Colta in castagna!

Ahi, ahi, Clarina! Colta in castagna sulle statue un’altra volta…

Ecco qui la statua di Cyrano a Bergerac, in Dordogna:

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Sì, lo so: ho detto che non era un guascone, e in fatti non lo era. La sua famiglia era parigina, ma per via di matrimonio, a qualche punto, aveva acquisito la signoria di Bergerac, in Dordogna. E il cognome gli piaceva, ed era guascone quanto bastava per i Cadetti delle Guardie, e suonava debitamente gentilizio…

Anche D’Artagnan se l’era aggiunto da sé, il cognome, che dopo tutto apparteneva alla famiglia di sua madre. Parentele migliori, più utili a corte. E anche Alan passa un quinto del libro a ripetere a chiunque voglia ascoltarlo (e a un certo numero di persone che non ci tengono particolarmente) che lui porta un nome da re. Quindi sì: gli Sbregaverze sono ossessionati dal proprio cognome.

Sarà per questo che non ci sono Sbregaverze islandesi?

Già che ci siamo, ecco un altro ritratto (non tremendamente lusinghiero, if you ask me) del Cyrano storico.180px-Cyrano_de_Bergerac.jpg

E’ un’incisione del XVII Secolo, e quindi possiamo quasi considerarla una fonte primaria. Decisamente poco eroica: il Nostro ha tutta l’aria di essere in vestaglia e berretto da notte, occupato a scrivere. Decisamente dissimile dalla nostra idea di Cyrano, nevvero? Voglio dire, la penna e lo scrittoio vanno benone, ma dove sono la spada e il pennacchio, sacrebleu?

Tra l’altro, questo ci porta a un’altra questioncella: questa ed altre incisioni contemporanee ci mostrano un Cyrano dal naso pronunciato, ma non precisamente mastodontico. E’ pur vero che certa ritrattistica tendeva a minimizzare i difetti fisici, ma insomma, il celebre naso è decisamente esagerato da Rostand a fini drammatici. Ebbene sì: un naso drammatico, chi l’avrebbe mai detto?

Cyrano de Bergerac, lo Sbregaverze Poeta

cyrano.jpgDirei che, subito dopo D’Artagnan, Cyrano è lo sbregaverze più celebre nella sua incarnazione letteraria. Quanto meno, tutti una volta nella vita abbiamo citato, più o meno seriamente, il celeberrimo “apostrofo rosa tra le parole t’amo”. Perbacco, un tempo c’era persino nei Baci Perugina! E nell’immaginario di tutti c’è Cyrano nasuto che, nascosto sotto il balcone di Rossana, incanta la fanciulla a forza di parole e poi guarda il bel Christian salire a raccogliere il premio…

Sul Cyrano storico, forse c’è un po’ più di confusione, ma tutto sommato non è grave, perché Cyrano fu, forse più di tutti gli altri, uno Sbregaverze anche in vita.

Voglio dire: benché non fosse affatto guascone, Hercule Savinien de Cyrano, entrò a vent’anni come cadetto nelle Guardie perché gli piaceva menar la spada e perché non aveva un soldo. Aveva fatto buoni studi, aveva già un (proibitissimo) duello al suo attivo, e si era appropriato senza troppo diritto del cognome di Bergerac. La sua vita militare non durò a lungo: si fece onore, oppure si fece notare, che non è necessariamente la stessa cosa, all’assedio di Arras, e guadagnò qualche ferita. Cyr.jpgDopodiché se ne ritornò a Parigi a studiare, duellare, corteggiare le Preziose*, impicciarsi di politica e scrivere. La casacca delle Guardie l’aveva portata per un paio d’anni in tutto. Scrivere, dicevamo, e nulla di tranquillo o di normale. Poesia bizzarra, lettere assai barocche, tragedie, commedie (una fu persino plagiata da Molière!), un trattato di fisica non finito, della satira prima ai danni e poi in difesa del Cardinal Mazarino, e due “romanzi fantastici”: chi l’avrebbe mai detto? Coi suoi viaggi immaginari sulla luna e sul sole, Cyrano fu il padre della fantascienza. Va da sé che non conduceva una vita sanissima sotto nessun punto di vista. Cambiare spesso d’opinione in fatto di donne, politica e protettori non era inaudito, nel XVII Secolo, ma conduceva a conseguenze sgradevoli. Come parecchi nemici, raccolti nell’uno e nell’altro lato durante le sollevazioni della Fronda, e come la sifilide, allora chiamata con eufemismo significativo “il mal francese”. Poi, sia chiaro: Cyrano non era un personaggio importante, era solo un autore squattrinato con sporadici lampi di popolarità, senza alcuna influenza al di fuori di certi ambienti colti… I suoi nemici non avevano bisogno di fare granché. La mancanza di un protettore, di commissioni letterarie, di vero e proprio successo, bastavano a renderlo innocuo. Cyrano continuò con la sua vita di disordini e di letteratura, ma cercò la protezione di un duca e, abbandonate le satire politiche, si ridugiò in territori meno arrischiati, come la fisica e un secondo romanzo fantastico (che ebbe molto meno successo del primo). Morì davvero per le ferite causategli dal crollo di una trave, ma non nel chiostro di un convento, tra le braccia di Rossana e Le Bret, bensì, molto più prosaicamente, a casa di un suo cugino. Aveva 36 anni.

