Browsing "teatro"
Ago 3, 2018 - teatro    No Comments

A Scuola con la Campogalliani

Sono aperte le iscrizioni per l’anno accademico 2018-2019 della Scuola di Teatro dell’Accademia Teatrale Francesco Campogalliani.

Anno Primo, Anno Specialistico e un corso per ragazzi dagli undici ai quattordici anni.

Scuola18

Per gli adulti le materie sono Recitazione, Dizione, Lettura interpretativa, Improvvisazione e Tecniche Teatrali, insegnate dai favolosi attori, registi e tecnici dell’Accademia – e, nell’Anno Specialistico, un ciclo di lezioni di scrittura teatrale tenute dalla vostra affezionatissima.

Inoltre, la Scuola offre due notevoli particolarità: da un lato, oltre alla recitazione, s’impara il backstage – illuminotecnica, costumi, scenografia e direzione di palcoscenico; dall’altro, per gli allievi si apre la possibilità di mettere in pratica le materie di studio partecipando attivamente alla vita della compagnia.

E per i ragazzi? Il curriculum è a grandi linee lo stesso, perché l’Accademia Campogalliani, con la sua vocazione per il teatro di parola, dà grande valore all’impostazione – ma, come si conviene a dei giovanissimi aspiranti attori, la tecnica viene insegnata attraverso un metodo ludico e dinamico.

Per grandi e piccoli, i corsi durano da ottobre a maggio, a cadenza settimanale, e si concludono con la rappresentazione di un saggio al Teatrino d’Arco.

Insomma, non vi pare un bel modo di accostarsi sul serio al teatro – condividendo conoscenza, quinte e palcoscenico con una storica compagnia di solida tradizione e grande successo?

Informazioni qui e qui.

Lug 18, 2018 - teatro    No Comments

Gloriosamente Melodrammatici

RignoldHenryVAvere una riconosciuta ossessione per Marlowe, Shakespeare e tutto ciò che è elisabettian/teatrale significa, tra molte altre cose, che amici, parenti e conoscenze superficiali, quando inciampano in qualcosa di pertinente, lo fanno rotolare verso di me…

Come questo vecchio post su Atlas Obscura, con una collezioncella di quelli che l’articolista definisce “gloriosamente melodrammatici ritratti di attori shakespeariani ottocenteschi”, provenienti dalle favolose collezioni digitali LUNA della Folger Library*. Come questo qui a destra, che mostra George Rignold en Enrico V.

Erano ritratti pubblicitari, da mandare alla stampa e da distribuire autografati – e sì, sono alquanto melodrammatici – un po’ perché riflettono le convenzioni teatrali di un’altra epoca, e un po’ perché si suppone che rappresentino e concentrino in una singola immagine l’idea riconoscibile di un personaggio, o addirittura di un’intera opera. Quello che vediamo non è una scena specifica o un singolo momento, ma una specie di condensato di un’interpretazione: personalità e personaggio fusi e cristallizati come un moscerino nell’ambra.

Guardate per esempio Ellen Terry – che non ci lascia nessun dubbio su quale pericolosa signora scozzese stia interpretando, o l’Amleto armato e dubitante (To kill or not to kill…), o lo Iago infido, o la Giulietta sospirosa… Non so voi, ma io sono affascinata da questi cimeli di un’epoca in qui il realismo era l’ultima preoccupazione di attori e registi – e men che meno quando si trattava di Shakespeare, che si circondava sempre di un’aura particolarmente aulica. Ed è anche interessante osservare quali elementi, quali atteggiamenti ed espressioni l’attore e lo scenografo sceglievano per rendere immediatamente riconoscibile il loro soggetto.

Glorioso melodramma e marketing – back in the day.

______________________________________

* Un altro di quei meravigliosi e-posti in cui si sa quando si entra e non quando si esce… Una grotta del tesoro, davvero. Fateci un salto.

Le Armi E L’Uomo

armsmanShawBenché G.B. Shaw sia un altro dei miei numi tutelari, e benché nel corso degli anni abbia letto il suo Le Armi e l’Uomo (Arms and the Man) un’infinità di volte, ho impiegato secoli a rendermi conto che la connessione virgiliana andava più a fondo della citazione nel titolo.

Non tantissimo più a fondo, perché l’interesse di Shaw non risiede, come c’era da aspettarsi, nell’obbedienza al volere del fato e nelle magnifiche sorti e progressive di Roma, ma nel demolire l’idea romantica della guerra – non senza lanciare i consueti strali alla società inglese del suo tempo.

