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Reading Days

PileofBooksSe nevicasse sarebbe meglio… diciamo la verità: sarebbe perfetto. Ma in mancanza di neve, anche le giornate bigie e ventose vanno tutt’altro che male per i miei Reading Days.

Tecnicamente sono iniziati ieri – ma ieri mi sono dedicata a finire i due libri che devo recensire per la HNS e con i quali, come mio irritante solito, mi sono ridotta all’ultimo momento utile. Non che sia stato tragico: uno dei due era gradevolmente innocuo, e l’altro notevole e ne riparleremo.

Ma oggi – oggi è il primo vero e proprio Reading Day…

Ecco, a dire il vero ci sono ancora di mezzo gli ultimissimi ritocchi al romanzo, ma nondimeno. E quindi oggi si comincia con The Capricorn Bracelet, trovato sotto l’albero, perché senza un pochino di Rosemary Sutcliff non sarebbe vacanza, e perché è una raccolta di racconti sui Romani in Britannia, molto à la Kipling.

Pilesof BooksSotto l’albero c’era anche At Day’s Close, in cui Roger Ekirch racconta il rapporto dell’umanità con la notte attraverso i secoli e i millenni – e anche questo promette bene assai.

E poi c’era Her Majesty’s Will – un’avventura di spionaggio elisabettiano, scritta da David Blixt che, da bravo attore shakespeariano, si è anche divertito a portare il suo romanzo in scena. E poi una raccolta di racconti di Harlan Ellison, giunta con criptiche assicurazioni che mi rendono curiosissima. E poi…

E poi sul Kindle ci sarebbero metapile di cose che aspettano di essere lette, ma farò bene a fermarmi qui, perché non è come se i Reading Days potessero durare fino al disgelo… Sarebbe bello, però, non vi pare? Sapete quei discorsi sul ritrovarsi su un’isola deserta con nient’altro che libri – cartacei or otherwise? Be’, ecco: considerando le mie scarse attitudini pratiche e la mia seria fobia per gli insetti, non credo che, spiaggiata su un’isola deserta, saprei sopravvivere abbastanza a lungo da dedicarmi alla lettura. A meno che non fosse un’isola shakespeariana, dotata di un Ariel molto efficiente… Cottage2

Ma, tutto considerato, all’isola in questione preferirei di gran lunga un cottage immerso nella neve. Voglio dire, si può essere bloccati dalla neve in posti ben equipaggiati, con provviste, legna da ardere, tè in abbondanza – e magari anche un generatore di corrente. E libri non rovinati dall’acqua salata.

Per cui niente isole, grazie tante: un cottage nella neve…

Ma qui non nevica, alas. Al massimo piove e tira vento – ma ce lo faremo bastare.

Fate conto che nei prossimi giorni non ci sia granché, volete?

Sto leggendo.

 

Dic 24, 2017 - musica, Natale    No Comments

Scampanio di Stagione

BellsCarolOh, quest’anno è davvero difficile seguire le buone vecchie tradizioni, con il Blogo che non collabora… Dov’è mai finito il suo spirito natalizio, mi domando…?

Ad ogni modo, noi procediamo imperterriti – o almeno tanto imperterriti quanto si può esserlo nelle circostanze: ovvero, ci arrangiamo.

Oggi è la Vigilia di Natale, e per la Vigilia su SEdS si ascolta la Carola delle Campane, giusto?

E allora ecco qui un altro link crudo:

https://www.youtube.com/watch?v=FSCo5dZ42v8

E a dire la verità, stavamo per intitolare questo post “Gaio Scampanio”, ma poi mi sono fermata – perché in effetti, questa carola terribilmente gaia non è… non a caso, è l’elaborazione di un canto natalizio ucraino. Ma d’altra parte va bene così, perché è bellissima, e perché è così che per me suona la notte di Natale: gelida e lucente e misteriosa e vagamente triste.

Buona Vigilia, o Lettori.

