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La Parola Giusta

Основные RGBMi è capitata una cosa lievemente bizzarra – ma deliziosa.

Un’anziana signora che conosco da sempre mi ha fermata per strada, dicendo che aveva qualcosa da chiedermi. Era così accigliata che ho fatto un frettoloso esame di coscienza, domandandomi cosa potessi avere fatto per dispiacerle… non che abbia l’abitudine di irritare le anziane signore – ma non si sa mai, you know.  E invece no, è saltato fuori che la signora non ce l’aveva affatto con me. Anzi.

“Mi serve una parola,” mi ha detto invece. “Una parola che si usa per un posto che sta cadendo a pezzi…”

E dopo qualche tentativo è saltato fuori che la parola in questione era tugurio.

“Tugurio…” la mia anziana signora se l’è ripetuto un paio di volte, annuendo tra sé e rischiarandosi in viso. “Grazie, cara. Ho Certe Cose da dire a Qualcuno, e volevo avere proprio la parola giusta. E quando ti ho vista, è stato un sollievo, perché eri proprio la persona giusta a cui chiedere.”

DictE così, armata della parola giusta, ha ripreso la sua strada, con passo marziale e una luce bellicosa negli occhi. Non ho idea di chi possa essere Qualcuno – ma mi fa quasi pena: la signora in questione è del genere piccola-ma-feroce, con una voce che passa attraverso i muri e uno spirito tagliente noto a tutto il villaggio… Mi sarebbe piaciuto vederla balzare sulla sua vittima brandendo “tugurio” come un lanciafiamme…

Ma anche senza i fuochi d’artificio, non trovate che sia una piccola storia incantevole? L’idea che la parola giusta faccia tutta la differenza. Che un buon vecchio sostantivo lievemente letterario si possa brandire come un’arma. E che la scribacchiatrice locale sia la persona giusta a cui chiedere questo genere di cose.

Dite quello che volete – ma questo genere di fede nella forza delle parole a me piace proprio tanto.

 

Pesca al Libro

RanePescatriciIn questi giorni, insieme a un gruppo di anziane signore, meno anziane signore e ragazzini volonterosi, dò una mano con la pesca  benefica del villaggio. Sposto notevoli quantità di oggetti di vetro e ceramica, batto al computer tabelle excel contenenti lunghe liste di premi e la sera, seminascosta dietro una pianta verde, sto di sentinella alla Posizione Huston*. Un tempo aiutavo con la distribuzione – ma è una cosa che richiede – a parte una combinazione di fermezza, sense of humor e faccia tosta – molta, ma molta più pazienza di quanta io ne possieda. Per cui, da qualche anno in qua, faccio il Risolutore di Problemi, e tutti viviamo più felici. Ogni anno è una settimana abbondante di lavoro a tempo pressoché pieno: è faticosetto, ma ridiamo un sacco e raccogliamo fondi per una buona causa.

Ora, tra i premi c’è un certo numero di libri – bizzarramente assortiti, lo ammetto – e una delle cose divertenti è vedere le reazioni del pescatore medio alla vista di un parallelepipedo di carta. Dal repertorio di ieri sera:

– Quarantenne abbronzatissimo, di fronte a La Ricerca della Felicità: La vacca! Ho vinto un libro? E che cosa me ne faccio, signorina? E poi guardi, sono già fin troppo felice così.

– Madre di famiglia: Me lo cambia, per favore? Con quello che vuole, magari con qualche spugna, che quelle sono sempre utili.

– Anziana signora, di fronte a La Vita di Madre Teresa: Ma non ce l’ha Padre Pio? No? Solo questo? Allora, magari, una vita dell’altro Papa? Ah no? Solo Madre Teresa? Peccato. E della Madonna di Lourdes?

– Giovane coppia in attesa della prima bambina, di fronte a Il Diario di Anna Frank: Oh, che bello, il primo libro per Aurora…

– Giovane madre, davanti a una versione a fumetti de Le Avventure del Barone di Munchausen: Guarda, amore**! Il barone di Mànchiusen!

E il più pittoresco di tutti:

– Signore di mezz’età dall’aria rustica anzichenò (in idioma locale): Be’, e questo che cos’è?!    Fanciullo che gli ha appena messo davanti un libro***: Un libro…

Naturalmente sto tralasciando tutta la gente che invece è felice di vincere un libro, oppure finge in modo più o meno convincente di esserlo, oppure non lo è e non finge, però non protesta – ma quelli non sono pittoreschi.

Chiuderò dicendo che anche noi dello staff compriamo sempre qualche biglietto (sperando di non vincere i premi importanti, perché non farebbe un bel vedere). In fatto di libri, la pesca di mia madre e mia quest’anno è stata magrolina:

– Borges, Il Manoscritto di Brodie. Raccolta di racconti tardi. Forse alcuni li possiedo già – ma non è detto. Se sono fortunata, magari, è una traduzione diversa. Non ho ancora controllato.

– Stout, Un Natale di Paura, se ben ricordo. Ogni tanto un po’ di Nero Wolfe si legge volentieri.

In più c’è un volumetto illustrato dal titolo Annibale Vincitore, più o meno la II Guerra Punica spiegata ai fanciulli. Mi piacerebbe dire che l’ho pescato e che è un chiarissimo segno del destino, ma in realtà le mie adorabili compagne di pesca l’hanno tenuto da parte per me. Dite che sia un brutto segno se metà del villaggio comincia ad essere a conoscenza delle mie ossessioni?

