Potando “A Soul For Cunning”

Ieri credevo di passare una giornata di vacanza e di guardare Fire Over England. Credevo. Invece salta fuori – all’ultmissimo momento, si capisce – che i termini di un certo premio letterario a cui voglio tanto partecipare scadono martedì. E questa volta ho il racconto perfetto. Scritto per tutt’altro, è vero, ma assolutamente perfetto anche per questo. Così vado sul sito e, per prima cosa, constato un dettagliuzzo che proprio non ricordavo: massimo 5000 parole.

Cribbio.

E dico cribbio perché ASfC (il presunto racconto perfetto) è più lungo. Un bel po’ più lungo. E che si fa? O si lascia perdere o si passa la domenica a potare drasticamente. Io ho potato drasticamente, e la faccenda è andata così:

8.35 – Rapido calcolo: devo amputare 923 parole su 5923. Tanti auguri.

8.37 – Cominciamo con una seria rilettura…

8.50 – …e decidiamo che no, non è umanamente possibile. Il racconto funziona, è davvero piuttosto buono, e mi piace tanto così com’è, con tutti i suoi pezzi, parole, ramoscelli là dove li ho messi – ciascuno per una buona ragione. Fine della storia. 

9.15 – Però…

9.18 – Non è un peccato lasciar perdere? Mi piace questo premio, mi piace proprio tanto. Ci ho già provato diverse volte, con racconti che non erano buoni nemmeno la metà di questo. Hm.

9.20 – Ok, vediamo se non c’è davvero niente da fare.

9.21 – Ulteriore rilettura. E per dimostrare che faccio sul serio, faccio una copia di ASfC in un altro file .doc, pronto per essere potato. Mi sento come se stessi legando il mio gatto al tavolo della vivisezione.*

9.28 – A un certo punto della rilettura, mi viene l’uzzolo di contare quante parole ci sono in una pagina. Risposta: circa la metà di quelle che devo tagliare. Oh. E sì, è sempre circa un sesto del totale, ma così fa ancora più impressione.

9.31 – M’imbatto in uno speech tag particolarmente elaborato che in effetti potrei tagliare. Lo faccio, rileggo il paragrafo e… ehi! Scorre persino meglio! Adesso sono più vicina all’obbiettivo. Di ben 7 (sette) parole.

9.37 – Incoraggiata dal piccolo successo, ricomincio daccapo: leggo ad alta voce, elimino un aggettivo qui, una similitudine là…

9.45 – Continuo.

9.55 – Continuo.

10.03 – In uno sprazzo di lucidità mi chiedo dove credo di arrivare una parola alla volta, ma continuo. Sprazzo molto breve.

10.08 – Inciampo in un passaggio… non è un cattivo passaggio, ma forse non è del tutto necessario? Ci penso su, provo a sistemare mentalmente il paio di riferimenti che resterebbero in sospeso. Potrebbe anche funzionare.

10.14 – Agisco. Mica male, no? Hm. Però, anche sistemando qui e spostando là, la transizione suona forzatella anzichenò. Sono così grata a chiunque abbia inventato quella simpatica funzione ANNULLA. Ci avrei guadagnato 40 parole, ma tirem innanz.

10. 24 – Arrivo alla fine e, tutto sommato, non sono insoddisfatta della ripulitura. Peccato non averla fatta prima di spedire a GT… E siamo a 5486 parole. Non è favoloso? 437 andate; ne restano solo 486.

10.25 – Peccato che non siamo ancora a metà strada e non veda bene che cos’altro potrei tagliare senza menomare seriamente la storia.

10.26 – Per la seconda volta oggi, ci rinuncio. Proprio non c’è modo.

10.27 – Migro in cucina e comincio a dare una mano col Christmas Pudding: taglio la mela a pezzettini, spremo l’arancia e il limone, e sbaglio a pesare tre tipi diversi di uva passa- del che mi accorgo solo dopo avere innaffiato col brandy abbondanti quantità di frutta secca non necessaria. Il tutto, naturalmente, perché sono troppo occupata a rimpiangere di non partecipare al premio… Mi s’ingiunge di togliermi di torno e lasciar lavorare la gente, al che mi preparo un’altra tazza di tè. E c’intingo dentro due biscotti al cioccolato – mai una buona idea.

