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Lug 16, 2014 - elizabethana, Storia&storie    No Comments

Notturno Shakespeariano

…E Marloviano, of course.

Vi avevo parlato del mio corso estivo presso la Libera Università del Gonzaghese? Be’, eccoci qui. Quattro serate agostane a bagolare dei nostri due festeggiati nel bellissimo chiostro dell’ex Convento di Santa Maria – sempre che non piova, perché allora si migra alla Millenaria – con postilla culinaria.

Corso14Gonzaga

Si comincia il 1° di agosto con Shakespeare & Marlowe, Poeti in Londra – quello che sappiamo, quello che non sappiamo (più) e quello che s’ipotizza e immagina sull’indocumentata ma inevitabile rivalità poetica tra i nostri due.

Poi si prosegue, venerdì 8, con La Città dei Teatri – una visita ideale alla Londra elisabettiana e al suo turbolento, pittoresco, incandescente mondo teatrale.

Dopo la pausa di ferragosto, si ricomincia il 22 con L’Uomo dei Sonetti – alla scoperta di dubbi, meraviglie, storie d’amore, pennivendolerie e identità misteriose nascosti tra i versi di uno dei cicli poetici più celebri della lingua inglese.

E per finire, il 31 daremo uno sguardo alla fama postuma dell’uno e dell’altro, tra semi-oblio, propaganda puritana, falsificazioni, riscritture, bardolatria, tradizioni teatrali, spiritismo e bizzarrie miste assortite – con Ai Posteri d’Ardua Sentenza.

Intanto potete scaricare qui la locandina in PDF. E poi se siete da queste parti, e se vi va, ci vediamo a Gonzaga in agosto.

 

Parli Del Diavolo…

Vi ricordate le Serate in Giardino di Casa Andreasi?

Bene, mercoledì scorso Giovanni Pasetti ha aperto le danze con Shakespeare e Marlowe, gemelli diversi – da Faust ad Amleto. Tecnicamente, se vogliamo, non è stata proprio una serata in giardino: c’era un’umidità da nuotarci, e così le signore di Casa Andreasi hanno saggiamente deciso di spostarci tutti nella bellissima sala conferenze… e confesso secondi fini nel dirvelo, casomai, in occasione dei prossimi appuntamenti, foste tentati di lasciarvi scoraggiare dal tempo.

Hamlet-and-the-ghostOra, mercoledì la conferenza è stata gradevolissima e, tra molte altre cose, ha toccato un confronto molto interessante tra le due opere nel titolo – e di conseguenza i rispettivi autori. A partire da diavoli e fantasmi che – ne abbiamo già parlato – per gli Elisabettiani non erano necessariamente due cose diverse.  Ciò che, come ci ha fatto notare il professor Pasetti l’altra sera, consente di far confronti tra l’esperienza di Faust con Mefistofele e quella di Amleto con il Fantasma.

In realtà io trovo che di parallelismo non si possa parlare, se consideriamo che Faust il diavolo va a cercarselo con ogni pervicacia, mentre Amleto l’ectoplasma se lo ritrova tra capo e collo suo malgrado – e non è un ectoplasma qualsiasi, ma uno che sostiene di essere il suo defunto genitore… ma questo non impedisce di osservare la diversità di atteggiamento.

Di fronte al diavolo, l’uomo di Marlowe vuole discutere di teologia (e il diavolo è ben felice di accontentarlo), mentre l’uomo di Shakespeare… Be’, gli uomini di Shakepeare in realtà sono diversi, e incarnano tutti i dubbi Elisabettiani in proposito: Bernardo e Marcello hanno paura, Orazio reagisce con protestantissimo disprezzo mentre Amleto, essendo Amleto, dubita. Dubita se quello che ha di fronte sia un diavolo protestante o un fantasma cattolico. Dubita se dandogli retta ci sia da finire abbrustoliti. E continua a dubitare per un pezzo, e passa un sacco di tempo a cercare conferme di altra natura – ragioni di vendetta che non abbiano troppo a che fare con la terrificante apparizione.

Di fronte al diavolo, Faust chiede Come? Amleto chiede Che cosa?

