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Ago 13, 2014 - angurie, Poesia    3 Comments

Fulgea Chiara E Queta

moon-is-tonightE fulgea sì, santo cielo – tanto chiara e tanto enorme che catturare stelle cadenti è stato un po’ complicato… così quest’anno, sdraiati a naso in su nella speranza di vedere qualche perseide più luminosa delle altre, è parso bello e naturale mettersi ad elencare lune di carta e d’inchiostro.

E la messe di stelle è stata limitata, ma si è costatato che di luna in letteratura ce n’è davvero tanta…

A cominciare dall’ovvio, la luna del Pastore Errante, e la bella luna di Saffo che fa impallidire le stelle – come pure quella del Magnifico Lorenzo, che dà il titolo al post.

E poi ho provato con un po’ di lune in prosa, come il truciolo d’oro di Conrad, il Voyage dans la Lune di Cyrano de Bergerac, il Verne di Dalla Terra alla Luna, e la Luna e Sei Soldi di WS Maugham, e la Luna e i Falò di Pavese, e Chiardiluna per fanciulli, e il Ciaula pirandelliano che scopre la luna, e gli elefanti di Kipling che danzano sotto la luna…

Ma è chiaro che a farla da padrona in proposito è la poesia. Astolfo sulla Luna, la Luna distante dal Mare di Emily Dickinson, e la graziosa luna di Leopardi, e le meravigliose immagini di Garcia Lorca, con la sua luna da cui si beve, o che deve scappare prima i gitani facciano collane e bracciali con il suo cuore bianco. E poi la luna che sempre sale e mai si ferma di Coleridge, e Shelley e Christina Rossetti che si chiedono separatamente se la luna sia pallida di stanchezza, e la luna triste e languida di Baudelaire, che piange sulla terra lacrime d’opale, e la rana d’oro del cielo di Esenin, e la luna rossa di Quasimodo, e quell’altra luna leopardiana che nella notte chiara e senza vento posa queta sovra i tetti e sovra gli orti, e la luna incapace di dubitare di Blake, e la gatta di Yeats che danza sotto la luna, e la luna monocroma e curva d’imperturbabile serenità (credo) di Thomas Hardy…Moon-moon-22762198-1024-768

E a questo punto era abbondantemente ora di cambiare mood – e quindi la luna scema di Beckett che dà sempre il posteriore, e la filastrocca con la mucca che salta sulla luna, e la testa mozza e squallida nel libretto della Turandot…

Il che è servito per una deviazione musicale – perché anche le canzoni non scherzano: la luna rossa, la verde luna, the blue moon,the pink moon, the silver moon, the black moon, the harvest moon,  e luna tu, e la tintarella di luna, e la luna nel pozzo, e la luna che spunta dal monte, e la luna francese del Gobbo di Notre Dame, e Moonlight Shadow, e guarda la luna come la cammina e la scavalca i monti come noialtri Alpin, e fly me to the moon, la luna che bussò, e non ti fidar di un bacio a mezzanot-te se c’è la luna… e au clair de la lune, mon ami Pierrot, prête-moi ta plume pour écrire un mot, e sicuramente un’infinità di altre.

moon-phases-08-131008E potevamo farci mancare un capitoletto elisabettiano in tutto ciò? La luna di Shakespeare tende ad essere segno d’incostanza, visto che Giulietta non vuole che ci si giuri su, e Cleopatra proclama che la sua decisione non ha nulla dell’incostanza della luna, e Teseo se la prende con la luna per il suo letto vuoto… Marlowe la usa per lo più come sinonimo di mese,  ma qua e là la descrive provvista di corna e di luce presa a prestito… e se volesse, Faustus con i suoi nuovi poteri potrebbe farla precipitare dal cielo. E poi ci sono le Notizie dal Mondo della Luna di Ben Jonson, e John Donne che chiama la sua innamorata “Più della luna”…

E infine, a mo’ di calzante congedo lunare, lasciate che vi metta qui per intero la Falce di Luna Calante di D’Annunzio:

O falce di luna calante
che brilli su l’acque deserte,
o falce d’argento, qual mèsse di sogni
ondeggia a ‘l tuo mite chiarore qua giù!