11.06 – Oh, che diavolo! Mi rimetto al computer, ben decisa a far vedere ad ASfC chi è che comanda. Dopo tutto sono già a metà strada, giusto? Che può mai volerci?

11.07 – Questa volta si fa sul serio – con metodo: pondero con cura la trama, passo in rassegna i personaggi in cerca di gente superflua, enuncio in un paragrafino il concetto originario, così da poter sfrondare tutto quello che non è strettamente attinente.

11.29 – Peccato che la trama sia già molto condensata, i personaggi soltanto due e il concetto tale da richiedere praticamente tutto quello che c’è per essere comprensibile. Ho lavorato per benino, sono stata stringata, essenziale, concentrata, non ho mai divagato e, quel che si poteva sfrondare, l’ho già sfrondato tra le 9.31 e le 10.24. Non è che andiamo molto bene.

11.30 – Adesso basta. Ricomincio da capo, brandendo un metaforico machete. Ogni tanto individuo un paragrafo o due che forse, con la debita cautela e una certa dose di sacrificio, potrebbero essere amputati senza eccessivo pregiudizio. Così ci penso tetramente per un paio di minuti e poi salta sempre fuori qualche ragione per cui non si può.

 11.47 – Però… però… All’improvviso trovo una sezione – un’intera sezione! – che, inclinata a quarantacinque gradi, tinta di violetto e guardata con la coda dell’occhio, potrebbe latamente definirsi una digressione. Una vasta digressione, anche: 415 parole, vale a dire nove decimi dei miei problemi risolti in un colpo solo – magari un po’ meno, considerando la necessità di coprire il buco con una transizioncella…

11.50 – A dire il vero, molta della roba in questione mi piace davvero. La tentazione, tuttavia, è forte…

11.56 – Ok, chiudiamo gli occhi e pensiamo all’Irlanda. CANC.

11.57 – Tra l’altro, a taglio effettuato, mi accorgo che ci sono altre 47 parole dispensabili, visto che servivano solo a introdurre quella che, tutto considerato, forse era davvero una digressione. CANC. CANC. E mi mancano solo 24 parole. Irlanda, aspettami!

11.59 – Però, pensandoci bene… Non è detto che ASfC debba rimanere per sembre sotto le 5000 parole, mentre invece una versione pre-sfrondamento (ripulità ma non amputata) potrebbe sempre farmi comodo, prima o poi. Dove ho letto che la lungimiranza è la virtù dei grandi? Annullo gli ultimi tre CANC, seleziono tutto, copio, incollo in un terzo file .doc, lo salvo con uno di quei nomi utili e significativi che non riuscirò a ricordarmi quando ne avrò bisogno**, torno al mio file, cancello di nuovo la digressione e mi sento molto più in pace con me stessa e il creato universo. Ora, quelle 24 parole…

12.11 – Mi si chiede se mi secca molto apparecchiare la tavola, nutrire il gatto e ricordarmi di prendere l’antibiotico***. Salvo accuratamente quel che resta di ASfC e mi dedico ad apprestare il desco famigliare.

13.42 – Mi rimetto all’opera. Per prima cosa faccio un conteggio parole e il computer mi dice 5016. Come sarebbe a dire 16? Non me ne mancavano 24? Colta da panico, controllo di non avere cancellato qualcosa di troppo… No, è tutto a posto, salvo la mia capacità di effettuare semplici calcoli aritmetici.

13.58 – Mentre controllo che i tagli non si siano lasciati dietro incongruenze, mi rendo conto che la soluzione più semplice è eliminare un altro paragrafo. CANC qualche riga e, come per magia, tutte le potenziali incongruenze da potatura sono prodigiosamente sparite. E per di più, il conteggio parole risulta 4953. E vai!

