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Mar 20, 2017 - grilloparlante    No Comments

Dioniso, Bacco & C.

E si torna all’Enoteca Porto Catena, mercoledì 29. Questa volta parliamo di vino nel mondo antico, con la poesia, il commercio e i miti – e i colori – del vino in un tempo e un mondo di cui il Mediterraneo era il cuore.

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Prenotate al numero qui sopra, volete?

Shakespeare – Ritratto Istantaneo

LocLUPo2E ieri sera piacevolissimo debutto degli aperitivi letterari di Inchiostro&Vino all’Enoteca Porto Catena – con buon vino e un pubblico entusiasta.

Oggi, invece, si converserà di fama postuma alla Libera Università Poggese, a Poggio Rusco – e credo che sarà una storia di sorprese, a suo modo…

In mezzo alle infinite eccentricità shakespearian-marloviane che costellano gli ultimi quattro secoli e qualcosa, parleremo anche del Ritratto Janssen. È questo ritratto seicentesco che vedete qui sotto a destra – o almeno lo era quando la Folger Shakespeare Library di Washington lo acquisì a fine anni Ottanta del secolo scorso, con l’attribuzione “Ritratto di William Shakespeare, artista anonimo.” Non era in buone condizioni, povero riratto, così venne subito messo a restauro.

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Mr. Shakespeare, suppongo?

E alla prima radiografia, a restauratori e curatori caddero le braccia. I raggi X mostravano che il Ritratto di William Shakespeare era in realtà una crosta che copriva… qualcos’altro. Rimosso lo strato esterno, venne alla luce un altro uomo – completamente diverso. Niente fronte calva e bombata, niente naso diritto, niente occhi scuri… Niente Shakespeare, alas. Solo qualche altro, anonimo gentiluomo contemporaneo del Bardo. In fondo sulla sinistra.

Alla Folger, comprensibilmente, non erano proprio ebbri di gioia. Credevano di essersi portati a casa un ritratto dell’eroe eponimo, e invece si ritrovavano… con che cosa, esattamente? Be’, in realtà si ritrovavano con un documento affascinante della bardolatria nel tardo Settecento – e del mercato che ci si era raggrumato attorno.

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Well… non proprio

Perché quel che era successo era una di due cose: o un pittore si era ritrovato per le mani un ritratto di anonimo e gli era balenato in mente che ci avrebbe ricavato molto di più se si fosse trattato di Shakespeare, oppure prima gli venne l’idea e andò a cercarsi apposta un ritratto compatibile. Either way, quando? Be’, senz’altro prima del 1770 – quando il ritratto emerse come super cimelio shakespeariano – e altrettanto senz’altro dopo il 1741, quando David Garrick riportò Shakespeare all’attenzione del grande pubblico interpretando Riccardo III al Drury Lane. Personalmente sospetto che si possa restringere alquanto la finestra temporale, perché il bardolatrismo e il commercio di cimeli e souvenir si possono datare al 1769, al Grande Giubileo Shakespeariano di Stratford, che Garrick volle, organizzò e diresse, e poi spostò a Londra. Si può dire che quella sia stata la vera e propria instaurazione del culto – con Garrick come unico profeta.

Per cui immaginate la tentazione per un povero pittore, magari squattrinato, magari frustrato dallo scarso successo dei suoi paesaggetti arcadici… E una sera, venendosene via da teatro dopo una delle novanta (90!) rappresentazioni del Jubilee… folgorazione! Idea! Instant portrait!

Come vedete, la nostra epoca cinica in realtà non ha inventato granché.

E se volete sentire come secoli di storie come questa abbiano costruito, modellato e cementato la fama di Shakespeare (e Marlowe), se ne parla oggi alle 17, alla Biblioteca Mondadori di Poggio Rusco.

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Il Latte di Venere…

Al volo per ricordarvi che questa sera…

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Brindare ai tempi di Shakespeare & Co. E si brindava – oh, se si brindava…

Se foste in quel di Mantova e vi pungesse vaghezza, mi par di capire che ci sia ancora qualche posto. Chiamate il numero in fondo alla locandina per informazioni.

A questa sera!

 

Bagolando di Qua e di Là…

Oh, notizie, comunicazioni e informazioni…

Martedì 7 marzo alle 20.00 inizio una serie di aperitivi letterari presso l’Enoteca Porto Catena di Mantova. Parleremo di vini&spiriti attraverso la storia e la letteratura – e degusteremo quello di cui si parla. Gli appuntamenti sono quattro, e si comincia (non sarete sorpresissimi) con Shakespeare e i suoi contemporanei.

Seguiranno l’Antichità Greco-Romana, il Medio Evo e l’Ottocento…

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Mi si dice che per martedì restano pochi posti – ma voi chiamate il numero qui in fondo alla locandina per informazioni – e sentite che cosa vi dicono.

