Cose Pratiche

Immaginatevi la Clarina che saltella attorno, grillon-grillerelloni, preparando l’ultima conferenza di Malvagi, Amici, Amanti e il primo incontro del Palcoscenico di Carta…*

Perché sì, per una combinazione di caso e necessità, accade tutto insieme – solo non alla stessa ora. Per fortuna. Ad ogni modo, martedì 22 sarà uno di quei giorni campali, ecco.

Detto ciò, parliamo di cose pratiche. State esitando se leggere con noi oppure no? Vi piacerebbe ma non siete sicuri, e poi ci sarà ancora posto…? Ebbene, c’è ancora qualche parte scoperta – una consistente e un paio piccoline. Lanciatevi – contattandoci nel modo che è spiegato qui. Vi assegneremo una parte e vi invieremo il testo.

Testo che potete scaricare al link qui sopra, anche se preferite ascoltare e basta. E sapete una cosa? Pene d’Amor Perdute non capita tutti i giorni: si rappresenta pochino, e men che meno in Italia. È un’occasione per far conoscenza con uno Shakespeare meno noto… un buon modo per concludere l’Anno Shakespeariano, non credete? E per di più, è una commedia deliziosa, piena di scintillanti schermaglie fra non meno di quattro coppie d’innamorati, per non parlare di cavalieri spagnoli, paggi impertinenti, eruditi di campagna, rustici, connestabili, contadinelle…

Unitevi a noi: vi aspettiamo nella nostra nuova bellissima sede, la Libreria Ibs+Libraccio, al n° 50 di Via Verdi, martedì 22 novembre alle ore 18.

LocTeatrino

____________________________

* Probabilmente non è del tutto un caso che, come raccontavo ieri sera a Gabri la Regista, i miei sogni notturni siano, per due terzi almeno, di argomento teatrale. Su cosa esattamente questo dica di me… non indaghiamo, volete?

Salva

Salva

Salva

Nov 16, 2016 - Vitarelle e Rotelle    No Comments

Bandiera Rossa

StanMi pare proprio che sia ne Il Lavoro dell’Attore su Se Stesso che Stanislavskij racconta di uno spettacolo in cui uno degli attori indossava, senza ragione particolare, una giacca da camera rosso vivo. Era il suo costume e basta, ma essendo molto evidente, catturava lo sguardo e induceva lo spettatore a domandarsi perché mai.

Il rosso è un colore carico di significati simbolici: qual era il significato simbolico di quell’indumento rosso? Perché proprio quel personaggio? Perché proprio in quel momento? Che cosa richiamava, che cosa preannunciava quella macchia rossa? La risposte, per l’esasperazione di Stanislavskij, erano: nessuno, per nessun motivo, per nessun motivo, nulla. Era stata soltanto una scelta del costumista a cui il regista non si era opposto.

E no, dice allora Stanislavskij: non si sventola una bandiera rossa in mezzo al palcoscenico senza motivo.

Il principio ha un equivalente in narrativa, ed è l’introdurre personaggi, oggetti o situazioni con una rilevanza che poi non avrà seguito. Una specie di Pistola di Checov al contrario, tanto per rimanere in ambito russo: se richiamo l’attenzione del lettore sulla pistola nel primo capitolo, la pistola dovrà sparare prima della fine; e per contro, se la pistola non spara prima della fine, allora non c’è motivo di introdurla con dovizia di particolari al capitolo I. Come le bandiere rosse, anche le pistole non si sventolano senza motivo.

Il motivo, ovviamente, non deve necessariamente essere quello di sparare. Quando il primo capitolo di un giallo introduce una pistola, un candeliere, una chiave inglese, una corda e una spranga – una sola delle quali sarà l’arma del delitto – gli altri oggetti sono dove sono per l’ottimo motivo di depistare il lettore, e ciò è bello. Quando un romanzo incentrato su un circolo del giardinaggio introduce lunghe considerazioni sulla passione per gli scacchi di un lontano cugino incontrato casualmente a St.Pancras, il lettore si aspetta che gli scacchi, il cugino o entrambi acquisiscano un ruolo di qualche rilevanza. Se così non è, la narrazione rischia di perdere equilibrio e compattezza, e il lettore si sentirà imbrogliato.MoralityPlay

