Si fa quel che si può

Essendosi domenica, tradizione vorrebbe un filmato, magari inerente allo Sbregaverze della settimana… Alas, l’ho già detto: sul Critonio non c’è nulla di nulla.

E allora, nella mia impudenza, credo che oggi posterò invece un estrattino del mio Specchio Convesso.

Dunque, si è appena tenuta una giostra, nel corso della quale il Critonio ha battuto l’amico di Don Vincenzo, vincendo una grossa somma di denaro. Il narratore, il cortigiano Marcello Donati, è incaricato dal Principe di pagare la scommessa, e trova il Critonio occupato a medicarsi da sé una ferita superficiale, nonché di pessimo umore. Quando lo Scozzese esprime l’amabile intenzione di gettare la borsa nel lago insieme al suo padrone, e Donati mostra di credergli molto poco…

– Voi mi giudicate stupido, Dottor Donati? -interrogò inaspettatamente.

– Ci sono molte cose che penso di voi, Critonio, -risposi, aggrottando la fronte nel mio stupore,- e non tutte sono buone. Ma stupido no, non ho mai creduto che lo foste.

– Ah, si direbbe che lo sia, invece! -esclamò lo Scozzese, con una voce che non pareva nemmeno la sua- Tutti pensate che debba essere contento di quel che ho ottenuto qui, non è vero? Che abbia combinato parecchio, dal giorno in cui il Duca lesse le mie lettere… Ma se sapeste! Quand’ero ragazzo, con la mia nascita e le mie qualità, non c’era nulla che paresse troppo per le mie ambizioni… E adesso guardatemi: un giostratore da fiera e un pappagallo ammaestrato, la meraviglia degli eruditi e il balocco parlante del Duca! –

E allora mi dispiacqui per lui, Manuzio. Per un istante ebbi una gran pena per quel giovane che aveva messo tanta cura nel rendersi insensibile e non vi era riuscito. Lo avevo sempre creduto così soddisfatto di sé e invece, dietro la maschera incurante, nessuno giudicava Giacomo Critonio tanto severamente quanto lui stesso faceva.

– Non dovete pensare così… -mormorai, ma lo Scozzese m’interruppe con un gesto.

– No? -domandò amaramente- Se non passa giorno senza che debba fare esibizione di qualche bravura! Se sbaglio, scherno e disprezzo; se riesco, una borsa, come se fossi un mangiatore di spade sulla piazza, e non posso nemmeno rigettarla in faccia… –

S’era incollerito di nuovo, nel parlare, ma tutt’a un tratto s’interruppe fissando a bocca aperta qualcuno che entrava tempestosamente  dalla porta alle mie spalle.

Voltandomi, vidi la signora Armida. La fanciulla rimase per un istante sulla porta, con gli occhi lucenti e il fiato corto di chi avesse corso e poi, senza badare affatto a me, si avvicinò di slancio al Critonio che, per lo stupore dell’improvvisa apparizione, aveva dimenticato di alzarsi. Armida era in preda alla più viva agitazione. Afferrò la mano dello Scozzese e gli sfiorò delicatamente il braccio ferito.

– Per causa mia! -mormorò, e scosse la testa quando il giovane volle assicurarla che era solo un graffio. Si tolse dalla manica un fazzolettino ricamato e, inumiditolo dalla boccetta di aceto aromatico che portava alla cintura, s’inginocchiò accanto allo Scozzese, facendogli poggiare il braccio sulla panca.

– Ditemelo, se vi faccio male. -gli sussurrò, e prese a lavargli la ferita. Curvo su di lei, il Critonio la guardava con occhi pieni di stupore e di qualche altra cosa che non mi piaceva vedere. Tenendogli ferma la mano, l’Armida lavorava di buona lena e a tratti, quando lo sentiva irrigidire il muscolo (perché l’aceto doveva bruciargli non poco), gli levava gli occhi in viso, e sorrideva in risposta quando egli sorrideva per rassicurarla, e tornava a chinare il capo, assalita da ondate di rossore.

Tutto ciò, come vi ho detto, non mi piaceva. La fanciulla era assai poco padrona di sé mentre il Critonio, recuperata in parte la sua freddezza, lo era fin troppo. Guardava la sua piccola cerusica con una sorta di trionfante determinazione, quasi una ferocia. Vedevo bene che, benché avesse frenato i segni esteriori della collera, era ancora fuori di sé, incurante di ogni prudenza e fin troppo avido di vibrare un’altra stoccata a don Vincenzo. Per di più, ora la fanciulla gli si offriva perduta e soggiogata, dimentica delle sue malizie, e anzi proprio da quelle travolta.