Faust vuole sapere. Amleto, cui la conoscenza viene sbattuta in faccia, era più tranquillo quando ignorava. mephisto_erscheint_faust

Faust, che il diavolo se l’è cercato per fargli delle domande – e al diavolo le conseguenze – incarna il lato indagatore del Rinascimento. È tutti i matematici, gli esploratori, i pensatori, gli sperimentatori, gli scienziati, i filosofi…  Amleto incarna l’umano tremar di ginocchia davanti a un mondo che sussulta e cambia, la vertigine di fronte agli squarci in quel che si era sempre creduto.

Faust è un cercatore insaziabile, un Ulisse cinquecentesco, un avventuriero della mente. Amleto è, molto più semplicemente, un uomo pieno di dubbi.

Entrambi pagheranno un prezzo molto alto per avere dato retta al diavolo – e, di nuovo, lo studioso di Marlowe paga un prezzo teologico, mentre il principe di Shakespeare paga un prezzo umano.

E d’altra parte, Faust è l’opera di un giovane alquanto tranchant, con più fuoco e teoria che compassione per l’essere umano medio, mentre Amleto è l’opera di un uomo maturo e disilluso…

Due facce della stessa medaglia, a ben vedere – e in una quantità di modi, ad enesima riprova di come quel che si chiama lo Spirito dei Tempi non sia mai una cosa sola. Mai un uomo solo. Mai uno spirito solo.

 

Giu 18, 2014 - elizabethana    No Comments

Shakespeare & Marlowe A Casa Andreasi

CasaAndreasiE cominciamo con il dire che Casa Andreasi è una magnifica dimora quattrocentesca nel bel mezzo di Mantova, con un incantevole giardino rinascimentale – nonché sede dell’attivissima Associazione per i Monumenti Domenicani, una delle realtà culturali più vivaci e interessanti di Mantova.

Ogni estate, l’Associazione organizza le Serate in Giardino, una serie di conferenze nel giardino rinascimentale di cui vi dicevo. Lo vedete in fotografia: bel posto, vero? Immaginatevelo di sera e d’estate, fiorito, illuminato…

Ebbene, quest’anno le Serate sono dedicate a Shakespeare&Marlowe – e tra i relatori ci sono anch’io.

Ma andiamo con ordine.

Si comincia il 25 giugno, mercoledì prossimo, con Giovanni Pasetti che parla di “Shakespeare e Marlowe, Gemelli Diversi – da Faust ad Amleto.”

Il 23 di luglio sarà il mio turno, con “Kit Marlowe: Vita, Morte e Misteri.” E poi di nuovo il 20 di agosto, con “Ai Posteri l’Ardua Sentenza – la fama postuma di Shakespeare e Marlowe.”

Chiuderà il ciclo, il 24 settembre, Rita Severi con “Mantova in Shakespeare: un itinerario.”

Vario e promettente, non vi pare? Tra tutti e tre, cercheremo di esplorare vita, opere, nachleben e questioni irrisolte dei due festeggiati – e lo faremo in un posto davvero perfetto per atmosfera. Personalmente, non vedo l’ora.

Vi ricorderò le mie date più avanti, perché sono spudorata e tutto quanto, ma se siete a Mantova e dintorni e l’argomento v’inuriosisce, credo proprio che valga la pena di seguire tutto il ciclo, a partire da mercoledì prossimo.

Intanto, qui* potete scaricare il programma dell’attività estiva dell’AMD.

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* O almeno spero. Se il link dovesse condurvi di nuovo alla homepage, fate caso ai rettangolini color grano maturo impilati sulla sinistra. Ce n’è uno che recita “Calendario Attività.” Cliccatelo, e vi ritroverete sulla pagina giusta, con un altro rettangolino che vi permette di scaricare il PDF del programma.**

** Nota alla nota: sì, lo so: ci sareste arrivati anche da soli. Però mi si è fatto notare che tendo a dare istruzioni un nonnulla criptiche, così questa volta ho cercato di essere chiara, esplicita ed esauriente. Ecco.

Giu 1, 2014 - elizabethana, teatro    2 Comments

Credo: Un Assaggio

Vi avevo detto che non avevamo finito con Credo, vero?

Ebbene, questa sono io che ne leggo il primo minuto e mezzo durante la premiazione, sabato 24 maggio, al Caffè Colombre di Pisa.