Aneliti brevi di foglie
di fiori di flutti da ‘l bosco
esalano a ‘l mare: non canto, non grido,
non suono pe ‘l vasto silenzio va.

Oppresso d’amor, di piacere,
il popol de’ vivi s’addorme.
O falce calante, qual mèsse di sogni
ondeggia a ‘l tuo mite chiarore qua giù!

Lug 13, 2014 - musica, Poesia    No Comments

Kipling In Musica ♫

elephant2Non avevo idea che esistessero: tre poesie tratte da Il Libro della Jungla, musicate da Charles Koechlin.

A me piace particolarmente la terza, Le Chant de Kala Nag, da Toomai degli Elefanti – che è anche, per varie ragioni troppo lunghe da spiegare, il motivo di fondo di questo post – ma sono tutte e tre molto belle.

Orchestra e coro della radio di Berlino, diretti da David Zinman. I solisti sono Ralf Lukas, Iris Vermillion e Johan Botha.

E buona domenica a tutti.

Gen 31, 2014 - anglomaniac, Poesia    1 Comment

E Lo Scaricatore Di Porto Alla Sua Ninfa

ComeliveRicordate il Pastore Appassionato di Kit Marlowe? E la Ninfa Pratica di Walter Raleigh? E il Pescatore Amoroso di John Donne?

Ebbene, non dovete credere che il gioco fosse finito lì, perché rispondere all’uno o all’altro dei due contendenti originari è sempre stato uno sport popolare tra i poeti.

Per dire, ci si cimentò anche l’Irlandese Cecil Day Lewis, con una tetra faccenda chiamata Song.

CDL

Sì, ecco, appunto. Altro che pastorelli e ninfe, altro che arcadia…

Tanto per cambiare, vi dovete accontentare della mia traduzione funzionale:

Vieni a vivere con me e sii l’amor mio,
E proveremo tutte le delizie
Di pace, abbondanza, vitto e alloggio
Che un impiego saltuario
può assicurare.

Io scaricherò prelibatezze al porto
E tu leggerai di abitini estivi:
E a sera, lungo i fetidi canali,
Spereremo di sentir dei madrigali.

Preoccupazioni poseranno sulla tua fronte fresca
Una ghirlanda di rughe e avrai i piedi
Calzati di calli, e nessun vestito di seta
Verrà mai a ornare la tua bellezza.

La fame ti farà la vita sottile
E sottrarrà alla morte tutto fuorché le tue ossa.
Se queste delizie possono convincerti,
Vivi con me, allora, e sii l’amor mio.

Allegerrimo… Persino l’acidognola Ninfa di Raleigh, in confronto, sembra un’ottimista di tre cotte, vero?

 

 

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Il Carteggio Marlowe

The-Marlowe-Papers-pb-jacketTardissimo – perdonate. E neanche molto lungo. Passerà anche l’influenza…

Ma veniamo a noi. Era un po’ che meditavo su The Marlowe Papers, romanzo in versi della poetessa Ros Barber.

Insomma, un’altra storia neo-marloviana, con il buon Kit che, invece di morire a Deptford, fugge sul Continente e procede a scrivere tutto il canone shakespeariano… A parte tutto il resto, quante volte è già stata scritta? E d’altro canto è ormai risaputo che, quando si tratta di Christopherm Marlowe, la mia capacità di resistere alle tentazioni, anche le più improbabili, è… ridotta. Ma soprattutto, l’idea di un romanzo in versi – in pentametri giambici! – mi attirava da matti, non foss’altro che per pura e semplice improbabilità.

Alla fine a decapitare i miei tentennamenti ci ha pensato Babbo Natale, scodellandomi The Marlowe Papers sotto l’albero… E diamine, ne valeva la pena in tutti i modi possibili.

Perché la signora Barber, o Lettori, Sa Quello Che Fa.