Arms_0592_DCcolour-291x300E tuttavia, state a sentire: figlia di maggiorente fidanzata (con più soddisfazione della madre che del padre) a brillante e bell’eroe di guerra; arriva estraneo fuggiasco e tutt’altro che sentimentale, ben accolto dal padre; estraneo mostra interesse alla fanciulla con disapprovazione della madre; brillante fidanzato rivela tratti assai meno ideali del previsto, ma non è disposto a cedere fanciulla; estraneo si rivela erede (e continuatore) di grandi fortune; estraneo e fanciulla convolano.

Poi naturalmente Shaw arms&manè Shaw. Il tutto è ambientato in Balcani da semi-operetta, durante la fulminea guerra Bulgaro-Serba del 1885, e i personaggi sono molto più inglesi che bulgari. Raina è una Lavinia solo per posizione: romantica, viziata, manipolatrice – maturerà prima del sipario, ma intanto non aspetta certo che altri decidano per lei. Sua madre Caterina è un’Amata senza tragedia, ossessionata dal passare per una signora viennese e dal maritare Raina al bellissimo e affascinante Sergius. Il maggiore Petkoff è un Latino da macchietta, il padre benevolo e non troppo intelligente, del tutto manovrato dalle sue donne, rassegnato a Sergius per amor di pace e vecchia consuetudine, ma pronto a simpatizzare con Bluntschli, l’Enea della situazione, un mercenario svizzero pratico, efficiente e disincantato, l’antitesi del fiammeggiante, deleterio e bel Sergius/Turno.

armsandmandNessuno muore, il duello finale tra i due pretendenti finisce col non farsi, Bluntschli eredita un impero alberghiero, Caterina non si suicida nemmeno un po’ e persino Sergius trova rapidamente un’altra fidanzata (l’ambiziosa servetta Luka), perché questa Arms and the Man, per tagliente e caustica che sia, è una commedia.

Eppure il parallelo è lì, anche se la critica tradizionale sembra ignorarlo allegramente, evidente nella trama, nei personaggi e anche a livello tematico. Se Enea è lo strumento del fato imperscrutabile che cambia le sorti dell’Italia (e del mondo), Bluntschli è l’uomo moderno che rovescia il piccolo mondo balcanico e tradizionale dei Petkoff a colpi di volontà individuale e senso pratico.

E non so – ma adesso mi è venuta voglia di mettere in scena Le Armi e l’Uomo…

Giu 15, 2018 - Arte Varia, musica, teatro    No Comments

Fanciulli All’Opera

VentiLucentiOggi opera – di nuovo. Questa settimana va così…

Ma opera in tutt’altra maniera, perché oggi parliamo di un progetto curato anni orsono da un’associazione culturale chiamata Venti Lucenti e dal Maggio Musicale Fiorentino. Con questo bellissimo nome, Venti Lucenti si occupa di divulgazione letteraria, scientifica e teatrale, e il suo fiore all’occhiello sembra essere stato, tra il 2006 e il 2014, il progetto All’Opera: il coinvolgimento di varie centinaia di bambini delle scuole elementari e medie in un’opera del cartellone del Maggio.

Don_CarloMichele_Monasta_0292_672-458_resize

Foto_Michele Monasta

Produzioni speciali, in cui gli implumi fungevano da coro e figuranti, cantavano e recitavano – e, pur con la presenza di narratori e burattini, la cosa doveva essere organizzata senza particolare condiscendenza, a giudicare dai titoli: ”L’Oro del Reno” (2007),”Carmen” (2008), “Il Crepuscolo degli Dei”(2009), “Il Ratto dal Serraglio”(2010), “Aida”(2011), “Il Cavaliere della Rosa” (2012) , “Don Carlo” (2013), “Tristano e Isotta” (2014).

L’idea dichiarata di VL è che per imparare ad amare la lirica bisogna farla… il che, va ammesso, non capita tutti i giorni. Quindi doveva essere un’esperienza favolosa, per tutti quei fanciulli fiorentini, sperimentare il funzionamento e l’eccitazione di un vero teatro d’opera. Sarebbe bello sapere quanti di loro si sono poi davvero appassionati all’opera lirica – e forse, considerando le date, è presto per dirlo – ma ad ogni modo, e persino a non voler pensare a lungo termine, che bellissima avventura da vivere a otto, dieci, dodici anni!

