10/10/2012
Ritratti Per Iscritto - E Altri Disastri
Credo che uno dei modi più efficaci e sicuri di mandare al naufragio vecchie amicizie e inacidire rapporti famigliari sia ritrarre qualcuno per iscritto.
Perché in teoria l'idea di ritrovarsi in un romanzo può sembrare lusinghiera, ma in pratica nessun personaggio è sospeso nel vuoto e lo scrittore medio ha questa sciagurata tendenza a modellare i suoi ritratti sulle necessità narrative. Prendere con equanimità le proprie caratteristiche e intenzioni ritagliate per accomodare il gioco di contrappesi e funzioni all'interno di un romanzo è un esercizio che richiede sense of humour e sicurezza di sé in dosi industriali. Dosi non diffusissime, a quanto pare, nell'Inghilterra di Charlotte Brontë...
Ma d'altra parte, possiamo anche dire che Charlotte possedeva un talento raro per questo genere d'incidenti - un talento coltivato per tutta la sua carriera di scrittrice con una pervicacia che dà davvero da pensare.
All'inizio probabilmente era una combinazione di candore e fiducia malriposta negli pseudonimi. Sapete che Jane Eyre vide la luce sotto lo pseudonimo semi-maschile di Currer Bell, e per qualche tempo i critici scandalizzati attribuirono il tutto a qualche ineducato giovanotto del nord, magari un operaio con notions above his station.
Poi un giorno la servetta di casa Brontë se ne arrivò paonazza e scombussolata, con la notizia che il villaggio era in tumulto, scosso dalla notizia che Miss Charlotte su alla canonica aveva scritto Jane Eyre!
Charlotte cadde nel panico - e non aveva tutti i torti. All'improvviso parecchia gente di Haworth, Keighley e dintorni si scoprì con scarso divertimento tra le pagine del libro, per non parlare della scuola di Cowan Bridge, ritratta in modo assai men che lusinghiero sotto il nome di Lowood School. Fu un mezzo scandalo, seppur di portata locale. Saluti tolti, chiacchiere, lettere furibonde... tutte cose che Charlotte non era fatta per ignorare allegramente.
Verrebbe da pensare che dovesse imparare la lezione - e invece no. 
In realtà, la dedica della seconda edizione di JE fu senz'altro un incidente, ma bastò a surgelare sul nascere la sua nuova amicizia con William Thackeray. Thackeray, scrittore che Charlotte ammirava enormemente, aveva fatto del suo meglio per introdurre in società la timidissima nuova stella letteraria. Il successo era stato men che moderato, ma Charlotte era grata - e per dimostrarlo gli dedicò la seconda edizione di JE.
Peccato che anche Thackeray avesse una moglie pazza e rinchiusa - come Bertha Mason, se si esclude il fatto che tutta Londra lo sapeva. E tutta Londra pensò che Charlotte si fosse ispirata a Mrs. Thackeray per Bertha. E poi tutta Londra, con una certa dose di malignità, fece qualche genere di duepiùdue: ma allora, se Thackeray era Mr. Rochester, e Charlotte era Jane...
Ops.
Imbarazzo sesquipedale per tutti quanti, nonché raffreddamento artico dei rapporti con il dedicatario e la sua famiglia. E se è vero che Charlotte poteva non saperne nulla, viene da domandarsi a che cosa pensasse il suo editore George Smith, quando le permise di aggiungere la dedica senza spiegarle perché non era una buona idea...
Ma forse Charlotte era più tetragona di quanto pensiamo, perché due anni dopo, con Shirley, rieccola lì a recidivare. Probabilmente, se non fosse morta durante la stesura, Emily non avrebbe avuto nulla da ridire sull'adorante ritratto idealizzato che Charlotte le aveva dedicato nella protagonista - anche se, trattandosi di Emily, non si sa mai... Chi ci rimase male fu l'amica d'infanzia Mary Taylor, al cui padre era ispirato l'industriale Hiram Yorke. Né si divertirono particolarmente i curati dei dintorni, satirizzati con velenosa sottigliezza sotto il trasparentissimo velo di un cambio di nomi.
