Browsing "musica"
Ago 15, 2016 - angurie, musica, tradizioni    No Comments

(Tardivamente) Acchiappa una Perseide

CAFSAllora, no – non ero sparita, e nemmeno in vacanza. Almeno non in senso stretto: il fatto si è che, come a volte accade, sono rimasta chiusa fuori dalla Rete per qualche giorno – hence l’assenza.

“Un segno! Un segno!” ha decretato R., e non negherò di averne approfittato per recuperare un po’ di sonno e leggere (gasp!) di giorno… Ma adesso sono tornata e, per prima cosa, onoriamo le buone vecchie tradizioni, perché S. Lorenzo è passato mentre io vagolavo senza rete, giusto?

E allora, quest’anno Catch a Falling Star nella versione molto, molto, molto Sixty-ish di Françoise Hardy:

Che poi, voi le avete viste le Perseidi? Io sì, e tante, nonostante le temperature notturne assai men che stagionali e tanta umidità da nuotarci. Al che probabilmente devo l’incantevole mal di gola in corso. Ah well, passerà.

Intanto buon Ferragosto, o Lettori.

Lug 6, 2016 - Arte Varia, musica    No Comments

Per Illustratore e Pianoforte

SannaElephants

Foto Flavia Ferrari

Oggi parliamo di Alessandro Sanna, straordinario illustratore che non solo realizza meravigliose illustrazioni, ma lo fa attorno a idee originali e bellissime, che poi porta in giro per teatri e piazze in forma di concerti disegnati.

La settimana scorsa qui al mio villaggio abbiamo goduto di uno di questi eventi: Alessandro ha realizzato quattro acquerelli ispirati al suo libro Il Fiume Lento – il suo secondo Premio Andersen… – mentre Elisabetta Garilli suonava al pianoforte le musiche composte apposta per il libro.

Non è la prima volta che vedo un concerto di Alessandro, e ogni volta è qualcosa di magico. La sua tecnica è un incanto da osservare, e veder sbocciare le immagini, vedere i colori che si fondono con la musica, è una vera meraviglia.

Questo piccolo video offre un assaggio della serata…

Qui trovate un altro scampolo di Fiume Lento, e qui altre cose – tra cui lo splendido Pinocchio Prima di Pinocchio – ma, se ne avete occasione, vi consiglio vivissimamente di assistere dal vivo a uno di questi concerti per illustratore e musicisti. È un’esperienza inconsueta, poetica e incantevole.

 

Non Sappia Il Ver

In questo periodo di prove frenetiche (ne parleremo) mi capita spesso di ascoltar musica in automobile – ed è così che mi è ritornato in mano un vecchio CD , un’edizione ungherese del Gianni Schicchi, uno dei primi dischi d’opera che mi sia comprata, quand’ero una fanciullina diciassettenne in gita scolastica a Budapest, of all places. Adoro il Gianni Schicchi – musica e libretto…

Vi ho già detto, credo, che ho questa incoercibile predilezione per i libretti d’opera, vero? Ho cominciato a leggerne prima di avere cominciato ad ascoltare opere – il che probabilmente è un’eccentricità, ma tant’è. Trovo che i libretti d’opera contengano spesso gemme di nonsense sublime, ottimi nomi per gatti e, nel caso dell’opera buffa, cose genuinamente spassose – e scritte per essere tali.

gianni schicchi, puccini, giovacchino forzano, libretti d'opera, dante, divina commediaCome il libretto del Gianni Schicchi, scritto per Puccini da Giovacchino Forzano. La storia è un’incantevole combinazione di Divina Commedia e Commedia dell’Arte – of all things – con qualche frecciatina ai danni di quel terribile snob che era il gran padre Dante. Lo sapevate che Dante l’aveva a morte con Schicchi, che non solo usciva dalle file della gente nuova, ma aveva anche truffato in grande i Donati – famiglia di sua moglie? Oh well, Gianni Schicchi non è il primo né l’unico che Dante piazza all’inferno per antipatia personale e petty vengeance. Ricordarsi di cose del genere aiuta a mantenere un senso dell’umorismo quando si ha a che fare con la Commedia…

Ma non divaghiamo. Opera. Puccini. Forzano. Libretto.

