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Mag 29, 2015 - angurie, scribblemania    No Comments

Causa ed Effetto

Sorry, sto scrivendoscrivendoscrivendo – e comincio ad avere l’impressione di farcela davvero, a finire entro domenica sera – e sto anche editandoeditandoeditando…

E a dire il vero non vedo perché non dovreste scriverescriverescrivere anche voi. O almeno scrivere un po’.

E allora, prendendo a prestito abitudini altrui e inclinandole a 45°, facciamo un gioco: due immagini (di N.C. Wyeth) da cui ricavare una storia, volete?

In un ordine qualsiasi:

wyeth_murdersquireford

E…

wyeth_renegademonk

Et voilà. Che è successo tra l’una e l’altra – in un ordine qualsiasi? Una storia completa, una trama, un limerick… Quel che volete.

Torno a scriverescriverescrivere.

Ci sentiamo presto.

Buona scrittura

Mag 25, 2015 - scribblemania    No Comments

È un Sipario Quello che Vedo Davanti a Me?

there-clipart-clip-art-almostE il romanzo, o Clarina?

Ultimamente ho trascurato i piccoli bollettini, ma non mi sono fermata. Anzi, forse avrete notato – e se non lo avete notato ve lo dico adesso – che ho passato le previste novantamila parole.

Il che non è una grossa sorpresa. Le prime stesure sono prime stesure, e i romanzi in particolare hanno questa maniera di germogliare in maniera incontrollata. È tutto un germogliare di scene impreviste, personaggi che si prendono delle libertà, medici della peste in libera uscita… Ma davvero: è normale.  O abbastanza normale perché non mi agiti. Il momento di potare  verrà con la revisione.

E allora probabilmente sì che mi agiterò – ma quello è un altro discorso. Ne parleremo più avanti, quando avrò finito la prima stesura. Per ora – siccome mi si dice che sia saggio agitarsi per una cosa alla volta – mi agito per questo:

Questa settimana intendo, voglio, devo, m’impongo di finire la dannata prima stesura.

Perché sì, per un sacco di ragioni, perché è la scadenza che mi ero data originariamente, perché all’orizzonte potrebbe – potrebbeLeaping_Frog_by_lady_flissesserci una scadenza meno artificiale, seppure più teorica, perché voglio finire. E quindi chiamiamolo un ultimo balzo, volete?

Il che comporterà una settimana un nonnulla intensa.  Mi mancano ancora un sacco di scene – e su alcune ho le idee più chiare che su altre – e non sono sicura che non germogli qualcosa d’altro di collaterale nel frattempo, per cui non so di preciso quante altre parole mi possa aspettare prima del sipario. E no, niente sipario, in realtà – all’epoca non usava – ma a questo proposito c’è anche la questioncella del finale… Il finale c’è, ma è ancora un nonnulla irrisolto.

E nel frattempo, non è come se il lavoro fosse magicamente svanito…

E quindi?

E quindi il piano per la settimana è questo: scrittura matta e disperatissima e lavorolavorolavoro, poco sonno, niente distrazioni.

Vi terrò aggiornati.

 

Apr 17, 2015 - scribblemania    No Comments

Writing Day: Considerazioni

writerE insomma, seppur con un paio di giorni di ritardo sulle intenzioni iniziali, ci sono riuscita. Ieri ho scritto per un giorno intero, da mane a sera.

Well, no – in realtà non è stato proprio così, perché la mattinata ha presentato qualche… er, complicazione. Che bisogna dire? La Dura Realtà è irriducibile – ma per fortuna poi ci sono gli amici che, con colpi di genio e perseveranza sovrumana, risolvono i guai. Per cui, consideriamolo un successo, un minuto trionfo della volontà umana* sulla Dura Realtà, e andiamo avanti.

Considerazione I. Il risultato evidente si è che, nel corso della giornata, ho raddoppiato il wordcount abituale. Non un ritmo forsennato – sono certa che riuscirei a fare di più, e magari sarà così nei prossimi WD, ma anche solo in termini nient’altro che numerici, il risultato è stato quanto mai soddisfacente.

