A Proposito Di Aninha – Una Piccola Storia, Una Considerazione E Un Corso O Due

Avevo promesso di raccontarvi le traversie del debutto di Aninha, vero?

Ebbene, approfittiamo della giornata di vacanza per farlo. Vi avverto, quella che state per leggere è una storia sanguinosa e truce. Se siete molto sensibili state alla larga.

Prima di tutto, Dramatis Personae:

L’Uomo delle Luci, henceforward known as UL: colui che alla vigilia, con un sorriso a molti megawatt, mi disse “ci abbiamo tutto – è tutto a posto. Ci ho anche delle barre a leds che sono la fine del mondo. Vai tranquilla.”

Flip: aiuto regista, donna saggia, scudo umano.

La Clarina: autrice, regista e  attrice avventizia di Aninha – e, in conseguenza di tutto ciò, a tutti gli effetti pratici una potenziale omicida in crinoline.

I Due Implumi: a mezza via tra i Connestabili di Molto Rumor Per Nulla e i Sicari di Macbeth

Aninha, Garibaldi, Manuel Duarte, gli Histriones: gli eroi della serata

La Folla, capeggiata dall’Assessore alla Cultura: un pubblico pieno di clemenza

E adesso, buio in sala, musica, sipario!

La data è il 23 di luglio, il luogo è Governolo, nel bel mezzo della Tregiorni Risorgimentale che da un anno andiamo laboriosamente organizzando, che gode del favore del meteo e che contempla un sacco di lavoro. Fra un paio d’ore va in scena Aninha, e io sto sperimentando le gioie del darsi attorno in costume ottocentesco. Immaginatemi mentre sgonnello su e giù per Governolo di Sopra popolato di figuranti in costume – gli ultimi momenti lieti prima che ben altre catastrofi che le crinoline piombino su di me.

Attorno alle sette si vedono gli Histriones, poi Aninha, e poi (ma molto poi – e appena giunto dalla Puglia) Garibaldi. Camerini di fortuna sopra la mostra e tutto quanto e poi, una volta cambiati e provvisti di bandiere catarinensi, prenderemmo possesso del palco per una piccola prova di movimento, se non ce ne scacciassero subito i danzatori ottocenteschi.

Ora, biasimo eterno sia alla sottoscritta per non essersi ribellata quando qualcuno ha avuto la brillante idea to sandwich Aninha between the halves of the Gran Ballo Risorgimentale. In teoria era previsto che avessimo tre quarti d’ora di tempo prima dello spettacolo, ma come non aspettarsi che i danzatori sforassero alla grande? I’m a fool.

Però l’UL è un idiota più grosso di me, perché quando finalmente i danseurs sgombrano il campo e noi, forti di una proverella nel prato davanti a un pubblico di anatre e galline, ci dichiariamo pronti, lui  comincia a perdere la testa.

“Non abbiamo mai provato,” ulula, con gli occhi di fuori.

Vero, ma non è un grosso problema – o così credo nel mio colpevole candore. Disegno luci all’osso e la mia assistente Flip (suona grand, vero?) pronta a dettarglielo passo per passo… che ci vuol mai?

“Abbiamo fatto di peggio, credimi. Adesso rilassati, e fai tutto quello – e solo quello che ti dice Flip.”

Ma avevo fatto i conti senza l’oste, si capisce. Alla prima istruzione, l’UL sbianca.

“Ma io non posso accendere solo i tagli di sinistra! Non mi hai detto che volevi accenderli separatamente!” E alla seconda istruzione, “Ma le barre a leds si accendono tutte insieme o niente! Non mi hai detto che…”

E mentre ringhio che l’unico motivo concepibile per cui uno può volere batterie distinte delle stesse luci in posti diversi è per poterle usare separatamente, sento alle mie spalle “Profe, profe!”

Mi volto e mi ritrovo due degli Implumi di Uno Dei Mille.

“Ci pensiamo noi alle immagini, profe. Ci dà la chiavetta? Ci pensiamo noi alla musica. Ci dà il CD?”

Personalmente ho qualche misgiving, ma gli Implumi sfoggiano sorrisi che interferiscono con la navigazione aerea. Scambio uno sguardo terrorizzato con Flip, e cedo il bottino.

“Mi raccomando, ragazzi, seguite bene le istruzioni…”

E ancora una volta, little I know che il peggio deve ancora venire.

L’Assessora arriva con l’aria contrita di chi ha messo i danzatori ottocenteschi sul collo di qualcun altro e vuole farsi perdonare.

“Adesso parlo un po’ e tiro di lungo, così riuscite a fare tutto,” mormora, e sale sul palco e si lancia in una disquisizione lunga e ripetitiva mentre noi veniamo frettolosamente  microfonati e gli Implumi avviano il proiettore… e a questo punto la catastrofe comincia ad abbattersi su di noi sul serio.

