Mar 27, 2017 - Poesia, Vitarelle e Rotelle    No Comments

Post Versicolore, in cui si parla di Poesia e di Rilevanza

SeamusQuando mi si chiede chi sono i miei poeti preferiti*, in genere rispondo: Seamus Heaney, e poi Emily Dickinson, Kipling, Gozzano.**

E naturalmente Heaney è Heaney – ma oggi lasciate che ci concentriamo sugli altri tre, volete? Per un motivo che è solo tangenzialmente poetico. Emily Dickinson, Kipling e Gozzano – e l’ordine in cui si trovano è dovuto a un paio di ragioni. In primo luogo, in questa successione, i tre nomi suonano quasi come un endecasillabo, e se con questo pensate che io spinga la ricerca del bel suono al limite dell’eccentricità, probabilmente avete ragione. In secondo luogo, questa è la versione dell’elenchino che ha meno probabilità di creare reazioni bizzarre, e ciò si deve a Kipling in seconda posizione. Mi vergogno un po’ ad ammettere che non sempre ho voglia di dibattere sui pregiudizi cristallizzati attorno a Kipling e alla sua opera, ma resta il fatto che, in un elenco di tre elementi, quello in mezzo è destinato ad attrarre meno attenzione.

English: Daguerreotype of the poet Emily Dicki...

È una legge di rilevanza, e non vale soltanto per le serie di tre: il primo elemento colpisce l’attenzione proprio perché arriva per primo, e perché il lettore/interlocutore è portato ad attribuire questa posizione a una ragione specifica. Naturalmente, la ragione non deve necessariamente essere evidente: ci sono carrettate di ragioni legittime per aprire un elenco con un elemento piuttosto che con un altro, inclusa quella pura e semplice d’incuriosire il lettore. La posizione di coda è, semmai, ancora più efficace, perché l’ultimo elemento è quello che più facilmente resterà in mente al lettore, quello che gli sarà temporalmente più vicino una volta girata la pagina o cambiato l’argomento. E’ sempre possibile contrastare questo sbilanciamento ponendo in coda un elemento più debole di quello iniziale. In un certo senso la più celebre Emily Dickinson e il quasi ignoto Guido Gozzano funzionano così – a meno che il nome poco noto non stimoli più curiosità, o che all’altro capo della comunicazione ci sia qualcuno che ama poco ED.

387px-Rudyard_KiplingTutto quello che sta in mezzo a questi due picchi è, per forza di cose, vallata. E sì, lo ripeto, mi vergogno, perché adoro Kipling, e non voglio certo lasciarlo a fondovalle… recupero qualche punto se dico che è più un tentativo di proteggere la mia predilezione che di nasconderla? Parlando seriamente, tuttavia, se il mio pantheon poetico contenesse sei nomi anziché tre, la rilevanza si applicherebbe allo stesso modo, con il primo e l’ultimo poeta in evidenza e tutto ciò che è in mezzo a rischio di oblio. E questo è il motivo per cui inserire nella scrittura lunghi elenchi è sempre a tricky matter: se proprio lo si vuole fare, è meglio essere sicuri di saper bilanciare bene l’allascamento della rilevanza con il peso inerente di ogni singolo elemento.

Guido GozzanoAd ogni modo, certi giorni (o a certa gente) capita che dia risposte diverse. Kipling, Emily Dickinson e Gozzano è come il primo tiro di una forcella d’artiglieria, quando intendo invitare la discussione. Oppure Gozzano, Emily Dickinson e Kipling conta come un crescendo, con l’effetto di far sobbalzare gli interlocutori politically correct. Gozzano in mezzo non lo lascio quasi mai, confesso: sarebbe quasi come non nominarlo affatto, anche se devo ammettere che Emily Dickinson, Gozzano e Kipling ha una sua sonorità non disprezzabile.

Se poi il mio interlocutore se ne infischia dei miei giochini di rilevanza, evita di esclamare inorridito che Kipling era un Bieco Imperialista, Colonialista e Razzista, e si mette a discutere davvero di poeti e di poesia, questa è la reazione ideale.

