Browsing "Natale"
Gen 6, 2017 - musica, Natale    No Comments

E Infine i Magi

magiUltimo post natalizio, ultima carola per quest’anno. Suitably enough, è lievemente malinconica. È quel che ci vuole, giusto? Non so voi, ma a me la fine della stagione natalizia – con gli alberi da disfare e gennaio che aspetta al varco – mette sempre un’ombra di mooligrubs. Il genere che, alla fin fine, si cura con lavorolavorolavoro, tazze di tè e libri… ma quello è per domani. Oggi… oggi è così.

Comunque, adesso musica. E una carola moderna, per una volta: The Carol of the Magi, di John Rutter.

Giochi di Società

56e780e494772b943c932190ce191be0 Mi è sempre piaciuto da matti il modo in cui, in Canto di Natale, alla cena natalizia a casa del simpatico, squattrinato e felice nipote Fred, si fanno giochi di società. E non è solo a casa di Fred: era (e forse è ancora, ma non ne sono certa) una radicata tradizione anglosassone, quella di dedicare le riunioni familiar-amicali delle feste a giochi di parole che coinvolgevano tutte le generazioni. Ce n’è ampia documentazione narrativa e cinematografica: pensate alla Alcott, ad Agatha Christie, da Jane Austen ad Antonia Byatt… Si  va da cose complicatissime – come i quadri viventi e le sciarade animate – ai giochi di memoria e di citazioni…

Posto che una volta nella mia vita mi piacerebbe proprio tanto giocare ai quadri viventi, ammettiamo pure che non è né semplice né comodo e, nella maggior parte dei casi, dopo lunghi preparativi e abbondanti degustazioni, non si ha voglia di nulla di troppo strenuo… Però non è nemmeno detto che si debba  invariabilmente scegliere tra il monopoli e la tombola, giusto?

E allora, visto che di feste ce ne sono ancora a venire, qui ci sono alcuni giochini di società storico-letterari, di quelle cose per passare il tempo in due o più, senza bisogno di dadi, tabelloni, carta o matita – persino più semplici e ubiqui della battaglia navale. Alcuni sono adattamenti di giochi classici, altri invenzioni estemporanee di gente stramba, uno o due sono stati copiati da libri o film.19c5c289941e4651e8990a6d039fd07b

Alfabeto: si sceglie un tema e poi, a turno, bisogna nominare qualcosa di inerente in ordine alfabetico. Se il tema è “libri”, il primo giocatore dirà Arancia Meccanica, il secondo Brat Farrar, il terzo Cime Tempestose, e così via. Una volta raggiunta la Z si ricomincia daccapo. Non si può ripetere un titolo già detto, e chi non ha la risposta è eliminato. Vince, ovviamente, l’ultimo che resta in gioco. Si può rendere più o meno difficile scegliendo con cura il tema. Gli articoli non si contano (L’Eleganza del Riccio vale come lettera E), a meno di voler rendere tutto davvero difficile. “Libri” è un tema facile, tutto sommato, ma con altre cose più criptiche uno dei divertimenti sta nelle dispute che nascono sulla pertinenza o meno di una risposta.

Who By Fire: questo è bizzarro – e anche un pochino macabro. Ne ho già parlato qui. C’è questa canzone di Leonard Cohen che elenca tutta una serie di cause di morte. Per ognuna, a turno, bisogna nominare un personaggio storico o letterario che sia morto in quel modo. Who by fire – Giovanna d’Arco; Who by water – Shelley; e via dicendo. Anche qui nascono discussioni, e parte dell’abilità consiste nell’interpretare ogni verso nel senso più lato e metaforico possibile.

