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Crowdfunding In Italia

Abbiamo parlato di crowdfunding in varie occasioni – per esempio qui – e in particolare di Kickstarter, piattaforma americana per la raccolta di fondi per progetti creativi…

E ci siamo fatti domande sulla praticabilità di un sistema del genere in Italia, e abbiamo sospirato un po’ sul fatto che, comunque, non fosse possibile avviare un progetto su Kickstarter senza essere americani o Inglesi – o quanto meno avere base negli Stati Uniti o nel Regno Unito.

Ebbene, oggi volevo mostrarvi che sospiravamo a vuoto: l’equivalente italiano esiste – e a quanto pare non da ieri.

Produzioni Dal Basso esiste dal 2005 e ha funzionato per qualche centinaio di progetti – ok, un paio di centinaia. Forse in sette anni non sono molti e, a giudicare dal fatto che al momento i progetti attivi sono trecento e rotti, la percentuale di successi non deve essere (o almeno non deve essere stata sempre) elevatissima.

Ma tant’è, questa è l’Italia, dove in linea di massima si sta a guardare se va avanti qualcun altro, e quindi immagino che il risultato sia da considerare interessante così com’è. 

Probabilmente è per questo che la durata della raccolta fondi è ben più lunga di quella prevista dall’omologo americano, cui mi pare che per il resto PDB somigli abbastanza. Leggermente diverso è il sistema dei rewards, ovvero premi, gratificazioni o comunque vogliamo chiamarli. Su PDB sono del tutto facoltativi e, da quel che ho potuto vedere, non utilizzatissimi.

Mi viene da chiedermi se sia del tutto saggio. Voglio dire, Finanziare un progetto per la gloria può essere piacevole, ma forse una menzione in un elenco di contributori, una fotografia backstage, o una copia del libro farebbero sentire il potenziale finanziatore più coinvolto? A parte tutto, la gente di Kickstarter riporta un tasso di successo maggiore per i progetti che offrono rewards interessanti, e in qualche modo questo mi sembra un meccanismo che funziona su qualunque lato degli oceani.

But never mind, il punto è che il crowdfunding esiste anche alle nostre latitudini e in apparenza, col giusto genere di progetto e di passaparola, può funzionare. È un’idea consolante, in qualche modo.

E già che ci siamo, vi segnalo anche il progetto attraverso cui ho scoperto PDB.

35° Piano è un testo teatrale di Francesco Olivieri che Teatro In Rivolta intende portare in scena con la regia di Lucia Falco. Testo di attualità e regia sperimentale, si direbbe. Leggete e fatevi un’idea, e magari contribuite. L’idea di finanziare del teatro indipendente raccogliendo piccole quote è intelligente e coraggiosa – e se funzionasse, se fosse davvero praticabile, potrebbe aprire la strada a un sacco di produzioni, piccole e meno piccole, che non trovano spazio nei circuiti tradizionali.

Di sicuro non nuocerebbe al panorama generale.

Billy S.

Secondo voi che cosa fa la Royal Shakespeare Company per celebrare la riapertura di un teatro?

Una stagione shakespeariana in grande, e fin qui niente di bizzarro.

Ma poi? Che altro?

Potete tentare di indovinare, ma è difficile – seppur molto inglese, alla sua maniera….

No? Ok, allora ve lo dico io. La RSC commissiona ai McLeod Brothers la creazione di… Billy!

Guardatelo all’opera mentre, assistito dal fido maialetto Francis, scrive l’Amleto:

E poi, che so… il Sogno di una Notte di Mezz’Estate:

Ve l’avevo detto che era una cosa inglese e bizzarra – e non immediatamente indovinabile, giusto?

Buona domenica.

The (Silent) Call Of Cthulhu – Parte III

Ed essendosi venerdì, rieccoci per l’ultima parte di Behind the Scenes of Cthulhu.

Avevamo lasciato Sean e i suoi in alto mare – in più di un senso, ma lontano lontano cominciava a intravvedersi la fine delle riprese…

Fin Che La Barca Va (18 dicembre)
Riciclando elementi dal set dell’Alert e da un paio di produzioni teatrali, abbiamo costruito la chiglia dell’Alert per la sequenza in cui i marinai in fuga si avvicinano con la barca a remi e si arrampicano a bordo.  Era la prima volta che giravamo una scena con una barca a remi e l’effetto acqua. Ci sono voluti ingegno, un enorme carrello da barca, un sacco di stoffa, un sacco di ventilatori, un sacco di gente e qualche manciata di porporina, ma alla fine l’illusione ha funzionato alla meraviglia – anche se i nostri attori hanno notato che la combinazione di porporina e grossi ventilatori tende a rendere la respirazione… scintillante.

