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Canto di Natale al Teatrino D’Arco

Ed ecco che ci siamo…

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Domani sera debutta Canto di Natale – probabilmente la seconda storia natalizia più celebre al mondo… La novella con cui, centosettantacinque anni fa, Charles Dickens cambiò per sempre il volto e il gusto del Natale.

Non so voi, ma io concordo con Michael Faber quando dice che, in tutta la letteratura, le storie che assurgono a parabole si contano sulle dita di una mano – e Canto di Natale è una di quelle poche. Chi non conosce le vicende dell’avaro redento e degli spiriti, immerse in una Londra cupa e luminosa al tempo stesso? Chi non la cerca a dicembre, in una forma o nell’altra? Chi non è ben felice di lasciare da parte l’incredulità per il tempo di sentirsela raccontare ancora una volta? Untitled 5

Fantasmi e poveri bambini, memorie e rimpianti, avidità e cuori d’oro, nebbia, oche al forno, scintillii impalpabili, giochi di società, sciacallaggio, amori mai dimenticati… Canto di Natale è un po’ come il Christmas Pudding: c’è dentro un po’ di tutto, e tutto si combina in un insieme delizioso e unicamente natalizio.

E, come per il Pudding, la preparazione è complessa: Maria Grazia Bettini ha modellato Dickens in uno spettacolo ricco e suggestivo, popolato di figure indimenticabili e costellato di magie e sorprese… come se le illustrazioni di Leech o Rackham prendessero vita sul piccolo palcoscenico del Teatrino D’arco.

Avendo la benedizione di una madre anglomane, fin da bambina mi è parso che non fosse del tutto Natale senza Dickens – la novella e qualcuno dei suoi innumerevoli adattamenti… Quest’anno la faccenda mi appare particolarmente magica, perché l’adattamento è opera mia – così come la traduzione. Che devo dire? Sono estremamente soddisfatta – e incantata da ciò che Maria Grazia ne ha fatto. E spero che sarete incantati anche voi, o Lettori.

Canto di Natale debutta domani sera e replicherà fino al 6 gennaio. Qui trovate il calendario dettagliato. La biglietteria è aperta nei giorni feriali, dal mercoledì al sabato, dalle ore 17:00 alle ore 18:30. In questi orari si prenota per telefono (o via fax) allo 0376 325363; in alternativa si prenota per posta elettronica a questo indirizzo: biglietteria@teatro-campogallian.it

Che ne dite, ci vediamo a teatro?

Halloween

HalloweenSi va incontro a marzo, dalle vostre parti? In un paese non lontano da qui ci si andava fino a nemmeno tanti anni fa: l’ultima notte di febbraio ci si armava di pentole, coperchi e altri oggetti rumorosi e si camminava per le strade facendo tutto il chiasso possibile “per cacciare via l’inverno”. Era molto divertente, perfettamente pagano e nessuno si scandalizzava granché.

Ma questo è – o almeno era – qui da noi. I popoli nordici, che hanno inverni più lunghi e notti più buie,  l’inverno cercavano di propiziarselo all’inizio – e con il freddo, il buio e i loro abitanti cercavano di adottare tattiche più prudenti. Visto che elfi e fate (e solo molto più tardi streghe) erano in giro, c’erano soltanto tre cose da fare: accendere fuochi per tenerli lontani, propiziarseli o cercare di carpire loro qualche notiziola sul futuro. Spesso una combinazione delle tre.

oldhallow.jpgNon doveva essere lugubre come suona. Robert Burns, per esempio, racconta di allegre celebrazioni notturne nei villaggi scozzesi. Lo fa in una lunga poesia in uno Scots alquanto stretto, la cui morale è che si accendevano fuochi, si danzava, si beveva in notevole quantità, si facevano giochi di abilità e “incantesimi”, dal cui esito si cercava di capire per lo più il nome del futuro coniuge o la fortuna a venire. I più audaci uscivano dal cerchio di luce del fuoco per sfidare gli esseri magici e, siccome era “la notte in cui le luci fatate danzano sulle colline in fiammeggiante splendore e gli elfi caracollano in sella a corsieri incantati”, poteva capitare di fare brutti incontri. I più, tuttavia, restavano insieme a condividere luce, scherzi, storie, canzoni e alcolici fino all’alba. Tutto molto allegro, con giusto uno hint di minaccia: con il Piccolo Popolo non si scherza – almeno non troppo!

turnip.jpgPiccolo Popolo, the Little Folk*: la tradizione originaria era questa. Le streghe sono un’aggiunta posteriore, mentre i fantasmi sono una specie di estensione. Invitare gli antenati a presiedere a questi riti era già una pratica celtica, che la sovrapposizione della festività cristiana di Ognissanti non fece molto per scoraggiare. Si scavavano lanterne nelle rape per commemorare le anime del purgatorio oppure per tenere lontani gli spiriti malvagi o, più spesso, per entrambi i motivi senza una chiara distinzione. Una volta varcato l’Oceano, le rape vennero sostituite con le zucche, più grosse e più facili da intagliare.

