Nov 10, 2014 - Shakeloviana    2 Comments

Shakeloviana: Il Lato Tagliente Della Morte

CookThe Slicing Edge of Death, di Judith Cook, è uno degli innumerevoli romanzi su Marlowe usciti nel 1993, a quattrocento anni dalla fatale rissa di Deptford… la britannica Cook, giornalista investigativa ed eccellente saggista, aveva una passione per il teatro elisabettiano, e aveva combinato le due cose in questo romanzo – il cui sottotitolo è, significativamente, Who killed Kit Marlowe?

Ora, non so che cosa vi aspettiate voi da un romanzo intitolato con una citazione da un autore, (con tanto di sottotitolo esplicativo, metti mai che sfugga il riferimento) e con il supposto ritratto dell’autore stesso in copertina… Io mi aspetto che l’autore stesso sia il protagonista – nel bene o nel male. Ebbene, nel caso di TSEOD è difficile a dirsi. Il Marlowe della Cook è un uomo sgradevole, insensibile fino alla crudeltà, preoccupato soltanto dei suoi piaceri e della sua fama, livoroso, avido, meschino, vendicativo e sempre ubriaco. A due terzi del libro, deve ancora mostrare un singolo tratto che lo riscatti, le sue opinioni sembrano più tasso alcolico che coraggio intellettuale, e della sua vena poetica tutti gli altri personaggi hanno l’aria di non pensare granché. E non è nemmeno un villain – non foss’altro che per mancanza della più pallida ombra di grandezza.

È chiaro come il giorno che a Ms Cook Marlowe non piace nemmeno un po’ – nemmeno abbastanza da renderlo davvero malvagio, o notevole in qualche modo. Qualcun altro accenna sporadicamente alla sua intelligenza, ma dobbiamo crederci sulla parola, perché non lo si vede comportarsi mai altro che stupidamente. Se leggessi questo libro senza sapere nient’altro di Christopher Marlowe, sarei disposta ad applaudire l’assassino promesso dal sottotitolo. A parte questo, tuttavia, con chi si suppone che m’identifichi in questo romanzo? Tutti (con l’eccezione di Robin Greene, che però si redime parzialmente prima di morire, e Lord Cecil, che ha l’attenuante della ragion di stato) vengono descritti come brave persone, ma gente di contorno. C’è un giovane attore fittizio che sembrerebbe dovere o poter essere il protagonista osservatore ma, quand’anche non fosse così sbiadito e bidimensionale com’è, i tre quarti della storia si svolgono fuori dal suo punto di vista…

Insomma, Judith Cook ha scritto un romanzo, ma si è dimenticata di equipaggiarlo di vari elementi fondamentali – come un personaggio con cui il lettore possa identificarsi e qualche redeeming quality per il protagonista nominale. Chiaramente, lei per prima non può soffrire il suo odioso Marlowe, e non sono davvero in grado di biasimarla – ma allora non posso fare a meno di domandarmi: perché disturbarsi a scrivere un libro su un personaggio del quale si ha una pessima opinione?

Ironicamente, il primo protagonista di Marlowe, Tamerlano il Grande, è un mostro di ambizione, crudeltà e arroganza, ma è ritratto con caratteri di grandezza che, se non lo giustificano, ce lo fanno tuttavia ammirare per pura sovrabbondanza vitale. Direi che il Marlowe di Cook è una specie di negazione di questo meccanismo, se non sospettassi qualcosa di diverso.

Ho tanto idea che, col quadricentenario in vista, qualche editore abbia considerato il curriculum di Ms Cook e le abbia proposto: perché, Judy, non provi a scrivermi un romanzo? Con la tua conoscenza del periodo e dei fatti, che ci vuole?

E in realtà ci sarebbe voluta un’ombra di… non dico di simpatia nei confronti del personaggio – ma magari sarebbe bastata un’ombra di antipatia profonda in meno?

Shakeloviana: Il Lato Tagliente Della Morteultima modifica: 2014-11-10T08:06:17+00:00da laclarina
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2 Commenti

  • Ma tu pensa quanto debba esserle risultato ancora più odioso alla fine del libro.
    Perchè non so se ti succede mentre lavori ad una storia (specialmente durante la fase di editing) che di alcuni personaggi che pure amavi all’inizio ad un certo punto non ne puoi più sentir parlare per le troppe attenzioni che richiedono.
    Una sorta di saturazione.
    Immagina di iniziare con un personaggio che ti è antipatico fin da subito.
    Credo che alla pubblicazione del libro al solo sentire la parola Marlowe le venisse una reazione allergica e si coprisse di bolle.

  • Sì, sì, sì.
    Capita a volte di leggere romanzi il cui autore si è fatto in quattro per rendere sgradevole il proprio personaggio… Qualche volta funziona, qualche volta no.
    Be’, in questo caso è peggio. Si ha la netta impressione che, se Ms Cook avesse incontrato Kit per strada, avrebbe attraversato per non doverlo salutare.
    Data la sua versione di Kit, non la so biasimare del tutto.
    Più che un tentativo di creare nel lettore un’avversione nei confronti del personaggio, si sente proprio l’avversione dell’autrice.
    Confesso di avere faticosamente tirato l’ultima pagina nella (vana) speranza di un’ombra di redenzione di qualunque tipo – ma non è stata una lettura straordinariamente piacevole.

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