Lug 17, 2017 - libri, libri e libri    No Comments

Cappa (estiva) & Spada

Achard“Com’è, o Clarina, che non fai più quei post d’inizio estate in cui consigliavi letture vacanziere?”

Vero – un tempo facevo questa cosa, e poi non l’ho fatta più… E ho paura di non farla nemmeno quest’anno, non tanto per malvagità o terribile pigrizia – quanto per motivi linguistici: arrossisco nel confessar di leggere talmente poco in Italiano, che non ho granché da consigliare…

Però ho qualcosa da farvi vedere – che potrebbe tradursi in una lista di letture estive oppure no, ma è eminentemente estiva nella sua natura.

Allora, dovete sapere che qualche tempo fa, mentre lavoravo a un progetto non Gerardnarrativo, mi sono imbattuta in una collana di romanzi avventurosi che la Mondadori pubblicò tra il 1933 e il 1935, chiamata Romanzi di Cappa e Spada. Armi e Amori. La collana conta trentaquattro titoli, con qualche classico del genere in mezzo a parecchie faccende oscure & dimenticate. C’è una certa quantità di historicals di Arthur Conan Doyle, primo tra tutti il meraviglioso Gérard*. Poi ci sono titoli minori di qualche autore celebre, come i due Dumas e la baronessa Orczy (meglio nota per il ciclo de La Primula Rossa). E poi ci sono autori che ormai ammontano quasi a una bizzarria bibliografica, tanto sono dimenticati come W.H. Ainsworth, contemporaneo e rivale di Dickens, autore del terribile L’Ammirabile Crichton, come Amedée Achard, iperattivo autore francese cui si attribuisce (erroneamente**) la definizione del genere “cappa e spada” e il buon Maquet, il collaboratore di Dumas padre, che ogni tanto scriveva anche in proprio.

MaquetMolti di questi autori di cappa e spada erano gente incredibilmente prolifica, con dei trenta o quaranta titoli accanto a rispettabili carriere più o meno d’altra natura. Achard era un giornalista e autore teatrale, Maquet lavorava appunto con il già straripante Dumas, Hauff era l’istitutore dei figli del ministro Von Hugel nonché un autore di fiabe (e morì a venticinque anni, quindi fece davvero tutto molto in fretta), Doyle aveva il suo daffare con Sherlock Holmes…

Ogni volume – o piuttosto numero, perché la collana si considerava un periodico – includeva, oltre al romanzo, “problemi polizieschi, varietà, passatempi, ecc.” (il n° 30 contiene persino una novella della Christie) e costava 2 lire.

Tre soltanto i romanzi italiani, uno dei quali di Alfredo Pitta, inoltre traduttore della maggior parte dei titoli inglesi, francesi e tedeschi***.

Il catalogo è una meraviglia: il solo elenco dei titoli è sufficiente a risvegliare l’undicenne che è in tutti noi – e spedirlo in soffitta a cercare spada di legno e mantello fatto con la tenda della nonna.

1. Giachetti, Cipriano, La tabacchiera dell’imperatore

2. Dumas, Alexandre père, Le due regine

3. Maquet, Auguste Jules, Gerardo di lavernie

4. Maquet, Auguste Jules, Il buffone gentiluomo

5. Maquet, Auguste Jules, La caduta di Satana

6. Maquet, Auguste Jules, La conquista di Parigi

7. Haggard, H. Rider, Iduna la bella  

8. Achard, Amedée, I leoncelli

9. Achard, Amedée, Il Figlio del falconiere

10. Achard, Amedée, Il serpente  

11. Achard, Amedée, Il vello d’oro  

12. Achard, Amedée, Le lame rosse  

13. Achard, Amedée, Un guascone a Parigi

14. Hauff, Wilhelm, Il castello di Lichtenstein  

15. Hauff, Wilhelm, Il cavaliere ignoto

16. Doyle, Arthur Conan, Le guasconate di Gérard

17. Pitta, Alfredo, I Cinque falchi

18. Ainsworth, William Harrison, L’ammirabile Crichton

19. Doyle, Arthur Conan, Il pretendente  

20. Doyle, Arthur Conan, I tre venturieri  

21. Doyle, Arthur Conan, Il principe nero  

22. Doyle, Arthur Conan, Le cinque rose  

23. Doyle, Arthur Conan, Le tre imprese

24. Doyle, Arthur Conan, Nuove imprese di Gérard  

25. Doyle, Arthur Conan, Saxon, l’avventuriero  

26. Doyle, Arthur Conan, Il castello della paura

27. Barrili, Anton Giulio, Diana degli embriaci  

28. Ainsworth, William Harrison, La figlia dell’astrologo  

29. Orczy, Emmuska, Fiocco di neve  

30. Orczy, Emmuska, I candelieri dell’imperatore [segue Il secondo Gong. Novella di Agatha Christie]

31. Orczy, Emmuska, Un Fiore nel turbine  

32. Montepin, Xavier de, Capitan Rolando

33. Montepin, Xavier de, Il vendicatore  

34. Dumas, Alexandre fils, Il romanzo del Salteador  

HauffAssolutamente meraviglioso. Non v’immaginate di essere ragazzini negli Anni Trenta, di aspettare in devozione il prossimo volume, di divorarlo di nascosto quando dovreste già essere a dormire e di giocare al figlio del falconiere o al cavaliere ignoto con i vostri amici?