Sapevo che quei due non avrebbero esitato oltre, a meno che non fossi intervenuto.

– Signora Armida, -dissi pertanto, chinandomi a prendere la fanciulla per un braccio- avete fatto una gentilezza, il signor Giacomo vi è grato e sa che voi siete grata a lui, però non è bene che stiate qui. Date retta a un uomo anziano abbastanza per essere una volta e mezza vostro padre, e che ha a cuore la vostra reputazione: andate, e lasciate che finisca io di occuparmi di questa graffiatura. –

Ma l’Armida balzò in piedi come punta, sottraendo il braccio alla mia presa.

– No, Dottore, no! -gridò, mezzo piangendo e mezzo ridendo- Non m’importa quello che si dirà, non m’importa di nessuno e meno di tutti del Principe! Sono stata perfida e molto sciocca, e il signor Giacomo avrà molto da perdonare, se vorrà… -si voltò verso il giovane che si era chinato a baciarle la mano e alzò su di lei uno sguardo ardente. Non era mai stato tanto bello, e l’Armida, con un piccolo sospiro, tornò ad inginocchiarglisi accanto.

– Signor Giacomo… -cominciai col mio fare più severo, ma mi fermai incontrando gli occhi color della nebbia, accesi da una luce di vittoria e accompagnati dall’ombra di un sorriso arrogante.

E allora, invece d’interferire ancora, allargai le braccia in segno d’impotenza e mi voltai per andarmene. Quando, dalla soglia, gettai un’occhiata sopra la mia spalla, vidi il giovane inginocchiato a sua volta sul pavimento, la bocca sulla bocca dell’Armida e le mani affondate nei suoi capelli.

Arrivato!

KINDLE.jpgVi ricordate il mio regalo di Natale? Be’, è arrivato!

Dopo appena tre giorni dall’ordine, un furgone UPS trainato da renne gialle è planato sul mio tetto, e ha calato attraverso il camino il mio Kindle. Si capisce, ufficialmente lo aprirò la notte di Natale, ma c’erano alcune cose da fare, come controllare che fosse vivo e compatibile con il mio computer, registrare gli indirizzi email, et caetera similia, per cui non si poteva fare conto sulla donatrice. E questo è il motivo per cui, pur non essendone ancora entrata in possesso, sono già in grado di dire che l’arnesino è incredibile.

Chiariamo subito che non è straordinariamente bello: bianco e gelido, pur con gli angoli arrotondati, fa un po’ l’impressione di un piccolo frigorifero, ma confido che l’effetto frigidaire svanirà quando sarà arrivata la copertina di pelle*.

In compenso, la cosa fenomenale è lo schermo. Confesso che non credevo fino in fondo a tutto l’hype sulla tecnologia eInk, ma mi sbagliavo. Non si ha assolutamente la sensazione di leggere da uno schermo, non c’è retroilluminazione, non c’è il conseguente fastidio, non c’è nulla, salvo le parole nitidissime su fondo color… non c’è altra parola per definirlo: color carta. L’impressione è quella di leggere una pagina stampata ad altissima qualità. Il display da 6” ha le dimensioni di un piccolo paperback, e Kindle impagina da solo il contenuto adattandolo al display, per cui non bisogna spostare, adattare o far scorrere alcunché. Le pagine si girano (avanti e indietro) con due tasti posti ai lati del display. A quanto pare, non è difficilissimo schiacciarli accidentalmente tenendo in mano il Kindle nudo, ma il problema si risolve completamente usando una copertina. Questo è per sentito dire, perché, pur avendo caricato alcuni files pronti per la notte di Natale, mi sono eroicamente trattenuta dal cominciare a leggere.

E questo ci porta al caricamento dei file, che temevo un pochino. Invece è tutto molto semplice, anche per i formati non direttamente supportati. Li si può far convertire in modo facile, rapido e gratuito inviandoli ad Amazon per posta elettronica: in pochissimo tempo tornano per la stessa via, convertiti e caricabili. Oppure si può utilizzare un programma come Stanza o Calibre, entrambi gratuiti, e fare tutto da sé. Io ho scaricato Calibre e l’ho trovato efficiente e d’uso intuitivo.

