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Ago 22, 2010 - considerazioni sparse    7 Comments

Battesimo dell’Aria!

2010-08-21-64903.jpgQuesto non è molto letterario, ma devo, devo, devo raccontarlo. Ieri ho avuto il mio battesimo dell’aria… no, avevo già volato in aereo, ovviamente, ma un volo in mongolfiera è un’esperienza a sé.

Tra l’altro, ho avuto la fortuna di volare con Alex Bellini, navigatore solitario, traversatore di oceani, deserti e distese ghiacciate, straordinario personaggio di avventure silenziose e profonde – presenza rassicurante e intensa al tempo stesso, mentre la mongolfiera scivola, liscia e silenziosa, non nel vento, ma con il vento, sorprendentemente stabile per essere un cestino di vimini sospeso a un grosso pallone verde.

E’ stata un’esperienza magnifica. Ci si arrampica nella cesta (Alex dice che, dai tempi dei fratelli Montgolfier in qua, il vimini seguita ad offrire la migliore combinazione di resistenza, leggerezza ed elasticità), si sale a forza di fuoco e poi ci si affida al vento, senza preoccuparsi di dove si arriverà. Ci si sente leggeri e piccoli, e c’è una poetica semplicità in questo modo di spostarsi, una grazia avventurosa e sospesa, come in una vecchia illustrazione.

Qualche foto – non proprio ideale, ma si fa quel che si può.

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La G-BZVE in fase di preparazione. Sono riuscita a tagliare fuori la cesta, Alex e l’equipaggio, ma avevo il sole contro, non vedevo un bottone ed è già un miracolo che sia riuscita a fare questo.

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Peccato che ci fosse un po’ di foschia…

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Non sono incantevoli le nostre campagne, un susseguirsi di rettangoli, come una ciclopica trapunta verde?

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Seguendo la nostra ombra… o con la nostra ombra al seguito?

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In fase di atterraggio – e no, non siamo atterrati sul mais. Anche l’atterragio è gentile: ci si appoggia con un paio di saltelli, e ci si dispiace che sia già finita. Un’ora e mezza volata, in tutti i possibili sensi dell’epressione.

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Il mio certificato – e siete pregati di notare la parte in cui si parla di coraggio e sprezzo del pericolo. Non che ci si sia mai sentiti meno che sicuri, sia chiaro…

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Firmato dal pilota, e non un pilota qualsiasi!

Ago 11, 2010 - considerazioni sparse    5 Comments

Stelle Cadenti & C. – Un Post Blu e Oro

cielo-stellato.jpgEssendosi S. Lorenzo, ieri sera ci si è appostati in giardino a naso in su, a caccia di stelle cadenti. La messe è stata magra: una stella in tutto, anche se, devo dire, alquanto spettacolare. Una scia lunghissima, tanto che solo io sono riuscita a non esprimere il desiderio perché ero troppo intenta a indicare ed esclamare “Aaah!”, come se avessi cinque anni e mezzo.

Pazienza. Per il resto, comunque, siccome non succedeva granché nella volta celeste, abbiamo passato il tempo con una caccia alle stelle d’altra natura: citazioni, titoli, musica, modi di dire e via dicendo.

Naturalmente si è cominciato con le vaghe stelle dell’Orsa (che tutti sapevamo benissimo di tornare a contemplare, per uso, ogni 10 di agosto), le stelle che stanno a guardare (e ieri sera davvero non hanno fatto granché d’altro), e infine uscimmo a riveder le stelle, fino a quando gente in vena di effetti speciali se n’è uscita con Virgilio secondo Annibal Caro*: Era la notte e già di mezzo il corso cadean le stelle. C’è voluto un po’ perché, nel silenzio creato da tanta spettacolare erudizione, qualcuno avesse il coraggio di replicare col pascoliano Il vento passa e passano le stelle. Da Alessandro Magno, per una di quelle associazioni dissennate, siamo passati all’ispettore Javert, che nella versione musicale de I Miserabili canta Stars giusto prima di suicidarsi. Visto che si parlava di musical, abbiamo citato en passant Starlight ExpressA Star is Born, il che ci ha portati a modi di dire come stella del cinema, risultati stellari, prezzi alle stelle, dalle stelle alle stalle, vedere le stelle (reso nel frattempo attuale dalla volpe del deserto che si era schiacciata un dito con la sdraio), gli alberghi a x stelle, e le stellette che noi portiamo – son disciplina – son disciplina, ed era inevitabile che qualcuno prima o poi tirasse in ballo il fatto che le stelle sono tante, milioni di milioni

