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Nov 23, 2016 - anglomaniac, Londra    No Comments

Dodici Cose Storico/Letterarie Da Fare A Londra

Piccadilly Circus, West End, London. Vintage LNER Travel posterQuesto post è assolutamente nonsense, ed esce dritto dritto da una conversazione domenicale con gente che condivide le mie stesse ossessioni londinesi. Al momento del dessert (e del malvasia) pareva a tutti noi che sarebbe una deliziosa occupazione accompagnare piccoli e selezionati gruppi di viaggiatori alla scoperta della Londra Letteraria. E Storica*. Al momento del caffè (e del nocino) stavamo già buttando giù programmi…

Ed ecco dunque a voi dodici inconsuete attrazioni londinesi, accuratamente selezionate dai cataloghi della Literary London Touring Company** e presentate in ordine sparso:

1) Una tazza di tè a Paternoster Row, dove Charlotte e Emily Brontë soggiornarono sulla via del Belgio e, giacché si è in zona, quattro passi attorno a St. Paul, dove Shakespeare e Marlowe compravano i loro libri alle bancarelle degli stampatori. Certo, ai loro tempi la cattedrale era molto diversa, ma… LondonTemple

2) Cortilini quadrati, tigli rachitici e porte di studi legali al Temple, sulle tracce dei personaggi del Martin Chuzzlewit di Dickens, e anche di qualche fantasma traslocatore. Di domenica, magnifico coro nella Chiesa Rotonda dei Templari. (Metropolitana: Circle Line o District Line. Scendere a Temple)

3) Il tragitto della Signora Dalloway: da Westminster, attraverso St.James Park (dove si può fare un picnic su una panchina, e gettare pezzetti di sandwich a 56 tipi differenti di anatre), per Piccadilly, fino a Bond Street, e poi di ritorno per St.James (quartiere, non parco), di nuovo a Westminster.

The Map Room in the Churchill Museum and Cabin...

4) le Cabinet War Rooms, praticamente sotto Whitehall: l’incredibile quartier generale sotterraneo da cui Churchill dirigeva lo sforzo bellico durante il London Blitz.

5) Pranzo alla Fitzroy Tavern, in Charlotte Street, per sedersi allo stesso tavolo a cui hanno mangiato (o bevuto) George Orwell, G.B. Shaw e Dylan Thomas. Oppure alla Spaniard’s Inn, a Hampstead, dove pranzarono Stevenson, Byron, Mary Shelley, Constable, vari personaggi del Circolo Pickwick e un gruppo di facinorosi durante i Gordon Riots.

6) Il Dickens Museum, zeppo di manoscritti originali, quadri e cimeli, compreso lo studio di Dickens.London Pollock

7) L’ex Mercato delle Mele a Covent Garden, per via di Eliza Dolittle, e per una visita al negozio di Pollock, con i meravigliosi toy theatres vittoriani. E se si è trovato un biglietto, la favolosa Opera House è proprio dall’altro lato della piazza.

8) La National Portrait Gallery, dove nessuno va mai, e che invece è affascinante, perché consente di vedere in faccia Jane Austen, Riccardo III, Kipling, Rupert Brooke, Michael Faraday, Dickens, Lawrence d’Arabia, Shakespeare e un’infinità di altra gente.

9)Kew Gardens, i magnifici giardini botanici, da visitare con l’omonimo racconto di Virginia Woolf sotto il braccio.

LondonSouthwark10) Una giornata elisabettiana a Southwark – sull’altra sponda del Tamigi – cominciando con una visita al Globe e al ritrovato Rose Playhouse, per poi pranzare a Borough Market e tornare al Globe nel primo pomeriggio per lo spettacolo. Questa è da farsi nella bella stagione – oppure si può sostituire lo spettacolo al Globe con uno a lume di candela all’adiacente Sam Wanamaker Playhouse.

11) Poet’s Corner nell’Abbazia di Westminster, dove sono sepolti Chaucer, Ben Jonson, Kipling, Browning, Thomas Hardy e Laurence Olivier. Ma d’altra parte, tutta l’Abbazia è un’antologia di pietra della storia inglese, oltre che della letteratura.london-docklands-34

12) Il Museum of London, che racconta la storia della città in modo vivido, ricco e vario – e offre una quantità di iniziative: conferenze, concerti, ricostruzioni, teatro, mostre temporanee… ce n’è davvero per tutti i gusti.

Ecco qui. Qualcuna è un po’ fuori dai sentieri battuti, qualcuna è bizzarra, tutte sono state sperimentate personalmente (anche più di una volta). Have a nice time in London!

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* Come dice Michael Fairbanks in Mary Poppins, questo ce l’ho messo io.

** No, ovviamente non esiste. Peccato. Chissà, magari un giorno…

Set 13, 2015 - Londra, musica    No Comments

Londra 1913

LondonGPBIeri, a un certo punto, F. e io ci siamo guardate in faccia, e lei ha detto “Voglio tornare a Londra…”

E non è come se le avessi dato torto.