Quanto ai libri, temo che la scelta sia più ampia in Inglese. Quando dicevo, nel post precedente, che i libri elettronici su Amazon costano circa 10 Dollari, mi riferivo ai bestseller appena usciti. In realtà il libro medio costa decisamente meno, e c’è anche una vasta scelta di materiale gratuito, tanto su Amazon quanto su numerosi altri siti, come il Progetto Gutenberg, FeedBooks… Per i testi in Italiano, c’è sempre il meritorio Progetto Manuzio, conosciuto anche come LiberLiber. Detto fra parentesi, vale la pena di visitare questi siti indipendentemente da Kindle, perché tutti hanno una quantità di classici, saggistica, narrativa e testi fuori commercio. A volte, esaurite tutte le altre possibilità, i libri introvabili saltano fuori proprio lì.

Ecco, per ora siamo fermi a questo. Ho riposto il mio Kindle nella sua scatola e non lo rivedrò più fino alla sera del 24 Dicembre, quando lo scarterò sotto l’albero, come fa la gente normale. Sarà una lunga attesa…

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41eUaVviNsL__SL110_.jpg* Ho scelto quella viola!

 

Quando si dice i Posteri

Per quanto ne so, non ci sono film sull’Ammirabile Critonio. A dire il vero c’è una commedia di J.M. Barrie (sì, quello di Peter Pan) chiamata The Admirable Crichton, dalla quale sono stati tratti diversi film*, ma…

Ricordate il sobriquet di Madame Sans-Gêne? Che non era affatto suo, ma era stato sottratto ad un’altra e reso celebre per lei? Ebbene, qui abbiamo il caso opposto. L’Ammirabile Crichton di Barrie è un maggiordomo inglese che, alla fine del XIX Secolo, fa naufragio con i suoi padroni su un’isola deserta… Quindi, vedete, non c’entra assolutamente nulla. Però a Barrie piaceva il nome: lo ha sottratto senza remore, e il suo maggiordomo (almeno nei paesi anglosassoni) è più celebre del suo namesake rinascimentale. Cose che capitano: è successo alla povera Thérèse comesichiamava, la MSG originale, ed è successo a James Crichton. Che volete farci? Gli scrittori sono gente senza coscienza, e il furto di un nome per loro è come bere un bicchier d’acqua fresca.

lapide.jpgSempre per quanto ne so, non ci sono nemmeno statue. C’è questa lapide bilingue**, fatta apporre da un discendente nella chiesa di S.Simone a Mantova nel 1914, e c’è una targa nella chiesa di Sanquhar, in Scozia. Della lapide scozzese non ho trovato un’immagine, ma quella mantovana mi dà l’occasione di dire un paio di cose sulla morte del Critonio storico. Vi sareste aspettati (o almeno, io mi sarei aspettata) funerali solenni per il favorito del Duca di Mantova. Ma c’era il piccolo particolare che il favorito in questione era stato ucciso dall’erede del Ducato in circostanze che era caritatevole definire poco chiare… morale: lo Scozzese fu sepolto nella chiesa di S.Simone, in tutta semplicità perché non c’erano soldi, e con il suo servo per tutto corteo funebre. Altro che i dieci giorni di lutto cittadino descritti da Sir Thomas: pieno di debiti, sepolto in imbarazzata fretta, e dimenticato alla velocità del lampo***!

 Quindi, in realtà, le sue tristezze il Critonio le avrebbe avute. Una delle linee narrative nello Specchio Convesso è che il giovanotto non fosse affatto contento di sé: con la sua nascita e le sue qualità avrebbe potuto aspirare a molto di più, e molto di meglio, delle dispute pubbliche, le giostre e una precaria posizione di favorito in una corte minore come Mantova… Il mio Giacomo Critonio non ha una buona opinione di se stesso. Un’altra linea narrativa è che sia una spia al soldo di Venezia, un’altra ancora è che non possa tornare a casa in Scozia… Insomma, ci ho strologato su, ho amplificato certi aspetti, ne ho omessi ben pochi, ma ho messo tutto nella luce che preferivo… alla fin fine, mi sa di avere sbregaverzizzato non poco a mia volta.

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* Fatterello bizzarro: secondo IMDb, le due versioni di Travolti da un insolito destino… sarebbero altrettanti adattamenti di The Admirable Crichton. Mai visto nessuna delle due, quindi non posso pronunciarmi.

** Mi si fa notare che la Fenomenologia sta assumendo un carattere lievemente cimiteriale, con tutte queste lapidi. Vero, ma che posso farci se tutti gli Sbregaverze sono ampiamenti passati a miglior vita?