Don-Carlo-gruppo-A-0490-1030x686

Foto_Ilaria Costanzo

Nel 2013 il progetto si è concentrato sul Don Carlo – ribattezzandolo per l’occasione “La Fiaba di Don Carlo”… yes well, lievemente bizzarro, se vogliamo, perché questa cupa vicendona di potere, inquisizione, adulterio sfiorato ed effettivo, intrighi, autodafè, gelosia e sangue in abbondanza, fiabeschissima non è. E mi diverte abbastanza la descrizione, sul sito, del “dramma del principe Carlos e della principessa Elisabetta di Valois, il cui amore è contrastato dalla gelosia del re Filippo”… Come se Filippo fosse un rompiscatole malvagio e irragionevole – anziché, you know, il marito di Elisabetta!

Don-Carlo-Gruppo-C-2414-1030x686

Foto_Ilaria Costanzo

But never mind: a otto, dieci, dodici anni di queste sottigliezze non ci si preoccupa – ed evidentemente nemmeno della cupaggine generale, a giudicare dalle fotografie delle prove e dal filmato del progetto.

Hanno l’aria presissima e coinvolta: catturati dalle meraviglie dell’opera in particolare e del palcoscenico in generale… Sembra un gran peccato che, dopo il Quattordici, pur continuando a curare progetti didattici di natura teatrale, Venti Lucenti abbia abbandonato questa strada.

Oh well, intanto a Firenze cresce una generazione che ha visto l’opera da dentro grazie a un progetto intelligente. È davvero già molto.

Giu 13, 2018 - teatro    No Comments

Campogalliani: Torna la Rassegna Estiva!

Prosa, musica, danza… tredici appuntamenti con l’arte nel bellissimo giardino di Palazzo d’Arco!

Untitled 1

Non c’è prenotazione – solo la prevendita a partire dalle 20 la sera stessa dello spettacolo. Se dovesse piovere, si rimanda alla sera successiva.

Come di consueto, informazioni qui e qui.

Vi aspettiamo!

Giu 11, 2018 - teatro, teorie    No Comments

Vivremo Insiem, Morremo Insiem…

Francesco da Melzo e RaffaelloÈ un fatto universalmente riconosciuto che, all’opera, l’amore tende a finir male – ma diciamo la verità: non è che l’amicizia se la cavi molto meglio.

E sto parlando di amicizia maschile, per lo più, perché per quanto mi sforzi, di amicizie femminili all’opera non me ne vengono in mente molte. Well, yes – i soprani tendono ad avere delle confidenti con cui, per l’appunto, si confidano: di solito cameriere, donzelle, dame di compagnia e mezzosoprani misti assortiti, senz’altro gran uso che quello di ricevere confidenze a beneficio del pubblico. Non è del tutto impossibile che Mimi e Musetta diventino amiche prima dell’ultimo atto – ma non è che se ne veda granché; e nel Don Carlos c’è la (muta) Contessa d’Aremberg, bandita ingiustamente da corte – il che scatena una bella aria della Regina… Ma si tratta di gente e di vicende tutt’altro che centrali all’interno delle rispettive trame.

L’amicizia maschile è tutt’altra faccenda: ci sono un tenore e un baritono che si giurano amicizia e fratellanza fino alla morte – e, come dicevamo, non va mai a finir bene.

In Verdi questo genere di storia ricorre spesso.

CatturaGuardiamo per esempio La Forza del Destino, in cui Don Alvaro (tenore), nel fuggire con la morosa marchesina (soprano) uccide involontariamente il babbo di lei (basso) e poi si perde per strada la povera fanciulla – che lui crede morta, ma in realtà resta a vagare per la Spagna, abbandonata e non terribilmente stabile. Possiamo biasimare del tutto il fratello baritono, che va a caccia dell’assassino/seduttore  nell’intento di fargliela pagare? Sennonché, per farlo, si arruola sotto falso nome – e quando incontra il tenore, che non ha mai visto e che a sua volta si è arruolato sotto falso nome nello stesso reggimento, i due si piacciono subito e, prima che si possa dire “nemico giurato”, si sono già promessi eterna amicizia. Ebbene sì: da sconosciuti a fratelli d’elezione in cinque minuti – salvo poi, nel giro di un altro paio di scene, scoprire le rispettive identità e ritrovarsi nemici mortali. Duellano una volta, duellano due, e alla fine il baritono ci rimette le penne.