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* Ebbene sì, c’è ancora gente che ti chiede di punto in bianco chi sono i tuoi poeti preferiti. D’altra parte, ho scoperto stasera che ci sono ancora cinema che replicano i film “a grande richiesta”… la vita è piena di sorprese.

** Yes, well – e Marlowe, e Shakespeare… ma diciamo in contesto non teatral-elisabettiano.

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Essere O Non Essere… per Pennello e Pianoforte

Chi ha detto che l’anno shakespeariano è finito? Ricordate Alessandro Sanna, Elisabetta Garilli e i loro meravigliosi concerti disegnati?

Ebbene, adesso Alessandro ed Elisabetta debuttano con una nuova meraviglia chiamata 400Shakespeare – un’incantevole meditazione per musica, immagini e testi su Shakespeare, l’immagine e l’immaginazione… E vado particolarmente orgogliosa del fatto che ho avuto una piccola, piccolissima parte in tutto ciò.

E già che ci siamo: grazie per avermi voluta in locandina, Alessandro! È stata una bellissima sorpresa…

400ShakespeareSanna

Ne riparleremo quando uscirà (prossimissimamente) Essere o non essere Shakespeare, il nuovo libro illustrato di Alessandro, da cui provengono le illustrazioni.

Intanto, però, domenica 26, alle ore 17, vi aspettiamo al Teatro Ristori di Verona per il debutto di questo splendido progetto.

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Cliffhanger Rusticano

scrittura creativa, passo narrativo, opera, cavalleria rusticana, libretto, placido domingoMi è capitato in questi giorni di riascoltare la Cavalleria Rusticana, nell’edizione Domingo-Obraztsova-Bruson diretta da Pretre. Ridendo e scherzando, l’edizione in questione va per i trentacinque anni, ma non è questo il punto.

Il punto è che non avevo mai notato come Targioni-Tozzetti e Menisci fossero narrativamente scafati. Voglio dire, di solito dai librettisti ci si aspettano versi turgidi, vocaboli desueti, storia macellata e improbabilità multiple. TT&M no. TT&M non solo usano linguaggio asciutto, narrazione stringata e logica impeccabile, ma appendono anche il melomane (e l’ostessa) alla scogliera.

Pensate all’inizio. Dopo la serenata offstage di Turiddu, dopo che contadinelli e contadinelle hanno lietamente inneggiato alla primavera e alla Pasqua, Santuzza giunge all’osteria di Mamma Lucia con la faccia di chi non porta buone nuove. Chiede di Turiddu, che dovrebbe essere altrove e invece è stato visto in paese (lo sappiamo anche noi: poco fa se ne andava attorno cantando in vernacolo locale – e non per Santuzza) e spiega di non poter entrare in casa altrui perché è scomunicata.

Adesso sì che Mamma Lucia comincia ad allarmarsi.

E che ne sai del mio figliolo? indaga.

Santuzza si torce le mani: Quale spina ho in core!

E adesso vuoterà il sacco, giusto? Che diamine ha questa ragazza? Perché non può fare la comunione il giorno di Pasqua? Perché Mamma Lucia all’inizio era così brusca con lei? Avanti, Santuzza, dicci tutto…

E invece no. scrittura creativa, passo narrativo, opera, cavalleria rusticana, libretto, placido domingo

La musica compie una virata angolare, odonsi tinnir di campanelle e schiocchi di frusta, entra in scena Compar Alfio, sanguigno e compiaciuto di sé, accompagnato da una frotta di paesani cinguettanti. O che bel mestiere fare il carrettiere! Tanto più che a casa lo aspetta Lola, che l’ama e lo consola…

E perché mai le comari fanno “oh”? E poi Lola? La stessa lola bianca e rossa come una ciliegia della serenata di Turiddu?

Ahi…

E mentre la scena prosegue in pasquale gaiezza e poi pasquale devozione, noi sappiamo che qualcosa non va, cominciamo a sospettare la natura della spina di Santuzza, e ci sa tanto che non sarà la più lieta delle giornate per tutta questa gente. E, detto per inciso, se prima eravamo curiosi di sentire che cos’ha da dire la ragazza, adesso lo siamo di più, e con una certa ansia. E se siamo ansiosi noi, figuriamoci Mamma Lucia!