Considerazione II. Quasi completamente offline per la giornata e con l’obiettivo di scriverescriverescrivere e nient’altro, ho procrastinato molto meno. Quasi per nulla, in realtà – il che ha contribuito non poco alla riuscita dell’esperimento. Poi si vede che questa nuova saggezza non era qui per restare, perché mentre scrivo questo post mi distraggo con ridicola facilità e procrastino terribilmente. È stata un breve visita…

Considerazione III. Benché non abbia nulla contro lo scrivere a bocconi e spizzichi – e indeed lo trovi una capacità necessaria per la sopravvivenza – devo ammettere che fare altrimenti funziona meglio in termini di ritmo. Non è come se prima non l’avessi saputo, ma ieri l’ho costatato di nuovo: non solo il ritmo cresce scrivendo continuativamente, ma si prende un abbrivo e poi non lo si perde. Tutti abbiamo fatto esperienza di qualcosa che per ora, mentre penso a una definizione migliore, chiameremo inerzia scrittoria: si scrive, si smette di scrivere – e, nel momento in cui si chiude il file e si spengono il computer e la luce, la perfetta battuta di dialogo, la perfetta mossa della scena d’azione o il perfetto particolare descrittivo si presentano all’appello, e bussano e strillano per essere annotati.** Ecco, maggiore è l’abbrivo, maggiore è questa inerzia. Vi fermate per farvi una tazza di te, e scene intere si sviluppano tra le vostre orecchie. Rispondete alla porta, e il dialogo va avanti. Vi disponete a dormire, e la trama ha un’improvvisa crescita fungina… È come se all’immaginazione piacesse di più lavorare in modo continuativo. E questo funziona a livello strategico, oltre che tattico – e ne segue che…

Considerazione IV. In realtà un giorno non è granché. Non sto a dirvi che, se un singolo giorno funziona così, figurarsi una settimana o un mese, o… Lo sapevamo già, grazie. Sapevamo già che, a poter mantenere questi ritmi, si potrebbe mettere insieme una prima stesura in un mese, un mese e mezzo… Eh. Sarebbe mai possibile persuadere la Dura Realtà a farsi un pochino da parte per un mese alla volta? E se mai lo fosse, sarei capace di sostenere questo ritmo per un mese alla volta? Mi piace pensare di sì, una volta acquisiti il ritmo e l’abbrivo che si diceva*** – ma poi mi vedo stamattina e… hm.

Considerazione V e ultima. All else apart, al momento per i mesi di scrittura non c’è tempo e, a voler vedere, nemmeno per le settimane. Forse una settimana nel corso dell’estate cercherò di metterla assieme,**** ma non è questo il punto. Il punto è che, mentre aspetto questa occorrenza equinoziale che potrebbe benissimo non arrivare, posso avere un WD alla settimana. È qualcosa, e ho tutta l’intenzione di averlo.

E adesso sarà meglio che torni al lavoro, anziché restarmene qui a dirmi quanto sono stata bravina a non procrastinare ieri, giusto?

_____________________________

* Grazie, F.!

** Ed è cosa saggia dare loro retta.

*** So, per averlo fatto, di saperlo sostenere con soddisfazione e produttività per dieci giorni – ma è stato altrove, e internet… no, ok, non era affatto morta. Solo meno a portata di mano.

**** I know, lo dico tutti gli anni – e poi.

Apr 13, 2015 - scribblemania    2 Comments

Cogitazioni ed Esperimenti

50k-likesSì, sì – cinquantamila, in effetti.

Ma è evidente che il periodo pasquale, così come quello natalizio, non giova straordinariamente alla scrittura. C’è di buono che Ned si ritrova nei guai. In alcuni si è cacciato da solo, in altri… be’, diciamo che ci si è ritrovato senza saper troppo come.

Anyway, sto pensando.

Sto pensando di introdurre una variazione al mio ruolino di scrittura – che al momento consiste nello scrivere quando riesco – in mezzo a /attorno a /a scapito di/ contemporaneamente a tutto il resto. E tutto sommato riesce a funzionare abbastanza. Potrebbe funzionare molto meglio, e c’è sempre il serio problema della procrastinazione – ma, ripeto: funziona abbastanza.

Abbastanzina.

E tuttavia, mi domando, se ogni settimana ci fosse un Writing Day?

Non nel senso di scrivere solo un giorno alla settimana – scampi&liberi. Quello che intendo è continuare a scrivere quando riesco – in mezzo a /attorno a/ a scapito di /contemporaneamente a tutto il resto – e in più dedicare un giorno alla settimana alla scrittura.

Scrivere e nient’altro per un giorno intero, da mane a sera. Una volta la settimana. Writing

Non è tantissimo, e di sicuro non sarebbe abbastanza se fosse un giorno isolato – ma l’idea non è quella. L’idea è una specie di accelerazione settimanale, un giorno di concentrazione continuativa, niente internet, scarsi contatti con il resto dell’umanità, tè a fiumi e scritturascritturascrittura. Un tempo così si facevano le settimane. Al presente non sembra terribilmente possibile, ma un giorno è relativamente semplice a farsi, giusto?

L’idea mi attira molto, e quanto meno intendo sperimentarla. Bisognerà organizzare un po’ le cose, sistemare “tutto il resto” attorno… La famiglia sembra disponibile in proposito – a patto, sembra, che mi ritiri in una stanza dove quasi nessuno passa mai, il che è molto più ragionevole di quanto possa sembrare.

