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Le Armi E L’Uomo

armsmanShawBenché G.B. Shaw sia un altro dei miei numi tutelari, e benché nel corso degli anni abbia letto il suo Le Armi e l’Uomo (Arms and the Man) un’infinità di volte, ho impiegato secoli a rendermi conto che la connessione virgiliana andava più a fondo della citazione nel titolo.

Non tantissimo più a fondo, perché l’interesse di Shaw non risiede, come c’era da aspettarsi, nell’obbedienza al volere del fato e nelle magnifiche sorti e progressive di Roma, ma nel demolire l’idea romantica della guerra – non senza lanciare i consueti strali alla società inglese del suo tempo.

Arms_0592_DCcolour-291x300E tuttavia, state a sentire: figlia di maggiorente fidanzata (con più soddisfazione della madre che del padre) a brillante e bell’eroe di guerra; arriva estraneo fuggiasco e tutt’altro che sentimentale, ben accolto dal padre; estraneo mostra interesse alla fanciulla con disapprovazione della madre; brillante fidanzato rivela tratti assai meno ideali del previsto, ma non è disposto a cedere fanciulla; estraneo si rivela erede (e continuatore) di grandi fortune; estraneo e fanciulla convolano.

Poi naturalmente Shaw arms&manè Shaw. Il tutto è ambientato in Balcani da semi-operetta, durante la fulminea guerra Bulgaro-Serba del 1885, e i personaggi sono molto più inglesi che bulgari. Raina è una Lavinia solo per posizione: romantica, viziata, manipolatrice – maturerà prima del sipario, ma intanto non aspetta certo che altri decidano per lei. Sua madre Caterina è un’Amata senza tragedia, ossessionata dal passare per una signora viennese e dal maritare Raina al bellissimo e affascinante Sergius. Il maggiore Petkoff è un Latino da macchietta, il padre benevolo e non troppo intelligente, del tutto manovrato dalle sue donne, rassegnato a Sergius per amor di pace e vecchia consuetudine, ma pronto a simpatizzare con Bluntschli, l’Enea della situazione, un mercenario svizzero pratico, efficiente e disincantato, l’antitesi del fiammeggiante, deleterio e bel Sergius/Turno.

armsandmandNessuno muore, il duello finale tra i due pretendenti finisce col non farsi, Bluntschli eredita un impero alberghiero, Caterina non si suicida nemmeno un po’ e persino Sergius trova rapidamente un’altra fidanzata (l’ambiziosa servetta Luka), perché questa Arms and the Man, per tagliente e caustica che sia, è una commedia.

Eppure il parallelo è lì, anche se la critica tradizionale sembra ignorarlo allegramente, evidente nella trama, nei personaggi e anche a livello tematico. Se Enea è lo strumento del fato imperscrutabile che cambia le sorti dell’Italia (e del mondo), Bluntschli è l’uomo moderno che rovescia il piccolo mondo balcanico e tradizionale dei Petkoff a colpi di volontà individuale e senso pratico.

E non so – ma adesso mi è venuta voglia di mettere in scena Le Armi e l’Uomo…

Prima Persona Singolare

firstpMi piacciono le storie narrate in prima persona.

Mi piace condividere lo sguardo del narratore. Mi piacciono le voci narrative individuali che si creano, con i quirks espressivi, le considerazioni personali, gli errori di valutazione e le menzogne. Mi piacciono le sterminate possibilità aperte alla caratterizzazione. Mi piacciono i modi obliqui in cui si mina l’affidabilità del narratore in I persona. Mi piacciono gli sfondamenti della IV parete. Mi piace che, al prezzo della sospensione dell’incredulità, venga l’impressione che il narratore stia raccontando la storia proprio a me.

Dopodiché si dirà che, dal punto di vista dello scrittore, la I presenta inconvenienti come una pericolosa facilità alla divagazione per prati del tutto imprevisti, e il limite di una sola testa su tutta la popolazione del romanzo.

Non saprei. Da un lato non ho serie obiezioni all’occasionale divagazione ben scelta – e non ho mai notato che la III Persona (di qualsiasi colore) trattenesse gli autori dal divagare*. Né, in via generale, mi getta nello sconforto non sapere quel che accade al di fuori della particolare testa in cui mi trovo.

E ammetto che ci sono circostanze in cui è bene per la narrazione che il lettore ne sappia di più di quanto possa sapere il narratore, ma se devo dire la verità, mi piacciono persino gli escamotages che l’autore smaliziato usa per girare attorno al limite.

D’accordo, l’occasionale capitolo o scena narrato in III raramente è più che funzionale, ma ci sono soluzioni più eleganti.

firstBallantraePer esempio incrociare due narrazioni in I, come fa Stevenson in The Master Of Ballantrae – che, l’ho detto ancora, dovrebbe essere testo obbligatorio per lo studio del narratore inaffidabile. È difficile credere al Colonnello Burke, vanitoso, vago e portato a sconcertanti interpretazioni dei fatti cui assiste – eppure la storia che traspare dalle sue illusioni e dai suoi fraintendimenti riesce a minare anche la credibilità di Ephraim McKellar, la cui narrazione si rivela all’improvviso molto più partigiana di quanto si potesse sospettare a prima vista.

Anche Conrad tende ad essere sofisticato in proposito – almeno quando scrive solo, ma facciamo un patto: le collaborazioni con Ford Madox Ford non contano, d’accordo? Altrove troviamo vertiginose prospettive di punti di vista, con gente che racconta storie riferite di terza mano. Il mio caso conradiano preferito è Lord Jim**: Marlow è un narratore in I con una tendenza alla speculazione interpretativa che, per di più, tra il momento in cui ha assistito a parte della vicenda di Jim e quello in cui lo racconta sulla veranda del Malabar Hotel, ha raccolto storie, ricordi e impressioni altrui. Il risultato è una narrazione quasi rapsodica, con un intrecciarsi di I e III sempre legate dall’interpretazione di Marlow – basata sulla sua esperienza diretta. Il tutto è racchiuso tra un inizio in III persona più o meno onnisciente e l’amarognola dichiarazione d’inaffidabilità da parte di Marlow, secondo cui in realtà nessuno ha capito Jim – meno di tutti Jim stesso.  The Elizabethans at play

in Entered From The Sun, George Garret fa qualcosa di ancor più complesso, cucendo insieme una collezione pressoché sterminata di punti di vista fluttuanti all’interno di una narrazione in I da parte di un personaggio che, fin dalla prima pagina, dichiara di non sapere per primo quando mente e quando dice la verità – pur essendo in posizione di sapere parecchio di quel che pensano gli altri personaggi. O almeno così crede. O almeno così dice – e non è come se il lettore avesse la minima ragione di fidarsi di lui. Ammetto che non è la lettura più agevole del creato universo, ma ha un suo notevole, iridescente, faticoso fascino.

firsttomNon del tutto dissimile, ma molto più liscia è la voce narrante che Patricia Finney ha costruito per Firedrake’s Eye. Tom o’Bedlam è scisso tra il folle Tom, che parla con gli angeli, danza con la luna e ha paura solo del suo passato, e The Clever One, che parla di se stesso come “noi”, mendica nelle strade, ricorda i suoi giorni di gentiluomo e attribuisce agli angeli di Tom la facoltà di aprire “finestre nelle anime degli uomini.” Ne esce un narratore in prima persona che sa tutto e non è interamente affidabile su nulla, con l’occasionale burst di poetica visionarietà. Quanto mai attraente ed efficace.