Visto? Tutto sommato, non c’era bisogno d’inventare molto: c’era già quasi tutto. Cyrano era già un personaggio perfetto, e l’abilità di Rostand sta nell’avere raccolto tutta l’abbondanza di dettagli, e averli usati magnificamente**.

Ne ha fatto un Guascone, questo sì. D’altra parte, era quasi necessario: ce lo vedreste un non-Guascone a intonare la tirata dei Cadetti di Guascogna? Certe volte, al diavolo la veridicità storica! A parte questo, la maggior parte della gente che entra in scena è assolutamente vera. Dall’attore contestato Montfleury, al poeta avvinazzato Lignières, a Carbon de Castel Jaloux, capitano delle Guardie, fino al pasticciere Ragueneau: tutti veri. Curiosamente, non è vero l’antagonista: il Conte de Guiche, ricco e potente, imparentato con Richelieu, rivale in amore e comandante sul campo, Guascone a sua volta, quando decide di ricordarsene, e nemico quasi pentito al quint’atto, è un personaggio di fantasia. Ma è un caso quasi isolato.

Prendiamo il sidekick di Cyrano, il buon Le Bret. Le Bret vorrebbe tanto essere la voce della ragione, ci prova… stavo per scrivere “con tutte le sue forze”, ma non è vero. Alla fin fine, Le Bret si lascia trascinare dall’irragionevolezza e dall’elan di Cyrano. Lo rimprovera per il suo orgoglio smisurato, la sua prodigalità, la sua abilità nel farsi nemici, ma lo ammira troppo per fare sul serio. Le Bret cerca sempre di riparare alle conseguenze, ma non è in grado di agire sugli effetti. Pallido sidekick, in realtà. Leale, fiaccamente prudente, un pochino ottuso… quasi non ci accorgeremmo di lui, se non fosse per la luce riflessa da Cyrano: “Ecco Le Bret che brontola***”, commenta il nostro, con affettuosa esasperazione, ogni volta che l’amico cerca di fargli intendere ragione. Salvo poi non dargli affatto retta. E comunque, un Le Bret c’era davvero: amico d’infanzia e fratello d’armi di Cyrano, dice l’edizione Flammarion del 1989****.

cyrano_de_bergerac_1989_reference.jpgD’altra parte, alcune funzioni del sidekick sono dirottate su Christian. Christian, come tutti sanno, è un bel ragazzo. E’ anche un po’ bète, e di suo Cyrano lo mangerebbe a colazione, tagliato a fettine sottili e tostato con il pane. Ma Rossana ci mette lo zampino, e Cyrano si trasforma in mentore per il ragazzo. Poi, Christian ha delle qualità: è coraggioso, leale, e non è del tutto stupido. Ci mette un po’, ma alla fine si rende conto che non è lui che Rossana ama… E a questo punto la prende nelle costole, come suol dirsi, sennò non potremmo avere il quint’atto che fa tanto piangere la Clarina. Quindi sì, senz’altro Christian muove la trama molto più di Le Bret, ed è lui l’ottuso che Cyrano svezza. Ciò ne fa almeno mezzo sidekick. E anche lui è esistito veramente: barone Christophe de Neuvillette, morto durante l’assedio di Arras.

