Ago 26, 2016 - gente che scrive    No Comments

Ritratti Per Iscritto – E Altri Disastri

Credo che uno dei modi più efficaci e sicuri di mandare al naufragio vecchie amicizie e inacidire rapporti famigliari sia ritrarre qualcuno per iscritto.

charlotte brontë, jane eyre, shirley, elizabeth gaskell, juliet barker, george richmondPerché in teoria l’idea di ritrovarsi in un romanzo può sembrare lusinghiera, ma in pratica nessun personaggio è sospeso nel vuoto e lo scrittore medio ha questa sciagurata tendenza a modellare i suoi ritratti sulle necessità narrative. Prendere con equanimità le proprie caratteristiche e intenzioni ritagliate per accomodare il gioco di contrappesi e funzioni all’interno di un romanzo è un esercizio che richiede sense of humour e sicurezza di sé in dosi industriali. Dosi non diffusissime, a quanto pare, nell’Inghilterra di Charlotte Brontë…

Ma d’altra parte, possiamo anche dire che Charlotte (di cui, tra parentesi, quest’anno ricorre il bicentenario della nascita) possedeva un talento raro per questo genere d’incidenti – un talento coltivato per tutta la sua carriera di scrittrice con una pervicacia che dà davvero da pensare.

All’inizio probabilmente era una combinazione di candore e fiducia malriposta negli pseudonimi. Sapete che Jane Eyre vide la luce sotto lo pseudonimo semi-maschile di Currer Bell, e per qualche tempo i critici scandalizzati attribuirono il tutto a qualche ineducato giovanotto del nord, magari un operaio con notions above his station.

Poi un giorno la servetta di casa Brontë se ne arrivò paonazza e scombussolata, con la notizia che il villaggio era in tumulto, scosso dalla notizia che Miss Charlotte su alla canonica aveva scritto Jane Eyre!

Charlotte cadde nel panico – e non aveva tutti i torti. All’improvviso parecchia gente di Haworth, Keighley e dintorni si scoprì con scarso divertimento tra le pagine del libro, per non parlare della scuola di Cowan Bridge, ritratta in modo assai men che lusinghiero sotto il nome di Lowood School. Fu un mezzo scandalo, seppur di portata locale. Saluti tolti, chiacchiere, lettere furibonde… tutte cose che Charlotte non era fatta per ignorare allegramente.

Verrebbe da pensare che dovesse imparare la lezione – e invece no. charlotte brontë, jane eyre, shirley, elizabeth gaskell, william thackeray, juliet barker, george richmond

In realtà, la dedica della seconda edizione di JE fu senz’altro un incidente, ma bastò a surgelare sul nascere la sua nuova amicizia con William Thackeray. Thackeray, scrittore che Charlotte ammirava enormemente, aveva fatto del suo meglio per introdurre in società la timidissima nuova stella letteraria. Il successo era stato men che moderato, ma Charlotte era grata – e per dimostrarlo gli dedicò la seconda edizione di JE.

Peccato che anche Thackeray avesse una moglie pazza e rinchiusa – come Bertha Mason, se si esclude il fatto che tutta Londra lo sapeva. E tutta Londra pensò che Charlotte si fosse ispirata a Mrs. Thackeray per Bertha. E poi tutta Londra, con una certa dose di malignità, fece qualche genere di duepiùdue: ma allora, se Thackeray era Mr. Rochester, e Charlotte era Jane…

Ops.

Imbarazzo sesquipedale per tutti quanti, nonché raffreddamento artico dei rapporti con il dedicatario e la sua famiglia. E se è vero che Charlotte poteva non saperne nulla, viene da domandarsi a che cosa pensasse il suo editore George Smith, quando le permise di aggiungere la dedica senza spiegarle perché non era una buona idea…

Ma forse Charlotte era più tetragona di quanto pensiamo, perché due anni dopo, con Shirley, rieccola lì a recidivare. Probabilmente, se non fosse morta durante la stesura, Emily non avrebbe avuto nulla da ridire sull’adorante ritratto idealizzato che Charlotte le aveva dedicato nella protagonista – anche se, trattandosi di Emily, non si sa mai… Chi ci rimase male fu l’amica d’infanzia Mary Taylor, al cui padre era ispirato l’industriale Hiram Yorke. Né si divertirono particolarmente i curati dei dintorni, satirizzati con velenosa sottigliezza sotto il trasparentissimo velo di un cambio di nomi.