Non è dato sapere che cosa pensasse di tutto ciò il più scritto e riscritto tra i modelli di Charlotte, l'adorato e immancabile professore belga Constantin Héger. Se Mr. Rochester è un incrocio tra l'eroe gondaliano Zamorna e qualche tratto hegeriano, Louis Moore, William Crimsworth e Paul Emmanuel sono tutti ritratti - da poco a pochissimo adulterati, mano a mano che Charlotte matura oltre la necessità di avere un protagonista maschile bello.
In Villette, poi, la faccenda torna ad assumere proporzioni altamente imbarazzanti. C'è un professore belga piccoletto, fiammeggiante e carismatico - Héger to a tee. Poi c'è la direttrice della scuola, una donna fascinosa e intrigante, decisa a tenere per sé il professore, che pure è innamorato dell'Inglesina autobiografica - e questa è la moglie di Héger, trasformata in strega cattiva. E poi c'è il giovane e bel medico inglese di cui l'Inglesina crede di infatuarsi per un po' - e qui torna in scena George Smith, il giovane e bell'editore di Charlotte, più che un po' preso della sua autrice. Forse vi ho già raccontato di come Smith seguisse con trepidazione la stesura di Villette, raccomandando caldamente di far convolare la protagonista e il dottore. E Charlotte? Charlotte tenne il povero Smith sulla corda per mesi, con una serie di lettere che erano capolavori di finta-falsa-timidezza, e con un'abbondanza di tormenti psicologici e ripensamenti della protagonista Lucy Snowe. Poi alla fine mandò il dottore all'altare con un'altra fanciulla di carta, non prima di avere dato a Lucy ottime ragioni per rimanere fedele al (forse defunto) professor Emmanuel.
E francamente non si stenta a capire perché Smith ci rimanesse men che bene. Chissà se fosse una vendetta per l'incidente Thackeray... Di sicuro, se non era una vendetta deliberata, era una nemesi poetica piuttosto feroce: Smith aveva lasciato che Charlotte s'imbarazzasse pubblicamente per iscritto con Thackeray, ed eccolo rifiutato nella più pubblica delle maniere e presentato a legioni di lettori come un giovanotto fascinoso ma, alla fin fine, egocentrico e fatuo...
E in realtà, agli occhi di noi posteri lettori di biografie, non ne esce troppo bene nemmeno Charlotte, con la sua ossessione più che decennale, a meta strada tra la mania e lo stalking. E davvero, sarebbe interessante sapere che cosa ne pensassero gli Héger, marito e moglie.
Comunque, alla fin fine, Charlotte si liberò dei suoi fantasmi belgi - almeno quanto bastava per sposarsi. È bizzarro pensare che lo sposo, Arthur Bell Nichols, curato del reverendo Brontë, era stato forse l'unico personaggio ritratto in Shirley a non prendersela affatto. Anzi, si riportano storie di stentoree risate provenienti dalla sua stanza durante la lettura dei capitoli sui curati... E magari è una di quelle leggende brontiane fiorite grazie alla biografia fantasiosa di Mrs. Gaskell, ma mi piace pensare che sia vero, e che Nichols avesse quella sicurezza e quel sense of humour di cui dicevamo prima.
Forse era quello che ci voleva per sposare una creatura complicata come Charlotte Brontë.
08:10 Scritto da laclarina in gente che scrive | Link permanente | Commenti (0) | Trackback (0) | Segnala | Tag: charlotte bronte, personaggi, jane eyre, constantin heger, george murray smith, william thackeray | OKNOtizie |
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17/08/2012
Amare Et Bene Velle
Con F. & L. si commentava questo post e ci s'interrogava sull'idea di amare un personaggio letterario.
E si giungeva alla conclusione che il quesito non era formulato nella più felice delle maniere, perché a prenderlo in senso stretto, non è facile trovare 30 personaggi che si sono amati, mentre se bisogna intendere "amare" con elasticità franco-inglese, possiamo sperare che ce ne siano piaciuti un po' più di trenta...
In effetti, non è come se nella mia lista non avessi finito con il combinare i due criteri - e una manciata di altri. Ripercorrendola, ci trovo gente scelta in base a ogni genere di ragione. Ma, considerando che la formulazione dello hashtag galeotto dipendeva più che altro dal fatto che cheamo occupa meno caratteri di chemipiacciono, e qui non soffriamo di queste costrizioni, riformuliamo la domanda - o meglio poniamone un'altra:
Che cosa è che ci lega a un personaggio letterario?