Era anche davvero il marito di Rossana. La quale era davvero una Preziosa, e persino davvero cugina di Cyrano. E una volta vedovata trascorse davvero il resto della sua vita in convento. Non ci fu mai nessuna storia d’amore con Cyrano (che, tra l’altro, era più giovane di lei di dieci anni), ma in fondo conta davvero? Quel che conta è ciò che Rostand ha fatto di lei. Rossana è una creatura deliziosa, modaiola e frivola, pronta ad andare in deliquio per una frase ben tornita, innamorata delle idee, della bellezza, della poesia. E’ candidamente convinta che Christian, essendo bello, non possa non essere intelligente, colto e raffinato. Kalòs kaì agathòs in nastri e merletti. E Cyrano coltiva questa sua illusione al di là di ogni buon senso, perché così può parlar d’amore alla sua bella cugina e, al tempo stesso, illudersi a sua volta di proteggere Rossana. Perché Rossana va protetta: è ingenua a modo suo, l’abbiamo detto, non vuole saperne di sentirsi dire “ti amo” in due parole, perché per lei l’amore è un ricamo dialettico, e si confonde all’idea di un bacio. Versi e orazioni vanno bene, ma quando si tratta di passare alla realtà, ci vuole tutta l’eloquenza di Cyrano… Sapete una cosa? Tutto questo gioco tra Christian e Cyrano sembrerebbe quasi una beffa crudele ai danni della ragazza, e tanto più quando Rossana, che (nemmeno lei) è del tutto stupida, si rende conto di amare non tanto la bellezza di Christian, ma la sua anima. E la sua anima, noi lo sappiamo è di qualcun altro. Non è un caso che, a questo punto, sia Christian a volere che tutto venga svelato. Non Cyrano: Cyrano, dipendesse da lui, manterrebbe il segreto, continuerebbe a nascondersi dietro la bellezza di Christian. E anzi, lo fa, seppur nascondendosi dietro la sua morte… Si vergogna un po’ dell’inganno? O non si sente adeguato? O teme che Rossana dopo tutto non pensi ciò che dice? O gli va bene così, alla fin fine? Perché Rossana è, fra gli amori degli Sbregaverze, forse la più brillante, ma di fatto, Cyrano fa ben poco per averla davvero. Dopo la morte di Christian, aspetta quindici anni per confessare la verità, e lo fa solo in punto di morte, quando è troppo tardi…

A parte il fatto che ciò non depone a favore dell’acume di Rossana, volete vedere che abbiamo individuato un altro tratto dello Sbregaverze? Cyrano scrive e sogna di viaggi sulla luna; potrebbe avere successo cercando protezione, ma preferisce restare libero e sconosciuto*****; ama una donna che potrebbe avere, ma preferisce restare nell’ombra; compie imprese mirabolanti come una battaglia contro cento avversari, di cui il giorno dopo tutti parlano senza che nessuno l’abbia vista… Cyrano è l’eroe delle occasioni perdute, ma non è il solo. Alan si danna per la sua causa, ma la causa, lo sappiamo tutti e lui per primo, è condannata. D’Artagnan riceve il suo bastone da Maresciallo e la cannonata fatale insieme… cyranoroxane1.jpg

Lo Sbregaverze non arriva mai ad ottenere ciò che vuole, eppure il suo non è un fallimento. E’ una malinconia di tutta una vita, ma non un difetto. Nessuno di noi ne vuole allo Sbregaverze perché non consegue il suo scopo, anzi: lo amiamo ancora di più per questo. Lo scopo non è importante in sé, Rossana, il bastone da Maresciallo, il ritorno degli Stewart sul trono, non contano davvero. Volere e lottare per tutta una vita, questo è quello che ci fa appassionare e commuovere. Alla fin fine, è questo slancio che ha fatto di noi quello che siamo: il tendere a qualcosa appena (o molto) oltre la nosta portata è uno dei tratti più nobili dell’umanità, ed è proprio questa tensione che ritorna in tutti gli Sbregaverze. Non può essere un caso.

Se Cyrano sposasse Rossana, ne sono certa, non c’importerebbe poi troppo di lui. Cyrano che si crede troppo brutto per l’amore, Cyrano che alla realizzazione concreta preferisce il desiderio e il rimpianto e la fedeltà a un ideale, è la dimensione eroica di tutte le nostre aspirazioni inappagate e inappagabili. Di quel bisogno di sognare che, alla fine fine, è più forte di tutto il resto, se solo glielo consentiamo. Ed è per questo che lo amiamo.