Poi abbiamo levato di mezzo la chiglia e preparato rapidamente la barca per le scene di voga in mare aperto. È stata una giornata dura – una di quelle giornate in cui bisogna imparare a fare del proprio meglio senza le risorse che sarebbe tanto bello avere. Però quel che abbiamo girato ha un bell’aspetto, adatto a raccontare una parte cruciale dell’emozionante climax di questa storia.

the call of cthulhu, sean branney, the h. p. lovercraft historical societyI Sogni Son Desideri (12 gennaio)
Abbiamo ufficialmente finito con le scene girate dal vivo, costruendo e dipingendo con cura i tre set per le sequenze oniriche. Ogni set è stato progettato per inserire i nostri attori nell’infernale geometria architettonica della R’lyeh-incubo usando tecniche ed effetti speciali degli Anni Venti. Abbiamo studiato luci, costumi e trucco per complementare esattamente le R’lyeh create dall’inconscio di Wilcox e dell’Uomo, le riprese sono state preparate con precisione e tutto è andato liscio. Adesso la produzione passa a concentrarsi su musica, miniature e modellini. Nel frattempo, con il 95% del film già girato, i nostri editor sono già al lavoro su un montaggio preliminare.

E Adesso Quanto Manca? (2 marzo)
Er… un po’. Febbraio è stato un mese complicato, e alcuni membri della squadra avevano seri impegni del tipo non-Cthulu, così abbiamo rallentato un po’ il ritmo.  Però la palude in miniatura è quasi pronta per girare, e il mini-Alert è stato messo insieme come si deve e presto sarà pronto a sua volta. Appena saremo pronti per annunciare una data d’uscita, ve lo faremo sapere.

Ritorno Alla Palude (23 marzo)the call of cthulhu, sean branney, the h. p. lovercraft historical society
Abbiamo festeggiato l’equinozio di primavera con una nuova campagna di riprese. Andrew ha completato una gloriosa palude in miniatura in scala 1/24, più qualche pezzo in scala 1/6 per i primi piani. Aiutandoci con un sacco di nebbia, abbiamo girato un’abbondanza di riprese della nostra palude, e adesso questo bellissimo set in miniatura, che abbiamo impiegato sei settimane a costruire, andrà distrutto per fare posto alle prossime riprese di navi in mare.

L’Orrore del Mare (14 aprile)
Equipaggiati con un cielo artificiale, una riproduzione del Pacifico Meridionale e due modellini straordinariamente dettagliati della Emma e dell’Alert, abbiamo girato le nostre scene di navigazione in miniatura. Il tempo era buono, nessuno si è bagnato e in dieci ore di lavoro siamo riusciti a filmare tutte le riprese che ci servono per alcune cruciali sequenze marittime. Per ora il mini-oceano se ne starà a riposo mentre lavoriamo sulla mini-R’lyeh, ma in seguito combineremo città e oceano  per alcune sequenze – e tutti sapete perché…

the call of cthulhu, sean branney, the h. p. lovercraft historical societyE Sempre si Gira (24 aprile)
Avanti, sempre avanti – abbiamo girato due brevi scene di transizione:  un esterno dell’Università di St. Louis e l’immancabile scena di “Stivali nel Fango”. Per l’università abbiamo usato un liceo di Los Angeles che risale al 1911. Usando qualche miniatura ben fatta in prospettiva forzata, siamo riusciti a creare un’inquadratura d’ambientazione semplice ed elegante. E poi ci siamo trasferiti in una gola fangosa sopra Glendale, dove abbiamo filmato un primo piano di stivali che marciano nel fango, da montare tra una scena e l’altra di Legrasse e i suoi uomini che arrancano nella palude.

In Trasferta (30 aprile)
Non contenti della miriade di locations disponibili qui nella solatia Los Angeles, e senza badare a spese, i vostri amici della HPLHS hanno spedito per via aerea una troupe a Providence, Rhode Island, per filmare una scena – con tante grazie ad Anthony Penta, che ci ha ospitati. Non vi diremo davanti e dentro quale celebre edificio abbiamo girato, ma quelli tra voi che hanno letto attentamente il racconto di Lovercraft potrebbero riuscire a indovinarlo… Un indizio? È vicino alla Rhode Island School of Design.

In Primo Piano (7 maggio)
A ulteriore riprova del fatto che ci avviciniamo alla fine oggi abbiamo ripreso solo primi piani e transizioni. D’accordo, è roba piccola e non troppo eccitante, in confronto a quel che abbiamo fatto prima, ma sono particolari importanti per la narrazione. E quindi oggi i protagonisti sono stati labbra, dita, ritagli di giornale e un certo bassorilievo del Grande Cthulhu in persona.

Ultimo Atto (2 giugno)
Lo sappiamo, vi abbiamo tenuti sulla corda, ma ne varrà la pena. Ormai ci rimane solo da filmare Cthulhu in persona che galoppa per la nostra fantastica mini-R’lyeh non euclidea. Le riprese in stop-motion tendono ad essere una faccenda lunga, ma speriamo di poter sotterrare la cinepresa per dedicarci a editing e suono entro la fine di giugno.

Occhediamine! (9 luglio)the call of cthulhu, sean branney, the h. p. lovercraft historical society
“Ehi, com’è che non avete ancora finito?” Credetemi, ci stiamo lavorando. Costruire una mini-R’lyeh in scala non è mestiere da poco, ma crediamo che il risultato catturi la sconvolgente grandiosità del posto. Ad ogni modo, questa settimana facciamo le riprese delle miniature, e presto inizieremo a fotografare il Grande Cthulhu in stop-motion. Siamo grati della vostra pazienza.