*** Con l’eccezione di Aldo Manuzio il Giovane, che dedicò alla sua memoria un’edizione del De Amicitia di Cicerone. Oh, e poi ci sono generazioni di biografi scozzesi, che suonerebbero più attendibili se non si limitassero a ripetere ciascuno i propri predecessori, e tutti, alla fin fine, Manuzio stesso.

 

Niente Roma

Dovevo presentare Somnium Hannibalis a Roma, a metà dicembre, in una libreria del centro. Sembrava tutto stabilito, e non nego che ero piuttosto al settimo cielo. Insomma, Roma è Roma, e poi, così sotto Natale… Avevo già presentato una volta a Roma, ai tempi di Strada Nuova. Hm. A febbraio. Insieme ad altri due autori. Davanti a una platea di dodici persone. Due terzi delle quali erano amici e parenti. Ma questa volta doveva essere tutto diverso: si era scelto l’attore per il reading, prevista la pubblicità, decisa la data…  tutto perfetto, no?

Appunto: no.

A quanto pare, il Somnium e io siamo rimasti impigliati nel mezzo di una specie di guerra a tre fra librai (vari), distribuzione (Messaggerie) ed editore (Robin), in cui nessuno vuole cedere, in cui a nessuno importa della mia povera, piccola presentazione assassinata. E badate, non sono irragionevole: capisco perfettamente che ci siano problemi di mercato, di contratti, di eccezioni da non fare, di precedenti da non creare. Sono certa che tutti hanno perfettamente ragione. E sono consapevole che il mondo non ruota attorno al mio libro.

Però…

Essere ragionevoli è una magra consolazione, quando si credeva di presentare il proprio libro a Roma a metà dicembre, e invece non lo si farà. Sospirone.

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ETA: la mia amica Lina Morselli offre una consolazione migliore. Sono vittima di una maledizione millenaria, perbacco! Il vero Annibale non è mai riuscito a passeggiare all’ombra del Colosseo, e mi aspetto di portarcelo io? Allons donc! E devo ammettere che suona molto, molto meglio delle scaramucce distributive…

L’Ammirabile Critonio: Lo Sbregaverze Mal Riuscito

James_Crichton_1.jpgNon tutti gli Sbregaverze riescono col buco, e questo è il solo punto di contatto che veda tra gli Sbregaverze e le ciambelle. Forse bisognerebbe qualificare, perché di James Crichton letterari ne contiamo almeno due*, ma mostreremo perché, a dispetto delle apparenze, Sir Thomas Urquhart non sia affatto il nonno di tutti gli sbregaverzizzatori; e perché William Ainsworth, con uno Sbregaverze al suo attivo, è un autore completamente dimenticato.

Prima, però, tanto per sapere di cosa (e di chi) parliamo, cominciamo con un po’ di storia.

James Crichton of Eliock and Cluny era nato nel 1560, figlio del Lord Avvocato di Scozia e di una Stewart di sangue reale**. Siccome il ragazzino pareva promettere assai bene, fu spedito giovanissimo all’università di St.Andrews, dove si laureò alla matura età di tredici anni, e fu licenziato Master of Arts a quattordici. Poi, come un antesignano del Progetto Erasmus, passò in Francia per completare la sua educazione. Dopo di questo, le notizie diventano un po’ vaghe. Potrebbe avere servito per due anni come cavaliere nelle truppe del Re di Francia senza ricoprire alcun grado di rilievo, oppure no. Potrebbe avere lasciato una profonda impressione di sé a corte e negli ambienti accademici parigini, oppure no, checché ne dicano gli adoranti biografi scozzesi, contemporanei e posteri. Next we know, il giovanotto riemerge a Genova nel 1579, e lo sappiamo per certo perché c’è un’orazione di Giacomo Critonio, Scoto rivolta alla Repubblica di Genova. Non un successo travolgente, se dobbiamo giudicare dal fatto che l’anno successivo il Critonio era già a Venezia. Lì andò meglio: i patrizi, gli eruditi e i professori di Padova erano impressionati: Aldo Manuzio il giovane c’informa che il suo scozzese parlava dieci o undici lingue, disputava di filosofia, teologia, araldica, matematica, musica, politica e chi più ne ha più ne metta; tirava di scherma, danzava, cavalcava, saltava (!)… ed era pure bello. Pur avendo incontrato tanto entusiasmo, il giovane Giacomo passò a Mantova in tempo per il Carnevale del 1582, e lì divenne, alla velocità del fulmine, il favorito del gobbo, cinico e sospettosissimo Duca Guglielmo Gonzaga. “Come diavolo avrà fatto?” si domandavano tutti, per primo il figlio del Duca, il brillante, irresponsabile, bel Don Vincenzo, cui in vent’anni non era mai riuscito d’andar d’accordo con il padre… A parte il Duca e le dame di corte, però, Mantova si mostrò meno entusiastica di Venezia. Meno felice di tutti era Don Vincenzo, cui non piaceva vedersi capitare tra i piedi un rivale in tutti i campi. Come fu, come non fu, la parabola mantovana del Critonio durò fino ai primi di luglio, quando ebbe la cattiva sorte d’incontrare Piccoli Duchi Crescono in una stradina buia. Uno spintone, un insulto o due, le staffe perdute, i pugnali sguainati… ben presto sul terreno restò un amico di Don Vincenzo, mentre il nostro Scozzese, ferito al fianco, correva via in cerca di soccorso. Arrivò a una bottega di speziale giusto in tempo per morirci. Aveva ventidue anni. Forse era stato un prodigio di erudizione multiforme, forse un millantatore intrigante. Non lo sappiamo per certo, perché le fonti sono dubbie. Forse non lo sapremo mai.