E potrei citare anche un raro caso di I Persona Plurale: La Leggenda Degli Annegati, di Carsten Jensen, in cui la voce narrante appartiene agli uomini di Marstal, gli annegati e i vivi – fino quando la piccola comunità marinara perde le sue navi a vela, le sue tradizioni e il suo senso di appartenenza. E allora, in un passaggio di notevole eleganza e potenza, la voce narrante migra da Noi a una III tra l’onnisciente e il generico, cambiando del tutto l’atmosfera e il tono.

E la morale è, come al solito, che non finisco mai d’incantarmi di fronte alle possibilità di un consapevole e raffinato uso della tecnica. Ma non sono strettamente necessari i fuochi d’artificio: a parità di buona e solida storia, a parità di buona e coerente voce, datemi anche una pura e semplice I che abbracci limiti e possibilità assieme – e ci sono buone probabilità che riusciate a farmi felice.

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* Alzi la mano chi ha letto I Miserabili senza saltare nemmeno una riga…

** You saw it coming. Yes, you did.

Lug 2, 2018 - libri, libri e libri    No Comments

Letture d’Infanzia

StoriesSe ci badate, è un classico: quante volte un autore ci mostra quel che un personaggio legge da bambino? E sempre le letture d’infanzia sono un segno, nel bene o nel male, di come cresceranno il nostro eroe e la nostra eroina – di quel che vorranno, di quel che perderanno, di quel che faranno da grandi, o non faranno e rimpiangeranno per tutta la vita… Oppure, per contro, di quello a cui sono stati costretti e poi detesteranno.

Per elezione, per prossimità, per proiezione, per rifiuto – non importa come, ma le letture d’infanzia di un personaggio vanno sempre prese sul serio.

Per dire, lo sapevate che da bambino Ebenezer Scrooge leggeva avventure e fiabe? Ebbene sì: il piccolo Scrooge possedeva un’immaginazione e, abbandonato in collegio Natale dopo Natale, si consolava leggendo le Mille e Una Notte e Robinson Crusoe – almeno finché le amarezze della solitudine e poi la scalata al successo nella City non lo cambiano. Eppure le gioie di questa compagnia favolosa sono il primissimo ricordo che lo Spirito dei Natali Passati gli fa rivedere – e con quanta dolceamara nostalgia ci si commuove Scrooge! E queste fantasie perdute riaffiorano per prime, insieme al ricordo dell’adorata sorellina: le poche felicità di un’infanzia maltrattata, ma anche i segni che Ebenezer Scrooge non era nato arido.

StoriesSeaPiù beffardamente profetiche – e, se vogliamo, più crudeli – sono le avventure di mare che Lord Jim legge da ragazzo, quelle che gli fanno scegliere una carriera navale. Conrad sapeva come funziona: lui stesso da ragazzino, nelle pianure polacche e senza aver mai visto una goccia d’acqua salata, aveva deciso che solo il mare lo avrebbe reso felice, sulla base di James Fenimore Cooper. E poi lo ebbe, il mare – e non andò terribilmente bene. A Lord Jim, reclutato per inchiostro allo stesso modo, va molto peggio – pur conservando la stessa idea che lo splendore indefinito delle storie assorbite da bambini sia in realtà un luccichio bugiardo, capace di rovinare per la vita chi non impara a distinguere per bene la realtà.

Anche John Felton, l’erudito duchicida di The Assassin, non viene precisamente tirato su a senso pratico. Alunno del traduttore Arthur Golding, il piccolo John assorbe antichità classica, paradossi e storie – ma la sua predilezione personale oscilla tra libri di viaggi e trattati protestanti sulla responsabilità individuale. Quando ritroviamo Felton nella Torre di Londra, soldato deluso, viaggiatore esausto e condannato a morte per aver pugnalato il rovinoso Buckingham a beneficio dell’Inghilterra tutta, non ce ne stupiamo affatto. StoriesTurbin

Ma non è sempre tutto così profetico. Nel primo capitolo de La Guardia Bianca, per i tre fratelli Turbin la biblioteca della loro bella casa a Kiev è il simbolo di un mondo perduto. I volumi “dal profumo di cioccolata”, la stufa di maiolica olandese, le sere d’inverno passate a leggere romanzi per ragazzi prima, e poi Pushkin e Tolstoj emergono da una lontananza dorata e sicura, a cui Alyosha, Elenka e Nikol’ka si aggrappano dopo la morte della madre. All’età in cui dovrebbero cominciare “la vita raccontata nei romanzi”, i tre si ritrovano orfani, in un mondo sull’orlo della guerra e della rivoluzione. Niente sarà più come prima, niente sarà come Elena e i suoi fratelli avevano immaginato – e l’immagine più vivida di questa perdita fiammeggiante è il timore di vedere i libri bruciati nella stufa…

StoriesfSe poi c’è di mezzo un futuro scrittore, state certi che, oltre a leggere storie, le racconterà. Jo March, per esempio, e David Copperfield (che l’affascinante e malvagio-to-be Steerforth chiama la sua Sheherazade), passano il loro tempo a raccontare storie a sorelle, amici e compagni di collegio: storie che hanno letto, storie che hanno modificato, storie che hanno inventato. Kipling va un passo più avanti: le stesse storie hanno effetti differenti su ragazzi diversi.  Gli inseparabili Starkey, M’Turk e Beetle spaziano insieme dalle Mille e Una Notte ai saggi anti-stratfordiani, dagli edificanti (e detestati) romanzi scolastici all’elisabettiano Knight of the Burning Pestle, fino a Tom o’ Bedlam, pieno di folli avventure immaginate… E questi ragazzi finiranno sparsi per l’Impero, cresciuti in diverse combinazioni di queste premesse per iscritto: un ufficiale temerario e un nonnulla insubordinato, un malinconico e lucido funzionario malato di nostalgia, uno scrittore di curiosità e immaginazione sconfinate.