E se poi volete pescare qualche lettura estiva, ci sono sempre le bancarelle dei libri usati, le biblioteche (e non dimenticate le meraviglie del prestito interbibliotecario) e, se avete voglia di cimentarvi con gli originali, il Project Gutenberg, Internet Archive o siti dedicati come DumasPère.

E dài, dopo tutto sono stata bravina: avventure avventurose, make believe, un po’ di caccia al tesoro… potrebbe essere più estivo di così?

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*  Ebbene sì, oltre a scrivere Sherlock Holmes e fotografare le fate, Doyle scriveva anche romanzi storici. Iperattivo ancihenò. Consigliatissime sono le irresistibili avventure napoleoniche del Brigadiere (nel senso di Generale di Brigata) Gérard, di cui esistono edizioni più recenti, come una Mondadori del ’95 e una Fabbri del ’02 – magari da leggersi insieme ai Memoirs de Marbot, cui sono ispirate.

** In realtà fu Ponson du Terrail, ma poi Achard pubblicò un romanzo intitolato La Cappa e la Spada, e fine della storia.

*** Il che significa che il signor Pitta ha tradotto 28 romanzi in tre anni. Complimenti.

 

Lug 14, 2017 - Poesia    No Comments

Sturm und Drang

monet-landscape-with-thunderstorm-14576Temporale protratto, fra notte e mattina, completo di tuoni, fulmini e lampi. Mi dicono che qua e là sia persino grandinato. Adesso vento, più che altro – e temperature al limite del freddino.

Se non fossi in disperato ritardo su una scadenza incombentissima, adesso posterei di temporali in letteratura… essendo, tuttavia, in disperato ritardo su una scadenza incombentissima, credo che per oggi mi limiterò a qualche  temporale poetico:

Pascoli:

Un bubbolìo lontano…

Rosseggia l’orizzonte,
come affocato, a mare:
nero di pece, a monte,
stracci di nubi chiare:
tra il nero un casolare:
un’ala di gabbiano.

Neruda:

Tuona sopra i pini
La nube densa sgrana le sue uve,
cade l’acqua da tutto il cielo vago,
il vento scioglie la sua trasparenza,
si riempiono gli alberi di anelli,
di collane, di lacrime fuggenti.

Goccia a goccia
la pioggia si raccoglie
ancora sulla terra.
Un solo tuono vola
sopra il mare e i pini,
un tuono opaco, oscuro,
un movimento sordo:
si trascinano
i mobili del cielo.

Di nube in nube cadono
i pianoforti delle altezze,
gli armadi celesti,
le sedie e i letti cristallini.
Tutto è trascinato dal vento.
Canta e racconta la pioggia.

Hermann Hesse:

S’ammala il sole, s’accuccia il monte,
carovane di nere nuvole
stanno in agguato di fronte,
in basso timidi uccelli volano,
in terra trascorrono grigie ombre.
Il tuono, lento dopo il fulmine,
passa con rombo pauroso.
Fitta, gelida la pioggia
s’abbatte in rovesci di scialbo argento,
scroscia in fiumi, scorre in rivoli,
con mal trattenuti singhiozzi.

E ancora Pascoli, va’…

È mezzodì. Rintomba.
Tacciono le cicale
nelle stridule seccie.
E chiaro un tuon rimbomba
dopo uno stanco, uguale,
rotolare di breccie.
Rondini ad ali aperte
fanno echeggiar la loggia
de’ lor piccoli scoppi.
Già, dopo l’afa inerte,
fanno rumor di pioggia
le fogline dei pioppi.
Un tuon sgretola l’aria.
Sembra venuto sera.
Picchia ogni anta su l’anta.
Serrano. Solitaria
s’ode una capinera,
là, che canta. . . che canta. . .
E l’acqua cade, a grosse
goccie, poi giù a torrenti,
sopra i fumidi campi.
S’è sfatto il cielo: a scosse
v’entrano urlando i venti
e vi sbisciano i lampi.
Cresce in un gran sussulto
l’acqua, dopo ogni rotto
schianto ch’aspro diroccia;
mentre, col suo singulto
trepido, passa sotto
l’acquazzone una chioccia.
Appena tace il tuono,
che quando al fin già pare,
fa tremare ogni vetro,
tra il vento e l’acqua, buono,
s’ode quel croccolare
co’ suoi pigolìi dietro.