 Sul fatto che forse Cyrano preferisca la “sua” Rossana idealizzata alla Rossana vera, e questo a prezzo della felicità di tutti quanti, lui compreso, preferiamo non soffermarci troppo. Almeno, non tutti i giorni.

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* Oh, d’accordo: non soltanto le Preziose…

** Ha cassato la sifilide ma, onestamente, come dargli torto?

*** “Voilà Le Bret qui Grogne.” Tanto lo sapevate che un pezzettino dell’originale da qualche parte dovevo ficcarcelo! E comunque, il Le Bret storico aveva le sue, di velleità letterarie: ha persino scritto una (fantasiosa, per la verità) biografia del suo amico Cyrano.

**** Comprata in una libreria alle Halles di Parigi durante gli anni del Liceo, e letta un’infinità di volte. Posso anche confessarlo: quando studiavo teatro, con un mio amico avevamo deciso di mettere in scena il Cyrano. Naturalmente lui (16 anni) avrebbe fatto Cyrano, e io (17) Rossana… Non è meravigliosa la criminale incoscienza degli adolescenti? Poi, fortunatamente, la nostra insegnante aveva più buon senso di noi.

***** Anzi, possiamo dire di più: quando, nel quinto atto *tears up a bit* Raguenau gli fa notare il plagio di Molière ai suoi danni (ciò che è, tra parentesi un anacronismo, visto che la commedia in questione fu rappresentata qualcosa come quindici anni dopo la morte del plagiato), Cyrano sospira che “Molière ha del genio, e Christian era bello.” Come se lui, avendo solo del talento ed essendo brutto, non avesse meritato la gloria letteraria e l’amore. E come se, non potendoli avere nel pieno splendore della perfezione, Cyrano fosse tutto sommato soddisfatto di rinunciare all’una e all’altro. E continuare a sognarli/rimpiangerli, anziché averne una versione minore…

Amazon Kindle disponibile in Europa

Edizione straordinaria: ho appena trovato il mio regalo di Natale!

Da secoli voglio un Amazon Kindle, ma non era possibile comprarlo fuori dagli Stati Uniti… adesso sì!

Kindle è, per la cronaca, un lettore di eBooks. Ora, sia ben chiaro: sono e sempre sarò l’ultima a negare il fascino insostituibile di un buon libro di carta, un libro vero, un libro che fruscia fra le dita quando lo si sfoglia, un libro che profuma di colla e di inchiostro tipografico, oppure di carta vecchia e di polvere, un libro in cui infilare un segnalibro di raso… Però.

Però c’è il problema di leggere cose introvabili, che si possono reperire solo su internet. C’è il mal di testa che viene a furia di leggere dallo schermo. C’è il fatto che casa mia è stracolma di libri, e mia madre ogni tanto pone l’ultimatum: o altri libri, o io… E c’è il fatto di portarseli dietro in viaggio, i libri. E c’è anche il mio hard-disk che trabocca di files PDF. Francamente, benché sia tanto tradizionalista quanto si può esserlo, l’idea di potermi trascinare al seguito 1500 libri in meno di tre etti di peso mi affascina oltre ogni dire. Provate a immaginare Farenheit 451 all’epoca di Kindle!

Poi, ho appena passato una mezz’oretta felice scegliendo fra i vari tipi di copertine porta-kindle, in cerca di qualcosa che lo faccia sembrare un libro vero… Sono incerta: 41eUaVviNsL__SL110_.jpg

Questa viola e verticale? Sarebbe in tono con il mio cellulare e con i miei guanti di pelle nuovi.

 

 

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Questa dall’aria molto classica? Decisamente il mio genere.

 

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O questa con le rane, che per qualche motivo si chiama “Jane Austen”? Certo, se ci fosse con gli elefanti…

 

 

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Oppure, potrei fare una follia e sceglierla rossa. Pare che così sia più facile reperire il Kindle al primo colpo in una borsa molto piena…

 

Ok, lo ammetto: sono andata. E’ che, per quanto nella sezione FAQ ci fosse una vaga promessa di un Kindle internazionale, non ci credevo davvero, e invece lo voglio davvero tanto, e trovarselo così, quando manca così poco tempo a Natale… Morale della storia, qualora non si fosse capito: non vedo l’ora!