È possibile che tutti siamo – almeno in parte – frutto delle storie che assorbiamo da piccoli. Di certo è così per i personaggi letterari: per rifiuto, per proiezione, per prossimità, per elezione… non è per caso o per capriccio che il peso delle storie è un ottimo meccanismo narrativo.

E voi che ne dite, o Lettori? Che leggevano da fanciulli i vostri personaggi prediletti?

Fuori I Secondi

secondi.jpgIl primo pensiero, nel ritrovarmi in mano questo libro nel corso delle Grandi Manovre, è stato: chissà se si trova ancora… dopo tutto è uscito nell’ormai remoto 2002, pubblicato da BUR nella collana Scuola Holden.

E in realtà sì, con un minimo di impegno si trova ancora, benché fuori catalogo: Amazon è davvero il pozzo di San Patrizio.

E vi dirò, vale decisamente la pena di un’occhiata, perché Fuori I Secondi, di Giordano Meacci, è analisi narratologica e letteraria al suo meglio: accessibile, competente, spassosa a tratti, persino appassionante – sempre che vi piacciano i meccanismi della narrazione.yanez-U1080709115109MGH-U1080751364257LeD-327x437@LaStampa-NAZIONALE

E poi l’argomento è inconsueto e affascinante: quei personaggi che non sono i protagonisti, ma emergono per una combinazione felice della loro funzione e di una personalità tracciata con cura: da Sancho Panza a Yanez, dal Dottor Watson a Spock, questa gente che se ne sta appena in secondo piano, talmente indispensabile da far parte della definizione del protagonista. Non si nomina l’uno senza l’altro, non si dà l’uno senza l’altro. “So che non esisterebbe Sandokan senza il suo amico portoghese”, dice a un certo punto Kammamuri. Appunto.

Will_Scarlet_(Earth-616)_from_Marvel_Classics_Comics_Vol_1_34_0001Poi, a dire il vero, Meacci ha lasciato fuori un sacco dei miei “secondi” preferiti: avessi scritto io questo libro, avrei usato ad esempio sidekicks molto diversi: l’Alan Breck che ruba la scena al Ragazzo Rapito, il Marlow narratore conradiano, le sorelle di Jo March, Mercuzio, il Marchese di Posa, Will Scarlett e tutta la lunga fila di comprimari, secondi e altra gente del genere che ho sempre una certa tendenza a prediligere. Ma questo è del tutto secondario.

Il punto resta che tutti, una volta o l’altra, ci siamo identificati non tanto nel protagonista, quanto nel suo amico/luogotenente/confidente/fratello giurato/fido servitore, e la cosa non è accaduta per caso – perché gli scrittori sono pessima gente e mostri manipolatori e, abbastanza spesso, sanno quel che fanno. Dopodiché, se siete curiosi di sapere come e perché producano costantemente questa specifica categoria di personaggi, i sidekicks, potete far di peggio che leggere Fuori I Secondi.

E voi, o Lettori? Vi capita di avere un debole per i Secondi? Magari a scapito del protagonista? Chi è il vostro deuteragonista prediletto?

Giu 25, 2018 - libri, libri e libri    No Comments

Piove Inchiostro

pioggia, dante, dickens, twilight, conrad, brontë, verlaine, snoopyDavvero non so immaginare che cosa mi abbia suggerito un argomento del genere – ma perché non parliamo di pioggia per iscritto?*

Perché la letteratura, a ben pensarci, è piena di pioggia. Nei libri piove, tira vento, si scatenano temporali, tempeste, nubifragi, fortunali, acquazzoni, scrosci e piovaschi, l’acqua scende a secchiate e infradicia protagonisti, malvagi, paesaggi e tutto quanto…

E se per iscritto piove così tanto, i motivi sono fondamentalmente due: il cattivo tempo offre conflitto, perché sotto l’acquazzone le navi naufragano, le dighe cedono, la gente si smarrisce, cade, si ammala… E poi c’è la fallacia sentimentale – o patetica, o antropomorfica – quella tentazione di far partecipare la natura ai patemi narrativi. Tentazione cui è così difficile resistere – perché onestamente, che c’è di meglio di un bell’acquazzone per sottolineare qualcosa di triste, di epocale, di tragico, di minaccioso o, al contrario, anche di particolarmente gioioso? Una bella pioggia è un accessorio utilissimo e duttile, buono per tutte le stagioni e per tutte le occasioni.

Così quando Snoopy inizia bulwer-lyttonianamente il suo eterno romanzo con “Era una notte buia e tempestosa…” possiamo ragionevolmente aspettarci che il suo protagonista, chiunque egli o ella sia, è nei guai o sta per mettercisi… E se, detto così, vi sembra poco piovoso, considerate che la notte buia & tempestosa originale, quella del Paul Clifford, prosegue con la pioggia che cadeva a torrenti… pioggia, dante, dickens, twilight, conrad, brontë, verlaine, snoopy

Per dire, avete mai badato al modo in cui piove sempre in Cime Tempestose? Piove e tira vento – il che non è sorprendente in un romanzo che porta un titolo del genere. Emily aveva una passione per il tempaccio, lo si nota anche nelle sue poesie. E la sua pioggia non è mai casuale: Heathcliff arriva con il vento e la pioggia, se ne va con il vento e la pioggia e muore con il vento e la pioggia… Ecco, Emily non era sempre sottile, però aveva il senso delle atmosfere.

Come, d’altronde, sua sorella Charlotte. Quando un temporale improvviso – con relativo scroscio di pioggia – interrompe un momento di tenerezza tra Jane Eyre e Mr. Rochester, costringendoli a correre al riparo e bagnandoli come pulcini, non siamo tentati nemmeno per un momento di pensare che sia una di quelle pioggerelle liete e promettenti…

pioggia, dante, dickens, twilight, conrad, brontë, verlaine, snoopyPer non parlare di Dickens, re della fallacia sentimentale. Per tutto il canone dickensiano, il tempo è sempre perfettamente intonato al momento drammatico. Piove a catinelle la notte in cui Magwitch ricompare a Londra, pronto a infrangere involontariamente le Grandi Speranze di Pip. E piove che Iddio la manda la notte in cui Bill Sykes trascina Oliver Twist a commettere il suo furto con scasso. E piove sempre in Casa Desolata – specie attorno a Lady Dedlock e al povero John Jarndyce. E piove spesso anche in David Copperfield: così, off the top of my head, mi vengono in mente le frequenti precipitazioni quando David è infelicissimo a scuola, e il fortunale che uccide Steerforth e il buon Ham…

Una variazione è Marianne Dashwood di Ragione & Sentimento, che dopo avere scoperto la mascalzonaggine di Willoughby (incidentalmente, incontrato durante un temporale…), si dà alle camminate all’aperto  – o ci si darebbe se, in tono con il suo umor cupo, non si mettesse a piovere forte. E Jane Austen essendo Jane Austen, veniamo informati che piove davvero troppo forte persino per la romanticamente scriteriata Marianne. Il che poi non le impedirà di camminare nell’erba bagnata e ammalarsi, ma questa è un’altra faccenda.