Ci Siamo Quasi (2 agosto)
Ok, adesso resta da filmare solo il Grande Cthulhu in persona. Volevamo mostrarvi quanto è fico il pupazzo stop-motion, ma non siamo certi che possiate reggere la vista di un’immagine – però credeteci: è davvero fico. Ha un’armatura d’acciaio con 96 articolazioni, senza contare i tentacoli posizionabili, delle specie di branchie, gli occhi su antenne e gli organi del sogno. In più abbiamo dei grandiosi compositori nuovi, e stiamo editando come degli indemoniati. Speriamo di poter mettere in vendita il DVD all’inizio di ottobre. Davvero.

Conto Alla Rovescia (11 agosto)
I lavori si chiudono con il 20 di agosto – fine delle riprese, fine dell’editing. Il che significa, naturalmente, che per i prossimi nove giorni riprenderemo, comporremo, editeremo e monteremo fino a farci sanguinare le dita…

E Allora? (26 agosto)
Stiamo facendo il lavoro di fino sul sonoro. Stiamo anche preparando un paio d’inquadrature stop-motion per un ritocco. E nel frattempo i compositori scrivono come matti, e adattiamo la musica al film mano a mano. Ci siamo quasi. È questione di pochissimo. Le stelle stanno per raggiungere la giusta congiunzione.

E Le Stelle… (31 agosto)
Strani vapori emanano dalla nostra camera di montaggio… e gli angoli sono tutti di sghembo! La proiezione di prova per la troupe è imminente – non oso dire altro.

È Fatta (6 settembre)
Ebbene sì. Stiamo aggiungendo un paio di ritocchi per il DVD, ma il film è finito e questa settimana va in stampa. I nostri più vivi ringraziamenti vanno al cast, ai tecnici e a tutti i fantastici sostenitori che hanno seguito la produzione di questa folle impresa.

Ci sono voluti quattordici mesi di riprese, ed è stata una grande avventura. Non vediamo l’ora di mostrarvi il risultato – prestissimo.

the call of cthulhu, sean branney, the h. p. lovercraft historical societyNo, Sul Serio… (14 settembre)
Ok, avevamo finito il film, ma il DVD è stata tutta un’altra faccenda. Abbiamo riempito il disco come un uovo, con The Call of Cthulhu, un divertente making-of, presentazioni, musica alternativa, varie lingue e altre sorprese, l’abbiamo impacchettato per bene – e poi l’abbiamo spedito in fabbrica per la stampa. Dovrebbe essere disponibile su Cthulhu Lives Store attorno al primo di ottobre. E per allora avremo anche un po’ di altra roba interessante…

La Fabbrica della Paura (29 settembre)
Da qualche parte nel New Jersey gli operai di una fabbrica di DVD sono tormentati dagli incubi – e non sanno perché…

Lo Schermo d’Argento (7-9 ottobre)the call of cthulhu, sean branney, the h. p. lovercraft historical society
Dopo tutto quello che avete letto qui sopra, finalmente siamo riusciti a vedere il film proiettato in un cinema, davanti a un pubblico vero, alla decima edizione dello Annual HP Lovercraft Film Festival di Portland. Meravigliosa esperienza. Il film è stato ricevuto con calore dalla folla, e si è guadagnato due premi Brown Jenkin: premio della giuria per il Miglior Corto e primo premio assoluto del pubblico. Abbiamo passato tre bellissime giornate con colleghi e fan. Non avremmo potuto avere un debutto migliore – nemmeno a scrivercelo. Be’, ecco, magari se Chtulhu si fosse fatto vivo…

the call of cthulhu, sean branney, the h. p. lovercraft historical societyCthulhu Lives (2006)
Abbiamo avuto una proiezione privata per cast, troupe e amici al Silent Movie Theatre di Hollywood, e dopo di quello il film ha girato per festival e cinema negli Stati Uniti, in Europa e nell’America del Sud. L’eccellente accoglienza da parte di stampa e fan è stata profondamente gratificante. Nel frattempo siamo riusciti a rimettere in ordine quasi tutto il casino che avevamo fatto durante le riprese, e… be’, sì: stiamo lavorando alla sceneggiatura della prossima produzione di HPLHS Motion Pictures.

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Ed eccoci giunti alla fine… Tra l’altro, TCoC è stato proiettato anche in Italia, alle Giornate del Cinema Muto 2006. Fantastica avventura davvero, eh? Ve l’ho mai detto che mi piacerebbe tanto fare un film muto?