Esempio in rosso: in Morality Play – Lo Spettacolo della Vita, Barry Unsworth introduce Sir Roger de Yarm con i fuochi d’artificio. L’entrata in scena di Sir Roger, il suo aspetto, la sua giovane età, la sua cicatrice, i suoi abiti rossi, le sue bizzarre abitudini, l’effetto della sua apparizione sui protagonisti – tutto viene descritto con dovizia di particolari in una lunga (e bella) scena. Accaduto questo, non vi aspettate che Sir Roger (scambiato addirittura per l’Anticristo dal narratore Nicholas) abbia un ruolo rilevante nella storia? Io sì. Invece no, nulla: di lui non si vedrà più traccia fino alla fine, quando la sua morte servirà come espediente puramente meccanico per la fuga di Nicholas dal castello. Depistaggio? Non saprei. Dopo tutto, benché abbia la Pistola di Checov in mano, Sir Roger non può verosimilmente essere colpevole, perché arriva per la prima sul luogo del delitto quando tutto è già successo da tempo – e comunque l’assassino ha un’altra PdC in mano pur non apparendo mai… D’altra parte, non è come se Morality Play fosse davvero un giallo: ci sono molte altre cose più importanti dell’identità del colpevole – e anche ai fini di quelle, il ruolo di Sir Roger sembra dover essere molto maggiore di quel che poi è. E badate che adoro Unsworth, e questo libro in particolare, che trovo splendido – ma, pur trovandolo splendido, non posso fare a meno di domandarmi a che pro ci si sventoli così tanto davanti Sir Roger, la Bandiera Rossa Umana.

StanRedFlagDi buono c’è che adesso, ogni volta che sono tentata di caratterizzare ogni singolo pedone che attraversa una strada, di descrivere minutamente ogni stazione del tram, ogni preparazione di caffè, illudendomi di rendere così più ricca e più profonda la storia, i neuroni abbigliati da Coro Greco che mi fanno da sentinella interiore cominciano a strillare “Sir Roger de Yarm!” – e io mi fermo a considerare. Perché in realtà, quello che si ottiene sovraccaricando di dettagli, è di compromettere l’equilibro, sporcare l’arco narrativo e, alla fin fine, confondere il lettore. Troppi dettagli soffocano la storia, troppo pochi la lasciano spoglia… c’è una linea di mezzo, tutt’altro che facile da trovare e percorrere, ma una regola aurea è domandarsi sempre, a proposito di ogni animale, vegetale o minerale che s’introduce, se abbia un buon motivo per essere dov’è, descritto com’è, rilevante com’è. Se sì, bene. Altrimenti (e la pura decorazione non è un buon motivo), è solo una bandiera rossa sventolata inutilmente.

Salva

Nov 15, 2016 - Shakespeare Year    No Comments

Amici (Shakespeariani) al Museo

Esiste davvero, l’amicizia? L’amicizia perfetta e virtuosa di Cicerone, l’amicizia complementare di Aristotele, l’amicizia idealizzata di Montaigne…

A Shakespeare non interessavano le dispute filosofiche – ma le loro applicazioni nella vita e su un palcoscenico. E in un mondo che ancora si provava addosso il nuovo concetto d’amicizia post-feudale quando già era diventato (forse) un idillio fittizio, le opere del Bardo sono piene di amici che si perdono e ritrovano, si tradiscono e si uccidono, si contendono una donna e se la cedono a vicenda, rischiano la vita l’uno per l’altro. Veri e falsi amici, legati da uncini d’acciaio – come Polonio raccomanda a Laerte. Legati nel bene e nel male da vincoli che salvano, mettono nei guai o uccidono, né più né meno dell’amore…

Oh – e a proposito: in tutto questo le donne dove sono?

Ne parliamo questa sera al Museo Virgiliano di Pietole – alle ore 21, con Andrea Flora, Mauro Missimi, Riccardo Fornoni e Stefano Bonisoli, dell’Accademia Teatrale Campogalliani.