Poi siamo tornati relativamente seri con E quando miro in cielo arder le stelle, dico tra me pensando: a che tante facelle? Dopodiché, indovinate che ha tirato fuori la notte silenziosa, madida di rugiada e scintillante di stelle, da non so più quale romanzo di Conrad? Per cui, a titolo di ritorsione, è arrivato Saint-Exupery, con quelle cosette che brillano, quelle cosette dorate che fanno sognare i fannulloni. E’ il genere di azione proditoria che grida vendetta: la stella gialla di Emily Dickinson, che con passo leggero entra nella sera come in una sala astrale, e la Via Lattea di Kipling, che ruggisce come un guado gonfio di pioggia… E a questo punto i duellanti sono stati richiamati all’ordine in virtù della Croce del Sud di Lorca: per quanto fossimo nell’emisfero sbagliato, come ignorare un trifoglio di fosforo fragrante e diamanti di brina azzurra?**

Fortunatamente non ho vicini troppo vicini, per cui, quando ci siamo messi a cantare che al di là delle stelle, al di là delle cose più belle ci sei tuuuuu, nessuno è stato mosso a denunciarci per schiamazzi notturni. Invece abbiamo continuato indisturbati ed eterogenei, con Sul colle di Nava vicino alle stelle – le cose son belle, le cose son belle,*** E lucevan le stelle, tramontate stelle (che all’alba vincerò), Stella stellina – la notte s’avvicina, Quante stelle, quante stelle, dimmi tu la mia qual’è, Stars dei Simply Red, Twinkle, twinkle little star, It was written in the stars, e gli estremamente appropriati Catch a falling starWhen you wish upon a star. Vaghe stelle dell’Orsa, che oltre ad essere un film di Visconti è una canzone dei Matia Bazar, nessuno era in grado di cantarla.

Poi pareva tardi per ululare ulteriormente, e siamo tornati alla letteratura con il viaggio immaginario di Cyrano, che sostiene di essere appena caduto dalla luna, arrivando con gli occhi pieni di polvere di stelle – e un capello di cometa sulla giacca. Durante il viaggio è stato morso a un polpaccio dall’Orsa Maggiore (mentre l’Orsa Minore è ancora troppo piccola per mordere) e ha constatato che Sirio di notte si mette il turbante. Racconterà tutto in un libro, in cui userà per asterischi le stelle d’oro che gli sono rimaste impigliate nel mantello…

A questo punto a qualcuno sono venute in mente (per nessun motivo in particolare) Dorabella e Fiordiligi che, spesso e volentieri, si abbandonano ad esclamare Stelle! anziché Numi! o Cielo!, il che, molto naturalmente, ci ha condotti ad enumerare Guerre Stellari, Star Trek, Stargate, Star Quest, Starship Troopers, Captain Star e Starman. C’è poi stata una piccola discussione se Guida alla galassia per autostoppisti valesse o meno: abbiamo deciso di no, perché questo avrebbe comportato l’ammissibilità di Galaxy Quest, Galaxy 999 e via dicendo, da cui non sarebbe stato difficile scivolare a includere lo spazio in generale, e tutti sappiamo che razza di china sia quella. Peccato che la decisione abbia invalidato la Via Lattea di Kipling, ma pazienza: innegabilmente (e per fortuna) non stavamo guardando galassie cadenti. Però probabilmente Andromeda vale.