Anche in Stevenson piove piuttosto spesso, anche se la faccenda si giustifica col clima scozzese e tende ad avere anche funzioni abbondantemente pratiche. Piove a catinelle la prima notte che David passa a Shaws – consentendo allo zio di giocare sporco, e piove sempre – ma plausibilmente – sull’isoletta su, su al nord in cui David è tenuto prigioniero, e piove quando, dopo la disastrosa partita a carte con Cluny McPherson, David e Alan litigano più seriamente di quanto abbiano mai fatto e poi proprio la pioggia li spinge a far pace…

E se pensate che sia una faccenda confinata all’Ottocento e/o alla prosa, ebbene non è affatto così. In poesia c’è per esempio la pioggia incessante su Brest che, secondo Prevert, non promette bene per l’amore della povera, umida Barbara. E prima di quello, l’esplicitazione del legame tra pioggia e malinconia che Verlaine spiattella con Il pleut dans mon coeur. E vogliamo parlare della desolata pioggia dantesca, quella che bagna le ossa del povero e disseppellito Manfredi nel verso più triste di tutta la poesia di tutti i tempi? E in fatto di prosa, nel Novecento la narrativa di genere ha ereditato la pioggia. In abbondanza e in ogni genere di funzione decorativa, simbolica e/o pratica.  Non sempre poi l’eredità è usata bene – ma a volte sì – specialmente quando il maltempo prende il centro della scena. Se la pioggia continua di Twilight vorrebbe essere d’atmosfera e invece è di una platitudine sconsolante, la faccenda è ben diversa con l’acquazzone che lava il veliero diretto in Australia nel primo volume della Trilogia del Mare di Golding, e ancora di più con l’angosciante The Long Rain, di Ray Bradbury, ambientato su Venere, dove piove sempre – ma proprio sempre. E tanto da far perdere la trebisonda…

E non è l’unico caso in cui la pioggia è del tutto centrale alla trama. pioggia, dante, dickens, twilight, conrad, brontë, verlaine, snoopy

Penso a Tifone, in cui, con una combinazione di finezza psicologica e grandiosità descrittiva, Conrad mette in scena una lotta epica – e iniziatica – tra l’uomo e le intemperanze del meteo.

Penso a I Tamburi della pioggia di Ismail Kadare, dove la pioggia non si vede, ma ossessiona tutti, temuta e attesa. Attesa dagli Albanesi assediati a Kruja e privati dell’acqua, e temuta dall’assediante ottomano Tursun Pasha, perché l’arrivo delle piogge autunnali segnerà la fine dell’assedio – per questa volta.

E penso, a tutt’altro livello, a La grande pioggia, di Louis Bromfield**, in cui un triangolone… er, quadrangolone – o anche pentangolone, a ben pensarci – amoroso galleggia sulle piogge monsoniche in qualche parte dell’India. Per la cronaca, al diluvio si aggiungono un terremoto e un’epidemia, just because, e comunque da questo simbolico lavacro si suppone che emerga una nuova India.pioggia, dante, dickens, twilight, conrad, brontë, verlaine, snoopy

Oh sì, perché quando non sta a significare afflizione, tormento, minaccia, infelicità o punizione (come la pioggia “etterna, maladetta, fredda e greve” che tortura i golosi nell’Inferno dantesco), la pioggia assume connotazioni battesimali e purificatrici – a partire dal diluvio universale nella Bibbia, fino alla pioggia francescana che porta in ogni goccia anime di fonti chiare di Federico Garcia Lorca e, molto significativamente, la pioggia manzoniana che lava via la peste (e non solo) verso la fine dei Promessi Sposi.

Una pioggia lieta, finalmente. Come la dannunziana Pioggia nel pineto – fresca, ticchettante, viva…

Qualcosa da ricordare per risollevarsi l’animo in questa giornata bigia e freddina – che dovrebbe essere estiva e invece no.

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* Yes, well – invece lo so benissimo, visto che me l’ha suggerito M.

** In Italia forse è più noto il film che ne fu tratto, Le piogge di Ranchipur.

Dieci Buoni Motivi Per Sterminare La Famiglia Del Vostro Protagonista

Un peu brutal? Può darsi, ma si direbbe che renderlo orfano sia uno dei migliori regali che si possano fare a un personaggio. Non è certo per caso che fiabe, miti e narrativa sono pieni di orfani e orfane. OrphansCind

Vediamo un po’…

I. Una storia, tanto per cominciare. Se la madre di Cenerentola non morisse, il padre di Cenerentola non finirebbe a risposarsi con la matrigna. E se poi non morisse anche lui, Cenerentola non finirebbe a fare la sguattera. E allora che ragione avrebbe la fata madrina di fare tutto il pandemonio che sappiamo per mandarla al ballo? E quand’anche C. fosse la stessa fanciulla colma di virtù pur non essendosi temprata nelle avversità, c’interesserebbe davvero di lei se, per andare al ballo, non dovesse far nulla di più faticoso che scegliere un vestito? Molti orfani letterari non avrebbero una storia affatto, se non fossero orfani.

II. Libertà d’azione. Un genitore è una quantità che è difficile ignorare in modo realistico, e d’altra parte avere due quantità non ignorabili e non strettamente connesse al conflitto principale può essere ingombrante. Avete mai badato al fatto che Renzo&Lucia hanno un genitore in due, invece dei regolamentari quattro? Oltretutto, la mancanza di genitori mette su strade inattese: qualcuno parte per salvare il mondo, altre s’impiegano come governanti a Thornfield o vengono portate a Francoforte, altri ancora si ritrovano a fare gli insegnanti e gli attori girovaghi, o emigrano in America, o s’imbarcano con i pirati.

Orphansyoung heathcliffIII. Passato Traumatico. La triste infanzia in un orfanotrofio e/o la traumatica morte di uno o più genitori vengono molto comodi per dare vulnerabilità a un protagonista o umanizzare un malvagio. Sospettiamo tutti che Heathcliff sia selvaggio di natura, ma il fatto di non avere mai conosciuto una famiglia ha avuto la sua parte.

IV. Motivazione. Tutti vogliamo amore, stabilità e sicurezza, grazie – ma un orfano è intitolato a volerne di più e con più determinazione. La frenesia con cui David Copperfield cerca figure sostitutive e famiglie surrogate sarebbe leggermente malsana se non fosse per la sua tragica infanzia. Il fatto poi che le figure sostitutive rivelino spesso piedi d’argilla e le famiglie surrogate franino una dopo l’altra… ah well – questo è puro Dickens.