Ok, ricordatevi che il DVD è reperibile qui – e spero che l’incontro con Sean Branney e i suoi vi sia piaciuto. E sapete una cosa? Non è detto, non è detto e non è detto che questa faccenda non abbia qualche seguito…

The (Silent) Call Of Cthulhu – Parte I

Sapete tutti, perché ogni tanto me ne esco sospirando in proposito, che ho sviluppato una passioncella per i film muti, e periodicamente dò il tormento ad amici e famigliari perché mi assecondino nel mio uzzolo di fare un film muto per gioco.

call of cthulhu, sean branney, hp lovercraft historical society,Ecco, di recente uno dei tormentati (che poi è il Dr. Dee, over at strategie evolutive) mi ha segnalato questo sito, nel quale la HP Lovercraft Historical Society annuncia con giustificato orgoglio il parto di The Call of Cthulhu in versione film muto.

Per capire quanto giustificato, potete guardare il trailer. E naturalmente è qualcosa di molto più complesso e sofisticato di quello che vorrei o potrei mai fare, but still.

E però, lo confesso, non sono proprio lovercraftiana nell’animo, e quello di cui mi sono innamorata è il diario delle riprese in cui il regista Sean Branney racconta quattordici mesi di “tormento ed estasi nel mondo della cinematografia lovercraftiana a basso budget.”

E allora ho fatto qualcosa che ho imparato da quando ho a che fare con gli Americani: ho scritto a Sean Branney, chiedendogli se potevo tradurre e pubblicare a puntate il suo diario sul mio blog. Sean mi ha risposto nel giro di un’ora, dicendosi deliziato del mio interesse, dandomi il permesso e facendomi gli auguri per il mio blog. E mi dispiacerebbe, semmai, aggiungere un link alla pagina su cui si può acquistare il film? E io posto il link molto volentieri, e procedo a presentarvi il primo episodio di…

BEHIND THE SCENES OF CTHULHU, di Sean Branney.

Al Principio (24-25 luglio 2005)

call of cthulhu, sean branney, hp lovercraft historical society,Primo finesettimana di riprese in una deliziosa casa vittoriana a Pasadena – finesettimana complicato, grazie al caldo brutale. C’è di buono che siamo riusciti a usare la casa per quattro locations, e dopo tutto nessuno è svenuto per il caldo. Ah, l’estate californiana. Senza aria condizionata…

Il terzo giorno ci siamo spostati a girare negli Arkham Studios del nostro amico (e regista lovercraftiano a sua volta) Bryan Moore. E una volta lì, tra l’ospitalità di Bryan e l’aria condizionata degli studios, le riprese sono andate molto più piacevolmente.

Oltre lo Studio! (7-8 agosto)

Per il nostro secondo finesettimana di riprese siamo tornati agli Arkham Studios, e poi abbiamo girato in due spiagge pubbliche attorno a Los Angeles. La prima sera abbiamo trasformato due sezioni dello studio nell’ufficio di Legrasse e nel Museo di Sydney.  È fantastico come Dave Robertson, con la sua illuminazione innovativa, sia riuscito a rendere molto diverse le scene girate nella stessa location.

Chi ben comincia è a metà dell’opera – specie quando la nebbia decide di collaborare. Peccato che un attore abbia scordato di portarsi da casa un cappello cruciale – ma la nostra fantastica costumista Laura Brody è riuscita a tagliare un po’ di stoffa dall’orlo dei pantaloni di un altro attore, e cavarne un cappello perfetto per la bisogna – tutto standosene seduta sul sedile posteriore di un’auto parcheggiata sulla spiaggia. Fantastica Laura. Sulla scogliera vicino alla nostra prima spiaggia, abbiamo trovato dei graffiti che non c’erano all’epoca del sopralluogo, e abbiamo dovuto improvvisare. Per fortuna il nostro direttore della fotografia Dave Robertson è praticamente Spider-Man, e arrampicandosi è riuscito a mettere insieme delle inquadrature eccellenti.

Con un po’ di fortuna siamo riusciti a non farci arrestare né sulla scogliera né sulla spiaggia affollata dove ci siamo trasferiti per la seconda parte delle riprese. Polizia, buskers e pescatori ci hanno lasciati in pace per il tempo che serviva a riprendere e tagliare la corda. E poi abbiamo concluso la giornata girando una scena nella camera da letto di un appartamento a Hollywood, grazie alla disponibilità di un altro amico. Una volta di più, siano rese grazie per David, capace di girare mentre se ne sta appeso per aria. Nemmeno stavolta c’era l’aria condizionata, ma eravamo in pochi e la scena era breve – e tutto è andato nel più piacevole dei modi.call of cthulhu, sean branney, hp lovercraft historical society,

I nostri amici del Celtic Arts Center a Studio City ci hanno gentilmente permesso di utilizzare The Snug, il loro pub clandestino, per le scene nella taverna in Nuova Zelanda. Un po’ di illuminazione creativa, e siamo riusciti a catturare l’atmosfera di una taverna di quart’ordine a Wellington.

Se volete produrre un film a basso costo è essenziale convincere gli amici a lasciarvi girare nelle loro locations – e a questo punto avrete notato che noi abbiamo molti amici gentili e call of cthulhu, sean branney, hp lovercraft historical society,disponibili, pronti ad aiutarci con questo film. Per la location successiva dobbiamo ringraziare Joe e Laura di Eros Archives, leader nel campo dell’erotica d’annata. Ebbene sì: abbiamo girato in un magazzino stracolmo di vecchia roba sexy, nel bel mezzo della San Fernando Valley. Grazie a un miracolo della cinematografia e all’incoercibile passione di Andrew Leman per la cancelleria d’annata, la trasformazione da magazzino di erotica a ufficio governativo australiano è stata perfetta.