Infine, in ordine del tutto sparso, sono arrivati Guarda le stelle, come sono belle – e lor son tanto belle che innamorar mi fan (canto degli Alpini), la Stella della Senna, l’espressione inglese starry-eyed, nel senso di ingenuamente ottimista, Estella di Grandi Speranze, Stella Maris, le stelle marine e le stelle alpine, Shooting Star (che, mi si assicura, era la sigla di coda di Goldrake Ufo Robot, ma è anche il nome della macchina di Jack Powell in Wings), the Star Chamber, Diventerai una star, Chobin il principe delle stelle, i biscotti pandistelle, l’anice stellato, le stelle di natale, per aspera ad astra… quando ho tirato in ballo Marlowe (Sei più bella della sera ammantata nello splendore di stelle a migliaia e le stelle amiche che avevano profetato qualcosa alla nascita di Tamerlano), gli ospiti hanno cominciato a defilarsi. notte-stellata.jpg

Non lo trovo del tutto giusto, perché nessuno ha minacciato di lasciare a piedi chi citava il cielo intarsiato di patène d’oro e declamava Doubt thou the stars are fire… Perché Shakespeare sì e Marlowe no? Ad ogni modo, ci siamo salutati su Earendil**** – stella della sera, Stellata di Bondeno, le fortificazioni a stella di Palmanova e la Notte Stellata di Van Gogh. A conti fatti, è stato molto divertente, ma è un mezzo miracolo che abbiamo visto anche quell’unica stella cadente, visto quanto eravamo in tutt’altre faccende affaccendati!

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* Vale a dire Annibal Caro con qualche riferimento a Virgilio…

** Ammiro la gente che, quando cita a memoria, lo fa con accuratezza. Io, lo confesso, baro. E’ per questo che Kipling e Dickinson non sono riportati in corsivo…

*** Don’t. Ask. O se proprio dovete, è una canzone di prima del diluvio che solo mia madre pareva conoscere – però le stelle c’erano e quindi valeva.

**** So che ci vorrebbe una dieresi da qualche parte, è solo che la mia tastiera non ha dieresi.

Lug 25, 2010 - considerazioni sparse    2 Comments

Oh, Brachetti…

Per anni avevo sentito descrivere gli spettacoli di Arturo Brachetti come poetici, raffinati, ironici, leggermente stralunati e un diluvio di altri attraentissimi aggettivi. Cosicché, quando mia madre mi ha annunciato di avere i biglietti per la tappa mantovana di Brachetti & Friends nell’esedra di Palazzo Te, mi sono aggregata con entusiasmo…

…E mal me n’è incolto.

Avevo vaghi e deliziosi ricordi televisivi di questo genere:

Ma qualunque cosa mi aspettassi, mi è andata decisamente male.

Che Brachetti sia bravissimo è fuori discussione: i tre o quattro atti di trasformismo che ha fatto, le ombre cinesi e i mimi erano stupefacenti, e i “giri del mondo”, in cui  riproduceva vari costumi nazionali,prima con un cappello e poi con un cappotto e una sciarpa, seppure un po’ ripetitivi avevano momenti spassosi. Peccato che fossero dispersi in un’ora e mezza di siparietti, numeri altrui e continue volgarità. Non sono particolarmente puritana, ma una sequela di battutacce e ammiccamenti sessuali non risponde alla mia idea di poesia, raffinatezza, ironia, eccetera. E quello che mi irrita di più è vedere che palesemente sa fare benissimo le cose raffinate e ironiche… però, per la maggior parte del tempo, fa – o fa fare – tutt’altro.

Oh, signor Brachetti! E’ proprio necessario fare questo? E’ per compiacere il gusto del pubblico? O forse è sempre stato così e io mi ero fatta un’idea sbagliata? Ero proprio decisa a divertirmi, ieri sera: sono venuta a Palazzo Te piena di entusiasmo e di senso di meraviglia, pronta a tornare bambina per un paio d’ore…

…e me ne sono tornata a casa, come suol dirsi, con le pive nel sacco.