Eccoci tutti appesi a una scogliera tardo-ottocento. E, mentre aspettiamo che Santuzza e Lucia si liberino del carrettiere soddisfatto, potremmo anche meditare sull’accorgimento narrativo: abbiamo una rivelazione rilevante da fare? Magari proprio quella che mette in movimento la trama? Be’, potremmo fare di peggio che servirla in più fasi – con interruzione rilevante. Perché se c’è qualcosa che fa felice il lettore è un significativo e bel crescendo di tensione.

E noi vogliamo sempre far felice il lettore, giusto? Felice in quella maniera che lo spinge a mangiarsi le unghie, ma felice.

Mar 20, 2017 - grilloparlante    No Comments

Dioniso, Bacco & C.

E si torna all’Enoteca Porto Catena, mercoledì 29. Questa volta parliamo di vino nel mondo antico, con la poesia, il commercio e i miti – e i colori – del vino in un tempo e un mondo di cui il Mediterraneo era il cuore.

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Prenotate al numero qui sopra, volete?

Mar 13, 2017 - Elsewhere    1 Comment

Intervista su “Non Quel Marlowe”

LuciusEtruscusAl volo – soprattutto grazie all’ennesima influenza che mi ha ridotta a uno stracciolino incoerente. Ma prima di soccombere ho fatto in tempo a rispondere all’intervista di Lucius Etruscus, curatore di Thriller Magazine, redattore di SherlockMagazine, multiblogger, saggista, narratore, appassionato di storia e letteratura – e della Questione del Vero Autore… A suo tempo, Lucius e io ci siamo incontrati tramite il suo NonQuelMarlowe, le avventure di un investigatore bibliofilo – ed è proprio lì che trovate l’intervista.

Grazie, Lucius – è stato un piacere.

E a voi, o Lettori, non prometto granché per i prossimi giorni, perché basta una linea di febbre a imbottirmi la testa di cotone idrofilo, biglie di vetro e prosciutto cotto. Ci sentiamo – prima o poi. Abbiate pazienza.

Fiori Secchi, Primavera e Distrazioni

Pressed daisiesA volte succedono graziose serendipità, vero?

Per dire, “L’Officina delle Arti”, di Ricciotto canudo (Edizioni di Bianco e Nero, 1966), in biblioteca a Mantova non c’è. Però si procura tramite prestito interbibliotecario. E quando arriva dalla Biblioteca Augusta di Perugia, sfogliandolo ci si trovano tre margherite essiccate, pressate tra le pagine a mo’ di erbario.

“Oh, bizzarro…” si sorride, e si mettono da parte le margherite. Il portafortuna di qualcuno in vista di un esame di storia del cinema? Chi lo sa…

Ma il lavoro incombe, e si passa l’oretta successiva a caccia di passi riportati nel libro che si sta finendo di tradurre dal Francese. Solo che ogni tanto, di tra le pagine, salta fuori una violetta. pressed violet

E allora non si può fare a meno di pensare alla studentessa che, in un giorno di primavera, è andata a studiare al parco – doveva essere marzo o aprile, magari la prima bella giornata primaverile, di quelle che invitano a cercare un quadrato d’erba per stenderci un plaid. O forse le residenze studentesche a Perugia hanno giardini in cui crescono le violette? Alcuni paragrafi del buon Canudo sono segnati, appena appena, con un punto tracciato a biro accanto all’indentatura. Colore e forma (più un minuscolo cerchiolino che un punto vero e proprio) suggeriscono una BIC blu. Viene da pensare a un astuccio dimenticato a casa. La biro c’era lo stesso, perché tutte abbiamo una biro nella borsetta. Però poi si direbbe che la proprietaria della biro si sia distratta ogni tanto: una margheritina qui, un paio di violette là, poi una violetta sola… Oh, be’: Canudo non è precisamente di quelle cose che si leggono tutte d’un fiato.

pressed flowersChiusa parentesi. Il lavoro incombe (si è promesso di consegnarla la settimana prossima, questa traduzione…), e una volta finito con Canudo, c’è Greenberg che aspetta lo stesso trattamento. E intanto fuori la giornata è deliziosa, e la primavera è in anticipo di almeno dieci giorni, e sarebbe pur bello andarsene a violette e margherite… magari aggiungerne una tra le pagine?