Come dicevamo, ogni genere di ragioni.
Non ricordo se ho già raccontato della discussione sui brontëani fratelli Moore, durata per molte settimane di email tra me e un'altra F.* I fratelli Moore sono due: a F. piace Louis e a me piace Robert, e col tempo siamo giunte alla conclusione che we'll have to agree to disagree on that. E in realtà ci saremmo potute arrivare prima di subito, perché le rispettive preferenze hanno ragioni tanto diverse che di più non si potrebbe. F. predilige l'orgoglioso e severo Louis perché non vuole accettare nulla da nessuno - men che meno da suo fratello o dalla donna che ama ricambiato - e a F. ammira questo atteggiamento molto più del disperato opportunismo di Robert. Io trovo che Robert, che sacrifica affetti e principii a necessità e responsabilità, sia un personaggio molto più complesso ed efficace del perfetto, bidimensionale Louis. Ed è ovvio che Robert non sarà mai ammirevole come Louis, né Louis sarà mai ben scritto come Robert.
Criteri diversi.
Il che non significa nemmeno che i lettori si dividano rigorosamente tra tecnici ed emotivi, tra etici ed estetici. Tendo a credere che quasi tutti, in circostanze diverse, scegliamo, preferiamo, ci affezioniamo e amiamo per motivi diversi.
Dovessi basarmi sulla mia lista, c'è gente come Robert Moore, Javert, Julien Sorel o Heinrich Muoth che mi piace per la finezza, tridimensionalità e unsentimentality con cui è scritta**.
Poi c'è gente con cui mi identifico (o mi sono identificata in passato), come Scout, Emma o... 'cipicchia, mi accorgo di avere lasciato fuori Angelo, l'Ussaro sul Tetto di Jean Giono: anche lui è stato una questione di identificazione.
Poi ho citato Charlotte Bartlett, e qui la faccenda è leggermente più obliqua, perché in Camera con Vista quella con cui mi identifico è Lucy, ma Cousin Charlotte è un ritratto così perfetto di una mia anziana cugina che parte dell'identificazione con Lucy dipende proprio da questo. Lucy è deliziosa, ma è Charlotte a trascinarmi nella storia - ed è lei che adoro.
Poi c'è la gente che incarna questioni che mi stanno a cuore - come James Sands, l'attore elisabettiano cui crolla intorno un mondo, i giovani Turbin, idem nella Kiev postrivoluzionaria, Konradin von Hohenfels in cerca di redenzione o Dick Heldar che crolla nel crepaccio tra arte e affetti.
Ci sono i villains per cui ho un debole, quelli che brillano nel loro romanzo, quelli che hanno tanto fascino e tanta personalità da seppellirci i rispettivi protagonisti, come l'Innominato, Richelieu e Rupert.
E ci sono anche i personaggi che sarebbero adorabili anche in carne e ossa, come la Regina Elisabetta, il Sergente Dodd, Sarah Thane, la Principessa Arjumand (che è una gatta***), Larry Durrell...
Ci dovrebbero essere anche (ma mi accorgo di non averne elencato nemmeno uno) quei personaggi che non perdonerò mai ai rispettivi autori di avere trascurato, maltrattato o killed off - salvo poi rendermi conto che forse non mi sarei affezionata altrettanto a Lord Evandale, Dain Waris o Francis Stewart se non facessero la fine che fanno...
E poi ci sono quelli che hanno proprio tutto - e quelli sono i miei fidanzati di carta. Lord Jim, naturalmente, con la sua storia di riscatto negato e di aspettative disattese, con le sue debolezze dolorose e ingigantite, con la sua caratterizzazione così vivida che mi è più familiare di tanta gente "vera", con la sua fine tragica che tutte le volte mi strappa il cuore. E Alan Breck Stewart, alfiere spavaldo di una causa perduta in partenza, ingenuo, irragionevole e alla fin fine così malinconico. E Sydney Carton, destinato ad annegare tra self-disgust, delusioni e promesse sprecate, innamorato, più che di Lucie, della redenzione che lei rappresenta. E si direbbe che io abbia anche una fidanzata di carta in Isabel Archer, troppo impegnata a inseguire ideali per vedere davvero ciò che ha davanti - e punita per questo, ma non senza speranza. Ecco, questi sono quelli che amo davvero. E probabilmente in giro ce n'è qualche altro - ma di sicuro non sono trenta.