Lug 16, 2010 - considerazioni sparse    7 Comments

Gente Eclettica

Anthony Burgess era un poeta, linguista, commediografo, traduttore, critico letterario, compositore (scrisse la sua prima sinfonia a diciotto anni), autore di libretti d’opera e romanziere abbastanza versatile da scrivere romanzi diversissimi tra loro, in tutta la gamma che corre tra Arancia Meccanica e A Dead Man In Deptford.

Peter Ustinov, oltre che un attore, era un regista cinematografico, teatrale e d’opera, uno scenografo, uno scrittore di prosa, teatro e cinema, un umorista, un giornalista, un presentatore radiofonico e televisivo, un rettore universitario e un diplomatico. Oh, e un poliglotta con un dono per gli accenti.

Leslie Howard era un attore cinematografico e teatrale, un regista e un produttore in entrambi i campi, un commediografo, un conferenziere e probabilmente un agente segreto.

Richard Burton (non l’attore) era un viaggiatore, poliglotta (su larga scala: pare parlasse 29 tra lingue e dialetti), esploratore, poeta, etnologo, ufficiale con esperienza di comando, scrittore, orientalista, traduttore, diplomatico, ipnotista e schermidore.

Se, da un lato, ho sempre avuto il desiderio di scegliere un campo, studiarlo, approfondirlo e praticarlo fino a conoscerne i meccanismi più riposti e le sfumature più sottili, dall’altro questa gente capace di eccellere in una varietà di campi e di mostrare eccezionalità (o almeno non comune competenza) in attività diverse, e magari disparate, mi affascina e mi riempie di ammirazione. Non posso fare a meno di pensare che sia bello possedere molteplici talenti, esercitarli tutti con soddisfazione, poter spingere la propria curiosità intellettuale in tante direzioni, poter realizzare le proprie idee in tutta una varietà di forme.

Il talento precoce non mi scuote particolarmente, ma il talento eclettico suscita in me una certa qual forma di benevola, ammirata invidia: non dev’essere male non avere necessità di scegliere una direzione sola…

4 Luglio

Mi piacciono gli Americani. Ammiro il loro senso dello Stato, mi piace il loro giovanile candore, mi diverte – oppure occasionalmente mi irrita – il modo in cui piombano a pie’ pari where angels fear to thread, apprezzo il loro pragmatismo (anche in fatto di scrittura), mi fa sorridere il modo in cui guardano ad occhi tondi le nostre antiche radici, e ogni tanto dico a qualcuno di loro (à la Kipling) che sono più vecchia di svariati millenni – con esiti vari e interessanti.

E sono deliziata dall’irrefrenabile entusiasmo con cui celebrano il loro Quattro Luglio:

E’ solo a me che par di notare qualche bizzarra somiglianza tra Stars&Stripes e God Save The Queen? Ad ogni modo, buon 4 Luglio agli interessati (you know who you are), e buona domenica a tutti.

Giu 17, 2010 - considerazioni sparse    2 Comments

D’accordo su “Lord Jim”

Benché me lo sia ripromessa più di una volta, ho finora scordato di raccontare che una sera, in palestra… E sì, non sghignazzate: vado in palestra due volte la settimana. Non tutte le settimane, e non sempre due volte, ma faccio qualche sforzo per sciogliere articolazioni e muscoli rattrappiti dal vivere inchiodata al computer.

Detto ciò, qualche tempo fa, in palestra, mi si avvicina F. (un’altra F., completamente diversa da tutti gli altri F. che ho citato in precedenza) e, con un sorriso cospiratoriale, mi dice che è d’accordo con me su Lord Jim.

“L’hai letto?” chiedo (domanda un po’ superflua, lo ammetto). “E ti piace?”

