Mag 7, 2018 - elizabethana, teatro    No Comments

Mettendo in Scena Marlowe (Atto II)

Kit Marlowe come personaggio teatrale, dicevamo… E infatti, rieccoci qui, con un’altra manciatina di plays – con i cui autori, in un modo o nell’altro, ho avuto occasione di corrispondere.

CassidyMarloweCominciamo con The Reckoning of Kit and Little Boots, di Nat Cassidy – con un titolo talmente poco maneggevole che persino l’autore ne parla sempre come TRoKaLB, e traducibile come La Resa dei Conti di Kit e Stivalino. Stivalino è Caligola, il cui spirito compare a Kit subito dopo la coltellata fatale, per guidarlo (o forse no) mentre ripercorre la sua vita così bruscamente interrotta.

Perché Caligola? Perché il Kit di Cassidy, prima di morire, meditava di scrivere su di lui. E onestamente, Caligola sarebbe stato proprio il tipo di personaggio che poteva interessare a Marlowe, così che l’idea di partenza è tanto brillante quanto plausibile, e lo diventa sempre più, mano a mano che Caligola in persona mette in luce tutti i punti di contatto (veri o immaginari o inclinati a 45° e tinti di violetto) tra la sua storia e quella del suo mancato autore. E ci sono questioni di identità, di arte, di umanità, di potere – il tutto servito con abbondanza di humour nero e dialoghi efficaci in un Inglese estremamente contemporaneo con l’occasionale sfumatura period.

LillieMarloweIl Marlowe di Edward Lillie è una faccenda più tranquilla. Meno originale, certo, con un linguaggio storicamente più neutro e un’enfasi molto diversa: non soltanto la vita e il punto di vista di Kit, ma le reazioni altrui. Questo Kit è brillante, spaventato e irriducibilmente deciso ad arrivare fino in fondo a… qualsiasi cosa stia capitando. Ci sono cospirazioni e trame in corso, e un uomo prudente accetterebbe il consiglio degli amici solleciti e preoccupati. Ma Kit non sa che cosa voglia dire prudenza, e gli par di non essere Kit Marlowe se non riesce ad essere il peggior mal di testa possibile per gente che ha ogni mezzo, modo e interesse per eliminarlo – e, di conseguenza, una continua fonte d’ansia per i suoi amici. Sarebbe insopportabile, se non fosse per una certa disperata onestà di fondo, una fedeltà a se stesso che lo rende attraente.  HamitMarlowe

Cavallo di tutt’altro, tutt’altrissimo colore è il Christopher Marlowe di Francis Hamit, bizzarro dramma in un Inglese pseudo-elisabettiano legnosetto anzichenò, con un protagonista eponimo francamente odioso. E badate, che il fatto che chi semina vento raccolga tempesta tende ad essere un caposaldo della maggior parte della narrativa e del teatro incentrati su Kit: genio e sregolatezza, coraggio intellettuale e imprudenza suicida compaiono più spesso che no, e anche in TRoKaLB e in Marlowe, for that matter. Ma là dove chiaramente Cassidy e Lillie simpatizzano con Kit, Hamit lo detesta di cuore. Che il suo Marlowe sia un poeta è una specie di sentito dire – decisamente un aspetto marginale rispetto alla spia senza morale né sentimenti né profondità di sorta. D’altra parte, Hamit era interessato esclusivamente all’aspetto del lavoro d’intelligence, e considerava Kit uno psicopatico sadico e morboso… Parole sue.

Insomma, la costante mi sembra una: quale che sia il taglio, quale che sia il colore linguistico, quale che sia la posizione dell’autore rispetto al protagonista, Kit è sempre ritratto a grandezza più che naturale. Una creatura di eccessi – nel bene e nel male – con cui è sempre complicato avere a che fare, e che si rovina da sé. Genio, poesia e umanità sembrano essere, all’occasione, opzionali.

 

Mettendo in Scena Marlowe (Atto II)ultima modifica: 2018-05-07T11:29:04+02:00da laclarina
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