Friendships

 

Enrico a Quattro Mani

NSONel mondo anglosassone la cosa sta facendo una certa quantità di rumore – ma immagino che alla Oxford Press se l’aspettassero: The New Oxford Shakespeare, la nuova edizione critica delle opere complete di Shakespeare, pubblicata a fine ottober essendosi l’anno che è, affibbia a Shakespeare un coautore per ben 17 delle sue opere.

E a dire il vero, gliene assegna 44 invece delle tradizionali 38/39 – incluso Arden of Faversham – ma quel che appare nei titoli dei giornali sono le tre parti dell’Enrico VI, scritte, secondo Oxford, a quattro mani con Christopher Marlowe. D’altra parte, Laggiù Marlowe è molto più noto della maggior parte degli altri coautori, anche a un pubblico generale, e addirittura uno dei candidati alternativi di punta in molte delle (francamente bizzarre) teorie sul Vero Autore.4

E vi ho detto un sacco di volte che secondo me il Canone shakespeariano l’ha scritto Shakespeare – ma non necessariamente tutto da solo. C’era questo modo – probabilmente un retaggio bardolatrico e poi vittoriano – di guardare al Bardo come a un genio solitario e siderale, che produceva in orgoglioso isolamento… C’era e da qualche parte c’è ancora, visto che qualcuno grida allo scandalo a proposito delle collaborazioni. Ma d’altra parte, le teorie in proposito non sono molto più giovani delle colline: già il buon Edward Malone, che pure era un fiero bardolatra, aveva i suoi dubbi a fine Settecento. Quindi, in realtà, quel che fanno a Oxford non è terribilmente nuovo. Solo più vasto, più approfondito, supportato da nuove analisi linguistiche e statistiche – prove empiriche sufficienti a scrivere “Enrico VI, di William Shakespeare e Christopher Marlowe”.

566003394Ora, dalla fine di ottobre in qua, amici e famigliari sghignazzano su quale debba essere la mia soddisfazione in proposito… e sì, non posso negarlo. Ma non tanto – o almeno non soltanto – per via di Marlowe. Il punto è che, se non ho mai creduto alle teorie cospirative del Vero Autore, non ho mai creduto nemmeno all’idea dell’Astro Solitario. E non perché Will Shakespeare da Stratford fosse un guantaio mancato di approssimativa istruzione – ma perché non è così che funzionava la Londra teatrale al tempo della Regina Bess. Era un mondo fitto, incandescente e piuttosto piccolo, in cui tutti conoscevano tutti e collaboravano con tutti, e s’influenzavano e copiavano a vicenda… per dirla con John Donne, nessun poeta è un’isola. Perché Shakespeare dovrebbe essere diverso – e tanto più perché le sue opere lo mostrano profondamente immerso nel suo mondo? Sil2

Adesso sono molto curiosa di leggere i saggi che accompagnano l’edizione – e, dato il prezzo proibitivo dei quattro volumoni, mi sa che dovrò aspettare e confidare in qualche biblioteca. Ma intanto mi dichiaro soddisfatta, in effetti, per questa visione meno romantica di Shakespeare, e perché è davvero facile immaginare la Compagnia dell’Ammiraglio che chiede allo spregiudicato e celebre Kit Marlowe di reggere la mano all’inesperto ragazzotto del Warwickshire, pieno di buone idee ma teatralmente ingenuo da non dirsi…

Quanto poi piacesse a Marlowe la faccenda, è un altro discorso – e qui sconfiniamo in territorio narrativo. Il mio territorio, d’altra parte: sono certa che più d’una di queste collaborazioni si presterà ad essere raccontata/drammatizzata… Un altro felice prodotto del New Oxford Shakespeare.

