Nov 18, 2011 - commercials    4 Comments

Il Detersivo Ai Tempi Della Crisi

I tempi, si sa, sono quelli che sono, e la domanda diventa: come fa chi vende beni e servizi non essenziali a smerciarli quando le vacche sono magre?

Indurre un bisogno non basta più: quando il consumatore è costretto a scegliere tra bisogni diversi, è molto probabile che il bisogno indotto se la veda brutta. E allora? Occorre mascherare il bisogno indotto e, se non si può cancellare la sua non essenzialità, bisogna dotarlo di una tra due cose: una legittimazione o una componente di ricatto emotivo.

E indovinate qual’è la leva in grado di legittimare qualunque cosa e/o ricattare chiunque? Ma la famiglia, ovviamente!

La tattica non è nuova. Tutti ricordiamo la campagna del Voltaren, in cui si dimostrava che farsi passare contratture, distorsioni, reumatismi e doloretti vari non è questione di self-indulgence, e nemmeno di uso inneccessario di antidolorifici, bensì di far felici i propri bambini. Un buon padre, era l’implicito e ricattatorio messaggio, usa Voltaren.

Ebbene, badate a come, in tempo di crisi la faccenda proliferi, fiorisca e prosperi in campi anche assai più voluttuari dell’antidolorifico.

C’è la pay tv, che costa così poco quando è per “una famiglia”, e può essere acquistata nella combinazione che si preferisce, “per esempio documentari e cartoni animati.” Naturalmente ci sono anche possibilità più adulte, ma nel frattempo lo spot ha aggirato la tentazione del senso di colpa: se lo si fa per i bambini…

C’è il dispenser elettronico per il sapone liquido, arnese del tutto inessenziale, il cui spot comincia invocando la fondamentale importanza della salute dei ragazzi, che “passa anche per le mani.”Ah be’, se è per la salute dei ragazzi, allora…

E c’è lo smacchiatore (un perboato glorificato, mi dice la mia mamma), che usa questa tecnica persuasiva con stupefacente spudoratezza – ricatto allo stato più puro. Badate ben:

“Non rinunciare a un abbraccio per paura delle macchie!” E lo vedete com’è felice il bambino, quando può abbracciare il suo immacolato padre con le mani sporche di cioccolato? Ma suvvia, O Consumatori! È così evidente: bisogna essere cattivi padri per respingere un bambino in questo modo – ma d’altra parte, le macchie sono un problema… ed ecco che arriva Omino Bianco* a salvare camicia e cavoli. Ergo, un buon padre e la moglie di un buon padre usano Omino Bianco.

Confesso di avere guardato e riguardato i venti secondi e qualcosa dello spot in cerca di qualche traccia di salvifica ironia, ma temo di non averne trovata veruna. Questo significa che la Unilever cerca davvero di ricattare chiunque conduca il carrello della spesa con la chiave dei piezz’e core? Oh, help and deliver

E parlando di gente che manca di ironia, può darsi che mi sia sfuggito qualcosa e accetterò molto volentieri segnalazioni in proposito, ma dove sono, in questa circostanza, i cattolici che si scandalizzavano tanto per l’ironicissima – questa sì – campagna Renault?

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* Solo io da piccola ero molto perplessa per il fatto che, pur indossando una camicina bianchissima, l’Omino era chiaramente nero?

Il Detersivo Ai Tempi Della Crisiultima modifica: 2011-11-18T08:10:00+01:00da laclarina
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4 Commenti

  • Sì!!
    Mi autodenuncio – devo aver fatto impazzire mia madre con le mie domande sul perché l’omino nero si chiamasse Omino Bianco quando era solo _vestito_ di bianco.
    Ammetto di essere parte di una generazione che ha fatto troppe domande nel momento sbagliato, e troppo poche nel momento giusto.

  • Trovano terreno fertile.
    Esempio 1:
    Il “bambino” (ha 16 anni) della mia capa si scorda (per l’n-esima volta) un libro. Lei si precipita a casa e glielo porta a scuola.
    Alla domanda “E se non glielo portassi? Così impara” mi sbarra tanto d’occhi. “Ma così prende la nota!”. Ah, beh.

    Esempio 2:
    La mia “sorellina” (ha 26 anni) tira tardi. Mia madre veglia in agitazione. Alla considerazione “alla sua età dovrebbe essere fuori dalle palle e tirerebbe tardi a tua insaputa” mi sbarra tanto d’occhi. “Quando sarai genitore capirai”.

    Capito? Terreno fertile.
    Scommetto che le pubblicità della unilever all’estero sono diverse.

  • @Davide: ah ecco, mi consolo un pochino. 🙂

    @Renzo: è molto probabile. Adesso che mi ci hai fatto pensare controllerò. Questa cosa avrà un seguito…

  • Anche in sud corea, a quanto pare:

    http://www.mirasoldisplays.com/kyobo

    Il video di destra (è un ereader e-ink a colori, tra l’altro)

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