Non ci sono zucche intagliate – e nemmeno rape, se è per questo – in The Legend of Sleepy Hollow, di SleepyHollow.jpgWashington Irving, e tuttavia la festa a casa Van Tassel ha tutte le caratteristiche di una Vigilia di Ognissanti: la sera autunnale, le danze, le decorazioni, le storie di fantasmi, i ragazzi e le ragazze e, naturalmente, il Cavaliere Senza Testa. Non è difficile capire perché sia diventata una lettura classica di Halloween. Di sicuro, il fantasma di questa storia è particolarmente malevolo, ma d’altra parte è possibile che non sia un fantasma affatto**…

Il fatto è che a Sleepy Hollow sono tutti di origine olandese. Fossero stati più celtici, Irving avrebbe potuto aggiungere alla festa qualche gioco come quelli che ancora nel 1912 Mary Blain descrive nel suo Games for Hallowe’en.

A giudicare dai passatempi che Mrs. Blain consiglia alle padrone di casa americane, un secoletto e un oceano non hanno cambiato troppo le cose dai tempi di Burns. Si mangia ancora una mela davanti allo specchio per cogliere il riflesso del futuro marito e si fanno ancora giochi di destrezza e di audacia con il fuoco, sottraendo alle fiamme frutta caramellata e bigliettini con versi e massime***.

Apples.jpgCi sono anche giochi di abilità (come il celebre bobbing for apples, cercar di mordere una mela galleggiante o pendente con le mani legate dietro la schiena), giochi di parole, giochi di memoria e cacce al tesoro, ma la maggior parte sembrano essere incantesimi per leggere il futuro (nome, aspetto, posizione sociale o carattere del futuro coniuge, durata e natura di un amore o matrimonio, ricchezza o povertà…) per mezzo di specchi, mele, semi di mela, pane, farina, noci, acqua, vino, fuoco o movimenti simbolici.

Vale la pena di notare che tra i molti ce n’è uno che prevede di saltare a turno sopra una candela accesa, l’equivalente del salto del falò, questo rito augurale diffuso in tutta l’Europa.

Insomma, nulla di particolarmente originale: una tradizione vecchia come le colline discesa attraverso le generazioni, modificata, spostata di luoghi e di significati e di natura, cristianizzata in parte, cambiata da rito in gioco, codificata, passata attraverso letteratura, cinema e televisione, commercializzata, trascinata di qua e di là dagli oceani, celebrata un po’ a caso. E, come al solito in queste circostanze, tutto si riduce a paure da esorcizzare e domande in cerca di risposta: sotto sotto, l’umanità fa le cose più bizzarre e complicate per le ragioni più semplici, nevvero?

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* Oppure la Gente delle Collline, o la Gente del Crepuscolo – o anche la Brava Gente.

** Giusto per la cronaca, il film di Tim Burton è solo vagamente imparentato con la storia originale.

*** Snap-dragon, già popolare in età elisabettiana. E ci si scottava ferocemente e facilmente – ma a quanto pare nessuno lo considerava un grosso problema. Mrs. Blain suggerisce di sparecchiare completamente la tavola prima di giocare a questo gioco, ma a parte questo l’implicazione sembra essere che la fortuna migliore toccherà alla gente più svelta e abile – e gl’imbranati si scottano.

Ago 10, 2018 - musica, tradizioni    No Comments

Carpe Perseidem! ♫

MrsMillerDieci di agosto, San Lorenzo, Perseidi, tradizioni, musica… Ormai sapete come funziona.

Quest’anno, una bizzarria: a cantare di stelle intascate abbiamo Mrs. Miller, celebrità americana degli anni Sessanta, una di quelle persone il cui successo risiede nel fatto che cantano proprio male… Apparentemente, la caninità della signora era cercata e curata con impegno: la voce era quello che era – ma lei cantava deliberatamente a tempo sbagliato, e tra le varie possibili registrazioni si sceglieva sempre la peggiore…

Perché sì: Mrs. Miller incise un serio numero di dischi, ebbe successo, apparve come guest star in una quantità di serie televisive e trascorse del tempo nei primi 100 posti della hit parade statunitense. Lo stesso fascino di cose come la Corrida, I guess – e soprattutto il fatto che tutti abbiamo avuto una zia, un’amica di famiglia o una catechista che cantava così, nevvero?