Può darsi che la nuda ossatura della trama si sia già vista decine di volte (vedi § 2), ma qui è sfaccettata in un’infinità di piccole scene, narrate in prima persona poetica da un Marlowe per cui è impossibile non parteggiare. Comincia arrogante, pieno di fuoco, incauto e troppo fiducioso per il suo stesso bene, e un po’ per volta, ogni singolo passo verso la grandezza si rivela un’imprudenza da pagarsi a caro prezzo. E noi, leggendo, ci dimentichiamo della teoria bislacca su cui è costruita la trama, per appassionarci ai tormenti, ai riscatti momentanei, alle speranze condannate del narratore. warning-sign-clip-art_420969

Le poesie sono alla fine fine lettere in versi che, dall’estero o dall’invisibilità precaria di un incognito che rischia di far acqua ad ogni passo, Marlowe scrive senza mai spedirle a Thomas Walsingham – amico, mecenate, salvatore e amante… Lettere non spedite, metà diario e metà testamento per almeno tre quarti del libro.

E, per una volta, persino la trasformazione da Marlowe in Shakespeare è fatta con immaginazione e sottigliezza, intrecciando fatti conosciuti, dubbi, ipotesi, vuoti biografici e cronologie di titoli con molta, molta più finezza di quanta se ne veda di solito in questo genere di operazioni.

Il tutto in pentametri giambici – e se pensate che la forma intralci la narrazione, ebbene lo pensavo anch’io, ma mi sbagliavo. Il linguaggio è una gioia – ricco, vario, con una combinazione perfetta di colore elisabettiano e scioltezza contemporanea. E il ritmo del verso da alla voce di Marlowe una specie di pulsazione, un’urgenza irrequieta che trascina dalla prima all’ultima pagina.

Morale: sono conquistata. No, non nel senso che vo abbracciando tesi neo-marloviane – o anche solo antistratfordiane – ma è di nuovo come per History Play: l’intelligenza e l’ammirevole esecuzione, e la capacità narrativa… Allo scrittore che riesce a travolgermi con le variazioni su una storia che, di per sé, mi manda il latte alle ginocchia, va tutta la mia ammirazione.

 

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Dic 31, 2013 - Poesia    No Comments

Fine D’Anno

87178555.jpgMi sono imbattuta in una poesia che dovrebbe essere di Turlough O’Carolan, compositore e poeta irlandese vissuto tra la fine del Seicento e i primi decenni del Settecento – secondo alcuni addirittura il compositore nazionale irlandese, ma di certo un’istituzione musical-letteraria della Verde Irlanda. Dico “dovrebbe per un certo feel non del tutto barocco della poesia, che però forse si deve al passaggio dal Gaelico all’inglese. Non so di chi sia la traduzione, ma ve la metto qui sotto, insieme alla mia versione italiana senza pretese poetiche. Traduzione di una traduzione… ugh! Abbiate pazienza. Stasera a cena potrei quasi prenderla in considerazione come brindisi.

How beautiful the turning of the year!
A moment artificial yet profound:
Point upon an arbitrary chart
Passing like a breath upon the heart,
Yearning with anticipation wound,
New hope new harbored in old-fashioned cheer.
Even when the boundary line is clear,
We recognize the oneness of the ground.
Years, like circles, do not end or start
Except we lay across their truth our art,
Adjusting dates as they go round and round
Revolving to a tune long sung and dear.  

240px-Carolan.jpgCom’è bella la fine d’anno,
Momento artificiale eppur profondo,
Punto di una carta arbitraria
Che passa come un fiato sopra il cuore,
Desiderio intrecciato all’attesa,
Nuova speranza avvolta di nuovo in festosa tradizione.
Anche quando il confine è netto,
sappiamo vedere l’unicità del terreno.
Gli anni, come i cerchi, non hanno fine o inizio
A meno di segnare la loro verità con l’arte,
Marcando le date mentre ritornano all’infinito
e danzano seguendo la musica così antica e così cara.

Non è bella l’immagine dell’arte che segna la danza dei cicli del tempo? Buona Fine d’Anno a tutti!