Per motivi che non arrivo del tutto a divinare, convertire, mettere insieme e caricare online questo pur minuscolo video è stata un’impresa di proporzioni piuttosto epiche – e non è come se fossi del tutto soddisfatta del risultato… Per dirne una, il volume è un pochino anemico, temo. Ma insomma, abbiate pazienza – e buona domenica, e buon giugno.

Apr 27, 2014 - elizabethana, musica    No Comments

Macbeth Blues ♫

Hm, d’accordo – l’ho già postato su Scribblings qualche settimana fa, ma è troppo favoloso per lasciarlo solo là….

Chi può resistere a un giovane Leonard Bernstein che coniuga Shakespeare e Billie Holiday? Chi avrebbe mai detto che il blues funzionasse per pentametri giambici?

E buona domenica.

Apr 24, 2014 - anglomaniac, elizabethana    No Comments

Piccolo Bollettino Shakespeariano

William ShakespeareE sì, ieri sarebbe stato il 450° compleanno di Shakespeare… E io me ne sono bellamente dimenticata.

Il che forse è solo giusto, visto che un paio di mesi fa sarebbe stato il 450° compleanno di Marlowe, e mi sono dimenticata anche quello – benché in fondo sia in rapporti più stretti con Kit che con Will. Voglio dire, non ho scritto e non continuo a scrivere su Shakespeare come se piovesse*, giusto? E non ho sulla scrivania una scultura che rappresenta Shakespeare, giusto?

Ma non è quello il punto.

Poi però c’è stato chi mi ha ricordato la faccenda e, almeno su Scribblings, ho parzialmente riparato: qui c’è il post con cui partecipo al progetto #happybirthdayshakespeare.

Con un giorno di ritardo, but still.

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* Anche se, in realtà, qualcosa c’è… possibili sviluppi in autunno.

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Apr 16, 2014 - elizabethana, teatro    2 Comments

In Finale A Pisa

Domani.

Domani i piccoli mercanti, i connestabili, le balie, gli apprendisti, gli stallieri, le verduraie del mercato decidono il destino di Tamerlano. La gente che paga un penny, la gente mal lavata che viene a teatro con le salsicce nel cartoccio. Non è una beffa?

Non è questo che sognavo a Cambridge, mentre scrivevo – anche se il diavolo sa che cosa sognassi. Credevo a una gloria eterea, allora: vaga, fiammeggiante, ma da lontano, come stelle viste in sogno. Ero felice quando forgiavo i miei versi nuovi, versi sciolti, potenti come un galoppo, differenti da tutto quel che era stato scritto prima. Eppure, se avessi voluto solo quella gloria distante, non avrei scritto una tragedia. Un poema sì, per il mio Scita sanguinario, ma una tragedia? Gioco, capriccio, caso – non so neppure più chi mi abbia detto che niente cambia le parole in oro come il teatro, e il denaro mi è sempre piaciuto. Brutta faccenda essere povero e istruito, con un calzolaio indebitato per padre e gusti da gentiluomo. Qualunque estro del destino abbia fatto di me un poeta, sono stati i colletti alla moda e il vino del Reno a condurmi alle tragedie…

TomorrowÈ una notte di maggio del 1587, a Londra. Domani, nel cortile di una locanda dietro la Cattedrale di San Paolo, gli attori della Compagnia dell’Ammiraglio debutteranno con Tamerlano, la tragedia diversa da tutte le altre, destinata a cambiare per sempre la storia del teatro inglese.

Kit Marlowe, poeta, scavezzacollo e spia, ha solo ventire anni, è nei guai con le autorità universitarie a Cambridge (e forse anche con la Corona) e tutti continuano a dirgli che il capriccio del pubblico è imprevedibile. Kit sa che il suo Tamerlano è poesia senza precedenti – ma basterà a dargli la gloria che sogna e la sicurezza di cui avrebbe bisogno? Perché nella Londra elisabettiana un debutto teatrale può essere questione di vita o di morte…

Credo è un monologo che dà voce al più grande drammaturgo elisabettiano insieme a Shakespeare, alle sue visioni, alle sue paure, alla sua sete di arte, conoscenza e bellezza.

Ed è nella cinquina finalista (sezione Teatro) del Premio Colombre, indetto dall’Associazione e compagnia teatrale Quieta Movere di Pisa.

