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Apr 27, 2014 - elizabethana, musica    No Comments

Macbeth Blues ♫

Hm, d’accordo – l’ho già postato su Scribblings qualche settimana fa, ma è troppo favoloso per lasciarlo solo là….

Chi può resistere a un giovane Leonard Bernstein che coniuga Shakespeare e Billie Holiday? Chi avrebbe mai detto che il blues funzionasse per pentametri giambici?

E buona domenica.

Apr 21, 2014 - musica, Shakeloviana    No Comments

Shakeloviana: Musica!

galliardEssendosi oggi festa, Shakeloviana prende una piega musicale, con il gruppo Diabolus in Musica che suona una collezione di danze elisabettiane.

Il genere di musica che Will Shakespeare e Kit Marlowe avrebbero potuto danzare. Non posso fare a meno di pensare alle visite di Kit a Scadbury: è ragionevole pensare che Thomas Walsingham, dopo avere ereditato casa e titolo – e soprattutto dopo avere sposato l’ambiziosa Audrey Shelton, desse feste, intrattenimenti et caetera similia – il genere di occasioni in cui musica e danze non mancavano mai. E di sicuro non doveva dispiacergli di esibire agli ospiti il suo poeta, nientemeno che Christopher Marlowe, il Beniamino delle Muse in persona…

E mentre cercavo l’illustrazione qui sopra, come ha l’aria di divertirsi a succedere, è saltato fuori un altro titolo, un altro play chiamato Marlowe, di tale D. E. Lillie… Riuscirò a procurarmelo e leggerlo? Così a prima vista, la faccenda sembra un pochino complicata, ma stiamo a vedere.

Intanto, buona Pasquetta a tutti.

 

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Apr 20, 2014 - anglomaniac, musica    No Comments

Buona Pasqua!

ElizabethanEggMusica, naturalmente – e , quasi altrettanto naturalmente, l’Isoletta: Stephen Cleobury dirige il coro di King’s College a Cambridge in Christ is Risen Today. ♫

E anche l’uovo, se devo proprio confessare, è vagamente elisabettiano in intento – o almeno nell’ispirazione della decorazione…

Ah, well, ormai lo sapete. È un anno così. È un blog così. È una Clarina così…

Per la cronaca, le mie uova decorate si sono rivelate un irrecuperabile disastro, per cui mi sa tanto che la tavola avrà decorazioni un nonnulla avventurose. Per fortuna ci sono i fiori…

Ma soprattutto, auguro una lieta Pasqua a tutti voi, o Lettori.

 

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Apr 6, 2014 - angurie, musica    No Comments

Parigi! ♫

Un po’ perché mi piace tanto Noël Coward, e un po’ (tanto) perché, mentre leggete qui, la vostra affezionatissima Clarina sta gaiamente trotterellando per Parigi…

Et bonne dimanche à tous!

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Mar 9, 2014 - musica    No Comments

Fuoco ♫

LogeVisto che la stagione in cui si accende il fuoco avvia a concludersi, oggi Wagner. La Walkyria. E in particolare l’incantesimo del fuoco – il momento in cui, evocato da Wotan, il dio del fuoco Loge crea un muro di fiamme attorno all’addormentata Brunhild, punita ma protetta…

Qui trovate una vecchia – ma non vecchissima – incisione: James Levine dirige l’orchestra del Metropolitan, con James Morris nel ruolo di Wotan.

L’illustrazione qui a sinistra è di Arthur Rackham.

Ecco.

E buona domenica.

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Gen 24, 2014 - musica, scrittura    No Comments

Di Chopin e Thomas Mann

 

English: Thomas Mann, Nobel laureate in Litera...C’è verso la fine de I Buddenbrook questa bellissima pagina in cui il giovane Hanno improvvisa al pianoforte. Mi è ritornata in mente l’altra sera, mentre ascoltavo Chopin suonato da Marta Argerich – e poi di nuovo ieri sera, nel corso di un bellissimo concerto a base di Beethoven, Elgar e Tchaikovskij. Badavo alla sete con cui l’orecchio (non l’organo uditivo, ma l’insieme di organo, cervello e concetto di musica) aspetta la risoluzione di un tema, un passaggio di tonalità, il concludersi di una successione di accordi, la nota dopo il trillo…

E allora mi è tornato in mente Hanno Buddenbrook, del quale non si può dire che compone, perché di quel che fa al pianoforte non scrive nulla: insegue immagini, suggestioni, memorie, accosta suoni, prepara quel momento che appaga l’orecchio e poi lo ritarda all’estremo, cercando l’attimo perfetto in cui questa attesa raggiunge le vette squisite e molto anguste dello struggimento. Tutto questo Thomas Mann lo descrive con dovizia di particolari, alla fine di un capitolo teso a dimostrare come Hanno sia inadatto alla vita – e difatti non vivrà a lungo: il capitolo successivo si apre parlando di tifo. Anche la musica di questo ragazzo così smarrito è solo un’iridescenza di aspirazioni informi: bellezza, grandezza, arte, vita, tutto passa sulla tastiera di Hanno coi colori più vaghi e più irreali, sempre fuori portata – tranne per quell’attimo perfetto, l’ultimo accordo, l’ultimo arpeggio, l’ultima nota, che viene ed è già passato.

Ciò che colpisce è che Thomas Mann usa per descrivere queste improvvisazioni una versione più lucida e più consapevole della tecnica prestata a Hanno: le immagini si susseguono, la musica viene evocata, lo struggimento e la brama di compimento suggeriti e spostati sempre appena un passo più oltre… Il lettore scivola di frase in frase, di nota in nota, aspettando una risoluzione, un appagamento, un compimento, e poi ancora. Hanno

Anche Chopin fa questo. Chopin, Beethoven, Elgar, Tchaikovskij e tutta la musica occidentale, a dire il vero – ma in Chopin, nell’eleganza nuda del pianoforte solo, il principio è più evidente: l’artista crea un bisogno e lo risolve creandone un altro, e via così in un susseguirsi curvo (arco o cerchio) che conduce da un principio ad una fine. E in scrittura vale lo stesso: lo scrittore offre una domanda, la cui risposta genera un’altra domanda, e via più o meno vertiginosamente, ma sempre conducendo il lettore, trascinandolo senza mai lasciarlo andare.

Il passo “musicale” di Mann, con la sua descrizione minuziosa e il colpo crudele del tifo nella pagina successiva, è una dimostrazione geniale, costruita con la lucidità di chi conosce bene l’esercizio per averlo praticato all’infinito su di sé, prima di sperimentarlo sui lettori. Sono le ultime due pagine e mezzo del capitolo II della parte undicesima: andrebbero rilette spesso, studiate e assorbite. Andrebbero ripetute a mo’ di devozioni per non dimenticarsi mai quello che fa uno scrittore – creare un problema (un bisogno, una domanda), complicarlo e poi dargli una soluzione che è un altro problema.

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