Mag 4, 2012 - Digitalia, kindle, tecnologia    4 Comments

Tecnododo

Lo sapete tutti che sabato scorso ero a Librinnovando – e forse siete anche un po’ stufi di sentirvelo ripetere, visto che questo è il terzo post di fila in proposito, but bear with me e vedrete che, pur partendo da lì, andremo a parare altrove.

Allora, immaginatemi seduta nell’auditorium Ennio Morricone della Facoltà di Lettere e Filosofia a Tor Vergata, con un maglioncino di cotone sulle spalle per contrastare la micidiale aria condizionata, il fedele Moleskine in equilibrio su un ginocchio e la fedele penna a gel in mano… 

A un tratto sollevo gli occhi dai miei appunti e, nello spostarli in direzione dello schermo su cui scorre la sezione Twitter della faccenda, lo sguardo mi cade sulle file sotto di me – interamente lastricate di schermi. E quando mi guardo attorno, scopro che sono completamente circondata da iPads, iPhones, netbooks… Torno al mio taccuino nero e mi vien da sorridere. E mi sovviene il sopracciglio levato della studentessa al tavolo della registrazione, quando ho detto che non avevo bisogno di essere accreditata per l’uso del wi-fi… Comincio a sentirmi una bizzarria ornitologica.

Così prendo il mio cellulare viola e cinguetto: Sono a #Librinnovando e sto prendendo appunti a mano… non so se mi sento più marziana o platanicola.

Qualche decina di secondi più tardi il cinguettio passa sullo schermo – e non ci penso più, and I scribble away fino alla fine delle sessioni.

Dopodiché mi concedo qualche giorno di vacanza a Roma e rientro a casa lunedì sera. Accendo l’Innominatino e, per seconda o terza cosa, trovo un buon numero di risposte ai miei cinguettamenti – risposte che ho bellamente ignorato per tre giorni e lasciato cadere, senz’altro motivo che quello di non averle viste.

Tra gli altri quello scherzoso di Marta Traverso, proprio in risposta alla mia battuta sul prendere appunti a mano: Si potrebbe definire atto di boicottaggio tecnologico-culturale 🙂

Già, potrebbe sembrare, vero? Ma per quanto trovi un certo gusto nell’andare per sentierolini miei, questa volta non si tratta di nulla del genere. C’è la questione sentimentale dell’essere affezionata al mio cellulare viola – piccolo, ragionevolmente elegante d’aspetto e perfettamente funzionante dopo sei o sette anni di uso leggero, ma non equipaggiato per interagire davvero con Twitter. Posso cinguettare, ma non vedo le risposte.

E poi c’è The Beastie. The Beastie è il mio netbook e, a dispetto di quel che è, è stato acquistato per non venire mai a contatto con la rete. Mi spiego: in un angolo del mio studio c’è l’Innominatino-cum-Steno, ovvero il computer serio, quello collegato alla rete, quello con la vasta duplice memoria, quello che serve per il lavoro e la comunicazione e le ricerche e la navigazione in genere*.

E poi, come dicevasi in capo al paragrafo precedente, c’è The Beastie, che serve per scrivere. Perché non so voi, ma mi ritrovo (e non da oggi) incapace di scrivere con un qualsiasi grado di continuità a un computer che sia collegato alla rete. E non pretendo che con questo vi facciate una grande idea della mia capacità di concentrazione o di resistenza alle tentazioni, ma è più forte di me: Bridewell? Davvero Thomas Kyd era stato imprigionato a Bridewell? Perchè ho l’impressione di ricordarmi Chelsea, invece? Da qualche parte devo pur averlo letto, ma dove? ‘Spetta ben, che faccio un rapido controllo. Bridewell Prison… Oh guarda: Edmund Campion. Certo, ma Chelsea? Non so nemmeno se fosse davvero una prigione, ma Topcliffe… ‘Spetta ben, che vediamo Richard Topcliffe. Una camera di tortura privata nella sua abitazione di Chelsea… hm, sarà affidabile questo sito? ‘Spetta ben, che cerchiamo qualche conferma altrove. Che cara persona era costui… Rumours. Sì, be’, bound to be, ma Chelsea? Hm… in realtà vado sul sicuro se piazzo Kyd a Bridewell, giusto? ‘Spetta ben, che vediamo se trovo qualche stracciolino di conferma… e perché avevo lasciato aperta questa pagina? Ah sì, Campion. Ma guarda che bella serie di link… ‘Spetta ben, che se mai trovassi qualche notizia aggiuntiva su padre Ballard sarebbe proprio una bella cosa…