Potremmo obiettare che in questo caso l’eterna amicizia era stata fulmineamente* giurata sulla base di false premesse e informazioni insufficienti – ma non è come se una conoscenza più approfondita garantisse un esito migliore… 838689

Il Ballo in Maschera, anyone? Il tenore Riccardo è il governatore del Massachussets** , apprezzatissimo dai governati – ma, di fatto, talmente svagato e irresponsabile, che siamo costretti a chiederci quanta della sua popolarità si deva agli sforzi del suo assennato e vagamente ansioso braccio destro – il baritono Renato. Qui di giuramenti espliciti non ce ne sono, ma l’adorante e protettiva devozione di Renato è lampante, la maniera di consuetudine tra i due inequivocabile, e tutti sanno che Renato ha ripetutamente “versato il suo sangue” per Riccardo. Per cui, non so a voi – ma a me pare davvero brutto che Riccardo lo ricambi flirtando con la sua bella moglie… Ora, se l’adulterio vero e proprio si consumi è diventata negli ultimi anni una questione di regia – ma, anche quando il fattaccio non succede, è più per le reticenze del soprano e il tempismo dei cospiratori che per la decenza interiore del tenore… Hence, quando Renato scopre di essere stato tradito dalle due persone che ama di più al mondo, il passo da amico devoto a vendicatore furibondo è operisticamente breve. Per una volta è il tenore a soccombere alla rottura – ma è chiaro che il futuro del baritono non si prospetta per nulla lieto.

a1738f40a5e05bc25cee6d4fec0f68eeE non va molto meglio nemmeno agli amici d’infanzia – nemmeno quando non ci sono donne di mezzo. Il fatto che tra l’eponimo tenore Don Carlos e il baritono Rodrigo di Posa non ci siano padri assassinati, sorelle sedotte o mogli contese sembra promettere abbastanza bene. I due sono amici dalla più tenera età, e quando si giurano eterna amicizia nel secondo*** atto tutto ci fa pensare che non sia la prima volta. Il guaio è che Rodrigo s’illude di fare dell’instabile e molliccio Carlos un grande sovrano, ed è disposto a mentire e uccidere per questo – nonché a sacrificarsi drasticamente. Peccato che, quando Rodrigo resta fatalmente impigliato nelle sue stesse trame, a Carlo sembri bello gettar via qualunque vantaggio il suo amico gli abbia procurato facendosi uccidere – per nient’altro che il gusto di far sentire in colpa suo padre…

E non so, è probabile che, se davvero credeva che Carletto potesse regnare con magnanima efficacia, Rodrigo si sia meritato tutto quel che poteva capitargli – ma c’è motivo di pensare che nemmeno un certo grado di consapevolezza sia di grande aiuto in queste situazioni. Gunn Burden

Passiamo a Bizet e ai Pescatori di Perle: il tenore Nadir si ricongiunge al suo fraterno amico, il baritono (e capovillaggio) Zurga, proprio mentre arriva la semisacerdotessa Leila, deputata a pregare per la buona e sicura riuscita della pesca delle perle. E naturalmente entrambi i giovanotti sono attratti da lei – ma, nel rendersene conto, si giurano reciprocamente che mai, mai, mai permetteranno a una donna di separarli… E come no? Prima di subito, Nadir si precipita da Leila – la cui castità, badate bene, è essenziale al rito. Non del tutto incomprensibilmente, Zurga si sente doppiamente tradito, perché lui era davvero pronto a rinunciare a Leila per amicizia e per la sua responsabilità nei confronti dei pescatori. E nondimeno, dopo un po’ di baritonale furia, è disposto a sacrificare il villaggio e se stesso per salvare l’amico infedele e la men che irreprensibile Leila. Ora, il finale è stato rimaneggiato all’infinito – ma nessuno dubita che, accoltellato subito o condannato a morte poi, Zurga faccia una pessima fine mentre tenore&soprano se ne vanno verso il tramonto…

Impareranno mai i baritoni a non far troppo conto sui tenori? Di sicuro, noi pubblico abbiamo imparato che, quando all’opera due uomini si giurano amicizia fraterna e imperitura, la faccenda è destinata a finire nel sangue – di solito quello del baritono.

________________________________

* Nulla di più fulmineo, d’altra parte, dell’innamoramento di Calaf – che, più o meno due minuti dopo avere visto Turandot da lontano, decide che ha sofferto troppo per amore, e si lancia in una quest suicida per ottenere la mano della pericolosissima principessa… Se non altro, Don Alvaro ha salvato Don Carlo dalle conseguenze della sua imprudenza.