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A parte i miei sdilinquimenti personali, Kindle costa 259 USD più spese di spedizione, e ha anche altre funzioni interessanti, come scaricare libri freschi di stampa da Amazon a poco prezzo (9,99 USD) in wireless, la possibilità di abbonarsi a vari quotidiani e riviste americani, la compatibilità con molti formati di file (tra gli altri, a me sembrano particolarmente interessanti PDF, e .doc), un dizionario interno e un arnese che legge ad alta voce il testo. Credo che legga anche i file MP3, seppure in via sperimentale, ma se dicessi di essermene interessata alla follia, mentirei. Per ulteriori particolari tecnici, meglio vedere qui che contare sulla sottoscritta. E’ molto probabile che la prossima versione faccia anche il caffè, anche se credo che per un espresso decente bisognerà aspettare ancora qualche anno…

Mica solo io…

E torniamo ad occuparci di Sbregaverze, dopo questa piccola vacanza impromptu. Ricominciamo segnalando un sito, a dimostrazione del fatto che non sono l’unica a soffrire di questa malattia.

graphics%20web%20page%20art%203.jpgLa gente di questo sito, The Swashbuckling Press, ha una sua idea di Sbregaverze (decisamente più ampia della mia), e fa le cose in grande stile. C’è di tutto un po’, ed è divertente bighellonare di link in link.

Non per caso sulla loro homepage c’è l’immagine che vedete qui a sinistra. E il sottotitolo del sito è tutto un programma: “Questo è il solo modo in cui la storia dovrebbe essere raccontata!”

Ci sono, oltre al resto, varie pagine dedicate a Dumas, ai Moschettieri e al vero D’Artagnan e ci sono indici di libri e di autori di genere più o meno sbregaverzesco. Come molte risorse amatoriali in rete, mescola allegramente lampi di accuratezza storica, speculazioni selvagge, generalizzazioni, costumi in vendita e bizzarrie varie assortite, ma è molto colorato e pieno zeppo di immagini.

Per i finesettimana piovosi e le notti insonni, insieme a una tazza di cioccolata calda e qualche biscotto.

Ott 29, 2009 - libri, libri e libri    2 Comments

I libri altrui

Una volta, anni fa, ero seduta nella sala d’attesa della stazione ferroviaria di Nantes, aspettando una coincidenza particolarmente scomoda, ed ero immersa nella lettura di una biografia di Henri de La Rochejaquelein. Ero tanto presa, in effetti, da impiegare una vita ad accorgermi di qualcuno accovacciato sul pavimento a poca distanza dalle mie ginocchia, intento a frugare in una borsa sportiva. E frugare. E frugare. E frugare…

Alla fine, getto un’occhiatina surrettizia e vedo un ragazzo occhialuto, su per giù mio coetaneo, che finge di frugare nella sua borsa, ma di fatto cerca disperatamente di vedere che cosa la sottoscritta stia leggendo. Allora, con un gran sorriso, sollevo il libro in modo da mostrargli la copertina… lui, colto sul fatto, sobbalza, arrossisce, afferra la sua borsa aperta e scappa via correndo di traverso. Ma prima di scappare, getta uno sguardo al titolo. Dalla mia fila di sedie e da quella di fronte si leva un coro di risatine, e io torno alla mia lettura.

Fine dell’aneddoto.

Però, sapete? Il ragazzo francese non aveva nessun motivo di sobbalzare e scappare: anch’io non posso fare a meno di cercar di vedere che cosa legge il prossimo in treno, in aereoporto, nella sala d’aspetto del veterinario. E’ più forte di me. Mi giro senza parere, fingo di allacciarmi una scarpa, rischio di slogarmi i bulbi oculari, assumo interessanti sfumature di carminio quando vengo presa in castagna… Ieri, sull’aereo da Berlino, il mio vicino di sinistra leggeva un libro illustrato sulla caduta del Muro. E poi c’era una ragazza che leggeva Checov in Tedesco. Visto? Lo faccio tutto il tempo.

