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Come fare felice uno scrittore

Essendo domani Santa Lucia, parliamo di regali e regalini.

“Che cosa si regala a uno scrittore?” mi domanda E. E’ possibile che questa sia in realtà una manovra poco sottile per scoprire che cosa vorrei sotto l’albero, ma forse a E. interesserà sapere che uno scrittore è un tipo di animale che, avendo ricevuto una domanda del genere, per prima cosa ci fa un post.

Allora, vediamo un po’. Come rendere felice uno scrittore/aspirante scrittore la sera del 24?

Pocketbook.gifTaccuini. Magari di quelli con lo spazio per una penna, ma piccoli, da tenere in borsetta o in tasca, da portarsi sempre dietro, ma proprio sempre, perché non si sa mai quando si vorrà prendere nota di qualcosa. La scelta è infinita, dal classico taccuino Moleskine ai Paperblanks che riproducono rilegature antiche, ai quadernini minimalisti Ikea*… Ha anche il vantaggio di essere uno di quei regali dove fare un doppione non conta, perché di questi arnesi, lo scrittore medio ne consuma a bizzeffe.

Cancelleria. Con giudizio, e premurandosi di conoscere preventivamente il metodo del destinatario: una scatola intera di biro blu confezionata con cura è molto benaugurante per chi scrive tutte le sue prime stesure a mano. Per gli aficionados della tastiera, però, meglio un mousepad a tema. Una volta, durante un periodo di sconforto, ho ricevuto una scatola: dentro c’erano un bel po’ di biro e una risma di carta, sul cui primo foglio il donatore si era premurato di stampare un’ipotetica copertina del romanzo in cui ero impantanata. Avevo apprezzato molto. Un caveat: la penna elegante, questo classico tra i regali, non è sempre la migliore delle idee. Chi scrive con una penna speciale, probabilmente la penna speciale ce l’ha già, mentre la maggior parte degli amanuensi usa biro, roller o matite di largo consumo.

pooryorick.gifMugs. Ovvero quelle tazzone alte con il manico. Potrei dire che è un dato di fatto: gli scrittori fanno le ore piccole e si sostentano a tè e caffè lungo; oppure potrei dire che è un fatto: gli scrittori scrivono nelle soffitte, dove fa freddo, e una bella tazzona fumante serve a scaldarsi le mani ogni tanto… Ma siamo onesti, il fatto è che il mug fumante accanto alla tastiera/quaderno/pila di fogli fa tanto, tanto, ma proprio tanto scrittore all’opera. Che ne esistano tante a tema*** è senz’altro d’aiuto. Qui di fianco ne vedete uno shakespeariano. Una tazza di caffè, Yorick?

Penne colorate. O pennarelli. O matite. Per sottolineare le fotocopie degli articoli, per cercar di chiarire il tortuosissimo schema del XXXII capitolo, per codificare gli interventi necessari in fase di revisione (verde: sono così felice di essere la persona che ha scritto questo paragrafo; giallo: a cosa stavo pensando quando ho scritto ciò?; arancione: urge energico intervento; le sfumature di rosso vanno dal disastro al macello, alla catastrofe, all’apocalisse, a come-ho-mai-potuto-pensare-di-avere-un-briciolo-di-talento?), per disegnarsi luoghi e personaggi se si è abbastanza bravi. Ad ogni modo, lo scrittore medio ama le penne colorate. Come le Stabilo Pen 68, che esistono a punta media e punta fine, e in una cinquantina di colori.

Writing Software. C’è di tutto un po’. Ci sono editor di testo/gestione progetti a prezzi ragionevoli (20-40 $): Writer’s Cafè, molto colorato, con pretese di stile e una quantità di funzioni, compresi i suggerimenti giornalieri, una vasta scelta di esercizi di scrittura, un sistema di brainstorming, un sistema di importazione, raccolta e archiviazione di materiale (foto comprese), un diario/agenda, un generatore di nomi e una funzione di progettazione “Storylines”, oppure Liquid Story Binder (per PC) o Scrivener (per Mac). Questi sono strumenti di lavoro, buoni per organizzarsi e tenere a portata di mano il materiale. Per chi vuole qualcosa di più didattico, c’è il celebre Dramatica Pro, che costa un’ira e consente di sviluppare personaggi, archi narrativi, trama e sottotrame, ambientazioni, dialoghi, ritmo e passo tramite una serie di strumenti molto sofisticati. Un po’ meno costoso è Write Pro, di Sol Stein (celebre autore di manuali di scrittura creativa), che però è a mezza via tra un software e un corso. Il che ci porta a…