Quella grossa (14-15 agosto)

Le riprese delle settimane scorse erano in preparazione della grande campagna di metà agosto. Ci servivano riprese di Legrasse e dei suoi uomini nella palude, degli adoratori danzanti e dell’Uomo nella veranda* – e abbiamo deciso che la sequenza della palude andava girata su un set, invece che in esterni. Non è facile trovare una palude in quel di Los Angeles in piena estate, e comunque, in una palude vera sarebbe stato difficile disporre e illuminare le inquadrature di cui avevamo bisogno. Così, dopo qualche ricerca, abbiamo scelto un teatro da interni. Visualiner è questo enorme posto a Culver City, con un teatro, vasti spazi vuoti e un locale per spogliarelli – completo di pali per le spogliarelliste. L’idea era quella di costruire una palude, trasportarla a Visualiner, montarla, girare la sequenza della palude, poi fare la sequenza dei cultisti con il green-screen, filmare le scene della Veranda e, per finire, girare ancora un po’ di inquadrature con il green-screen.call of cthulhu, sean branney, hp lovercraft historical society,

Non è facile costruire una palude da zero, ma con un po’ d’aiuto, un sacco di stoffa, corde e cartapesta, siamo riusciti a mettere in sieme non solo la palude, ma anche dieci grossi alberi. Vista così aveva un’aria mortalmente fasulla, ma con le luci, la nebbia e gli attori, il risultato finale era soddisfacente. Il bello è che è servita solo per un giorno di riprese con i poliziotti e i cultisti, e poi l’abbiamo distrutta e infilata nei cassonetti della spazzatura. 

Quando il green-screen che avremmo dovuto prendere in prestito non si è materializzato, ne abbiamo rapidamente costruito uno con dei fogli di masonite** e vernice chroma-key. E poi la nostra compagnia di cultisti folli,  tutti sporchi di fango e vestiti di pochi stracci (o in qualche caso nemmeno quelli) si è prodotta nell’orrido rituale davanti al green-screen. Era parecchio strambo a vedersi, persino per i nostri standard – ma i nostri attori hanno danzato, ciondolato, incespicato e ululato da professionisti per evocare la loro oscura divinità.

call of cthulhu, sean branney, hp lovercraft historical society,L’indomani abbiamo messo insieme la Veranda e, con l’aiuto di una perfetta luce naturale, abbiamo filmato Matt Foyer nel ruolo de L’Uomo. Abbiamo dedicato mezza giornata alla Veranda, e poi la nostra ciurma di otto marinai ha preso possesso del green-screen per filmare un po’ di inquadrature che poi verranno combinate con il set di R’lyeh in chroma key.

Norvegia (28 agosto)

Dopo aver cercato in lungo e in largo un posto che call of cthulhu, sean branney, hp lovercraft historical society,potessimo trasformare in casa Johansen in Norvegia, ci siamo decisi per i cosiddetti Snow White Cottages a Silver Lake, un quartiere di Los Angeles. Questi appartamenti sembrano progettati per Disneyland, e offrivano quel genere di fascino vecchia maniera all’europea che non è facile trovare da queste parti. Gli attori erano ben contenti del posto, e girare le scene della visita dell’Uomo alla vedova di Johansen è stato rapido e piacevole.

Effetti Speciali (25 settembre)

Abbiamo rimesso in opera la cinepresa per filmare un po’ del materiale di cui abbiamo bisogno per il trailer, che sarà presentato allo HP Lovercraft Film Festival il primo finesettimana di ottobre. Sfruttando un teatro dove è in cartellone un lavoro diretto da Sean, abbiamo preparato quattro diverse inquadrature – tra l’altro quelle del logo dello studio, con il globo e lo zeppelin, e anche R’lyeh che affonda e Cthulhu in persona per il trailer.

Le Paludi Sono Umide (20 ottobre)

call of cthulhu, sean branney, hp lovercraft historical society,Ci siamo messi di buzzo buono per finire tutte le riprese con gli attori. Tra l’altro c’è una scena con Legrasse e i suoi uomini nella camionetta, e la Famiglia Nella Palude che racconta a Legrasse tutte le cose terribili che accadono lì attorno. Dopo parecchie ricerche, abbiamo ottenuto il permesso di prendere in prestito un autentica camionetta del 1919 da un certo dipartimento di polizia… Eravamo pronti per girare quando è arrivata la notizia che il meccanico che stava preparando la camionetta per noi aveva lasciato la marcia inserita – e la camionetta era andata a sbattere contro un albero. A quanto pare la stanno riparando…

Per la scena della Famiglia abbiamo trovato una baracca da palude e ci abbiamo piazzato davanti i nostri nove attori. Avete presente quella canzone che dice “non piove mai in California”? Ecco, erano più o meno sei mesi che non pioveva da queste parti – e indovinate che cosa è successo mentre giravamo davanti alla nostra baracca? Per fortuna solo i tecnici si sono infradiciati da non credere, e nella baracca sono saltati un paio di fusibili, ma le macchine non si sono bagnate, nessuno si è fatto male e nessuno è stato arrestato. Poi ci siamo spostati in un posto caldo e asciutto, e abbiamo concluso la serata girando alcune fantastiche inquadrature dell’Uomo che studia esemplari geologici al museo.