Catch

E niente. Felice notte di San Lorenzo, o Lettori – e acchiappate le Perseidi!

 

Giu 20, 2018 - musica, tradizioni    No Comments

Summertime ’18

Summer18So che non è il giorno giusto, ma nondimeno.

Quest’anno il Gershwin solstiziale arriva nella bellissima e sofisticata versione del Joan Chamorro Quintet, con Scott Hamilton e la favolosa voce di Andrea Motis – versione scoperta grazie alla segnalazione di M.

E adesso mi piacerebbe mettervi il video qui – ma naturalmente SEdS ha altre idee. SEdS non mi permette più da tempo di mettere dei video qui, e quindi vi dovete accontentare di un link crudo… Che ne dite di un link arancione?

Summertime

 

E sì, lo so: lo dico tutte le volte e tutte le volte mugugno. Che posso dire? La faccenda mi rode, non c’è verso di avere assistenza da MyBlog, e qualche angolo animista della mia mente spera che, se lo faccio sentire abbastanza in colpa, magari SEdS si intenerirà e verrà a più miti consigli…

Ah well. Non importa. Non badate a me. Ho un blog di pessimo carattere – ma non lasciatevi scoraggiare. Seguite il link e ascoltate. Domani verso sera, magari. Con una lanterna accesa e le falene che ci girano attorno.

Felice estate, o Lettori!

Apr 1, 2018 - tradizioni    2 Comments

Buona Pasqua!

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Quel che dice l’etichetta, o Lettori.

Una serena Pasqua a tutti voi – o, come augura il mio capo inglese alla HNR, Peace & Chocolate!

Mar 30, 2018 - tradizioni    No Comments

Altri Vessilli

70934c04cea4f27ca3d3123ed7f9f48e--hymne-poitiersTradizioni, tradizioni…

Venerdì Santo – e quindi Senza Errori di Stumpa presenta il tradizionale Vexilla Regis. O forse non proprio quello tradizionale, per una volta. Quest’anno niente gregoriano – ma una deviazione bruckneriana eseguita dal Netherlands Chamber Choir:

E già che ci siamo, vi comunico anche che questa sera Hic Sunt Histriones presenta questa intensissima lauda medievale:

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Feb 1, 2018 - tradizioni    2 Comments

Vecchie Storie per Giornate Fredde

merlaNon so come vada altrove, ma dalle mie parti oggi è l’ultimo giorno della Merla.

È una di quelle piccole storie immemoriali, secondo cui la merla in origine era candida – fino a una fine di gennaio particolarmente gelida, in cui la poveretta fu costretta a nascondersi in un camino, uscendone dopo tre giorni irreparabilmente grigia per la fuliggine. Di conseguenza, gli ultimi tre giorni di gennaio, tradizionalmente considerati i più freddi dell’anno, prenderebbero nome da questa faccenda, e c’è una forma di meteomanzia in proposito: se il tempo in queste settantadue ore si mantiene freddo e bigio, costringendo la merla a restarse al riparo, ci si può aspettare un anno mite – altrimenti sono metoguai.

È una di quelle storie talmente radicate che la mia generazione, alle elementari, non mancava mai di vedersi rifilare un tema in proposito a fine gennaio – da illustrarsi con cura. Non avendo mai saputo disegnare una O col bicchiere, detestavo un po’ questo risvolto dei giorni della Merla – che comunque era comune a San Martino e altre occasioni liturgiche o famigliari.