** And I have to wonder: non si poteva scegliere uno stato americano con un nome meno ostico (e potenzialmente meno buffo) per il melomane medio? Non mi risulta che la scelta abbia la minima ragione di plausibilità storica – e ammetto che Boston suona bene, ma… Massachussets! Salute!

*** O primo. Dipende. Lunga storia.

 

Giu 4, 2018 - teatro    No Comments

Stage-Lag

curtainEcco.

I saggi al Teatrino D’Arco sono finiti. Il Festival del Teatro per Passione è archiviato… Le luci si sono spente, il sipario si è chiuso, il palcoscenico è vuoto.

Tutto è andato molto bene – tra saggi e festival si è spaziato dalla tragedia greca al teatro dell’assurdo, dal Medioevo francese all’esistenzialismo, dalla parodia dantesca alla Roma antica… e tutto ha funzionato: pubblico dopo pubblico a Mantova e a Ostiglia è stato catturato, trascinato e coinvolto.

Quindi, tutto bene. Tutto secondo i piani e anche meglio. Soddisfazioni, applausi, appuntamenti alla prossima…

Tutto bene, giusto?

Tutto molto, molto bene.

Solo che…

LagSolo che stamattina mi sono svegliata – e mi sono resa conto che, per la prima volta da molti mesi a questa parte, non c’è teatro all’orizzonte.

Niente debutti, niente prove, niente lezioni… niente.

E non ridete – oppure ridete pure, a ben pensarci, perché è buffo: la reazione è di lieve sconcerto. Lievissimo smarrimento. Un nonnulla di horror vacui. Quell’ombra di “E Adesso?” E so benissimo che, a settembre al più tardi, si riprende. E anche prima di allora, a ben pensarci, non è detto che non salti fuori qualcosa d’altro – perché tale è la natura delle cose. E per di più non è come se, nel frattempo, non avessi nulla da fare…

Ma per adesso, per oggi, per questa mattina, sono… steatrata. Stage-lagged.

Giu 1, 2018 - teatro    No Comments

Io Non Capisco la Gente… al D’Arco

Ed ecco, chiude la stagion de’ saggi – con gli allievi del Primo Anno impegnati in…

man_129_01

Partiamo dal titolo “io non capisco la gente…” che ci introduce al teatro dell’assurdo, arricchito da alcune poesie futuriste. Il tema dell’incomunicabilità, dell’equivoco, del fraintendimento, dell’uso folle del linguaggio e delle parole sono i contenuti dei testi messi in scena dai giovani attori della scuola di teatro.

Lo spettacolo rappresenta uno studio sulla comicità, che ha molteplici aspetti, ma qui diventa l’espressione del teatro definito dell’Assurdo.

“Il teatro dell’Assurdo è una specie di mondo rovesciato. Tutto quel che ci entra dentro, si capovolge, come il salto di un pagliaccio. Dato che l’Assurdo è il tema filosofico di tutte le pièce, anche la filosofia si trasforma in materia per buffoni. Sono giullari questi autori, che prendono in giro il Re. Il Re, è il teatro. La definizione Teatro dell’Assurdo è stata inventata per attenuare ipocritamente il peso dell’assurdità di vivere, etichettandola come fosse uno stile¦ Perché è un peso ben difficile da portare, se lo si prende sul serio. Qualcuno (credo fosse Camus) ha detto: l’assurdo ha senso solo se gli si nega consenso.
Ed ecco che questi giovani attori prendono sul serio questo tipo di teatro ma sorridono sotto i baffi e vogliono che il pubblico lo faccia con loro.”

Gli interpreti sono Eleonora Bertola, Marco Federici, Nadia Golinelli, Giampiero Marra, Daniela Modena, Penelope Molinari, Chiara Monaco, Sofia Pasotto, Debora Pedrazzini, Diva Paola Polidori, Stefania Roversi, Vanna Zumella, Pierdomenico Turi, Gian Marco Macina e Vittoria Di Gennaro.

Vi aspettiamo sabato 2 alle ore 21 e domenica 3 alle ore 17.

Informazioni e prenotazioni, come di consueto, al numero 0376 325363 (via telefono o fax) oppure via mail all’indirizzo biglietteria@teatro-campogallian.it. La biglietteria è aperta dal mercoledì al sabato, tra le 17 e le 18.30.