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* As in “Abbiamo un problema…”

** Il mio avvocato dice che adesso i bambini si chiamano tutti Amore. In effetti, ieri sera ce n’erano proprio tanti, di Amore…

*** Dalla Postazione Huston, che – come dicevasi, è parzialmente nascosta dietro un’enorme pianta verde, non sono riuscita a capire di che libro si trattasse – e, interrogato in proposito un po’ più tardi, il fanciullo lapalissiano non ricordava. Per cui non so dire se autore e titolo fossero rilevanti rispetto alla reazione. Peccato…

 

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Ad Alta Voce – Il Ritorno

puzzle132zVi ricordate di Ad Alta Voce? Vi avevo raccontato, più o meno un anno fa, di questo non-gruppo-di-lettura, un’idea inconsueta che consisteva nel trovarsi e leggersi a vicenda dieci minuti a testa di un libro a scelta – e poi, eventualmente, discuterne.

Concludevo il post in questione dicendo che dovevamo fare esperienza, che avremmo navigato a vista, che tante cose le avremmo capite lungo la strada…

Ebbene, è passato un anno, abbiamo fatto esperienza e abbiamo navigato a vista. Abbiamo imparato tante cose?

Be’, un certo numero sì. Premettiamo che ci siamo divertiti un sacco. Abbiamo letto, abbiamo scoperto titoli, ci siamo scambiati idee, abbiamo mangiato biscotti… E ci siamo accorti di avere formato un piccolo gruppo fedele. Molto fedele e molto piccolo. Dalle cinque alle otto persone, con l’occasionale punta di dieci. E niente di più.

No, non è vero: dimentico la sera in cui ci siamo ritrovati in tanti. Dodici? Quindici? Forse anche di più. È stata l’occasione di una serie di letture interessanti, e di una vivace discussione sul criterio con cui ciascuno sceglie le proprie letture. Pensavamo che fosse il decollo – e invece no. La volta successiva eravamo in cinque.

È saltato fuori che abbiamo spaventato un sacco di gente. Qualcuno si è spaventato della discussione. Altri non hanno apprezzato la formula, perché si aspettavano un gruppo di lettura tradizionale, e invece siam tanto anything but.

Quindi abbiamo imparato che la discussione non è sempre apprezzata. Pazienza.

E abbiamo imparato che come tutte le cose nuove e un nonnulla differenti, dovremo fare più fatica.

Pazienza anche questo.

Ma abbiamo scoperto anche che parecchia gente non sapeva nemmeno che esistessimo – a dispetto delle locandine e della newsletter della biblioteca.

E abbiamo scoperto che, alla fin fine, le serate che venivano meglio erano quelle che avevano un tema. L’incontro estivo a tema celeste, con tanto di astrofilo armato di telescopio. La serata natalizia. Cose così.

E quindi quest’anno Ad Alta Voce ritorna, più agguerrito e più organizzato. Abbiamo una pagina su Facebook, come punto di raccolta, bacheca per le comunicazioni e canale di visibilità generale. Abbiamo dei temi, mese per mese. E abbiamo una cartolina-invito – questa qua sotto.

Cattura

E dunque, si riparte. Come si diceva un anno fa (più o meno), mettete un mercoledì sera in biblioteca. Una manciata di persone, un certo numero di libri, un tema. Ciascuno porta un libro che sta leggendo, ha letto, ricorda con piacere, predilige – basta che il brano che legge abbia a che fare con il tema della serata… 

E poi si legge. Dieci minuti a testa. Due parole d’introduzione e qualche pagina. E poi le domande – se ci sono.

Poi si passa al prossimo lettore, al prossimo libro.

Se siete da queste parti, perché non venite a trovarci? Scaricate la cartolina in pdf, seguiteci su Facebook, portatevi un libro e venite a leggere con noi. Si comincia il 12 febbraio.

E se non siete da queste parti… be’, vi farò sapere.

Piccolo Bollettino Serale

O idee – alcune passabili, alcune meno, alcune proprio promettenti – perché continate a colpirmi in fronte mentre, arrampicata su una scala a libretto, sposto bracciate di tigri di pezza e pile di padelle antiaderenti, cercando di dare retta a quattro diverse anziane signore allo stesso tempo, e di zittire un dodicenne traboccante di zelo?

Perché non aspettate almeno che possa fermarmi un attimo e annotarvi? Perché?

Una pesca di beneficenza è buon addestramento per il multitasking, ma non sono certa che giovi al teatro…

Mag 4, 2013 - teatro, Vita al Villaggio    No Comments

Il Tognin In Scena

fondazione antonio nuvolari, antonio nuvolari, laboratorio didattico, laboratorio di scrittura, laboratorio teatrale

Fra venti minuti parto per andare a recuperare gli Heaney – o forse anche mezz’oretta, perché è prestino ma non vedo l’ora. Francamente, arrivo sempre agli incontri con Heaney nervosissima, e poi il nervosismo di dissolve come neve al sole appena mi ritrovo in sua compagnia. Lui e la moglie sono persone così meravigliose… Ma mi diffonderò lunedì o giù di lì, quando avrò il tempo di farlo per bene.

Ma nel frattempo c’è anche il Tognin Nuvolari, e ci siamo quasi.

Domani. Prova generale indicibilmente disastrosa, sonoro deficitario, danze della (non) pioggia, costumi ancora… mah, implumi indetermonati e vagonelli, defezione del penultimo minuto, sostituto nervosissimo, speriamo di non trovare traffico di ritorno da Bologna, Spirito del Bardo tienimi la man sul capo…

Domenica pomeriggio, alle 18 e 30.

Vi farò sapere.

Wish me luck.

E adesso, un’altra tazza di te e poi a Virgilio, con Seamus Heaney e duecento e rotti studenti. E davvero: non sono nervosa nemmeno un dodicesimo di quanto lo fossi ieri a quest’ora.