Sono quasi tentata di fare un primo esperimento… domani stesso? Perché no, dopo tutto? Se oggi sistemo, sposto e anticipo il dovuto, perché no, indeed?

Vi farò sapere come sarà andata.

 

Apr 8, 2015 - scribblemania    No Comments

Francobolli di Viaggio

stampparis“Immagina di tenere un diario,” mi si è detto una volta. “E immagina di avere a disposizione, per ogni giorno, soltanto il retro di un francobollo. Uno di quelli grossi e celebrativi, se vuoi – ma tutto quel che puoi fare è scriverci una frase. Un posto, una persona, un’immagine, un’impressione – non importa. Una singola, vivida cosa che vuoi ricordare per quel giorno.”

L’idea mi è sempre piaciuta, in quella maniera vaga e ariosa, in cui piacciono le idee carine – sapete quello che intendo. E ci ho anche provato, una volta o due, e apprezzato la distillazione, la ricerca di vividezza ed efficacia… Ho provato, ho persistito per qualche giorno, una settimana, una volta persino un mese, e poi ho lasciato perdere.

Per un motivo o per l’altro, mi è tornato in mente giusto un anno fa, la prima sera di una piccola spedizione parigina. L’ho proposto ai miei compagni di viaggio, e insieme abbiamo deciso di adottare il gioco: ogni sera, durante la cena, scambiavamo e discutevamo i nostri francobolli.

A volte erano scorci di paesaggio e fette di città, a volte erano terrine di cozze al Quartier Latin, a volte scampoli di musica inaspettata, a volte una libreria speciale, o la popolazione multietnicissima sul Metro, o il profumo del caffè… Stamp

E l’ho riproposto di nuovo ai compagni di viaggio di Londra, qualche settimana fa, e il risultato è stato lo stesso: dagli acquitrini e canali attorno a Roydon al ritratto di John Donne alla Portrait Gallery, dalle colonne dipinte del Globe al fish&chips al Garrick’s Arms… E se me ne dimenticavo io, era il resto della comitiva, quando ci sedevamo a cena, a ricordarmelo: “E i francobolli?”

È stato divertente, è stato interessante, è stato rivelatore sul modo in cui funzionava ciascun francobollatore. Ci ha indotti a osservare, a cercare e a pensare.

Così comincio a domandarmi se non potrei provarci di nuovo. In viaggio – d’ora in poi sempre – ma non solo. Trovare ogni giorno la Singola Cosa, raccoglierla in una singola frase senza perderne la consistenza, scegliere tra le possibilità… A parte tutto il resto, deve, deve, deve essere un buon esercizio di scrittura, non pensate?

 

Mar 21, 2015 - blog life, scribblemania    No Comments

Chiusa Fuori

K.J. Longfellow

K.J. Longfellow

Ieri. Per tutto il giorno.

Furore tremendo.

Per cui, se siete passati di qui e non avete trovato il post, that’s why.

E adesso due righe al volo per dirvi che. mentre ero chiusa fuori, ho passato quota quarantacinquemila: tecnicamente, il giro di boa della prima stesura. Ho scollinato, per così dire… E forse in cima c’è persino quel che dovrebbe esserci.

Oh well. Torno a scrivere.

Mar 12, 2015 - scribblemania    No Comments

Piccolo Bollettino In Corsa

NnovelQuarantamilatrecentocinquantaquattro parole al momento…

E no: non è affatto un buon ritmo. Però è un ritmo di qualche tipo.

Credevo che, giunta a questo punto sarei stata a metà della stesura – ma non ci sono. Ho dovuto allargare un pochino. Non è necessariamente un male, sia chiaro. E forse bisognerà cambiare Lord Sindaco? Sarebbe un peccato, ma non è del tutto impossibile.

E intanto, Quarantamilatrecentocinquantaquattro.

Feb 27, 2015 - scribblemania    No Comments

Daccapo

TrentamilaO magari non proprio daccapo, ma…

Cominciamo col dire che cervicali durante, nonostante l’impressione che poteva dare il contaparole qui accanto, non me ne sono rimasta del tutto ferma.

A parte tutto il resto, al collo dolorante si è accompagnata una notevole insonnia. Tre ore di sonno e poi… E – che non mi senta mia madre – non c’è modo di negarlo: di notte si scrive meglio. Poi naturalmente queste cose si pagano di giorno in vaghezza, sonnolenza, dolori e doloretti, e quindi in realtà il wordcount è aumentato un po’ – ma non tanto. Nondimeno, senza parere, ho passato le trentamila parole questa notte… vedete la barra arancione?

“Non male”, mi verrebbe da dire – se non fosse che…

E sì, considerando il titolo del post non siete terribilmente sorpresi di scoprire l’esistenza di un Non Fosse Che.

