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Apr 14, 2017 - musica, tradizioni    No Comments

Venerdì

Venerdì santo – e ormai sapete che SEdS segue le tradizioni anche quando non ha poi tutto questo senso…* Diciamo che non tutte le tradizioni hanno bisogno di avere senso?

Diciamolo.

È per via di certe processioni d’infanzia, di tredici anni nel coro parrocchiale (il secolo scorso, quando era polifonico), e per via di quel certo romanzo fiume sulle Guerres de Vendée – che probabilmente non vedrà mai la luce… E perché in fondo, e forse comincio a dirvelo troppo spesso, ciascuno è sentimentale a modo suo.

Ma insomma, eccoci qui: Vexilla Regis, cantata dal Coro della Cappella Sistina diretto da Domenico Bartolucci, attorno al 1959.

Alla peggio, prendetela come atmosfera, volete?

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* Una volta o l’altra vi racconterò di una certa discussione di teologia spicciola e incostanza del meteo, avvenuta ad ore antelucane, una mattina di venerdì santo…

Divina Scrittura

La scrittura essendo stata la pietra miliare che è stata nella storia dell’umanità, non è sorprendente che molte mitologie le assegnino un’origine divina o mitica. Spesso una stessa divinità è associata alla conoscenza e alla scrittura – il mezzo per preservare e tramandare la conoscenza stessa. Altre divinità presiedono alla scrittura e all’arte, ma ci sono anche accostamenti più bizzarri e sovrapposizioni.

Nabu.pngIn Mesopotamia troviamo una certa abbondanza, il che non è sorprendente: a Nidaba, dea sumera della scrittura e dell’insegnamento, scriba e cronista degli dei, protettrice e divina istruttrice degli scribi, che spesso concludevano i loro documenti lodandola, si accosta prima e poi sostituisce il babilonese Nabu, dio della saggezza, oltre che della scrittura, incaricato, tra l’altro, di scrivere il fato di ogni uomo su una tavoletta d’argilla. In una funzione paragonabile a quella delle Moire/Parche/Norne, Nabu decreta la durata della vita di ciascuno, con la differenza che mentre nel mondo greco-romano e in quello germanico il destino individuale è filato, in ambito mesopotamico esso è scritto. Ma ancora non basta. Altro dio, altra sfumatura: i Nabatei, popolo di mercanti, assegnano al loro dio Al-Kutbay la protezione della scrittura, della conoscenza, ma anche del commercio e della profezia.Seshat.jpg

Divinità simili abbondano anche in Egitto, a cominciare da Thot, altro saggio scriba superno, inventore dei geroglifici e, non a caso, interprete della volontà di Ra presso gli uomini, iniziatore di tutte le scienze e delle arti oratorie, protettore della scrittura e della lettura, misuratore cosmico. Anche Thoth, come Nabu, originava da una divinità femminile equivalente e più antica: la protettrice della conoscenza Seshat, che aveva gli stessi attributi e le stesse funzioni, più una: quella di segnare (anche se non propriamente scrivere) la durata della vita del faraone. Ci vollero intere dinastie perché Thoth soppiantasse Seshat, che in seguito venne indicata come sua figlia o consorte.

Queste divinità (o quanto meno le loro versioni maschili) vengono associate in età ellenistica a Hermes/Mercurio o Apollo. Poco importa che Atena/Minerva sia la dea della saggezza e della conoscenza: la creazione della scrittura è attribuita ad altri abitanti dell’Olimpo legati alla poesia, al commercio, ai messaggi, alle menzogne… però, significativamente, a donare la scrittura agli uomini non è nessun dio, bensì il titano filantropo Prometeo, che per emancipare gli uomini li provvede del fuoco e dell’alfabeto. Poi, in ambito greco-romano abbiamo anche divinità specificamente deputate ad occuparsi di letteratura: Calliope per la poesia epica, Euterpe ed Erato per la poesia lirica ed amorosa, Melpomene per la tragedia, Talia per la commedia, ma tra tutte, soltanto Calliope ha tra i suoi attributi uno strumento di scrittura: una tavoletta.