Mag 30, 2018 - teatro    No Comments

Festival del Teatro per Passione a Ostiglia

Debutta a Ostiglia il Festival del Teatro per Passione – Arte Viva, organizzato dal gruppo teatrale Hic Sunt Histriones in collaborazione con l’amministrazione comunale.

smaller

Il Festival, voluto dalla compagnia ostigliese per celebrare i dieci anni compiuti a marzo, punta a diventare un appuntamento annuale alla scoperta del ricco panorama del teatro amatoriale italiano.

Tra le infinite ricchezze culturali e artistiche d’Italia esiste un fitto, vivacissimo tessuto di compagnie amatoriali che, nelle metropoli come nei piccoli borghi, praticano il teatro con tenacia appassionata, rappresentando classici, repertorio e nuova scrittura.

Il Festival del Teatro Per Passione – Arte Viva nasce per esplorare questo teatro vivo, fresco e coraggioso. Per creare una rete di contatti, di scambi e di stimoli. Per intrecciare un dialogo artistico e umano tra esperienze diverse, tra la perpetuazione di tradizioni antiche e la sperimentazione più audace. Per valorizzare un patrimonio di arte, cultura, conoscenza, entusiasmo…

C’è vita sui piccoli palcoscenici d’Italia – e Hic Sunt Histriones vuole raccontarla.

Vi aspettiamo!

Informazioni e contatti sulla pagina FB di HSH, oppure via mail a histriones.ostiglia@gmail.com

Mag 25, 2018 - teatro    No Comments

Le Colpe dei Padri al D’Arco

Continua la stagione dei saggi della Scuola di Teatro Campogalliani – e, dopo la fantasia scolastico-dantesca del Corso Ragazzi, adesso tocca al II Anno con…

Colpe dei Padri

 

L’atmosfera è decisamente cambiata, vero? Questa volta si parla di tragedia greca, di…

Padri e figli e dei, fato e libero arbitrio… attorno a una manciata di personaggi tragici e ai loro conflitti, gli allievi del Secondo Anno hanno costruito un testo che s’interroga su temi antichi e sempre attuali. Da Edipo a Giasone, da Agamennone a Creonte, qual è il prezzo per chi non sà ascoltare?
Già venticinque secoli orsono i grandi autori dell’antica Grecia raccontavano l’incapacità di comunicare tra generazioni; ne Le Colpe dei Padri, un Coro moderno dà voce a dubbi e domande – esplorando ciò che cambia e ciò che non cambia attraverso i millenni.

E sì: gli allievi hanno costruito il testo. Perché il fatto è che adesso tra le materie del secondo anno c’è anche la scrittura teatrale – per offrire un panorama sempre più completo delle arti che convergono in ciò che si vede in scena, ma anche nella convinzione che studiare i principi che governano la scrittura renda lettori più consapevoli – cosa fondamentale nel lavoro del regista e dell’attore.

Il corso prevede una parte pratica, naturalmente, e il progetto di quest’anno consisteva nella scrittura collaborativa di parte del testo: una cornice per i brani tragici che abbiamo scelto, incentrati sul rapporto padri-figli. La scelta non poteva non cadere sul device principe del teatro greco: il Coro – e così il Secondo Anno ha collaborativamente scritto un coro moderno che non solo lega narrativamente le varie vicende, ma fa da ponte attraverso venticinque secoli, dando voce alle nostre domande moderne di fronte a certe questioni universali, alle scelte, alla mentalità di questi antenati così distanti…

In un certo senso, è un’altra faccenda tra padri e figli – seppur lontani e ideali, non trovate? Se v’incuriosisce vedere che cosa abbiamo fatto di tutto ciò, andiamo in scena sabato 26 alle ore 21 e domenica 27 alle ore 17.

Gli interpreti sono Francesca Cogna, Anna Contesini, Paolo Di Mauro, Alessia Ferro, Costanza Fontana, Ramona Laconi, Rossella Mattioli, Beatrice Ruggerini, Marco Sissa, Roberta Tognoli e Monica Zanardi Lamberti – con le voci di Diego Fusari e Mario Zolin.

Vi aspettiamo!

***

Informazioni e prenotazioni, come di consueto, al numero 0376 325363 (via telefono o fax) oppure via mail all’indirizzo biglietteria@teatro-campogallian.it. La biglietteria è aperta dal mercoledì al sabato, tra le 17 e le 18.30.

Pagine:1234567...33»