V. Mistero. Non sempre è ben chiaro chi l’orfano sia. Talvolta non lo sa nemmeno lui. Talvolta non è poi orfano come tutti pensavamo – tutte ottime premesse. Hector Malot era specializzato in orfanelli a caccia delle proprie origini, ma anche il solito Dickens non scherzava: in Grandi Speranze Pip crede di sapere chi è, poi comincia a sospettare di essere qualcun altro, poi prende una serie di affascinanti cantonate in proposito, e poi alla fine… Ma no, non ve lo dico. Mi limiterò a dire che invece Estella non è poi così orfana come crede, il che ci porta a…OrphansDavie

VI. Rovesciamento e agnizione. Tutti gli orfani sono uguali? Non saprei: di certo alcuni sono meno orfani di altri, alla fin fine. Come Edipo che, credendosi orfano finisce con l’assassinare suo padre e sposare sua madre. Ops. O Luke Skywalker, che si ritrova figlio dell’Evil Overlord dal respiro difficoltoso, nientemeno*. E questi sono due casi di gente che, di suo, stava meglio orfana, ma ci sono anche agnizioni più felici, come Perdita che si scopre essere principessa anziché pastorella, come David Balfour che dopo tutto è un gentiluomo – o come Ernest/Jack/Ernest che, pur con qualche difficoltà, da trovatello si ritrova imparentato con quasi tutti gli altri**.

VII. Vendetta. Un sacco di gente nella letteratura di genere e all’opera ha genitori defunti da vendicare. Tipo il povero Don Carlos Vargas che, essendo un baritono, non gode mai di beneficio del dubbio, ma in realtà vuole vendicare suo padre. O tipo Amleto, che dubita a lungo, la prende molto alla larga e finisce con una strage parzialmente preterintenzionale. O come Harry Potter, che però alla fine matura e non si vendica. O forse sì? Be’, il finale non è chiarissimo, ma di sicuro Harry si è voluto vendicare per sette lunghi volumi.

OrphansLLFVIII. Istinti altrui. L’orfano può essere protagonista oppure no, ma l’incontro con questa creatura indifesa tende a scatenare istinti parental-protettivi in altri personaggi, che di conseguenza cambiano e maturano. La zia di Pollyanna si addolcisce, il nonno del Piccolo Lord Fauntleroy altrettanto, Alan Breck Stewart diventa fraterno e protettivo con David Balfour, Cimourdain si umanizza con il piccolo Gauvain, la dolce Rose Maylie diventa materna con Oliver Twist, Jean Valjean e Marius sono protettivi verso l’orfana Cosette*** e Dick Swiveller si redime parzialmente per amore della Marchesa. Dopodiché non tutti gl’istinti sono altrettanto commendevoli – e penso a tutta la gente che tenta di approfittare (e in molti casi approfitta) dell’indifeso candore di Little Nell, David Copperfield e Oliver Twist, o ai crudeli padroni degli spazzacamini in Angelo Nero e Die Schwaerzer Bruder.

IX. Avversità altamente formative. Questo viene in due varietà. L’adulto che l’orfanitudine ha reso tanto buono e/o tosto, come Esther Summerson**** e Richard Sharpe rispettivamente; oppure il fanciullo di buona disposizione che resta orfano e si tempra nelle avversità, come Sara Crewe, che da piccola sognatrice si prova principessa nell’animo, o come James Sands, che cresce inefficace ma generoso ed equanime. On the other Hand, c’è anche Becky Sharpe – l’orfana più abrasiva e opportunista della storia della letteratura…Orphansb

X. Conflitto a treni merci. Sì, lo so: questo non è veramente un decimo item, ma riassume i nove precedenti e tutto quel che ho lasciato fuori. Se partiamo dall’assioma che la narrativa è questione di gente nei guai, allora non si può negare che un orfano sia eminentemente narrativo, perché arriva dotato di un assortimento di guai garantiti. E sono tutti suoi perché, per definizione, non ha una mamma o un babbo che possano risolverglieli, privandolo del suo appeal.

E proprio questo è il migliore dei motivi per rendere orfano il nostro protagonista: il lettore si dispiacerà per lui, si appassionerà ai suoi casi, si commuoverà sulle sue sventure, desidererà invitarlo alla cena di Natale… Un metamotivo, se volete: il genere di ricatto emotivo che lo scrittore, quella creatura perfida e manipolatrice, ambisce ad esercitare su ciascuno di noi ingenui lettori.

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* Il quale, prequel docet, è a sua volta un tragico orfano e quindi ricade tecnicamente sotto il capo III. Considerando che Lei(l)a è allo stesso tempo più orfana e meno orfana di quanto creda, Guerre Stellari è uno di quei casi in cui non ci si fa mancare proprio nulla.

** “Lady Bracknell, se non sono indiscreto, vi dispiacerebbe dirmi chi sono?

*** D’altra parte Cosette è orfana di madre-un-tantino-indesiderabile-angelicata-in-morte, e quindi ricade in una categoria speciale del Capo II: gente che, restando orfana, si libera di connessioni discutibili. E Marius è orfano a sua volta.

**** In realtà Esther non è davvero così orfana, ma i suoi genitori sono un paio singolarmente melodrammatico. Tutto sommato, anche Esther sta meglio da orfana.

Giu 8, 2018 - libri, libri e libri    No Comments

Romantica Mondiale Sonzogno

BooksaL’estate s’avvicina, le scuole chiudono, e s’appropinqua quel periodo dell’anno in cui un tempo, quando ero più brava, facevo un post di consigli per le letture estive… Poi l’anno scorso ho smesso di essere brava – e invece ho postato una lista di titoli Mondadori degli anni Trenta, la collana Romanzi di Cappa e Spada.

Ebbene, quest’anno sono altrettanto poco brava, e vi propongo un’altra vetusta collana: la Romantica Mondiale Sonzogno… no, non sghignazzate: “romantica” qui non si usa nell’accezione di “sentimentale”, ma in quella più etimologica e anglosassone di “avventurosa e pittoresca”. E in effetti la RMS raccoglie un diluvio di titoli d’avventura e di cappa e spada, pubblicati secondo il sito della casa editrice “intorno al 1935 e poi ristampati negli anni Quaranta”. E poi evidentemente anche più tardi, visto che i 150 titoli qui sotto sono copiati* dalla sovraccoperta di una ristampa de La scala Vermiglia, di Alfredo Pitta, datata 1957.

Vedrete che alcuni titoli coincidono con quelli di Mondadori, ma la gamma è più vasta: si va da Leroux a Zane Grey, dalla Baronessa Orczy a Jack London – con un’abbondanza di Sabatini… e da uno Stevenson dichiaratamente “per fanciulli” come La Freccia Nera al Conrad più cupo e angosciante di Cuore di Tenebra.

