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Mar 27, 2010 - musica, Oggi Tecnica, scrittura    No Comments

Duetti & Subtesto

Facendo seguito a questo post, ecco qui il Capitolo XIX dei Promessi Sposi in tutta la sua gloria. Notate il crescendo di minacce velate – velatissime! – del Conte Zio, la quantità industriale di puntini di sospensione, il modo in cui le cose non dette, ma implicate, pesano quanto le parole vere e proprie. D’altra parte, notate gli a parte del Padre Provinciale, la sua consapevolezza amarognola, il suo fine sarcasmo qua e là (quel “Cospicue!”, e il commento finale sulla bontà della famiglia): tanto subtesto da costruirci un auditorium!

Eppoi, ecco Re Filippo e il Grande Inquisitore (cieco nonagenario), in altrettanto splendore. Francamente, Furlanetto/Salminnen non è la prima  distribuzione dei miei sogni, ma è comunque ottima, e la messa in scena molto buona. Per chi volesse fare confronti, di quest’altra versione con Ghiaurov e Raimondi c’è solo l’audio.

Qui c’è il libretto, che rispetto a Schiller condensa e semplifica assai (e infila qualcuna di quelle perle librettesche, tipo armossi contro il padre), ma combinato alla musica diventa pretty powerful stuff. Notate che per quanto riguarda Carletto, il Re cerca delle rassicurazioni morali e personali, mentre quando si arriva al Marchese si oppone nettamente su basi più sentimentali. In entrambi i casi, l’Inquisitore (c.n.) asfalta scrupoli e obiezioni con la logica corazzata e tetragona al dubbio di una panzerdivision. Notate anche qui l’uso della minaccia, il tentativo di riconciliazione finale di Filippo, il modo in cui il Re viene lasciato in sospeso (Forse!), e la sua amarissima conclusione. Notate tutto ciò in musica, perché qui il subtesto è per lo più affidato alle note. Meravigliose note…

IL CONTE Dl LERMA
Il Grande Inquisitor!

L’INQUISITORE
Son io dinanzi al Re…?

FILIPPO
Si; vi feci chiamar, mio padre!
In dubbio io son,
Carlo mi colma il cor
d’una tristezza amara.
L’infante è a me ribelle,
Armossi contro il padre.

L’INQUISITORE
Qual mezzo per punir scegli tu?

FILIPPO
Mezzo estremo.

L’INQUISITORE
Noto mi sial

FILIPPO
Che fugga… che la scure…

L’INQUISITORE
Ebbene?

FILIPPO
Se il figlio a morte invio,
M’assolve la tua mano?

L’INQUISITORE
La pace dell’impero i di val d’un ribelle,

FILIPPO
Posso il figlio immolar al mondo
io cristian?

L’INQUISITORE
Per riscattarci Iddio il suo sacrificò.

FILIPPO
Ma tu puoi dar vigor a legge si severa?

L’INQUISITORE
Ovunque avrà vigor,
se sul Calvario l’ebbe.

FILIPPO
La natura,
l’amor tacer potranno in me?

L’INQUISITORE
Tutto tacer dovrà per esaltar la fè.

FILIPPO
Stà ben.

L’INQUISITORE
Non vuol il Re su d’altro interrogarmi?

FILIPPO
No.

L’INQUISITORE
Allor son io che a voi parlerò, Sire.
Nell’ispano suol mai l’eresia dominò,
Ma v’ha chi vuol minar
l’edificio divin;
L’amico egli è del Re, il suo fedel compagno,
Il demon tentator che lo spinge a rovina.
Di Carlo il tradimento che giunse a t’irritar
In paragon del suo futile gioco appar.
Ed io, l’inquisitor,
io che levai sovente
Sopra orde vil di rei la mano mia possente,
Pei grandi di quaggiù, scordando la mia fè,
Tranquilli lascio andar un gran ribelle…
e il Re.

FILIPPO
Per traversare i di dolenti in cui viviamo
Nella mia Corte invan cercato
ho quel che bramo,
Un uomo! Un cor leale! Io lo trovai!

L’INQUISITORE
Perchè un uomo?
Perché allor il nome hai tu di Re,
Sire, se alcun v’ha pari a te?

