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Feb 1, 2018 - tradizioni    2 Comments

Vecchie Storie per Giornate Fredde

merlaNon so come vada altrove, ma dalle mie parti oggi è l’ultimo giorno della Merla.

È una di quelle piccole storie immemoriali, secondo cui la merla in origine era candida – fino a una fine di gennaio particolarmente gelida, in cui la poveretta fu costretta a nascondersi in un camino, uscendone dopo tre giorni irreparabilmente grigia per la fuliggine. Di conseguenza, gli ultimi tre giorni di gennaio, tradizionalmente considerati i più freddi dell’anno, prenderebbero nome da questa faccenda, e c’è una forma di meteomanzia in proposito: se il tempo in queste settantadue ore si mantiene freddo e bigio, costringendo la merla a restarse al riparo, ci si può aspettare un anno mite – altrimenti sono metoguai.

È una di quelle storie talmente radicate che la mia generazione, alle elementari, non mancava mai di vedersi rifilare un tema in proposito a fine gennaio – da illustrarsi con cura. Non avendo mai saputo disegnare una O col bicchiere, detestavo un po’ questo risvolto dei giorni della Merla – che comunque era comune a San Martino e altre occasioni liturgiche o famigliari.

OldJanQualche giorno fa, tuttavia, mentre aspettavo con altre persone in un luogo appropriatamente gelido e ventoso, si è venuti a discutere se una combinazione di gelo e sole nei giorni fatali fosse sufficiente per tenere la Merla al riparo. Qualcuno diceva di sì, sostenendo che è questione di temperatura; qualcuno dissentiva, nella convinzione che il cielo sereno potesse attirare la Merla allo scoperto… Yes, well – ma non è questo il punto. Il punto è che un anziano signore di un villaggio qui vicino ha raccontato una versione della storia piuttosto diversa, che funziona così: ai tempi in cui Berta filava e le merle erano bianche, Gennaio aveva soltanto ventotto giorni e un pessimo carattere. Un ventotto di di gennaio, la Merla che si sa incontrò il vecchio mese quasi finito. “Brutta bestia che non sei altro,” lo apostrofò, infreddolita e arcistufa. “Me ne hai fatto patire, in queste settimane, di gelo! Non ho mai sofferto tanto freddo in vita mia… ma per fortuna stanotte lasci il posto a tuo fratello, che ha un animo più gentile con le povere creature. Vattene, vattene, che tutti ti detestano! Son proprio contenta di vederti finire!” E volò via. Gennaio non disse nulla lì per lì, ma se la legò al dito. Andò dal suo fratello e successore e gli chiese in prestito tre giorni. “Che ne vuoi fare?” domandò Febbraio. Gennaio non gli disse che voleva far del suo gelido peggio e punire la Merla impertinente. “Devo concludere certe faccende,” rispose, più vago che poteva. “Tre giorni mi bastano di certo.” Febbraio tentennò un pochino. “Poi però me li ridai?” chiese – e Gennaio, gongolando, assicurò che certo, nemmeno a parlarne: l’anno dopo Febbraio avrebbe riavuto i suoi tre giorni. E Febbraio, da quell’ingenuo che era, accettò, perché gli pareva brutto dir di no a quel povero fratello un po’ cortino… Ebbene, Gennaio si prese i giorni e convocò tutti i venti di Tramontana, tutta la neve, tutto il gelo che sapeva. La Merla, sorpresa da tutto quel freddo inaspettato, non trovò riparo migliore di un camino… e il resto si sa – a parte il fatto che il povero Febbraio è ancora lì che aspetta di riavere i suoi tre giorni. frozen_river_in_a_winter_landscape_1849_Oil_On_Panel

Bellina, nevvero? Va detto che poi la più distratta delle ricerche rivela anche due spiegazioni alternative e pseudostoriche di un autore settecentesco, secondo cui la Merla sarebbe stata in realtà un enorme cannone da trasportare oltre un fiume o una nobildonna, tale Dama de’ Merli, ansiosa di raggiungere il marito al di là del corso d’acqua. In entrambi i casi, sarebbe occorso attendere i tre giorni più freddi dell’anno, in cui il fiume ghiacciava abbastanza da consentire il passaggio…

Pittoresche entrambe – e tuttavia, data la mia scarsissima simpatia per gennaio, preferisco immaginarlo meschino, vendicativo e bugiardo, con il povero febbraio come danno collaterale.