Poi mercoledì otto marzo alle ore 17.oo sarò alla Biblioteca Mondadori di Poggio Rusco con…

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La storia della fama postuma di Shakespeare è intricata come un romanzo – tra semi-oblio, propaganda puritana, falsificazioni, riscritture, bardolatria, tradizioni teatrali, spiritismo e bizzarrie miste assortite. E, dal tardo Cinquecento ai giorni nostri, s’intreccia con quella di Christopher Marlowe – collega, coetaneo e rivale, più celebre da vivo e ingombrante da morto…

E tecnicamente si tratta di una lezione dell’anno accademico della LUPo – ma volendo è possibile iscriversi a una lezione singola al costo di 5 €. Per informazioni e iscrizioni chiamate la Biblioteca Mondadori al numero 0386 51057.

Ci vediamo la settimana prossima?

 

Malvagi, Amici, Amanti – al Museo

Will Shakespeare si nasconde alla perfezione tra la folla versicolore e inquieta del suoi innumerevoli personaggi… Capace di empatizzare con tutti e di estorcerci un filo di simpatia per chiunque – o quasi – l’uomo è impossibile da rintracciare tra le infinite maschere della sua poesia… Persino dei Sonetti, nonostante la tentazione fortissima di quell’Io narrante, sappiamo troppo poco per capire che mai ci sia di autobiografico – sempre che ci sia alcunché affatto.

Epperò…

Se nessun personaggio è Will himself, se nessuna storia è modellata sulla sua, mettendo insieme le storie e i personaggi certe costanti emergono, certi ritmi, certe idee. Non possiamo scovare un ritratto dell’uomo – ma, cosa più importante, siamo capaci di fari un’idea di quel che pensava, come e perché, in una specie di trasparenza stratificata. Da dove arrivano i malvagi e che cosa li motiva? Che cosa lega – e divide –  gli amici? E quale idea dell’amore emerge dalle commedie, dalle tragedie e dai Sonetti..?

Sospetto che non sia terribilmente scientifico – ma di sicuro è un gran bel gioco. Volete giocare con me? Per tre martedì, a novembre, al Museo Virgiliano di Pietole, esploreremo il mondo e le idee di Shakespeare attraverso i suoi personaggi. Lo faremo sotto gli auspici di Borgocultura – e a rendere tutto più interessante, ci saranno gli attori dell’Accademia Campogalliani a dar voce a… Malvagi, Amici, Amanti.

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Amici

Esiste davvero, l’amicizia? L’amicizia perfetta e virtuosa di Cicerone, l’amicizia dispari di Aristotele, l’amicizia idealizzata di Montaigne… A Shakespeare non interessavano le dispute filosofiche – ma le loro applicazioni nella vita e su un palcoscenico. E in un mondo che ancora si provava addosso il nuovo concetto d’amicizia post-feudale quando già era diventato (forse) un idillio fittizio, le opere del Bardo sono piene di amici che si perdono e ritrovano, si tradiscono e si uccidono, si contendono una donna e se la cedono a vicenda, rischiano la vita l’uno per l’altro. Veri e falsi amici, legati da uncini d’acciaio – come Polonio raccomanda a Laerte. Legati nel bene e nel male da vincoli che salvano, mettono nei guai o uccidono, né più né meno dell’amore… Oh – e a proposito: in tutto questo le donne dove sono?

Ne parliamo oggi pomeriggio alla Libera Università del Gonzaghese, nel secondo incontro del ciclo “Malvagi, Amici, Amanti.”

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Malvagi

Da dove arrivano i malvagi di Shakespeare? Che parentela c’è tra un pastorello scita, un usuraio maltese e un principe gobbo? Cos’è che vuole davvero Shylock quando pretende la sua libbra di carne – vicino al cuore? Quale gelosia precipita al disastro il Moro di Venezia e tutti quelli che gli stanno intorno? Contro cosa combatte Edmund, il bastardo di Gloucester? Che cosa è più potente dell’ambizione, dell’avidità, della gelosia e della vendetta? Ed è vero che non ci sono più i cattivi di una volta? C’erano una volta quattro pessimi soggetti…

Ne parliamo oggi pomeriggio alla Libera Università del Gonzaghese, con il primo incontro di Malvagi, Amici, Amanti – alla scoperta dei personaggi di William Shakespeare.

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Malvagi, Amici, Amanti

Anno shakespeariano, si diceva – giusto?

Ebbene, cominciamo.

Cominciamo a febbraio, presso la Libera Università del Gonzaghese, con un ciclo di conversazioni dal titolo Malvagi, Amici e Amanti – alla scoperta dei personaggi di William Shakespeare.