Insomma, vedete un po’:

London, J. – Martin Eden

Sabatini R. – Il capitano Blood

Baronessa Orczy – Il trionfo della Primula Rossa

Curwood J.O. – Kazan

Zane Grey – Il Fiume Abbandonato

Sabatini R. – Lo sparviero del Mare

Stacpoole (De Vere) H. – L’isola delle perle

Conrad J. – Cuore di tenebra

Zane Grey – Nevada

London J. – Zanna Bianca

Sabatini R. – Scaramouche

Baronessa Orczy – Le avventure della Primula Rossa

London J. – Il richiamo della foresta

Zane Grey – Il retaggio del deserto

Curwood J.O. – La trappola d’oro

Pemberton M. – La nave dei diamanti

Baronessa Orczy – La vendetta di Sir Percy

London J. – Radiosa Aurora

Scotti Berni N. Il diabolico commediante

Leroux G. – Il castello nero

Sabatini R. – Il cigno nero

Pignatelli p. V. – L’ultimo dei moschettieri

Sabatini R. – Le fortune del Capitano Blood

Rider Haggard H. – Nada il giglio

Zane Grey – Betty Zane

Curwood J.O. – Il fiore del nord

Sabatini R. – La maschera veneziana

Williamson C. e A. – Il topo e il leone

Zane Grey – L’anima della frontiera

Sabatini R. – Cavalleria

Baronessa Orczy – L’uomo grigio

Conrad J. – Il negro del “Narciso”

Curwood J.O. – Nomadi del Nord

Leroux G. – Le strane nozze di Rouletabille

Sabatini R. – L’uomo e il destino

London J. – Il lupo dei mari

Pignatelli p. V. – Il dragone di Buonaparte

Rider Haggard H. – La donna eterna

Zane Grey – Sotto le stelle del West

Sabatini R. – I cancelli della morte

Sabatini R. – Le cronache del capitano Blood

Pignatelli p. V. – La lettera di Barras

Zane Grey – L’ultima pista

Pignatelli p. V. – Le tre vedette

Pignatelli p. V. – Florise

Sabatini R. – Bellarion

Stacpoole (De Vere) R. – La laguna azzurra

London J. – La valle della luna (Voll. I e II)

Pignatelli p. V. – Danican-Bey

Pignatelli p. V. – Il Ventesimo Dragoni

Zane Grey – La Valle delle sorprese

Sabatini R. – I pretendenti di Yvonne

Pignatelli p. V. – Sua Maestà Don Chisciotte

Pignatelli p. V. – Doña Luz

Curwood J.O. – Saetta

Curwood J. O. – Il paese di là

Pignatelli p. V. – Il corriere dello Zar

Pignatelli p. V. – La pattuglia segreta

London J. – Smoke Bellew

Zane Grey – L’oro del deserto

Pignatelli p. V. – G.M. 44

Sabatini R. – La pelle del leone

Curwood J.O. – Il coraggio di Marge O’Doone

Zane Grey – Carovane combattenti

London J. – L’ammutinamento dell’Elsinore

Conrad J. – Nostromo

Zane Grey – L’ultimo dei “Plainsmen”

Sabatini R. – L’estate di San Martino

Curwood J.O. – Il termine del fiume

Stacpoole (De Vere) H. – La spiaggia dei sogni

London J. – Il vagabondo delle stelle

Sabatini R. – Il vessillo del Toro

Conrad J. – L’agente segreto

Zane Grey – La selva del Tonto Rim

Sabatini R. – La giustizia del Duca

Curwoed J.O. – La valle degli uomini silenziosi

London J. – La figlia delle nevi

Sabatini R. – Il giocatore

Leroux G. – Il delitto di Rouletabille

Conrad J. – Vittoria

London J. – La legge della vita

Sabatini R. – Racconti turbolenti

Curwood J.O. – La foresta in fiamme

Baronessa Orczy – Il nido dello Sparviero

Blasco Ibañez V. – La Maja Nuda

Curwood J.O – L’ultima frontiera

Leroux G. – Rouletabille in Russia

London J. – Prima di Adamo

Pemberton M. – Il capitano Nero

Rider Haggard H. – Il ritorno di Ayesha

Sabatini R. – Amori ed Armi

Stacpoole (De Vere) – Satana

Zane Grey – Il Ranger del Texas

Sabatini R.  – I ribelli della Carolina (Voll. I e II)

Leroux G. – Sangue sulla Neva

Curwood J.O – Il figlo di Kazan

Zane Grey – Il Ponte dell’Arcobaleno

Sabatini R. – Maestro d’Armi (Voll. I e II)

Curwood J.O – I Cacciatori di lupi

Pitta A. – Santajusta

Bazin R. – Gingolph l’abbandonato

Curwood J.O – I cacciatori d’oro

Rider Haggard H. – Le miniere del Re Salomone

Sabatini R. – Le nozze di Corbal

Zane Grey – Il cavallo selvaggio

Stevenson R.L. – La freccia nera

Kipling R. – Il libro della Giungla (Voll. I e II)

Wallace E. – Sanders del fiume

Curwood J.O – L’avventura del capitano Plum

Wallace R. – Il popolo del fiume

Kipling R. – Il Naulahka

Sabatini R. – La vergogna del buffone

Wallace E. – Bosambo

Leroux G. – L’automa insangiunati

London J. – La peste scarlatta

Wallace E. – Quattrossa

Sabatini R. – Il santo ambigui

Stacpoole (De Vere) H. – La nave di corallo

Zane Grey – Wildfire

Baronessa Orczy – L’Aquila di bronzo

Leroux G. – I Mohicani di Babele

Birmingham G. – L’oro del galeone

Conan Doyle A. – Un mondo perduto

Sabatini R. – Il fiordaliso calpestato

Curwood J.O – Isobel

Aicard J. – Morino dei Mori

Leroux G. – Le Tenebrose

Pitta A. – La scala vermiglia

Curwood J.O – L’onore delle grandi nevi

Leroux G. – La macchina per uccidere

Sabatini R. – Il Cavaliere della Taverna

Mason A.E.W. – Le quattro piume

Conan Doyle A. – La Grande Ombra

Rider Aggard H. – La signora di Blossholme

Zane Grey – Arizona Ames

London J. – In paese lontano

Conrad J. – Lord Jim

Dupuy-Mazuel H. – Il giocatore di scacchi

Curwood J.O – La Valle dell’oro

Sabatini R. – La congiura di Scaramouche

Achard A. – Cappa e Spada

Achard A. – Il vello d’oro

Sienkiewicz E. – I cavalieri della Croce

Askew A. e C. – La Sulamita

Mereskovski D. – Pietro il Grande

Boothby G. – La figlia del Rosso

sonz-Orczy-SparvieroEcco – e dite la verità: non è una meraviglia? Voglio dire – non è precisamente una lista di consigli di letture**, ma in fondo, perché no? Vale sempre il discorso che ogni estate bisognerebbe leggere almeno un libro che abbia il gusto del make-believe di quando eravamo ragazzini – e se qua sopra non trovate almeno un titolo che vi faccia ritornare dodicenni, devo proprio chiedervelo: a che cosa mai giocavate a quell’età?! E poi c’è l’aspetto caccia al tesoro, perché tutto ciò ormai si trova soltanto sulle bancarelle – o magari in qualche biblioteca dai magazzini molto grandi o dal ricambio non troppo frenetico.