96dc4e6cf4eaf5355994a2e25cbf3481History: Geography è un classico gioco da macchina per bambini, in cui il primo giocatore dice il nome di un posto, per esempio Roma, e il secondo risponde con il nome di un altro posto, che inizi con la lettera finale del nome precedente – in questo caso, per esempio, Ashkelon, a cui ri risponde con New York, e via di seguito. History è una variante che ammette personaggi storici, invenzioni rivoluzionarie, avvenimenti, battaglie, trattati… L’unica condizione è che, qualsiasi cosa citi, devo essere pronta a giustificarne la rilevanza storica (richiesta che avviene più di frequente con i nomi geografici). Si procede per eliminazione finché non rimane solo il vincitore. Il meccanismo, naturalmente, si può utilizzare con qualsiasi altro tema.

Sciarade: questo è un po’ più complesso e si può giocare con parole singole o frasi, nel qual caso funziona benissimo con i titoli di libri o film, in una specie di via di mezzo tra il gioco dei mimi e il cruciverba. La sciarada è costituita da una serie di definizioni (in genere tre più una) da combinare insieme. Esempio: Il mio Primo congiunge; il mio Secondo determina; il mio Terzo marcia; il mio Intero giganteggia in due continenti. La congiunzione E, l’articolo determinativo LE e il FANTE, insieme, danno la soluzione: ELEFANTE. Se si gioca con i titoli si può decidere di ignorare articoli e congiunzioni. Il sugo consiste nell’elucubrare bene le definizioni, ed è divertente da giocare in due squadre.

Personaggi: semplice semplice ed estremamente addictive. Un giocatore sceglie un personaggio storico o immaginario, e gli altri fanno domande a risposta sì/no fino a quando qualcuno indovina e passa a sua volta a scegliere un personaggio. Si può fare anche con libri al posto dei personaggi. Potrei raccontare storie di interi scompartimenti ferroviari di perfetti estranei coinvolti nel gioco…fd42bd9e8bfaa7ddbbf16d39dd36e526

Botticelli: versione insanamente complicata del precedente. Anche qui un giocatore sceglie un personaggio e ne comunica l’iniziale. Una lettera sola, quella del nome con cui è conosciuto – nel caso di Botticelli chiaramente sarebbe la B, e per Rossella O’Hara la R. Gli altri giocatori, a turno, pensano a loro volta a un personaggio compatibile con l’iniziale indicata, e pongono una domanda in proposito. Supponiamo che l’iniziale sia B, e che io voglia provare di capire se si tratta di James Bond. “Guidi una Aston-Martin?” chiederò allora al primo giocatore. Il Primo Giocatore (henceforward PG) può rispondermi a) “No, non sono James Bond”, nel qual caso il turno passa al giocatore successivo; oppure b) “No, ma non so chi hai in mente,” e allora posso fargli una domanda diretta a risposta sì/no, come per esempio “sei un personaggio immaginario?” E poi il gioco passa al giocatore successivo, che ricomincia come ho fatto io, e via così fino a quando qualcuno indovina – e allora formula la sua domanda in termini inequivocabili (“Hai dipinto Le Tre Grazie e La Nascita di Venere?”), a cui il PG può rispondere soltanto “Sì, sono Botticelli”. Naturalmente, la mia domanda sulla Aston-Martin non è furba; dovrei usare riferimenti meno ovvi, in modo da guadagnare la mia domanda sì/no. Se il riferimento fosse troppo oscuro, il PG può chiedere a un altro giocatore di individuare il personaggio, pena la perdita della domanda e del turno. Se ci fosse un altro personaggio dal nome che incomincia per B e che guida una Aston-Martin, e il PG indicasse quello, la sua risposta sarebbe valida ugualmente e io dovrei passare il turno. Come dicevo, è complicato ma, una volta assimilato il meccanismo, molto divertente.

Storia a Catena: meno competitivo degli altri. Il primo giocatore racconta l’inizio di una storia, il secondo prosegue, poi il terzo… Più è improbabile o sospeso il punto in cui ci si ferma, più è divertente. Mi par di ricordare che le sorelle March e i loro amici ci giochino durante un picnic in qualche capitolo di Piccole Donne Crescono. Con il gruppo giusto sconfina facilmente nel gioco di ruolo estemporaneo.