Ago 31, 2013 - Poesia    2 Comments

In Memoriam: Seamus Heaney

seamus heaneyVi ho parlato molte volte di Seamus Heaney.

Vi ho parlato della sua profondità, delle sue meravigliose poesie, del suo sguardo acutissimo e gentile.

Vi ho raccontato della sua umanità e delicatezza d’animo, della sua conversazione scintillante, della sua cultura sterminata, del suo gusto per la vita e del suo sorriso pronto.

Vi ho detto che era intenso, curioso, infaticabile. Vi ho detto del suo rigore artistico e morale, della sua devozione alla poesia, della sua instancabilità nel porre e porsi domande, della sua capacità di affascinare platee intere.

Vi ho messi a parte di che straordinario privilegio fosse lavorare con lui – come interprete, guida e traduttrice – e di che genere di hero-worship avessi sviluppato nei suoi confronti.

Da ieri mattina, ve lo dico con grande commozione, Seamus Heaney non c’è più.

La morte di un poeta come lui significa lo spegnersi di una fiamma per tutta l’umanità. Per noi che lo abbiamo conosciuto, alla luce che vien meno si accompagna un’infinita tristezza.

Ma un poeta come lui lascia un’eredità di versi, di pensiero, di domande, di idee, di bellezza e di esempio.

E meravigliosi ricordi – lunghe e felici disamine sulla funzione di un trattino, o momenti in cui, con una parola, sollevava appena il velo dalla bellezza perfetta di una poesia, rivelando un lampo d’ispirazione o un ricordo famigliare…

Ed è così che voglio ricordarlo: mentre racconta, con il sorriso luminoso e gli occhi gentili e saggi, e la bella voce ghiaiosa – sempre profondo, sempre illuminante, sempre poeta in ogni sua parola.

Lug 28, 2013 - musica, Poesia    No Comments

La Febbre Del Mare

Kris Delmhorst canta una bellissima e inconsueta versione di Sea Fever, di John Masefield.

E questo è il testo:

I must go down to the seas again, to the lonely sea and the sky,
And all I ask is a tall ship and a star to steer her by;
And the wheel’s kick and the wind’s song and the white sail’s shaking,
And a grey mist on the sea’s face, and a grey dawn breaking,
 
I must go down to the seas again, for the call of the running tide
Is a wild call and a clear call that may not be denied;
And all I ask is a windy day with the white clouds flying,
And the flung spray and the blown spume, and the sea-gulls crying.
 
I must go down to the seas again, to the vagrant gypsy life,
To the gull’s way and the whale’s way where the wind’s like a whetted knife;
And all I ask is a merry yarn from a laughing fellow-rover,
And quiet sleep and a sweet dream when the long trick’s over.

E buona domenica a tutti.

Marlowe, Shakespeare, Heaney – Varie Ed Eventuali

Vi avverto: questo post è destinato a serpeggiare un pochino – di qua e di là.

christopher marlowe, william shakespeare, seamus heaney, lucius etruscus, questione del vero autorePer prima cosa, quattrocentovent’anni e un giorno fa, Kit Marlowe – il poeta elisabettiano – andava incontro alla sua prematura sorte a Deptford, nella casa di Eleanor Bull.

Eleanor Bull non era affatto un’ostessa come usava credersi, bensì una rispettabilissima vedova dalle connessioni un po’ allarmanti, se si considera che era cugina di  Lord Burleigh, l’onnipotente Lord Tesoriere della Grande Bess. Perché, vedete, Burleigh si era anche annesso la rete di spionaggio del defunto Francis Walsingham, di cui Kit doveva far parte in qualche maniera…

christopher marlowe, william shakespeare, seamus heaney, lucius etruscus, questione del vero autorePer cui, ricapitolando: una spia (o ex spia) muore nella casa della cugina dello spymaster, mentre si trova in compagnia di un’altra spia e di due agenti di basso rango… Aggiungeteci il fatto che Kit era in quella che adesso chiameremmo libertà vigilata, con accuse di blasfemia e sedizione pendenti sul capo, e che morì per una coltellata frettolosamente ascritta a legittima difesa. Una lite per il conto, dissero i tre compari, rendendo testimonianza su una serie di eventi dalla dinamica… bizzarra.