Sappiate dunque che al decerebrato dell’UL non è saltato in mente di controllare che il proiettore e il computer fossero in buoni rapporti. Sento un gemito di Flip, mi volto e trovo gli Implumi frenetici. “Non funziona, profe! Non lo vede! Non ci sono le immagini…”

Toi.

Le mie immagini. Studiate, scelte con minuziosa cura, modificate, adattate, ritoccate, portate a un soddisfacente livello di quasi perfezione in molte ore di lavoro, destinate ad essere proiettate sulle vele… Le mie immagini non ci saranno.

“Non è configurato…” pigola l’UL. “Scusa, non è colpa mia, è che non è configurato…”

Devo avere un’espressione seriamente omicida quando lo guardo, perché si fa piccolo piccolo.

“Punta sulle vele qualcosa di bianco e fisso e non toccarlo più finché non te lo dico,” sibilo, e poi raggiungo gli altri sotto il palco, perché l’assessora ha esaurito abbondantemente quel che si poteva dire, ed è ora di cominciare.

“C’è qualcosa che non va?” domanda Aninha, e io le dico che è tutto a posto con un sorriso da un orecchio all’altro, e intanto il cuore mi cade ancora un po’ più in basso, perché la cosa bianca e fissa che l’UL punta sulle vele è una delle maledette barre a leds – una di quelle che sono la fine del mondo, una di quelle che possono solo accendersi tutte insieme.

Toi…

Poi iniziamo. Musica di tango, lento e languoroso. Due degli Histriones entrano in scena e ballano nella luce di taglio. Io ne volevo metà e color tramonto: ne abbiamo troppa e color pomodoro, ma la scena è abbastanza bella perché il pubblico trattenga il fiato. Tienmi la man sul capo, o divinità dei debutti, che forse ce la facciamo ancora. Silenzio, buio, luce – piazzato – cominciamo.

Ma naturalmente respiravo troppo presto. Entro in scena – ho solo quattro battute, ma non vi dico il terrore – convinta di non ricordarmi una parola. Invecemi ricordo. Peccato che nessuno senta: l’UL ha trascurato anche di controllare le batterie degli archetti, e guarda un po’! il mio è scarico. Ululo quanto posso, e mi ritrovo rauca e ghiaiosa come non mai in vita mia – e completamente senza rete, perché una cosa progettata al microfono cambia del tutto se la devi urlare – ma tanto, chi mi sente? Se gli sguardi potessero fulminare, l’UL che si spalma sul palco per spingere verso di me un panoramico, sarebbe già un toast. C’è di buono che la mia parte non è rilevantissima. Dico le mie quattro battute e mi precipito alla consolle per assistere gli implumi con la musica.

aninha, teatro, massachussets institute of technology“Accendo le barre a leds?” chiede l’UL.

Gli dico di no, di fare solo quello che dice Flip. E in realtà, visto che il delinquente ci ha disfatto in un colpo solo metà del disegno luci, rifacciamo tutto sul momento.

“Adesso accendo le barre a leds?”

Gli dico di no, e poi mi distraggo a notare che a) il microfono di Garibaldi salta che è una bellezza; b)Manuel Duarte ha appena chiamato Garibaldi “Generale Bonaparte”. Con Flip ci guardiamo incredule e, quando torno a volgere lo sguardo sul palco, le maledette barre a leds sono accese.

“Spegnile subito! Chi ti ha detto di accenderle?”

“Ma sono belle…” mormora tetragono l’UL.

A me viene da piangere.

Tra un danno e l’altro, proseguiamo. Aninha, che era agitata e rigida, comincia a aninha, teatro, massachussets institute of technologyrilassarsi. Gli Histriones sono una folla stilizzata e perfetta; Garibaldi è proprio bravo; gli Implumi fanno quel che possono ma mancano di sottigliezza; le luci sono un disastro; dell’audio non parliamo nemmeno.

Come piace al cielo, arriviamo verso la fine.

“Al mio segnale, cala lentamente a buio,” dico all’UL.

“Tutto buio?”

“Sì, ma gradualmente. Al mio segnale.”

“Adesso?”

“No, al mio segnale.”

“Ma quando?”

“Dopo che lei ha finito. Al mio se…”

Aninha finisce l’ultima sillaba – l’UL spegne di botto tutte le luci sul palco.

“No! No! No no no no nononono!!!!”

“Ma mi hai detto… che cosa faccio? Riaccendo?”

E qui, con il buon senso che la contraddistingue, Flip mi spinge verso il palco a raccogliere gli applausi. To’, gli applausi… ero così occupata a fulminare l’UL che non me n’ero nemmeno accorta. E invece sono tanti. E complimenti, e chiamate, e si vede che in qualche modo, in mezzo alla caporetto tecnica, gli attori sono riusciti a far passare il testo – e non è nemmeno piovuto.

“Profe, profe,” suggeriscono in coro gl’Implumi. “Però lei l’UL adesso lo ammazza, vero?” E, beata gioventù, non hanno idea di quanto sia tentata di mettere loro in mano un cavalletto a testa e mandarli a mettere in pratica.