Curiosità? Sì e no. La tentazione di inquadrare una persona sulla base di ciò che legge è forte. E so benissimo che un singolo libro non è significativo, meno ancora in una situazione di passaggio… voglio dire, in viaggio a volte si leggono strane cose: i libri che abbiamo comprato per regalarli a qualcun altro, o l’unica cosa decente che abbiamo trovato al Duty Free, o il libriccino piccolo che stava nel bagaglio a mano, o un prestito di un compagno di viaggio… oppure no. Non è detto. Non è significativo. Eppure lo si fa. E si traggono conclusioni: il mio vicino di sinistra, che aveva l’età per ricordare il 1989, era venuto a Berlino per tutt’altre ragioni ma poi, camminando per la città e vedendo le installazioni in Alexanderplatz e le fotografie nei caffè, i ricordi sono riemersi. Vecchi telegiornali, titoloni concitati a cinque colonne, magari qualche telefonata agli amici tedeschi, Rostropovich che suona davanti al Muro… “Sciocchezze!”, si è detto più di una volta. Ma alla fine non ha resistito, e prima di imbarcarsi ha comprato il libro, e durante il viaggio… E via pindareggiando in questo modo.

Io, per la cronaca, stavo leggendo “A Dagger For Two”, un romanzo storico su Christopher Marlowe scritto negli Anni Sessanta. Libro di seconda mano, edizione tascabile un po’ logora… chissà che cosa ne ha dedotto di me. Perché ha guardato che cos’era, oh se ha guardato! E senza parere, ho voltato la copertina in modo che potesse leggere. Anche lui era della stessa tribù, dopo tutto. Come il ragazzo francese a Nantes, tanti anni fa. Quelli Che Guardano I Libri Altrui.

Ott 28, 2009 - considerazioni sparse    No Comments

Cronache Berlinesi, Parte III

Pensieri misti assortiti.

* Mai viaggiare con le scarpe nuove. Non importa quanto siano carine, non importa quanto sembrino comode. Se non sono rodate, non e’ il caso di metterle alla prova sgambando per cittä sconosciute o facendo la coda davanti a un museo. Ouch.

* POtsdamer Platz vent’anni fa era un prato incolto fra le due ex-metä di Berlino. Adesso e’ circondata da grattacieli e schermi giganti, e ha persino una rampa per la neve artificiale… Rimane qualche pezzetto di Muro, dove i turisti si fanno fotografare. E no, non mi sono fatta fotografare.

* Acquisisci un figlioccio, e all’improvviso hai di nuovo una ragione legittima/impellente per entrare nei negozi di giocattoli. Grazie, Vale!

* Humour berlinese doc: “…E c’era molto, molto vento, quel giorno, cosi’ le autoritä di Berlino Est decisero di evacuare il ristorante girevole in cima alla Torre della Televisione… perche’ se fosse caduta, sarebbe caduta nella parte Ovest, e ciö non era permesso!”

* Accanto alla Komishe Opera c’e’ un magazzino dove vendono vecchi arredi di scena e costumi dismessi. Purtroppo era chiuso.

* A Check Point Charlie ci sono figuranti in uniforme che si fanno fotografare con i turisti. Anche uniformi inglesi e francesi, benche’ nessun Inglese o Francese abbia mai messo piede a CPC.

* L’Ambasciata Russa occupa ancora un intero quartiere, con tanto di scuole e piscina che sfoggia ancora il ritratto di Lenin. Quanto personale puö avere un’ambasciata?

* Se volete fare un esperimento, chiedete a un Berlinese di indicarvi la Gemäldegalerie. E’ una delle pinacoteche piü importanti della cittä, ma qui non sembrano impressionati, e il rischio che vi mandino a smarrire in tutt’altra direyione e’ tutt’altro che limitato.

* A me Van Dyck piace piü di Rubens, e non so cosa farci. E’ cosi’ ed e’ cosi’.

* In una delle mie prossime vite, credo che gestirö un negoyietto di ornamenti natalizi al Nikolai Viertel.

* L’ho giä detto quanto detesto la tastiera QWERTZ?

* Al Rathaus Cafe’ servono un delizioso “Stolzer Heinrich”, che e`un grosso wurstel cotto in una salsa di birra e curry, servito con le patatine fritte. Pare che sia una specialita’ berlinese. Come e quando lo sia diventata, visto che il curry e’ una spezia indiana, e’ oggetto della mia curiosita’.

* In Alexander Platz vent’anni fa c’era folla a tutte le ore del giorno e della notte. Adesso c’e’ ben poca gente che osserva un allestimento commemorativo della Caduta del Muro.