Corsi di scrittura. Qui bisogna essere certi che il destinatario non prenderà il regalo come un apprezzamento poco lusinghiero. In un mondo ideale, tutti gli scrittori sarebbero gente matura, umile e seria, sempre ansiosa d’imparare e perfezionare la propria arte… essendo il mondo quello che è, siate ben sicuri di non provocare incidenti diplomatici, prima di regalare uno di questi. Detto questo, la scuola di scrittura più celebre d’Italia è la Scuola Holden di Torino****, che offre una scelta di corsi, laboratori e seminari, da seguirsi in loco oppure online. Naturalmente non parlo tanto del (costoso) biennio di Scrittura&Storytelling, quanto dei corsi brevi, dei weekend di scrittura, dei corsi di narrativa o sceneggiatura online, o magari dell’accesso ai servizi editoriali… c’è un po’ di tutto, per chi è in vena di un regalo importante. Per chi conosce bene l’Inglese, ho già parlato di più di una volta di Holly Lisle, ma potrei citare anche il celebre Gotham Writers Workshop, il cui materiale si trova anche tradotto in italiano in forma di manuale di scrittura.

Dizionari. Non troverete molte altre categorie disposte ad andare in estasi per un dizionario. E non dico il vocabolario italiano (quello deve già averlo, deve averne più d’uno, sennò non è uno scrittore!), ma di tutte le meraviglie come dizionari ragionati dei sinonimi e dei contrari, dizionari idiomatici, dizionari tecnici, glossari specifici, dizionari storici, cronologie complete, atlanti storici, dizionari scientifici, dizionari visuali, repertori, libri di terminologia… non c’è argomento che non abbia la sua quantità di dizionari, è solo questione di cercare. E da questo segue logicamente, last but not least…

Libri. E qui, che posso dire? Un’edizione preziosa di un autore molto amato, un manuale di scrittura, un libro che a voi è rimasto nel cuore e vorreste tanto condividere, l’ultimo bestseller da analizzare riga per riga, un saggio su quel certo argomento, immagini di quel dato posto… Non c’è limite alle possibilità, e non c’è libro che uno scrittore non sia, in un modo o nell’altro, interessato a leggere.

Ecco qui. Poi tutto è relativo, ma di sicuro c’è qualcosa cui queste bizzarre creature non sanno resistere (come dicevano in quel documentario della BBC in cui Gerald Durrel attirava allo scoperto un echidna con un pezzo di formaggio), ed è mostrare che considerate la loro scrittura una parte integrante della loro vita e della loro personalità: un tratto fondamentale, che vale la pena di prendere in considerazione nella scelta dei regali natalizi. A parte la fatidica domanda “che cosa stai scrivendo?” non c’è mezzo più sicuro per far felice un echidna, a Natale o in altre stagioni.

Uno scrittore: volevo dire uno scrittore, of course!

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* Va bene, lo confesso: non ho mai messo piede in un coso Ikea e conto di non farlo mai. Però conosco gente che adora l’Ikea, che possiede quadernini minimalisti acquistati all’Ikea, che li ama con passione.

** Mentre cercavo un’illustrazione di un mug, mi sono imbattuta in questo sito. Onestamente, non so immaginare chi possa volere una bambola di pezza con le fattezze di Virginia Woolf o di Mark Twain, ma sono completamente affascinata…

*** Ok, non mi tengo: questo è il mio mug, comprato a Covent Garden piazza. IlMioMug.gifQuando ho visto che le coste riprodotte riportavano titoli delle Bronte, di Jane Austen, di Kipling, di Thackeray, potevo forse lasciarlo dov’era? No, non potevo.

