Ott 11, 2017 - libri, libri e libri    No Comments

In Un Libro

InsideaBookCi sono quei – più o meno rari, più o meno felici – momenti in cui ci si ritrova in una situazione descritta in un libro.

La faccenda può funzionare in due direzioni diverse. La più comune è quella in cui si legge qualcosa, una scena, una descrizione, un tratto di caratterizzazione, e si pensa “oh, anch’io!”: in pratica, si ritrova la propria esperienza narrata per iscritto. In realtà succede in continuazione, al punto che non ci si fa più nemmeno troppo caso, perché lo scrittore tende a descrivere la natura umana e l’umano comportamento in qualche grado di realismo proprio per consentire al lettore di identificarsi con i personaggi. Per lo più, il lettore se ne accorge in due tipi di situazione: quando questa specie di territorio comune manca – per scelta deliberata o per incapacità – e allora la caratterizzazione dei personaggi diventa illeggibile; oppure quando si ritrova descritto qualche tratto o esperienza che si credeva essenzialmente proprio, e invece è lì, scritto e stampato. Il secondo caso non è necessariamente una bella sorpresa: può dare un senso di appartenenza e riconoscimento – oppure… mi viene in mente la scena de La Santa Rossa, di Steinbeck, in cui Henry Morgan scopre che anche i suoi uomini desiderano Panama con la stessa intensità con cui lui la vuole. Morgan non è eccessivamente grato al suo secondo per la rivelazione e, come a lui, a tutti può capitare di storcere la bocca nello scoprirsi un po’ meno unici di quanto si credesse.

La seconda direzione è quella opposta, molto più nonsense, molto più straniante. Ci si trova in una situazione e, all’improvviso, ci si rende conto di averla già incontrata – in un romanzo. È straniante perché si legge sempre con l’incredulità sospesa, e quindi si distingue sempre ciò che sta tra le pagine di un romanzo e ciò che ci si aspetta d’incontrare nella realtà. Quando capita che le due dimensioni s’intersechino, un minimo di soprassalto è inevitabile.

Per dire, ricordo una lunga camminata per Lavapiés in un tardo pomeriggio caldissimo, in cui il sole madrileno esaltava tutti gli odori, i rumori e le prossimità. La sensazione di essere in un romanzo di Perez-Reverte era straordinariamente forte. Bastava socchiudere gli occhi per ritrovarsi nel Seicento di Alatriste* , uno qualsiasi dei romanzi.

E già che ci siamo, potrei anche confessare che secoli fa, in Collegio, mi sono ritrovata nella corrente di una porta aperta. Indossavo una gonna lunga molto leggera, e l’aria la agitava facendo ondeggiare l’ombra nel quadrato di sole sul pavimento. Ero lì che contemplavo la mia ombra (e mi giravo cercando l’effetto migliore) quando mi sono sentita osservata e, girandomi, ho trovato la rettrice che mi guardava con le sopracciglia sollevate. Avete presente la scena de La Rivolta nel Deserto in cui Lawrence sta ammirando la propria ombra negli abiti arabi che Ali gli ha appena regalato, e viene sorpreso da Auda? Ecco…

Meno imbarazzante è stata la volta in cui, davanti al teatro Pergolesi di Jesi, mi sono ritrovata per la prima volta in mezzo a una compagnia di melomani, gente che si ritrova soltanto all’opera, chiama i cantanti per nome e ricorda la Traviata del ’71 a Parigi, il Lohengrin di Vienna e la Bohème di Torino, quando quel soprano bulgaro sbagliò il mi bemolle. Quando avevo letto Buio In Sala, di Camilla Salvago Raggi, avevo preso la descrizione dell’ambiente con il proverbiale grano di sale – grano di sale esploso con notevole botto a Jesi.

InsideaBook2Ora, tutto ciò non ha necessariamente molto a che fare con l’esperienza pratica: non molti di noi hanno accoltellato un re o persuaso il coniuge a farlo, ma tutti abbiamo familiarità con i terrori notturni, il rimorso, la disperata volontà di convincersi che tutto va bene e il terribile desiderio di poter tornare a un istante prima che le cose cambiassero irreparabilmente. Ergo, se stessimo parlando di tecniche narrative, anche nella più lontana e improbabile delle situazioni, reazioni e comportamenti dei personaggi dovrebbero essere tali da far vibrare in risposta qualche corda dell’animo del lettore – al momento o, semmai, più tardi.

E voi, o Lettori? Mai ritrovati dentro un libro?

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* E tutto sommato bastava riaprirli per decidere che un sacco di cose non sono poi cambiate troppo negli ultimi quattro secoli…

In Un Libroultima modifica: 2017-10-11T08:05:00+00:00da laclarina
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