E in particolare l’irresistibile uso che Forzano fa di quell’utile e simpatico meccanismo narrativo per cui un personaggio ignora qualcosa di vitale – che il lettore conosce.

Allora: il vecchio Buoso Donati è morto, diseredando i parenti a favore di un ordine religioso. Furia generale. Enter Gianni Schicchi, rimescolatore di carte professionale, che accetta di impersonare Buoso e dettare un altro testamento davanti a notaio e testimoni. Ma, proprio mentre i Donati assicurano a Gianni che nessuno sa che “Buoso ha reso il fiato”, si bussa alla porta. È Maestro Spinelloccio, il dottore.

“Guardate che non passi. Ditegli qualche cosa. Che buoso è migliorato e che riposa!” ordina Schicchi, prima di sparire tra le cortine del letto a baldacchino.

E i Donati fanno entrare l’ignaro medico in un coro di “Buongiorno, Maestro Spinelloccio. Va meglio! Va meglio! Va meglio!”

“Ha avuto il benefissio?” domanda con accento bolognese il nuovo venuto, Balanzone in tutto tranne che nel nome.

“Altroché. Altroché.” cinguettano i Donati, e Spinelloccio va in sollucchero.

“A che potensa l’è arrivata la siensa. Be’, vediamo, vediamo.”Gianni Schicchi - Opera San Jose

Momento di panico.

“No! No, riposa,” parano i Donati.

“Ma io…” insiste il brav’uomo, ansioso di ammirare l’effetto della sua siensa.

“Riposa…” I Donati si schierano tra lui e il letto, ma il medico avanza, e tutto pare perduto, quando…

“No, no, Maestro Spinelloccio,” interviene una voce tremula di tra le cortine. “Ho tanta voglia di riposare. Potreste ritornare questa sera? Son quasi addormentato.”

Ai parenti per poco non prende un coccolone, ma il medico desiste.

“Sì, Messer Buoso. Ma va meglio?”

“Da morto son rinato,” assicura Schicchi/Buoso, con un’ombra di risata nella voce. “A stasera.”

“A stasera.” E qui Maestro Spinelloccio potrebbe ancora salutare i Donati e uscire con la sua dignità di medico più o meno intatta. Ma allora che gusto ci sarebbe? “Anche alla voce sento che è migliorato,” dichiara. E poi, non contento: “Eh, a me non è mai morto un ammalato. Non ho delle pretese. Il merito l’è tutto della scuola bolognese.”

“A stasera, Maestro,” salutano i Donati in un’ondata di euforico sollievo – e quasi lo spingono fuori dalla porta senza che il brav’uomo abbia capito nulla. Dopodiché i Donati sono un po’ densi e credono di averla soltanto fatta franca, ma Schicchi ha visto nell’episodio la prova che il suo piano funziona… eccetera.

Noi ci fermiamo* e osserviamo come l’ironia della situazione derivi quasi tutta dal fatto che il pubblico sa che Buoso è già morto – e Maestro Spinelloccio no. I Donati che tentano freneticamente di liberarsi del medico e il medico che si vanta a sproposito non sarebbero divertenti se non sapessimo che cosa c’è dietro. Sapendolo, capiamo le intenzioni nascoste e ci divertiamo mentre il povero dottore si loda e s’imbroda.

Il meccanismo funziona anche in contesti meno buffi – e allora mette ansia seguire qualcuno che cammina allegramente in una trappola reale o metaforica. Mi vengono in mente Robert Moore che, in Shirley, avanza verso il punto in cui sappiamo che è appostato l’uomo con la pistola, o il Marchese di Posa che entra nella cella di Don Carlos – forse non del tutto inconsapevole dello sgherro in attesa – o Tosca (dramma, non opera) che si precipita a fare una scenata di gelosia senza sapere che Scarpia l’ha fatta seguire, o Henry Morgan che racconta versioni sempre più improbabili della sua vita a gente che ha buoni motivi per non credergli…

Che si tratti di creare tensione, aggiungere strati di significato o rendere buffa una situazione, il personaggio all’oscuro di tutto funziona sempre, in tutte le sue varianti semplici o sofisticate.