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Prima di tutto, lunedì  8 febbraio, Vendetta, ambizione, gelosia: i grandi “cattivi” shakespeariani – perché a chi non piacciono Riccardo III, Macbeth e signora, Shylock, Jago e tutta questa gente interessante?

Poi si prosegue lunedì 15 con La legge dell’amicizia: veri e falsi amici in Shakespeare. A sentire il Bardo, non c’è nulla di dannoso come un falso amico – ma anche quelli veri portano un sacco di problemi…

E infine, lunedì 22, chiudiamo con Sfumature d’amore: gli innamorati di Shakespeare tra tragedia e commedia – in esplorazione di come non tutto sia roseo quando lo zio Will si occupa di teneri nonnulla.

Ecco.

L’appuntamente è per lunedì 8 febbraio all 15.00, presso la sala polivalente della nuova scuola elementare di Gonzaga. Confesso di non avere la più pallida idea di dove sia – ma per allora l’avrò imparato.

Vi aspetto?

 

Al Tempo in cui la Peste Filava

Rant ahead, vi avverto.

O forse non è nemmeno un rant – più che altro una sconsolata considerazione…

anno-nuovoA volte capita che vi augurino un prosperoso anno nuovo – e voi, considerando i chiletti che avete messo su durante le feste, siete tentati di domandarvi se l’auguratore stia facendo dello spirito… E invece no, nella maggior parte dei casi è solo che l’auguratore non distingue fra “prosperoso” e “prospero.”

Ed è già abbastanza doloroso così – e naturalmente non avete cuore di correggere il benintenzionato, così ringraziate e sorridete, ingoiando tant0 l’ilarità quanto la lieve amarezza…

Poi vi capita di riprendere in mano un libro, e di doverne leggere un pezzo ad alta voce in pubblico – e notate per la prima volta che il traduttore (che pure in generale ha fatto un buon lavoro) ci è caduto a sua volta, e a Pera i Genovesi hanno un prosperoso quartiere commerciale.

E lì per lì v’interrompete con un sussulto, e scoppiate a ridere, e fate ridere il vostro pubblico – ma in

Talmente prosperosa che è grande quasi come mezza Città...

Talmente prosperosa che è grande quasi come mezza Città…

realtà ci risiamo, ed è doloroso. Molto più doloroso degli auguri di buon anno, perché un traduttore, cielo benedetto, è qualcuno che con le parole, con la precisione semantica, con la differenza tra una parola e l’altra, ci lavora tutti i giorni, e ci vive, e ci respira. E sì, vi dite che che lo svarione è sempre in agguato, che ci si distrae, che l’originale inglese, prosperous, è un’autostrada a quattro corsie verso il disastro… D’altra parte, il libro è stato tradotto e pubblicato decenni orsono, quando si supponeva che le case editrici (e questa è – o almeno era – una casa editrice seria) facessero passare un testo sotto più di un paio d’occhi professionali prima di mandarlo in stampa… E invece nessuno se n’è accorto, e Pera è diventata un prosperoso quartiere commerciale.

E sì, è una perla editoriale come tante altre – ma per essere sinceri, vi viene la tentazione di mettervi a un angolo di strada trafficato e fermare i passanti e chiedere loro la differenza tra prospero e prosperoso – e avete ogni genere di sconfortanti misgivings in proposito.

Poi vi dite che siete dei terribili snob – e per un po’ vi domandate se questo debba rinfrancarvi, finché non sentite un telegiornalista confondere le file e le fila… E non è come se fosse la prima volta che capita. Sarà pur vero che, a suo tempo, la televisione ha insegnato l’Italiano agli Italiani, ma si direbbe che abbia abdicato un tantino al compito, a giudicare dalla frequenza di gente televisiva

Attenti alla peste...

Attenti alla peste…

cui pare che le file (dell’esercito)* e le fila (della situazione) siano allegramente intercambiabili…  Adesso non mi trattengo dal citare una reminiscenza ginnasiale: “La peste filava tra le strisce dell’esercito imperiale”, disse una volta qualcuno che non avrebbe dovuto dire nulla del genere – ma questo scampolo di glorioso nonsense era chiaramente un lapsus, mentre fila/file è uno scivolamento per disinteresse, temo.

Perché questa – questa è la cosa più dolorosa di tutte. Molto, molto peggio di prospero/prosperoso: la sensazione che a un sacco di gente non interessi poi troppo che le file non siano le fila, e viceversa… Che non valga la pena di scoprire e imparare la differenza. Che sia più o meno lo stesso. Più o meno.

E ve l’avevo detto: è tutto molto sconsolato. È una forma (non letale) di peste che striscia tra le file italofone. O forse fila fra le strisce – in fondo è più o meno lo stesso, giusto?

 

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