Ecco…  Nemmeno un anglosassone, avete notato? Quelli al prossimo temporale. Intanto godiamoci la frescura…

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la Caratterizzazione è un Apostrofo di Colore a Scelta

Rieccomi, o Lettori! Direi che ho trovato le chiavi di casa – ma in realtà non ho idea di come sia successo: fino a ieri non c’era verso di fare il login, e invece oggi sì. Ah well, meglio così.

E visto che sono tornata, parliamo di personaggi, volete? Nicholl Lodger

Chi di noi non vorrebbe popolare i suoi libri di gente indimenticabile? È al tempo stesso una tecnica difficile da padroneggiare, un elemento chiave della buona scrittura e uno degli aspetti più complessi di quella malattia da scrittori che Tolkien chiamava il complesso della subcreazione: infondere la scintilla vitale nei propri personaggi, soffiare la vita nelle narici della creatura impastata con inchiostro e carta…

Curiosamente, ho trovato un affascinante bit of advice in proposito in un libro che non è né un manuale di scrittura né un romanzo, ma una curiosa specie di biografia. In The Lodger – Shakespeare on Silver Street, lo storico inglese Charles Nicholl concentra le sue prodigiosamente minuziose ricerche sul soggiorno di Shakespeare presso una famiglia di fabbricanti di acconciature di origine francese – e la parte da lui avuta in una causa civile tra due generazioni della famiglia.

Non è che Shakespeare faccia una gran figura nell’insieme, ma non è di lui che voglio parlare, bensì della sua padrona di casa, Marie Mountjoy, che era arrivata in Inghilterra da profuga ugonotta e aveva fatto tanta carriera nel suo campo da creare acconciature per la consorte di Re Giacomo VI e I, nientemeno.

simon-formanMarie, mercantessa agiata (e forse moglie adulterina, ma se suo marito era come appare dal lavoro di Nicholl c’è da capirla), a un certo punto consulta il Dottor Simon Forman, astrologo, medico e sapiente, nella speranza di recuperare un paio di anelli e del denaro che ha perduto. La pratica era comune all’epoca, e Forman uno dei praticanti più reputati nel suo campo. Tra l’altro, il dottore teneva annotazioni dettagliate dei suoi casi – annotazioni in buona parte sopravvissute. È nei suoi quaderni che Nicholl trova una serie di affascinanti particolari su Marie, compreso un piccolo elenco di tre personaggi che include Margery, una domestica di casa Mountjoy, “una ragazzotta alta e lentigginosa” nella descrizione della sua padrona. A tall and freckled wench.

Queste poche parole, annotate da Forman mentre parlava con Marie, sono qualcosa che mette i brividi: una voce di quattrocento anni fa registrata senza il tramite di elaborazioni letterarie o formule giuridiche e religiose. Nicholl coglie e sottolinea la meravigliosa immediatezza di questa piccola finestra aperta su un altro secolo: ogni volta che voglio ricreare Marie nella mia mente, la immagino mentre pronuncia lentigginosa con un accento francese*.Marie

Queste sono gioie nella vita di un ricercatore e di un romanziere. Provate a fare il piccolo esercizio d’immaginazione descritto da Nicholl: ecco Marie a trent’anni, protesa in avanti nella luce incerta delle candele di Forman, con la fronte corrugata sotto la cuffia e la bocca stretta in contenuta disapprovazione, con le mani serrate in grembo e la sua erre francese.

Vera, viva e vivida dopo quattrocento anni, e tutto per quelle tre parole dette all’astrologo, tre parole che conservano la traccia delle sue origini, della sua mentalità, delle sue credenze, della sua personalità.

A volte basta proprio poco per (ri)creare una persona.

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* “Whenever I try to conjure up a sense of Marie, I imagine her while she pronounces “freckled” with a French accent.”

Lug 5, 2017 - grilloleggente, posti    2 Comments

10 Viaggi Storico-Letterari

LLTCRicordate la Literary London Touring Company? Nel corso di una drammatica riunione, i vertici di LLTC hanno deciso che il mercato, la congiuntura e la naturale evoluzione aziendale impongono di allargare il campo d’azione dell’agenzia da Londra all’Europa tutta, aggiungendo alle passeggiate londinesi una serie di itinerari sulle tracce di romanzi, autori e storia varia. Considerateci un incrocio tra Thomas Cook e Waterstone’s.

E siccome l’estate è giunta, ed è tempo di meditar di vacanze e viaggi, ecco una prima selezione di idee – qualcuna sperimentata, qualcuna della materia di cui son fatti i sogni:
DonQ1) Esquivias, Toledo, Almagro, Puerto Lapice, El Toboso, Mota del Cuervo e Belmonte… un sacco di Spagna rossiccia e bruciata dal sole, mulini a vento, case bianche, città medievali e laghetti incantati sulle tracce del Don Quixote, con puntata ad Alcalà de Hénares (in onore di Cervantes).