Dopodiché mi piacerebbe ricordare dove ho letto la recensione di una lettrice che si dichiarava incapace di simpatizzare con un personaggio che commette uno stupido errore dopo l'altro come fa Jim - a riprova del fatto che quel che fa innamorare una persona ne respingerà un'altra, e che innamorarsi per davvero o in carta e inchiostro resta la più personale, soggettiva e imponderabile delle faccende.
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* Non so che farci: la mia vita è piena di F. con cui discuto di libri... Ad ogni modo, questa è un'altra - and you know who you are.
** Si maligna che Muoth mi piaccia soprattutto perché è un baritono e, fosse stato un tenore, non sarebbe nemmeno entrato nella lista - ma non è vero. Non del tutto. Non troppo. Non molto. Non... Ok, il fatto che sia un baritono aiuta.
*** E comunque il suo libro è affollato di gente adorabile - a due e quattro zampe.
08:10 Scritto da laclarina in grilloleggente, Vitarelle e Rotelle | Link permanente | Commenti (7) | Trackback (0) | Segnala | Tag: personaggi letterari, identificazione, charlotte brontë, jospeh conrad, r. l. stevenson, henry james, dickens | OKNOtizie |
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20/04/2012
Buon Compleanno, Charlotte
Domani Charlotte Brontë compirebbe 196 anni.
Sì, lo so, non è una cifra particolarmente tonda, but never mind. Nel Sedici, se SEdS sarà ancora in piedi, vi capiteranno charlottitudini in un'abbondanza e frequenza paragonabili al Dickens di quest'anno, perché è così che funzioniamo qui.
Per il momento ve la cavate con una collezione di link rilevanti.
Cominciamo con il Progetto Manuzio, dove dobbiamo constatare che c'è soltanto Jane Eyre. In una varietà di formati - compreso un libro parlato - ma solo quello. E sia chiaro che non ho assolutamente nulla contro JE, ma Charlotte ha scritto altri tre romanzi, tonnellate di juvenilia e una certa quantità di poesie e - se non è del tutto improbabile che delle poesie si possa fare a meno - i romanzi meriterebbero di essere letti.
Se lo volete fare, però, bisogna farlo in Inglese.
Qui trovate la collezione completa (romanzi e poesie, più Mrs Gaskell's Life of Charlotte Brontë*) sul sito dell'università di Adelaide. Potete leggere in html, stampare oppure scaricare in formato ePub o Kindle. E se posso, vi consiglio in particolare Shirley, con la sua popolazione di curati irlandesi e imprenditori alle prese con il luddismo.
Per quanto riguarda le opere giovanili, si tratta di un territorio ancora abbastanza inesplorato e ben poco pubblicato - il cui fascino risiede nella possibilità di vedere la formazione di una scrittrice a partire dall'infanzia. Charlotte cominciò a scrivere prestissimo, mettendo su carta le storie che ambientava nel suo mondo immaginario, quella colonia africana di Angria che aveva creato insieme al fratello Branwell. In proposito qui potete trovare una storia di fantasmi tratta da una novella intitolata The Green Dwarf, qui un bel sito dell'Università del Missouri dedicato a due racconti giovanili - rigorosamente angriani - intitolati Lily Hart e The Secret.
La cosa interessante è che nelle opere adulte di Charlotte, anche ciò che è autobiografico (per esempio Bruxelles e Constantin Héger - ne abbiamo parlato qui) arriva sempre attraverso Angria. Ad esempio, Jane Eyre, l'istitutrice bruttina e determinata, è l'evoluzione di alcuni personaggi femminili sviluppati nel mondo immaginario. E allora lasciate che vi segnali la più affascinante biografia letteraria che abbia mai letto: The Brontës, di Juliet Barker - un tomo spesso una spanna che ripercorre vita, morte e miracoli di tutta la famiglia, basandosi su lettere, diari, documenti di ogni genere e soprattutto gli scritti giovanili. Se volete conoscere Charlotte da vicino, credo che non ci sia di meglio. Lo trovate qui - e c'è anche in versione Kindle.