Anyway, se per caso leggete qualcosa di preso da qui, poi passate a raccontarmi com’è andata?

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* Uno per uno. Le cose che faccio per SEdS…! E nel copiare ho cercato di mantenere i quirks della lista, come l’occasionale refuso e l’uso erratico delle maiuscole.

** Anche se, a dire il vero, Sabatini ve lo consiglio caldamente – così come, se siete in vena di una bizzarria storico-fantascientifico-purpurea, Il Giocatore di Scacchi.

Mag 28, 2018 - libri, libri e libri    2 Comments

Presentazioni – una Guida Ragionata (Parte II)

BookLSi era parlato qualche giorno fa della Legge di Murphy applicata alle presentazioni di libri – dal punto di vista dell’autore del libro. Se n’era parlato per S., reduce dalla presentazione del suo primo libro… Yes, well – forse sarebbe stato meglio parlarne prima della presentazione – but still.

Poi salta fuori che S. si è convinta di essere un’autrice difficile da presentare, a causa di un’innocua e minuscola modifica alla scaletta… Oh, S. – no, credimi: gli autori difficili sono davvero, davvero un’altra cosa! La tua presentazione è stata liscia e gradevolissima da farsi. Alla tua presentazione è andato tutto bene. Sono ben altri gli inconvenienti veri per chi non ha il suo libro sul tavolo – e nessuno di essi, o S. si è prodotto alla tua presentazione!

Cominciamo dicendo questo: posto che proiettori, readers e gente stramba nel pubblico sono gioie da dividersi equamente tra autore e relatore, ci sono quelle tachicardie e quei travasi di bile che sono appannaggio esclusivo del secondo.

panels-clipart-panel-discussion-4C’è, in primo luogo, l’introduttore occasionale o istituzionale. Può essere il presidente dell’associazione culturale che organizza l’evento, può essere un altro scrittore amico del protagonista della serata, può essere il locale assessore alla cultura. In genere questo personaggio esordisce con “sarò breve” – e allora è il caso di preoccuparsi – dopodiché può lanciarsi in una serie di terrificanti attività. Può lasciarsi prendere la mano e prodursi in voli pindarici su argomenti variamente connessi con il libro sul tavolo – da aneddoti sull’infanzia dell’autore ai programmi dell’associazione fino al dicembre del 2019 – mentre i suoi due minuti si dilatano in una mezz’oretta. Col tempo s’impara ad inserirsi fermamente nel primo scampolo di pausa utile, ringraziare, sottrarre il microfono e passare oltre. D’altra parte, è ancora peggio quando l’introduttore, preso da entusiasmo, fa qualche affermazione notevolmente sbagliata sul libro o sull’autore, che poi starà a voi correggere con diplomatico garbo, se proprio non è possibile glissarci sopra. O ancora, potrebbe dire buona parte di quello che avevate intenzione di dire voi – nel qual caso potrete fare una di due cose: esordire dicendo che vi hanno bruciato molto terreno e poi girarci attorno, oppure girarci attorno senza spiegazioni. Oddìo, potreste anche ripetere imperterriti quello che è stato già detto, sperando di essere più originali, più brillanti e più memorabili, ma non è una strategia che mi senta di consigliare.

HwkPoi  c’è l’Esperto. L’Esperto voi non lo conoscete bene, è stato invitato dagli organizzatori perché sembrava una buona idea, perché ha scritto anche lui (ma non un romanzo) sullo stesso argomento, o per qualche altra ragione consimile. L’Esperto arriva salutando a mala pena, riserva un particolare gelo all’autore e guarda molto male anche voi. L’Esperto siede con aria di falchetto maldisposto mentre voi introducete l’argomento, presentate lui e l’autore e poi gli date la parola. L’Esperto prende fiato e, con un lucchicio famelico negli occhi, si getta sul romanzo e lo fa metaforicamente a pezzettini molto piccoli. Voi lo guardate inorriditi, scambiate occhiate piene di pathos con il presidente/assessore/organizzatore, sorvegliate con ansia la montante crisi isterica dell’autore. Quando finalmente si ferma, satollo di strage e compiaciuto, voi cercate di smussare la situazione parlando della vivacità del dibattito, del fascino degli argomenti controversi, delle meraviglie della licenza artistica – il tutto inalberando il vostro miglior sorriso e guardando negli occhi a turno tutti gli spettatori visibili. Forse riuscirete a ipnotizzarli nella convinzione che non sia successo nulla di spiacevole. Intanto, non trascurate di rivolgere una piccola prece al Cielo, perché rafforzi i nervi e il sense of humor dell’autore.

AuthorGià, perché c’è anche l’autore. L’autore, pensate voi, dovrebbe essere l’ultimo dei problemi, giusto? Voi siete lì per parlare bene del suo libro, per stimolare un’interessante discussione in proposito, per contenere l’esuberanza dell’introduttore, dell’esperto e del pubblico. L’autore dovrebbe essere solidale e grato, giusto? E quindi abbassate la guardia e, quando l’autore scorre con gli occhi la scaletta che avete concordato e vi chiede se può fare lui il reading al vostro posto, voi dite che sì, certo… “magari ci alterniamo”. Lui/Lei sorride con aria che, ripensandoci a presentazione passata, vi parrà molto meno innocente di quanto sembri al momento. Avrete modo di rimpiangerlo quando, invece del paragrafo concordato, l’autore andrà avanti a leggere due pagine intere, mentre il pubblico comincia ad agitarsi sulle sedie. Per la prima volta fate finta di nulla – pensate persino a un piccolo equivoco. “E adesso, vuoi leggerci questo paragrafo, X?” specificate al momento della seconda lettura, e indicate per bene con il dito. Ma X sfora di nuovo, ed appare chiaro: l’autore ha una sua agenda – che non è quella concordata. A questo punto, non resta che riprendere in mano la situazione. Senza parere, a lettura terminata, spostate scaletta e libro fuori dalla portata dell’autore e, alla lettura successiva, annunciate la vostra intenzione di leggere un paragrafo che vi ha colpiti particolarmente. Procedete così, fermi e sorridenti, fino alla fine. C’è anche un’eventualità peggiore: che l’autore si risenta di qualche domanda o qualche argomento, e allora c’è poco da fare. È una di quelle situazioni-mentadent in cui programmare le domande in precedenza aiuta – bilanciate il vostro gusto per la spontaneità dell’intervista con il caso di sgradevolezze, considerando che mettere pubblicamente alla griglia un autore non diventerà mai una disciplina olimpica.