2) To(s)tes, Ry e Rouen: campagna profonda, burro, nebbia e cattedrali gotiche nella Haute Normandie di Madame Bovary. Con serata all’opera – possibilmente Lucia di Lammermoor.

3) Puntata extraeuropea: Yenbo, Weih, Aqaba, Maan, Amman, Deraa, Damasco – ripercorrendo le tappe di Lawrence e dei suoi guerriglieri arabi, su su lungo la ferrovia dell’Hijaz, in Giordania e in Siria… Con escursioni facoltative a Suez e Bersheeba. Non necessariamente tutto a dorso di cammello, però. AlanTrek

4) Per gente dai forti garretti, la sgambata di David Balfour e Alan Breck Stewart su e giù per le Highlands scozzesi, tra l’erica, le pecore e gli haggis dalla sperduta isola di Iona fino a Balquhidder, Stirling e infine Edinburgo – comprensivo di partita a carte in nascondiglio di montagna e concerto di cornamusa.

5) Una crociera da Lisbona a Cadice ad Arzila in Marocco – e da lì a cavallo ad Alcacér Quibir, il luogo della Battaglia dei Tre Re, sulle orme della tragica crociata di Don Sebastiano del Portogallo nel 1578. Ritorno garantito – senza versamento di riscatto.

6) Mosca-San Pietroburgo in treno, come Anna Karenina – lungo tragitto diritto tra boschi di betulle e piane nebbiose, allietato dai mercatini improvvisati sui marciapiedi nelle fermate, dove le babushke insciallate vendono frutti di bosco, funghi, semi caramellati e centrini. È vivamente consigliato avere al seguito musica di Tchaikowskij e qualche voluminoso romanzo russo (o francese), dalle pagine intonse. Il tagliacarte d’argento è de rigueur. Vietato attraversare i binari – servirsi del sottopasso.

ElephantCruise7) Cartagena, Sagunto, i Pirenei, il Reno (crociera fluvialelefantina), un passo alpino a scelta, Torino, la Trebbia, il lago Trasimeno, Canne, Capua, breve puntata su Roma, Taranto, traversata in Africa, Adrumeto, Cartagine, Zama. Un viaggio impegnativo: durata consigliata – una  ventina d’anni.

8) Ancora Spagna: Madrid, Alcalà, San Lorenzo del Escorial, San Yuste (che pure è più fuori mano di quanto Schiller credesse), sulle tracce di Don Carlos.

9) 12 giorni nella Francia centro-occidentale, a piedi tra Le Monastier e Saint-Jean-du-Garde, come Stevenson e la sua asina. Gli abitanti di Le Monastier allevano scuderie piene di asinelle astute e cocciutissime chiamate Modestine, e le addestrano alla nobile arte del ricatto morale prima di noleggiarle ai camminatori stevensoniani.Soliman

10) Viaggio complicato: da Lisbona a Barcellona per via di terra, poi per nave fino a Genova. Ancora per terra Milano, Cremona, Mantova, il Brennero, Innsbruck e da lì una lunga crociera fluviale via Inn e Danubio fino a Vienna. La bellezza del viaggio consiste nel compierlo a dorso d’elefante – come avvenne per il pachiderma Solimano alla metà del Cinquecento. Si tende a pensare che l’unico a scriverne sia stato Saramago, ma in realtà Solimano vanta a suo credito tutta una letteratura, dai poemi coevi, alle storie per bambini, alla saggistica, a un trattato sulla diplomazia elefantina…

Ecco. Per una volta, dieci ne avevamo promessi e dieci sono. In alternativa, potete considerarla una lista di suggerimenti per le letture estive. E si capisce che The LLTC sarà lieta di prendere in considerazione suggerimenti, idee ed ispirazioni.

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Scusi, Cosa Cerca?

Parlavamo di storia e romanzi storici, ricordate? E ci eravamo lasciati con il drammatico quesito:

Che cosa cerca davvero il lettore in un romanzo storico?

past_and_presentPer cominciare, potremmo dire – e, badate, non vale solo per il romanzo storico – che quel che cerca il lettore non è necessariamente quel che cerca chi scrive. Anzi, direi che abbastanza spesso possiamo essere ragionevolmente sicuri del contrario. Per non parlare poi di quel che i lettori trovano nelle storie. Se avete mai scritto qualcosa e l’avete fatto leggere a chiunque – fosse pure la vostra metà, l’amico del cuore o la mamma – odds are che siate rimasti basiti di fronte alle altrui interpretazioni di quel che credevate di avere espresso con cristallina chiarezza…

Ma questa è un’altra faccenda, una vasta e perenne fonte di più o meno ilare sconcerto che, magari ci terremo per un’altra volta. Per ora limitiamoci a nuotare in acque più circoscritte: che cosa si cerca in un romanzo storico – quando lo si scrive o quando lo si sceglie da uno scaffale di libreria?