Per cui no, non sono una marloviana – vale a dire che non credo affatto che Kit sia sopravvissuto e fuggito sul Continente a scrivere il canone shakespeariano. Però, se vogliamo parlare di omicidio, mi trovate disponibile.* christopher marlowe, william shakespeare, seamus heaney, lucius etruscus, questione del vero autore

Oh… ho detto canone shakespeariano? Sì, l’ho detto. E l’ho detto perché un paio di giorni fa Lucius Etruscus di Fantasy Magazine ha pubblicato il suo Mistero Shakespeare, un interessante e tutt’altro che scontato saggio sulla Questione del Vero Autore. Lucius esplora la faccenda con un taglio letterario ma piuttosto inconsueto. In appendice trovate un’intervista all’ineffabile John Underwood/Gene Ayres, l’autore dell’altrettanto ineffabile Libro Segreto di Shakespeare, e una mia scampagnatina shakespeariana. Potete scaricare gratuitamente l’ebook in formato ePub da questa pagina.

christopher marlowe, william shakespeare, seamus heaney, lucius etruscus, questione del vero autoreE parlando di poeti e di pubblicazioni recenti (ve l’avevo detto che avremmo serpeggiato…), parliamo anche di Seamus Heaney – Virgilio Nella Bann Valley, edito all’inizio del mese da Tre Lune. Ci trovate la mia traduzione del bellissimo discorso con cui Heaney accettò il Premio Virgilio nel 2011, la traduzione e analisi delle due versioni della virgiliana Bann Valley Eclogue ad opera di Giorgio Bernardi Perini, un’intervista al poeta, e un saggio di Massimo Bacigalupo su come una traduzione de L’Aquilone pascoliano diventò A Kite For Aibhìn. Ho lavorato molto a questo libro, come traduttrice e curatrice, e trovo che possa essere una buona introduzione alla poesia di Seamus Heaney. Se foste interessati, trovate lumi sul sito dell’editore – qui.

 

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* E se vi piacciono le storie di spionaggio, vi consiglio in proposito l’intricato, documentatissimo e, alas, non tradotto The Reckoning: The Murder of Christopher Marlowe di Charles Nicholl.

Consigli A Una Giovane Poetessa

Alla liceale che gli chiedeva quali consigli avrebbe dato a qualcuno di giovane che desiderasse dedicarsi alla poesia, Seamus Heaney ha risposto quattro cose – che, a mio timido avviso, valgono perfettamente anche per la prosa:

In primo luogo leggere. Leggere tanto. Perché leggere risveglia la mente, e perché c’è un genere di felicità nel leggere cose che piacciono, nel trovare ispirazione per sviluppare una voce propria.

E questo ne segue logicamente: sviluppare una voce propria, una voce che renda felici e che spinga a scrivere. Che faccia desiderare di scrivere.

Poi di trovare un po’ di silenzio per scrivere – e di trovarlo spesso. Se si ha intenzione di diventare professionisti, in un modo o nell’altro bisogna trovarlo tutti i giorni, questo silenzio, questa quiete in cui concentrarsi e lavorare.

E infine, un amico o due. Gente con cui condividere l’interesse per la poesia e per i libri, con cui parlare a notte alta, gente con cui scambiare letture, incoraggiamento, critica costruttiva e sogni… Senza prendersi troppo sul serio, per carità. Qualcuno di affine, per tenersi in carreggiata a vicenda.

Perché, dice Heaney, la poesia è una fine combinazione di tecnica e di mistero. Per farne ci vuole una certa quantità di fiducia in se stessi e nel proprio talento, e ci vuole la pazienza d’imparare la tecnica, e ci vuole infinita pratica per affinare, imparare, cogliere l’ispirazione, cesellare. E poi nascondere la fatica certosina della creazione sotto la fluidità dell’opera finita.

È il lavoro di una vita. Un lavoro dannatamente difficile – ma, secondo Seamus Heaney, intessuto di molta felicità. 

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