 **** In questo periodo ha anche una promozione natalizia per chi vuole regalare uno dei suoi corsi. Vedere sul sito. E no: non sono in nessun modo affiliata alla Holden e non percepisco percentuali su nessuno dei prodotti che ho citato in questo post.

Vocali

A noir, E blanc, I rouge, U vert, O bleu; voyelles,
Je dirai quelque jour vos naissances latentes:
A, noir corset velu des mouches éclatantes
Qui bombinent autour des puanteurs cruelles,

A nera, E bianca, I rossa, U verde, O blu: vocali,
Io dirò un giorno le vostre origini segrete:
A, nero corsetto villoso delle mosche lucenti
Che ronzano intorno a fetori crudeli,

Golfes d’ombre; E, candeurs des vapeurs et des tentes,
Lances des glaciers fiers, rois blancs, frissons d’ombelles;
I, pourpres, sang craché, rire des lèvres belles
Dans la colère ou les ivresses pénitentes;

Golfi d’ombra; E, candori di vapori e di tende,
Lance di fieri ghiacciai, re bianchi, brividi di umbelle;
I, porpore, sangue sputato, riso di belle labbra
Nella collera o nelle ebbrezza penitenti;

U, cycles, vibrements divins des mers virides,
Paix des pâtis semés d’animaux, paix des rides
Que l’alchimie imprime aux grands fronts studieux;

U, cicli, vibrazioni divine di mari verdi,
Pace dei pascoli seminati di animali, pace delle rughe
Che l’alchimia scava nelle ampie fronti studiose.

O, supreme Clairion plein des strideurs étranges,
Silences traversés des Mondes et des Anges;
– O l’Oméga, rayon violet de Ses Yeux!

 

O, Tuba suprema piena di stridori strani,
Silenzi attraversati dai Mondi e dagli Angeli:
– O l’Omega, raggio violetto dei Suoi Occhi!

 

Arthur Rimbaud, 1872

(Per la cronaca, le mie vocali personali sono diverse: A bianca, E verde, I nera, O gialla, U marrone. )

Grammatica

Mi hanno chiesto di dare lezioni d’Inglese a un ragazzino delle medie, e ho detto di no.

Ho detto di no, in primis perché la mia limitata esperienza mi ha rivelato in modo inequivocabile che non sono portata per l’insegnamento (e l’omicidio è punito con molti anni di prigione); e poi perché la madre, non irragionevolmente, vuole qualcuno che inculchi al suo rampollo la grammatica inglese, e io la grammatica non la so.

Che ci posso fare? Parlo, leggo e scrivo l’Inglese correntemente, e ho un IELTS 8/9 a provarlo, ma non so la grammatica in teoria. Non riesco a impararla. E non è solo questione d’Inglese. A volte ho ancora gl’incubi a proposito dell’orale di Spagnolo 2, in cui ho rischiato di farmi bocciare perché, dopo mezz’ora di buona conversazione in Spagnolo sul regno di Filippo II, al professore è germogliata l’idea di farmi coniugare qualche verbo. Poco è mancato che annegassi.

Ripeto: che ci posso fare? Parlo quattro lingue e mezza (incluso l’Italiano), ne leggo altre due e ho qualche rudimento di un’altra ancora… e di nessuna di esse conosco, né ho mai conosciuto decentemente, le regole grammaticali. No, nemmeno la grammatica italiana. E non mi sbaglio parlando o scrivendo, è solo che non. So. La. Grammatica.

Oh, adesso che l’ho confessato sto molto meglio.

 

Nov 23, 2009 - considerazioni sparse    2 Comments

Influenzata

Ho l’influenza.

No, non è del tutto vero: ho fatto il vaccino (influenza normale, ovviamente) e si direbbe che i miei anticorpi non fossero del tutto d’accordo… una spalla gonfia come un salvagente, dolori, febbre, spossatezza… non vi fate un’idea del gaudio.

E avrei così tanto da fare!