Chi credeva di avere le idee chiarissime in proposito era Sir Thomas Urquhart. Ho già accennato a lui, ThomasUrquhart.pngqualche post fa: un altro erudito scozzese, viaggiatore, scrittore, traduttore di Rabelais, inventore di lingue universali… bel soggetto. Nel 1652, Sir Thomas dedicò alle prodezze di James Crichton, che era il suo idolo e modello, la maggior parte del suo Exkybalauron, ovvero La Scoperta di un Meraviglioso Gioiello, singolarissimo trattato sul carattere nazionale scozzese, che sovrasta, lo si capisce bene, il carattere nazionale di qualsiasi altro popolo. Sir Tom era fatto così, e anche il suo Crichton era fatto così: un eroe senza macchia e senza paura, ineffabile nella sua spavalderia e presunzione, che attraversa l’Europa vendicando torti altrui per pura magnanimità, riducendo al più umiliato silenzio gli eruditi di tutte le università, battendo in duello chiunque gli si pari davanti, e ovunque ottenendo il plauso e l’ammirazione degli ottimati, l’amore delle donne e la grata adorazione del popolo. Unica eccezione, naturalmente, Mantova, dove il malvagio, invidioso Don Vincenzo va in giro con dieci compagni armati fino ai denti. E lo stesso, riesce a battere “Crichtoun” solo con l’inganno: riconoscendo il suo augusto avversario, lo Scozzese si ferma, s’inginocchia e porge la spada… e Vincenzo prende l’arma e trapassa l’avversario disarmato! Non so se mi spiego. Comunque, non siamo davanti a uno Sbregaverze. Sir Tom fa sul serio, sul serissimo: non considera la sua improbabilissima storia un romanzo, ma un’opera storica, una biografia e un trattato tutto assieme. E’ fermamente convinto di non avere esagerato nemmeno un pochino, e gli attributi sbregaverzeschi di Crichtoun sono del tutto involontari. Poco importa che sconfigga spadaccini seriali per sport, che sia sopraffinamente geloso del suo onore, che faccia fuori da solo tutti e dieci i compagni di Don Vincenzo, spacciandolo in altrettanti modi diversi, tutti “scientifici”… Resta il fatto che a Sir Tom, gentiluomo barocco e scozzese, non sembra di avere ritoccato la verità***… E la creazione di uno Sbregaverze deve essere deliberata. Peccato, vero?

Ma non è finita qui.