* Un senso della sostanziale parentela che ci lega a questi antenati? È quel che sostengono i fautori dell’uso del linguaggio contemporaneo nella narrativa storica, a partire da Josephine Tey. Considerando la gioia vertiginosa dell’incontrare in una storia vecchia di millenni o in una teca di museo qualcosa che non è mai cambiato, direi di sì. Questo naturalmente fa del romanziere storico una specie di traduttore, e si sa che le traduzioni sono irte di pericoli…

* Uno sguardo agli usi, costumi e pensieri di un mondo che il passare dei secoli ha reso estraneo? Una specie viaggio nel tempo inteso à la Hartley, come un paese straniero dove fanno le cose in maniera diversa. In un certo senso è la teoria opposta: non le parentele, ma l’estraneità. Osservate, o Lettori, gl’indigeni nei loro pittoreschi costumi… Dopodiché qualche ponte bisogna pur lanciarlo, perché stiamo parlando di narrativa, e il lettore deve potersi identificare con questa gente che non solo fa le cose, ma pensa e sente in maniera diversa. Attraverso i secoli il peso relativo dei fattori che condizionano pensieri, credenze e decisioni è cambiato piuttosto drasticamente – tanto che può essere difficile simpatizzare con un’inadulterata mentalità, say, quattrocentesca. La questione intricata diventa dunque non la necessità dei ponti, ma la quantità, larghezza e spessore dei ponti stessi.

* Qualcosa – qualcosa che riempia lo spazio tra le righe dei libri di testo? Ombre, luci, spessore, tridimensionalità dietro gli elenchi di date… Che cosa facevano tra una battaglia e l’altra? Tra un trattato e l’altro? Chi erano? Che cosa pensavano? Si combina bene con uno dei precedenti a scelta e offre il destro a quantità variabili di speculazione. Perché, e ne abbiamo parlato ancora, ci sono tante Cose Che Non Sappiamo Più – e allora il mestiere del romanziere storico consiste nel ricostruire quel che non sappiamo più sulla base ed entro i limiti di quel che sappiamo. La libertà con cui si trattano le basi e i limiti dipende in parte da quale dei due atteggiamenti qui sopra si decide di sposare.  A meno che non vogliamo dire che quel che si cerca alla fin fine sia più di tutto…

* Una buona storia e basta? Perché non c’è dubbio: i secoli passati sono una miniera di faccende, di gente e di guai che strepitano per essere narrati… E probabilmente questo è il motore primo di tutta la narrativa storica, che diamine. Ma aspettate, non è finita. Potremmo cercare anche…

* Possibilità alternative, spiegazioni outlandish, ipotesi controverse? Ci sarà un motivo, non credete, per tutta quella sterminata produzione romanzesca sulla questione del Vero Autore. Domande che magari non sono del tutto domande, ma che è interessante o divertente esplorare. E allora si va dal Supponiamo Per Gioco Che Shakespeare Non Abbia Scritto Il Suo Canone allo storico extraaccademico convinto di possedere la Prova Inoppugnabile che, dopo aver trovato chiuse tutte le porte editoriali per il suo saggio, contrabbanda le sue più o meno bizzarre teorie in forma di romanzo. Ma anche giochi di altro genere: fingiamo che Napoleone non sia stato sconfitto a Waterloo, immaginiamo un Cinquecento in cui la magia esisteva e funzionava davvero come la gente dell’epoca credeva che funzionasse, ipotizziamo che Costantinopoli non sia caduta, supponiamo di riuscire a tornare nella Roma repubblicana con la macchina del tempo, costruiamo un medioevo immaginario à la Walter Scott… Non è come se stessimo davvero uscendo dal territorio – ed è per questo che a me anche l’ucronia e il fantasy storico piacciono ragionevolmente accurati, ma ammetto la possibilità di standard diversi dai miei. E infine…

* Qualcosa d’altro – in costume? Sesso rovente in (o più che altro senza) abiti regency, parabole contro l’emarginazione/il razzismo/la discriminazione delle donne/la guerra/younameit in vesti del tutto inadatte al tema in questione… E qui, temo di dover confessare, divento un nonnulla impaziente. Mi va benissimo il giallo in cui il detective di turno, più o meno dilettante, indaga plausibilmente e alla maniera e secondo le conoscenze del suo secolo, su qualcosa che sarebbe potuto accadere all’epoca. Quando si distorce un mindset passato per sostenere una tesi, quando si mettono in costume personaggi contemporanei con la logora scusa dell’Eroina Anticonvenzionale, quando si finge di ambientare nella Grecia classica una storia cui basterebbe aggiungere un po’ di tartan e qualche cespuglio d’erica per spostarla nella scozia del Settecento, allora divento acida – e fatemi causa. Ma ciò non toglie che anche questo sia qualcosa che lettori e scrittori possono cercare in un romanzo storico. Che poi io mi rifiuti di considerare il prodotto un romanzo storico at all fa davvero poca differenza.