Be’, mi sono detta, smaltirò almeno una parte della mia To Read List, tutti quei libri che voglio leggere, tempo permettendo, e il tempo non permette mai…

Poteri Forti, di Ferruccio Pinotti (cominciato, da finire…)

Viaggio a Taprobana, di Giuseppe Papagno

Who Killed Kit Marlowe?, di M.J. Trow

Il Viaggio di Shakespeare, di Daudet

Per Una Stella da Maresciallo, di Antonio della Rocca

A Hand-book of Volapuk, di Andrew Drummond (che vorrebbe una dieresi sulla u… dov’è una tastiera tedesca, quando servirebbe?)

Il Vizio di Leggere, di Vittorio Sermonti…

Solo per citare i primi, perché la lista intera è lunga come il mio braccio.

E invece no, perché di giorno ho giusto quel tanto di febbre che basta a sentirmi la testa imbottita di cotone idrofilo, prosciutto cotto e biglie, e di notte ne ho troppa per dormire… col risultato che di notte mi rigiro, di giorno dormo e non leggo una virgola. E infatti sto anche postando in tremendo ritardo…

Che posso dire? Passerà. Intanto, abbiate pazienza se in questi giorni non solo il ritratto della costanza e della precisione.

 

 

Strategie Provate

Don Sciortino, direttore di Famiglia Cristiana, è un esperto di comunicazione, religiosa e non. Ascoltandolo presentare il suo ultimo libro (La Famiglia Cristiana – Una risorsa trascurata, Mondadori 2009), e osservando le reazioni del pubblico, si deduce tutta una serie di strategie che evidentemente funzionano, se si è alla direzione del settimanale più diffuso in Italia.

Per esempio:

– Ripetere numerose volte, con voce tonante e accorata, perle di saggezza e originalità come “la famiglia non è un problema: la famiglia è una risorsa”, oppure “si deve fare politica nel senso più nobile del termine, non per rincorrere il proprio interesse”, o ancora “la televisione e internet allontanano i nostri ragazzi dai veri valori”, et caetera similia. Multa caetera.

– Fare attenzione alla densità delle parole chiave: “famiglia” deve comparire in media ogni quattro parole; non meno di tre volte in ogni periodo, ma non c’è limite alla quantità. “Politica” è, ça va sans dire, un altro buon cavallo di battaglia.

– Dichiararsi (mancate) vittime degli attacchi di un Potere miope e ingiusto fa scattare piccoli applausi… stavo per scrivere spontanei. Piuttosto, presente il ginocchio, il martelletto e il riflesso condizionato? Ecco.

– Avviare una sorta di mea culpa della propria categoria, salvo poi tirarsi fuori. Noi giornalisti abbiamo abdicato alla dignità del nostro mestiere. Ma io ho pubblicato il tale editoriale e il tal’altro: non ho abdicato a un bel niente, io!

– Non esagerare con i congiuntivi. Questo lo diceva già Eco nella Fenomenologia di Mike Bongiorno: la gente si identifica più facilmente con chi non usa troppo il congiuntivo.

– Dare un’impressione di generosa equanimità. “Non chiedetemi di esprimere giudizi su XXX e YYY” (nello specifico, Padre Lombardi dell’Ufficio Stampa Vaticano e Avvenire), e poi… fuori l’artiglieria pesante!! Banzai!

– Infine, non c’è quasi bisogno di dirlo: dare addosso al Governo in carica è sempre un bonus. Anche se si è appena detto che la Chiesa deve essere apolitica. Per dovere di cronaca: Don Sciortino sostiene di avere riservato lo stesso trattamento a tutti i governi di qualsiasi colore. Sarà. Questa Clarina non ricorda episodi analoghi in altri tempi, ma è vero che questa Clarina non legge FC da anni, e ne sa solo quello che viene ripreso da altri mezzi d’informazione. Deve questa Clarina supporre che, in altri tempi, gli altri mezzi d’informazione non dedicassero inchiostro e air time alle intemperanze di FC?

Ecco qui: non una, non due, non tre, ma sette piccole strategie. Funzionano, vi assicuro: dopo avere applaudito abbondantemente, la platea se ne va a casa convinta di avere udito parole belle, sagge e giuste.

Epifanie

A volte ci vogliono vent’anni, per capire.