E dalle vostre parti, o Lettori, come funziona questa storia?

Diciotto!

2018Ossignore… ri-gennaio!

Sì, sì – un’altra volta, e non ci si può fare assolutamente nulla, se non iniziare l’agenda nuova e… ballare? Non la migliore delle metafore, nel mio maldestro caso – but never mind. Tutto sommato, suona ragionevolmente bene, soprattutto dopo avere contemplato quella meraviglia che è Roberto Bolle l’altra sera.

E allora, o Diciotto, apriamo le danze.

No, wait: prima ricapitoliamo un attimo. Com’è andata con il Diciassette? Non del tutto male, direi.

Volevo condurre il romanzo in qualche genere di porto isolano e, come dicevasi, non è precisamente approdato, ma ha ricevuto promettenti rassicurazioni sulla rotta.

Jan18Volevo darmi da fare in fatto di teatro, e… well. Il Fantasma di Canterville, il Pasticciaccio Brutto, l’Edipo, l’ingresso da socia nell’Accademia Campogalliani, il corso di scrittura teatrale, la prima stesura di un altro play nuovo che non ha nemmeno un titolo… Sì, credo che il Diciassette conti decisamente come un buon anno, theatre-wise.

E volevo uscire un pochino dai sentieri battuti (i miei sentieri battuti, per cominciare), e anche qui non posso dirmi del tutto insoddisfatta, considerando tutto quanto: ho cominciato a scrivere in un campo interamente nuovo – il che è stato complicato, stimolante ed estremamente istruttivo; ho seguito un e-corso di tecnica poetica del CalArt, e vale la descrizione al punto precedente; ho sceneggiato un piccolo cortometraggio sulla lotta allo spreco alimentare; ho lavorato alla riduzione teatrale di un romanzo che non mi è mai piaciuto granché, e l’ho guardato trasformarsi nel più intenso workshop della mia vita; mi sono riaccostata dopo più di vent’anni alla tragedia greca – e ci ho trovato gusto… Sì, direi che anche qui ci siamo.

E questo significa due e mezzo su tre. Non male, direi.

E adesso, Diciotto. Che fare di quest’anno tutto nuovo e intonso?

  • 2018Dance

Oh dear. Ma sapete che in definitiva le intenzioni sono ancora quelle dell’anno passato? Il romanzo, il teatro, i sentieri meno battuti… Ha funzionato bene, e sono tutte cose su cui vale la pena di lavorare ancora e far di meglio. Quindi, perché no?

Non sono sicura che valga del tutto, ma tant’è. Aggiungiamoci la ferma intenzione di non trascurare gli amici come ho vergognosamente fatto per tutto il Diciassette, presa com’ero ad occuparmi del romanzo e del teatro e a trotterellare per sentieri inusuali. E anche l’intenzione di occuparmi un po’ di più di faccende pratiche e quotidiane. Oh – e combinare qualcosa qualcosa con SEdS, una buona volta. Suona come un anno, che dite?

E allora ci siamo. Diciotto, a noi due: danziamo!

E voi, o Lettori? Che intenzioni avete?

 

Reading Days

PileofBooksSe nevicasse sarebbe meglio… diciamo la verità: sarebbe perfetto. Ma in mancanza di neve, anche le giornate bigie e ventose vanno tutt’altro che male per i miei Reading Days.

Tecnicamente sono iniziati ieri – ma ieri mi sono dedicata a finire i due libri che devo recensire per la HNS e con i quali, come mio irritante solito, mi sono ridotta all’ultimo momento utile. Non che sia stato tragico: uno dei due era gradevolmente innocuo, e l’altro notevole e ne riparleremo.

Ma oggi – oggi è il primo vero e proprio Reading Day…

Ecco, a dire il vero ci sono ancora di mezzo gli ultimissimi ritocchi al romanzo, ma nondimeno. E quindi oggi si comincia con The Capricorn Bracelet, trovato sotto l’albero, perché senza un pochino di Rosemary Sutcliff non sarebbe vacanza, e perché è una raccolta di racconti sui Romani in Britannia, molto à la Kipling.

