Set 12, 2018 - Storia&storie    No Comments

Storia & Storie

RoyleTrevor Royle è così perfettamente britannico che non potrebbe esserlo di più. Nato in India, giornalista della BBC e membro della Royal Society di Edimburgo, scrive libri di storia e radiodrammi, indossa giacche di tweed, e ha una di quelle belle voci rotonde, una perfetta Received Pronunciation e un asciuttissimo sense of humour. Non l’ho visto fumare la pipa – ma scommetto che lo fa.

Recentemente ha pubblicato un libro chiamato Culloden – che, a dispetto del titolo, non racconta della battaglia che concluse sanguinosamente la sollevazione giacobita del 1745… o almeno, non solo. O almeno, non nel modo consueto.

Ora, quella del Quarantacinque è la più nota e più romanticizzata* delle Sollevazioni Giacobite – una manciata di tentativi, tra tardo Seicento e Settecento, di rimettere sul trono i defenestrati Stewart. È una storia intricatella anzichenò, piena di episodi burrascosi, atti audaci, occasioni mancate e indicibili stupidità e – come molte faccende di questo genere – nel suo complesso non offre il miglior quadro possibile della natura umana… Si potrebbe dibattere (e in effetti si dibatte da secoli, letteralmente) se gli Stewart fossero criminalmente incauti o sfortunati da non dirsi… Se lo chiedete a me, erano entrambe le cose – e per di più costretti ad appoggiarsi a una base molto divisa in Scozia e un’alleanza molto dubbia in Francia – ma fa lo stesso.

Culloden, dicevamo. Culloden fu La Battaglia, se volete. L’immagine generale è quella di un sacco di gente in kilt e un sacco di gente in giubba rossa – e tutti costoro se le danno di santa ragione – e finisce molto male per quelli in kilt. Il che si chiama semplificare molto le cose, ma non è del tutto inaccurato…

RoyleCullodenEcco, Trevor Royle inorridirebbe, se leggesse l’ultimo paragrafo. Lui ha fatto ricerche molto approfondite in materia, ricostruendo tutte le notevoli complessità del caso, e concentrandosi – per una volta – sul lato governativo della faccenda. Gli uomini del Duca di Cumberland, quelli con la giubba rossa. A qualcuno alla Royal Society pareva bello, dopo duecentosettant’anni e monetina, cominciare a ricordarsi che c’erano anche loro, sul campo di Culloden – e Royle era pienamente d’accordo. Così, libro: la battaglia raccontata dal punto di vista di una manciata di giovani ufficiali governativi, con un’attenzione ai rispettivi background e (per lo più notevoli) carriere successive. L’idea era che a fronteggiare i Giacobiti non c’erano dei villains di cartone – ma uomini con capacità, aspirazioni, idee, convinzioni…

Una buona idea, don’t you think?

Ebbene, il libro si ricerca, si scrive, si pubblica – e Royle non ci pensa più fino al giorno in cui gli capita sotto gli occhi un articolo sullo scrittore che si è messo in un sacco di guai socialmediatici scrivendo su Culloden.

“How very bizarre…” pensa Royle – e legge l’articolo**, e scopre che lo scrittore in questione è… lui! È lui che la sezione scozzese della Rete va furiosamente bollando come revisionista, traditore, hanoveriano e agente del MI6*** – giusto per confinarci a ciò che si può ripetere in polite company.

Morale: Royle esterrefatto, l’editore deliziato dalla pubblicità, il mondo accademico-giornalistico diviso… non tanto su Culloden in sé, quanto sul fatto che, dopo duecentosettant’anni, ammettere la possibilità che il Nemico non fosse un mostro insensato sia materia di furibonda, fiammeggiante polemica.Culloden

Che Culloden, laggiù nel 1745, sia ancora una faccenda personale per un sacco di Scozzesi. E sì, consideriamo pure l’amplificazione e distorsione che tutto avvolge in Rete – ma a quanto pare, una volta che si è messo a cercare, Trevor Royle non ha trovato nulla di troppo diverso in campo analogico.

Il che è una storia interessante. Non necessariamente edificante – ma rivelatrice delle ombre lunghe che la storia passata e la sua narrazione e percezione gettano e seguitano a gettare sui secoli a venire e sull’identità. Sulla presa indistruttibile di certe idee. Sulle difficoltà, le meraviglie, le irragionevolezze e il peso della Storia come elemento della vita quotidiana…

Una piccola storia da raccontare, magari, agli implumi che tornano a scuola oggi – e sono tentati di chiedersi a che cosa serva mai studiare la Storia?

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* È arrivato Outlander in Italia? I romanzi della Gabaldon, sì – ma la serie TV? A ovest della Manica la serie ha portato nuova e travolgente popolarità al Quarantacinque e, mi si dice, un aumento considerevole dei flussi turistici a Culloden…

** No, lo so. Nemmeno io credo fino in fondo al sovrano disprezzo per la Rete e alla completa sorpresa. Dopo tutto, questo è il XXI secolo, giusto? Ma bisogna ammettere che suona bene.

*** “I treasure that one…”

Storia & Storieultima modifica: 2018-09-12T10:44:05+02:00da laclarina
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