charlotte brontë, jane eyre, shirley, elizabeth gaskell, william thackeray, juliet barker, george richmondNon è dato sapere che cosa pensasse di tutto ciò il più scritto e riscritto tra i modelli di Charlotte, l’adorato e immancabile professore belga Constantin Héger. Se Mr. Rochester è un incrocio tra l’eroe gondaliano Zamorna e qualche tratto hegeriano, Louis Moore, William Crimsworth e Paul Emmanuel sono tutti ritratti – da poco a pochissimo adulterati, mano a mano che Charlotte matura oltre la necessità di avere un protagonista maschile bello.

In Villette, poi, la faccenda torna ad assumere proporzioni altamente imbarazzanti. C’è un professore belga piccoletto, fiammeggiante e carismatico – Héger to a tee. Poi c’è la direttrice della scuola, una donna fascinosa e intrigante, decisa a tenere per sé il professore, che pure è innamorato dell’Inglesina autobiografica – e questa è la moglie di Héger, trasformata in strega cattiva. E poi c’è il giovane e bel medico inglese di cui l’Inglesina crede di infatuarsi per un po’ – e qui torna in scena George Smith, il giovane e bell’editore di Charlotte, più che un po’ preso della sua autrice. Forse vi ho già raccontato di come Smith seguisse con trepidazione la stesura di Villette, raccomandando caldamente di far convolare la protagonista e il dottore. E Charlotte? Charlotte tenne il povero Smith sulla corda per mesi, con una serie di lettere che erano capolavori di finta-falsa-timidezza, e con un’abbondanza di tormenti psicologici e ripensamenti della protagonista Lucy Snowe. Poi alla fine mandò il dottore all’altare con un’altra fanciulla di carta, non prima di avere dato a Lucy ottime ragioni per rimanere fedele al (forse defunto) professor Emmanuel.charlotte brontë, jane eyre, shirley, elizabeth gaskell, william thackeray, juliet barker, george richmond

E francamente non si stenta a capire perché Smith ci rimanesse men che bene. Chissà se fosse una vendetta per l’incidente Thackeray… Di sicuro, se non era una vendetta deliberata, era una nemesi poetica piuttosto feroce: Smith aveva lasciato che Charlotte s’imbarazzasse pubblicamente per iscritto con Thackeray, ed eccolo rifiutato nella più pubblica delle maniere e presentato a legioni di lettori come un giovanotto fascinoso ma, alla fin fine, egocentrico e fatuo…

E in realtà, agli occhi di noi posteri lettori di biografie, non ne esce troppo bene nemmeno Charlotte, con la sua ossessione più che decennale, a meta strada tra la mania e lo stalking. E davvero, sarebbe interessante sapere che cosa ne pensassero gli Héger, marito e moglie.

charlotte brontë, jane eyre, shirley, elizabeth gaskell, william thackeray, juliet barker, george richmondComunque, alla fin fine, Charlotte si liberò dei suoi fantasmi belgi – almeno quanto bastava per sposarsi. È bizzarro pensare che lo sposo, Arthur Bell Nichols, curato del reverendo Brontë, era stato forse l’unico personaggio ritratto in Shirley a non prendersela affatto. Anzi, si riportano storie di stentoree risate provenienti dalla sua stanza durante la lettura dei capitoli sui curati… E magari è una di quelle leggende brontiane fiorite grazie alla biografia fantasiosa di Mrs. Gaskell, ma mi piace pensare che sia vero, e che Nichols avesse quella sicurezza e quel sense of humour di cui dicevamo prima.

Forse era quello che ci voleva per sposare una creatura complicata come Charlotte Brontë.

E voi, o Lettori? Scrivete “dal vivo”? E vi piace(rebbe) essere ritratti per iscritto?

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Ritratti Per Iscritto – E Altri Disastriultima modifica: 2016-08-26T08:10:00+00:00da laclarina
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