Et voilà. Posso dire di avere giocato a tutti quanti (a volta nei posti più improbabili), sempre con soddisfazione, e posso garantire che il tempo passa. Poi può capitare d’impuntarsi sull’esatto spelling del Kashmir, di partire per la tangente in discussioni su arte, letteratura e massimi sistemi o di chiedere arbitrato neutrale alla signora dell’ombrellone accanto – ma di sicuro non ci si annoia.

Salva

Dic 26, 2016 - musica, Natale, tradizioni    No Comments

…E Santo Stefano

781a75c49614217d7363fc35bd2ee491Altra tradizioncella musical-natalizia, volete?

E allora ecco qui la carola di Santo Stefano – Good King Wenceslas – cantata da non so chi e non so quando, nel corso di un programma natalizio inglese chiamato A Castle Christmas, di cui non riesco a trovare traccia… Tutto quel che posso dire è che l’ambientazione ha l’aria di essere Regency o giù di lì.

Other than that… buon Santo Stefano, ecco:

Dic 23, 2016 - Natale    No Comments

Il Pericolo Felino

thesmalltree16E non so se abbiamo mai discusso di gatti a Natale – ma è decisamente una considerazione. A casa mia, per dire, di alberi se ne fanno due: uno piccoletto in studio, con gli ornamenti fatti a mano ogni anno, e uno alto due metri e mezzo, con i ninnoli di vetro di famiglia, religiosamente conservati in scatole imbottite di paglietta e avvolti individualmente nella carta soffice…

Ecco, ci fu volta in cui l’allora minuscolo Udrotti polverizzò tre simonscat.pngornamenti di vetro Anni Quaranta – tre in un colpo solo. Se volete avere un’idea del metodo, ammirate il Gatto di Simon all’opera qui, sul sito di The Guardian.

Un trauma, credete. E dopo di allora si è sempre cercato di mantenere cat-free le stanze in cui ci sono gli alberi. Ma poi in realtà Udrotti è cresciuto, ed è diventato chiaro che gli arnesetti luccicanti non sono un interesse dignitoso per un gatto adulto. Tess, per fortuna, non ha mai mostrato propensioni albericide…

E poi, poco più di un anno fa, è arrivata l’irrepressibile Prunella – cui il concetto di cat-free area proprio non penetra nelle pur agili meningi, e che è piena di ogni genere di vivi interessi… Per dire, il piccolo presepio di mia madre, che un tempo stazionava pacificamente sulla cassapanca, si è dovuto trasferire sul camino, perché a Pru pareva particolarmente bello giocare con a) il muschio; b) le pecorelle; c) la cometa.

pru2E non è come se la piccola sciagurata non fosse capace di arrivare sul caminetto, ma il percorso verticale è un pochino più complesso, e si riesce a intercettarla. Il che impone un certo grado di attenzione continua quando la creaturina è attorno e sveglia… Il veterinario dice che si calmerà con l’età. Che devo dire? Speriamo.

Meanwhile, devo ammettere che gli alberi non hanno ancora subito attacchi. L’Ineffabile Pru guarda pensierosamente le lucette, e una volta è anche balzata sulla base di uno dei due – ma è stata fermata al volo, e comunque non ci sono state vittime.

Continuerà così? Chi può dirlo? Per ora, tutto quel che possiamo fare è una politica di contenimento, minimizzando le tentazioni (as in: occasioni di contatto ravvicinato con gli alberi) in attesa che la teoria del veterinario trovi conferma nei fatti.

Tess, va detto, seguita nella sua combinazione di buone maniere e pigrizia – e gli alberi li lascia in pace.

E voi, o Lettori? Avete bestiole ragionevoli? O cani che abbaiano all’albero, gatti che si acciambellano nel presepio, conigli che rosicchiano i fili delle lucette…?

Do tell, mentre aspettiamo la Vigilia.

Dic 21, 2016 - Natale    No Comments

Sì, Virginia… – Una Storia Di Natale

virginia250Ora… Ecco, questa storia è, in parte, per F.