Vent’anni e una notte semi-insonne a rileggere vecchi diari, a cercare di ricordarsi come si era da ginnasiali, che cosa si pensava, perché si piangeva come fontane davanti ai servizi da Berlino…

Ebbene, adesso – adesso so perché piangevo. Piangevo perché per la prima volta nella mia vita vedevo la storia fuori dai libri. La vedevo succedere intorno a me, ed era così piena di forza, e viva, e travolgente. Gli imperi crollavano davvero, e la folla cantava davvero nelle piazze, e abbatteva frontiere. Un conto era sapere in teoria che il mondo poteva cambiare in una notte, e tutt’altro era vederlo succedere…

E all’improvviso, tutto quello che avevo imparato, tutte le vicende remote che erano state solo carta e inchiostro prendevano vita, come se vederne accadere una le rendesse tutte più reali, infondesse loro respiro, soffiasse via tutta la polvere che le aveva ricoperte. La notte del 9 novembre 1989, mentre finiva la Guerra Fredda, mentre crollava la Germania Est, per me il mondo assunse un nuovo significato, un nuovo grado di realtà che contemplava cambiamento e movimento – tutto diventava più vivido, più profondo, cangiante, pieno di correnti. Era elettrizzante, era sconvolgente, era meraviglioso.

Doveva esserci un motivo se la caduta del Muro è l’avvenimento non strettamente famigliare che mi ha segnata di più nella mia vita. Adesso so perché.

 

Dove eravate?

berlino.jpg
Dov’eravate, vent’anni fa, come stasera?
Io incollata alla televisione, con i miei genitori. “Guarda bene,” disse mio padre, con gli occhi lucidi. “Guarda, perché non te lo dimenticherai più.”

Io avevo quindici anni, e mio padre aveva ragione. A cena i miei genitori mi raccontarono i loro ricordi di quando il muro era stato costruito, e poi brindammo ai Berlinesi, ai Tedeschi, a Gorbaciov, alla fine di un’era, all’inizio di un’altra. Era un mondo nuovo.

E voi?

Ott 28, 2009 - considerazioni sparse    No Comments

Cronache Berlinesi, Parte III

Pensieri misti assortiti.

* Mai viaggiare con le scarpe nuove. Non importa quanto siano carine, non importa quanto sembrino comode. Se non sono rodate, non e’ il caso di metterle alla prova sgambando per cittä sconosciute o facendo la coda davanti a un museo. Ouch.

* POtsdamer Platz vent’anni fa era un prato incolto fra le due ex-metä di Berlino. Adesso e’ circondata da grattacieli e schermi giganti, e ha persino una rampa per la neve artificiale… Rimane qualche pezzetto di Muro, dove i turisti si fanno fotografare. E no, non mi sono fatta fotografare.

* Acquisisci un figlioccio, e all’improvviso hai di nuovo una ragione legittima/impellente per entrare nei negozi di giocattoli. Grazie, Vale!

* Humour berlinese doc: “…E c’era molto, molto vento, quel giorno, cosi’ le autoritä di Berlino Est decisero di evacuare il ristorante girevole in cima alla Torre della Televisione… perche’ se fosse caduta, sarebbe caduta nella parte Ovest, e ciö non era permesso!”

* Accanto alla Komishe Opera c’e’ un magazzino dove vendono vecchi arredi di scena e costumi dismessi. Purtroppo era chiuso.

* A Check Point Charlie ci sono figuranti in uniforme che si fanno fotografare con i turisti. Anche uniformi inglesi e francesi, benche’ nessun Inglese o Francese abbia mai messo piede a CPC.

* L’Ambasciata Russa occupa ancora un intero quartiere, con tanto di scuole e piscina che sfoggia ancora il ritratto di Lenin. Quanto personale puö avere un’ambasciata?

* Se volete fare un esperimento, chiedete a un Berlinese di indicarvi la Gemäldegalerie. E’ una delle pinacoteche piü importanti della cittä, ma qui non sembrano impressionati, e il rischio che vi mandino a smarrire in tutt’altra direyione e’ tutt’altro che limitato.