Dic 22, 2017 - musica, Natale    No Comments

Fiaccole! (Blooge permettendo…)

TorchesOra, non so che cosa sia preso a SEdS proprio a tre giorni da Natale… Mercoledì non mi ha permesso di postare la carola che volevo, e ci siamo dovuti accontentare di un link crudo. Non so come possa essergli saltato in mente di comportarsi così proprio adesso, all’improvviso, fuori da blu. Io lo guardo con occhi tristi – ma non so di preciso…

È forse un attacco di scroogite, o Blogo? Ti sei trasformato in Blooge – con me nel ruolo del povero Clatchit? Ci vorranno i bloghosts dei Natali Passati, Presente e Futuri per farti rinsavire – o almeno spaventare e pentire?

E non lo so, ma proviamo.

Il programma di oggi prevede – indovinate un po’! – una carola. Una carola inconsueta chiamata Torches, composta da John Joubert all’inizio degli anni Cinquanta del secolo scorso, e basata su un canto natalizio della Galizia spagnola.

Adesso incrociate le dita per Torches eseguita dal coro del King’s College di Cambridge. Proviamo…

https://youtu.be/zTCVGaziJNg

Com’è andata? Alla peggio, mi sa che dovrete copiare e incollare il link… sigh.

Ad ogni modo, qui ci sono le parole:

Torches, torches, run with torches
All the way to Bethlehem!
Christ is born and now lies sleeping;
Come and sing your song to Him!
Torches, torches, run with torches
All the way to Bethlehem!
Christ is born and now lies sleeping;
Come and sing your song to Him!

Ah, Roro, Roro, my baby,
Ah, Roro, my love, Roro;
Sleep you well, my heart’s own darling,
While we sing you our Rorro.

Sing, my friends, and make you merry,
Joy and mirth and joy again;
Lo, He lives, the King of heaven,
Now and evermore. Amen.

Lo, He lives, the King of heaven.
Now and ever, evermore. Amen.

Come dicevasi, è inconsueta – ma ho sempre trovato che suggerisse bene l’idea delle fiaccole nel bosco innevato…

Dic 20, 2017 - musica, Natale    No Comments

I Dodici Giorni di Natale

12twelve-days-of-christmasUna delle carole natalizie più nonsense in assoluto è The Twelve Days of Christmas, una filastrocca in cui un narratore elenca i doni ricevuti dal suo Vero Amore nei dodici giorni di Natale. I Dodici Giorni di Natale, per la cronaca, non vanno dal 12 al 25 dicembre, ma dal giorno di Natale all’Epifania (ricordate Shakespeare? La Dodicesima Notte?), e i doni elencati sono questi:

Una pernice su un pero
Due colombelle brune
Tre galline francesi
Quattro uccelli canterini
Cinque anelli d’oro
Sei oche che depongono l’uovo
Sette Cigni a nuoto
Otto ragazze che mungono
Nove signore che danzano
Dieci signori che balzano
Undici zampognari che suonano
Dodici tamburini che battono

E qui c’è la carola:

https://youtu.be/nKM34uKHUDc

[Sì, lo so, è un link crudo e bruttissimo e tocca copiarlo e incollarlo, ma SEdS non mi lascia fare altrimenti… sigh.]

Nonsense, vero? Ma in realtà era una sorta di cripto-catechismo nato nei secoli in cui essere apertamente cattolici in Inghilterra non faceva bene alla salute: il Vero Amore è Dio, e i dodici doni sono, nell’ordine: Cristo in croce, il Vecchio e il Nuovo Testamento, le tre virtù teologali, i quattro Evangelisti, il pentateuco, i sei giorni della creazione, i sette doni dello Spirito Santo (oppure i sette sacramenti), le otto beatitudini, i nove frutti dello Spirito Santo, i dieci comandamenti, gli undici apostoli fedeli e i dodici punti della dottrina elencati nel Credo.

12daysIn realtà esistono anche altre interpretazioni dei numeri (Cristo in Croce, le due nature di Cristo, la Trinità, i Vangeli…), e francamente avrei fatto una certa fatica ad associare dieci gentiluomini saltellanti ai dieci comandamenti anyway… ma, come si diceva, siamo in Inghilterra.