* Berlino mi mancherä.

E adesso, a casa…

 

Ott 27, 2009 - considerazioni sparse    No Comments

Cronache Berlinesi – Parte II

*NOTA DI SERVIZIO: martedi’ sarebbe il giorno dello Sbregaverze, lo so. Momentaneamente sospeso per ovvie ragioni. Martedi`prossimo si riprende. FINE NOTA DI SERVIZIO, e torniamo a Berlino*

Giornata di viaggi nel tempo. E di musei.

A partire dal Pergamon Museum, che raccoglie alcune tra le meraviglie archeologiche visibili in Occidente, con una ricchezza che supera persino il British Museum, ed e’ tutto dire. Come l’altare eponimo: si entra in un immenso salone e si resta senza fiato davanti al fianco  ovest di una costruzione incredibile, tutta fregi e colonne e statue… l’idea che possa essere stata eretta per celebrare uno scampato attentato non mi convince troppo. Una guerra vinta mi parrebbe piü probabile. Altra emozione, la porta del mercato di Mileto, che vent’anni fa non aveva di fronte parte del Traianeo, ma adesso si. Poi, uno dei miei pezzi preferiti in assoluto: la porta di Ishtar con la via processionale. Un immenso corridoio rivestito di piastrelle blu cobalto, decorate con un fregio di leoni in rilievo che vanno incontro a chi arriva, e in fondo… la porta propriamente detta, incredibilmente blu, incredibilmente vivida con le sue decorayioni a fiori, animali, alberi stilizzati. Immaginate quanto poco colore vedesse in vita sua l’abitante medio della mezzaluna fertile; immaginate di arrivare dal deserto, o da un villaggio di mattoni di fango, o da una cittadina della piü sperduta provincia, o da qualche steppa lontana, e trovarvi di fronte una fortezza blu… Quando saro’ a casa carichero’ qualche fotografia. E poi, le tavolette coperte di scrittura cuneiforme, e i bassorilievi con i carri da guerra assiri, e il sepolcro di Assurbanipal, e le incredibili mura di M´shatta, di pietra lavorata come se fosse un merletto… Non me sarei piü venuta via.

Invece l’ho fatto per andare al Neues Museum. Vent’anni fa era chiuso, credo. Proprio questo mese si sono chiusi i lunghissimi lavori di restauro, e il Neues Museum e’ stato aperto al pubblico. Sono molto felice di essere arrivata al momento giusto per vederlo, perche’ e’ un posto incredibile. A parte le meraviglie che contiene, e’ pensato, allestito e organizzato con un’intelligenza rara. Le collezioni sono disposte su vari piani e in vari modi, valorizzandole al meglio. La collezione egizia, per esempio, e’ organizzata in modo da mostrare anche il percorso dell’egittologia classica tedesca e inglese, con diari di scavo, quadri ottocenteschi a soggetto archeologico e ricostruzione di vecchi metodi conservativi. La collezione dei papiri e’ allestita in tavoli mobili, dove si possono ammirare antichissime ricevute, lettere di lagnanza e liste di materiale da costruzione. E Nefertiti… be’, Nefertiti e’ Nefertiti. L’avevo giä vista all’Altes Museum, dove era in lunga provvisorietä. Adesso la regina ha una sala ottagonale tutta per se’, semibuia e perfetta. E’ li’, antichissima, un po’ crudele e cosi’ vera! Sembra prendersi gioco degli osservatori, dall’alto dei suoi millenni… sembra che debba parlare da un momento all’altro, e quando girate dietro di lei, sembra che lo sguardo dell’immagine riflessa nel vetro della teca cerchi il vostro, vagamente incuriosito e forse áppena malinconico. Pesa, ´l’immortalitä, Nefertiti? Non c’e’ solo lei: c’e’ il tesoro che Schliemann voleva tanto fosse appartenuto a Priamo, c’e’ un incredibile cappello rituale/calendario d’oro dell’etä del Bronzo, c’e’ lo scheletro di un alce preistorico, ´c’e’ una sala di antiche vetrine buie, con i cartellini scritti a mano, come doveva essere il Museo nell’Ottocento… Si esce un po´storditi, sperduti tra i secoli e le terre… e intanto si e’ fatta sera.