Ecco, il fatto è che… Ricordate il dilemma in fatto di modalità narrative? E ricordate il supposto superamento del dilemma stesso? E ricordate anche che a quota ventimila non ero poi così convinta della mia decisione?

Ecco, diecimila parole più tardi sono più dubbiosa che mai.

In realtà c’erano ragioni per la decisione – ragioni sensate – e credevo di avere trovato un modo per conciliare almeno un po’ le due alternative. Ma… Tips-for-writers-001

Ma.

Mentre procedevo, mentre la trama germogliava di qua e di là, mentre i personaggi prendevano iniziative, mi sono ritrovata a sentir la mancanza della maniera alternativa, della struttura, del personaggio che avevo dovuto poco meglio che tagliar fuori… Così sono tornata all’altra maniera. Non ho ricominciato daccapo. Ho lasciato tutto così com’è, cambiando le cose a partire dalle ultime tre scene.

E mi consolo dicendomi che ehi, in fondo è soltanto la prima stesura…

Francamente, non è un gran metodo. Intanto vado avanti e scrivo la storia – sperando che prima o poi mi albeggi in mente una soluzione definitiva. Magari prima che poi – ma ad ogni modo, la revisione sarà… interessante.

Mi sento come il bruco dei problemi di aritmetica, quello che sale durante il giorno e scivola indietro durante la notte – e quanti giorni impiegherà a raggiungere la cima dell’albero? Ed è possibile, a dire il vero, che di passi indietro propriamente detti non ne abbia fatti – ma di sicuro mi sono spostata di lato, di qua e di là, con criminale incoscienza.

Ne riparleremo.

Feb 21, 2015 - scribblemania    No Comments

Piccolo Bollettino E Basta

20k-20kSuperato quota ventimila.

(Nonostante i cervicali… )

Ancora non so se sono del tutto soddisfatta di come ho impostato le modalità narrative.

Staremo a vedere.

Intanto, onwards.

 

Ri-Serendipità

Little Moreton windowSerendipità storica, ricordate? Ne avevamo parlato qui, e qui, e altrove – perché non c’è niente da fare: ogni tanto capita.

E cominciamo con la definizione che io credevo di ricordare farina del sacco di Diana Gabaldon*, ma sono andata a ripescare la pagina in questione** e ho scoperto che DG l’attribuisce a un romanziere/a storico/a di sua conoscenza:

[La condizione per cui] quando si arriva al punto in cui diventa necessario… (gasp!) inventare qualcosa, le scelte narrative non solo sono storicamente plausibili, ma molto spesso si rivelano a posteriori per nient’altro che l’onesta verità.

Ecco, non so se a me capiti davvero molto spesso, ma indubbiamente capita. E vi ho anche già raccontato ripetutamente di che genere di enorme soddisfazione sia, per cui non lo farò di nuovo – o forse solo un pochino, per mettervi a parte del vago senso di vertigine. Più che vago, a dire il vero, perché viene con l’impressione di avere aperto una finestra su un altro secolo, e di avere visto qualcosa – qualcosa.

Ma non importa – o meglio, importa solamente perché è successo di nuovo.

In piccolo, se volete: in una scena del primo capitolo avevo mandato il celebre buffone Dick Tarlton ad assistere alle prove della Actorscompagnia del mio protagonista – e sghignazzarne – in un’altra locanda. Considerando quanto fosse competitivo e piccolo al tempo stesso l’ambiente teatrale elisabettiano, non era un enorme sforzo di immaginazione – ma nondimento è stato soddisfacente ritrovare in un documento dell’epoca la descrizione di una scena molto simile, una visita teatral-concorrenziale di Tarlton ad altri teatranti, proprio nella locanda in cui l’ho piazzata…

Finestra aperta. Qualcosa – qualcosa.

In realtà, lo ripeto, non era un salto logico particolarmente improbabile, e altrettanto in realtà, le cose sono cambiate da quando ho scritto la scena, ed è possibile che debba spostare la “mia” compagnia – e di conseguenza la scena – altrove. Ma non cambia molto le cose: Dick Tarlton faceva queste cose, e non c’è proprio nessun bisogno di considerarla un’occasione isolata e irripetibile.

E dunque credo di poterlo considerare un ulteriore piccolo attacco di serendipità storica. Se vuol succedere ancora, non ho obiezioni di sorta.

_____________________________________

* Sì, Diana Gabaldon. Ho letto La Straniera secoli orsono, quando è uscito in Italia per la prima volta. Molti e molti anni prima che se ne traesse una miniserie.

** La deliziosa introduzione al brillante A Plague of Angels, un volume dei Carey Mysteries di P.F. Chisholm – su cui non mi dilungo entusiasticamente, perché l’ho già fatto un sacco di volte.

 

 

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