Dovete sapere che nel 1897 Virginia O’Hanlon aveva otto anni, e le sue compagne di scuola continuavano a dirle che Babbo Natale non esiste. Come si fa in questi casi, Virgie cominciò a tormentare i genitori in cerca di conferme, fino a quando suo padre Philip (che era un medico legale) non le suggerì con qualche esasperazione di scrivere una lettera al Sun, all’epoca uno dei più importanti quotidiani di New York. Molto anglosassone, vero?

Se il Dottor O’Hanlon dicesse sul serio non è dato sapere, ma sta di fatto che Virgie lo prese in parola, e spedì al Sun questa letterina:

Cari Editori, ho otto anni e alcune delle mie amichette dicono che Babbo Natale non esiste. Il mio papà mi ha detto: scrivi al giornale, e se il Sun dice che esiste, allora esiste. Per favore, ditemi la verità: esiste Babbo Natale? Firmato: Virginia.virgie

Poteva finire lì, ma Francis P. Church, giornalista di punta del Sun che aveva cominciato la carriera come corrispondente di guerra durante la Guerra di Secessione, ne trasse spunto per un editoriale destinato a diventare celebre nella storia del giornalismo americano.

Virginia, le tue piccole amiche si sbagliano. Sono state toccate dallo scetticismo di un’era scettica, e credono soltanto a ciò che vedono. Credono che tutto ciò che le loro piccole menti non sanno comprendere non possa esistere. Tutte le menti sono piccole, Virginia – quelle degli adulti come quelle dei bambini. In questo nostro grande universo l’uomo è solo un insetto, una formica dell’intelletto, quando lo si confronta con il mondo sconfinato che lo circonda, quando lo si misura dalla capacità della sua intelligenza di afferrare l’interezza della verità e della conoscenza.

yesvirginiathereisasantaclausclippingSì, Virginia: Babbo Natale esiste. Esiste proprio come esistono l’amore, la generosità e la devozione, e tu sai che tutte queste cose abbondano attorno a te, e danno bellezza e gioia alla tua vita. Come sarebbe triste il mondo se non ci fosse Babbo Natale – e come sarebbe triste se non ci fossero Virginie. Dove sarebbero allora la fede fanciullesca, la poesia e il sogno che rendono tollerabile questa esistenza? Troveremmo soddisfazione soltanto nella ragione e nella vista, e si spegnerebbe quella luce inestinguibile con cui l’infanzia riempie il mondo.

Se non si crede a Babbo Natale allora non si crede nemmeno alle fate. Puoi chiedere al tuo papà di far controllare tutti i camini, la sera della Vigilia, per sorprendere Babbo Natale, ma anche allora, anche se nessuno lo vedesse scendere lungo la cappa, che cosa significherebbe? Nessuno vede Babbo Natale, ma questo non significa che Babbo Natale non esista: le cose più vere al mondo sono proprio quelle che né adulti né bambini possono vedere. Hai mai visto le fate danzare nei prati? Certo che no, ma questo non significa che non ci siano. Nessuno può concepire o immaginare tutte le meraviglie non viste e invisibili che ci sono al mondo.

Puoi aprire un sonaglino per vedere che cosa produca il suono, ma certe cose invisibili sono protette da un velo che nemmeno il più forte degli uomini, nemmeno la forza congiunta di tutti gli uomini più forti mai esistiti potrebbe strappare. Solo la fede, la fantasia, la poesia, l’amore e il sogno possono scostare quel sipario, vedere e raffigurare la preternaturale bellezza e gloria che esso nasconde. Ah, Virginia! In tutto questo mondo non c’è niente di altrettanto vero e duraturo.

Babbo Natale non esiste? Grazie a Dio esiste ed esisterà per sempre. Fra mille anni, Virginia, anzi: fra dieci volte diecimila anni, Babbo Natale continuerà a portare gioia ai cuori dei fanciulli.