180px-William_Harrison_Ainsworth_-_Project_Gutenberg_eText_12369.pngLasciamo passare un altro paio di secoli, e scendiamo dalla Scozia a Londra. Enter William Harrison Ainsworth. “E chi era costui?” vi chiedete voi. Ebbene, WHA era un romanziere storico, un contemporaneo di Dickens, autore di una quarantina di romanzi storici, tra cui The Admirable Crichton. Vale la pena di ricordare che per un certo numero di anni Ainsworth fu considerato al pari, se non più di Dickens, che ebbe il suo periodico, che i suoi lavori venivano adattati per il teatro… come ciò sia possibile non mi è del tutto chiaro. E’ vero, di suo ho letto solo TAC, che non è il suo capolavoro, ma credetemi: è uno dei libri più brutti che abbia mai letto. Che cos’ha che non va? Voglio dire, Sir Thomas o no, a prima vista, il Critonio ha tutto quello che serve per un eroe da romanzo vittoriano: nobile, bello, giovane, avventuroso, diseredato o qualcosa di simile, un duellatore di prima forza… andiamo! Che si può volere di più? Ma Ainsworth, no. Non contento delle pittoresche (pur se dubbie) fonti a disposizione, va a scegliere il periodo più oscuro della vita del Critonio, quello di cui non sappiamo praticamente un bottone: gli anni francesi! Be’, avrà voluto lasciarsi margine di manovra, pensa il lettore ottimista. Sssì… e per cosa lo usa, questo margine? Per la più improbabile storia di congiure, alchimia e veleni che si possa immaginare. Oh, l’intenzione sbregaverzesca questa volta c’è: di Sir Tom, Ainsworth conserva una cosa sola, ed è l’aura da Sette Ammazzai Tutti d’Un Colpo di Crichton, solo che non siamo più nel XVII Secolo. Per cui, ecco la facile suscettibilità, ecco la professione delle armi (gentiluomo povero con precedenti in cavalleria), ecco lo sprezzo incosciente del pericolo, ecco la straordinaria abilità con la spada, ecco la condizione di outsider (un Inglese alla corte di Enrico III…), ecco l’irresistibile impulso a difendere le cause perdute (l’impossibilmente piatta principessa Esclairmonde), ecco l’amata poco significativa (vedi sopra), ecco una specie di sideckick (lo studente inglese Simon Blount), ecco… ecco. Basta. Crichton non invecchia per rimpiangere la sua giovinezza turbolenta e felice, ma non muore nemmeno. Anziché far morire Crichton pugnalato o altrimenti, a Mantova**** o altrove, Ainsworth gli fa sventare non uno, ma due attentati alla vita del Re nel giro di venti pagine. Seguono matrimonio con la principessa e concessione di una paria. Oh gaudio! Oh tripudio! Ne viene che Crichton non ha tristezze di sorta. Ma d’altra parte, non ha mai nemmeno dubbi, né incertezze, né rimpianti, nulla di nulla: è sempre perfetto, sicuro, cavalleresco ed efficace. Difficile affezionarsi a uno così. Eppure, ci dice Ainsworth, tutti adorano Crichton! Reali, nobili e popolani, uomini e donne, buoni e malvagi non meschini, tutti cantano in coro le sue lodi. In coro con l’autore, intendo. Perché, come dicevo prima, tutto questo non è che lo vediamo: ce lo dice Ainsworth. E ce lo ripete. E ce lo ripete ancora. E ancora. E ancora, tante volte che a pagina 18 noi lo detestiamo già cordialmente, ‘sto Ammirabile Crichton. E quanto più Ainsworth insiste, tanto più lo prendiamo in antipatia. Ricordate quando dicevamo che gli Sbregaverze traboccano di fascino? Be’, ecco a voi il motivo per cui non avete mai sentito parlare di Ainsworth: non è capace di mostrarci un singolo motivo per cui dovremmo essere affascinati da James Crichton, ma spera tanto che, se continua a ripetercelo, finiremo col crederci*****.

Insomma, la morale di questa settimana è che non bastano una spada e un ego delle dimensioni di un melone per fare uno Sbregaverze. Bisogna che l’autore sappia quello che fa. Che riconosca nel suo personaggio uno Sbregaverze, e che sappia dargli una personalità, delle malinconie, delle debolezze, delle nostalgie, dei momenti di furia, delle giornate storte, delle idee irragionevoli, delle aspirazioni inappagate, delle testardaggini. Tutte quelle irritanti, adorabili, umanissime ombre che fanno dello Sbregaverze una persona vera, e non una figurina di cartone colorato.

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* Oddìo, se fossi in vena di autopromozione, potrei dire che ce ne sono tre: c’è anche il mio “Lo Specchio Convesso”…

** Sì, sì, sì: un nome da Re, come Alan. Ma, credetemi, le somiglianze finiscono qui.

*** Per qualche motivo, il Chrictoun di Sir Tom ha una trentina d’anni, anziché poco più che venti. Non sono mai riuscita ad accertare se si trattasse di una svista o di una scelta deliberata. E nel secondo caso, perché mai? Un ragazzino ventenne non gli sarebbe parso all’altezza di tante qualità?

**** Mantova compare solo di straforo, nella persona di Don Vincenzo Gonzaga, vilain occasionale, malvagio, meschino e inefficace.

***** Eppure qualcuno dovette cascarci. Non ricordo chi fosse il recensore secondo cui The Admirable Crichton stava “solo e irraggiungibile alla testa di tutti i romanzi inglesi di ogni tempo”!