E con questo siamo ben lungi dall’avere esaurito le possibilità d’incidente. Considerate questo post come uno di quei cartelli stradali “pericolo cervi – 3 km”: non significa che per tre km possano capitare solo cervi, ma almeno si sa di dover stare attenti ai cervi in particolare.

Piovono Libri

books-illustrationLa triste verità è che non leggo più come un tempo…

In realtà credo che il tempo che dedico alla lettura tout court non sia necessariamente diminuito, perché leggo un sacco per lavoro, per studio e per documentazione, e la lettura è lettura – ma ci sono stati tempi, anni, decenni in cui divoravo felicemente romanzo dopo saggio dopo romanzo…

Ricordo che da implume, quando mi si chiedeva dei miei hobbies, non mi passava nemmeno per il capino di citare la lettura, perché la lettura non era uno hobby – era… oh, non so: una forma di respirazione?

Ah, bei tempi. Adesso sono ridotta al triste punto in cui due-tre giorni, o al massimo una settimana di letturaletturalettura costituiscono la mia più felice, desiderabile e dorata idea di vacanza, da concedermi un paio di volte l’anno nella migliore delle ipotesi.

raining booksIeri sera, tuttavia, ho avuto una specie di pioggia di perseidi libresche.

È capitato che partissi presto per la città, nell’intento di pasare, prima delle prove, in biblioteca a ritirare un prestito bibliotecario appena arrivato: John Donne – Life, Mind and Art, dell’elisabettianamente nomato John Carey. E mentre me ne venivo via col mio bottino (un grazioso librino, proveniente dalla Sala Borsa di Bologna – e prima, a giudicare dai timbri, dal British Council), mi si chiama da casa per comunicare che un corriere ha appena consegnato un pacchetto di Amazon.  Ed è The Master, di Colm Toìbin – un romanzo che ha per protagonista Henry James, con particolare enfasi, I think, sul suo fiasco teatrale.

Bizzarra coincidenza, penso tra me – e tanto più perché so che c’è un pacchetto della Historical Novel Review ad aspettarmi in Teatrino.

Ora, forse vi ho già detto e forse no che, dalle mie rurali parti, la consegna della posta è così inaffidabile, lenta ed erratica che, dopo un paio di disguidi che hanno rischiato di costarmi il lavoro, ho cominciato a farmi spedire i pacchi della HNR presso amici che abitano in città. Ebbene, sabato E. mi aveva telefonato per comunicarmi che era arrivato “un libricino” per me, e che me lo avrebbe lasciato in Teatrino… C0sì, appena giunta, ho cercato nel cassetto in biglietteria, e ho scoperto che il “libricino” era in realtà un pacco enorme, contenenti due grossi hardback per un totale di ottocentosettanta pagine. a58537d99af4544c9d73962306ea2f58

“Laggiù sull’Isoletta temevano che ti annoiassi?” ha sghignazzato M., guardandomi aprire il malloppo ed estrarre i tomi. “Leggi, leggi!”

E quello è stato l’istante in cui mi sono resa felicemente conto di quanta lettura ho davanti nel prossimo paio di settimane – grazie alle scadenze della HNR, ai tempi di restituzione dei prestiti interbibliotecari e a cose del genere.  In realtà per Toìbin non ci sarebbe nessuna fretta – ma date le circostanze, perché non infilarlo tra le Perseidi ed estendere la maratonetta di lettura?

Una biografia, un giallo storico, un romanzo biografico, un fantasy storico… E ci sono di mezzo un saggio e un festival teatrale: suona perfettamente felice, vero?

Mag 11, 2018 - libri, libri e libri, posti    No Comments

Sandra Manzella: Gerusalemme – Viaggio al Centro del Mondo

IMG-20180510-WA0008Se mai c’è stato e c’è un luogo che è crocevia simbolico in tutti i modi possibili, questo è Gerusalemme.

Storia, fedi, guerra e pace, paure e speranze, popoli diversi – stanziali o di passaggio – lingue, idee, imperi… Tutto sembra incrociarsi a Gerusalemme, in un fermento che continua da millenni e non accenna a placarsi. Ed è inevitabile, nella natura delle cose, dell’umanità e delle storie, che una città così prismatica si racconti in un numero infinito di modi: non lo so per certo, ma sospetto che, a raccoglierli tutti insieme, i libri su Gerusalemme riempirebbero una seria biblioteca. Questo perché possiede una storia lunghissima e complessa, perché le discordie bevono più inchiostro della pace – ma anche perché ogni viaggiatore che giunge a Gerusalemme poi ne porta in qualche modo il segno.

È quel che è successo anche a Sandra Manzella – insegnante, divulgatrice, e appassionata di archeologia biblica: Gerusalemme l’ha catturata la prima volta che ci ha messo piede, e non l’ha più lasciata andare completamente. Così lei ha risposto al richiamo ed è tornata, ancora e ancora, per conoscere la città – ma non da turista né, tutto sommato, da pellegrina.

Ed è proprio questo accostarsi che Sandra racconta nel suo libro Gerusalemme – Viaggio al Centro del Mondo: un accostarsi lento, accurato, curioso e rispettoso. Un’esplorazione della città nelle sue dimensioni talvolta inattese ma imprescindibili (sapevate che esistono una Gerusalemme sotterranea e una aerea?), nei suoi tempi e nelle sue sonorità uniche, nelle sue tensioni, nei suoi sommovimenti…

IMG-20180510-WA0011Parte quaderno di viaggio, parte riflessione personale, parte osservazione acuta di una fetta di storia e di umanità, questo Gerusalemme è soprattutto il diario di un modo di viaggiare lento, individuale e profondo, che nulla ha di turistico – ad occhi, mente e cuore bene aperti.

Sandra presenterà il suo libro domani alle 16, nella Sala Pozzo del Museo Diocesano di Mantova. Ci sarà un prezioso e inconsueto momento musicale di sapore gerosolimitano, a cura del coro da camera Il Bell’Umore, ci sarà un altro viaggiatore d’eccezione come lo storico dell’arte Monsignor Roberto Brunelli – e ci sarò anch’io.

Unitevi a noi: viaggeremo insieme al centro del mondo.

Oh – e il libro si trova qui.

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