Sostituite “Babbo Natale” con qualsiasi entità, certezza, arte, idea, presenza, tradizione, causa, sentimento, qualsiasi unseen thing in cui vogliate ciecamente e infantilmente credere, ed avrete un grazioso inno alla bellezza di ciò che non è tangibile – ma non per questo non aiuta, sostiene e guida.

Graziosa storia, non trovate?

Dic 19, 2016 - Natale    No Comments

E di Presepi

391.pngDopo gli alberi di mercoledì scorso, non posso non dedicare un post simile al presepe – o almeno di tentare di farlo, perché sinceramente non ho trovato granché. Ammetto di non avere avuto il tempo per una ricerca esauriente, e le segnalazioni sono le benvenute.

Citerò dunque il presepe napoletano di Natale In Casa Cupiello, quello politically correct di Allarme Nel Presepe, che Gianni Rodari provvede addirittura di tre finali*, quello che riesce a non essere confuso nonstante l’entusiasmo congiunto di cento bambine in Compagne Di Collegio di Emi Mascagni, quello in cui Renzo e Silvia del Velocifero di Luigi Santucci mettono figurine che richiamano i membri della famiglia, e poi due presepi in poesia.

Quasimodo con il Racconto di Natale:

Natale. Guardo il presepe scolpito
dove sono i pastori appena giunti
alla povera stalla di Betlemme.

Anche i Re Magi nelle lunghe vesti
salutano il potente Re del mondo.

Pace nella finzione e nel silenzio
delle figure in legno ed ecco i vecchi
del villaggio e la stalla che risplende
e l’asinello di colore azzurro.

E di Gozzano, Natale:

La pecorina di gesso,
sulla collina in cartone,
chiede umilmente permesso
ai Magi in adorazione.
Splende come acquamarina
il lago, freddo e un po’ tetro,
chiuso fra la borraccina,
verde illusione di vetro.
Lungi nel tempo, e vicino
nel sogno (pianto e mistero)
c’è accanto a Gesù Bambino,
un bue giallo, un ciuco nero.

E per finire, volevo segnalarvi un meraviglioso sito di presepi di carta chiamato Crèchemania. Ci sono bellissime gallerie di immagini e un negozio virtuale di cose incantevoli, ma Alexis, il curatore/collezionista di origini greche, ha predisposto anche una ricca pagina di downloads gratuiti. Per scaricare occorre registrarsi gratuitamente, e poi si ha accesso a una quantità di bellissimi presepi più o meno tradizionali, più o meno difficili da realizzare – tutto con una stampante a colori, qualche foglio di cartoncino, forbici, taglierino e colla.

_________________________________________
* Senza trattenersi dal suggerire qual è quello giusto! E che devo dire? A me Rodari non, non e non piace.

Dic 14, 2016 - Natale    No Comments

Di Alberi di Natale

smallvictorianchristmastree.jpgAvete fatto l’albero, o Lettori? Magari il giorno dell’Immacolata? Per lunga tradizione famigliare, a casa mia lo si fa il pomeriggio del 12 – vigilia di Santa Lucia. E avendo agito, mi sono detta: perché non raccogliere un po’ di alberi di carta? L’albero di Natale spunta sporadicamente in letteratura – non solo in quel genere di storia fattapposta che si pubblica sotto Natale a edificazione stagionale di fanciulli e famigliole. Sono tanti gli autori che infilano un albero di Natale o due in memorie d’infanzia, racconti e altre cose “minori”*.

Per esempio, Truman Capote racconta la caccia all’albero di Natale perfetto in A Christmas Memory. La scelta cade su un abete “alto due volte un bambino, così che i bambini non riescano a rubare la stella in cima”, e l’albero è “una bella bestia vigorosa” che richiede trenta colpi d’ascia per essere abbattuto. Riportarlo in paese – per l’ammirazione e l’invidia generali – sarebbe quasi impossibile, se non fosse per l’entusiasmo dei due cacciatori trionfanti e il profumo fresco e pungente della preda.