FILIPPO
Non più, frate!

L’INQUISITORE
Le idee del novator in te son penetrate!
Infrangere tu vuoi con la tara debol man
Il santo giogo, esteso sovra l’orbe roman…!
Ritorna al tuo dover;
La Chiesa all’uom che spera,
A chi si pente,
Puote offrir la venia intera;
A te chiedo il signor di Posa.

FILIPPO
No, giammai!

L’INQUISITORE
O Re, se non foss’io con te nel reggio ostel
Oggi stesso, lo giuro a Dio,
Doman saresti presso il Grande Inquisitor
Al tribunal supremo.

FILIPPO
Frate!
troppo soffrii il tuo parlar crudel!

L’INQUISITORE
Perché evocar allor l’ombra di Samuel?
Dato ho finor due Regi
al regno tuo possente…!
L’opra di tanti di tu vuoi strugger, demente!
Perchè mi trovo io qui?
Che vuol il Re da me?

(Per uscire)

FILIPPO
Mio padre, che tra noi la pace alberghi ancor

L’INQUISITORE
La pace?

FILIPPO
Obliar tu dei quel ch’è passato.

L’INQUISITORE
Forse!

(Esce)

FILIPPO
(Solo)
Dunque il trono
piegar dovrà sempre all’altare!

Mar 21, 2010 - musica    No Comments

Magda Olivero

Magda Olivero, grande dame della lirica italiana, compie cento anni. E’ lucidissima, brillante, spiritosa, ricorda i suoi trionfi senza modestia e senza millanteria, rivive con trasporto le sue interpretazioni e trabocca ancora di passione per la sua arte. Ieri, in un pomeriggio all’Accademia Virgiliana, ha incantato tutti con i suoi ricordi affascinanti e il suo brio.

Qui potete sentirla cantare Tosca, nel suo debutto al Met.

 

Buon compleanno, meravigliosa Signora Magda!

Mar 7, 2010 - musica    No Comments

Barcelona

Mi hanno raccontato che una volta, a Parigi, Montserrat Caballe arrivò per cantare una Traviata senza avere mai provato con le scene montate. Era tardi e, prima che mettesse il costume, un direttore di palco la accompagnò in fretta e furia a vedere le uscite. “Qui per entrare, Madame, qui per uscire, là invece per il terz’atto…” Insomma, per farla breve: secondo atto, festa di Flora, musica, danze, zingarelle, carte e Violetta entra… dal camino! Er… come dire? Sensazione in sala. Evidentemente le era sfuggito qualche particolare della spiegazione. E doveva essere un camino di rispettabili proporzioni.

Buona domenica a tutti

Feb 28, 2010 - musica    No Comments

Ol’ Man River

Non posso dire di essere una fan di Frank Sinatra, ma questa canzone… ah, questa canzone!

 

[Noi lavoriamo lungo il Mississippi,

Noi lavoriamo mentre i bianchi si divertono.

Tiriamo le barche dall’alba al tramonto,

Senza riposo fino al giorno del giudizio.

Non guardare su e non guardare giù,

Non osare di fare arrabbiare il padrone bianco!

Piega le ginocchia e china la testa,

e tira quella corda finché hai fiato in corpo.

Lascia che me ne vada dal Mississippi,

Lascia che me ne vada dal padrone bianco.

Fammi vedere il fiume Giordano,

Quello è il vecchio fiume che voglio attraversare.]

Vecchio Fiume, quel vecchio Fiume

Deve pur sapere qualcosa, ma non dice niente.

Non fa altro che scorrere e scorrere.

Non pianta patate, non pianta cotone,

E fa presto a dimenticare quelli che le piantano,

Ma il Vecchio Fiume non fa altro che scorrere e scorrere.

Sudiamo e fatichiamo, tu e io,

E ci fa male tutto, e siamo rotti dal dolore.

Sposta quella chiatta, solleva quella balla,

E se appena ti ubriachi, finisci in galera!

Faccio tanta fatica e non ne posso più di sforzarmi,

Sono stanco di vivere, ma ho paura di morire

E il Vecchio Fiume non fa altro che scorrere e scorrere!