F. dice allora che sì, l’ha letto e le piace molto, e si stupisce leggermente quando le comunico che facciamo parte di un club ristretto. E non so immaginare del tutto perché, ma fra amici e conoscenti conto sulle dita di una mano gli estimatori di LJ. “Deprimente” è uno dei giudizi più comuni, e me lo sono sentito dire spesso, perché questo libro è uno dei pochi argomenti (insieme, credo, alla vicenda delle Fosse di Katyn), in cui lascio libero corso al mio fievole zelo missionario e alla mia – scarsissima – ansia di proselitismo. Quindi presto, consiglio, predico, ma non è che ottenga un granché. Qualcuno ancora mi prende in giro, a decenni di distanza, chiedendomi di quando in quando come sta il Povero Jim

Mi viene in mente un’osservazione di Conrad, contenuta nella sua prefazione a non so più quale edizione successiva alla prima: si era molto stupito di ricevere una lettera da una signora che diceva di ritenere l’intera storia molto morbosa. E si era stupito doppiamente, a quanto pare, perché la signora era italiana. Adesso sto citando a memoria, ma mi pare che Conrad ritenesse gl’Italiani particolarmente atti a comprendere la suscettibilità su un punto d’onore… Evidentemente no.

Comunque io seguito imperterrita e, ogni tanto, raccolgo qualche soddisfazione. D’altra parte, una volta M. mi ha detto che si riterrebbe soddisfatto se nel corso della sua vita riuscisse a indurre dieci persone* a leggere almeno un romanzo di Alfredo Oriani, dal che deduco che in questo genere di opera missionaria non sia il caso di aspettarsi grandi numeri. Io credo di poter contare con certezza quattro lettori al mio attivo, ma temo che uno solo sia convertito…  F. non conta, temo, perché l’aveva già letto di suo, ma è stata una soddisfazione lo stesso.

Ora, se qualcuno di voi avesse finito col leggere LJ perché convinto (o esasperato) dalla sottoscritta, me lo farebbe sapere, vero? E mi comunicherebbe le sue impressioni, nel bene e nel male? Ci terrei tanto.

Lord-Jim-lektury-z-omowieniem-gimnazjum-i-liceum_Joseph-Conrad,images_product,27,978-83-7327-456-3.jpgE  infine non avete idea di quanto sia difficile trovare un’illustrazione che non abbia a che fare col (brutto) film con Peter O’Toole… Questa qui è la copertina di un’edizione polacca, pertinente per più di una ragione. Non so se LJ fosse già stato tradotto in Polacco quando Conrad era ancora vivo, e se sì, mi domando che effetto potesse fargli. Farò qualche ricerca in proposito.

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* Con me c’è riuscito: non sono sicura che Oriani diventerà lo scrittore della mia vita, ma Gelosia mi è davvero piaciuto.

Giu 16, 2010 - considerazioni sparse    No Comments

Cinque Per Mille

Quest’anno ho destinato il 5 per Mille della mia dichiarazione dei redditi a Wikipedia – o quantomeno a Wikimedia Italia. Non ci si faranno ricchi, ma ho l’impressione di contribuire un po’: in fondo è un servizio gratuito che utilizzo molto. Chiariamo bene, non è che faccia le mie ricerche su Wiki, e prendo tutto quello che ci trovo cum grano salis. Però ci sono varie cose che mi piacciono particolarmente di questo arnese: una è che è un metodo rapido di trovare riferimenti a… be’, quasi ogni genere di cose: dal principio attivo di un pesticida, all’oscurissimo autore vallone del XVIII Secolo, ai settantacinque paesini statunitensi che condividono lo stesso nome, alla biografia fuori commercio dagli Anni Quaranta. Wiki è, se non altro, un buon posto per sincerarsi che cose e persone esistano o siano esistite. Poi c’è il fatto che è multilingue, e balzando di versione in versione si riesce spesso a risalire agli usi specifici (e correnti) di un termine in un’altra lingua. Poi ci sono le bibliografie e i links alla fine di ogni articolo: magari non saranno complete, ma non importa quanto sia parziale e strabico il lemma, c’è sempre un punto di partenza per trovare di più e di meglio, in rete e su carta. Poi ci sono le immagini di pubblico dominio, che sono sempre una buona cosa. Poi ci sono le liste: libri per genere, generi letterari per categorie, gente per occupazione, secolo, provenienza, e queste sono soltanto le più scontate. Volete una lista di canzoni ispirate ad opere letterarie? C’è. Volete un elenco di fabbricanti di giocattoli del XIX Secolo? C’è. Volete una lista di aerei militari bulgari? C’è anche quella.