E non crederete che non ci sia una Brontë Society, vero? Il mondo anglosassone ha associazioni per tutto, e non poteva mancarne una per questa notevole famiglia - con sede al Brontë Parsonage, la casa parrocchiale in cui Charlotte crebbe scrivendo e immaginando. 
E infine una parola sui due ritratti che illustrano il post. In alto a sinistra vedete quello che l'editore George Smith commissionò al ritrattista George Richmond. Il babbo di Charlotte lo trovava somigliantissimo in tratti e in espressione, benché fosse stato dipinto in un abisso di sconforto per la modella e in estremo imbarazzo per il pittore. Nelle sue memorie Richmond racconta che Charlotte gli si presentò in studio terrorizzata e ostile. Lui cercò di metterla a suo agio, le offrì il tè e la invitò a togliersi il cappellino perché potessero lavorare. Charlotte obbedì, scoprendo un oggetto d'incerta natura, una specie di matassina marrone che portava in testa. Perplesso, Richmond suggerì che forse Miss Brontë voleva togliere anche quel... quella.. er... quell'oggetto che... E la povera Charlotte scoppiò in lacrime, perché l'oggetto era un toupet, destinato a migliorare l'aspetto della non rigogliosissima capigliatura. Singhiozzi, costernazione, imbarazzo, fuga e in seguito ci volle tutta la capacità di persuasione di George Smith* per indurre Charlotte a tornare da Richmond e farsi ritrarre.
E a quanto pare era prassi comune: tutti restavano tra lo stupito e il deluso nell'incontrare l'autrice di Jane Eyre. Come poteva una scrittrice di tale potenza e audacia essere quel topolino di donna, fragile, brutta e patologicamente timida? C'è una lettera della figlia di Thackeray che racconta l'indicibile difficoltà di fare conversazione con Miss Brontë a una serata organizzata in suo onore... A un certo punto, incapace di sopportare lo spettacolare fallimento della sua iniziativa social-letteraria, Thackeray se ne fuggì di soppiatto al suo club.
E siccome per i lettori adoranti era difficile accettare che il loro idolo fosse una creatura del genere, ecco la celebre e diffusissima incisione colorata che vedete qui accanto - nominalmente tratta dal ritratto di Richmond, graziosa, elegante, menzognera, generica e tanto più conforme all'idea di come debba apparire una scrittrice. Dove si vede che certe politiche editoriali, come la bella foto in quarta di copertina, in fondo non sono nulla di nuovo, vero?
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* Un piccolo caveat: questa è la prima biografia di Charlotte, scritta poco dopo la sua morte da una sua amica che aveva conosciuto bene lei e la famiglia. Tuttavia, Mrs. Gaskell era fermamente intenzionata a costruire il personaggio della donna di genio maturata in circostanze romanzescamente avverse. Per lo più, le biografie più recenti dipingono un quadro ben diverso della famiglia - in particolare del povero reverendo Brontë. che Mrs. Gaskell ritrae come un feroce e incolto tiranno domestico, e invece pare essere stato anything but.
** George Smith, incidentalmente, era innamorato di Charlotte - con scarsissima soddisfazione della famiglia di lui, che era il ragazzo d'oro dell'editoria londinese. A Mrs. Smith davvero non pareva il caso che il suo giovane, affascinante, ricco e bel figlio sposasse una piccola romanziera dello Yorkshire, più vecchia di lui, completamente spiantata e priva di grazie sociali... Tutto sommato avrebbe potuto evitare di preoccuparsi: Charlotte era ancora così innamorata del Professor Héger che rifiutò il povero George nella più pubblica delle maniere - in un romanzo.
08:10 Scritto da laclarina in gente che scrive, Spigolando nella rete | Link permanente | Commenti (2) | Trackback (0) | Segnala | Tag: charlotte brontë, jane eyre, shirley, elizabeth gaskell, juliet barker, george richmond | OKNOtizie |
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