Ad ogni modo, la carola è deliziosa e tutt’altro che facile da cantare. Provate, dal decimo giorno in poi – senza fare pause – e sappiatemi dire.

Gen 6, 2017 - musica, Natale    No Comments

E Infine i Magi

magiUltimo post natalizio, ultima carola per quest’anno. Suitably enough, è lievemente malinconica. È quel che ci vuole, giusto? Non so voi, ma a me la fine della stagione natalizia – con gli alberi da disfare e gennaio che aspetta al varco – mette sempre un’ombra di mooligrubs. Il genere che, alla fin fine, si cura con lavorolavorolavoro, tazze di tè e libri… ma quello è per domani. Oggi… oggi è così.

Comunque, adesso musica. E una carola moderna, per una volta: The Carol of the Magi, di John Rutter.

Giochi di Società

56e780e494772b943c932190ce191be0 Mi è sempre piaciuto da matti il modo in cui, in Canto di Natale, alla cena natalizia a casa del simpatico, squattrinato e felice nipote Fred, si fanno giochi di società. E non è solo a casa di Fred: era (e forse è ancora, ma non ne sono certa) una radicata tradizione anglosassone, quella di dedicare le riunioni familiar-amicali delle feste a giochi di parole che coinvolgevano tutte le generazioni. Ce n’è ampia documentazione narrativa e cinematografica: pensate alla Alcott, ad Agatha Christie, da Jane Austen ad Antonia Byatt… Si  va da cose complicatissime – come i quadri viventi e le sciarade animate – ai giochi di memoria e di citazioni…

Posto che una volta nella mia vita mi piacerebbe proprio tanto giocare ai quadri viventi, ammettiamo pure che non è né semplice né comodo e, nella maggior parte dei casi, dopo lunghi preparativi e abbondanti degustazioni, non si ha voglia di nulla di troppo strenuo… Però non è nemmeno detto che si debba  invariabilmente scegliere tra il monopoli e la tombola, giusto?

E allora, visto che di feste ce ne sono ancora a venire, qui ci sono alcuni giochini di società storico-letterari, di quelle cose per passare il tempo in due o più, senza bisogno di dadi, tabelloni, carta o matita – persino più semplici e ubiqui della battaglia navale. Alcuni sono adattamenti di giochi classici, altri invenzioni estemporanee di gente stramba, uno o due sono stati copiati da libri o film.19c5c289941e4651e8990a6d039fd07b

Alfabeto: si sceglie un tema e poi, a turno, bisogna nominare qualcosa di inerente in ordine alfabetico. Se il tema è “libri”, il primo giocatore dirà Arancia Meccanica, il secondo Brat Farrar, il terzo Cime Tempestose, e così via. Una volta raggiunta la Z si ricomincia daccapo. Non si può ripetere un titolo già detto, e chi non ha la risposta è eliminato. Vince, ovviamente, l’ultimo che resta in gioco. Si può rendere più o meno difficile scegliendo con cura il tema. Gli articoli non si contano (L’Eleganza del Riccio vale come lettera E), a meno di voler rendere tutto davvero difficile. “Libri” è un tema facile, tutto sommato, ma con altre cose più criptiche uno dei divertimenti sta nelle dispute che nascono sulla pertinenza o meno di una risposta.

Who By Fire: questo è bizzarro – e anche un pochino macabro. Ne ho già parlato qui. C’è questa canzone di Leonard Cohen che elenca tutta una serie di cause di morte. Per ognuna, a turno, bisogna nominare un personaggio storico o letterario che sia morto in quel modo. Who by fire – Giovanna d’Arco; Who by water – Shelley; e via dicendo. Anche qui nascono discussioni, e parte dell’abilità consiste nell’interpretare ogni verso nel senso più lato e metaforico possibile.