 

 

Feb 21, 2010 - musica    No Comments

Puccini vs. Lloyd-Webber

Sono lievemente seccata perché la produzione è un po’ così, e l’audio decisamente amatoriale, ma non trovo nulla di meglio. Però volevo postare ancora un pezzo di Cats. Un pezzo che, oltretutto, forse ha una storia curiosa. Per cominciare, ascoltate, e notate l’incantevole parodia pucciniana (“Sono qui” intorno a 3.18, e poi “In Una Tepida Notte” a 5.15).

 

Ora, la poesia di Eliot è lunghissima, e non ho cuore di mettermi a tradurla tutta… Short version: Growltiger è un gatto pirata, terrore del Tamigi (e di un certo numero di Oceani), massacratore seriale di canarini e bandicoots, nemico giurato dei gatti siamesi. In una tepida notte d’estate, mentre il gattaccio è distratto dalle grazie della pessima soggetta Lady Griddlebone, i Siamesi arrivano a bordo di giunche e sampan, e si prendono la loro rivincita. Solo contro tutti, Growltiger si difende fino in fondo, ma fa una brutta fine, per la gioia e il sollievo di tutti i gatti asiatici e gli onesti naviganti.

A quanto pare, questa versione è pochissimo rappresentata. Spesso, In Una Tepida Notte è sostituita con la (molto meno bella) Ballata di Billy McCaw. Se davvero sia a causa dei rapporti non proprio idilliaci tra Lloyd-Webber e chiunque detenga i diritti della musica di Puccini, non lo so. C’è stata senz’altro una causa per plagio, ma ho sempre creduto che riguardasse Music of the Night e La Fanciulla del West, e comunque è stata chiusa anni fa, patteggiando un lauto risarcimento… Ad ogni modo, qui davvero non si può parlare di plagio. E’ vero che “Sono qui” (3.18) sembra proprio preso pari pari dalla Tosca (e il costume di Griddlebone in questa produzione non può essere casuale), ma l’insieme è decisamente una parodia dell’opera italiana, con più di un riferimento a Madama Butterfly e Turandot. A maggior ragione, è un peccato che non la si senta quasi mai. D’altra parte, nella maggior parte dei casi, Growltiger’s Last Stand viene omessa del tutto, e sostituita con The Awefulle Battle, per cui non credo che il problema sia davvero Puccini vs. Lloyd-Webber.

Buona domenica a tutti!

Feb 14, 2010 - musica    3 Comments

Les Misérables

Oggi cambiamo musical, pur restando sempre in ambito di ispirazione letteraria.

 

I Miserabili è stato tra le letture predilette della mia adolescenza (anche se devo confessare di avere saltato a pié pari la digressione sull’argot parigino, e di avere skimmed over quella sulle fognature…), e questo è stato il primo musical che ho visto a Londra. La seconda volta che l’ho visto, ero in compagnia di un’amica che, davanti al botteghino, essendo stanchissima, mi ha chiesto dubbiosamente: “Ma dura molto più di un’ora e mezza?” “Noooo,” ho mentito io, che volevo proprio rivederlo. E’ andata a finire che si è addormentata durante lo spettacolo, per risvegliarsi nella scena della battaglia, al suono della fucilata che uccide Gavroche. Ha dato uno strillo tale, che tutto il teatro è scoppiato a ridere nonostante il momento tragico!

Io fingevo di non esserci.

Feb 7, 2010 - musica    2 Comments

Chi per fuoco, chi per acqua…

Non è molto allegra, ma è bellissima…

 

Conoscevo una ragazza irlandese che, quando era giù di morale o moderatamente brilla, faceva una specie di gioco con questa canzone: per ogni tipo di morte bisognava a turno citare un personaggio storico o letterario pertinente: tipo who by fire… Giovanna d’Arco; who by water… Shelley; who in the sunshine… e questo era il tipo di punto in cui si accendevano dispute furibonde, perché di sicuro Riccardo III è morto in pieno giorno, ma chi può dire se sulla battaglia di Bosworth splendesse il sole?