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Fine del primo episodio. Riusciranno Sean e i suoi a recuperare la camionetta del 1910? E R’lyeh? E la Emma? E Cthulhu?

Non perdete il prossimo appassionante episodio di…

BEHIND THE SCENES OF CTHULHU!
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* Sarà poi davvero la sunroom/Sunroom/Sun Room una veranda? Mah… Se invece è una Camera del Sole, o Lovercraftiani, battete un colpo.

** Dunque esiste ancora? In Italia era stata sostituita dalla faesite, e poi era sparita anche quella…

Metafisica Elisabettiana

Mentre vagabondavo per la rete in cerca di qualche altro particolare in fatto di spettri elisabettiani, mi sono imbattuta in Magickal Realism, il sito in cui Alastair Gentry racconta del suo omonimo spettacolo teatrale incentrato su John Dee e il soprannaturale dell’epoca.

MR combina narrazione, divulgazione, musica, video e tradizioni teatrali piuttosto disparate per parlare di superstizioni, credenze, credulità, fiducia, verità e finzione. Visto da lontano, sembra notevole – e un nonnulla inquietante.

Per dire, nello spettacolo questo video, chiamato Elizabethan Metaphysicks, fa da sfondo a un’infarinatura sulle credenze dell’epoca in fatto di magia, fantasmi, diavoli e compagnia…

D’atmosfera, non c’è che dire…

Buona domenica.

Il Cockney Che Conosceva Fate E Folletti

illustrazioni, arthur rackhamOggi sarebbe il 145° compleanno di Arthur Rackham, uno dei miei illustratori inglesi prediletti – l’uomo delle linee delicate e intricatissime, dei colori trasparenti e delle ombre vive, degli alberi animati, delle fate eteree e degli orchi brutti ma mai troppoo malevoli, delle silhouettes nere, della luce impalpabile, delle foreste misteriose…

Nel corso della sua carriera Rackham ha illustrato di tutto – da Cecil Rhodes ai Fratelli Grimm, da Antony Hope a Shakespeare, dall’Oro del Reno a Peter Pan, sempre meravigliosamente: ogni tavola è un tesoro di particolari inattesi e raffinatissimi, di dettagli realistici e linee stilizzate, amalgamati in un’atmosfera magica.

Mr. Rackham è stato stregato in culla, scriveva un recensore nel 1906. Mr. Rackham non sogna fate e folletti – li conosce.

E qui, se a questo punto ve ne pungesse vaghezza, c’è qualche link a cui trovare un’abbondanza di illustrazioni di Rackham:illustrazioni, arthur rackham

– Per cominciare, parecchi titoli illustrati al Project Gutenberg e all’Internet Archive.

– Un’Alice in Wonderland, edizione 1907, sfogliabile in rete o scaricabile in .zip su Bugtown.

– Una serie di belle gallerie online: Fairworx (menu dei titoli sulla sinistra), Innovated Life (annotata), Art Passions (ricchissima), Sur La Lune, The American Art Archive (solo una manciata di immagini, ma alcune abbastanza singolari).

– E per finire, l’immancabile Rackham Society.

A titolo di chiosa, sappiate che l’autoritratto in cima al post è intitolato A Transpontine Cockney.

Compleat Female Stage Beauty

Si parlava del play di Hatcher, vero?

Ebbene, eccone qui una fetta – che tra l’altro comprende proprio lo scambio di battute di cui si parlava – in una produzione del 2008 alla Circuit Playhouse di Memphis:

Posso dichiararmi divertita dal fatto che il linguaggio è purgato rispetto alla mia edizione inglese di Dramatists Play Service? A quanto pare, nel traversare la Tinozza, tit (tetta) è diventato breast (seno), le imprecazioni si sono ingentilite e via dicendo…

Oh well. Buona domenica – Caronte permettendo.

Grand Tour (Virtuale)

Anche voi siete inchiodati a casa dal lavoro? Oppure esiliati sulla costa adriatica*? O altrimenti impossibilitati a preparare un bagaglio piccolo piccolo e saltare sul primo treno – o aereo – o altro simpatico mezzo di locomozione?

Vi capisco, sapete. Stessa barca.

Però questo non significa che non possiamo proprio fare nulla che somigli almeno un po’ a un viaggio – benedetta sia la Rete.

Per esempio, parliamo di musei. Non ce n’è quasi uno che non abbia il suo tour virtuale.

Cominciamo con una città a caso – diciamo Londra.

E diciamo di cominciare dalla National Gallery, con questo tour che vi consente di visitare 18 sale e il loro contenuto in notevole dettaglio. E se poi nelle diciotto sale non trovaste i vostri prediletti, c’è sempre la vastissima collezione online.