* A me Van Dyck piace piü di Rubens, e non so cosa farci. E’ cosi’ ed e’ cosi’.

* In una delle mie prossime vite, credo che gestirö un negoyietto di ornamenti natalizi al Nikolai Viertel.

* L’ho giä detto quanto detesto la tastiera QWERTZ?

* Al Rathaus Cafe’ servono un delizioso “Stolzer Heinrich”, che e`un grosso wurstel cotto in una salsa di birra e curry, servito con le patatine fritte. Pare che sia una specialita’ berlinese. Come e quando lo sia diventata, visto che il curry e’ una spezia indiana, e’ oggetto della mia curiosita’.

* In Alexander Platz vent’anni fa c’era folla a tutte le ore del giorno e della notte. Adesso c’e’ ben poca gente che osserva un allestimento commemorativo della Caduta del Muro.

* Berlino mi mancherä.

E adesso, a casa…

 

Ott 27, 2009 - considerazioni sparse    No Comments

Cronache Berlinesi – Parte II

*NOTA DI SERVIZIO: martedi’ sarebbe il giorno dello Sbregaverze, lo so. Momentaneamente sospeso per ovvie ragioni. Martedi`prossimo si riprende. FINE NOTA DI SERVIZIO, e torniamo a Berlino*

Giornata di viaggi nel tempo. E di musei.

A partire dal Pergamon Museum, che raccoglie alcune tra le meraviglie archeologiche visibili in Occidente, con una ricchezza che supera persino il British Museum, ed e’ tutto dire. Come l’altare eponimo: si entra in un immenso salone e si resta senza fiato davanti al fianco  ovest di una costruzione incredibile, tutta fregi e colonne e statue… l’idea che possa essere stata eretta per celebrare uno scampato attentato non mi convince troppo. Una guerra vinta mi parrebbe piü probabile. Altra emozione, la porta del mercato di Mileto, che vent’anni fa non aveva di fronte parte del Traianeo, ma adesso si. Poi, uno dei miei pezzi preferiti in assoluto: la porta di Ishtar con la via processionale. Un immenso corridoio rivestito di piastrelle blu cobalto, decorate con un fregio di leoni in rilievo che vanno incontro a chi arriva, e in fondo… la porta propriamente detta, incredibilmente blu, incredibilmente vivida con le sue decorayioni a fiori, animali, alberi stilizzati. Immaginate quanto poco colore vedesse in vita sua l’abitante medio della mezzaluna fertile; immaginate di arrivare dal deserto, o da un villaggio di mattoni di fango, o da una cittadina della piü sperduta provincia, o da qualche steppa lontana, e trovarvi di fronte una fortezza blu… Quando saro’ a casa carichero’ qualche fotografia. E poi, le tavolette coperte di scrittura cuneiforme, e i bassorilievi con i carri da guerra assiri, e il sepolcro di Assurbanipal, e le incredibili mura di M´shatta, di pietra lavorata come se fosse un merletto… Non me sarei piü venuta via.

Invece l’ho fatto per andare al Neues Museum. Vent’anni fa era chiuso, credo. Proprio questo mese si sono chiusi i lunghissimi lavori di restauro, e il Neues Museum e’ stato aperto al pubblico. Sono molto felice di essere arrivata al momento giusto per vederlo, perche’ e’ un posto incredibile. A parte le meraviglie che contiene, e’ pensato, allestito e organizzato con un’intelligenza rara. Le collezioni sono disposte su vari piani e in vari modi, valorizzandole al meglio. La collezione egizia, per esempio, e’ organizzata in modo da mostrare anche il percorso dell’egittologia classica tedesca e inglese, con diari di scavo, quadri ottocenteschi a soggetto archeologico e ricostruzione di vecchi metodi conservativi. La collezione dei papiri e’ allestita in tavoli mobili, dove si possono ammirare antichissime ricevute, lettere di lagnanza e liste di materiale da costruzione. E Nefertiti… be’, Nefertiti e’ Nefertiti. L’avevo giä vista all’Altes Museum, dove era in lunga provvisorietä. Adesso la regina ha una sala ottagonale tutta per se’, semibuia e perfetta. E’ li’, antichissima, un po’ crudele e cosi’ vera! Sembra prendersi gioco degli osservatori, dall’alto dei suoi millenni… sembra che debba parlare da un momento all’altro, e quando girate dietro di lei, sembra che lo sguardo dell’immagine riflessa nel vetro della teca cerchi il vostro, vagamente incuriosito e forse áppena malinconico. Pesa, ´l’immortalitä, Nefertiti? Non c’e’ solo lei: c’e’ il tesoro che Schliemann voleva tanto fosse appartenuto a Priamo, c’e’ un incredibile cappello rituale/calendario d’oro dell’etä del Bronzo, c’e’ lo scheletro di un alce preistorico, ´c’e’ una sala di antiche vetrine buie, con i cartellini scritti a mano, come doveva essere il Museo nell’Ottocento… Si esce un po´storditi, sperduti tra i secoli e le terre… e intanto si e’ fatta sera.