OldJanQualche giorno fa, tuttavia, mentre aspettavo con altre persone in un luogo appropriatamente gelido e ventoso, si è venuti a discutere se una combinazione di gelo e sole nei giorni fatali fosse sufficiente per tenere la Merla al riparo. Qualcuno diceva di sì, sostenendo che è questione di temperatura; qualcuno dissentiva, nella convinzione che il cielo sereno potesse attirare la Merla allo scoperto… Yes, well – ma non è questo il punto. Il punto è che un anziano signore di un villaggio qui vicino ha raccontato una versione della storia piuttosto diversa, che funziona così: ai tempi in cui Berta filava e le merle erano bianche, Gennaio aveva soltanto ventotto giorni e un pessimo carattere. Un ventotto di di gennaio, la Merla che si sa incontrò il vecchio mese quasi finito. “Brutta bestia che non sei altro,” lo apostrofò, infreddolita e arcistufa. “Me ne hai fatto patire, in queste settimane, di gelo! Non ho mai sofferto tanto freddo in vita mia… ma per fortuna stanotte lasci il posto a tuo fratello, che ha un animo più gentile con le povere creature. Vattene, vattene, che tutti ti detestano! Son proprio contenta di vederti finire!” E volò via. Gennaio non disse nulla lì per lì, ma se la legò al dito. Andò dal suo fratello e successore e gli chiese in prestito tre giorni. “Che ne vuoi fare?” domandò Febbraio. Gennaio non gli disse che voleva far del suo gelido peggio e punire la Merla impertinente. “Devo concludere certe faccende,” rispose, più vago che poteva. “Tre giorni mi bastano di certo.” Febbraio tentennò un pochino. “Poi però me li ridai?” chiese – e Gennaio, gongolando, assicurò che certo, nemmeno a parlarne: l’anno dopo Febbraio avrebbe riavuto i suoi tre giorni. E Febbraio, da quell’ingenuo che era, accettò, perché gli pareva brutto dir di no a quel povero fratello un po’ cortino… Ebbene, Gennaio si prese i giorni e convocò tutti i venti di Tramontana, tutta la neve, tutto il gelo che sapeva. La Merla, sorpresa da tutto quel freddo inaspettato, non trovò riparo migliore di un camino… e il resto si sa – a parte il fatto che il povero Febbraio è ancora lì che aspetta di riavere i suoi tre giorni. frozen_river_in_a_winter_landscape_1849_Oil_On_Panel

Bellina, nevvero? Va detto che poi la più distratta delle ricerche rivela anche due spiegazioni alternative e pseudostoriche di un autore settecentesco, secondo cui la Merla sarebbe stata in realtà un enorme cannone da trasportare oltre un fiume o una nobildonna, tale Dama de’ Merli, ansiosa di raggiungere il marito al di là del corso d’acqua. In entrambi i casi, sarebbe occorso attendere i tre giorni più freddi dell’anno, in cui il fiume ghiacciava abbastanza da consentire il passaggio…

Pittoresche entrambe – e tuttavia, data la mia scarsissima simpatia per gennaio, preferisco immaginarlo meschino, vendicativo e bugiardo, con il povero febbraio come danno collaterale.

E dalle vostre parti, o Lettori, come funziona questa storia?

Diciotto!

2018Ossignore… ri-gennaio!

Sì, sì – un’altra volta, e non ci si può fare assolutamente nulla, se non iniziare l’agenda nuova e… ballare? Non la migliore delle metafore, nel mio maldestro caso – but never mind. Tutto sommato, suona ragionevolmente bene, soprattutto dopo avere contemplato quella meraviglia che è Roberto Bolle l’altra sera.

E allora, o Diciotto, apriamo le danze.

No, wait: prima ricapitoliamo un attimo. Com’è andata con il Diciassette? Non del tutto male, direi.

Volevo condurre il romanzo in qualche genere di porto isolano e, come dicevasi, non è precisamente approdato, ma ha ricevuto promettenti rassicurazioni sulla rotta.

Jan18Volevo darmi da fare in fatto di teatro, e… well. Il Fantasma di Canterville, il Pasticciaccio Brutto, l’Edipo, l’ingresso da socia nell’Accademia Campogalliani, il corso di scrittura teatrale, la prima stesura di un altro play nuovo che non ha nemmeno un titolo… Sì, credo che il Diciassette conti decisamente come un buon anno, theatre-wise.

E volevo uscire un pochino dai sentieri battuti (i miei sentieri battuti, per cominciare), e anche qui non posso dirmi del tutto insoddisfatta, considerando tutto quanto: ho cominciato a scrivere in un campo interamente nuovo – il che è stato complicato, stimolante ed estremamente istruttivo; ho seguito un e-corso di tecnica poetica del CalArt, e vale la descrizione al punto precedente; ho sceneggiato un piccolo cortometraggio sulla lotta allo spreco alimentare; ho lavorato alla riduzione teatrale di un romanzo che non mi è mai piaciuto granché, e l’ho guardato trasformarsi nel più intenso workshop della mia vita; mi sono riaccostata dopo più di vent’anni alla tragedia greca – e ci ho trovato gusto… Sì, direi che anche qui ci siamo.

E questo significa due e mezzo su tre. Non male, direi.

E adesso, Diciotto. Che fare di quest’anno tutto nuovo e intonso?

