Apr 23, 2012 - elizabethana, grillopensante    4 Comments

Un’Iniziazione Shakespeariana

Sera estiva, calda e appiccicosa. Le luci si spengono, con i loro aloni affollati di zanzare e il chiacchiericcio si disfa in uno strascico di bisbigli. Tra gli alberi sul fianco della collina tutt’attorno al teatro si sentono frinire i grilli – questione di un attimo. Uno di quei lunghi attimi calcolati per rompersi quando il pubblico si è dimentcato di respirare – il genere di cose di cui, a undici anni, ancora non so nulla.

La lama di luce livida e il colpo della botola che si apre succedono nello stesso istante – poi le streghe si arrampicano in scena in un turbinio di stoffa nerissima e risate, e si accucciano attorno al calderone…

“Cominciamo bene,” mormora A., seduta alla mia destra. E ha più ragione di quanto possa immaginare.

L’ho detto: ho undici anni, ed è il mio primo Macbeth. Il mio primo Shakespeare. La mia prima volta al Teatro Romano di Verona. La mia prima regia men che tradizionale. So chi è Shakespeare, ma non ho mai visto nulla di suo, e la mia esperienza di cose che si vedono su un palcoscenico è limitata a qualche spettacolo per bambini e all’opera, dove tutto si prende molto alla lettera. Non sono preparata a vedere una storia di re scozzesi trasformata – distillata in una faccenda di scene vuote, ombre, luci taglienti e gente vestita di nero.

Non sono affatto certa che mi piaccia poi granché. Anzi, a dirla tutta, sono un nonnulla delusa. È tutto così truce e buio, senza un’ombra di tartan, senza una spada, senza niente di quel che mi aspettavo… E poi, un po’ per volta, senza niente a distrarmi, mi lascio catturare dalle parole. Non soltanto dalla storia, ma dal modo in cui le parole rendono la storia diversa dal suo riassunto sul programma di sala. Streghe, profezia, regicidio, follia, sconfitta – sì, d’accordo. Ma la paura, lo stridere degli uccelli notturni, i fantasmi, le macchie di sangue, il frusciare minaccioso delle fronde del bosco di Birnam… è tutto nelle pieghe delle parole.

E badate, non è che esca dal teatro convintissima di quel che ho visto. Ho ancora solo undici anni, e una debolezza per le scene dipinte e i costumi period, e tutto sommato spero che il teatro non debba essere sempre così. Eppure, quando mio padre mi chiede se mi è piaciuto e rispondo di sì, non è una completa bugia. Forse non mi è piaciuto nel senso abituale del termine, ma è stata un’iniziazione. Una finestra aperta su qualcosa che non capisco fino in fondo, ma che ha l’aria di essere significativo. Qualcosa che ha a che fare non solo con le storie, ma con il modo in cui le storie si raccontano. Qualcosa che sono intenzionata capire – e imparare, se posso.

Adesso, a più di venticinque anni di distanza, so che quella sera a Verona Shakespeare mi ha insegnato la forza delle parole. Una produzione altrettanto spartana di un lavoro meno significativo mi avrebbe soltanto annoiata, ma siccome le parole di Shakespeare erano così potenti, la bambina che ero aveva colto l’essenza della tragedia – e anche qualcosa d’altro. Una vaga impressione che, indipendentemente dall’interpretazione moderna del regista e degli attori, attraverso le sue parole, persino in traduzione, Shakespeare parlasse ancora a cinque secoli di distanza.

Era tutto molto vago allora, lo ammetto, ma era destinato a consolidarsi, far talea e svilupparsi in vari articoli della mia fede nelle parole, in fatto di storia, letteratura e scrittura. Non male, per una serata a teatro, direi.

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Con questo post (bilingue) SEdS partecipa al progetto Happy Birthday Shakespeare, dello Shakespeare Birthplace Trust. Per una settimana a partire da oggi, bloggers di tutto il mondo posteranno ogni genere di rimuginamenti shakespeariani.

Un’Iniziazione Shakespearianaultima modifica: 2012-04-23T08:10:00+02:00da laclarina
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4 Commenti

  • Interessante iniziativa – della quale ovviamente non sapevo nulla – ed alla quale darò volentieri un’occhiata.

    E bellissimo post.
    Grazie per aver condiviso questi ricordi.

  • *Bows low from the waist* Prendi con beneficio d’inventario – qualcuno mi ha detto che la gente che scrive tende a inventarle, queste cose… 😀

    Happy Birthday Shakespeare l’ho scoperto ieri e non ho saputo trattenermi. Facendo slittare a mercoledì il post già programmato per la giornata mondiale del libro. Eh.

  • Confondere la realtà con la verità può essere male.
    Ci sono un sacco di cose assolutamente inventate e non per questo meno vere.
    Io credo mi cimenterò in nottata e posterò domattina.

  • Ciao Clarina! Grazie per aver condiviso la tua iniziazione shakespeariana e per averci informato dell’iniziativa Happy Birthday Shakespeare! Ho voluto partecipare anch’io, e mi sono permessa di linkarti (un’altra volta…)! Forse sono un tantino in ritardo per la festa di compleanno del Bardo, ma non potevo resistere!
    Un saluto,
    Della

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