Insomma, la morale è che ricorro spesso a Wiki, sia pur con tutti i caveat del caso, in cerca di informazioni base, indicazioni bibliografiche, immagini e via dicendo. E mi è parso giusto contribuire.

So che è un nonnulla tardi per dirlo, ma se qualcun altro fosse interessato, qui si spiega come fare.

Dove Confesso Di Essere Una Creatura Timorosa

C’è quest’idea per un romanzo che ho in mente da anni, con un personaggio perfetto – e con questo intendo narrativamente perfetto: complesso, sfaccettato, pieno di zone d’ombra, seri ostacoli da superare, dubbi, passioni, forte personalità e piccinerie. Un personaggio che, lo so bene, adorerei scrivere. Potrei farne qualcosa di davvero buono e, per una volta, sarebbe anche una vicenda di ambientazione contemporanea. Però non posso. La persona in questione è vera e reale, la conosco bene e viceversa, e il ritratto che ho in mente non è esattamente lusinghiero. Non negativo in senso assoluto, sia ben chiaro, ma – si parva licet… – nessuno può pensare che un ipotetico Julien Sorel reale avrebbe apprezzato il ritratto che Stendhal fa di lui, giusto?

Ecco, credo che questa da parte mia sia una mancanza di coraggio, e temo che finirà col rivelarsi un ostacolo. Probabilmente, pur rinunciandoci davvero a malincuore, posso sopravvivere senza scrivere il mio personaggio perfetto, ma temo che non sia un caso isolato. Ho diverse altre idee del genere, condannate in partenza perché non so indurmi a rischiare di offendere le persone in questione. In generale i miei personaggi non sono ritratti dal vero, e tendo piuttosto a costruire i caratteri mescolando tratti di varia provenienza. Solo una volta ho scritto in un romanzo un personaggio modellato da vicino su una persona reale, e lasciate che lo confessi: la possibilità che la persona in questione se ne accorga mi dà ancora una certa ansia…

Al tempo stesso, senza bisogno di preoccuparsi di romanzi interi, ci sono volte in cui qui su SEdS parlerei di persone ed episodi e poi non lo faccio per lo stesso motivo. In un’altra vita ho avuto un altro blog nel quale parlavo del mio lavoro (e della gente annessa e connessa) in termini molto ironici. Postavo sotto uno pseudonimo ed ero ragionevolmente certa che nessuno dei miei personaggi avrebbe mai scovato o letto il blog in questione… sì, credo che si possa proprio dire che sono una pusillanime.

Charlotte Bronte si alienò diversa gente (compreso il suo innamoratissimo editore George Smith) ritraendola nei suoi libri in termini che a lei parevano semplicemente realistici e che di fatto non erano proprio lusinghieri. A giudicare dalla sua corrispondenza, dapprima non aveva valutato bene le conseguenze di quello che scriveva, né previsto la popolarità che i suoi romanzi finirono con l’ottenere, ma in seguito continuò con i suoi ritratti dal vero, senza preoccuparsene soverchiamente. Forse è questione di rompere il ghiaccio? Forse, dopo aver fatto la frittata una volta – e constatato che non ci sono morti, feriti o dispersi – non ci si bada più troppo? Non saprei: è quel genere di cose che si scopre solo provandoci, ma non so, davvero non so se ne avrò mai il coraggio.