E però questo è davvero un elenco di massima – anche abbastanza personale. Voi, o Lettori, che cosa  cercate in un romanzo storico?

Passato Remoto Sgradevole

marathon-battle-1Questo , vi avverto, sarà un post di rimuginamenti e confessioni.

Bisogna cominciare dal fatto che, qualche tempo fa, mi si è segnalato questo articolo su Black Gate, il cui autore, M. Harold Page, scrive avventura storica, ucronia e fantasy storico.

Se non avete voglia di leggere l’articolo, il sugo è questo: l’autore, provvisto di tanto senso della storia quanto ne serve per spargere una lacrima sul tumulo di Maratona, fatica a riconciliare la sua commossa ammirazione per i cittadini-soldati che danno il fatto loro ai potentissimi Persiani con dettagliuzzi quali la schiavitù e la condizione femminile nell’Atene del V Secolo…

Quando mi vengono di queste paturnie, dice Page, di solito mi rifugio nella Space Opera o nello Sword and Sorcery, due generi capaci di riprodurre eccitanti ambientazioni storiche senza gli aspetti discutibili. Si può combattere Maratona daccapo – ma con delle tostissime guerriere nei ranghi, e senza schiavi che ci aspettano a casa.

Confesso che nel leggere questa quasi-conclusione sono inorridita un nonnulla. Non solo Page si confessa colpevole di giudicare il passato attraverso sensibilità moderne, ma in risposta immagina un V Secolo fantasy, con le guerriere tostissime e nemmeno uno schiavo in vista… orrore, orror.

Ed è a queMHPagesto punto che ho cercato di capire chi stessi leggendo, e mi sono stupita di scoprire non un autore di fantasy, ma un cultore di scherma d’epoca che scrive narrativa storica. E sia ben chiaro: non nutro l’ombra di un pregiudizio contro il fantasy e i suoi autori in via di principio, ma odds are che l’atteggiamento di un autore di fantasy nei confronti della storia sia diverso dal mio…

Ora, se bazzicate SEdS da qualche tempo, sapete della mia violenta allergia all’anacronismo psicologico con annessi e connessi. Salta fuori, tuttavia, che non posso assumere che Page soffra di Sindrome della Bambinaia Francese. O meglio, magari un po’ ne soffre, a giudicare dall’articolo – ma da quel che leggo sul suo blog e nelle recensioni su Amazon ho qualche remora nell’assumere automaticamente che la condizione si rifletta sui suoi romanzi.

E persino nell’articolo incriminato si riscatta parzialmente ai miei occhi ammettendo che la Maratona originale, brutta, sporca e politically uncorrect, non smette per questo di esercitare il suo fascino…

Insomma, il punto è che alla fin fine, e pur con qualche riluttanza, lo capisco, Page. I secoli passati sono pieni di fascino e di riprovevoli sgradevolezze in parti uguali, e non c’è modo di negarlo. bearbaiting

Ci sono autori che sposano con zelo le riprovevoli sgradevolezze, e riempiono le loro storie con il sudiciume, le pessime abitudini, le torture, le deficienze sanitarie e altre consimili gioie del loro periodo… Devo confessare che di questo genere di accuratezza mi stanco abbastanza presto. A parte tutto il resto, so che le cose stavano così – o quasi così* – e non sento il desiderio di sentirmelo ripetere ad nauseam pagina dopo pagina. E questa magari è una questione tanto di senso della misura quanto di atteggiamento storico – ma resta il fatto che magari, dopo un’immersione nei sanguinolenti dettagli dei combattimenti di orsi e mastini o nelle tecniche predilette di Richard Topcliffe** – e più ancora nell’assoluta normalità di combattimenti e torture – è un gran sollievo leggere un po’ di Josephine Preston Peabody. E badate che JPP non è particolarmente allegra o soleggiata, ma temo che il suo Marlowe idealizzato non sia davvero molto meno fantasy delle tostissime guerriere a Maratona…

E quindi ecco la confessione: in realtà non posso inorridire affatto. In via di principio so che non posso giudicare l’allegra propensione alla crudeltà, i terribili pregiudizi, la giustizia sbrigativa e l’intolleranza degli Elisabettiani secondo le mie sensibilità del XXI Secolo. All’atto pratico, le mie sensibilità del XXI Secolo sono anestetizzate solo in parte dalla prospettiva storica.***

E devo presumere che lo stesso valga, e a maggior ragione, per il lettore. Che cosa cerca davvero il lettore in un romanzo storico?

