il modo in cui guardano ad occhi tondi le nostre antiche radici, e ogni tanto dico a qualcuno di loro (à la Kipling) che sono più vecchia di svariati millenni – con esiti vari e interessanti.

E sono deliziata dall’irrefrenabile entusiasmo con cui celebrano il loro Quattro Luglio:

E’ solo a me che par di notare qualche bizzarra somiglianza tra Stars&Stripes e God Save The Queen? Ad ogni modo, buon 4 Luglio agli interessati (you know who you are), e buona domenica a tutti.

Giu 17, 2010 - considerazioni sparse    2 Comments

D’accordo su “Lord Jim”

Benché me lo sia ripromessa più di una volta, ho finora scordato di raccontare che una sera, in palestra… E sì, non sghignazzate: vado in palestra due volte la settimana. Non tutte le settimane, e non sempre due volte, ma faccio qualche sforzo per sciogliere articolazioni e muscoli rattrappiti dal vivere inchiodata al computer.

Detto ciò, qualche tempo fa, in palestra, mi si avvicina F. (un’altra F., completamente diversa da tutti gli altri F. che ho citato in precedenza) e, con un sorriso cospiratoriale, mi dice che è d’accordo con me su Lord Jim.

“L’hai letto?” chiedo (domanda un po’ superflua, lo ammetto). “E ti piace?”

F. dice allora che sì, l’ha letto e le piace molto, e si stupisce leggermente quando le comunico che facciamo parte di un club ristretto. E non so immaginare del tutto perché, ma fra amici e conoscenti conto sulle dita di una mano gli estimatori di LJ. “Deprimente” è uno dei giudizi più comuni, e me lo sono sentito dire spesso, perché questo libro è uno dei pochi argomenti (insieme, credo, alla vicenda delle Fosse di Katyn), in cui lascio libero corso al mio fievole zelo missionario e alla mia – scarsissima – ansia di proselitismo. Quindi presto, consiglio, predico, ma non è che ottenga un granché. Qualcuno ancora mi prende in giro, a decenni di distanza, chiedendomi di quando in quando come sta il Povero Jim

Mi viene in mente un’osservazione di Conrad, contenuta nella sua prefazione a non so più quale edizione successiva alla prima: si era molto stupito di ricevere una lettera da una signora che diceva di ritenere l’intera storia molto morbosa. E si era stupito doppiamente, a quanto pare, perché la signora era italiana. Adesso sto citando a memoria, ma mi pare che Conrad ritenesse gl’Italiani particolarmente atti a comprendere la suscettibilità su un punto d’onore… Evidentemente no.

Comunque io seguito imperterrita e, ogni tanto, raccolgo qualche soddisfazione. D’altra parte, una volta M. mi ha detto che si riterrebbe soddisfatto se nel corso della sua vita riuscisse a indurre dieci persone* a leggere almeno un romanzo di Alfredo Oriani, dal che deduco che in questo genere di opera missionaria non sia il caso di aspettarsi grandi numeri. Io credo di poter contare con certezza quattro lettori al mio attivo, ma temo che uno solo sia convertito…  F. non conta, temo, perché l’aveva già letto di suo, ma è stata una soddisfazione lo stesso.

Ora, se qualcuno di voi avesse finito col leggere LJ perché convinto (o esasperato) dalla sottoscritta, me lo farebbe sapere, vero? E mi comunicherebbe le sue impressioni, nel bene e nel male? Ci terrei tanto.

Lord-Jim-lektury-z-omowieniem-gimnazjum-i-liceum_Joseph-Conrad,images_product,27,978-83-7327-456-3.jpgE  infine non avete idea di quanto sia difficile trovare un’illustrazione che non abbia a che fare col (brutto) film con Peter O’Toole… Questa qui è la copertina di un’edizione polacca, pertinente per più di una ragione. Non so se LJ fosse già stato tradotto in Polacco quando Conrad era ancora vivo, e se sì, mi domando che effetto potesse fargli. Farò qualche ricerca in proposito.

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* Con me c’è riuscito: non sono sicura che Oriani diventerà lo scrittore della mia vita, ma Gelosia mi è davvero piaciuto.

Giu 16, 2010 - considerazioni sparse    No Comments

Cinque Per Mille

Quest’anno ho destinato il 5 per Mille della mia dichiarazione dei redditi a Wikipedia – o quantomeno a Wikimedia Italia. Non ci si faranno ricchi, ma ho l’impressione di contribuire un po’: in fondo è un servizio gratuito che utilizzo molto. Chiariamo bene, non è che faccia le mie ricerche su Wiki, e prendo tutto quello che ci trovo cum grano salis. Però ci sono varie cose che mi piacciono particolarmente di questo arnese: una è che è un metodo rapido di trovare riferimenti a… be’, quasi ogni genere di cose: dal principio attivo di un pesticida, all’oscurissimo autore vallone del XVIII Secolo, ai settantacinque paesini statunitensi che condividono lo stesso nome, alla biografia fuori commercio dagli Anni Quaranta. Wiki è, se non altro, un buon posto per sincerarsi che cose e persone esistano o siano esistite. Poi c’è il fatto che è multilingue, e balzando di versione in versione si riesce spesso a risalire agli usi specifici (e correnti) di un termine in un’altra lingua. Poi ci sono le bibliografie e i links alla fine di ogni articolo: magari non saranno complete, ma non importa quanto sia parziale e strabico il lemma, c’è sempre un punto di partenza per trovare di più e di meglio, in rete e su carta. Poi ci sono le immagini di pubblico dominio, che sono sempre una buona cosa. Poi ci sono le liste: libri per genere, generi letterari per categorie, gente per occupazione, secolo, provenienza, e queste sono soltanto le più scontate. Volete una lista di canzoni ispirate ad opere letterarie? C’è. Volete un elenco di fabbricanti di giocattoli del XIX Secolo? C’è. Volete una lista di aerei militari bulgari? C’è anche quella.

Insomma, la morale è che ricorro spesso a Wiki, sia pur con tutti i caveat del caso, in cerca di informazioni base, indicazioni bibliografiche, immagini e via dicendo. E mi è parso giusto contribuire.

So che è un nonnulla tardi per dirlo, ma se qualcun altro fosse interessato, qui si spiega come fare.