Noterella ulteriore: il duomo di Berlino va visto di sera, con le luci accese e un organista che suona Bach, e allora anche la sua imponenza barocca diventa un altro viaggio nel tempo…

Ripeto, un momento o l’altro aggiungerö qualche fotografia. Altre cronache seguiranno.

Ott 26, 2009 - considerazioni sparse    No Comments

Cronache Berlinesi – Parte I

Dunque, solo qualche annotazione veloce, perche’ sono lessa.

1. La Ryan Air, quando si atterra, lo annuncia con uno squillo di tromba stile passaggio di livello nei videogiochi: “Ta-dah! E anche oggi, signore e signori, siamo arrivati in anticipo!”

2. Avvio di conversazione con la signorina del Tourist Info: “Buongiorno, dovrei andare ad Alexander Platz.” E lei mi guarda per un paio di secondi. Io sollevo un sopracciglio. “Devo andare ad Alexander Platz,” ripeto. E lei, placida: “E vuole sapere come andarci?” Ma certo che no! Mi sembrava bello comunicarlo al primo Tedesco che trovavo!!

3. In albergo, lasciata a se stessa, la televisione si comporta come un caminetto fasullo.

4. Alexander Platz e’ molto cambiata, in vent’anni. Praticemente deserta, in pieni lavori. Sotto l’ex Hotel Stadt Berlin (ora Park Inn), c’e’ un anyiano Berlinese che suona un organetto a manovella. Sulla facciata dell’hotel, uno che si cala giu’ con le corde da alpinismo.

5. Le guide della Lonely Planet non sono assolutamente affidabili per quanto riguarda gli orari dei musei.

6. Avvio di conversayione con una custode dell’Altes Museum: “Buongiorno, dove si comprano i biglietti?” “Per entrare serve il biglietto.” “Si’, lo so. Dove si compra?” “Lei non ha il biglietto?” “No.” “E vuole sapere dove si compra?”

7. Il Nikolaiviertel e’ un quartiere assolutamente deliyioso, con degl’incantevoli negoyi di addobbi natalizi e di giocattoli, e adorabili caffe´.

8. Quando si ordina un caffe’ in Germania, bisogna prepararsi all’idea di poterci nuotare dentro. Tuttavia, a Berlino e’ quasi bevibile.

9. Marienkirche ha un bellissimo interno di un gotico bianco, luminoso e severo al tempo stesso, contro le cui pareti spiccano piü scure le lastre tombali. Nel pomeriggio funge da mensa dei poveri; alle 6 c’e’ un deprimentissimo serviyio luterano chiuso da un pezzo per organo che, a costo di sembrare irriverente, sembra proprio un flamenco; alle 7 e meyya arrivano gli Anglicani.

10. La Torre della Televisione e’ illuminata a terribili colori cangianti.

11. La tastiera QWERTZ is a pain in the back. Mi spiace per i refusi, ma non ho la forya morale di tornare indietro e correggerli.

12. Ci sono ancora le bancarelle di memorabilia sovietici e della DDR, ma gestiti da orientali.

E per ora e`tutto. Seguiranno altre cronache. Per ora, Viele Grüße aus Berlin.