Ganesha.jpgNel pantheon indù, la bellissima Saraswati è la dea della conoscenza, della prosa, della poesia e della musica – divinità letteraria se non proprio della scrittura. Suo fratello Ganesha dalla testa d’elefante è il protettore delle lettere, colui che gli scrittori invocano prima di scrivere. Considerando che è anche il dio degli inizi e degli ostacoli, non saprei immaginare divinità più appropriata.

Poi si potrebbero considerare il celtico Oghma, nerboruto ed eloquente creatore di alfabeti, i nordici Odino, dio della conoscenza universale e della poesia, e Bragi, dio dell’eloquenza e della poesia, narratore, bardo, cantastorie, e l’Irlandese Brigid, signora delle fiamme e della poesia… Prometeo.jpg

È affascinante vedere come poesia, conoscenza ed eloquenza siano legate alla tradizione orale nelle religioni nordiche e alla scrittura in quelle mesopotamiche e mediterranee. E ancora più affascinante forse è vedere come solo i Greci, questi magnifici antropocentristi, abbiano fatto della scrittura non un dono degli dei ma una conquista dell’umanità e un passo della sua emancipazione.

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Gen 2, 2017 - tradizioni    No Comments

Gennaio un’Altra Volta…

janPerché da queste parti è gennaio, sì… Anche da voi?

Gennaio e lunedì mattina per di più. Il primo lunedì mattina dell’annuale Lunedì Cosmico.

Ugh.

Eppure… Eppure, quest’anno i January Blues mi sembrano un pochino meno blu di altri anni. Che, alla mia tenera età, stia diventando saggia?

Sarebbe bello, ma non credo – o almeno, non particolarmente. In realtà è solo che, never mind che cosa dice il calendario, non è tecnicamente proprio gennaio fino a dopo l’Epifania. L’Epifania è una specie di ultimo bastione di dicembre, e… be’, ne riparliamo dopo il 5 sera.* jan17

Ma mi albeggia un mente un pensiero: intanto che va così, sarà bene approfittarno per le Buone Intenzioni, non credete? Meglio adesso che nella profonda bigitudine di Gennaio Propriamente Detto.

E allora, cominciamo dall’anno passato.

  • Volevo finire il romanzo in tempo per Oxford e il convegno della HNS, e l’ho fatto. Che poi Oxford abbia mostrato che era un po’ meno finito di quanto credessi, è tutta un’altra faccenda – e quindi questa la considero un’intenzione portata a compimento.
  • Volevo darmi da fare in fatto di teatro – e anche questa è andata bene, direi – considerando il Progetto F a buon punto, Shakespeare in Words scritto, prodotto e rappresentato, la riscrittura di Di Uomini e Poeti (tornato a sua volta in scena) e un certo adattamento/traduzione di cui sentirete parlare presto.  Me lo dico da sola: not bad at all.
  • Volevo fare freewriting e meditazione. Ecco, su questo fronte… er. Diciamo subito che, per quanto riguarda la meditazione, è stato un disastro completo. Col freewriting è andata leggermente meglio – ma non moltissimo. Che di entrambe le pratiche abbia sperimentato l’efficacia più e più volte, non è bastato a vincere la mia pigrizia, alas. Ad ogni modo…

resolDue su tre. Diciamo che poteva andare peggio? E che di fare assai meglio non dispero? E quindi, Diciassette, a noi due:

  • Intendo condurre in porto il romanzo. Un porto dell’Isoletta, si capisce. Completarlo sul serio, trovarmi un editor inglese e poi magari un agente o un editore… Stiamo a vedere.
  • E, ça va sans dire, intendo continuare con il teatro. Il Progetto F, e almeno altri due plays già in fase di progettazione.
  • Intendo anche uscire un pochino dai binari. Almeno una volta. Almeno qualcosa. Non che voglia abbandonare il mio genere – dininguardi! – ma, una volta ogni tanto, scrivere un po’ in una direzione nuova. Fuori dalla mia zona di sicurezza, you know. Un tempo avevo un mentore che mi spingeva continuamente a fare queste cose… Adesso non più – ma nondimeno.