Nov 9, 2016 - scribblemania    No Comments

Oh, Che Idea Originale!

lamp1A volte capita leggendo, a volte mentre scrivete tutt’altro, o mentre navigate in Internet, o mentre fate conversazione: tutt’a un tratto… Zing! La folgorazione, l’idea geniale, quella che vi porterà a scrivere il romanzo/play/racconto/silloge poetica della vostra vita. (♫ Strauss, Also Sprächt Zarathustra)

Oh meraviglia, oh splendore, oh gioia! Lo sappiamo tutti: un’idea nuova è come un regalo di Natale. La scoprite con trepidazione, la rimirate rapiti, ci fantasticate sopra e vi sembra sempre più bella, più intelligente, più ricca di possibilità. E non solo è meravigliosa: è anche originale! Che cosa non si può fare con un’idea del genere? Oh, bliss! lamp2

Segue un periodo variabile (da qualche ora a diverse settimane) di beata e solitaria contemplazione mentre l’Idea (notate come abbia nel frattempo acquisito una maiuscola) germoglia, verdeggia, mette radichette. Ancora non ne parlate con nessuno, non iniziate nemmeno le ricerche – che pure ci vorranno, e magari in quantità industriale, ma diamo tempo al tempo e godetevi tanto l’innamoramento quanto la grata sensazione di avere una mente originale e un’immaginazione fuori dal comune. (♫ Smetana, Die Moldau).

lamp3Poi viene il giorno in cui ne mettete a parte qualcuno. Lettore sperimentale, confidente generico, dolce metà, genitore – chiunque stia ad ascoltare i vostri trasporti e le vostre catastrofi. E questa volta capitano tutti e due in rapida successione – trasporto e catastrofe – perché, mentre voi pindareggiate vieppiù, Qualcuno aggrotta la fronte e mormora qualcosa come “Ma non c’è quel romanzo, sai, di quell’Inglese? Hai presente quale intendo? Ma forse non l’hai letto…” No, non l’avevate letto. Ovviamente. Però adesso lo fate, e scoprite che l’Inglese in questione ha già scritto tutto quello che volevate scrivere voi – vent’anni fa e meglio di quanto sapreste fare voi – e non vi resta che andarvene a spasso sulla scogliera più vicina nel crepuscolo grigio e ventoso. (♫ Chopin, Marche Funèbre)

Oppure cominciate a dare un’occhiata in giro, tanto per scoprire quanto dovrete investire in libri, spostamenti e prestiti interbibliotecari questa volta… e v’imbattete nel piccolo particolare che la vostra Idea nuova in realtà è una consolidata tradizione teatrale da un paio di secoli a questa parte – solo che non vi era mai capitato di accorgervene. Scogliera. Crespuscolo. Vento.

Oppure potete sempre fare come il Michael di Debbie Ohi:

WWFC-ZombieTurtles.jpg

Se non altro vi siete salvati dal commettere un plagio, seppure involontario. E se non altro ve ne siete accorti prima di effondere la vostra Idea in ottantacinquemila parole di prima stesura… Magari al momento non riuscite a provare una strabocchevole gratitudine, ma prima o poi ci arriverete. Tra dieci o vent’anni, quando sarete in grado di raccontare la storia alle cene e fingere di trovarla divertente per primi.

Opera e Romanzi, Romanzi e Opera

Ci crediate o no, questo è un palco d'opera galleggiante...a Bregenz.

Ci crediate o no, questo è un palco d’opera galleggiante…a Bregenz.

È una faccenda a doppio senso di marcia: ci sono i romanzi adattati in opera, e ci sono i romanzi che parlano d’opera.

Con i primi la faccenda è piuttosto lineare: ci sono cose ovvie, come La Bohème, BIlly Budd, la Lucia di Lammermoor, il Wrther o Guerra e Pace – ma chi avrebbe detto che ci fossero opere tratte da 1984 o Il Grande Gatsby, oppure Gösta Berling? Parleremo anche di quelli, un giorno o l’altro – ma oggi ci occupiamo dai secondi secondi – e cominciamo col dire che ce ne sono più di quanti si potrebbe pensare, molti in Inglese e ancora di più in Tedesco, e non tanti sembrano essere stati tradotti in Italiano. Strano, tutto considerato.