14.02 – Rileggo tutto da capo. Ad alta voce. Per sicurezza. E ogni tanto tagliuzzo ancora qualche fogliolina vagabonda.

14.12 – Ripristino una riga di descrizione che avevo eliminato con particolare riluttanza.

14.26 – Mi coglie il dubbio che, essendo adesso ASfC destinato all’Irlanda, forse sia meglio modificare lo spelling in British English. Tutto da capo, con l’aiuto del controllo grammaticale di Word.

14.39 – E a questo punto, credo proprio che ci siamo. 4568 parole. Salvo e lascio riposare per un’oretta – dedicandomi nel frattempo alla seconda fase del pudding.

16.27 – Se vi dicono che per la seconda fase del pudding basta un’oretta, non credeteci. Torno al computer, stampo la nuova versione di ASfC e, armata di tazza di tè e pennarello rosso, m’installo nella poltrona di fianco al fuoco per un ultimo controllino. Ci sono cose più facili che fare un ultimo controllino con 6 kg di soriano ronfante in grembo, ma pizzico nondimeno una virgola indebita, due errori di battitura e uno spazio doppio.

17.04 – Inserisco le correzioni, stampo un’altra copia e la piazzo sulla tastiera per l’ultimissimo controllo – domani mattina. In tutta franchezza, non voglio sentir nominare ASfC per almeno dodici ore, grazie.

E questo era ieri. Adesso mi dedico all’ultimissimo controllino e poi ASfC (versione breve) parte attraverso l’etere con destinazione Irlanda. Wish me luck!

 

_________________________________________________________

* Forse a questo punto, per evitare di sembrare isterica, farò bene a spiegare che ASfC è già stato revisionato, parzialmente riscritto, decapitato due volte, asciugato quanto si poteva e levigato con ogni cura – prima di essere mandato a Glimmer Train.

** Voi vi ricordereste qualcosa come polishedasfc.doc fra un anno o due?

*** L’avevo detto che da due settimane e un po’ sto godendo le gioie di una bronchite irriducibile?

Potando “A Soul For Cunning”ultima modifica: 2010-11-29T07:55:00+01:00da laclarina
Reposta per primo quest’articolo

4 Commenti

  • Non so perché, ma alla fine mi aspettavo la ricetta del pudding.
    (Brandy, frutta secca, sembra una roba calda e invernale)

  • Forte. Come sempre. Ti segnaliamo il concorso immediatamente sopra questo tuo articolo (.
    Beh, se vorrai partecipare avrai meno problemi: c’è un tema; ci sono dei limiti, ma ci sarà tolleranza di fronte a esigenze definibili “d’arte”.
    Alessia e Michela

  • @ Renzo: hai pronto il maalox? 🙂 La ricetta del pudding è micidialmente complicata, richiede tre qualità di uva passa, due qualità di canditi, vari tipi di spezie macinate, pangrattato, uova, brandy, mandorle, un’arancia, un limone, un po’ di farina, zucchero, una mela, strutto – il tutto da mescolarsi in fasi distinte e ordini precisi, marinare per una notte, rimescolare, chiudere in uno stampo con due strati di baking parchment e uno di alluminio legati con lo spago, cuocere a vapore per sette ore, aprire, incidere, irrorare di brandy, ricoprire di baking parchment, legare di nuovo e lasciar riposare al buio. Per Natale lo si mangerà accompagnato con qualche salsina leggerissima – tipo lemon custard o brandy&burro) e, nel frattempo. In più, ogni membro della famiglia dovrebbe dare una mescolatina all’impasto ed esprimere un desiderio, e bisognerebbe metterci dentro alcuni pennies d’argento per buona fortuna. C’è più di un motivo se lo si fa solo una volta l’anno.

  • @ Alessia e Michela: ciao, Gemelle! Cos’è che mi volevate segnalare? Un concorso? Forse è la bronchite che mi ottunde, ma non trovo il link…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato ma sarà visibile all'autore del blog.
I campi obbligatori sono contrassegnati *