Pilesof BooksSotto l’albero c’era anche At Day’s Close, in cui Roger Ekirch racconta il rapporto dell’umanità con la notte attraverso i secoli e i millenni – e anche questo promette bene assai.

E poi c’era Her Majesty’s Will – un’avventura di spionaggio elisabettiano, scritta da David Blixt che, da bravo attore shakespeariano, si è anche divertito a portare il suo romanzo in scena. E poi una raccolta di racconti di Harlan Ellison, giunta con criptiche assicurazioni che mi rendono curiosissima. E poi…

E poi sul Kindle ci sarebbero metapile di cose che aspettano di essere lette, ma farò bene a fermarmi qui, perché non è come se i Reading Days potessero durare fino al disgelo… Sarebbe bello, però, non vi pare? Sapete quei discorsi sul ritrovarsi su un’isola deserta con nient’altro che libri – cartacei or otherwise? Be’, ecco: considerando le mie scarse attitudini pratiche e la mia seria fobia per gli insetti, non credo che, spiaggiata su un’isola deserta, saprei sopravvivere abbastanza a lungo da dedicarmi alla lettura. A meno che non fosse un’isola shakespeariana, dotata di un Ariel molto efficiente… Cottage2

Ma, tutto considerato, all’isola in questione preferirei di gran lunga un cottage immerso nella neve. Voglio dire, si può essere bloccati dalla neve in posti ben equipaggiati, con provviste, legna da ardere, tè in abbondanza – e magari anche un generatore di corrente. E libri non rovinati dall’acqua salata.

Per cui niente isole, grazie tante: un cottage nella neve…

Ma qui non nevica, alas. Al massimo piove e tira vento – ma ce lo faremo bastare.

Fate conto che nei prossimi giorni non ci sia granché, volete?

Sto leggendo.

 

Ago 9, 2017 - musica, tradizioni    No Comments

Catch a Cockney Star ♪♪♪

58bcb18e44b4cb5161ccf33f95e93aa2--winnie-the-pooh-nursery-disney-quotesDomani, a dire il vero – e a dirlo ancor di più, la mia perseide minima e non negoziabile quest’anno l’ho già vista, bellissima e con settimane di anticipo, e in luogo misericordiosamente disinfestato.

Se in queste sere si riuscirà a sistemarsi in giardino a naso in su è ancora tutto da vedersi…

Ma insomma, è (quasi) San Lorenzo, e quindi, quanto meno, eccoci qui con la canzone di rito. Questa volta è il turno di Gary Holton, con questo fantastico accento cockney:

Ecco qui, o Lettori. Felice caccia alle perseidi.

 

Giu 21, 2017 - musica, tradizioni    No Comments

Summertime ’17 ♪♪

E rieccoci. Ventuno di giugno. Solstizio. Estate. summertime-7-super-strategies-for-seniors

E di conseguenza qui a SEdS – perché di noi tutto si può dire,  tranne che non seguiamo le tradizioni – è il giorno di…

…Summertime!

Quest’anno nella magnifica versione, datata 1956, di Louis Armstrong ed Ella Fitzgerald:

Favoloso, vero?

Felice estate, o Lettori.

Apr 14, 2017 - musica, tradizioni    No Comments

Venerdì

Venerdì santo – e ormai sapete che SEdS segue le tradizioni anche quando non ha poi tutto questo senso…* Diciamo che non tutte le tradizioni hanno bisogno di avere senso?

Diciamolo.

È per via di certe processioni d’infanzia, di tredici anni nel coro parrocchiale (il secolo scorso, quando era polifonico), e per via di quel certo romanzo fiume sulle Guerres de Vendée – che probabilmente non vedrà mai la luce… E perché in fondo, e forse comincio a dirvelo troppo spesso, ciascuno è sentimentale a modo suo.

Ma insomma, eccoci qui: Vexilla Regis, cantata dal Coro della Cappella Sistina diretto da Domenico Bartolucci, attorno al 1959.

Alla peggio, prendetela come atmosfera, volete?

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* Una volta o l’altra vi racconterò di una certa discussione di teologia spicciola e incostanza del meteo, avvenuta ad ore antelucane, una mattina di venerdì santo…

Divina Scrittura

La scrittura essendo stata la pietra miliare che è stata nella storia dell’umanità, non è sorprendente che molte mitologie le assegnino un’origine divina o mitica. Spesso una stessa divinità è associata alla conoscenza e alla scrittura – il mezzo per preservare e tramandare la conoscenza stessa. Altre divinità presiedono alla scrittura e all’arte, ma ci sono anche accostamenti più bizzarri e sovrapposizioni.