Ne parleremo. Intanto, la mia confessione l’avete avuta. Ho peccato – magari non in parole o in opere – ma in pensieri, in letture e nell’occasionale omissione. Si direbbe che, se si tratta di lapidare bambinaie francesi, non sia in condizione di scagliare il primo tomo di enciclopedia.

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* In realtà sull’igiene dei secoli passati gira anche un buon numero di pittoreschi pregiudizi. Sulla crudeltà il discorso è diverso.

** Granted: Richard Topcliffe, torturatore al servizio della Grande Elisabetta, era uno psicopatico sadico e crudele, che sarebbe stato orribile in qualunque epoca, per cui magari l’esempio non è dei più calzanti.

*** Per quanto poi salti sempre fuori qualcuno pronto a credere che pregiudizi, crudeltà e disinvolture, siccome li racconto, io debba condividerli… ma questa è un’altra storia e ne abbiamo già parlato.

 

 

 

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Giu 28, 2017 - teatro    No Comments

Scuola di Teatro

scuola_2017Sono aperte le iscrizioni per l’anno accademico 2017-2018 della Scuola di Teatro dell’Accademia Teatrale Francesco Campogalliani.

Anno Primo, Anno Secondo e, novità di quest’anno, un corso per ragazzi dagli undici ai quattordici anni.

Per gli adulti le materie sono Recitazione, Dizione, Lettura interpretativa, Improvvisazione e Tecniche Teatrali, insegnate dai favolosi attori, registi e tecnici dell’Accademia. In più, da quest’anno, si aggiunge – ed è qui che entro in gioco io – un ciclo di lezioni di scrittura teatrale.

Inoltre, la Scuola offre due notevoli particolarità: da un lato, oltre alla recitazione, s’impara il backstage – illuminotecnica, costumi, scenografia e direzione di palcoscenico; dall’altro, per gli allievi si apre la possibilità di mettere in pratica le materie di studio partecipando attivamente alla vita della compagnia.Actor

E per i ragazzi? Il curriculum è a grandi linee lo stesso, perché l’Accademia Campogalliani, con la sua vocazione per il teatro di parola, dà grande valore all’impostazione – ma, come si conviene a dei giovanissimi aspiranti attori, la tecnica viene insegnata attraverso un metodo ludico e dinamico.

Per grandi e piccoli, i corsi durano da ottobre a maggio, a cadenza settimanale, e si concludono con la rappresentazione di un saggio al Teatrino d’Arco.

Insomma, non vi pare un bel modo di accostarsi sul serio al teatro – condividendo conoscenza, quinte e palcoscenico con una storica compagnia di solida tradizione e grande successo?

Per saperne di più, trovate informazioni, contatti e moduli per l’iscrizione sul sito dell’Accademia.

Vi aspettiamo!

Giu 26, 2017 - grillopensante, teatro    No Comments

In Fin Della Licenza, Io Piango

Coquelin_dressed_as_Cyrano_de_BergeracSì, lo confesso senza soverchie remore: sul finale del Cyrano de Bergerac  io piango come una fontana. Sempre. Fatemi causa.

È un dato da cui non si sfugge. Amici e parenti tutti lo sanno: sul quint’atto del Cyrano, la Clarina apre le manovre idrauliche. Ho pianto al Fringe Festival di Edimburgo, dove una giovane compagnia anglo-francese lo recitava nel parco di Holyrood Palace (due interruzioni per pioggia, ma al primo raggio di sole, via di nuovo!); ho pianto al cinema sull’edizione di Rappeneau, benché Depardieu non mi piaccia granché in via generale – ma questo film…; ho pianto sulla versione di Proietti; ho pianto seduta in prima fila al Teatrino d’Arco di Mantova (esperienza da fare una volta: si è seduti praticamente sul palcoscenico, come i Viscontini nel Cyrano stesso. Claudio Soldà/Cirano passeggiava giù dal proscenio basso, guardando  in faccia gli spettatori, uno per uno. Io stavo lacrimando…); piango tutte le volte che rivedo l’edizione 1950 con Jose Ferrer; l’unica volta in cui non ho pianto è stato all’Arena di Verona, al galà per i 40 anni di carriera di Placido Domingo, benché si trattasse di Placido Domingo ma, a parte quello, per farla breve e farla parafrasata: in fin del quinto atto, io piango.

cyrano-de-bergerac-1925-1923-silent-film-image-08E ieri sera mi è stato chiesto – e me lo sono chiesta anch’io: che cos’è che mi scioglie in questa maniera ogni benedetta volta? Perché chiariamo: da bambina al cinema ero abbastanza facile alle lacrime. Fosse il dolby o che, al cinema mi commuovevo spesso, ma al di fuori di quello non capitava praticamente mai. Crescendo, poi, ho smesso di fare scene anche al cinema – il che è una buona cosa, considerando quanto detesti piangere in pubblico. E tuttavia, quando Roxane chiede a Cyrano se oggi non fa arrabbiare un poco la sua Suor Marthe, comincio.