E, detto questo, proseguiamo dicendo che l’opera può riverstire diverse funzioni all’interno del romanzo stesso – e di conseguenza occupare diverse quantità di spazio.operaB

In Madame Bovary c’è forse una delle più celebri scene d’opera per iscritto, con Emma che, seduta nel palco, gratignant de ses ongles le velour della balaustra, si guarda attorno, assorbe l’atmosfera del teatro e si lascia guardare. Poi ci si mette anche l’opera stessa (Lucia di Lammermoor, se ben ricordo?), con il suo carico di passioni estreme, follia e neri furori messi in musica. Commossa, lusingata, inquieta, sempre attratta dai sentimenti immaginari più che dalla realtà, Emma è pronta quanto potrebbe esserlo per una riesplosione passionale o – se vogliamo – sentimentale. E manco a farlo apposta, chi ti ritrova in teatro se non il suo primo amante, Léon? Ah, galeotta fu l’opera!

operabzIn Massimilla Doni, Balzac assegna all’opera una posizione molto, molto più centrale. Anche tralasciando le lunghe disquisizioni rossiniane che costituiscono una discreta parte della novella, la storia è impregnata di musica e di canto. Si svolge per buona parte nel palco alla Fenice in cui la bella duchessa eponima riceve amici melomani (tra cui il suo innamorato platonico, Emilio Memmi) con i quali discetta di Rossini, di musica, d’Italia. Per Massimilla e il suo entourage, l’opera non è un divertimento frivolo o un’occasione sociale, ma la risposta a un moto dell’anima e, già che ci siamo, una forma di patriottismo. L’altra faccia della medaglia è costituita dalla cantatrice Clara Tinti, mantenuta dall’anziano marito di Massimilla e amante occasionale (e per errore) di Emilio. Seguono pentimento, perdono e riconciliazione a suon di metafore musicali, la cui morale è che l’amore spirituale e l’amore carnale non son la stessa cosa – e non si fanno necessariamente ombra a vicenda*.

I cantanti d’opera, a quanto pare, non sono una genìa molto migliore degli attori di prosa. Clara Tinti l’abbiamo vista; in Gertrud, Herman Hesse affibbia al protagonista un fortunato rivale in amore che è un baritono. Fortunato per modo di dire: affascinante e pieno di talento, ma egocentrico, immaturo e incapace di vedere al di là della propria arte, Heinrich sposa Gertrud e rende ampiamente infelice lei e se stesso, fino alla fatale conclusione – distruttiva per tutti. Vero è che Heinrich è più un liederista che un cantante d’opera, ma siamo lì. Tra l’altro, per chi come me avesse sempre pensato che suonare in un’orchestra debba essere un idillio, questa storia è un brusco risveglio.

Gente come la madre di Daniel Deronda, che sacrifica la maternità all’arte, o la inconsistente La Stilla, più oggetto che altro ne Il Castello nei Carpazi, non fa molto per riabilitare la categoria.OPera1

L’opera fa da sfondo pittoresco, da titolo e da pretesto a Il Fantasma Dell’Opera. Christine Daae è un sopranino promettente, le cui sorti s’intrecciano con quelle del tragico Fantasma sullo sfondo dell’Opéra di Parigi, tra primedonne capricciose, ballerine in gonnellino di tulle, impresari avidi, tenori grassi, sotterranei cavernosi, viscontini innamorati e ogni possibile cliché associato. Divertente, romantico e avventuroso, senza la minima pretesa letteraria. A volte vien da pensare che Léroux l’abbia scritto in un lampo di prescienza, per far felice Andrew Lloyd-Webber. Però bisogna riconoscerlo: con la sua mole enorme, labirintica e misteriosa, con il suo funzionamento da formicaio scintillante, il teatro stesso contende al Fantasma il ruolo di protagonista.

Tutt’altro è il caso di Buio In Sala, di Camilla Salvago Raggi, romanzo originale, delizioso e ingiustamente dimenticato, caleidoscopio di personaggi affluiti al Teatro dell’Opera di Roma per una rappresentazione del Werther di Massenet: dall’appassionata che segue il tenore protagonista alla ragazzina del coro di voci bianche, dalla signora-bene con la testa altrove alla cacciatrice di firme, dal loggionista arrabbiato fino al tenore Suvorin (omaggio ad Alfredo Kraus) tutti contribuiscono con i loro pensieri e le loro impressioni a mostrarci un’opera intera – musica e libretto – da una serie di angolazioni inattese.