L’Iniquo Steno, Mangiatore di Sbregaverze

Lo so che oggi dovrebbe essere giornata di Sbregaverze, ma accade che il mio computer (chiamato, non a caso L’Iniquo Steno) oggi non sia di umore collaborativo.

Si pianta, non apre i siti necessari alla bisogna, ha indotto MyBlog a mangiarmi il post già due volte, si rifiuta di inserire link e immagini e si rende generalmente insopportabile. Per cui, stringatissimo post per dire che L’Ammirabile Critonio, Lo Sbregaverze Malriuscito è rimandato a domani. Si spera.

Ci sono giorni in cui lo prenderei a sculacciate sulla pubblica piazza, l’Iniquo Steno.

E, a dire il vero, speriamo che almeno questo lo pubblichi senza troppe storie…

Piste Mentali

Di questa dovrei fare uno schemino.

Qualche post fa si parlava di libri perduti, e Renzo ha commentato raccontando di un film perduto. Ora, questo film non era affatto L’Isola del Dottor Moreau, ma in un primo momento, dall’inizio della descrizione, avevo pensato di sì.

De L’IdDM, ho visto una vecchissima versione in bianco e nero, chiamata The Island of Lost Souls, con Charles Laughton, Franchot Tone e Richard Arlen.

Laughton e Tone hanno recitato insieme anche nella versione de Gli Ammutinati del Bounty con Clark Gable, il quale a me piace molto, ma francamente, come Fletcher Christian era un nonnulla fuori parte.

Il capitano Bligh, quello vero, è sepolto in un cimitero di Southwark, next door al posto dove abitavo a Londra. Nella chiesa adiacente, ormai sconsacrata, c’era una specie di mostra permanente su una creatrice di giardini, di cui ora mi sfugge il nome.

Franchot Tone è anche Forsythe ne I Lancieri del Bengala, altro film di prima del diluvio (1935), che a me piace tanto. In esso, Gary Cooper fa McGregor. Ogni volta che vedo questo film, mi ricordo una specifica occasione in cui l’ho visto, di ritorno dall’aver accompagnato un’amica a visitare Sabbioneta.

Laughton fa anche l’avvocato in Testimone d’Accusa di Billy Wilder, con Marlene Dietrich e, se ben ricordo, Elsa Lanchester. E Tyrone Power, forse? Ad ogni modo, la prima volta che ho visto Testimone d’Accusa erano i primi di novembre, e hanno interrotto le trasmissioni per annunciare l’assassinio di Ytzak Rabin.

Richard Arlen non era un gran buon attore, seppur non proprio un cane totale. La parte di comprimario in Wings l’aveva avuta per due ragioni: a) physique du role; b) sapeva pilotare un biplano. Wings, di William Wellman, fu il primo film a vincere l’Oscar nel 1927. Una particina l’aveva anche Gary Cooper.

E potrei andare avanti a lungo, ma sono già finita in America, in India, a Sabbioneta, a Gerusalemme, a Tahiti, non si sa bene dove, in Francia e su e giù tra il XVIII e il XX secolo… partendo dal film sbagliato.

Mi piacciono tanto, queste vagaries… Il giro del mondo in sette pensieri.

Vagamente Imparentato

MSG non è celebre come altri suoi colleghi Sbregaverze in pantaloni, ma conta ugualmente una dozzina di adattamenti cinematografici e televisivi al suo attivo, a partire dal 1900 (anno, non secolo), quando doveva trattarsi di Sardou filmato. Per la maggior parte si tratta di produzioni francesi, ma ce ne sono alcune dal passaporto bizzarro, come il tedesco Napoleon und die kleine Waescherin (1920) e l’italo-portoghese, nonché ineffabilmente improbabile, Il Figlio di MSG* (1921). Don’t ask. Ci sono anche due produzioni USA, una del 1924, con Gloria Swanson, che si può considerare un film perduto, se è vero che tutte le copie sono svanite**, e quella che forse è la più celebre, del 1962, con Sophia Loren e Robert Hossein. Credevo che in anni più recenti la nostra Catherine fosse uscita di moda, ma apparentemente non è così. Almeno non in Francia, dove tra il 1974 e il 2002 ne sono state prodotte tre versioni, una delle quali con Annie Cordy (voce di Nonna Salice nella versione francese di Pocahontas***, amongst many other things).

Per una volta, YouTube mi delude, e non ho trovato granché da proporre, se non questa clip della versione USA del 1962, che è vivace e colorata, ma non ha molto in comune con Sardou… Però ha un buon ritmo.