E a questo punto, come potete immaginare, è passata un’oretta, non ho scritto una parola, sono perduta per prati che, pur attinenti, non mi ricondurranno al lavoro tanto presto – e stiamo supponendo che mi sia trattenuta dal controllare la posta e che non abbia trovato nulla da cinguettare o da appuntare su Pinterest. E la cosa peggiore è che, mentre lo faccio, mi sento perfettamente a posto, perché non sto perdendo tempo, non sto procrastinando, non sto menando il can per l’aia: sto lavorando sulla documentazione, perbacco! I sensi di colpa, la furia, i numerosi sinonimi di idiota verranno più tardi, quando sarà il cuore della notte, e dovrò proprio cercar di dormire almeno qualche ora prima di andare a scuola e/o a teatro, e avrò scritto 173 parole in tutto…

Per cui capite che devo avere un computer senza nemmeno la possibilità di accedere alla rete, un arnese con cui possa trasferirmi in un’altra stanza senza nulla più che lo stretto indispensabile in fatto di materiale di riferimento e la volontà di scrivere. E allora sì che sono in grado di lavorare, annotando quel che mi manca e le lacune da risolversi tra prima e seconda stesura.

Per cui, se sabato mi sono sentita (e sono parsa) un dodo è perché la mia capacità di resistere alle tentazioni è pari a zilch e, se intendo continuare a scrivere con qualche ombra di risultato, The Beastie non può – ma proprio non può avere nemmeno la remota possibilità di accesso alla rete.**

Spiegato ciò, però, comincio a pensare che forse avrò bisogno di qualche soluzione tecnologica alternativa che mi consenta di non cinguettare alla cieca in casi del genere – e di non apparire una maleducata che avvia conversazioni e poi le tronca. Mi rendo conto che si tratta di un passo pericoloso, perché una volta che avrò la possibilità di connettermi senza dover cercare un Internet point, sarà la fine di quei giorni di vacanza senza rete… ma considerando che sono due anni che non faccio una vacanza, forse il problema non è dei più pressanti. Resta il dubbio del come – o meglio del cosa. Dubito molto che valga la pena di un iPad per questo sporadico tipo di uso – senza contare che il mio Kindle potrebbe essere geloso. Posso accantonare il mio beneamato cellulare viola a favore di uno smartphone di qualche tipo? Esistono soluzioni a forma di chiavetta che mi consentano di rendere The Beastie connettibile just once in a long while?

Studierò il problema, e cercherò di farlo prima del prossimo spostamento, ma intanto raccontatemi: voi come siete organizzati? Quanti devices? E come vi ci destreggiate? Cosa vi serve per fare cosa? Cosa ha rivelato utilità inattese? Cosa è stato deludente?…

______________________________________________

* E tutto considerato, mi vien da domandarmi come diamine non mi sia mai venuto l’uzzolo di dargli un nome più navale. Perché, vedete… ma no, questa è un’altra storia e ne riparleremo.

** E di conseguenza, pesando ben più di un Moleskine, resta a casa in tutti gli spostamenti che non prevedono il tempo e/o la necessità di scrivere.

Tecnododoultima modifica: 2012-05-04T08:10:00+02:00da laclarina
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4 Commenti

  • Povero dodo.
    Oltretutto aveva un sapore orribile.