E tre. Poi ho un paio di intenzioni che non hanno nulla a che fare con la scrittura – come fare più movimento e riordinare sul serio la casa e intraprendere il mio apprendistato in fatto di illuminotecnica… in teoria mi piacerebbe molto anche imparare un po’ di giardinaggio, ma siamo realistici, volete?

Ecco, io sono più che a posto per un anno piuttosto fitto. E voi, o Lettori? Che intenzioni avete per questo Diciassette tutto bianco, aperto davanti a noi come un quaderno nuovo?

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* Il 6 stesso non vale. Il 6 è quando il bastione cede alle truppe di gennaio e… er. No, d’accordo. Mi fermo. Però, a ben pensarci… è un’idea che vedo davanti a me?

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Dic 26, 2016 - musica, Natale, tradizioni    No Comments

…E Santo Stefano

781a75c49614217d7363fc35bd2ee491Altra tradizioncella musical-natalizia, volete?

E allora ecco qui la carola di Santo Stefano – Good King Wenceslas – cantata da non so chi e non so quando, nel corso di un programma natalizio inglese chiamato A Castle Christmas, di cui non riesco a trovare traccia… Tutto quel che posso dire è che l’ambientazione ha l’aria di essere Regency o giù di lì.

Other than that… buon Santo Stefano, ecco:

Dic 12, 2016 - Natale, tradizioni    No Comments

Biscotti!

Oh, buona vigilia di Santa Lucia, o Lettori! Adoro Santa Lucia. Ho meravigliosi ricordi d’infanzia legati a Santa Lucia. Aspettavo Santa Lucia ancor più di quanto aspettassi Natale – e non tanto per i regali o i dolci, quanto per la vecchina con l’asinello e quel senso di cose prodigiose che accadevano proprio sotto la mia stanza… lebk

Ah well, sentite: in onore di Santa Lucia ho pensato di riproporvi una ricetta – che vi avevo già passato anni fa, a dire il vero, ma senza la quale, per ragioni troppo lunghe a spiegarsi e radicate in una vita precedente, a casa mia non può iniziare la stagione natalizia: i Lebkuchen tedeschi .

Cominciamo, volete? Per prima cosa, procuratevi:

1 uovo
¾ di tazza* di zucchero scuro setacciato
½ tazza di miele
½ tazza di melassa (o caramello)**
3 tazze di farina 00 setacciata
½ cucchiaino abbondante di lievito
1 cucchiaino e ¼*** di noce moscata in polvere
1 cucchiaino e ¼ di cannella in polvere
½ cucchiaino di chiodi di garofano in polvere
½ cucchiaino di spezie miste in polvere
½ tazza di mandorle a scaglie
½ tazza di arancia candita finemente tritata

lebspE intanto è chiaro che, se non vi piacciono le spezie, forse questi biscotti non sono per voi…

Ma procediamo. Per prima cosa, in una ciotola bella larga, battete l’uovo insieme allo zucchero e al miele. Potrebbe volerci un po’ prima che lo zucchero si sciolga: perseverate e, quando il composto è liscio (o quasi), aggiungete la melassa o il caramello e mescolate bene. In un’altra ciotola combinate farina, lievito e spezie, e poi aggiungete all’uovo battuto. Di nuovo, mescolate bene, aggiungendo mandorle e canditi.

A questo punto avvolgete la ciotola con l’impasto in uno strofinaccio, e lasciate riposare una notte in luogo fresco e asciutto. Sì – questa è una di quelle ricette che si fanno in due giorni.

L’indomani cominciate con lo scaldare il forno a 200 gradi e a rivestire di carta da forno un paio di placche – considerando che queste dosi tendono a produrre una quarantina di biscotti. È giunto il momento di armarvi di asse e mattarello, e stendere l’impasto a uno spessore di mezzo centimetro circa. Vi sarete già accorti che l’impasto è appicicosetto anzichenò: posso consigliarvi di stenderlo tra due strati di carta da forno leggermente infarinata? Non avete idea di quanto aiuti…leb

E a questo punto tagliate i biscotti. La ricetta originale prescrive rettangoli 4×6, ma al N° 1 di Viale delle Rimembranze usiamo quelle graziose formine natalizie (infarinandole leggermente), e funzionano alla perfezione.

