Gen 12, 2011 - pennivendolerie    No Comments

Il Mio Non E’ Un Libro Intelligente

Cara Allieva,

in mancanza di termine migliore, la chiamerò così, visto che ha seguito un mio corso e che mi ha mandato i compiti via email.

L’esercizio che avevo assegnato, immagino che se ne ricordi, consisteva nello strutturare una trama attorno a una serie di punti narrativi fissati da me – il più nudo scheletro di una storia iniziatica.

Lei mi ha mandato il suo lavoro, corredato di questa premessa:

Sto  scrivendo una storia, o per lo meno diciamo che ci sto provando, e l’ho inserita nell’esercizio B della prima lezione. Dalla lettura della trama capirà che si tratta più che altro di una storiellina alla “Federico Moccia” che non di un romanzo impegnativo e intelligente, ma mi piacerebbe comunque sapere cosa ne pensa e se ha dei suggerimenti per migliorarne la struttura.

Le confesso che questo mi ha fatto subito levare un sopracciglio. Il destinatario di un’introduzione siffatta non può fare a meno di chiederselo: suppondendo che non sia insincera nel valutare il suo romanzo, se lei stessa lo considera una storiellina non troppo intelligente, perché crede che dovrebbe interessare a un editore o a un lettore? Certo non giova presentarsi come l’autrice del romanzo del secolo, ma è meglio non scivolare nemmeno nell’eccesso opposto.

Tuttavia, siccome ricordo fin troppo bene il tumultuoso momento delle prime volte in cui si sottopone il proprio lavoro agli occhi di un estraneo dotato di qualche competenza, mi sono ripromessa di darle qualche suggerimento tattico in proposito, ho aperto l’allegato e mi sono applicata alla lettura della sua trama.

La sua trama è ordinatamente suddivisa all’interno di una tabella, le cui colonne riportano a mo’ d’intestazione i punti del mio esercizio – e questo, alas, è l’unico legame evidente fra la traccia e lo svolgimento. La mia prima reazione è di lieve sconforto: sono stata così criptica e inefficace nell’illustrare trama e struttura? Ho dunque mancato del tutto il bersaglio nel tentare di trasmettere la teoria del punto di svolta in una narrazione? Può darsi, e allora mi deve perdonare per la mia inadeguatezza come insegnante – ma mi perdoni se azzardo un’altra ipotesi. Può essere che lei abbia capito benissimo la teoria della lezione, ma poi si sia lasciata prendere la mano dal desiderio di mostrarmi il suo lavoro? Se è così, lasci che le suggersica, la prossima volta, di risparmiare lividi all’autostima dell’insegnante. Non abbia fretta: prima faccia gli esercizi come si deve, mostri che ha capito ciò che doveva capire, e poi l’insegnante sarà ben lieta di dare un’occhiata al suo lavoro.

E tanto negli esercizi quanto nel sottoporre la sinossi del suo manoscritto, stia bene attenta alla sintassi, alla grammatica, alla battitura. Sono solo esercizi? E’ vero, ma esercizi in una disciplina le cui basi fondamentali sono proprio sintassi e grammatica. Oggi l’insegnante del corso di scrittura creativa si limita a farle notare la magagna; domani l’editor si chiederà: se non riesce a concordare soggetti e verbi in una sinossi di 250 parole, come può scrivere professionalmente un intero romanzo? Badi, è del tutto possibile che lei sappia benissimo come concordare soggetti e verbi, ma allora vuol dire che non si è presa la briga di ricontrollare ciò che ha scritto prima di mandarmelo e, nel nostro campo, la sciatteria è un peccato tanto grave quanto una sintassi traballante. Lei e io, cara Allieva, scriviamo: per noi la forma è sostanza, e non dia retta a chi le dice il contrario.

Le ho rispedito il suo allegato con qualche annotazione sulla struttura del suo romanzo – facendole notare però che non aveva svolto l’esercizio e che la forma era imprecisa, ripromettendomi una buona chiacchierata di persona dopo la lezione successiva…

Però lei non è più venuta, né alla lezione successiva né ad alcuna delle altre. Posso solo immaginare che la mia risposta l’abbia offesa e scoraggiata, e me ne dispiace molto. Spero di non averla dissuasa dal coltivare la sua passione. Se non è stato così, se è decisa a continuare, se fa sul serio con la sua scrittura, mi permetta di darle qui qualche consiglio che non ho avuto modo di darle di persona:

* Non minimizzi o disprezzi il suo lavoro. Mai. Lo sottoponga ad altri solo se crede che ne valga la pena – non solo quando è perfetto, ma solo quando è, per lo meno, qualcosa a cui tiene, per cui è disposta a lavorare, imparare e migliorare. Se pensa davvero il contrario, allora non è qualcosa che dovrebbe far leggere ad altri.

* Faccia quello che le viene richiesto di fare: un interlocutore deve poter capire che lei ha capito, altrimenti dialogare diventa difficile e improduttivo. Una volta instaurati dialogo e reciproca comprensione, il resto verrà.

* Non lo ripeterò mai abbastanza: in fatto di scrittura, la forma è sostanza. La migliore delle idee non farà di lei una scrittrice, se non la sa trasmettere al lettore in modo chiaro, elegante e avvincente.

* Le critiche fanno male, e creda: non ci si abitua mai. Tuttavia, se vuole scrivere ed essere letta, si abitui all’idea che le critiche verranno sempre. Imparare a distinguere quelle costruttive da quelle gratuite è un primo passo importante.

In conclusione, cara Allieva, scrivere è un’arte, ma è anche un mestiere. Scriva, legga, studi, lavori sodo, con passione, con umiltà, con rispetto del lettore.

Le auguro ogni bene,

Chiara

Il Mio Non E’ Un Libro Intelligenteultima modifica: 2011-01-12T08:04:00+01:00da laclarina
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