OperaPoi c’è una congerie di romanzi biografici su compositori e cantanti, ci sono gialli ambientati all’opera (Ngaio Marsh ed Ellis Peters, per esempio…), ci sono personaggi che vanno all’opera (come Hanno Buddenbrook, May Welland e varia gente in Guerra e Pace), ci sono bizzarrie come Le Svetlana, sorta di moderna versione del Don Carlos, popolata di melomani, critici e maniaci dell’alta fedeltà, e ci sono persino fantasy e fantascienza**.

L’ibridazione tra teatro e musica, con le sue storie spesso truci, con i suoi protagonisti di genio, col mondo complicato e pittoresco che ci ruota attorno, offre infinite possibilità narrative – e forse finora sono state colte solo in parte.

______________________________________________________________

* Chiudendo idealmente il cerchio, negli Anni Trenta del secolo passato, il compositore svizzero Othmar Schoeck ha tratto dalla novella un’opera .

** Sissignori: per esempio Aasimov, Phillip K. Dick e Marion Zimmer Bradley – la quale ha anche scritto uno spudoratissimo romanzo che ripercorre passo per passo la trama della Norma di Bellini.

Torna il Palcoscenico di Carta!

E si vede che son giorni di annunci – e annunci shakespeariani, se è per questo…*

Ma non posso non mettervi a parte: ce l’abbiamo fatta. Abbiamo trovato casa – finalmente e felicemente! – alla Libreria IBS+Libraccio in Via Verdi. E appena in tempo per infilare una lettura nell’Anno Shakespeariano…

E dunque, per prima cosa, il PdC si dà alla commedia, con…

LLLNov16small

Il Re di Navarra e i suoi amici sono decisi (chi più chi meno) a dedicare tre anni alla filosofia – senza distrazioni… sentimentali di sorta. Ma – guarda a volte il caso e il teatro! – i quattro nobili giovanotti hanno appena sottoscritto il loro voto di studio e casta austerità quando proprio per di lì deve passare la bella Principessa di Francia con le sue tre altrettanto graziose damigelle. Chi vincerà tra filosofia e amore?

Come sempre, ci saranno gli attori dell’Accademia Campogalliani e di Hic Sunt Histriones e, per un colpo di serendipità, ricominceremo assieme ai nostri omologhi d’Oltremanica, che leggeranno Love’s Labour’s Lost lunedì 21 novembre – il giorno prima del nostro debutto.

E come sempre, l’invito è: unitevi a noi!

Se volete assistere, non serve altro che raggiungerci in libreria per tre martedì, a partire dal 22 novembre, alle ore 18. Se invece vi punge l’uzzolo di leggere insieme a noi (e io ve lo consiglio), iscrivetevi sul sito del progetto.  Assegneremo parti fino a esaurimento e vi invieremo il testo.

Giocate con noi, volete?

___________________________

* E a ben pensarci, in effetti, non ho ancora finito… Stay tuned.

Nov 2, 2016 - teatro    No Comments

Campogalliani70: Allieva Benazzi a Rapporto…

ScuolaAbbiamo parlato di tante cose a proposito dei settant’anni dell’Accademia – tra le altre la Scuola, ovvero lo strumento con cui la Campogalliani coltiva la sua continuità nel segno della grande tradizione teatrale italiana. I prossimi settant’anni (come minimo), come ha detto il Direttore Artistico, si fondano anche su questo.

E allora oggi schiudiamo i battenti della Scuola, e facciamo quattro chiacchiere con una degli allievi…

Chiara Benazzi, come sei arrivata al teatro in generale e alla Campogalliani in particolare?

come spettatrice sono sempre stata, sin da piccola, affascinata dal mondo del teatro ma allo studio vero e  proprio mi sono approcciata quasi per scherzo. Un’amica, una quindicina di anni fa, mi ha chiesto di partecipare assieme a lei a un corso di teatro, perché non voleva farlo da sola. Lei ha seguito solo le prime tre lezioni mentre io non solo ho portato a termine quel corso ma ho anche proseguito con altre esperienze tra Mantova e Verona. Alla Campogalliani sono arrivata solo lo scorso anno, anche se li ho sempre seguiti,  grazie all’indicazione di un’amica di Diego Fusari che mi ha avvisata dell’istituzione della borsa di studio per partecipare ai loro corsi.