E questa era la piccola storia. La considerazione è che sono un nonnulla sconcertata dal successo di Aninha. Si capisce che scrivendola ho fatto del mio meglio, tacitando le riserve nate dalla scarsa affinità con il personaggio e dall’uscire un nonnulla dal mio seminato abituale. E proprio non mi aspettavo che un sacco di gente mi dicesse che, tra tutti i miei lavori, Aninha è quello che preferisce. Personaggio che non mi è simpaticissimissimo, genere inusuale… capite perché sono perplessa,  vero?

Infine il corso. Visto che da qualche tempo, in particolare con gli Histriones, sembro avere ereditato funzioni semi-ufficiali connesse con le luci in generale, il disegno luci e la doma della gente alla consolle, ho deciso che è giunto il momento per un po’ di teoria. Così, dopo avere cercato un po’ in giro, mi sono imbattuta nel programma OpenCourseWare del MIT. Er… sì: nel senso di Massachussets Institute of Technology, ma aspettate a sghignazzare. Il MIT mette gratuitamente a disposizione online trascrizioni, materiali, esercitazioni, programmi e reading lists di una quantità di corsi su ogni genere di materie. Qui, per esempio, ci sono i corsi di scrittura, e qui quelli di musica e teatro. Mi sono guardata un po’ in giro, e onestamente non tutti si prestano troppo bene ad essere studiati a distanza, senza la parte pratica e senza l’interazione con docenti e classe, ma altri sono una meraviglia. Per ora ho scaricato il materiale di Playwriting I e Lighting Design for the Theatre, e vi farò sapere – ma in qualche modo tendo a pensare che un corso del MIT valga comunque la pena.

Intanto, ho la sensazione di avere cominciato a fare qualcosa per neutralizzare situazioni come la bagarre con l’UL. Anche se, a ben pensarci, che cosa faccio? La prossima volta che un UL non capisce il mio sofisticato e mittiano disegno luci, gli dico “E guarda che io ho studiato Lighting Design sui corsi del Massachussets Institute of Technology?

Er…sì. Anche di questo vi farò sapere.

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(Foto di Giorgio Andreasi – presto appariranno, numerose e in tutta la loro gloria, qui e/o sul mio sito.)

 

A Proposito Di Aninha – Una Piccola Storia, Una Considerazione E Un Corso O Dueultima modifica: 2011-08-15T08:10:00+00:00da laclarina
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3 Commenti

  • Sei stata divertentissima! Un post fantastico… anche se mi dispiace per quello che hai dovuto passare!
    Buon Ferragosto!

  • A parte va tutta la mia stima per essere riuscita ad essere ironica in un giorno così tragico! Davvero un racconto bellissimo se non fosse così vero. Aggiungo anch’io una considerazione ed un aneddoto. Se Flip è così saggia come mai non se l’è data a gambe levate ed è invece rimasta a soffrire così inerme? e soprattutto se saggia e previdente vedendo che eri travolta dagli eventi perchè non si è fatta avanti alla mo’ di prode cavaliere e sguainando una fantastica spada e tagliando tutti i cavi come fossero liane , appesa ad una di esse entrava in scena rapendoti e portandoti in salvo? Mi sa che è molto più persa e meno saggia di quello che credi o forse ha fatto un’altra valutazione: Ecco cosa manca ad Aninha… un po’ di elettricità nell’aria! E l’UL ne ha da vendere! ed ora un aneddoto. Ieri sera in un paesino limitrofo l’UL ha esibito il meglio del suo armamentario infilandolo tutto insieme in una felliniana sfilata di moda delle casalinghe! Un’apoteosi! E ad ogni entrata in scena un tripudio per lui. Proprio non abbiamo capito il suo estro! Solo uno tra il pubblico ha avuto l’ardire di gridare alla conduttrice.. VOCE! Io ho pensato, ecco si accorgeranno che non è in arnese con i microfoni .. ma il cielo ha voluto che fosse davvero afona la conduttrice!
    Comunque, non ti auguro altri episodi come questi ma se producono racconti come il tuo post di oggi.. bè forse ne vale pena!

  • @ Sonia: ci credi se ti dico che c’è stato un momento, mentre cercavo di impedire all’UL di accendere le barre a ledS, in cui ho pensato “ecco, questa storia sarà un passabile post per SEdS?” 🙂 Grazie e buon ferragosto anche a te!

    @ Lanonresponsabile: please, non dubitare della saggezza e previdenza di Flip – che se non ci fosse stata lei, a quest’ora starei postando da Via Poma*! E vedi? Probabilmente l’UL ha il suo genere di talenti e anche un pubblico che li apprezza. Però, in futuro, i suoi talenti li eserciterà a non meno di un km dalla sottoscritta.

    * Per i non Mantovani: Via Poma = storico carcere di Mantova.

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