Disponete i biscotti sulle placche – non troppo vicini perché crescono – infornate e cuocete per… mah,  una decina di minuti, direi – ma controllate spesso, perché molto dipende dal temperamento del forno. Ogni tanto tastateli con uno stecchino di legno: quando sono consistenti e asciutti, tirateli fuori.

E a questo punto, una volta raffreddati, potete coprirli di glassa o di cioccolato – ma sono ottimi anche così come sono. Vi direi di conservarli (o regalarli) in scatole di latta, se non fosse che, in genere, non si produce la necessità di conservarli a lungo…

Ormai è un pochino tardi, ma tra oggi e domani potrebbero essere un ottimo modo di profumare la casa di spezie. Buoni biscotti – e felice Santa Lucia!

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* “Ma una tazza come? Che genere di tazza?” Una tazza da tè. “Grande?” Sentite: è una ricetta di proporzioni più che di quantità… ve la sto passando così come l’ho avuta, e inclino a credere che, se funziona con le mie tazze da tè e i miei cucchiaini, non ci sia motivo per cui non debba funzionare anche con i vostri.

** La ricetta originale richiede la melassa. Siccome vivo lontano dalla civiltà e trovare la melassa da queste parti è complicato, però, confesso di averla sostituita per molti anni con il caramello. Quando finalmente ho trovato la melassa (a Roma, of all places), non sono rimasta troppo soddisfatta del risultato, perché trovo che il sapore della melassa assassini un po’ le spezie… Per cui, personalmente consiglio il caramello, ma vedete voi.

*** Questa è una dose che vi divertirete moltissimo a ottenere.  Ci sono aspetti di questa ricetta che la rendono quasi un gioco di società.

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Ago 15, 2016 - angurie, musica, tradizioni    No Comments

(Tardivamente) Acchiappa una Perseide

CAFSAllora, no – non ero sparita, e nemmeno in vacanza. Almeno non in senso stretto: il fatto si è che, come a volte accade, sono rimasta chiusa fuori dalla Rete per qualche giorno – hence l’assenza.

“Un segno! Un segno!” ha decretato R., e non negherò di averne approfittato per recuperare un po’ di sonno e leggere (gasp!) di giorno… Ma adesso sono tornata e, per prima cosa, onoriamo le buone vecchie tradizioni, perché S. Lorenzo è passato mentre io vagolavo senza rete, giusto?

E allora, quest’anno Catch a Falling Star nella versione molto, molto, molto Sixty-ish di Françoise Hardy:

Che poi, voi le avete viste le Perseidi? Io sì, e tante, nonostante le temperature notturne assai men che stagionali e tanta umidità da nuotarci. Al che probabilmente devo l’incantevole mal di gola in corso. Ah well, passerà.

Intanto buon Ferragosto, o Lettori.

Giu 22, 2016 - musica, tradizioni    No Comments

Summertime ’16 ♫

Summertime16È vero, la musica domenicale non la facciamo più da qualche tempo – e oggi, a voler vedere, non è affatto domenica, e nemmeno il solstizio…

Ma nessuno di questi mi sembra un serio motivo per trascurare le buone vecchie tradizioni – e questa è forse la più vecchia traduzione di Senza Errori di Stumpa.

E allora, o Lettori, ecco qui Summertime in una versione che mi piace particolarmente: a chi non piacciono Ella Fitzgerald e Louis Armstrong, presi singolarmente o in coppia?

Ascoltatela questa sera, al calare del crepuscolo. O più tardi, a notte fonda.

E buona estate.

Giu 20, 2016 - tradizioni    No Comments

Solstizio D’Estate

Midsummer_s_Night_Dream_7834442.jpgE rieccoci d’estate! Oggi è il solstizio: non è una parola bella di per sè? Sol stat, che è esattamente quello che dice l’etichetta, ma attraverso i millenni l’espressione si è caricata di suggestioni di ogni genere.