96dc4e6cf4eaf5355994a2e25cbf3481History: Geography è un classico gioco da macchina per bambini, in cui il primo giocatore dice il nome di un posto, per esempio Roma, e il secondo risponde con il nome di un altro posto, che inizi con la lettera finale del nome precedente – in questo caso, per esempio, Ashkelon, a cui ri risponde con New York, e via di seguito. History è una variante che ammette personaggi storici, invenzioni rivoluzionarie, avvenimenti, battaglie, trattati… L’unica condizione è che, qualsiasi cosa citi, devo essere pronta a giustificarne la rilevanza storica (richiesta che avviene più di frequente con i nomi geografici). Si procede per eliminazione finché non rimane solo il vincitore. Il meccanismo, naturalmente, si può utilizzare con qualsiasi altro tema.

Sciarade: questo è un po’ più complesso e si può giocare con parole singole o frasi, nel qual caso funziona benissimo con i titoli di libri o film, in una specie di via di mezzo tra il gioco dei mimi e il cruciverba. La sciarada è costituita da una serie di definizioni (in genere tre più una) da combinare insieme. Esempio: Il mio Primo congiunge; il mio Secondo determina; il mio Terzo marcia; il mio Intero giganteggia in due continenti. La congiunzione E, l’articolo determinativo LE e il FANTE, insieme, danno la soluzione: ELEFANTE. Se si gioca con i titoli si può decidere di ignorare articoli e congiunzioni. Il sugo consiste nell’elucubrare bene le definizioni, ed è divertente da giocare in due squadre.

Personaggi: semplice semplice ed estremamente addictive. Un giocatore sceglie un personaggio storico o immaginario, e gli altri fanno domande a risposta sì/no fino a quando qualcuno indovina e passa a sua volta a scegliere un personaggio. Si può fare anche con libri al posto dei personaggi. Potrei raccontare storie di interi scompartimenti ferroviari di perfetti estranei coinvolti nel gioco…fd42bd9e8bfaa7ddbbf16d39dd36e526

Botticelli: versione insanamente complicata del precedente. Anche qui un giocatore sceglie un personaggio e ne comunica l’iniziale. Una lettera sola, quella del nome con cui è conosciuto – nel caso di Botticelli chiaramente sarebbe la B, e per Rossella O’Hara la R. Gli altri giocatori, a turno, pensano a loro volta a un personaggio compatibile con l’iniziale indicata, e pongono una domanda in proposito. Supponiamo che l’iniziale sia B, e che io voglia provare di capire se si tratta di James Bond. “Guidi una Aston-Martin?” chiederò allora al primo giocatore. Il Primo Giocatore (henceforward PG) può rispondermi a) “No, non sono James Bond”, nel qual caso il turno passa al giocatore successivo; oppure b) “No, ma non so chi hai in mente,” e allora posso fargli una domanda diretta a risposta sì/no, come per esempio “sei un personaggio immaginario?” E poi il gioco passa al giocatore successivo, che ricomincia come ho fatto io, e via così fino a quando qualcuno indovina – e allora formula la sua domanda in termini inequivocabili (“Hai dipinto Le Tre Grazie e La Nascita di Venere?”), a cui il PG può rispondere soltanto “Sì, sono Botticelli”. Naturalmente, la mia domanda sulla Aston-Martin non è furba; dovrei usare riferimenti meno ovvi, in modo da guadagnare la mia domanda sì/no. Se il riferimento fosse troppo oscuro, il PG può chiedere a un altro giocatore di individuare il personaggio, pena la perdita della domanda e del turno. Se ci fosse un altro personaggio dal nome che incomincia per B e che guida una Aston-Martin, e il PG indicasse quello, la sua risposta sarebbe valida ugualmente e io dovrei passare il turno. Come dicevo, è complicato ma, una volta assimilato il meccanismo, molto divertente.

Storia a Catena: meno competitivo degli altri. Il primo giocatore racconta l’inizio di una storia, il secondo prosegue, poi il terzo… Più è improbabile o sospeso il punto in cui ci si ferma, più è divertente. Mi par di ricordare che le sorelle March e i loro amici ci giochino durante un picnic in qualche capitolo di Piccole Donne Crescono. Con il gruppo giusto sconfina facilmente nel gioco di ruolo estemporaneo.