Il finale di questa storia si scoprirà a Pisa il 24 maggio.

Augurateci fortuna – a Kit e a me.

La Città Dei Teatri

Giovedì 10 aprile, alla sala Casoni di Governolo (MN), torno a parlare di Shakespeare&Marlowe – ma non soltanto di loro.

CittàTeatri3

La Città dei Teatri è tutta un’altra faccenda. È una passeggiata in una città che, dopo le decadi buie dei primi Tudor, sotto Elisabetta si stava espandendo come un piccolo universo. Vivace, affollata, cosmopolita, ruomorsa, sudicia e ricca, Londra era in pieno Rinascimento mentre il resto del regno, per lo più, sonnecchiava ancora beatamente nel Medio Evo.

Ma quello di cui i visitatori stranieri e i diplomatici scrivevano a casa – letteralmente – era il teatro. Gli spettacoli che una manciata di magnifiche compagnie professionali, in feroce rivalità, mettevano in scena cinque pomeriggi la settimana (salvo pioggia forte, peste o quaresima), nei cortili di locanda prima, e poi in bizzarri edifici rotondi costruiti ad hoc.

E a scrivere per questa piccola popolazione di attori – idoli della folla e reietti sociali al tempo stesso – c’erano poeti, mestieranti e scribacchini, intenti a produrre a ritmo forsennato, collaborare e copiarsi a vicenda, aggirare le insidie della censura, attirare le folle, creare uno stile, un linguaggio, un modo di fare teatro. E indovinate un po’ chi erano le stelle di questo pittoresco firmamento?

Quello di Shakespeate e Marlowe era un mondo piccolo, ferocemente creativo, intenso fino all’incandescenza, popolato di gente con più ambizione che buon senso o pazienza… Vi va di farci una visitina?

Vi aspetto giovedì 10 aprile, alle 20,45, presso la Sala Casoni di Governolo.

 

 

 

Shakeloviana

The portrait supposedly of Christopher Marlowe...Allora, vediamo un po’…

Vi ho forse accennato, credo – appena un pochino e mai più che en passant – che il Quattordici è l’anno di Shakespeare e di Marlowe.

Ve l’ho accennato, vero?

I thought so.

Be’, insomma, l’Anno di Shakespeare e Marlowe. Quattrocentocinquantesimo anniversario della nascita di entrambi, a due mesi piuttosto esatti l’uno dall’altro. E allora mi sono chiesta: può forse Senza Errori di Stumpa ignorare del tutto la ricorrenza?

O magari, già così com’è non la sta ignorando del tutto, ma può forse trascurare di solennizzarla in qualche modo?

Perché in fondo, per l’anno verdiano abbiamo fatto le Librettitudini – mai finite, è vero, ma abbiate fiducia: ci saranno sviluppi, prima o poi. Più prima che poi. Ma non divaghiamo: perché, mi sono chiesta, non fare qualcosa del genere, ma in salsa elisabettiana e teatrale? E a dire il vero non me lo sono nemmeno chiesta da sola, visto che almeno tre di lettori mi hanno pungolata ripetutamente in proposito.

Ma, supponendo di cedere alla tentazione, in che forma?

La prima e più ovvia risposta era quella di un equivalente marlovian-shakespeariano delle Librettitudini, una sorta di guida semisera alle opere dell’uno e dell’altro.

Però… ecco, un certo qual senso di Già Fatto mi scoraggia un pochino – per non parlare della complessiva mancanza di nonsense del teatro elisabettiano quando lo si confronta con le fioriture dei libretti ottocenteschi… Scrivere le Librettitudini è stato spassoso, ma non credo che troverei lo stesso gusto a riservare lo stesso genere di cottura a Marlowe&Shakespeare.

William Shakespeare

Così, dopo avere tergiversato e strologato a lungo, comincio a veder germogliare un’idea – un’idea che ha a che fare con la quantità di romanzi e plays che il mondo anglosassone ha dedicato all’uno e all’altro autore. E non è soltanto una questione di quantità, ma anche di selvaggia varietà: romanzi storici in senso stretto, ça va sans dire, ma anche gialli, ucronie, rinarrazioni, fantasy, spionaggio, metateatro, storie di fantasmi, la Questione del Vero Autore, l’omicidio a Deptford… E poi, oltre ai romanzi e al teatro, c’è anche tutta una quantità di affascinante saggistica…

Perché non dedicare un post settimanale a una rassegna di questa abbondanza d’inchiostro?