Al lavoro, donna! Non distrarti, che la traduzione non si fa mica da sola. E però… chissà com’è andato quell’esame di Storia del Cinema a Perugia?

Shakespeare – Ritratto Istantaneo

LocLUPo2E ieri sera piacevolissimo debutto degli aperitivi letterari di Inchiostro&Vino all’Enoteca Porto Catena – con buon vino e un pubblico entusiasta.

Oggi, invece, si converserà di fama postuma alla Libera Università Poggese, a Poggio Rusco – e credo che sarà una storia di sorprese, a suo modo…

In mezzo alle infinite eccentricità shakespearian-marloviane che costellano gli ultimi quattro secoli e qualcosa, parleremo anche del Ritratto Janssen. È questo ritratto seicentesco che vedete qui sotto a destra – o almeno lo era quando la Folger Shakespeare Library di Washington lo acquisì a fine anni Ottanta del secolo scorso, con l’attribuzione “Ritratto di William Shakespeare, artista anonimo.” Non era in buone condizioni, povero riratto, così venne subito messo a restauro.

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Mr. Shakespeare, suppongo?

E alla prima radiografia, a restauratori e curatori caddero le braccia. I raggi X mostravano che il Ritratto di William Shakespeare era in realtà una crosta che copriva… qualcos’altro. Rimosso lo strato esterno, venne alla luce un altro uomo – completamente diverso. Niente fronte calva e bombata, niente naso diritto, niente occhi scuri… Niente Shakespeare, alas. Solo qualche altro, anonimo gentiluomo contemporaneo del Bardo. In fondo sulla sinistra.

Alla Folger, comprensibilmente, non erano proprio ebbri di gioia. Credevano di essersi portati a casa un ritratto dell’eroe eponimo, e invece si ritrovavano… con che cosa, esattamente? Be’, in realtà si ritrovavano con un documento affascinante della bardolatria nel tardo Settecento – e del mercato che ci si era raggrumato attorno.

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Well… non proprio

Perché quel che era successo era una di due cose: o un pittore si era ritrovato per le mani un ritratto di anonimo e gli era balenato in mente che ci avrebbe ricavato molto di più se si fosse trattato di Shakespeare, oppure prima gli venne l’idea e andò a cercarsi apposta un ritratto compatibile. Either way, quando? Be’, senz’altro prima del 1770 – quando il ritratto emerse come super cimelio shakespeariano – e altrettanto senz’altro dopo il 1741, quando David Garrick riportò Shakespeare all’attenzione del grande pubblico interpretando Riccardo III al Drury Lane. Personalmente sospetto che si possa restringere alquanto la finestra temporale, perché il bardolatrismo e il commercio di cimeli e souvenir si possono datare al 1769, al Grande Giubileo Shakespeariano di Stratford, che Garrick volle, organizzò e diresse, e poi spostò a Londra. Si può dire che quella sia stata la vera e propria instaurazione del culto – con Garrick come unico profeta.

Per cui immaginate la tentazione per un povero pittore, magari squattrinato, magari frustrato dallo scarso successo dei suoi paesaggetti arcadici… E una sera, venendosene via da teatro dopo una delle novanta (90!) rappresentazioni del Jubilee… folgorazione! Idea! Instant portrait!

Come vedete, la nostra epoca cinica in realtà non ha inventato granché.

E se volete sentire come secoli di storie come questa abbiano costruito, modellato e cementato la fama di Shakespeare (e Marlowe), se ne parla oggi alle 17, alla Biblioteca Mondadori di Poggio Rusco.

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Il Latte di Venere…

Al volo per ricordarvi che questa sera…

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Brindare ai tempi di Shakespeare & Co. E si brindava – oh, se si brindava…

Se foste in quel di Mantova e vi pungesse vaghezza, mi par di capire che ci sia ancora qualche posto. Chiamate il numero in fondo alla locandina per informazioni.

A questa sera!