 

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* Sì, uso l’acronimo perché non ho voglia di andare continuamente a caccia dell’accento circonflesso che andrebbe su Sans-Gène. Il giorno in cui qualcuno inventerà una tastiera multilingue, sarà sempre troppo tardi. O forse esiste già, solo che io non lo so?

** Curiosa scelta lessicale, svanite. Non è mia, però: presa tale e quale da IMdB. Vanished. Ho già voglia di scrivere una storia sulle copie di un film muto che spariscono una dopo l’altra…

*** Non so come so questo dettaglio, anche perché non ho mai visto Pocahontas in Francese, però sono certissima che è così. Una di quelle cose che restano impigliate tra i lobi del cervello, suppongo…

Strategie Provate

Don Sciortino, direttore di Famiglia Cristiana, è un esperto di comunicazione, religiosa e non. Ascoltandolo presentare il suo ultimo libro (La Famiglia Cristiana – Una risorsa trascurata, Mondadori 2009), e osservando le reazioni del pubblico, si deduce tutta una serie di strategie che evidentemente funzionano, se si è alla direzione del settimanale più diffuso in Italia.

Per esempio:

– Ripetere numerose volte, con voce tonante e accorata, perle di saggezza e originalità come “la famiglia non è un problema: la famiglia è una risorsa”, oppure “si deve fare politica nel senso più nobile del termine, non per rincorrere il proprio interesse”, o ancora “la televisione e internet allontanano i nostri ragazzi dai veri valori”, et caetera similia. Multa caetera.

– Fare attenzione alla densità delle parole chiave: “famiglia” deve comparire in media ogni quattro parole; non meno di tre volte in ogni periodo, ma non c’è limite alla quantità. “Politica” è, ça va sans dire, un altro buon cavallo di battaglia.

– Dichiararsi (mancate) vittime degli attacchi di un Potere miope e ingiusto fa scattare piccoli applausi… stavo per scrivere spontanei. Piuttosto, presente il ginocchio, il martelletto e il riflesso condizionato? Ecco.

– Avviare una sorta di mea culpa della propria categoria, salvo poi tirarsi fuori. Noi giornalisti abbiamo abdicato alla dignità del nostro mestiere. Ma io ho pubblicato il tale editoriale e il tal’altro: non ho abdicato a un bel niente, io!

– Non esagerare con i congiuntivi. Questo lo diceva già Eco nella Fenomenologia di Mike Bongiorno: la gente si identifica più facilmente con chi non usa troppo il congiuntivo.

– Dare un’impressione di generosa equanimità. “Non chiedetemi di esprimere giudizi su XXX e YYY” (nello specifico, Padre Lombardi dell’Ufficio Stampa Vaticano e Avvenire), e poi… fuori l’artiglieria pesante!! Banzai!

– Infine, non c’è quasi bisogno di dirlo: dare addosso al Governo in carica è sempre un bonus. Anche se si è appena detto che la Chiesa deve essere apolitica. Per dovere di cronaca: Don Sciortino sostiene di avere riservato lo stesso trattamento a tutti i governi di qualsiasi colore. Sarà. Questa Clarina non ricorda episodi analoghi in altri tempi, ma è vero che questa Clarina non legge FC da anni, e ne sa solo quello che viene ripreso da altri mezzi d’informazione. Deve questa Clarina supporre che, in altri tempi, gli altri mezzi d’informazione non dedicassero inchiostro e air time alle intemperanze di FC?

Ecco qui: non una, non due, non tre, ma sette piccole strategie. Funzionano, vi assicuro: dopo avere applaudito abbondantemente, la platea se ne va a casa convinta di avere udito parole belle, sagge e giuste.

Nov 13, 2009 - Vita da Editor    No Comments

Certe Volte

Ieri consegno per posta elettronica un manoscritto editato. Raccolta di racconti.

Oggi telefona la cliente.

“Non sono sicura che mi piaccia come ha lavorato sui miei racconti.”

“Mi dispiace. Per i refusi e la punteggiatura, tuttavia…”

“No, non parlo di quello. Quello va bene. Ma i suggerimenti?”

“Sono, per l’appunto, suggerimenti. Come le ho detto fin dapprincipio…”

“Posso anche non seguirli?”

“Certo. Le consiglierei di prendere in seria considerazione almeno quelle che le ho indicato come incongruenze di trama e punto di vista, ma ovviamente la decisione finale spetta all’autore.”

“Be’, ma allora, se non seguo i suggerimenti, devo pagarla lo stesso? In fondo, è come se non avesse fatto niente!

Certe volte ti lasciano proprio senza parole.