Nabu.pngIn Mesopotamia troviamo una certa abbondanza, il che non è sorprendente: a Nidaba, dea sumera della scrittura e dell’insegnamento, scriba e cronista degli dei, protettrice e divina istruttrice degli scribi, che spesso concludevano i loro documenti lodandola, si accosta prima e poi sostituisce il babilonese Nabu, dio della saggezza, oltre che della scrittura, incaricato, tra l’altro, di scrivere il fato di ogni uomo su una tavoletta d’argilla. In una funzione paragonabile a quella delle Moire/Parche/Norne, Nabu decreta la durata della vita di ciascuno, con la differenza che mentre nel mondo greco-romano e in quello germanico il destino individuale è filato, in ambito mesopotamico esso è scritto. Ma ancora non basta. Altro dio, altra sfumatura: i Nabatei, popolo di mercanti, assegnano al loro dio Al-Kutbay la protezione della scrittura, della conoscenza, ma anche del commercio e della profezia.Seshat.jpg

Divinità simili abbondano anche in Egitto, a cominciare da Thot, altro saggio scriba superno, inventore dei geroglifici e, non a caso, interprete della volontà di Ra presso gli uomini, iniziatore di tutte le scienze e delle arti oratorie, protettore della scrittura e della lettura, misuratore cosmico. Anche Thoth, come Nabu, originava da una divinità femminile equivalente e più antica: la protettrice della conoscenza Seshat, che aveva gli stessi attributi e le stesse funzioni, più una: quella di segnare (anche se non propriamente scrivere) la durata della vita del faraone. Ci vollero intere dinastie perché Thoth soppiantasse Seshat, che in seguito venne indicata come sua figlia o consorte.

Queste divinità (o quanto meno le loro versioni maschili) vengono associate in età ellenistica a Hermes/Mercurio o Apollo. Poco importa che Atena/Minerva sia la dea della saggezza e della conoscenza: la creazione della scrittura è attribuita ad altri abitanti dell’Olimpo legati alla poesia, al commercio, ai messaggi, alle menzogne… però, significativamente, a donare la scrittura agli uomini non è nessun dio, bensì il titano filantropo Prometeo, che per emancipare gli uomini li provvede del fuoco e dell’alfabeto. Poi, in ambito greco-romano abbiamo anche divinità specificamente deputate ad occuparsi di letteratura: Calliope per la poesia epica, Euterpe ed Erato per la poesia lirica ed amorosa, Melpomene per la tragedia, Talia per la commedia, ma tra tutte, soltanto Calliope ha tra i suoi attributi uno strumento di scrittura: una tavoletta.

Ganesha.jpgNel pantheon indù, la bellissima Saraswati è la dea della conoscenza, della prosa, della poesia e della musica – divinità letteraria se non proprio della scrittura. Suo fratello Ganesha dalla testa d’elefante è il protettore delle lettere, colui che gli scrittori invocano prima di scrivere. Considerando che è anche il dio degli inizi e degli ostacoli, non saprei immaginare divinità più appropriata.

Poi si potrebbero considerare il celtico Oghma, nerboruto ed eloquente creatore di alfabeti, i nordici Odino, dio della conoscenza universale e della poesia, e Bragi, dio dell’eloquenza e della poesia, narratore, bardo, cantastorie, e l’Irlandese Brigid, signora delle fiamme e della poesia… Prometeo.jpg

È affascinante vedere come poesia, conoscenza ed eloquenza siano legate alla tradizione orale nelle religioni nordiche e alla scrittura in quelle mesopotamiche e mediterranee. E ancora più affascinante forse è vedere come solo i Greci, questi magnifici antropocentristi, abbiano fatto della scrittura non un dono degli dei ma una conquista dell’umanità e un passo della sua emancipazione.

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Gen 2, 2017 - tradizioni    No Comments

Gennaio un’Altra Volta…

janPerché da queste parti è gennaio, sì… Anche da voi?

Gennaio e lunedì mattina per di più. Il primo lunedì mattina dell’annuale Lunedì Cosmico.

Ugh.