Et voilà. Posso dire di avere giocato a tutti quanti (a volta nei posti più improbabili), sempre con soddisfazione, e posso garantire che il tempo passa. Poi può capitare d’impuntarsi sull’esatto spelling del Kashmir, di partire per la tangente in discussioni su arte, letteratura e massimi sistemi o di chiedere arbitrato neutrale alla signora dell’ombrellone accanto – ma di sicuro non ci si annoia.

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Dic 26, 2016 - musica, Natale, tradizioni    No Comments

…E Santo Stefano

781a75c49614217d7363fc35bd2ee491Altra tradizioncella musical-natalizia, volete?

E allora ecco qui la carola di Santo Stefano – Good King Wenceslas – cantata da non so chi e non so quando, nel corso di un programma natalizio inglese chiamato A Castle Christmas, di cui non riesco a trovare traccia… Tutto quel che posso dire è che l’ambientazione ha l’aria di essere Regency o giù di lì.

Other than that… buon Santo Stefano, ecco:

Dic 23, 2016 - Natale    No Comments

Il Pericolo Felino

thesmalltree16E non so se abbiamo mai discusso di gatti a Natale – ma è decisamente una considerazione. A casa mia, per dire, di alberi se ne fanno due: uno piccoletto in studio, con gli ornamenti fatti a mano ogni anno, e uno alto due metri e mezzo, con i ninnoli di vetro di famiglia, religiosamente conservati in scatole imbottite di paglietta e avvolti individualmente nella carta soffice…

Ecco, ci fu volta in cui l’allora minuscolo Udrotti polverizzò tre simonscat.pngornamenti di vetro Anni Quaranta – tre in un colpo solo. Se volete avere un’idea del metodo, ammirate il Gatto di Simon all’opera qui, sul sito di The Guardian.

Un trauma, credete. E dopo di allora si è sempre cercato di mantenere cat-free le stanze in cui ci sono gli alberi. Ma poi in realtà Udrotti è cresciuto, ed è diventato chiaro che gli arnesetti luccicanti non sono un interesse dignitoso per un gatto adulto. Tess, per fortuna, non ha mai mostrato propensioni albericide…

E poi, poco più di un anno fa, è arrivata l’irrepressibile Prunella – cui il concetto di cat-free area proprio non penetra nelle pur agili meningi, e che è piena di ogni genere di vivi interessi… Per dire, il piccolo presepio di mia madre, che un tempo stazionava pacificamente sulla cassapanca, si è dovuto trasferire sul camino, perché a Pru pareva particolarmente bello giocare con a) il muschio; b) le pecorelle; c) la cometa.

pru2E non è come se la piccola sciagurata non fosse capace di arrivare sul caminetto, ma il percorso verticale è un pochino più complesso, e si riesce a intercettarla. Il che impone un certo grado di attenzione continua quando la creaturina è attorno e sveglia… Il veterinario dice che si calmerà con l’età. Che devo dire? Speriamo.

Meanwhile, devo ammettere che gli alberi non hanno ancora subito attacchi. L’Ineffabile Pru guarda pensierosamente le lucette, e una volta è anche balzata sulla base di uno dei due – ma è stata fermata al volo, e comunque non ci sono state vittime.

Continuerà così? Chi può dirlo? Per ora, tutto quel che possiamo fare è una politica di contenimento, minimizzando le tentazioni (as in: occasioni di contatto ravvicinato con gli alberi) in attesa che la teoria del veterinario trovi conferma nei fatti.

Tess, va detto, seguita nella sua combinazione di buone maniere e pigrizia – e gli alberi li lascia in pace.

E voi, o Lettori? Avete bestiole ragionevoli? O cani che abbaiano all’albero, gatti che si acciambellano nel presepio, conigli che rosicchiano i fili delle lucette…?

Do tell, mentre aspettiamo la Vigilia.

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