L’importante è che a differenza del lettore qualcuno, come usa dire all’opera, non sappia il ver.

___________________________________________________

* Se volete leggere il resto del libretto, lo trovate qui.

Giu 22, 2016 - musica, tradizioni    No Comments

Summertime ’16 ♫

Summertime16È vero, la musica domenicale non la facciamo più da qualche tempo – e oggi, a voler vedere, non è affatto domenica, e nemmeno il solstizio…

Ma nessuno di questi mi sembra un serio motivo per trascurare le buone vecchie tradizioni – e questa è forse la più vecchia traduzione di Senza Errori di Stumpa.

E allora, o Lettori, ecco qui Summertime in una versione che mi piace particolarmente: a chi non piacciono Ella Fitzgerald e Louis Armstrong, presi singolarmente o in coppia?

Ascoltatela questa sera, al calare del crepuscolo. O più tardi, a notte fonda.

E buona estate.

Apr 13, 2016 - memories, musica, teatro    2 Comments

Fila I, Posto 9

DonC062Togliendo dalla mia lavagnetta di sughero un vecchio appunto che era lì da secoli senza nessun buon motivo particolare, che cosa ci ho trovato sotto, se non il biglietto del mio primo Don Carlo?

Sabato 10 novembre 2001, ore 20.30. Platea. Fila I, posto 9. Teatro Sociale di Rovigo… of all places. Ebbene sì. Nemmeno lo sapevo, che Rovigo avesse una stagione d’opera – ma ce l’ha. E nel 2001 comprendeva un Don Carlo – versione in quattro atti, in Italiano.

Vogliamo essere sinceri? Ero un pochino delusa. Erano anni che aspettavo di vedere un Don Carlo. Era la mia opera preferita, e non l’avevo mai vista in teatro – e il primo che mi capita a distanza ragionevole è… Rovigo? Ah well, che bisogna fare? Un Don Carlo è un Don Carlo, e sabato 10 novembre, con vasto anticipo – perché non si sa mai – si partì.

Il mio compagno di viaggio era il mio mentore – o forse è più esatto dire che io ero la sua compagna di viaggio. E guardate – io gli volevo un gran bene, ma il suo stile di guida e il mio stomaco avevano scarsa compatibilità. Nonostante un Valontan e quei braccialettini elastici che dovrebbero combattere la nausea, quando sbarcai a Rovigo ero al di là del bene e del male. Ma un Don Carlo è un Don Carlo: su la testa, spalle dritte e onwards! Chestnuts

E quindi immaginate la Clarina in abitino nero, scarpette col tacco e cappottino di cachemire, e immaginate anche una sera di tramontana…

“È tutto lì quel che hai addosso?” domandò scettico il mentore guardandomi rabbrividire. “Be’, se non altro l’aria fresca ti farà passare la nausea.”

Non posso negarlo: ero talmente occupata a battere i denti che la nausea non me la ricordavo nemmeno più. Era presto per il teatro e, una volta ritirati i biglietti, ci ritrovammo con un sacco di tempo per le mani. L’idea era quella di un bar calduccio, una tazza di tè e altri generi di conforto – ma all’improvviso…

“Ti piacciono le caldarroste?”

Col pensiero fisso al bar e al tè bollente, convinta che si trattasse di conversazione senza secondi fini, dissi che sì, mi piacevano molto…

“Ah, anche a me! Aspetta qui.” E io mi fermai dov’ero: a un angolo di strada, in mezzo alla corrente, e guardai il mentore piombare su, of all things, un carrettino delle caldarroste, e tornarsene indietro con l’espressione di un bambino soddisfatto.