Il caveat è il solito: di tutto ciò, in realtà, ben poco è tradotto – e a volte è davvero un peccato. Magari sarà l’occasione per scoprire qualche titolo inatteso, ma di sicuro sarà interessante vedere la varietà di modi in cui una folla di autori ha immaginato, caratterizzato e interpretato questi due illustri colleghi defunti.

Così, in fondo, perché no? Da lunedì prossimo, si parte alla scoperta di Marlowe&Shakespeare per iscritto. La faccenda si chiamerà Shakeloviana*. Non ho idea di quanto durerà. Per ora, si parte – poi si vedrà.

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* Credit where it’s due: grazie per l’idea, M.

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Il Viaggio di Shakespeare

DaudetPoche cose mi rendono scettica come sentir descrivere un libro in termini di “non succede niente, ma è scritto così bene…” D’altronde, si sa, sono ossessionata dalla fabula. Per cui, se qualcuno mi avesse detto che ne Il Viaggio di Shakespeare di Léon Daudet “non succede quasi niente, ma è scritto così bene…” probabilmente non avrei sfiorato il libro in questione nemmeno con l’orlo della veste.

E avrei fatto malissimo.

Perché ancora non so se davvero non succeda niente (oddìo, fino a pagina 50 non abbiamo fatto molto più che attraversare la manica senza incidenti: non il più fulmineo degl’inizi), ma il linguaggio, il linguaggio… ah, il linguaggio! Gli squarci descrittivi, i personaggi tratteggiati di sghembo, il fluire dei minimi moti dell’immaginazione di Shakespeare! Questo William di vent’anni non pensa davvero: immagina. Non vede direttamente: tutto ciò che guarda passa attraverso la lente distorcente di una fantasia di poeta. E pensieri, mare, vento, ricordi, germi di personaggi si fondono in questo linguaggio iridescente, questa danza di ritmi cangianti. Absolutely dazzling.

Ecco il nostromo deforme, Calibano in boccio: “Solo ai suoi occhi, Fred oscurava l’estasi dorata della natura, il disco infinito, scintillante, azzurro e verde del cielo e dell’acqua confusi. Diventava lo spirito del male e del brutto, il destino rabbioso che sorveglia la culla dei bambini, i semi delgli alberi, i ciottoli che faranno la roccia, presagendo la loro distruzione nel germe stesso delle cose.”

Un temporale, anzi una Tempesta, giusto per movimentare il passaggio: “Il colore del mare era cambiato. Era nero come il cielo, attraversato da mobili strisce d’argento, perché il moto delle onde aumentava. La pioggia cessava di colpo per riprendere poi con maggior violenza e i lampi si succedevano senza tregua, in un frastuono assordante. Come uccelli d’oro, fendevano lo spazio. William ne osservava il volo furioso, la traiettoria fiammeggiante, la nascita, la morte e la traccia postuma del loro passaggio. Qualche volta una mosca azzurra, una scintilla violetta annunciavano questi grandi protagonisti, e lo scarto violento dell’aria sembrava infinito; a volte era un chiarore pallido seguito da un fremito dell’etere. Si manifestava così quella rabbia, cui corrispondeva quella delle onde, scosse, ritorte, attorcigliate, scarmigliate, in lunghe strisce e frange, in forma fantastica di cavalloni, tutta una galoppata di nebbia e di schiuma.”

Sì, lo so: oltre a Shakespeare stesso c’è Victor Hugo, qui, come nume tutelare. E devo dire che la traduzione di Donatella Dini è superlativa: tutto splende, barbaglia, crepita, luccica… devo assolutamente procurarmi l’originale e vedere da che cosa è partita e che cosa ne ha fatto.

La quarta di copertina dell’edizione Robin descrive questo libro come un romanzo picaresco, leggi “collezione d’incidenti”: William viaggerà per l’Europa raccogliendo impressioni destinate a dar vita ai suoi personaggi, e bisognerà vedere se, alla lunga, 365 pagine di questo reggeranno. Per ora, (nel senso della scorsa notte fino alle 3) mi accontento di essere dazzled.

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