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Lug 15, 2010 - teatro    2 Comments

Beatrice di Lorena

locandina1pieve.jpgRicordate Hic Sunt Histriones? Quelli del Somnium Hannibalis, per capirci. Apparentemente non ho ancora finito con loro, oppure loro non hanno ancora finito con me, visto che ieri sera ho ereditato i ruoli di Beatrice di Lorena e di una popolana nello spettacolo Matilde Donna e Contessa, di Gabriella Reggiani, in scena a Pieve di Coriano (MN) il 23 luglio prossimo.

Beatrice era la mamma di Matilde di Canossa, una bellissima principessa tedesca di sangue imperiale e regio, data in sposa dal suo augusto parente, il Sacro Romano Imperatore Enrico III, a Bonifacio di Canossa alla – per l’epoca – abbastanza matura età di vent’anni. A quanto pare il banchetto nuziale durò tre mesi, e segnato da stravaganti eccentricità come cavalli ferrati d’argento, spezie in quantità tale da dover essere macinate nei molini e pozzi di vino, dai quali si attingeva con secchi d’argento. Dopo questo inizio sfarzoso, Beatrice ebbe una vita travagliata, perdendo due mariti e due figli e governando la bassa Lorena in her own right per gli ultimi sette anni della sua vita. A quanto pare era donna dura e determinata – e di sicuro così la ritrae Gabriella Reggiani, in un’intensa  scena di confronto madre-figlia, che finisce col ricomporre (piuttosto burrascosamente) temi di libertà personale, conservazione dinastica e ruolo della donna in una cifra di necessità del potere.

La popolana è invece parte dei cosiddetti “controcanti”, un espediente narrativo non dissimile dal coro Beatrice_of_Bar.gifgreco, che affida il commento delle vicende storiche e il trascorrere del tempo a questi intrecci di voci, ora liriche, ora malevole, ora dolorose.

Che manchino appena otto giorni alla rappresentazione, che debba imparare tutto a memoria prima delle prove di stasera (quando non ci sarà nemmeno la regista), che il mio costume sia stato fatto per una persona più alta di me, che “mia figlia” sia al momento in vacanza in Marocco, sono dettagli – mi si dice – che non mi devono preoccupare minimamente.

Hanno fatto bene a dirmelo, perché se non sapessi che non mi devo preoccupare minimamente, sarei in preda al panico più scomposto.

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