“Buona vigilia di San Martino,” mi disse, mettendomi in mano un cartoccio. “E buon primo Don Carlo! Dì se non è una cena originale.”

Come negarlo? Avete mai cenato a caldarroste a un angolo di strada, vestiti da sera, nel vento gelido di novembre? Scommetto di no. Be’, io invece l’ho fatto. A parte la difficoltà di sbucciare le caldarroste con i guanti, non vi fate idea di quanto sia pittoresco. E divertente. E dickensiano. E gelido. Quando finalmente entrammo nel bar calduccio e potei ordinare la mia tazza di tè era quasi tardi. O meglio, non lo era affatto, ma era quel genere di presto che bastava a mettere un po’ di ansia al mio ansiosissimo mentore.

Giuseppe_Verdi's_Don_Carlo_at_La_ScalaLui inalò il suo caffè e rimase a soffiarmi metaforicamente sul collo mentre mi ustionavo lingua, palato e gola con l’Earl Grey… Ma un Don Carlo è un Don Carlo, e quindi trottammo fino al teatro e prendemmo i nostri posti quando in platea non c’era ancora quasi nessuno, e aspettammo – la deliziosa attesa di una sala di teatro che si riempie, degli scampoli di musica che arrivano da dietro le quinte, dell’occasionale fremito del sipario, della lettura del programma…  L’avevo aspettata per mesi, quella sera, e finalmente c’eravamo.

Poi il buio in sala, l’orchestra che si accorda, il maestro che entra, gli applausi che si tacciono, il sipario che si apre… E Don Carlo fu!

E sapete cosa? Non fu nemmeno un granché. Decoroso, ma nulla di più. Forse il più modesto fra tutti quelli che ho visto in questi anni… E però fu il primo, e non lo dimenticherò mai – con la nausea andata-e-ritorno, e le caldarroste, e il gelo novembrino, e il coro con l’accento veneto, e il Grande Inquisitore con la zazzera… Che cosa non si ritrova alle volte in un pezzetto di cartoncino giallo appuntato su una lavagnetta di sughero, vero?

Gli Stendardi del Re

Vexilla regis prodeunt,brigandsdubocage
fulget crucis mysterium,
quo carne carnis conditor
suspensus est patibulo.
Confixa clavis viscera
tendens manus, vestigia
redemptionis gratia
hic inmolata est hostia.
Quo vulneratus insuper
mucrone diro lanceae,
ut nos lavaret crimine,
manavit unda et sanguine.
Inpleta sunt quae concinit
David fideli carmine,
dicendo nationibus:
regnavit a ligno Deus.
Arbor decora et fulgida,
ornata regis purpura,
electa, digno stipite
tam sancta membra tangere!
Beata cuius|brachiis
pretium pependit saeculi!
statera facta est corporis
praedam tulitque Tartari.
Fundis aroma cortice,
vincis sapore nectare,
iucunda fructu fertili
plaudis triumpho nobili.
Salve ara, salve victima
de passionis gloria,
qua vita mortem pertulit
et morte vitam reddidit.

Gli stendardi del re avanzano e rifulge il mistero della croce, dice questo inno del sesto secolo, legato alla liturgia del Venerdì Santo.

Non fa meraviglia che nel 1793 i ribelli vandeani, cattolici e monarchici, lo avessero scelto per la loro (malguidata e peggio finita) sollevazione contro la Repubblica. La versione conosciuta e cantata dai contadini “bianchi”, armati di falci e col rosario avvolto intorno al polso, era quella tradizionale gregoriana. Adesso mi piacerebbe inserire un video o due, ma il mio computer (aka l’Innominatino) e YouTube hanno deciso di concerto di essere quaresimali e punitivi, e quindi mi sa che dovrete andare a sentirlo qui.Ostensione Sacri Vasi Mantova

E ne parliamo oggi perché il VR è musica da venerdì santo: a Mantova lo si canta ancora il pomeriggio del Venerdì, per la solenne esposizione dei Sacri Vasi, due reliquiari che, secondo una di quelle tradizioni antiche e un tantino macabre di cui è ricco il cattolicesimo, sarebbero stati usati da San Longino per raccogliere il sangue di Gesù sotto la croce.