E intanto che siamo a Londra, dovete solo uscire in Trafalgar Square, girare a sinistra e attorno all’edificio per trovare la National Portrait Gallery, dove c’è modo di vedere in faccia una quantità di personaggi: sovrani, artisti, soldati, avventurieri, scienziati… sono (quasi) tutti lì. La collezione è vasta e  navigabile secondo una varietà di criteri. Per esempio, potete cercare gli autoritratti di pittrici, oppure i ritratti di Rupert Brooke o Joseph Conrad, o il ritratto di Riccardo III che ispirò a Josephine Tey The Daughter of Time

E non vogliamo parlare del British Museum? Gli Online Tours consentono di esplorare per conto proprio una discreta fetta delle collezioni – per cultura, per singolo oggetto o per tema. Per dire, the history of writing, anyone?

Qualcosa del genere potete fare anche con le National Galleries of Scotland, che potete esplorare per artista o per soggetto, oppure seguendo i percorsi tematici proposti dal sito. Le riproduzioni, benché non enormi, sono ottime. Provate a dare un’occhiata al ritratto di Stevenson dipinto da Girolamo Nerli.

E adesso basta Regno Unito- o quasi – e facciamo un rapido salto a Madrid per una visita al Prado. Si può con Google Earth, che offre riproduzioni di grandi dimensioni e altissima risoluzione (“Vi potete avvicinare abbastanza da osservare la singola pennellata o la craquelure della finitura…”. Tutt’altro che male sono anche le riproduzioni cui si può accedere dal sito del museo, ma la navigazione è un po’ macchinosa: a meno che non mi sia sfuggito qualcosa, è necessario cercare per singola opera o autore – e tuttavia ne vale del tutto la pena. 

Poi ci sono punti di accesso che consentono di visitare un certo numero di musei e collezioni, come i meravigliosi Google Art Project ed Europeana – due tra i miei posti virtuali preferiti.

Se non avete ancora sperimentato Google Art Project, fateci una capatina. Scegliete fra 155 musei e collezioni di tutto il mondo, ammirate le magnifiche riproduzioni in ogni minutissimo dettaglio, riunite i vostri prediletti nella vostra galleria personale – vi avverto: è uno di quei posti in cui si rimane catturati per ore e ore, rimbalzando dalla Tate Modern** al Getty Museum, dal Pergamon Museum di Berlino, all’Hermitage ai Musei Capitolini…

E un altro straordinario non-posto in cui passare ore è Europeana, una miniera di immagini, documenti, oggetti, video e audio provenienti da un’incredibile quantità di collezioni sparse per tutta l’Europa. Potete smarrirvi tra mostre e ricerche, oppure potete scatenarvi in una caccia al tesoro. Poi quest’autunno ci tornerete in cerca di documentazione per il vostro romanzo/articolo/saggio/dissertazione/esame, ma adesso ci andiamo in vacanza, perbacco.

E dunque accendiamo il ventilatore, procuriamoci un ghiacciolo alla menta e godiamoci il Grand Tour.

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* “Due mesi a Cattolica, si rende conto?  Due mesi. A Cattolica. Due. Mesi. A. Cattolica. È la morte civile…” (cit.)

** Ve l’avevo detto che non avevamo ancora finito del tutto con l’Isoletta…

Ei Corregge Ogni Difetto – Ogni Vizio Di Lettura…

Siccome, per qualche motivo che non so divinare del tutto, qui a SEdS metà della comunicazione avviene via mail anziché via commenti, mi giunge questa missiva:

Quando ieri hai citato “Per l’Onore di Roccabruna” mi si è mosso un lobo del cervello: possibile che io questa cosa l’abbia letta in gioventù? Allora ho fatto una ricerca su Google, e quello che ho trovato devo proprio dirtelo…

E quello che B. ha trovato sono I Riassunti di Farfadette, una serie di ebook in pdf pubblicati da Simonelli Editore. La filosofia della faccenda è abbastanza semplice – e ricorda da vicino i vecchi Bignami:

Vi sono dei libri fondamentali che dovreste assolutamente conoscere per evitare di fare brutte figure durante una conversazione sul lavoro, in società oppure a scuola e non avete ancora avuto “il tempo di leggere”?
Ecco il “Pronto Intervento” per tappare velocemente le vostre falle culturali, i Riassunti di Farfadette vi offrono per ogni libro, in poche chiare paginette, tutto quello che dovete sapere.

E il pronto intervento, dovete sapere, è vasto e vario. Ho contato circa centoventi titoli di natura notevolmente disparata – but more on that later. In più c’è una decina di raccolte disponibili anche in ePub:

In un unico libro elettronico i Riassunti di 10 opere che si DEVONO assolutamente conoscere.
Nei Riassunti vengono indicati tutti i particolari importanti della trama, si sottolineano le curiosità, si offrono le citazioni delle parole di inizio come di passi significativi delle opere.
Vengono naturalmente fornite le notizie essenziali sugli autori, indicando l’epoca e dove si svolgono le storie narrate oltre alla data di prima pubblicazione e la lingua originale in cui sono state scritte.