E sì – poi ha detto che anche Parigi non le sarebbe dispiaciuta affatto – ma la prima scelta è stata Londra. E in realtà, per tutta una serie di motivi, dovrà passare un po’ di tempo prima che riusciamo a tornarci insieme.  Epperò, nel frattempo, che cosa impedisce un po’ di viaggio musicale e, già che ci siamo, un po’ di viaggio nel tempo?

E quindi oggi, in un momento di nostalgia, ecco la Sinfonia n° 2 di Vaughan-Williams, che si chiama “A London Symphony”, anno 1913, in un bellissimo video che accosta alla musica una quantità di quadri di artisti inglesi e non – impressioni di Londra risalenti per lo più al principio del XX secolo. L’insieme coglie perfettamente quel senso di concentrata alacrità, brilliance e fuliggine al centro del mondo che a Londra si respira ancora oggi – e figurarsi nel 1913. Persino nei chiari di luna sul Tamigi del II movimento e nelle malinconie notturne c’è qualcosa di vigile… E comunque poi si va a teatro.

Ora, il video è lungo e pesante, e myBlog non mi consente di metterlo qui, ma potete trovare tutto quanto qui. È la London Philarmonic Orchestra, diretta da Sir John Norrington.*

Buona domenica.

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* Sentite, ho cercato di trattenermi, ma non ci riesco: non ha un nome incantevolmente elisabettiano? Ci si immagina più un navigatore verso la Virginia che un direttore d’orchestra contemporaneo… Right. I’ll stop here.

 

Giu 19, 2015 - anglomaniac, Londra, posti    No Comments

Un salto alla Tate Britain

Snow Storm: Hannibal and his Army Crossing the Alps exhibited 1812 by Joseph Mallord William Turner 1775-1851

JMW Turner, Annibale attraversa le Alpi (tempesta di neve)

Cominciamo con quei post estivi che ogni tanto si fanno. Una volta, qualche anno fa, parlavamo di vacanze virtuali, ricordate? un giringiro per i più bei musei d’Europa da visitarsi via mouse.

Ebbene, quest’oggi aggiungiamo un altro favoloso museo: la Tate Britain. Sì, lo sospettavate dal titolo e dal Turner qui sopra – perché. tra l’altro, la Tate ospita nella Clore Gallery una meravigliosa e ricchissima collezione di Turner… E in effetti non è proprio dietro l’angolo, ma c’è di buono questo ottimo sito, che vi consente di sperimentare abbastanza da vicino la commistione di grande arte, ricerca e divulgazione che caratterizza la Tate.

Qui potete navigare attraverso le collezioni, guardare video, leggere articoli e blog, sbirciare dietro le quinte di mostre ed eventi, seguire corsi gratuiti di storia e filosofia dell’arte, e un’infinità di altre cose interessanti… La Tate è meravigliosa a questo modo, con un ricchissimo programma di corsi, mostre, workshops, conferenze, concerti e magnifiche idee, come la rotazione di mini-mostre tematiche e le mini-conferenze settimanali, in cui dipendenti, curatori e volontari illustrano al pubblico le loro opere preferite.

Insomma un museo da sogno, splendidamente organizzato attorno a una serie di bellissime collezioni, vivo, attivo e stimolante – e per di più in buona parte gratuito. Un luogo splendido in cui passare del tempo – anche solo virtualmente.

 

 

The T2C Project

In principio fu l’Iliade, seguita dall’Odissea e poi dall’Eneide. Poi fu la volta dei Promessi Sposi in due anni, e poi (a mio timido avviso un filo incomprensibilmente) di Cuore & Pinocchio…

Sto parlando delle letture più o meno integrali della UTE di Mantova, che da anni riuniscono un pubblico di affezionati ogni mercoledì pomeriggio da ottobre ad aprile.

C’è una piccola introduzione, tanto per riprendere il filo del discorso con le puntate precedenti e per mettere in luce quel che c’è di notevole in quella nuova – e poi tra i quaranta e i quarantacinque minuti di lettura ad opera di un plotoncino di bravi lettori e attori.

La faccenda è aperta al pubblico generale e gratuita, e incontra molto favore. Sono in tanti a presentarsi per la dose settimanale e, dato un posto in cui farlo, si può mettere in piedi a costo praticamente zero.

Noi siamo una mezza dozzina tra introduttori e lettori fissi – più un certo numero di lettori occasionali, e l’impegno è del tutto ragionevole – ma in teoria, e nell’ipotesi più impegnativa, bastano tre persone che si alternino tra introduzione e lettura propriamente detta. At a pinch, si potrebbe essere anche in due.

Dopodiché è sufficiente dividere i capitoli (o le pagine) del libro per le settimane utili e, in caso di necessità, sfrondare digressioni ed episodi secondari per ottenere un tempo di lettura tra i quaranta minuti e il quarto d’ora, conservando per quanto possibile le scansioni narrative previste dall’autore.