Eppure… Eppure, quest’anno i January Blues mi sembrano un pochino meno blu di altri anni. Che, alla mia tenera età, stia diventando saggia?

Sarebbe bello, ma non credo – o almeno, non particolarmente. In realtà è solo che, never mind che cosa dice il calendario, non è tecnicamente proprio gennaio fino a dopo l’Epifania. L’Epifania è una specie di ultimo bastione di dicembre, e… be’, ne riparliamo dopo il 5 sera.* jan17

Ma mi albeggia un mente un pensiero: intanto che va così, sarà bene approfittarno per le Buone Intenzioni, non credete? Meglio adesso che nella profonda bigitudine di Gennaio Propriamente Detto.

E allora, cominciamo dall’anno passato.

  • Volevo finire il romanzo in tempo per Oxford e il convegno della HNS, e l’ho fatto. Che poi Oxford abbia mostrato che era un po’ meno finito di quanto credessi, è tutta un’altra faccenda – e quindi questa la considero un’intenzione portata a compimento.
  • Volevo darmi da fare in fatto di teatro – e anche questa è andata bene, direi – considerando il Progetto F a buon punto, Shakespeare in Words scritto, prodotto e rappresentato, la riscrittura di Di Uomini e Poeti (tornato a sua volta in scena) e un certo adattamento/traduzione di cui sentirete parlare presto.  Me lo dico da sola: not bad at all.
  • Volevo fare freewriting e meditazione. Ecco, su questo fronte… er. Diciamo subito che, per quanto riguarda la meditazione, è stato un disastro completo. Col freewriting è andata leggermente meglio – ma non moltissimo. Che di entrambe le pratiche abbia sperimentato l’efficacia più e più volte, non è bastato a vincere la mia pigrizia, alas. Ad ogni modo…

resolDue su tre. Diciamo che poteva andare peggio? E che di fare assai meglio non dispero? E quindi, Diciassette, a noi due:

  • Intendo condurre in porto il romanzo. Un porto dell’Isoletta, si capisce. Completarlo sul serio, trovarmi un editor inglese e poi magari un agente o un editore… Stiamo a vedere.
  • E, ça va sans dire, intendo continuare con il teatro. Il Progetto F, e almeno altri due plays già in fase di progettazione.
  • Intendo anche uscire un pochino dai binari. Almeno una volta. Almeno qualcosa. Non che voglia abbandonare il mio genere – dininguardi! – ma, una volta ogni tanto, scrivere un po’ in una direzione nuova. Fuori dalla mia zona di sicurezza, you know. Un tempo avevo un mentore che mi spingeva continuamente a fare queste cose… Adesso non più – ma nondimeno.

E tre. Poi ho un paio di intenzioni che non hanno nulla a che fare con la scrittura – come fare più movimento e riordinare sul serio la casa e intraprendere il mio apprendistato in fatto di illuminotecnica… in teoria mi piacerebbe molto anche imparare un po’ di giardinaggio, ma siamo realistici, volete?

Ecco, io sono più che a posto per un anno piuttosto fitto. E voi, o Lettori? Che intenzioni avete per questo Diciassette tutto bianco, aperto davanti a noi come un quaderno nuovo?

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* Il 6 stesso non vale. Il 6 è quando il bastione cede alle truppe di gennaio e… er. No, d’accordo. Mi fermo. Però, a ben pensarci… è un’idea che vedo davanti a me?

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Dic 26, 2016 - musica, Natale, tradizioni    No Comments

…E Santo Stefano

781a75c49614217d7363fc35bd2ee491Altra tradizioncella musical-natalizia, volete?

E allora ecco qui la carola di Santo Stefano – Good King Wenceslas – cantata da non so chi e non so quando, nel corso di un programma natalizio inglese chiamato A Castle Christmas, di cui non riesco a trovare traccia… Tutto quel che posso dire è che l’ambientazione ha l’aria di essere Regency o giù di lì.

Other than that… buon Santo Stefano, ecco:

Dic 12, 2016 - Natale, tradizioni    No Comments

Biscotti!