Noterella ulteriore: il duomo di Berlino va visto di sera, con le luci accese e un organista che suona Bach, e allora anche la sua imponenza barocca diventa un altro viaggio nel tempo…

Ripeto, un momento o l’altro aggiungerö qualche fotografia. Altre cronache seguiranno.

Ott 26, 2009 - considerazioni sparse    No Comments

Cronache Berlinesi – Parte I

Dunque, solo qualche annotazione veloce, perche’ sono lessa.

1. La Ryan Air, quando si atterra, lo annuncia con uno squillo di tromba stile passaggio di livello nei videogiochi: “Ta-dah! E anche oggi, signore e signori, siamo arrivati in anticipo!”

2. Avvio di conversazione con la signorina del Tourist Info: “Buongiorno, dovrei andare ad Alexander Platz.” E lei mi guarda per un paio di secondi. Io sollevo un sopracciglio. “Devo andare ad Alexander Platz,” ripeto. E lei, placida: “E vuole sapere come andarci?” Ma certo che no! Mi sembrava bello comunicarlo al primo Tedesco che trovavo!!

3. In albergo, lasciata a se stessa, la televisione si comporta come un caminetto fasullo.

4. Alexander Platz e’ molto cambiata, in vent’anni. Praticemente deserta, in pieni lavori. Sotto l’ex Hotel Stadt Berlin (ora Park Inn), c’e’ un anyiano Berlinese che suona un organetto a manovella. Sulla facciata dell’hotel, uno che si cala giu’ con le corde da alpinismo.

5. Le guide della Lonely Planet non sono assolutamente affidabili per quanto riguarda gli orari dei musei.

6. Avvio di conversayione con una custode dell’Altes Museum: “Buongiorno, dove si comprano i biglietti?” “Per entrare serve il biglietto.” “Si’, lo so. Dove si compra?” “Lei non ha il biglietto?” “No.” “E vuole sapere dove si compra?”

7. Il Nikolaiviertel e’ un quartiere assolutamente deliyioso, con degl’incantevoli negoyi di addobbi natalizi e di giocattoli, e adorabili caffe´.

8. Quando si ordina un caffe’ in Germania, bisogna prepararsi all’idea di poterci nuotare dentro. Tuttavia, a Berlino e’ quasi bevibile.

9. Marienkirche ha un bellissimo interno di un gotico bianco, luminoso e severo al tempo stesso, contro le cui pareti spiccano piü scure le lastre tombali. Nel pomeriggio funge da mensa dei poveri; alle 6 c’e’ un deprimentissimo serviyio luterano chiuso da un pezzo per organo che, a costo di sembrare irriverente, sembra proprio un flamenco; alle 7 e meyya arrivano gli Anglicani.

10. La Torre della Televisione e’ illuminata a terribili colori cangianti.

11. La tastiera QWERTZ is a pain in the back. Mi spiace per i refusi, ma non ho la forya morale di tornare indietro e correggerli.

12. Ci sono ancora le bancarelle di memorabilia sovietici e della DDR, ma gestiti da orientali.

E per ora e`tutto. Seguiranno altre cronache. Per ora, Viele Grüße aus Berlin.

Ott 25, 2009 - considerazioni sparse    No Comments

Berlino

D’accordo, non è stata la partenza più meditata della mia vita, ma… mentre leggete sono già in viaggio.

Torno a Berlino.

Torno a Berlino a vent’anni dalla caduta del Muro, e a meno di diciannove dal mio primo viaggio in Germania. Quando era successo tutto solo da pochi mesi, e Alexander Platz era piena di gente a ogni ora del giorno e della notte. Quando i Berlinesi andavano dalla zona Est a quella Ovest e viceversa, avanti e indietro, semplicemente perché potevano farlo. Quando i soldati russi passavano la libera uscita seduti in riga sulle panchine nei parchi, perché non avevano i soldi per fare altro, e tentavano di vendere le loro mostrine ai turisti per racimolare qualche Marco. Quando ogni piazza aveva il suo quartetto d’archi e la sua bancarella di pezzi di Muro. Quando era tutto nuovo, ed entusiasmante, e untried. Quando si aveva l’impressione di camminare dietro la Storia.

Torno a Berlino, a vedere che cosa è cambiato in questi vent’anni, a sentire se è rimasto qualcosa di quell’aria che si respirava allora.

Torno a Berlino.