Una versione cittadina si trova in Un Albero Cresce a Brooklyn, in cui – bizzarramente, if you ask me – a fine giornata i venditori di alberi di Natale regalano gli alberi invenduti a chiunque riesca a restare in piedi quando l’albero in questione gli vien tirato addosso. La protagonista Francie e il fratellino Neeley sorvegliano per ore un certo bellissimo albero che non possono assolutamente permettersi e, all’ora di chiusura, si fanno avanti per la prova, in concorrenza con un robusto giovanotto. Tutti fanno il tifo per i due bambini, ma sembra impossibile che siano capaci di reggere l’albero enorme… invece ci riescono, e se ne tornano a casa con il più meraviglioso abete che Boggart Street abbia mai visto.57d0d108bad9dd1ac0035e46c8d72b7f

L’albero di Jack Kerouack in The Town And The City, invece, è già addobbato di fili d’argento e lucine, per la gioia del piccolo Mickey, che ama la sera della Vigilia, con la radio che trasmette Dickens e le carole nella casa silenziosa, con le luci dell’albero e i regali da aprire al ritorno dalla messa di mezzanotte. Ma anche nella festa del giorno di Natale, mentre sua madre suona il pianoforte e gli ospiti cantano, le gioie principali di Mickey sono due: la musica della mamma e la contemplazione dell’albero.

Le cose vanno diversamente ne L’Albero Di Natale E Il Matrimonio, di Dostoevskij – ma si sa: i Russi sono Russi. E così, attorno al’albero ornato di frutta e di dolci, i bambini trovano regali accuratamente appropriati alla loro posizione sociale presente e futura: la bambola più bella è per la principessina che possiede già una favolosa dote di rubini, e poi giù giù, fino al figlio della governante, per il quale c’è solo un libro di racconti di animali senza nemmeno un’illustrazione.

Gli autori anglosassoni sembrano mantenere una ben più candida fede nell’albero e in tutto ciò che lo circonda, anche quando diventano malinconici. In Un Albero Di Natale*, Dickens descrive bambini che ammirano l’albero di Natale con “occhi di diamante”, e più tardi, sveglio nel suo letto, ricorda i Natali della sua infanzia e immagina “un albero d’ombra”, che cresce libero e maestoso dal soffitto – ogni ramo ed ogni luce un ricordo natalizio.

5 desktop nexusIn My Antonia (che non è un’opera minore), i personaggi di Willa Cather dispongono frutta candita e ghirlande di pop-corn sul loro alberello freddo e profumato, ma è dal baule dell’immigrato austriaco che escono le vere meraviglie: ornamenti di cartone colorato a forma di Sacra Famiglia e Re Magi con il loro serraglio – cosicché l’abete, provvisto anche di finta neve di cotone e lago di vetro, diventa una sorta di albero-presepio, l’albero parlante delle favole natalizie, carico di “storie e leggende annidate tra le sue fronde come uccelli”.

Torniamo momentaneamente in Russia con l’orfanello Vanka che, in un racconto giovanile di Checov, ricorda i preparativi natalizi della grande casa di campagna dove suo nonno lavora come custode – incaricato tra l’altro di procurare ogni anno l’albero da decorare con la frutta. Come vorrebbe, povero Vanka, che la signorina Olga – la sua preferita tra le padroncine – gli mettesse da parte una noce dorata come accadeva ogni anno… ma, Cechov essendo Cechov, sappiamo tutti che le lettere natalizie non vanno mai a buon fine.CarolingTownSquare

Persino Thackeray, in Attorno All’Albero Di Natale, riesce ad essere un po’ più lieto: tutto passa, la gioventù passa, passa il tempo dei sogni, proprio così come passa l’inverno. Ma stanotte è ancora Natale, è consentito indugiare sui ricordi e fingere che la neve non debba sciogliersi.