Oh, buona vigilia di Santa Lucia, o Lettori! Adoro Santa Lucia. Ho meravigliosi ricordi d’infanzia legati a Santa Lucia. Aspettavo Santa Lucia ancor più di quanto aspettassi Natale – e non tanto per i regali o i dolci, quanto per la vecchina con l’asinello e quel senso di cose prodigiose che accadevano proprio sotto la mia stanza… lebk

Ah well, sentite: in onore di Santa Lucia ho pensato di riproporvi una ricetta – che vi avevo già passato anni fa, a dire il vero, ma senza la quale, per ragioni troppo lunghe a spiegarsi e radicate in una vita precedente, a casa mia non può iniziare la stagione natalizia: i Lebkuchen tedeschi .

Cominciamo, volete? Per prima cosa, procuratevi:

1 uovo
¾ di tazza* di zucchero scuro setacciato
½ tazza di miele
½ tazza di melassa (o caramello)**
3 tazze di farina 00 setacciata
½ cucchiaino abbondante di lievito
1 cucchiaino e ¼*** di noce moscata in polvere
1 cucchiaino e ¼ di cannella in polvere
½ cucchiaino di chiodi di garofano in polvere
½ cucchiaino di spezie miste in polvere
½ tazza di mandorle a scaglie
½ tazza di arancia candita finemente tritata

lebspE intanto è chiaro che, se non vi piacciono le spezie, forse questi biscotti non sono per voi…

Ma procediamo. Per prima cosa, in una ciotola bella larga, battete l’uovo insieme allo zucchero e al miele. Potrebbe volerci un po’ prima che lo zucchero si sciolga: perseverate e, quando il composto è liscio (o quasi), aggiungete la melassa o il caramello e mescolate bene. In un’altra ciotola combinate farina, lievito e spezie, e poi aggiungete all’uovo battuto. Di nuovo, mescolate bene, aggiungendo mandorle e canditi.

A questo punto avvolgete la ciotola con l’impasto in uno strofinaccio, e lasciate riposare una notte in luogo fresco e asciutto. Sì – questa è una di quelle ricette che si fanno in due giorni.

L’indomani cominciate con lo scaldare il forno a 200 gradi e a rivestire di carta da forno un paio di placche – considerando che queste dosi tendono a produrre una quarantina di biscotti. È giunto il momento di armarvi di asse e mattarello, e stendere l’impasto a uno spessore di mezzo centimetro circa. Vi sarete già accorti che l’impasto è appicicosetto anzichenò: posso consigliarvi di stenderlo tra due strati di carta da forno leggermente infarinata? Non avete idea di quanto aiuti…leb

E a questo punto tagliate i biscotti. La ricetta originale prescrive rettangoli 4×6, ma al N° 1 di Viale delle Rimembranze usiamo quelle graziose formine natalizie (infarinandole leggermente), e funzionano alla perfezione.

Disponete i biscotti sulle placche – non troppo vicini perché crescono – infornate e cuocete per… mah,  una decina di minuti, direi – ma controllate spesso, perché molto dipende dal temperamento del forno. Ogni tanto tastateli con uno stecchino di legno: quando sono consistenti e asciutti, tirateli fuori.

E a questo punto, una volta raffreddati, potete coprirli di glassa o di cioccolato – ma sono ottimi anche così come sono. Vi direi di conservarli (o regalarli) in scatole di latta, se non fosse che, in genere, non si produce la necessità di conservarli a lungo…

Ormai è un pochino tardi, ma tra oggi e domani potrebbero essere un ottimo modo di profumare la casa di spezie. Buoni biscotti – e felice Santa Lucia!

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* “Ma una tazza come? Che genere di tazza?” Una tazza da tè. “Grande?” Sentite: è una ricetta di proporzioni più che di quantità… ve la sto passando così come l’ho avuta, e inclino a credere che, se funziona con le mie tazze da tè e i miei cucchiaini, non ci sia motivo per cui non debba funzionare anche con i vostri.

** La ricetta originale richiede la melassa. Siccome vivo lontano dalla civiltà e trovare la melassa da queste parti è complicato, però, confesso di averla sostituita per molti anni con il caramello. Quando finalmente ho trovato la melassa (a Roma, of all places), non sono rimasta troppo soddisfatta del risultato, perché trovo che il sapore della melassa assassini un po’ le spezie… Per cui, personalmente consiglio il caramello, ma vedete voi.

*** Questa è una dose che vi divertirete moltissimo a ottenere.  Ci sono aspetti di questa ricetta che la rendono quasi un gioco di società.

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