  • 2018Dance

Oh dear. Ma sapete che in definitiva le intenzioni sono ancora quelle dell’anno passato? Il romanzo, il teatro, i sentieri meno battuti… Ha funzionato bene, e sono tutte cose su cui vale la pena di lavorare ancora e far di meglio. Quindi, perché no?

Non sono sicura che valga del tutto, ma tant’è. Aggiungiamoci la ferma intenzione di non trascurare gli amici come ho vergognosamente fatto per tutto il Diciassette, presa com’ero ad occuparmi del romanzo e del teatro e a trotterellare per sentieri inusuali. E anche l’intenzione di occuparmi un po’ di più di faccende pratiche e quotidiane. Oh – e combinare qualcosa qualcosa con SEdS, una buona volta. Suona come un anno, che dite?

E allora ci siamo. Diciotto, a noi due: danziamo!

E voi, o Lettori? Che intenzioni avete?

 

Reading Days

PileofBooksSe nevicasse sarebbe meglio… diciamo la verità: sarebbe perfetto. Ma in mancanza di neve, anche le giornate bigie e ventose vanno tutt’altro che male per i miei Reading Days.

Tecnicamente sono iniziati ieri – ma ieri mi sono dedicata a finire i due libri che devo recensire per la HNS e con i quali, come mio irritante solito, mi sono ridotta all’ultimo momento utile. Non che sia stato tragico: uno dei due era gradevolmente innocuo, e l’altro notevole e ne riparleremo.

Ma oggi – oggi è il primo vero e proprio Reading Day…

Ecco, a dire il vero ci sono ancora di mezzo gli ultimissimi ritocchi al romanzo, ma nondimeno. E quindi oggi si comincia con The Capricorn Bracelet, trovato sotto l’albero, perché senza un pochino di Rosemary Sutcliff non sarebbe vacanza, e perché è una raccolta di racconti sui Romani in Britannia, molto à la Kipling.

Pilesof BooksSotto l’albero c’era anche At Day’s Close, in cui Roger Ekirch racconta il rapporto dell’umanità con la notte attraverso i secoli e i millenni – e anche questo promette bene assai.

E poi c’era Her Majesty’s Will – un’avventura di spionaggio elisabettiano, scritta da David Blixt che, da bravo attore shakespeariano, si è anche divertito a portare il suo romanzo in scena. E poi una raccolta di racconti di Harlan Ellison, giunta con criptiche assicurazioni che mi rendono curiosissima. E poi…

E poi sul Kindle ci sarebbero metapile di cose che aspettano di essere lette, ma farò bene a fermarmi qui, perché non è come se i Reading Days potessero durare fino al disgelo… Sarebbe bello, però, non vi pare? Sapete quei discorsi sul ritrovarsi su un’isola deserta con nient’altro che libri – cartacei or otherwise? Be’, ecco: considerando le mie scarse attitudini pratiche e la mia seria fobia per gli insetti, non credo che, spiaggiata su un’isola deserta, saprei sopravvivere abbastanza a lungo da dedicarmi alla lettura. A meno che non fosse un’isola shakespeariana, dotata di un Ariel molto efficiente… Cottage2

Ma, tutto considerato, all’isola in questione preferirei di gran lunga un cottage immerso nella neve. Voglio dire, si può essere bloccati dalla neve in posti ben equipaggiati, con provviste, legna da ardere, tè in abbondanza – e magari anche un generatore di corrente. E libri non rovinati dall’acqua salata.

Per cui niente isole, grazie tante: un cottage nella neve…

Ma qui non nevica, alas. Al massimo piove e tira vento – ma ce lo faremo bastare.

Fate conto che nei prossimi giorni non ci sia granché, volete?

Sto leggendo.

 

Ago 9, 2017 - musica, tradizioni    No Comments

Catch a Cockney Star ♪♪♪

58bcb18e44b4cb5161ccf33f95e93aa2--winnie-the-pooh-nursery-disney-quotesDomani, a dire il vero – e a dirlo ancor di più, la mia perseide minima e non negoziabile quest’anno l’ho già vista, bellissima e con settimane di anticipo, e in luogo misericordiosamente disinfestato.

Se in queste sere si riuscirà a sistemarsi in giardino a naso in su è ancora tutto da vedersi…

Ma insomma, è (quasi) San Lorenzo, e quindi, quanto meno, eccoci qui con la canzone di rito. Questa volta è il turno di Gary Holton, con questo fantastico accento cockney:

Ecco qui, o Lettori. Felice caccia alle perseidi.

 

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