Non c’è quasi popolazione al mondo che non celebri l’inizio della bella stagione, la luce, la fertilità, la salute, l’abbondanza. Tende ad essere una festa di fuochi, di danze e di riti antichi: si salta sopra i fuochi, ci si danza attorno, si celebrano finti matrimoni, si innalzano alberi decorati, si raccolgono erbe magiche, si esprimono desideri, si cerca di vedere fate, folletti e fuochi fatui, si esplodono fuochi d’artificio, si mettono in fuga gli spiriti malvagi, si traggono auspici… Tutte cose vecchie come le colline, tutte espressioni, a voler vedere, dell’eterno terrore del buio e dell’ignoro che accompagna e condiziona tanta parte di tutto ciò che l’uomo fa.

E siccome, se è vero che si è giunti al massimo delle ore di luce, è anche vero che dall’indomani, superato il culmine, i giorni cominciano ad accorciarsi, in alcuni paesi nordici il solstizio d’estate è considerato l’inizio dell’inverno: meglio godere della luce e celebrarla fin che ce n’è!Ivankupala.jpg

Il Cristianesimo, al suo arrivo, fece del suo meglio per assorbire la festività pagana, sovrapponendovi ricorrenze religiose: S.Giovanni il 24 e i SS. Pietro e Paolo il 28. Come al solito fu un successo misto: nel ‘400, in Inghilterra, le celebrazioni di Midsummer si erano spostate dal solstizio propriamente detto alle date cristiane, ma avevano conservato abbastanza tratti pagani perché i predicatori del tempo tuonassero ancora – dai pulpiti e per iscritto – contro pratiche diaboliche come le danze attorno al fuoco e i canti “diabolici”. Per fortuna il fuoco era abbastanza in linea con la simbologia cristiana da facilitare il passaggio di riti, e tuttora in tutto il mondo si conservano tradizioni di processioni notturne, veglie e fuochi d’artificio. Ma la componente magica, come al solito, non è sparita del tutto. Dalle mie parti, la mattina di S.Giovanni ci si alza presto e ci si lavano gli occhi con la rugiada – si suppone che la pratica protegga la vista, e a quanto pare la condividiamo con i Lituani. E la sera della vigilia di S.Pietro si lascia in giardino una bottiglia d’acqua aperta in cui si è fatto scivolare l’albume di un uovo. L’indomani mattina si dovrebbe trovare l’albume disposto in una forma che ricorda un veliero: quanti più sono gli alberi, tanto più prospero sarà l’anno a venire.

Anche in altre parti d’Europa ci sono pratiche connesse con l’acqua: in Polonia si gettano ghirlande nei fiumi e nei laghi, in Spagna si bagnano le erbe medicinali in sette acque diverse, in Russia si fa il bagno in costume adamitico (presumibilmente nei laghi o nei fiumi, altrimenti non vedrei l’eccezionalità della cosa…).

Midsummer-Nights-Dream-Print-C10100755.jpgMusica e letteratura non sono passate indenni attraverso tutto ciò, naturalmente: a quanto pare Una Notte Sul Monte Calvo fu ispirata a Mussorgskij dalle celebrazioni della notte di S.Giovanni, e come non citare Le Notti Bianche di Dostoevskij, che non ha a che fare con le celebrazioni del solstizio, ma con le lunghe notti subartiche della fine di giugno e, soprattutto, il Sogno di Una Notte di Mezza Estate di Shakespeare, con la sua abbondanza di fate e incantesimi d’amore? A questo proposito si potrebbe aggiungere, quasi come una curiosità metaletteraria, il prologo di Puck of Pook’s Hill, deliziosa raccolta Kiplinghiana, in cui Dan e Una chiamano involontariamente il folletto Puck ripetendo tre volte una versione abbreviata della Commedia al tramonto di Mezz’Estate. Ho sempre trovato irresistibile la parte in cui Puck ammette, quasi con riluttanza, che i versi di Shakespeare sono diventati – per pura bellezza – un incantesimo tanto potente da vincolare le fate.

In principio sono sempre la paura e il bisogno, poi in risposta vengono la divinità, il fuoco, l’acqua, la bellezza, la conoscenza e l’arte. Non finirò mai d’incantarmi alle meraviglie che l’umanità compie nel processo di dominare la necessità.