 

CDSF

InsanityDicesi “Fase Che Diamine Sto Facendo” (o più brevemente Fase CDSF) il momento in cui, nel corso della stesura, la domanda titolare s’impone con ubiqua e perentoria petulanza, obnubilando qualsivoglia barlume di giudizio, buon senso, ragionevolezza, senso delle proporzioni e senso dell’umorismo.

È tristemente caratteristico di questa condizione che, per un combinarsi di fenomeni psicologici, auditivi nonché ottici, essa (la domanda titolare) si manifesti in molteplici forme e sconsolante insistenza, in guisa di Lieve Ossessione, Pensiero Ineluttabile, Coro Greco, Formazione Nuvolosa a Cirrocumuli, Trenodia Sinfonica et caetera similia. La presenza di Punti Interrogativi in quantità variabile – talora, seppur non di frequente, accompagnati da Punti Esclamativi, può costituire un indice empirico della gravità della condizione stessa.

L’insorgere della Fase CDSF , seppure tipico della maggior parte delle produzioni per iscritto, soprattutto a carattere fittizio, non trova sede preferenziale in alcuno stadio specifico della stesura. La letteratura riporta abbondanti casi di Fase CDSF manifestatasi all’inizio, verso la fine, a mezza strada e in ogni possibile punto tra quelli indicati. Il Lettore valuti da sé se sia cosa buona o cattiva che essa capiti a un quarto della Quarta Stesura…

Una volta prodottasi, la Fase CDSF tende a produrre Riletture Sconsolate, Crolli di Fiducia, Improvviso Disgusto, Caspar_David_Friedrich_-_Wanderer_above_the_sea_of_fogUmor Tetro, Risatelle Tragiche, Passeggiate sulle Scogliere, Decisioni Epocali, Ripensamenti Drastici, Ansia da Scadenza, Autocommiserazione, Cupaggine Generale, Mancanza d’Appetito oppure Voracità Invereconda, Rimuginamenti Mentali, Orali o Scritti, Afferramento di Tende, Aneliti di Tabula Rasa, Aneliti di Tutt’Altro – e tutta un’ulteriore varietà di sintomi individuali, in combinazioni ancora non censite dalla scienza.

La condizione, soprattutto quando accompagnata da Autocommiserazione, è passibile di svilupparsi in un’ulteriore  fase chiamata Come Ho Mai Potuto Pensare d’Imbarcarmi in un Arnese Simile – e, nei casi più gravi,  si è segnalato l’insorgere di una fase Non Scriverò Mai Più Una Singola Parola. Remota – ma non trascurabile – è la possbilità di associazione con il temuto Blocco dello Scrittore. Gli studi in materia di correlazione tra le due condizioni non sono a tutt’oggi conclusivi, ma emerge una tendenza a vedere nella Fase CDSF più un prodromo che una causa del BdS.

Imprevedibilmente variabile è altresì la durata della Fase CDSF – da poche ore a qualche settimana nella maggior parte dei casi.

Tea&BiscuitsCome molte Afflizioni dello Spirito (e dello Spirito Scrivente in particolare), questa condizione si combatte con generose applicazioni di Tè Bollente, Biscotti, Musica e Ore di Sonno. Settori della Scuola Anglosassone, tuttavia, tendono ad equiparare nel trattamento la Fase CDSF al Raffreddore Comune che, secondo il Vecchio Adagio, a curarlo passa in una settimana – e, a non curarlo, invece pure.

Studi recenti hanno dimostrato l’efficacia di Distrazioni quali Docce Bollenti, Passeggiate Lontano dalle Scogliere o Attività Manuale. La presente disamina preferisce non pronunciarsi sulla pur ipotizzata utilità di Taglio del Prato e Caricamento della Lavastoviglie (qui riferiti per completezza d’argomento), ma riconosce senza riserve la bontà terapeutica di Torte al Forno, Elefanti di Terracotta, Lanterne e Teatrini di Carta.

Notasi infine come, nei casi di Esito Positivo (una percentuale felicemente elevata), la Fase CDSF tenda a risolversi in Rinnovata Fiducia, Maggiore Obiettività Relativa, Buone Idee, e temporaneo incremento del Senso delle Proporzioni.

 

 

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