 

Gen 31, 2010 - musica    No Comments

Music of the Night

D’accordo, il video ha un eightish feel molto pronunciato, ma fa lo stesso: la canzone è meravigliosa, e Michael Crawford e Sarah Brightman sono rispettivamente il Fantasma e la Christine originali, la gente per cui Lloyd-Webber ha scritto questa musica…

La notte affina e rende più potenti le sensazioni*,
L’oscurità risveglia ed eccita l’immaginazione,
I sensi abbandonano quietamente ogni resistenza.
Inutile resistere alle note che scrivo,
Perché io compongo la musica della notte.

Lenta e dolce, la notte dispiega il suo splendore:
Afferrala, sentila, tenera e tremante.
Sentire per credere,
La musica inganna:
Forte come il fulmine, tenue come la luce di una candela.
Osi affidarti alla musica della notte?

Chiudi gli occhi, perché gli occhi dicono solo il vero,
E il vero non è quello che vuoi vedere.
Nel buio è più facile fingere
Che le cose siano come dovrebbero essere…

Dolce, insinuante, la musica ti accarezza.
Ascolta, senti come s’impossessa di te in segreto:
Apri la tua mente, libera la tua fantasia,
In questa oscurità che sai di non poter combattere,
L’oscurità della musica della notte.

Chiudi gli occhi e inizia il tuo viaggio in un mondo nuovo e inaspettato,
Lascia ogni pensiero del tuo vecchio mondo.
Chiudi gli occhi e lascia che la musica ti liberi,
E solo allora potrai appartenermi.

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*Al solito, traduzione mia. Buona domenica a tutti.

Cats!

Ieri sera sono andata a vedere la versione italiana di Cats

Ero piena di prevenzioni nei confronti della traduzione, e invece non è affatto male. La musica di Lloyd-Webber, sempre entusiasmante, dal vivo lo è ancora di più ; le coreografie di Ezralow sono piene di energia, la scena un po’ affollata ma non male, e la Compagnia della Rancia lavora con passione e ad alto livello. Questa versione italiana sopprime The Awefull Battle (peccato…), ma in compenso ripristina Growltiger (tradotto – bene – in Gattigre) in una bellissima scena di ombre cinesi.

Non è che la produzione non abbia difetti, e il più macroscopico sono i brutti costumi dall’aria goffa e miserella: a parte tutto il resto, non c’è pericolo che i pur bravissimi ballerini/cantanti possano muoversi in modo convincentemente felino indossando delle specie di tute di peluche… Il secondo problema sarebbe l’interprete di Bustopher Jones (tradotto – maluccio – in Ciccio Gourmet), decisamente il punto debole della compagnia. Tuttavia, magari era raffreddato o in cattiva serata, per cui sospendiamo il giudizio. Invece è di sicuro una deliberata scelta di regia quella di mostrare i gatti tra l’indifferente e l’amichevole nei confronti di Grizabella fin dall’inizio, anziché ostili per la maggior parte del tempo. Confesso che la cosa mi ha infastidita: sarà più carino, ma toglie mordente alla trama, e contraddice, se non il testo, lo spirito delle poesie di Eliot, i cui gatti sono tutto fuorché carini.

Quando la Disney volle trarre un cartone animato da Old Possum’s Book of Practical Cats, la vedova del poeta si oppose recisamente: i Practical Cats non erano nati per essere teneri e graziosi. Quando fu la volta del musical, la stessa signora chiese a Lloyd-Webber e Trevor Nunn di non farne dei micetti.

Fu accontentata: in effetti, il fascino dei Jellicles consiste nella loro combinazione di grazia e ferocia, di riti tribali e di beffe ai “padroni”. I Jellicles sono cordiali col pasciuto e prospero Bustopher, comprensivi con Gus e le sue glorie passate, ma ostili a Grizabella, che ha lasciato la tribù per vedere il mondo. Quando torna, vecchia e malata, la ex glamour cat è accolta a soffi e graffi, e i gatti adulti non permettono ai gattini di avvicinarsi a lei. Il suo ritorno in seno alla tribù e la sua morte (la versione italiana è ancora più esplicita, traducendo the Heavyside Layer con “Il Dolce Aldilà”) sono il culmine della trama. La versione italiana stempera tutto questo: la prima volta, Grizabella viene più o meno ignorata, e la seconda tutti i gatti le si strusciano amichevolmente attorno… Ce n’era davvero bisogno?