È inevitabile arrivare a un’istituzione come la Campogalliani con delle attese – e forse anche qualche ansia:  com’è stato l’impatto con la scuola e con la vita della compagnia? La scoperta più inaspettata? Il momento che hai preferito?

Ansia moltissima, che si è però stemperata subito alla prima lezione grazie agli attori della compagnia che mi hanno fatta sentire subito parte della “famiglia”. Credo che questa sia stata anche la scoperta più inaspettata: proprio la disponibilità degli attori a condividere le loro esperienze e conoscenze, senza porsi su di un piedistallo. Vederli sempre sul palco me li aveva fatti vivere un po’ come irraggiungibili… Ai corsi si respira un’aria professionale, sì, ma anche di divertimento – e ho avuto la fortuna di avere anche compagni molto simpatici e collaborativi.
Il momento che preferisco è quell’attimo di buio e respiro trattenuto che precede l’apertura del sipario – sia che debba recitare sia che faccia da direttore di scena. L’adrenalina è forte così come l’entusiasmo. Un altro momento che amo è quello che segue lo spettacolo, quando la compagnia si riunisce per la cena e commenta la serata. Oltre ad essere divertente è anche un ulteriore momento formativo. Insomma amo vivere e respirare il teatro. man_074_01

Come ti capisco… E adesso quali sono i tuoi programmi futuri, in fatto di teatro?

Al momento sto frequentando il secondo anno di corso esplorando altre realtà teatrali, come la possibilità di scegliere le musiche piuttosto che l’illuminotecnica o la scenografia… Poi spero di continuare  a collaborare con la Compagnia.

E c’è un ruolo dei sogni  – un personaggio, un testo, un autore con cui desideri cimentarti?

In realtà due sono i testi che vorrei poter affrontare, entrambi contemporanei, che mi hanno appassionata nella lettura. Piccoli crimini coniugali di Éric-Emmanuel Schmitt e From Medea di Grazia Verasani. Sono due testi drammatici che descrivono donne apparentemente forti ma con una fragilità interiore che traspira dai loro gesti folli – o almeno questa è la mia lettura.

Ebbene, Chiara – ti auguro Schmitt e Verasani, e una felice continuazione con la Scuola.

Se, o Lettori, ve ne pungesse vaghezza, potete trovare informazioni sui Corsi di Teatro qui. E non abbiamo finito con Campogalliani70, ma può darsi che saltiamo la prossima settimana…

Malvagi, Amici, Amanti – al Museo

Will Shakespeare si nasconde alla perfezione tra la folla versicolore e inquieta del suoi innumerevoli personaggi… Capace di empatizzare con tutti e di estorcerci un filo di simpatia per chiunque – o quasi – l’uomo è impossibile da rintracciare tra le infinite maschere della sua poesia… Persino dei Sonetti, nonostante la tentazione fortissima di quell’Io narrante, sappiamo troppo poco per capire che mai ci sia di autobiografico – sempre che ci sia alcunché affatto.

Epperò…

Se nessun personaggio è Will himself, se nessuna storia è modellata sulla sua, mettendo insieme le storie e i personaggi certe costanti emergono, certi ritmi, certe idee. Non possiamo scovare un ritratto dell’uomo – ma, cosa più importante, siamo capaci di fari un’idea di quel che pensava, come e perché, in una specie di trasparenza stratificata. Da dove arrivano i malvagi e che cosa li motiva? Che cosa lega – e divide –  gli amici? E quale idea dell’amore emerge dalle commedie, dalle tragedie e dai Sonetti..?

Sospetto che non sia terribilmente scientifico – ma di sicuro è un gran bel gioco. Volete giocare con me? Per tre martedì, a novembre, al Museo Virgiliano di Pietole, esploreremo il mondo e le idee di Shakespeare attraverso i suoi personaggi. Lo faremo sotto gli auspici di Borgocultura – e a rendere tutto più interessante, ci saranno gli attori dell’Accademia Campogalliani a dar voce a… Malvagi, Amici, Amanti.

MAANov16small

 

Pagine:«123456789...180»