Elizabeth Cummings goes for tears nella poesia The Little Tree, parlando all’abetino smarrito e confortandolo – solo e lontano dalla sua foresta: “ti consolo e ti abbraccio stretto come farebbe una mamma, ma non avere paura”. E in effetti, la malinconia degli alberi tagliati è uno degli aspetti meno gioiosi di tutta la faccenda.

Va meglio all’abete in giardino che si ritrova ornato di candele ne La Verga di Aronne di Lawrence, e si ritrova persino al centro delle danze dei suoi improvvisati adoratori della luce.

E infine torniamo in Europa per un’ultima dose di buon vecchio ricatto morale: La Piccola Fiammifferaia di Andersen, che prima di morire accende tutti i suoi fiammiferi che nessuno ha voluto comprare, nella luce di ciascuno vede una meravigliosa immagine natalizia e, subito prima della più bella di tutte – la Nonna che viene a prenderla – c’è un albero decorato con migliaia di candeline e allegre figure colorate. Poi sappiamo tutti quel che succede: ricatto morale, appunto.

Insomma, gli alberi di Natale sono sempre una faccenda emotiva, ma non necessariamente lieta: ricordi, nostalgie, innocenza perduta, meraviglia e fiabesca memoria.

_____________________________________________

* Minori, a meno che non vogliamo parlare di Goethe, con gli insopportabili fratellini di Lotte che cantano O Tannembaum intorno all’albero di Natale proprio mentre il giovane Werther si tira la pistolettata fatale…

Dic 12, 2016 - Natale, tradizioni    No Comments

Biscotti!

Oh, buona vigilia di Santa Lucia, o Lettori! Adoro Santa Lucia. Ho meravigliosi ricordi d’infanzia legati a Santa Lucia. Aspettavo Santa Lucia ancor più di quanto aspettassi Natale – e non tanto per i regali o i dolci, quanto per la vecchina con l’asinello e quel senso di cose prodigiose che accadevano proprio sotto la mia stanza… lebk

Ah well, sentite: in onore di Santa Lucia ho pensato di riproporvi una ricetta – che vi avevo già passato anni fa, a dire il vero, ma senza la quale, per ragioni troppo lunghe a spiegarsi e radicate in una vita precedente, a casa mia non può iniziare la stagione natalizia: i Lebkuchen tedeschi .

Cominciamo, volete? Per prima cosa, procuratevi:

1 uovo
¾ di tazza* di zucchero scuro setacciato
½ tazza di miele
½ tazza di melassa (o caramello)**
3 tazze di farina 00 setacciata
½ cucchiaino abbondante di lievito
1 cucchiaino e ¼*** di noce moscata in polvere
1 cucchiaino e ¼ di cannella in polvere
½ cucchiaino di chiodi di garofano in polvere
½ cucchiaino di spezie miste in polvere
½ tazza di mandorle a scaglie
½ tazza di arancia candita finemente tritata

lebspE intanto è chiaro che, se non vi piacciono le spezie, forse questi biscotti non sono per voi…

Ma procediamo. Per prima cosa, in una ciotola bella larga, battete l’uovo insieme allo zucchero e al miele. Potrebbe volerci un po’ prima che lo zucchero si sciolga: perseverate e, quando il composto è liscio (o quasi), aggiungete la melassa o il caramello e mescolate bene. In un’altra ciotola combinate farina, lievito e spezie, e poi aggiungete all’uovo battuto. Di nuovo, mescolate bene, aggiungendo mandorle e canditi.

A questo punto avvolgete la ciotola con l’impasto in uno strofinaccio, e lasciate riposare una notte in luogo fresco e asciutto. Sì – questa è una di quelle ricette che si fanno in due giorni.