Battaglia Navale

Questa bella foto è opera di Claudio Gobbetti, e ritrae l’affondamento della flotta viscontea a Governolo nel giorno di S.Agostino del 1398 – ricostruito per il son-et-lumière “La Notabile Fabbrica”: i Viscontei andarono all’assalto del borgo fortificato di Governolo, lungo il fiume Mincio, nell’intenzione di muovere su Mantova, ma – come racconta l’ingegnere seicentesco Gabriele Bertazzolo, “i difensori mandando loro addosso le acque per mezzo della Chiusa, gli affogarono quasi tutti nelle fosse, e la maggior parte de’ principali soldati e capitani […] Ed alla fine il Visconti vi perdé si può dire tutto l’esercito, con 34 pezzi di bombarde, forse 50 galeoni, ed altre barche armate, con tutti i i padiglioni, baliste, catapulte, carriaggi, vettovaglie, ed altri armamenti di guerra, con tanti migliaia d’uomini e soldati a piedi ed a cavallo, poiché anche quelli, che si trovarono in luoghi, ove non arrivarono le acque, furono presi e morti.W%20-%20DSC04511b.jpg

 

Lo spettacolo (di cui ho curato testi e regia) è andato in scena nell’estate del 2008, per celebrare l’inaugurazione del restaurato Manufatto del Bertazzolo-Pitentino.

A Volte Buzzati Interferisce

000012055579.jpgOggi tagliano la tuia.

La tuia ha più di ottant’anni – l’aveva piantata il mio bisnonno – ed è alta una ventina di metri. Non è uno di quegli alberi con cui fai conversazione, è lì e basta, di sentinella accanto a un cancello, altissima e diritta. L’estate scorsa la stupida Tess ci si è arrampicata fino a metà e ci è rimasta per un giorno e una notte, salvo poi balzare giù come se niente fosse. Dopo che avevamo fatto venire i VVFF con l’autogru. Ultimamente la tuia non sta molto bene: ha la punta secca, cosa che – mi dicono – non preannuncia nulla di buono. Se crolla per il verso sbagliato, la tuia ci abbatte la casa dei custodi. Se crolla per il verso meno sbagliato, ci butta giù un garage. Oppure, con un minimo d’impegno, può anche centrare i fili elettrici.

Così oggi tagliano la tuia.

Da qui sento le motoseghe al lavoro, e i tonfi dei pezzi di tronco che cadono, ed è strano, considerando il lavoro che facevo prima, che ci siano pochi rumori che odio come una motosega che morde il legno.

E so anche che è stupido piangere per un albero, e che è diventato davvero pericoloso lasciarla su, e che ad ogni colpo di vento cade qualche ramo. E che pianteremo subito un’altra tuia. Lo so benissimo, grazie.

Però…

Avete letto Il Segreto del Bosco Vecchio, di Buzzati? Non parlo del film (chiunque abbia avuto l’idea di scritturare Villaggio per il ruolo del Colonnello Procolo dovrebbe essere sculacciato sulla pubblica piazza, anche se è Olmi in persona!!), ma della novella.

Ecco, stamattina mi pare che il Genio della tuia debba essere seduto qui sulla poltrona alle mie spalle, e che, se mi azzardassi a voltarmi, mi guarderebbe con aria di rimprovero. E mi pare anche che il venticello che soffia fuori non possa essere Matteo – troppo timido: dev’essere Evaristo.

Altro tonfo, più sordo: fra cinque minuti, della tuia non sarà rimasto più niente. Sono passati un po’ di anni dall’ultima rilettura, e non mi ricordo che cosa succede al Genio quando l’albero viene tagliato. C’è una scena, questo sì, con il Genio seduto sconsolatamente sul tronco abbattuto, e tutti i suoi simili attorno. Dopo di questo non mi ricordo. Forse il Genio svanisce e basta.

Ecco, hanno finito. Fuori c’è un meraviglioso profumo di ginepro.

Ed è stupido, proprio stupido, lacrimare così sulla combinazione di un libro e di un albero, vero? Stupido oltre ogni misura.