Mag 20, 2016 - posti, Storia&storie, tradizioni    No Comments

Palio!

PalioLogoSapevate che il Palio di Ferrara è il più antico del mondo?

Io l’ho scoperto di recente, dopo essere stata coinvolta nella faccenda… per iscritto e di persona.

Sabato sera Hic Sunt Histriones sarà a Ferrara per il Giuramento delle Contrade, ricreando il tempo e le storie di Ludovico Ariosto – soprattutto l’Orlando Furioso, di cui quest’anno ricorre il quinto centenario dalla pubblicazione. E ci sarò anch’io, che ho curato il testo in versi per la Corte Ducale – e non  vedo l’ora di vederlo rappresentato nella bella Piazza Municipale. E sfilerò nel corteo, nei meravigliosi panni di una dama della Corte Ducale… Anche di questo, confesso, non vedo l’ora. Palio_mesi_mese_di_aprile

Se siete dalle parti di Ferrara, perché non venite a vederci? Millecinquecento figuranti in costume, un Maestoso Corteo, poesia, musica, duelli e danze… Sarà un viaggio nel tempo, contrada dopo contrada,  fino al Rinascimento cortese dell’Ariosto… Direi che ci sono modi assai peggiori per passare un sabato sera di fine maggio.

Se volete informazioni, qui c’è il sito del Palio, e qui potete scaricare il programma. Meanwhile, Este viva!

 

Gli Stendardi del Re

Vexilla regis prodeunt,brigandsdubocage
fulget crucis mysterium,
quo carne carnis conditor
suspensus est patibulo.
Confixa clavis viscera
tendens manus, vestigia
redemptionis gratia
hic inmolata est hostia.
Quo vulneratus insuper
mucrone diro lanceae,
ut nos lavaret crimine,
manavit unda et sanguine.
Inpleta sunt quae concinit
David fideli carmine,
dicendo nationibus:
regnavit a ligno Deus.
Arbor decora et fulgida,
ornata regis purpura,
electa, digno stipite
tam sancta membra tangere!
Beata cuius|brachiis
pretium pependit saeculi!
statera facta est corporis
praedam tulitque Tartari.
Fundis aroma cortice,
vincis sapore nectare,
iucunda fructu fertili
plaudis triumpho nobili.
Salve ara, salve victima
de passionis gloria,
qua vita mortem pertulit
et morte vitam reddidit.

Gli stendardi del re avanzano e rifulge il mistero della croce, dice questo inno del sesto secolo, legato alla liturgia del Venerdì Santo.

Non fa meraviglia che nel 1793 i ribelli vandeani, cattolici e monarchici, lo avessero scelto per la loro (malguidata e peggio finita) sollevazione contro la Repubblica. La versione conosciuta e cantata dai contadini “bianchi”, armati di falci e col rosario avvolto intorno al polso, era quella tradizionale gregoriana. Adesso mi piacerebbe inserire un video o due, ma il mio computer (aka l’Innominatino) e YouTube hanno deciso di concerto di essere quaresimali e punitivi, e quindi mi sa che dovrete andare a sentirlo qui.Ostensione Sacri Vasi Mantova

E ne parliamo oggi perché il VR è musica da venerdì santo: a Mantova lo si canta ancora il pomeriggio del Venerdì, per la solenne esposizione dei Sacri Vasi, due reliquiari che, secondo una di quelle tradizioni antiche e un tantino macabre di cui è ricco il cattolicesimo, sarebbero stati usati da San Longino per raccogliere il sangue di Gesù sotto la croce.

Sacri Vasi a parte, nel corso dei secoli il Vexilla è stato ripreso e musicato in altre versioni.

Un’elaborazione polifonica di Palestrina.

All’inizio della Via Crucis di Liszt.

E poi Bruckner, qui anche in versione per ottoni (non ho idea di che cosa sia il pigolio a 0.21).

È quel genere di musica che suggerisce processioni notturne a lume di torcia, vero? Suggestivo anche per i miscredenti…

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