Sacri Vasi a parte, nel corso dei secoli il Vexilla è stato ripreso e musicato in altre versioni.

Un’elaborazione polifonica di Palestrina.

All’inizio della Via Crucis di Liszt.

E poi Bruckner, qui anche in versione per ottoni (non ho idea di che cosa sia il pigolio a 0.21).

È quel genere di musica che suggerisce processioni notturne a lume di torcia, vero? Suggestivo anche per i miscredenti…

Gen 10, 2016 - elizabethana, musica    No Comments

Cinque Canzoni Shakespeariane

12nightVe l’avevo detto che il Sedici è un altro anno shakespeariano?

1616-2016: quattrocentesimo della morte. Per cui sì, aspettatevi di nuovo una certa quantità di shakespearianerie, nel corso dell’anno.

Oggi cominciamo con le cinque incantevoli canzoni che il compositore inglese Roger Quilter musicò tra il 1905 e il 1919.

Fear no more the heat of the sun è presa dal Cimbelino, Under the greenwood tree e It was a lover and his lass da Come Vi Piace,
Take, o take those lips away da Misura per Misura, e Hey, ho, the wind and the rain dalla Dodicesima Notte.

Il baritono è il perfettamente nomato Philippe Sly, e al pianoforte c’è Michael MacMahon:

Forse l’insieme è un po’ più primaverile in atmosfera di quanto sia adatto al calendario, ma mi pare un buon modo per cominciare il nuovo anno shakespeariano.

E buona domenica.

Gen 6, 2016 - anglomaniac, musica, Natale    No Comments

Noi Siam Tre Re d’Oriente

3.kings(1)Ed eccoci qua.

Ci risiamo: ieri sera era la Dodicesima Notte, e oggi è l’Epifania. Fino a oggi possiamo far finta che si ancora dicembre, ma domani… eh.

E allora, a titolo di congedo, ecco un’ultima carola prima di chiudere le Natalizietà per quest’anno. Epifania, Re Magi, King’s College di Cambridge…

In realtà la carola in questione è americana e ottocentesca: parole e musica del Reverendo Hopkins, anno 1857:

We three kings of Orient are
Bearing gifts we traverse afar
Field and fountain, moor and mountain
Following yonder* star

O Star of wonder, star of night
Star with royal beauty bright
Westward leading, still proceeding
Guide us to thy Perfect Light

Born a King on Bethlehem’s plain
Gold I bring to crown Him again
King forever, ceasing never
Over us all to reign

Frankincense to offer have I
Incense owns a Deity nigh
Prayer and praising, all men raising
Worship Him, God most high

Myrrh is mine, its bitter perfume
Breathes of life of gathering gloom
Sorrowing, sighing, bleeding, dying
Sealed in the stone-cold tomb

Glorious now behold Him arise
King and God and Sacrifice
Alleluia, Alleluia
Earth to heav’n replies

O Star of wonder, star of night
Star with royal beauty bright
Westward leading, still proceeding
Guide us to Thy perfect light

E da venerdì, archiviati Senso di Sipario, lucette e carole, si torna alla normalità. Felice Epifania, o Lettori.

_________________________________________________

* Ciao, M.!

Dic 24, 2015 - musica, Natale    No Comments

Campane

Bells3Riecco la Vigilia e – perché qui non siamo nulla se non tradizionalisti – riecco la Carola delle Campane, in un’altra versione ancora.

Er… forse questa è più da ascoltare che da vedere, perché Julien Neel che quartetta a cappella con sé stesso è notevole a sentirsi, ma a vedersi… be’, non so.

Ma niente – per questa carola ho un’incoercibile debole.

Anyway:

Felice Vigilia, o Lettori.

Pagine:«1234567...22»