Occasionalmente si può sforare, ma è meglio non farlo troppo spesso, perché la soglia di attenzione e gli orari degli autobus sono quel che sono – ed uno stillicidio di gente che infila la porta perdendosi gli ultimi cinque minuti di lettura* è sommamente irritante for everyone concerned.

Ecco, a patto di calibrare bene la durata e di avere lettori che sappiano essere espressivi e vari senza diventare melodrammatici, la faccenda funziona bene e può essere di notevole soddisfazione…

E, suppongo, a patto di scegliere il libro giusto.

E qui veniamo al motivo dei miei patemi odierni, perché dovete sapere che un certo numero di mesi fa si è svolto tra il Prof. A. e la Clarina una conversazione che sintetizzeremo così: charles dickens, bicentenario dickensiano, ute mantova, le due città

– E se quest’anno provassimo ad uscir d’Italia?

– Dickens, rispose prontamente la sciagurata.

– Dickens, sì. E cosa?

– Ma Le Due Città! È perfetto per il bicentenario, è un po’ meno conosciuto di altri ma è di dimensioni ragionevoli, è un romanzo storico, non è ingestibilmente sovrappopolato, ed è della dimensione giusta per essere letto più o meno alla stessa cadenza con cui…

– Basta così, grazie. Aggiudicato. E l’organizzazione quest’anno è tua.

E così ho lavorato sulla traduzione 1911 di Silvio Spaventa Filippi, suddividendo, potando (poco) e incastrando i cliffhangers in modo da ricostruire per quanto possibile l’esperienza dei primi lettori che, nel 1859, lessero questa storia in quelle che Thomas Carlyle definiva teaspoonfuls. Cucchiaiatine.

E adesso è tutto pronto e oggi pomeriggio alle sei cominciamo, e per oggi mi appresto ad introdurre la mia platea al mondo di Sydney Carton e dei Manette – e confesso una certa quantità di patemi da primo giorno.

Più di tutto, al di là della mia incoercibile predilezione, avrò fatto bene a scegliere proprio questo romanzo? Fino all’anno scorso, il mercoledì ci si era affollati per riscoprire vecchie letture scolastiche. Questa volta… Non so, ma ho la sensazione che non siano in tantissimi ad avere letto Le Due Città su questo lato della Manica.

Ho cambiato le regole del gioco… Funzionerà?

Vi farò sapere.
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* In fondo anche Verdì dovette tagliare dal Don Carlos il meraviglioso epicedio del Marchese di Posa, perché non si poteva finire oltre l’orario delle ultime corse dei treni per i faubourgs

Ott 9, 2011 - Londra, musica    No Comments

The Music Of The Night

Ho scoperto The Phantom Of The Opera quando mi ero trasferita da poco a Londra e, siccome ero homesick, mi consolavo col teatro. E i libri. E i concerti… oh, nevermind.

Comunque ho ricordi di questa canzone, ascoltata mentre veniva il buio, barricata con una tazzona di tè nella mia bruttissima stanza in una meravigliosa casa georgiana a Southwark. Era la versione di Michael Crawford, ma non se la cava male nemmeno Sarah Brightman. Ed è così adatta ai crepuscoli autunnali, trovo…

Se la state ascoltando in pieno giorno, riprovateci stasera al calare del buio – e sappiatemi dire.

Intanto buona domenica.


Ago 11, 2011 - grillopensante, Londra, Poesia    No Comments

Recessional

Questo non è proprio un post. E’ una segnalazione legata a una serie di riflessioni scambiate con M.B. a proposito di quel che succede in Inghilterra in questi giorni.

Kipling scrisse questa poesia nel 1897 e la intitolò Recessional – la parola che, nella liturgia anglicana, indica il canto che accompagna l’uscita solenne del celebrante al termine del rito. Uno strano, triste, profetico dono per il Giubileo di una regina al colmo della sua gloria…

Recessional

God of our fathers, known of old—
Lord of our far-flung battle line—
Beneath whose awful hand we hold
Dominion over palm and pine—
Lord God of Hosts, be with us yet,
Lest we forget—lest we forget!

The tumult and the shouting dies—
The Captains and the Kings depart—
Still stands Thine ancient sacrifice,
An humble and a contrite heart.
Lord God of Hosts, be with us yet,
Lest we forget—lest we forget!

Far-called our navies melt away—
On dune and headland sinks the fire—
Lo, all our pomp of yesterday
Is one with Nineveh and Tyre!
Judge of the Nations, spare us yet,
Lest we forget—lest we forget!

If, drunk with sight of power, we loose
Wild tongues that have not Thee in awe—
Such boastings as the Gentiles use,
Or lesser breeds without the Law—
Lord God of Hosts, be with us yet,
Lest we forget—lest we forget!

For heathen heart that puts her trust
In reeking tube and iron shard—
All valiant dust that builds on dust,
And guarding calls not Thee to guard.
For frantic boast and foolish word,
Thy Mercy on Thy People, Lord!
Amen.