L’indomani cominciate con lo scaldare il forno a 200 gradi e a rivestire di carta da forno un paio di placche – considerando che queste dosi tendono a produrre una quarantina di biscotti. È giunto il momento di armarvi di asse e mattarello, e stendere l’impasto a uno spessore di mezzo centimetro circa. Vi sarete già accorti che l’impasto è appicicosetto anzichenò: posso consigliarvi di stenderlo tra due strati di carta da forno leggermente infarinata? Non avete idea di quanto aiuti…leb

E a questo punto tagliate i biscotti. La ricetta originale prescrive rettangoli 4×6, ma al N° 1 di Viale delle Rimembranze usiamo quelle graziose formine natalizie (infarinandole leggermente), e funzionano alla perfezione.

Disponete i biscotti sulle placche – non troppo vicini perché crescono – infornate e cuocete per… mah,  una decina di minuti, direi – ma controllate spesso, perché molto dipende dal temperamento del forno. Ogni tanto tastateli con uno stecchino di legno: quando sono consistenti e asciutti, tirateli fuori.

E a questo punto, una volta raffreddati, potete coprirli di glassa o di cioccolato – ma sono ottimi anche così come sono. Vi direi di conservarli (o regalarli) in scatole di latta, se non fosse che, in genere, non si produce la necessità di conservarli a lungo…

Ormai è un pochino tardi, ma tra oggi e domani potrebbero essere un ottimo modo di profumare la casa di spezie. Buoni biscotti – e felice Santa Lucia!

________________________________

* “Ma una tazza come? Che genere di tazza?” Una tazza da tè. “Grande?” Sentite: è una ricetta di proporzioni più che di quantità… ve la sto passando così come l’ho avuta, e inclino a credere che, se funziona con le mie tazze da tè e i miei cucchiaini, non ci sia motivo per cui non debba funzionare anche con i vostri.

** La ricetta originale richiede la melassa. Siccome vivo lontano dalla civiltà e trovare la melassa da queste parti è complicato, però, confesso di averla sostituita per molti anni con il caramello. Quando finalmente ho trovato la melassa (a Roma, of all places), non sono rimasta troppo soddisfatta del risultato, perché trovo che il sapore della melassa assassini un po’ le spezie… Per cui, personalmente consiglio il caramello, ma vedete voi.

*** Questa è una dose che vi divertirete moltissimo a ottenere.  Ci sono aspetti di questa ricetta che la rendono quasi un gioco di società.

Salva

Nov 25, 2016 - Natale, Shakespeare Year, teatro    No Comments

Shakespeare in Words – & i Ninnoli di Vetro

ShakespeareMoonChristmasQuando ci hanno proposto di aggiungere qualcosa di natalizio in coda a Shakespeare in Words, all’inizio siamo rimasti lievemente perplessi.

In realtà, con Hic Sunt Histriones, abbiamo un paio di piccole cose stagionali – atti unici miniature, letture, combinazioncelle di mimo e narrazione… you know, quel genere di cose. Ma che andassero anche solo vagamente bene con SiW? Questo è un altro discorso.

O almeno sembrava – perché in realtà…

Oh, d’accordo: se volete, posso anche ammettere un tocco di serendipità nel modo in cui la scelta è caduta sui Ninnoli. Ottima serendipità, però – perché se le nostre shakespearianitudini sono tutte incentrate sul potere della parola, a ben pensarci, non è come se i Ninnoli si occupassero davvero d’altro.

È una storia piccolina, tanto che quasi non è una storia affatto – non fosse per quello che la piccola Martina impara lungo la strada. E quel che impara è una questione sì di oggettini di vetro tramandati, e delle storie, delle parole che li accompagnano. Il che, a ben pensarci, era già perfettamente chiaro fin dal giorno di dicembre in cui la mia amica F. arrotolò la sua copia dei Ninnoli e la appese all’albero di Natale.

Storie, parole… lasciate che citi da SiW: noi siamo quel che diciamo, e quel che si dice di noi – e lo siamo a lungo. Le parole di Shakespeare durano i secoli e si spargono dovunque. Le parole famigliari restano dove sono e scendono lungo le generazioni – ma in fondo, il meccanismo non è sempre lo stesso?

Venite a vederlo in opera:

LocSiWQuistellosmall

Pagine:123456»