Le raccolte sembrano un’idea ragionevole, qualora vi trovaste a dover colmare parecchie lacune – o qualora voleste provvedervi di maggiori possibilità di conversazione, perché il singolo volume costa due euri e novantanove, ma una raccolta vi offre dieci titoli a… cento scudi? Trenta? Venti? No, nessuno si sgomenti: soltanto otto euri e quarantanove.

Siete affascinati quanto lo sono io? E questo non è ancor nulla. Andiamo avanti e leggiamo l’introduzione di un volume singolo – il Mastro Don Gesualdo offerto in omaggio per verificare la qualità del prodotto:

Questa collana di Riassunti in formato elettronico è come un Pronto Intervento per colmare velocemente, in appena 10 pagine per ogni libro, tante “falle” culturali.
Ma non si tratta di dieci paginette buttate là – come spesso capita di trovare anche online – sono veri Riassunti, ovvero pagine che attraverso una scrittura piana, davvero divulgativa, offrono la possibilità di conoscere tutto quello che è essenziale sapere sul libro o sui libri presi in considerazione. Riassunti scritti da Farfadette, uno pseudonimo dietro il quale si nasconde un personaggio che conosce a menadito i libri di cui scrive e che regala sintesi davvero a prova di docenti e dei spiù smaliziati intellettuali. […]

Right. Veri Riassunti – con la maiuscola. Comprate il mio specfico, per poco io ve lo do. Che poi, mi si potrebbe obiettare, è solo una variante sul Bignami, e a volte non c’è nulla di male nel tagliare qualche angolo quando mancano tre giorni all’esame di Letteratura o alla Maturità e proprio non c’è il tempo materiale per leggere tutto quel che si dovrebbe leggere… Vero anche questo – o forse è lievemente riprovevole, ma è una time-honoured practice, e chi sono io per scandalizzarmi, che ho fatto l’esame di Economia Politica con le formule scritte sui rotolini? 

E non so, sarà il tono generale. Sarà il fatto che Farfadette sia…

…lo pseudonimo dietro il quale si nasconde un autentico divulgatore, specialista nelle letterature di tutto il mondo.*

No less. Sarà il principio che i Riassunti siano in vendita come metodo spiccio per autopromuoversi lettori. Perché il volume singolo ammette l’ipotesi Maturando Nervoso – ma le raccolte a prova dei più smaliziati intellettuali?

E comunque supponiamoci Nemorini. Supponiamo di volerci imbastire una cultura letteraria e di avvicinarci al carro dorato in cerca di Tocca e sana. Quali libri potremo fingere di avere letto?

Ebbene, prepariamoci a delle sorprese, perché accanto ad arnesi tutto sommato plausibili come I Fratelli Karamazov, I Buddenbrook o il Don Chisciotte, accanto a gente come O’Neill, Salinger, Yourcenar, Kafka e d’Annunzio, troveremo estremi come la Mirra alfieriana da un lato (che in effetti potremmo non avere gran voglia di leggere, ma chi ci biasimerebbe per questo – a parte il professore di Letteratura che ce l’ha piazzata in programma?) e Il Piccolo Principe dall’altro (siamo seri: quanto tempo e quanti neuroni possono servire per leggerlo integrale?). E poi troveremo faccende più sconcertanti, come Agatha Christie, Ellery Queen e Rex Stout – e anche Liala, for that matter. Ma davvero potremmo voler leggere un giallo in riassunto? E davvero potremmo voler fare sfoggio in conversazione della nostra conoscenza di Un abisso chiamato amore? Ma d’altra parte, troveremo anche la prima stagione dello Star Trek originale riassunta in sedici (16) tomi – che magari, a ben pensarci, può sembrare un modo di far colpo sulla graziosa compagna di scuola trekkie.** E, a mo’ di ciliegina, troveremo anche il titolo che ci ha condotti qui: Per l’onore di Roccabruna, che a dirla tutta è un brutto romanzino per bambine del 1925, hardly il genere di lettura da vantare in conversazione, direi. Ma noi questo non lo sappiamo, giusto? Se siamo venuti in cerca d’aiuto dal Dottor Dulcamara è perché non abbiamo mai letto granché, né abbiamo molta intenzione di farlo.

E quindi, dopo avere inalato – say – la Raccolta n° 7, che contiene Irving, Kafka e Bassani, Mailer, Ellery Queen, Liala e Per l’onor di Roccabruna, forse non ci renderemo nemmeno conto di essere diventati un bizzarro tipo di lettore.

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* Però poi si scopre che Farfadette è anche “lo pseudonimo di una nota scrittrice che ha scelto di celarsi dietro questo nome da folletto dei boschi. Italianista, è anche esperta di letterature europee.” Blanket name?

** Può sembrare – ma non lo consiglierei. Forse si possono ingannare gli intellettuali più smaliziati, ma un vero trekkie vi coglierà in castagna appena v’imbrogliate tra Qo’noS e Klinzhai…

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