Ripeto la domanda: come mai? Perché proprio quella storia? Perché proprio quel momento? Per la morte di Cyrano in sé? Non credo proprio. Per la storia d’amore irrisolta? No davvero. CyranoFerrer

È, credo, il momento in cui, nel chiostro autunnale, nell’ora del crepuscolo, Cyrano guarda indietro alla sua vita, e non vi trova nulla che valesse la pena. “Qui giace Ercole Savignano Cyrano di Bergerac, che fu tutto e lo fu invano”. È questo senso di vita gettata via, di occasioni sprecate, di momenti lasciati sfuggire, di talenti sperperati… Il tema ricorre attraverso tutto il dramma, fin dal I Atto, quando Le Bret rimprovera Cyrano di avere bruciato in una sera tutto il mensile che suo padre gli ha inviato. “Che follia!” brontola Le Bret, e Cyrano di rimando: “Sì, ma che gesto!” Dopodiché tutta la trama è punteggiata di occasioni non colte (un posto di poeta alla corte del gran Cardinale, il momento di svelare a Roxane la verità, la scaramuccia alla porta di Nesle, che nessuno ha visto), di possibilità mancate per un soffio (il discorso sul tenero, la notte di nozze di Roxane e Christian, l’avvertimento del conte de Guiche – un’ora troppo tardi), di parole non dette, non ascoltate o non comprese. Alla fin fine, Christian è morto, Roxane ha amato per quindici anni l’uomo sbagliato, de Guiche si porta dietro “mille piccoli disgusti di sé che tutti insieme non fanno un rimorso”, e Cyrano… Cyrano ha bruciato la sua vita sull’una e sull’altra fiamma, e ne ha avuto solo sconfitta.CYRANO-DE-BERGERAC-OLD-AGE

Sì certo, è una sconfitta eroica, la sconfitta dell’orgoglio e dell’integrità, ma proprio per questo è ancor più infinitamente triste, e anche quel “panache” (che nessuna traduzione italiana potrà mai rendere, perché il senso francese del termine ha delle connotazioni impossibili per la parola italiana pennacchio) che Cyrano richiama con il suo ultimo respiro, è una consolazione fredda e grigia come il crepuscolo di ottobre. E forse non era nemmeno quello che Cyrano voleva – ma lo scopre troppo tardi.

Anthony Burgess dice che la tragedia di Cyrano è quella di chi fallisce per non essere stato capace di conoscere se stesso. O forse di chi ha vissuto inseguendo sogni sbagliati, aspettative sbagliate, ed era tanto impegnato nei suoi voli pindarici, da lasciarsi sfuggire le cose vere… È un peccato che in letteratura – e nella vita? – si paga sempre molto, molto caro.

 

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Giu 23, 2017 - teatro, virgilitudini    No Comments

Virgilio a Virgilio

O meglio – al Museo Virgiliano di Pietole di Borgo Virgilio…

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In qualche modo è giusto e confacente che Di Uomini e Poeti, ovvero Il Testamento di Virgilio, approdi proprio qui, grazie all’associazione Borgocultura e con il patrocinio del Comune di Borgo Virgilio.

Già Dante identificava Pietole con l’antica Andes, luogo natale del poeta – e, benché ci siano altri contendenti per la distinzione, è in tutta probabilità una di quelle cose che non sappiamo più con certezza, o forse che non sappiamo ancora… Ad ogni modo, la tradizione è lunga e accuratamente coltivata negli sforzi archeologici, nelle leggende e nella toponomastica locale, e a Pietole c’è questo piccolo e grazioso museo.

E il museo ha un giardino, ed è lì che venerdì 3o, alle ore 21, l’Accademia Campogalliani metterà in scena il mio atto unico, che evoca il poeta in persona, gli amici che gli sopravvivono e i personaggi dell’Eneide per interrogarsi su eternità della poesia e umana fragilità.

Con la regia di Maria Grazia Bettini e le musiche originali del recentemente scomparso compositore Stefano Gueresi, Il Testamento di Virgilio offre un punto di vista diverso e molte domande sul “nostro” poeta antico e sulla sua opera più celebre.

Se siete da queste parti, e se vi va, vi aspettiamo al Museo Virgiliano – venerdì 30 alle ore 21.

MuseumMap

 

Giu 21, 2017 - musica, tradizioni    No Comments

Summertime ’17 ♪♪

E rieccoci. Ventuno di giugno. Solstizio. Estate. summertime-7-super-strategies-for-seniors

E di conseguenza qui a SEdS – perché di noi tutto si può dire,  tranne che non seguiamo le tradizioni – è il giorno di…

…Summertime!

Quest’anno nella magnifica versione, datata 1956, di Louis Armstrong ed Ella Fitzgerald:

Favoloso, vero?

Felice estate, o Lettori.

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