    Io prendo appunti a mano, su carta – scrivendo malissimo, usando il modello Cornell (che avevo più o meno scoperto da me ai tempi del liceo) o più recentemente, facendo mappe mentali.
    Non sono capace di prendere appunti alla tastiera, poiché per me la battitura è progressiva – comincio con tre dita, poi passo a cinque, poi a sette, mano a mano che la velocità di scrittura aumenta.
    Ma se devo anche seguire un discorso, sintetizzarlo, e quant’altro… no, orribile.
    Per puro pregiudizio, considero quelli che a lezione tirano fuori il netbook dei ridicoli esibizionisti (partecipate a un mio corso? volete scoprire cos’è la pressione? tirate fuori un netbook o un tablet…)

    Riguardo a tecnologie assistive varie, ho il pc Linux connesso alla rete dal quale sto scrivendo, e sul quale faccio il grosso del lavoro.
    Scrivere le mie storie avendo a disposizione la rete per me è un extra utile – abbassa la produttività ma accresce la qualità.
    Ho un vetusto netbook che uso per lezioni e corsi – è la mia piattaforma PowerPoint/Impress, e più che la connettvità web, è orientato alla compatibilità media/video. Dopo lezione, in camera, si trasforma in player mp3 e lettore ebook, oltre che strumento di scrittura. L’idea è che in viaggio, si deve ridurre all’estremo il peso dell’hardware, ed il numero dei device.
    Ho un ebook reader, che uso a casa per leggere ebook.
    Ho una malsana passione per i lettori mp3, e ricordo ancora con nostalgia il mio MuVo Nomad – come lui, nessuno.

    Ah, ed incidentalmente, ai miei tempi un PC non connesso alla rete si chiamava “tartaruga” (lento, blindato, assolutamente sicuro).

  • Un sapore orribile. Ok, I’m not going to ask.

    E quindi The Beastie sarebbe in realtà una tartaruga? Be’, l’idea non mi dispiace del tutto.

    Però sì, prendo gli appunti sulla tastiera. Batto con otto o nove dita a seconda della giornata e lo faccio abbastanza automaticamente da riuscire a seguire il discorso, sintetizzarlo e quant’altro. Ma ho tanto idea che, dovessi mai seguire uno dei tuoi corsi, credo che verrò armata di taccuino e penna… 🙂

  • Io non so prendere appunti battendo i tasti.
    Ho bisogno di carta e penna e a volte anche per studiare alcuni libri ancora li uso.
    Forse perchè molte volte per sintetizzare i concetti faccio anche dei diagrammi, frecce e altre assurdità e con il PC mi ci vorrebbero giorni.

    Per scrivere e tutto il resto ho un solo mastodontico PC e uso tutta la mia forza disciplinante per evitare sfarfallamenti su internet.
    Ho un e-reader che uso quando leggo stravaccata sul letto.
    Per ascoltare la musica uso un vecchio lettore mp3 USB che ha appena 256mega…ma a me bastano per il disco che ho scelto di ascoltare in quel momento.
    E questo è quanto.

    Confrontata con mio marito sembro un esemplare del Medioevo.
    Lui pur avendo un computer che pare un calcolatore rubato alla Nasa, usa il portatile per qualsiasi cosa tranne per le cose che riesce a fare con l’Ipad. E se proprio non ha tra le mani nè l’uno nè l’altro c’è sempre l’Iphone!
    E il bello è che dichiara di odiare l’Apple…ma come credergli?

  • @Cily: ecco, no: diagrammi, mappe mentali e arnesi del genere al computer proprio non li so fare… no, non è del tutto vero – col tempo e la paglia, come la maturazione delle nespole, anche la mappa mentale arriva, ma tempo e paglia tali da rendere la pratica impensabile al computer. Lì ci vogliono proprio carta e penna. E’ anche per questo che il mio metodo di scrittura (specie per il teatro) richiede un continuo passare da carta a schermo e viceversa. Ma c’è che, pensando per parole e non per immagini, il mio bisogno di diagrammi e schemi è limitato, per cui per appunti e brainstorming la tastiera va benone.

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